{"id":2700,"date":"2021-02-01T12:00:00","date_gmt":"2021-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2700"},"modified":"2026-04-19T04:28:18","modified_gmt":"2026-04-19T02:28:18","slug":"edoardo-mattei-cristiani-nel-digitale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2021\/febbraio\/edoardo-mattei-cristiani-nel-digitale\/","title":{"rendered":"Edoardo Mattei, Cristiani nel digitale"},"content":{"rendered":"<p>Edoardo Mattei<br \/>\n<em>Cristiani nel digitale. Sfide e proposte per una cultura digitale cristiana,<\/em><\/p>\n<p>Edizioni IDS, Roma 2019<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/edoardo_mattei_cristiani_nel_digitale.jpg\" alt=\"edoardo mattei cristiani nel digitale\" width=\"225\" height=\"346\" \/>I credenti, infatti, avvertono sempre pi\u00f9 che se la buona notizia non \u00e8 fatta conoscere anche nell&#8217;ambiente digitale, potrebbe essere assente nell&#8217;esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale \u00e8 importante. L&#8217;ambiente digitale non \u00e8 un mondo parallelo o puramente virtuale, ma \u00e8 parte della realt\u00e0 quotidiana di molte persone, specialmente dei pi\u00f9 giovani. [&#8230;] La capacit\u00e0 di utilizzare i nuovi linguaggi \u00e8 richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all&#8217;infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. (Benedetto XVI, 2013).<sup>1<\/sup><\/p>\n<p>Sono passati ormai sette anni dal discorso di Benedetto XVI e si sono moltiplicati nel frattempo i documenti, gli studi e le esperienze di coloro che cercano di portare il messaggio cristiano nelle attuali culture e societ\u00e0 digitalizzate, in particolare nel mondo occidentale. Manca tuttavia un sentire comune, troppi ancora sono i detrattori o coloro che temono che le trasformazioni del sociale, causate \u2014 almeno in parte \u2014 dalla rivoluzione tecnologica e digitale, siano poco compatibili con la fede cristiana, con la sua attualizzazione nel vivere quotidiano, con la liturgia e con la catechesi.<\/p>\n<p>Per questo \u00e8 interessante il contributo di quest&#8217;ultimo lavoro di Edoardo Mattei:\u00a0<em>Cristiani nel Digitale. Sfide e proposte per una cultura digitale cristiana.<\/em>\u00a0L&#8217;autore \u00e8 un laico domenicano, professionista del digitale, docente presso l&#8217;ISSR Mater Ecclesiae di Roma. Il libro pu\u00f2 essere considerato come una collezione di brevi saggi che toccano diversi aspetti della contemporaneit\u00e0, ciascuno con il compito di offrire elementi storici, filosofici e sociologici in grado di illuminare e meglio interpretare le complessit\u00e0 contemporanee e le sfide alla fede; un ricco apparato bibliografico permette ai lettori di approfondire le parti di maggiore interesse.<\/p>\n<p>Il volume si compone di 12 capitoli, che affrontano altrettanti temi:<\/p>\n<p>1.\u00a0<strong>Evoluzione storica<\/strong>\u00a0\u2013 Il primo capitolo ripercorre a grandi passi le grandi rivoluzioni tecnologiche del passato: dalla prima rivoluzione industriale (XVIII secolo), alla seconda (con l&#8217;avvento dell&#8217;elettricit\u00e0 e le sue conseguenze nella vita sociale, tra la fine del XIX e l&#8217;inizio del XX secolo), alla terza (la nascita dell&#8217;informatica, a partire dai primi elaboratori degli anni 40 del secolo scorso fino all&#8217;alba del XXI secolo, con gli sviluppi dei software e le molteplici applicazioni) fino all&#8217;attuale quarta rivoluzione industriale caratterizzata dal cosiddetto \u00abInternet delle cose\u00bb (IoT) in cui gli oggetti \u2014 come le persone \u2014 sono collegati in una rete globale, attraverso la quale fluiscono i dati e le informazioni raccolte da sensori e programmi, che vengono a loro volta interpretate da algoritmi ed intelligenze artificiali. Qual \u00e8 il ruolo della persona in questo contesto? Qual \u00e8 il rapporto con i \u00abdecisori\u00bb automatici? Quali relazioni hanno valore? Quali valori vengono veicolati e quali di questi sono alla base dei sistemi di scelta automatica? Quali sono le responsabilit\u00e0 in gioco? E di chi sono?<\/p>\n<p>2.\u00a0<strong>Fondamenti ontologici<\/strong>\u00a0\u2013 Il secondo capitolo si propone di definire una ontologia del digitale, a partire dal pensiero di filosofi e sociologi contemporanei. Che cosa intendiamo quando parliamo di digitale? E che cos&#8217;\u00e8 (o piuttosto cosa diventa, come viene percepita) la realt\u00e0 nell&#8217;era digitale? Nella prima parte vengono esposte in sequenza diverse teorie che contrappongono il virtuale al reale, o che identificano il virtuale con il falso o l&#8217;illusorio. Al contrario Pierre Levy afferma che il virtuale non si oppone al reale, ma \u00e8 spazio di possibilit\u00e0 e quindi di creativit\u00e0. D&#8217;altra parte il gesuita Antonio Spadaro osserva come sia necessario ritrovare una sintesi e ricomporre la separazione tra esperienza digitale ed esperienza \u00abreale\u00bb (a volte indicate rispettivamente come on-line e off-line); dello stesso parere \u00e8 Nathan Jurgenson che propone di considerare l&#8217;esperienza virtuale come un ampliamento, un potenziamento della realt\u00e0. Si pongono diversi interrogativi sulle conseguenze psichiche e neurologiche che tutto questo comporta (a forza di delegare attivit\u00e0 cognitive alle macchine \u00abintelligenti\u00bb rischiamo di perdere le corrispondenti capacit\u00e0 cerebrali&#8230; ma contemporaneamente ne acquisiamo altre). D&#8217;altra parte, la nostra specie ha gi\u00e0 pi\u00f9 volte attraversato fasi in cui queste trasformazioni sono avvenute, come \u00e8 avvenuto ad esempio con l&#8217;introduzione della scrittura. Il capitolo si conclude con una riflessione di tipo antropologico: che tipo di umanit\u00e0 e di societ\u00e0 abbiamo davanti? L&#8217;autore ci ricorda \u2014 con un salto nel passato \u2014 come la rivoluzione copernicana abbia contribuito a modificare il rapporto dell&#8217;umanit\u00e0 con il cosmo, cos\u00ec come in seguito \u00e8 avvenuto con le teorie darwiniane (rapporto tra umanit\u00e0 e mondo animale) e con la psicoanalisi e le neuroscienze (rapporto con la propria mente). Siamo forse giunti ad un ulteriore passaggio in cui i confini dell&#8217;umano cambiamo? Le attuali teorie cyborg si stanno interrogando su questi temi: come cristiani, che cosa abbiamo da dire su tutto questo?<\/p>\n<p>3.\u00a0<strong>Teologia e rapporto con il digitale<\/strong>\u00a0\u2013 Il terzo capitolo si interroga sul ruolo della teologia e sulla necessit\u00e0 di una riflessione teologica sul digitale. Tecnica e tecnologia sono da sempre (si pensi agli artigiani) categorie teologiche: capacit\u00e0 messe a disposizione da Dio per il benessere dell&#8217;umanit\u00e0. Qual \u00e8 dunque il problema a considerare il software \u2014 e le realizzazioni che questo rende possibili \u2014 in tale prospettiva? Eppure, \u00absu Internet non ci sono sacramenti\u00bb<sup>2<\/sup>, perch\u00e9 le esperienze virtuali del mondo digitale non riescono a sostituirsi alla materialit\u00e0 dei segni. D&#8217;altra parte come potremmo confrontare la partecipazione alla liturgia di una comunit\u00e0 in carne ed ossa con la partecipazione a eventi e a gruppi virtuali su internet, dove parole come prossimit\u00e0 o amicizia assumono significati del tutto diversi all&#8217;usuale? Inoltre, ci fa notare l&#8217;autore, il digitale entra pervasivamente nella nostra esperienza in un momento in cui era gi\u00e0 in crisi il senso del divino, in cui sembra venire meno il pensare a Dio come l&#8217;originatore di senso e dei fini, in cui il problema non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;ateismo, ma l&#8217;indifferenza. Eppure, nel momento in cui \u00e8 sempre pi\u00f9 raro affidarsi a Dio, ci si affida al digitale come ad un nuovo oracolo, si va nel luogo dove \u00e8 possibile trovare tutte le risposte, e non importa se invece che risposte di senso si tratta di probabilit\u00e0 e di correlazioni basate su quantit\u00e0 di dati memorizzati: tutto ci\u00f2 che conta \u00e8 che alla fine \u00abfunzioni\u00bb! Ma \u00e8 davvero sufficiente? Forse, se la teologia trovasse nuovi linguaggi e si aprisse ai nuovi contenuti, potrebbe illuminare il cammino dell&#8217;umanit\u00e0 in questo passaggio epocale.<\/p>\n<p>4.\u00a0<strong>Comprendere la tecnologia<\/strong>\u00a0\u2013 Il quarto capitolo sviluppa la questione del cosiddetto \u00abre-incanto tecnologico\u00bb. Un secolo fa Max Weber aveva parlato di \u00abdisincanto del mondo\u00bb<sup>3<\/sup>: per effetto della razionalit\u00e0 scientifica e dell&#8217;intellettualizzazione, l&#8217;uomo moderno non ricorre pi\u00f9 a potenze superiori, \u00e8 con la sua sola ragione che vuole sviluppare s\u00e9 stesso e i suoi progetti, in autonomia; tuttavia, scienza e tecnica non riescono da sole a riempire il vuoto esistenziale e la ricerca di senso. Dal difficile equilibrio tra il voler controllare con la ragione la realt\u00e0 e l&#8217;esperienza quotidiana del limite, ci troviamo oggi catapultati in un mondo in cui sembra che siano le macchine (il software) a controllare la complessit\u00e0 dell\u2019esistente: il digitale media la conoscenza del mondo esterno e modifica l\u2019esperienza, al punto da far perdere ogni interesse per la ricerca delle cause e dei fini. Si giunge cos\u00ec ad un nuovo incanto \u2014 re-incanto \u2014 tecnologico, si cade in una sorta di \u00abmedioevo digitale\u00bb, in cui si preferisce accettare il mondo come il software lo propone, rinunciando non solo al suo controllo, ma soprattutto alla sua comprensione. Dall\u2019altro lato, in completa opposizione, si situano tutti coloro che per reazione non accettano questo stato di cose e rifiutano in-toto il digitale. Ma non \u00e8 demonizzando il progresso tecnologico e\/o limitandosi ad evidenziarne i difetti che potremo costruire una societ\u00e0 migliore: come dice l\u2019autore, forse dovremmo \u00absmettere di pensare a quello che il digitale fa a noi ed iniziare a pensare a quello che noi potremmo fare con il digitale\u00bb. La sfida \u00e8 quella di governare i processi, accettando la complessit\u00e0.<\/p>\n<p>5.\u00a0<strong>Paradiso in terra?<\/strong>\u00a0\u2013 Nel quinto capitolo l&#8217;autore si confronta con le filosofie \u00abtrans-umaniste\u00bb, che, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, hanno sviluppato una visione e un uso delle tecnologie in grado di superare la finitezza degli esseri umani \u2014 dall&#8217;invecchiamento ai principali limiti fisici e mentali \u2014 in una visione ultra-ottimista, salvifica e trascendente, che sembra auspicare la possibilit\u00e0 di un nuovo paradiso in terra. Dall&#8217;altro lato, gi\u00e0 a partire dalla scuola di Francoforte, diversi studiosi avevano gi\u00e0 messo in guardia dai rischi della tecnologia e dell&#8217;alto prezzo da pagare in termini di alienazione, del senso di inferiorit\u00e0 dell&#8217;umano rispetto alle macchine. Ma la sola capacit\u00e0 tecnica pu\u00f2 davvero determinare il futuro che ci attende? E i diversi mondi virtuali resi possibili dalle tecnologie sono davvero in grado di annullare la realt\u00e0? Forse l&#8217;elemento mancante \u00e8 ancora una volta il progetto di Dio su di noi, un progetto di salvezza, di valorizzazione, di riscoperta della dignit\u00e0 di ciascuno. Il problema allora non \u00e8 nella tecnologia, quanto nella vecchia tentazione di poter fare a meno di Dio.<\/p>\n<p>6.\u00a0<strong>Digitale e partecipazione<\/strong>\u00a0\u2013 Il sesto capitolo affronta alcuni temi di attualit\u00e0 che riguardano la \u00abChiesa nel digitale\u00bb: la comunicazione e la partecipazione a liturgia e sacramenti. Per quanto riguarda gli aspetti collegati ai mass-media e pi\u00f9 in generale alla comunicazione digitale, l\u2019autore osserva come, a partire da un primo periodo di diffidenza e di timore per le difficolt\u00e0 di controllo di contenuti e forme sempre pi\u00f9 pervasive, siamo nel tempo passati ad un utilizzo sempre pi\u00f9 ampio e consapevole di questi strumenti, sia a scopo informativo che formativo, da parte della Chiesa e delle istituzioni ad essa collegate. Quella che manca \u00e8 una riflessione approfondita e la capacit\u00e0 di individuare linee guida condivise per quanto riguarda la possibilit\u00e0 \u2014 e le forme \u2014 per una partecipazione \u00abmediata dal digitale\u00bb dei fedeli alle azioni liturgiche e ai sacramenti. Questo tema \u00e8 salito prepotentemente alla ribalta a seguito della recente pandemia da COVID, ma non ha trovato per il momento una soluzione. L&#8217;autore suggerisce di ripartire da una lettura coraggiosa dei \u00absegni dei tempi\u00bb per individuare forme concrete per una \u00abactuosa partecipatio\u00bb aperta ai nuovi mezzi che la tecnologia oggi ci offre.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_image-1.jpg\" alt=\"07 image 1\" width=\"300\" height=\"183\" \/>7.\u00a0<strong>Famiglia nel digitale<\/strong>\u00a0\u2013 Il settimo capitolo \u00e8 dedicato alla famiglia e alla sua evoluzione, sia come istituzione umana che alla luce della rivelazione cristiana. Dopo aver passato in rassegna alcuni dei passaggi fondamentali dell&#8217;evoluzione storica e sociale di questa istituzione, dal Medioevo alla rivoluzione industriale ed oltre, vengono qui ricordati gli aspetti salienti del Magistero sulla famiglia e sul matrimonio. Nell\u2019ultimo paragrafo l\u2019autore si interroga su alcuni impatti del digitale sulla famiglia, in particolare su un aspetto che riguarda la privacy a seguito dell\u2019ormai diffusa abitudine di tante persone di pubblicare foto dei propri figli e di eventi familiari importanti, accumulando cos\u00ec una quantit\u00e0 di dati e di informazioni che rimarranno disponibili negli anni a seguire, anche quando i figli saranno cresciuti, le condizioni familiari mutate e alcune informazioni potrebbero diventare un bagaglio ingombrante\u2026<br \/>\n8. Lutto e morte nel digitale \u2013 L\u2018ottavo capitolo ci parla del lutto e di come la morte sia stata affrontata dai singoli e dalle comunit\u00e0 umane durante la storia. Anche se \u00e8 questo un tema ampiamente rimosso nelle nostre societ\u00e0 contemporanee, l\u2019autore ci fa osservare come le applicazioni digitali ci pongono ulteriori problemi: le applicazioni digitali non contemplano la morte dei soggetti, i dati possono ben sopravvivere ai loro padroni, e non \u00e8 ad oggi prevista la possibilit\u00e0 di ereditarli, trasferirne la propriet\u00e0, o anche semplicemente di cancellarli. Le persone defunte possono davvero continuare \u00aba vivere\u00bb nel digitale?<\/p>\n<p>9.<strong>\u00a0Esegesi dei testi nel digitale<\/strong>\u00a0\u2013 Il nono capitolo si\/ci interroga sull&#8217;ermeneutica, sulle possibilit\u00e0 di esegesi nel digitale. Gi\u00e0 nel passaggio dalla conoscenza orale a quella scritta (si pensi alla Bibbia nella tradizione) si sono aperte nuove possibilit\u00e0 di fruizione e di comprensione dei testi, dopo una iniziale diffidenza. Le tecnologie degli ipertesti \u2014 che consentono di leggere un testo e consultare contemporaneamente approfondimenti tematici che permettono di ampliarne la comprensione \u2014 si sono largamente diffuse negli ultimi sessant\u2019anni. Quali ulteriori possibilit\u00e0 ci offrono oggi i social network, per intercettare le tante narrazioni esistenziali e portare l\u00ec la lieta novella dell\u2019annuncio cristiano?<\/p>\n<p>10.\u00a0<strong>Comunit\u00e0 digitali<\/strong>\u00a0\u2013 In questo capitolo l&#8217;autore riprende nuovamente e approfondisce il tema delle comunit\u00e0 umane, avvalendosi del pensiero di alcuni autori quali Buber, Illich e Bauman; prosegue poi nel secondo paragrafo trattando delle comunit\u00e0 religiose e della loro evoluzione dai primi secoli della cristianit\u00e0, ai grandi riformatori del Medioevo, fino alle novit\u00e0 introdotte con il Concilio Vaticano II. Il suo intento \u00e8 quello di capire se nelle comunit\u00e0 digitali vi sia spazio per quei valori e quelle prassi che avevano caratterizzato le comunit\u00e0 umane nel corso della storia. Il digitale permette l&#8217;apertura a dimensioni spaziali prima impensabili, creando comunit\u00e0 di vicini tra persone fisicamente distanti; il digitale poi rende particolarmente evidente l&#8217;appartenenza di ciascuno a gruppi molteplici e la necessit\u00e0 di mantenere vivi i rapporti, in una dinamicit\u00e0 che rende conto della continua evoluzione e di cambiamenti sociali. A fronte quindi di queste possibilit\u00e0 e della rilevanza delle comunit\u00e0 digitali nella vita privata e pubblica di ciascuno, egli auspica la presenza di una Chiesa locale, anzi l&#8217;attuazione di una prelatura personale per il digitale, di una organizzazione della Chiesa specifica, in grado di operare in un ambiente sovra-territoriale con una cultura ed un linguaggio proprio, per poter essere presente ed efficace nel digitale, nella fedelt\u00e0 al proprio mandato.<\/p>\n<p>11.\u00a0<strong>Medicina e digitale<\/strong>\u00a0\u2013 Sono innegabili gli esiti positivi introdotti dalle innovazioni tecnologiche e dalle applicazioni digitali alla medicina, con l&#8217;uso sempre pi\u00f9 spinto dei dati e degli algoritmi predittivi per la diagnosi e la prevenzione, e delle tecnologie robotiche di supporto alla chirurgia. A fronte di tutto questo, stanno emergendo grandi interrogativi di natura etica: chi prende le decisioni, e su quali basi di ragionamento? Chi ha l&#8217;accesso ai dati dei pazienti e che utilizzo ne pu\u00f2 fare (si pensi ad esempio ai datori di lavoro o alle assicurazioni&#8230;)? Vi \u00e8 infine un ulteriore interrogativo, secondo l&#8217;autore: sempre pi\u00f9 spesso siamo portati a pensare alla morte come all&#8217;esito di una malattia non curata, piuttosto che ad una destinazione naturale, come distinguere dunque il sostegno alla vita da un accanimento terapeutico? Abbiamo bisogno di sviluppare nuove consapevolezze e nuovi sviluppi dell&#8217;etica.<\/p>\n<p>12.\u00a0<strong>Lavoro ed economia nel digitale<\/strong>\u00a0\u2013 Quest&#8217;ultimo capitolo sviluppa l&#8217;evoluzione del lavoro umano e della sua organizzazione, in particolare negli ultimi cento anni. A fronte dell&#8217;aumento di produttivit\u00e0 dovuto alle nuove tecnologie \u00e8 evidente che non vi \u00e8 stata una analoga capacit\u00e0 distributiva della ricchezza: la circolarit\u00e0 consumo-lavoro-benessere si \u00e8 spezzata, come ci fa notare l&#8217;autore, e a nulla sembrano finora servire gli interventi governativi messi in campo; la ricchezza prodotta e sottratta dai luoghi di produzione si accumula nelle mani di pochi. Contemporaneamente, questa evoluzione sta estromettendo le persone dal mondo del lavoro, aprendo nuovi problemi sociali ed antropologici. L&#8217;economia nell&#8217;era digitale \u00e8 priva di confini spazio-temporali, ma \u00e8 assai difficile ipotizzare sistemi e politiche fiscali sovra-nazionali. Servono nuove politiche economiche, come ad esempio l&#8217;introduzione di un reddito di base per tutti, per poter superare cos\u00ec i problemi connessi con la disoccupazione strutturale; ma sarebbe necessario allora sviluppare contestualmente una nuova cultura del lavoro che modifichi il concetto di lavoro, da quello di lavoro salariato al lavoro volontario di cura per il bene comune.<\/p>\n<p>Complessivamente \u00e8 un libro assai denso di contenuti, di stimoli e di riferimenti. La necessit\u00e0 di rappresentare in meno di trecento pagine le principali sfide presentate dall&#8217;avvento del digitale ha costretto l&#8217;autore a sintetizzare idee e concetti in maniera non sempre facile alla loro comprensione. In taluni casi la sintesi ha prodotto delle scelte storiche non sempre condivisibili, perch\u00e9 mancanti di alcuni elementi utili alla valutazione. D\u2019altra parte, gli esempi e i suggerimenti per azioni ed interventi volti a sviluppare una pi\u00f9 consapevole cultura del digitale avrebbero probabilmente richiesto un maggiore spazio di approfondimento. Il ricco impianto bibliografico sopperisce in gran parte a queste mancanze, anche se avremmo apprezzato una maggiore presenza delle fonti del magistero di papa Francesco, che ad esempio ha dedicato il messaggio per la 53ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (2019) al tema delle comunit\u00e0 sulle reti sociali<sup>4<\/sup>. In ultima analisi rimane comunque un testo utile per farsi un&#8217;idea sugli sviluppi e le implicazioni della cultura digitale nella vita delle persone e delle comunit\u00e0 cristiane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Marina Russo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Benedetto XVI, 2013,\u00a0<em>Messaggio per la XLVII giornata mondiale delle comunicazioni sociali<\/em>. Citazione riportata nel testo.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, 2002,\u00a0<em>La Chiesa e internet<\/em>.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Max Weber,\u00a0<em>La scienza come professione<\/em>, 1917, conferenza pubblicata nel 1919.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Messaggio per la 53ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali:\u00a0<em>Siamo membra gli uni degli altri. Dalle social network communities alla comunit\u00e0 umana<\/em>, 2019.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[934],"fascicolo":[298],"class_list":["post-2700","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marina-russo","fascicolo-febbraio-2021"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Edoardo Mattei, Cristiani nel digitale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Marina Russo, pubblicato nel numero di Febbraio 2021. 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