{"id":2757,"date":"2021-10-01T12:00:00","date_gmt":"2021-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2757"},"modified":"2026-04-19T04:28:18","modified_gmt":"2026-04-19T02:28:18","slug":"il-covid-19-in-cattedra-prospettive-filosofiche-e-sociopolitiche","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2021\/ottobre\/il-covid-19-in-cattedra-prospettive-filosofiche-e-sociopolitiche\/","title":{"rendered":"Il covid-19 in cattedra. Prospettive filosofiche e sociopolitiche"},"content":{"rendered":"<p>Lo scatenarsi del Covid-19 su scala globale ha fatto impietosamente riemergere la vulnerabilit\u00e0 dell\u2019essere umano, proprio nei confronti di quella realt\u00e0 naturale che si riteneva per tanti versi domata dalla tecnica. Il coronavirus SARS-CoV-2 non ha infatti scatenato una semplice pandemia, ma \u2013 come ha puntualizzato Richard C. Horton, <em>editor-in-chief<\/em>\u00a0del\u00a0<em>Lancet<\/em>\u00a0\u2013 una vera e propria\u00a0<em>sindemia<\/em>, ossia un intreccio di patologie con gravi conseguenze economiche e sociali<sup>1<\/sup>. \u00c8 questo tratto sistemico che suscita l\u2019interrogazione filosofica e sociopolitica, cos\u00ec come lascia intendere che occorra far tesoro \u2013 per utilizzare una metafora valorizzata da Edgar Morin \u2013 della spietata lezione impartita dalla cattedra globale su cui \u00e8 salito questo virus particolarmente aggressivo<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1. Chomsky: il Covid-19 e la crisi del neoliberalismo<\/strong><\/p>\n<p>Noam Chomsky riconosce negli effetti provocati dall\u2019emergenza virologica un sintomo della pi\u00f9 ampia\u00a0<em>crisi di civilt\u00e0<\/em>, relativa all\u2019assetto politico-sociale neoliberale attestatosi in Occidente da almeno quarant\u2019anni. Questa crisi si palesa innanzitutto nell\u2019incapacit\u00e0 mostrata dal \u201ccapitalismo incontrollato\u201d di rispondere alle esigenze della popolazione e reclama tanto la fine di un processo quanto il darsi di un nuovo inizio sociopolitico. In forza dell\u2019ideologia neoliberale, la sfera pubblica \u00e8 stata infatti quasi ridotta all\u2019irrilevanza, mentre l\u2019azione dello Stato \u2013 come ha mostrato l\u2019altra crisi di sistema, ossia la Grande recessione del 2007-2008 \u2013 viene invocata solo per emettere moneta a vantaggio delle grandi banche, per tutelare gli interessi dei grandi gruppi petroliferi o farmaceutici e per finanziare l\u2019industria bellica. Per il noto linguista americano, fin dalla prima minaccia epidemiologica globale del XXI secolo (SARS 2003), puntualmente denunciata dall\u2019OMS, il governo USA e le multinazionali farmaceutiche erano avvertite dell\u2019alta probabilit\u00e0 di un imminente evento pandemico. I profitti previsti e le convenienze politiche non erano, tuttavia, tali da giustificare un impegno significativo nella prevenzione. Il conflitto che si \u00e8 cos\u00ec verificato tra l\u2019esigenza della prevenzione e l\u2019obiettivo della massimizzazione del profitto, con la vittoria di quest\u2019ultimo criterio, mostra almeno due elementi patogeni d\u2019ascendenza neoliberale di cui soffre l\u2019attuale ordinamento sociopolitico ed economico. Mi riferisco, in particolare, alla condivisione generalizzata della tesi di Milton Friedman per cui l\u2019unica responsabilit\u00e0 sociale dell\u2019impresa sarebbe quella di aumentare i profitti dei propri azionisti<sup>3<\/sup>\u00a0e delle dottrine aziendalistiche orientate all\u2019ottimizzazione dell\u2019efficienza, che hanno diffuso pratiche come quelle del \u201cservizio\u00a0<em>just-in-time<\/em>\u201d volte a ridurre al minimo l\u2019accumulo di scorte. Per il linguista statunitense, in definitiva, l\u2019errore fondamentale \u00e8 consistito nell\u2019aver accettato \u2013 almeno dai tempi di Regan \u2013 il trasferimento del processo decisionale \u00abal mondo degli affari dedito al profitto privato e svincolato dell\u2019influenza di coloro che potrebbero essere interessati al bene comune\u00bb<sup>4<\/sup>. Se il Covid-19 ha tolto legittimit\u00e0 all\u2019incantesimo neoliberale, il nuovo inizio che Chomsky auspica chiede che s\u2019immagini un\u2019alternativa percorribile. Questa dovr\u00e0 comportare il ridimensionamento dell\u2019influenza sui governi delle grandi\u00a0<em>corporations<\/em>\u00a0a favore del benessere effettivo della popolazione e il passaggio dalla competizione hobbesiana tra gli stati ad un\u2019autentica cooperazione.\u00a0Pienamente condivisibile, questa visione dovrebbe essere a mio avviso integrata dall\u2019<em>umanesimo rigenerato<\/em>\u00a0proposto da Morin in opposizione alla deriva neoliberale, che procede dalla \u00abcoscienza della comunit\u00e0 di destino degli umani\u00bb<sup>5<\/sup>, capace di concretizzare l\u2019universalismo astratto e formale del capitalismo globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. Agamben: un laboratorio per nuove forme dispotiche?<\/strong><\/p>\n<p>Applicando alla crisi virologica alcuni concetti elaborati nel corso della propria ricerca filosofica, Giorgio Agamben avanza una tesi tanto radicale, quanto controversa: indipendentemente dalla realt\u00e0 della pandemia, coloro che governano il mondo la stanno usando come pretesto per allestire un \u00ablaboratorio in cui si preparano i nuovi assetti politici e sociali che attendono l\u2019umanit\u00e0\u00bb<sup>6<\/sup>. Richiamandosi alla definizione del sovrano elaborata dal giurista Carl Schmitt ed implicitamente all\u2019ordine politico insediatosi in Germania nel 1933, Agamben sostiene l\u2019attuale sperimentazione miri ad abbandonare l\u2019assetto delle democrazie borghesi, attraverso la normalizzazione dello \u00abstato di eccezione, cio\u00e8 la pura e semplice sospensione delle garanzie costituzionali\u00bb. Questa strategia consiste nell\u2019aggirare il potere legislativo a forza di decreti governativi, con l\u2019obiettivo di far implodere surrettiziamente la divisione dei poteri a favore del dispositivo governativo della\u00a0<em>biosicurezza<\/em>\u00a0che Agamben ritiene di riconoscere \u2013 quantomeno ad uno stadio sperimentale \u2013 proprio nell\u2019Italia colpita dal Covid-19. Sfruttando lo stato di paura diffusa, quello che ad esempio era il pi\u00f9 che giusto \u00abdiritto del cittadino alla salute\u00bb viene trasformato in una sorta di \u00abobbligazione giuridico-religiosa che deve essere adempiuta a qualsiasi prezzo\u00bb<sup>7<\/sup>,\u00a0<em>in primis<\/em>\u00a0quello della limitazione delle libert\u00e0 fondamentali. Una societ\u00e0 che vive costantemente in stato d\u2019eccezione non pu\u00f2 letteralmente essere una societ\u00e0 libera, come si pu\u00f2 intuire anche dall\u2019osservazione della radicale mutazione dei rapporti sociali che si sta realizzando. Quando il prossimo \u00e8 percepito come un untore<em>\u00a0in potentia<\/em>, i rapporti interpersonali tendono a degenerare, mentre le connessioni virtuali sostituiscono progressivamente i contatti interpersonali e le occasioni di aggregazione, al punto da far pensare che chi non sar\u00e0 reperibile in rete verr\u00e0 di fatto escluso dalla vita sociale. Non si tratterebbe qui di dissolvere il tessuto sociale reale per consolidare l\u2019attuale iperindividualismo, ma \u2013 sulla scorta di\u00a0<em>Massa e potere<\/em>\u00a0di Elias Canetti \u2013 Agamben ritiene che si voglia piuttosto ottenere \u00abuna massa rarefatta e fondata su un divieto, ma proprio per questo, particolarmente compatta e passiva\u00bb<sup>8<\/sup>. Se si considera poi che l\u2019autentico sfondo dell\u2019ondata di panico suscitata dalla diffusione del Covid-19 \u00e8 costituito dalla miseria valoriale, per cui \u00abla nostra societ\u00e0 non crede pi\u00f9 in nulla se non nella nuda vita\u00bb alla cui conservazione si possono sacrificare \u00able condizioni normali di vita, i rapporti sociali, il lavoro, perfino le amicizie, gli affetti e le convinzioni religiose e politiche\u00bb<sup>9<\/sup>, si delinea sempre pi\u00f9 chiaramente un quadro hobbesiano in cui la tirannia del Leviatano s\u2019attesta al prezzo della conservazione della sola esistenza biologica. Una trasformazione sociale non si pu\u00f2 tuttavia attuare senza l\u2019apporto della religione. Nel contesto contemporaneo, secondo il filosofo, la Chiesa non \u00e8 pi\u00f9 in grado di soddisfare il persistente bisogno di religione, il quale viene intercettato dalla scienza e, in particolare, dalla medicina. La \u00ab<em>religione medica<\/em>\u00bb, che si afferma nel silenzio delle \u00abdue religioni che sembravano reggere l\u2019Occidente, il cristianesimo e il capitalismo, la religione di Cristo e la religione del denaro\u00bb<sup>10<\/sup>, presenta almeno cinque caratteristiche che la rendono particolarmente funzionale all\u2019avvento di un nuovo dispotismo. Questa religione (a) non ha innanzitutto bisogno di una dogmatica speciale, in quanto i suoi \u201cteologi\u201d \u2013 ossia i \u201cvirologi\u201d \u2013 operano prendendo a prestito i concetti fondamentali dalla biologia, sullo sfondo di un impianto gnostico-manicheo: un dio\/principio maligno (malattia) e un dio\/principio buono (guarigione). Essa poi (b) si avvale dell\u2019insieme delle pratiche adottate per il contenimento del contagio per un\u2019ininterrotta celebrazione cultuale, volta ad abbracciare la vita intera. Questa pratica cultuale (c) dev\u2019essere normativamente obbligatoria e il potere profano \u00e8 pertanto chiamato a vigilare affinch\u00e9 la liturgia della religione medica venga puntualmente osservata. Esprimendo a suo modo la semantica della \u201cfine\u201d e l\u2019atmosfera \u201capocalittica\u201d, tale religione (d) riprende l\u2019istanza escatologica lasciata cadere dal cristianesimo, alludendo ad \u00abun\u00a0<em>eschaton<\/em>\u00a0in cui la decisione estrema \u00e8 sempre in corso e la fine viene insieme precipitata e dilazionata\u00bb<sup>11<\/sup>. Ciononostante, (e) la religione medica \u2013 a differenza del cristianesimo e in parte del capitalismo \u2013 non offre prospettive di salvezza e di redenzione definitiva, in quanto il\u00a0<em>virus<\/em>\u00a0non pu\u00f2 essere eliminato e muta assumendo sempre nuove forme. Per Agamben \u00e8 quantomeno doveroso resistere infine al pervasivo \u00abdispotismo tecnologico-sanitario\u00bb<sup>12<\/sup>, che si sta instaurando \u2013 esauritasi la forza trainante del terrorismo \u2013 attraverso l\u2019\u00abinvenzione di un\u2019epidemia\u00bb<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. \u017di\u017eek: nella catastrofe\u2026 verso una nuova solidariet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>La prospettiva elaborata da Slavoj \u017di\u017eek si dipana com\u2019\u00e8 noto tra filosofia, psicanalisi d\u2019orientamento lacaniano e critica politica di ascendenza marxista; nell\u2019affrontarne le osservazioni sociopolitiche sulla sindemia occorre pertanto tener presente questa complessa strategia analitica. Secondo il pensatore sloveno \u00able epidemie virali ci rammentano la contingenza ultima e l\u2019insensatezza della vita\u00bb<sup>14<\/sup>, in quanto gli effetti devastanti provocati da un parassita apparentemente irrilevante fanno emergere quanto poco conti l\u2019uomo nell\u2019ordine reale delle cose. Questa consapevolezza produce un vero e proprio<em>\u00a0trauma<\/em>\u00a0al quale \u017di\u017eek ritiene di poter applicare le cinque fasi \u2013 negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione \u2013 impiegate per descrivere il decorso psicologico dei malati terminali da Elisabeth K\u00fcbler-Ross<sup>15<\/sup>. La pandemia comporta poi alcuni\u00a0<em>paradossi<\/em>\u00a0che mettono in luce i punti deboli dell\u2019attuale tecnocrazia globalizzata: da un lato, infatti, \u00abpi\u00f9 il nostro mondo \u00e8 connesso, pi\u00f9 un disastro locale pu\u00f2 scatenare una catastrofe globale\u00bb e, dall\u2019altro, \u00absiamo pi\u00f9 indipendenti dalla natura e al tempo stesso pi\u00f9 vulnerabili di fronte ai suoi capricci\u00bb<sup>16<\/sup>.\u00a0Per rispondere agli effetti spaesanti e spesso letali del Covid-19, occorre una radicale svolta sociopolitica. In polemica col neoliberalismo ancora egemone, \u017di\u017eek ritiene che \u00abin un\u2019epoca di pandemia \u00e8 necessario uno Stato forte\u00bb<sup>17<\/sup>, tale da poter ottenere la fiducia dei cittadini, nel momento in cui i meccanismi del mercato si mostrano ampiamente insufficienti per frenare il caos e la fame. Quanto ai populismi, risulta ovvio che non vi dovrebbe essere pi\u00f9 posto per la strategia dell\u2019<em>America first<\/em>\u00a0nel contrastare un virus che contagia l\u2019intera umanit\u00e0. Rispetto poi alla \u201cpostura\u201d da tenere nell\u2019applicazione delle misure di contenimento del contagio, \u017di\u017eek invita a riscoprire l\u2019<em>humanum<\/em>\u00a0al di l\u00e0 della mascherina (\u00abguardare profondamente l\u2019altro negli occhi pu\u00f2 rivelare pi\u00f9 di un contatto intimo\u00bb18) proprio nel rispetto del distanziamento sociale (\u00abrispettare una certa distanza fisica potr\u00e0 persino rafforzare l\u2019intensit\u00e0 del legame con gli altri\u00bb<sup>19<\/sup>). Le misure governative non vengono qui interpretate come una mera limitazione della libert\u00e0 individuale, ma come un deciso invito a prendersi responsabilmente cura dell\u2019altro, proteggendolo dal contagio di cui si potrebbe essere un tramite inconsapevole, perch\u00e9 asintomatico. Il primato cos\u00ec attribuito alla custodia della salute altrui fa tutt\u2019uno con una puntuale risposta alla critica dell\u2019ideologia sviluppata da Agamben, proprio a partire dal riconoscimento della realt\u00e0 del virus. Un\u2019\u00abinterpretazione sociale del genere\u00bb, commenta \u017di\u017eek con una certa ironia, \u00abnon fa certo sparire la realt\u00e0 della minaccia\u00bb<sup>20<\/sup>. Pi\u00f9 in generale, per il pensatore sloveno \u00e8 ormai chiaro che \u00absia la destra alternativa (<em>alt-right<\/em>) sia la sinistra fasulla rifiutano di accettare appieno la realt\u00e0 dell\u2019epidemia, ed entrambe la mitigano in un esercizio di riduzione socio-costruttivista, ovvero denunciandola in nome del suo significato reale\u00bb<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019analisi qui condotta manifesta la consapevolezza che la pandemia sia un\u00a0<em>sintomo<\/em>, assolutamente non sottovalutabile, della necessit\u00e0 di un radicale cambiamento di sistema rispetto al modo con cui si \u00e8 pensata la globalizzazione. \u00c8 pertanto altamente auspicabile, secondo \u017di\u017eek, che a fronte dell\u2019egemonia neoliberale si diffonda piuttosto \u00abun virus che ci faccia immaginare una societ\u00e0 alternativa, una societ\u00e0 che vada oltre lo Stato-nazione e si realizzi nella forma della solidariet\u00e0 globale e della cooperazione\u00bb<sup>22<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4. Parsi: E dopo? Conservazione, involuzione, rinascita<\/strong><\/p>\n<p>Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali presso l\u2019<em>Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore<\/em>\u00a0(Milano), interviene nel dibattito tratteggiando tre scenari che si potrebbero aprire alla risoluzione dell\u2019emergenza Covid-19, a partire dalla ritrovata consapevolezza della\u00a0<em>vulnerabilit\u00e0<\/em>\u00a0umana. Se la rivoluzione informatica aveva eclissato tale consapevolezza, la pandemia ci sfida ad elaborare un\u2019alternativa sociopolitica ed economica che proceda sulla base di una\u00a0<em>solidariet\u00e0<\/em>, intesa come impegno di proteggere i pi\u00f9 deboli, la cui vulnerabilit\u00e0 dovrebbe diventare l\u2019\u00abelemento intorno a cui ripensare e ricostruire l\u2019interdipendenza\u00bb<sup>23<\/sup>. Anche Parsi, sebbene molto pi\u00f9 diplomaticamente, ritiene quindi che la pandemia abbia mostrato come la via neoliberale non sia pi\u00f9 percorribile: \u00absia pure confusamente e talvolta contraddittoriamente, abbiamo riscoperto che le autorit\u00e0 politiche possono imporre la salvaguardia del bene comune sulla protezione dell\u2019utile individuale\u00bb<sup>24<\/sup>. Bench\u00e9 timidamente, si torna a pensare che l\u2019economia possa essere collocata all\u2019interno di finalit\u00e0 che la politica dovrebbe essere in grado di riconoscere e proporre. (1) Lo scenario della\u00a0<em>Restaurazione<\/em>\u00a0\u00e8 il primo ad essere descritto: per quanto sia facilmente ipotizzabile un lungo periodo di tempo per uscire dalla recessione economico-sociale globale, le dinamiche internazionali non verrebbero qui sconvolte dall\u2019impatto del Covid-19. Si cercher\u00e0 semplicemente di trovare soluzioni sul piano sanitario e rilanciare la crescita. Preoccupazioni legittime che aggraverebbero, tuttavia, l\u2019enorme conflitto che la pandemia ha finito per evidenziare, ossia \u00abla questione della produzione e della sua remunerazione tra capitale e lavoro\u00bb. La Restaurazione non giungerebbe tuttavia a risolvere tale conflitto, in quanto essa comporterebbe \u00abun ulteriore slittamento verso un\u2019interdipendenza in cui il mercato si dilata sempre pi\u00f9 a scapito della democrazia\u00bb<sup>25<\/sup>, nella forma di una deriva tecnocratica che verr\u00e0 imposta dai governi. Una possibile ricaduta dei provvedimenti adottati per contenere il contagio consister\u00e0 infatti nella facilit\u00e0 con cui l\u2019esecutivo potr\u00e0 legittimare determinate scelte, compiute aggirando il controllo democratico, sulla sola base di motivazioni tecniche attinte alle valutazioni degli esperti. (2) Per definire il secondo scenario Parsi s\u2019ispira alla\u00a0<em>Fine dell\u2019Impero romano d\u2019Occidente<\/em>. La divisione globale del lavoro, realizzata finora attraverso una consistente delocalizzazione, verrebbe sostituita da una diffusa regionalizzazione in cui le nazioni uscite dalla pandemia pi\u00f9 o meno simultaneamente verranno a coalizzarsi a livello economico. Questa contrazione, unita al dilagare della paura, comporterebbe poi il pericolo concreto di una crescita surrettizia della diffidenza reciproca a scapito dell\u2019auspicata solidariet\u00e0 e, dal punto di vista politico, la possibilit\u00e0 di una concomitante involuzione autoritaria dei regimi democratici che sarebbero guidati da leader \u201cforti\u201d alla testa di movimenti populisti (sul modello di Viktor Orb\u00e1n). Una popolazione sfinita dal corpo a corpo col Covid-19 e dalla conseguente crisi economica potrebbe essere facilmente preda dell\u2019illusione hobbesiana, soprattutto se manipolata mediaticamente, per cui apparirebbe conveniente cedere quote di libert\u00e0 individuale in cambio di maggior sicurezza. (3) Lo scenario ampiamente pi\u00f9 auspicabile \u00e8 infine quello del\u00a0<em>Rinascimento<\/em>, che prevede \u00abuna ricostruzione che parta dalla presa d\u2019atto della vulnerabilit\u00e0 umana, dal riconoscimento della sua centralit\u00e0 e ineluttabilit\u00e0, e inizi a sostituire l\u2019interdipendenza delle cose con l\u2019interdipendenza degli umani\u00bb<sup>26<\/sup>. Si tratterebbe di una trasformazione complessiva di sistema a partire dalla ritrovata centralit\u00e0 del fattore umano, che comporterebbe l\u2019abbandono del modello neoliberale angloamericano per rilanciare un modello ispirato ad un\u00a0<em>New Deal<\/em>\u00a0aggiornato: dare abbastanza a chi ha troppo poco, invece di incrementare la ricchezza di chi ha molto (F. D. Roosevelt). In definitiva, la pi\u00f9 grande lezione che dovremmo apprendere dalla crisi provocata dal Covid-19 consisterebbe cos\u00ec nell\u2019operare convintamente \u2013 esprimendomi con le parole di Parsi che possono riassumere, per certi versi, anche i\u00a0<em>desiderata<\/em>\u00a0di autori molto pi\u00f9 radicali come Chomsky e \u017di\u017eek \u2013 \u00abun riequilibrio del rapporto tra politica ed economia, tra democrazia e mercato, tra libert\u00e0 e solidariet\u00e0\u00bb<sup>27<\/sup>. Realizzare questo cambiamento di rotta significherebbe anche, almeno in modo implicito, rispondere a livello sociopolitico alla domanda cruciale risollevata nel pieno dell\u2019emergenza sanitaria e che corrisponde, in realt\u00e0, al\u00a0<em>non-detto<\/em>\u00a0che costituisce il basso continuo dell\u2019attuale assetto capitalistico neoliberale: \u00abfino a quando potremmo permetterci di dire che una vita umana non ha prezzo\u00bb<sup>28<\/sup>? La lezione che dovremmo apprendere dalla sindemia scatenata dal SARS-CoV-2 consiste almeno nell\u2019essere consapevoli che non si pu\u00f2 rispondere adeguatamente a questo drammatico interrogativo prima di aver ricollocato, a differenza di quanto \u00e8 accaduto negli ultimi quarant\u2019anni, il plesso economico-finanziario a servizio dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Cfr. R. Horton,\u00a0<em>Offlin: COVID-19 is not a pandemic<\/em>, in The Lancet 396, 26 (2020) 874.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Cfr. E. Morin,\u00a0<em>Cambiamo strada. Le 15 lezioni del coronavirus<\/em>, con la collaborazione di S. Abouessalam, Raffaello Cortina Editore, Milano 2020.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Cfr. M. Friedman,\u00a0<em>Capitalismo e libert\u00e0<\/em>, IBL Libri, Torino 2010, 205-206 (ed. or. 1962) e Id.,\u00a0<em>The Social Responsibility fo Businness is to Increase its Profits<\/em>, The New York Times Magazine, 13 September 1970.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0N. Chomsky,\u00a0<em>Crisi di civilt\u00e0. Pandemia e capitalismo<\/em>, Interviste di C. J. Polychroniou, Ed. it. a cura di V. Nicol\u00ec, Ponte alle Grazie, Milano 2020, 14.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0E. Morin,\u00a0<em>Cambiamo strada. Le 15 lezioni del coronavirus<\/em>,\u00a0<em>37. Per la critica al neoliberismo<\/em>, cfr. ivi, 40-41.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0G. Agamben,\u00a0<em>A che punto siamo? L\u2019epidemia come politica<\/em>, Quodlibet, Macerata 2020, 23.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Ivi, 7.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Ivi, 24.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Ivi, 14.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Ivi, 22.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Ivi, 38.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Ivi, 9. Per una critica a quest\u2019interpretazione eccessivamente monolitica dell\u2019odierno potere sovrano, si veda il contributo \u2013 per altro ampiamente ispirato dalla riflessione di Agamben \u2013 offerto da D. Di Cesare,\u00a0<em>Virus sovrano? L\u2019asfissia capitalistica<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2020, in part., 26-29.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Ivi, 10.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0S. \u017di\u017eek,\u00a0<em>Virus. Catastrofe e solidariet\u00e0<\/em>, Ponte alle Grazie, Milano 2020, Kindle edition, pos. 100.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Cfr. E. K\u00fcbler-Ross,\u00a0<em>La morte e il morire<\/em>, Cittadella, Assisi 1976.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0S. \u017di\u017eek,\u00a0<em>Virus. Catastrofe e solidariet\u00e0<\/em>, pos. 195.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0Ivi, pos. 127.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Ivi, pos. 38.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0Ivi, pos. 47.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0Ivi, pos. 386.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0Ivi, pos. 403.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0Ivi, pos. 283. Per un ulteriore sviluppo del combinato disposto di solidariet\u00e0 e responsabilit\u00e0, cfr. E. Morin,\u00a0<em>Cambiamo strada<\/em>.\u00a0<em>Le 15 lezioni del coronavirus<\/em>, 63.<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0V. E. Parsi,\u00a0<em>Vulnerabili: come la pandemia cambier\u00e0 il mondo. Tre scenari per la politica internazionale<\/em>, Piemme, Milano 2020, 4.<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0Ivi, 11.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0Ivi, 33.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0Ivi, 49.<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0Ivi, 60. Cfr. anche S. Maffettone,\u00a0<em>Il quarto shock. Come un virus ha cambiato il mondo<\/em>, Pref. di G. Lo Storto, Luiss University Press, Roma 2020.<br \/>\n<sup>28<\/sup>\u00a0Cfr.<em>\u00a0The Economist<\/em>\u00a0(April 4th-10th 2020), che titolava\u00a0<em>A grim calculus. The stark choices between life, death and the economy<\/em>.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1193],"fascicolo":[306],"class_list":["post-2757","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marco-salvioli","fascicolo-ottobre-2021"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il covid-19 in cattedra. Prospettive filosofiche e sociopolitiche<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Marco Salvioli, pubblicato nel numero di Ottobre 2021. 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