{"id":2684,"date":"2021-02-01T12:00:00","date_gmt":"2021-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2684"},"modified":"2026-04-19T04:28:18","modified_gmt":"2026-04-19T02:28:18","slug":"uneconomia-per-il-bene-comune-la-modellazione-stock-flow-consistent-per-lanalisi-etica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2021\/febbraio\/uneconomia-per-il-bene-comune-la-modellazione-stock-flow-consistent-per-lanalisi-etica\/","title":{"rendered":"Un\u2019economia per il Bene Comune: La modellazione Stock-Flow Consistent. Per l\u2019analisi etica"},"content":{"rendered":"<p><em>L\u2019Introduzione, la Conclusione e l\u2019Indice Generale che presentiamo sono tratti dalla Tesi del Dottorato di Ricerca presentata in novembre 2020 presso la Facolt\u00e0 di Scienze Sociali dell\u2019Angelicum, Roma.<\/em><\/p>\n<p><strong>Introduzione Generale<\/strong><\/p>\n<p><strong>Analisi del contesto<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/images\/pdf\/2021\/febbraio\/03-bongianni.pdf\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/unnamed-file.pdf.png\" alt=\"pdf\" width=\"40\" height=\"41\" \/><\/a>Il contributo teorico offerto da questo lavoro si colloca nell\u2019ambito della ricerca riguardante il rapporto tra economia ed etica. In particolare, di quel filone di studio relativo propriamente all\u2019etica economica. In ragione di ci\u00f2 si assume una prospettiva, che definisce a priori non solo possibile ma anche necessario un riferimento etico per l\u2019economia. La ricerca scientifica in ambito economico \u00e8 ancora oggi dominata purtroppo da visioni unilaterali dell\u2019agire umano (paradigma dell\u2019homo oeconomicus) che restano ancora molto distanti dall\u2019offrire approcci integrati tra scienza e valutazione etica dei fini; si resta cos\u00ec da una parte confinati all\u2019esterno del metodo scientifico, dall\u2019altra si \u00e8 incapaci di superare ancora uno stato di separazione (Zamagni, 2007).<\/p>\n<p>La situazione attuale della ricerca scientifica evidenzia in merito \u2014 soprattutto dopo la pesante crisi del 2008 &#8211; la necessit\u00e0 e l\u2019urgenza di assumere uno sguardo etico nei processi economici e sociali del nostro tempo. In merito un grande contributo proviene dal tentativo di allargare il paradigma epistemologico includendo la prospettiva che l\u2019agire umano non sempre \u00e8 mosso dal criterio di massimizzare la propria utilit\u00e0, il principio che muove l\u2019agente razionale non sempre sembra essere ispirato dalla necessit\u00e0 di pervenire alla massimizzazione dei propri obiettivi, ma agisce perch\u00e9 ispirato da determinati valori, o talvolta da semplici abitudini. Il premio Nobel del 2017 \u00e8 stato riconosciuto a Richard H. Thaler<sup>1<\/sup>\u00a0in forza del carattere interdisciplinare del suo lavoro che interconnette la disciplina economica con quella della psicologia comportamentale, nel tentativo di approfondire il comportamento umano, e una migliore elaborazione delle preferenze in ambito economico. La ricerca confluisce comunque all\u2019interno di uno sforzo di ricomprendere in modo critico il paradigma dominante, ritenuto inadeguato e incapace \u2014 opinione non condivisa da tutti \u2014 di fornire alcuna utile indicazione a supporto di coloro che devono adottare politiche per il benessere collettivo. La crisi finanziaria del 2008 ha riaperto un dibattito ampio sull\u2019efficacia di determinati modelli economici, e allo stesso tempo ha dischiuso le porte a una riconsiderazione degli aspetti etici. In merito l\u2019attuale ricerca teoretica tende a rifarsi normalmente a concezioni morali deontologiche, dove ci si accorda in linea generale e assoluta sui diritti, o sulle regole da seguire, ma si evita di definire cosa sia in fondo la sostanza di quel bene sia individuale, sia collettivo, che costituisce appunto il bene comune. L\u2019approccio pu\u00f2 restare cos\u00ec circoscritto nella sfera di un possibile contrattualismo, per cui ci si accorda sulle regole, ma poi spetta a ciascuno la definizione di ci\u00f2 che considera come bene per s\u00e9. Il problema di fondo \u00e8 cos\u00ec riconducibile al diniego diffuso della dottrina classica del bene comune, nel timore che la definizione di un tale bene potrebbe comportare conseguentemente un pesante impedimento alla sfera dell\u2019individualit\u00e0 (Crespo 2016). La riflessione economica sul benessere della societ\u00e0, matura infatti, proprio all\u2019interno di una concezione illuministica, che attraverso il contrattualismo arriva a definire una modalit\u00e0 per cui la societ\u00e0 stessa \u00e8 al servizio degli obiettivi individuali dei suoi componenti, ma non si chiede da dove vengano questi obiettivi, n\u00e9 come si formino gli individui per arrivare ad esprimere tali fini. In sostanza si resta prigionieri di una sorta di autoreferenzialit\u00e0 che sembra pregiudicare il criterio economico di valutazione nel momento che si deve definire ci\u00f2 che \u00e8 bene comune. L\u2019approccio dell\u2019individualismo metodologico, proprio per le sue impostazioni di base, non sembra capace di superare questa impasse, per cui considerando come date le preferenze dei singoli individui, aggrega per arrivare a definire un benessere della collettivit\u00e0, ma trascurando completamente le ragioni che sono alla base della formazione delle preferenze negli individui, e gli effetti della socialit\u00e0 sui singoli e sui gruppi sociali. Ne deriva quindi che non \u00e8 sufficiente comprendere come delle preferenze di singoli individui messe insieme arrivino a costituire una determinata e buona societ\u00e0, ma anche come una determinata societ\u00e0 possa formare il suo popolo alla vita buona, e questo \u00e8 proprio del bene sociale, pi\u00f9 che dei soli beni individuali. In questo senso il contesto della ricerca internazionale sul tema, e sui rapporti tra economia e bene comune, sembra in parte condizionato da approcci che di fatto non riescono ad esprimere la ricchezza e la complessit\u00e0 del concetto. In sostanza come ben evidenziato da Yuengert:<\/p>\n<blockquote><p>Economics can provide an answer to the question \u2018why society?\u2019 By answering this question, they give evidence of a notion of the common good which is rooted in methodological and philosophical individualism. The Economic conception of the common good is so different from the traditional conception that it appears that the common good has been abandoned by economics (Yuengert, 2001:8).<\/p><\/blockquote>\n<p>Volendo restare all\u2019interno della concezione classica del bene comune, radicato nel pensiero greco (Aristotele) e ripreso dalla tradizione del pensiero sociale cristiano (San Tommaso d\u2019Aquino) possiamo articolare lo stesso, sempre seguendo Yuengert, in tre considerazioni generalmente poche esaminate dagli economisti: 1) l\u2019uomo ha bisogno di socialit\u00e0, a prescindere dalle conseguenze degli scambi materiali; 2) l\u2019uomo si costituisce nel suo vivere comunitario, per cui l\u2019educazione e la virt\u00f9 sono elementi propri del bene comune; 3) il pieno sviluppo della persona umana, non pu\u00f2 non tener conto del desiderio e dell\u2019amore per tutto ci\u00f2 che \u00e8 bene comune. In questo senso il recupero dell\u2019interdisciplinariet\u00e0 \u00e8 proprio del contributo specifico delle scienze sociali che tentano di correlare sfere del sapere limitrofe, proprio in ragione della centralit\u00e0 della persona umana, e dell\u2019interesse per le condizioni che ne permettono la crescita e lo sviluppo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Definizione del problema<\/strong><\/p>\n<p>Allo stato attuale, al di l\u00e0 della confusione sulla semantica del bene comune &#8211; che resta comunque un concetto complesso e multidimensionale, condizionato dalla posizione soggettiva del ricercatore, spesso non dichiarata a monte &#8211; si avverte, in senso pi\u00f9 generale, la difficolt\u00e0 a definire di fondo cosa sia l\u2019etica economica, e come l\u2019etica, se crediamo possibile una connessione con gli aspetti economici, debba entrare in giusta relazione con la scienza economica.<\/p>\n<p>In questo lavoro si \u00e8 mossi cos\u00ec dall\u2019esigenza d\u2019interconnettere il concetto di bene comune con la scienza economica. Al riguardo l\u2019approccio della ricerca segue la struttura interpretativa di Utz (1999) che si definisce a partire da un primo livello \u2014 considerato immutabile ed universale \u2014 perch\u00e9 direttamente correlato alla natura e alla dignit\u00e0 della persona umana; un sistema che si organizza in senso economico per perseguire alcuni obiettivi deve sempre tener conto dell\u2019assoluta dignit\u00e0 della persona umana, e che questa \u00e8 perseguibile non contro la socialit\u00e0, ma nella socialit\u00e0 e per la convivenza comune. In questo senso non si pu\u00f2 separare il bene comune dal bene della singola persona umana, anche se in alcuni casi il bene comune dovr\u00e0 essere preferito al bene privato dell\u2019individuo. Questo primo livello definisce anche la modalit\u00e0 etica con cui si struttura una realt\u00e0 in senso economico (nostro campo d\u2019interesse), ma anche al livello politico e sociale. Il secondo livello esprime la direzione e il senso di un ordinamento economico che nella sua organizzazione fattuale, nel suo funzionamento procedurale, deve orientarsi sempre al rispetto del bene comune e della piena dignit\u00e0 umana. Si dispone cos\u00ec per favorire processi dove l\u2019interazione tra mercato, settore sociale e settore pubblico produce lavoro diffuso, concorrenza leale e regolamentata, inclusione sociale, stabilit\u00e0 dei prezzi, e tutto nel rispetto della propriet\u00e0 privata produttiva e consumativa, che dovrebbe essere considerata sempre in senso diffusivo, insieme a quel tempo necessario per vivere le relazioni sociali, soprattutto nella famiglia, e poter godere cos\u00ec anche del bene sociale e relazionale che ne scaturisce. Il terzo livello \u00e8 quello che entra nel rapporto delle problematiche specifiche tipiche della business ethics (Utz 1999:76), che riguardano nello specifico aspetti connessi al comportamento dei singoli agenti economici, e che possono essere riscontrati nella trattazione, soprattutto nell\u2019ambito che \u00e8 implicito alle scelte di efficienza.<\/p>\n<p>In linea generale la ricerca ha comunque l\u2019obiettivo di approfondire e comprendere le interconnessioni esistenti tra la sfera macroeconomica ed il bene comune. In merito si avverte una carenza di riflessione proprio in questo ambito, in parte spiegabile dall\u2019esigenza di recuperare e approfondire proprio il vivere comune e la sua socialit\u00e0, in rapporto sia al settore privato (mercato), che al settore pubblico (Stato); del resto parlare di bene comune a prescindere dalla socialit\u00e0, dal tempo e dai beni relazionali, come sopra detto, \u00e8 ragionare un po\u2019 a met\u00e0. Lo sforzo attuale della ricerca si \u00e8, infatti, incentrato molto sui nuovi aspetti fondativi di microeconomia, necessari a rimettere in discussione i presupposti propri del marginalismo, e del paradigma dell\u2019homo oeconomicus, mentre dal punto di vista macroeconomico, la ricerca delle interconnessioni sembra essere stata pi\u00f9 di taglio divulgativo che teoretico. Il lavoro mira quindi a delineare i presupposti all\u2019interno di quella che si potrebbe chiamare una \u201cmacroeconomia del bene comune\u201d, o meglio una \u201cmacroeconomia orientata al bene comune\u201d, dal momento che il concetto di bene comune \u00e8 un concetto poliedrico, multidimensionale, caratterizzato sempre da una sua dinamicit\u00e0 storica, che si declina nei rapporti concreti di forza, tensione, scambi, ma che in s\u00e9 resta comunque proteso sempre verso la pace, la giustizia e la libert\u00e0. Il momento economico del bene comune, \u00e8 quindi un aspetto importante, ma non \u00e8 esclusivo, una macroeconomia etica dovrebbe cos\u00ec fornire un substrato necessario, ma certamente non sufficiente<sup>2<\/sup>\u00a0a garantire tutte le condizioni proprie affinch\u00e9 il bene comune possa accrescersi nel tempo. In s\u00e9 essendo un concetto dinamico pu\u00f2 evolvere, cambiare, subire trasformazioni. Del resto il bene comune e la dignit\u00e0 della persona umana risentono sempre dei movimenti di contrapposizione e integrazione, nelle tre sfere definite dagli ambiti della societ\u00e0 politica, del mercato, e della societ\u00e0 civile. Le prime due come evidenziato da Polanyi sono frutto di un processo derivato e non originario, al servizio di un vivere comunitario che si organizza nelle societ\u00e0 primitive appunto intorno ai principi di reciprocit\u00e0 e di redistribuzione. Soprattutto la dimensione economica \u00e8 incorporata all\u2019interno dei processi sociali caratterizzati non dalla razionalit\u00e0 assoluta, e considerati tecnicamente come embedded economy, dove non \u00e8 necessaria n\u00e9 la moneta, n\u00e9 altri strumenti di misura. Con l\u2019avvento dell\u2019economia dei comuni, e successivamente della rivoluzione industriale, il mercato ha sempre pi\u00f9 assunto una dimensione che ha trasformato la societ\u00e0 civile in una societ\u00e0 propriamente di mercato, dove la maggior parte delle interdipendenze sono condizionate dall\u2019atto dello scambio. La tesi dell\u2019autore \u00e8 che il mercato deve essere regolamentato e confinato, dal momento che tende ad estendere la logica dello scambio in tutti i settori del vivere civile (Polanyi 2000: 92), e a mercificare dimensioni proprie della vita umana. Per Zamagni, la posizione di Polanyi, \u00e8 tuttavia incapace di cogliere all\u2019interno dell\u2019economia di mercato elementi positivi, che non necessariamente vanno a intaccare le sfere dei legami e delle relazioni sociali: un mercato cosiddetto \u201ccivile\u201d da contrapporre a quello \u201cincivile\u201d (Zamagni 2007:187). In linea di principio questo \u00e8 possibile anche per il settore pubblico, laddove un\u2019estensione, oltre i limiti del bene comune, pu\u00f2 comportare inefficienze dovute allo scambio di potere economico con potere politico, con il conseguente emergere di aree di clientelismo, corruzione, e di scarsa produttivit\u00e0. Tra il potere economico e quello politico esiste, e sembra resistere, la societ\u00e0 civile, costituita da famiglie, individui, associazioni, e imprese sociali, espressione di bisogni di relazionalit\u00e0 e di reciprocit\u00e0, propri, appunto, del vivere umano, che non possono trovare soddisfazione e pienezza n\u00e9 nella dimensione politica, n\u00e9 in quella economica. Il bene comune si colloca cos\u00ec in un interstizio<sup>3<\/sup>\u00a0esistente tra queste tre sfere, al punto che se una cede posizioni a vantaggio di un&#8217;altra, avremo societ\u00e0 pi\u00f9 povere (se indietreggia il mercato), oppure pi\u00f9 tristi (se cede la societ\u00e0 civile), oppure pi\u00f9 insicure (se viene meno lo Stato). La ricerca macroeconomica dovrebbe cos\u00ec aiutare a individuare un possibile sentiero per un cammino verso la finalit\u00e0 etica del bene comune, almeno per ci\u00f2 che attiene alla dimensione materiale, e a creare presupposti conciliabili e favorevoli con la dimensione intellettuale e morale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lo stato della ricerca<\/strong><\/p>\n<p>Da una rapida disamina della ricerca scientifica nell\u2019ambito delle connessioni esistenti tra campo semantico dell\u2019economia e quello dell\u2019etica, o meglio, della filosofia morale propria del bene comune, si rilevano diversi contributi. Tra i pi\u00f9 rilevanti si possono ricordare l\u2019ambito degli studi che va sotto il nome di \u201ceconomia civile\u201d (Bruni e Zamagni 2004), ricerca che rivaluta la posizione istituzionale della societ\u00e0 &#8211; quella costituita da famiglie, associazioni, cooperative e imprese sociali \u2014 come luogo da cui scaturisce il principio di gratuit\u00e0, e conseguentemente anche quello della fiducia, che \u00e8 alla base di ogni scambio, anche di quello equivalente. Lo studio si orienta cos\u00ec a comprendere l\u2019agire umano in un contesto cooperativo e di reciprocit\u00e0, senza trascurare lo scambio del mercato e i meccanismi di redistribuzione propri dell\u2019autorit\u00e0 pubblica, introducendo nell\u2019ambito della ricerca economica del bene comune anche i cosiddetti beni relazionali, considerati basilari per il funzionamento del mercato stesso.<\/p>\n<p>Altro importante contributo sul rapporto tra economia e bene comune, \u00e8 quello di Jean Tirole, che affronta il tema a partire da alcuni dilemmi e problematiche attuali, con utili ed attente valutazioni, che restano per\u00f2 confinate soprattutto nella dicotomia mercato-Stato, e sui limiti morali del mercato stesso. La ricerca si sofferma in generale su alcuni argomenti molto attuali, come il clima, il lavoro, l\u2019economia digitale, la finanza, la propriet\u00e0 intellettuale, valutandone le conseguenze nello specifico sull\u2019uomo e sulla sua dignit\u00e0. I riferimenti al concetto di bene comune sono cos\u00ec rapportati alla bilateralit\u00e0 del rapporto Stato \u2013 mercato, mentre rimane poco evidenziato l\u2019aspetto del vivere sociale e il ruolo fondamentale della comunit\u00e0 umana (Tirole 2017).<\/p>\n<p>Importante anche l\u2019apporto di Mariana Mazzucato che, sempre nell\u2019ambito della bilateralit\u00e0 Stato &#8211; mercato, intravede come fattore di crescita del bene comune, inteso come valore collettivo, un diverso e pi\u00f9 incisivo ruolo dello Stato nell\u2019assumere rischi collettivi attraverso un\u2019azione pi\u00f9 marcata, non solo di regolamentazione, ma soprattutto di sostegno all\u2019innovazione e agli investimenti produttivi nei settori pi\u00f9 rischiosi e incerti, in modo da creare valore, e quindi bene comune per tutta la collettivit\u00e0. Valore che dovr\u00e0 essere redistribuito evitando la creazione di posizioni monopolistiche e la generazione di rendite a danno dell\u2019economia produttiva (Mazzucato 2018).<\/p>\n<p>Altro interessante contributo in materia \u00e8 di Christian Felber, iniziatore di un movimento internazionale sul bene comune a base partecipativa. Le considerazioni sul rapporto tra economia e bene comune partono dall\u2019integrazione di alcune dimensioni valoriali come la dignit\u00e0 umana, la solidariet\u00e0, l\u2019ecosostenibilit\u00e0, l\u2019equit\u00e0 sociale, la cogestione democratica, poste alla base di processi attivabili sia al livello politico, che al livello di singole imprese, ma risulta poco chiaro nell\u2019approccio il fondamento teoretico, e la sua concreta applicabilit\u00e0 in rapporto all\u2019economia attuale (Felber 2010).<\/p>\n<p>Entrando nello specifico etico, dal punto di vista della filosofia morale, per quanto attiene al concetto di bene comune, si resta in questa ricerca nell\u2019ambito del solco classico della tradizione cristiana, assumendo il concetto di bene comune come espressione del\u201cl&#8217;insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione pi\u00f9 pienamente e pi\u00f9 speditamente\u201d (Gaudium et Spes 1965: 26)<sup>4<\/sup>. Una definizione utile, anche se ritenuta troppo strumentale, dal momento che posiziona la ricerca verso lo studio di \u201cquelle condizioni\u201d che favoriscono non solo i singoli, ma anche i gruppi a poter giungere alla propria perfezione, personale e sociale, in un modo &#8211; per quanto possibile &#8211; che risulti sia integrale, che celere, e quindi veloce nel tempo. La definizione quindi rileva e ricentra il concetto di ci\u00f2 che corrisponde allo sviluppo della persona umana nella sua pienezza. Il perseguimento della pienezza, in altre parole, e ci\u00f2 che \u00e8 in relazione al bene sostanziale della persona umana, e viene rintracciato, in questo lavoro, attraverso un\u2019analisi di corrispondenza sinottica tra l\u2019antropologia biblica, e altre similarit\u00e0 teoriche connesse alla filosofia, alle scienze umane e sociali. L\u2019indagine sulla ricerca dei bisogni della natura umana ha cos\u00ec fatto riferimento a diversi approcci teorici e prospettive filosofiche: Heller, Maslow, McClelland, Nussbaum, Sen; autori diversi da cui si \u00e8 cercato di cogliere la descrizione degli aspetti concreti e propri di \u201cquelle condizioni della vita sociale\u201d costituite da diversi beni sostanziali, riconducibili a bisogni di tipo materiale, di sicurezza, di socialit\u00e0, e correlati ai relativi settori dell\u2019economia privata, del settore statale e della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Per quanto attiene all\u2019ambito economico, e in particolare delle teorie macroeconomiche, non sembra particolarmente utile in questa ricerca fare riferimento a teorie economiche di tipo chiuso<sup>5<\/sup>\u00a0come quelle neoclassiche-monetariste, dal momento che l\u2019attenzione in questo lavoro \u00e8 posta sul processo storico, sulle strutture e forze sociali, politiche ed economiche dalla cui interazione scaturisce il bene comune e la sua dinamica storica. Lo sguardo d\u2019insieme non \u00e8 tanto sull\u2019individuo, ma sulle classi sociali, non sulla sola economia di mercato, ma sull\u2019interazione dell\u2019economia di mercato (imprese private e processi di scambio), con l\u2019economia del settore pubblico (imprese pubbliche e processi di redistribuzione), e quella del settore sociale o terzo settore (famiglie, imprese sociali, consumi ed economia della reciprocit\u00e0 e della gratuit\u00e0). In ragione di ci\u00f2, sembra pi\u00f9 utile ricorrere a teorie aperte (Marzano 2006b) nell\u2019ambito delle scuole di pensiero di tipo keynesiano, oggi definite \u201ceterodosse\u201d<sup>6<\/sup>\u00a0che hanno il vantaggio di assumere al livello teorico la possibilit\u00e0 dello squilibrio, delle differenze nella struttura sociale, dove \u00e8 possibile cogliere le dinamiche economiche e sociali, e quindi nel nostro caso, il dispiegarsi dei loro effetti sul bene comune.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito degli approcci \u201ceterodossi\u201d, il riferimento \u00e8 ai post-keynesiani, che hanno continuato ad approfondire dopo l\u2019insegnamento di Keynes la ricerca nell\u2019ambito macroeconomico, e tenendo in considerazione anche i contributi teorici di Kalecki, e di Sraffa. In merito, il paradigma post-keynesiano sembra essere pi\u00f9 confacente con lo sviluppo di questo progetto di ricerca, almeno in ragione di quelle caratteristiche fondamentali e proprie di questo ramo della scienza economica. L\u2019approccio realista dell\u2019economia post-keynesiana rende ragione di un\u2019analisi, che dovendo partire dalla realt\u00e0 per come si presenza e si lascia osservare, \u00e8 quanto mai utile per cogliere la dimensione del bene comune economico all\u2019interno di un concreto e determinato modo di funzionamento di un sistema economico. Se esiste un bene comune attinente alla sfera dell\u2019economico, ed \u00e8 questo il punto di partenza di questa ricerca, deve allora essere reso conoscibile, attraverso un metodo che abbia come suo fondamento teorico la ricerca dell\u2019aderenza alla realt\u00e0 economico-sociale per come si mostra. Un secondo aspetto fondamentale \u00e8 connesso al fatto che il riferimento teorico oggetto di osservazione nel reale, non \u00e8 primariamente l\u2019individuo, quanto piuttosto l\u2019insieme sociale, nelle sue strutture e classi, definite in ragione di scopi propri connessi appunto ad appartenenze di natura sociale. La visione dell\u2019economia post-keynesiana si presenta cos\u00ec capace di cogliere la dimensione organica e sistemica della realt\u00e0 sociale ed economica, per quella che \u00e8, senza dover ricorrere a metodi aggregativi dei singoli individui per ottenere la dimensione collettiva. Del resto il metodo aggregativo proprio dell\u2019individualismo metodologico pu\u00f2 evidenziare la sfera del bene comune, solo come aggregazione dei beni dei singoli individui, riuscendo a rappresentare cos\u00ec solo un bene collettivo, che poco o niente potrebbe dire in merito al bene comune (Zamagni 2007); questo infatti \u00e8 la risultante di un processo sicuramente aggregativo degli individui, ma tiene conto anche del fatto che il bene, nella visione personalista (Marzano 2006b:93), \u00e8 anche relazione, socialit\u00e0, legame, interconnessione, da cui discende che il collettivo, l\u2019insieme sociale, costituendo un sistema che \u00e8 sempre qualcosa di pi\u00f9, della semplice somma delle singole parti individuali. Un terzo riferimento \u00e8 connesso al principio della domanda effettiva (Lavoie 2006: 12), per cui il livello di produzione delle imprese si adeguer\u00e0 sempre al livello di domanda aggregata<sup>7<\/sup>\u00a0proveniente dalle famiglie, dalle imprese e dallo Stato. Questa impostazione offre un quadro teorico, dove \u00e8 centrale la domanda piuttosto che l\u2019offerta, e si presta bene a sottolineare un contesto dove, pur in presenza di piena disponibilit\u00e0 dei fattori e di risorse necessarie alla produzione, il bisogno di lavorare potrebbe restare insoddisfatto anche in una condizione di equilibrio sul mercato dei beni<sup>8<\/sup>. Altro riferimento \u00e8 l\u2019importanza del tempo storico, pi\u00f9 di quello logico. Il tempo logico \u00e8 un tempo astratto utile al confronto intertemporale tra diverse posizioni di equilibrio, proprio delle impostazioni neoclassiche, mentre il tempo storico si presenta come tempo legato a processi e dinamiche lineari, dove divengono rilevanti le condizioni di stabilit\u00e0-instabilit\u00e0 attinenti alle grandezze stock connesse sia a determinati flussi economici, che finanziari (Lavoie 2006). Infine le considerazioni sul ruolo della moneta e della finanza, che in generale rivestono una funzione fondamentale nelle economie moderne, e nei processi di decisione che hanno conseguenze anche sull\u2019economia reale, e quindi sul bene comune.<\/p>\n<p>Il bene comune \u00e8, cos\u00ec sostanzialmente, un concetto da comprendere all\u2019interno di un processo storico, ha dunque una sua evoluzione e dinamicit\u00e0, dovuta a innumerevoli fattori, e non necessariamente si associa a una nozione di equilibrio statico. Inoltre \u00e8 propria di questa scuola di pensiero l\u2019assunzione che la realt\u00e0 \u00e8 caratterizzata da incertezza, per cui nessuno conosce il futuro, e in generale i processi si presentano non ergodici, e dove diventa difficile assumere come credibili i postulati dell\u2019impostazione mainstream di agenti perfettamente razionali, e pienamente informati sulle condizioni presenti e sulle tendenze future. Anche questi elementi sono importanti per una corretta analisi macroeconomica del bene comune.<\/p>\n<p>In generale dunque, per quanto sopra esposto, il paradigma post-keynesiano sembra comunque offrire principi e metodi pi\u00f9 adeguati per una ricerca che ha l\u2019obiettivo di individuare strumenti e metodi per osservare e monitorare l\u2019andamento del bene comune in un determinato sistema economico.<\/p>\n<p>In merito allo sviluppo di un modello macroeconomico che possa teoricamente esprimere in modo semplice le variabili in gioco rispetto al riferimento del bene comune, cogliendo cos\u00ec la dinamica di quelle prime condizioni che assicurano almeno nella dimensione materiale il perseguimento del bene comune, e per quanto prima esposto, sembra utile e necessario rifarsi a una modellazione del tipo Stock-Flow Consistent (SFC). Questo approccio teorico fu sviluppato dall\u2019economista britannico Wynne Godley, e consente di tener conto di diversi aspetti che risultano appropriati alla ricerca in esame. Infatti, i modelli SFC lavorano sulla dinamica temporale per cogliere tendenze e rapporti in gioco tra le diverse grandezze reali e monetarie, e studiarne l\u2019andamento di lungo periodo. L\u2019aver considerato la moneta e la finanza in generale come pienamente inserite nel circuito di consumo, produzione, e distribuzione ci permette di considerare l\u2019effetto di queste grandezze in ambito sociale. Ad esempio per comprendere al meglio gli effetti della disuguaglianza \u00e8 necessario esplicitare, nel modello di riferimento, le diverse tipologie di classi sociali, a cui sono associate variabili flusso e stock di natura reale e finanziaria, in modo da coglierne nel lungo periodo l\u2019andamento temporale e le sue ripercussioni sul bene comune. Il modello SFC inoltre pu\u00f2 essere articolato con riferimento a macro settori dell\u2019economia tradizionale: settore privato, pubblico, e nell\u2019ambito di questa nostra ricerca anche del settore sociale. Ulteriore e non trascurabile aspetto \u00e8 la possibilit\u00e0 di agganciare ai modelli SFC la contabilit\u00e0 nazionale, e quindi si presentano per loro natura predisposti alla verifica empirica (Godley e Lavoie, 2006).<\/p>\n<p><strong>Dichiarazioni d\u2019intenti, e Obiettivi<\/strong><\/p>\n<p>Alla luce di quanto esposto la ricerca vuole favorire un maggiore contatto tra la dimensione etica (quella riconducibile al concetto classico di bene comune) e la macroeconomia. L\u2019obiettivo non \u00e8 principalmente un fine politico, o meglio di politica economica, ma verificare quanto un determinato ordinamento economico sia compatibile nei suoi processi di sviluppo e cambiamento, al perseguimento della dimensione materiale del bene comune stesso. Il bene comune \u00e8 influenzato da molteplici aspetti ovviamente legati anche alle politiche economiche, ma \u00e8 influenzato, ad esempio, anche dalla struttura demografica, dalla struttura delle classi sociali, dall\u2019organizzazione della produzione, dalla configurazione del mercato del lavoro, dallo stato di sicurezza\/insicurezza interna\/esterna, dal modello dei consumi, dall\u2019intensit\u00e0 dei legami sociali, dalle posizioni finanziarie di debito\/credito tra settori, e ovviamente da tanto altro che attiene anche alla dimensione intellettuale e morale dello stesso \u2014 aspetti che dovranno per\u00f2 essere considerati come variabili esogene, per le ragioni sopra descritte.<\/p>\n<p>Le domande che sottostanno alla ricerca conducono dunque a chiedersi: come tenere traccia di tutto ci\u00f2? \u00c8 possibile correlare la macroeconomia al bene comune? Quali criteri utilizzare per definire un\u2019etica nell\u2019economia del bene comune e della dignit\u00e0 della persona umana? Esistono dimensioni etiche, e quindi variabili, indicatori, che possono essere correlate alle grandezze macroeconomiche, e quindi aiutarci a comprendere se ci si sta allontanando o avvicinando da un sentiero di bene comune. Se non possiamo misurarlo in senso cardinale, \u00e8 possibile sapere almeno se si sta deteriorando, o \u00e8 in miglioramento? Esiste la possibilit\u00e0 di un percorso di equilibrio, o almeno di un trend relativamente stabile? E quali sono le determinanti macroeconomiche e sociali per una sua eventuale o relativa stabilit\u00e0 in senso dinamico? Come valutare l\u2019impatto sul bene comune connesso a shock esogeni di vario tipo? \u00c8 possibile un\u2019applicazione empirica del modello su una concreta comunit\u00e0 civile? Queste sono le principali domande che orientano lo scopo di questa ricerca, domande aperte che possono aiutare a tracciare le principali tappe di questo percorso di ricerca, e che possono essere sintetizzate in questa: \u00c8 possibile sviluppare un modello rappresentativo di un sistema economico in grado di comprendere se la sua dinamica si orienta, o meno, verso il bene comune?<\/p>\n<p>In sintesi lo scopo della ricerca \u00e8 pervenire cos\u00ec a un sistema teorico di riferimento per l\u2019integrazione dell\u2019etica nell\u2019economia in modo da rendere possibile lo studio delle relazioni tra le grandezze poste a sistema e la misurazione eventuale d\u2019impatti correlati sul bene comune, almeno nelle loro dimensioni materiali. Per tale ragione \u00e8 necessario procedere alla definizione di una modellistica di base (per ci\u00f2 che attiene alle sole condizioni materiali), che associata a determinati indicatori dimensionali, possa aiutare a comprendere se nel lungo periodo esistono condizioni almeno compatibili al concetto di bene comune. Se tali condizioni sono associabili ad alcune variabili significative, e quali effetti e ripercussioni sono possibili in presenza di shock esterni. Interessante potrebbe essere una stima empirica a partire dai dati della contabilit\u00e0 nazionale, in riferimento ad un determinato paese. L\u2019utilizzo della metodologia SFC pu\u00f2 favorire la comprensione dello stato di rapporto\/relazioni tra settore privato, settore sociale e settore pubblico, relativamente ai processi d\u2019interscambio settoriale e ai loro effetti sul bene comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ipotesi e metodologia<\/strong><\/p>\n<p>In senso classico, come anticipato, il bene comune si presenta come un concetto complesso poich\u00e9 interagiscono nella sua determinazione fattori culturali, sociali, politici ed economici. Per tale ragione \u00e8 un principio che chiama a una partecipazione corresponsabile tutti i membri di un\u2019organizzazione umana, ognuno per la sua parte: le famiglie, le imprese, le associazioni, lo Stato. Le esigenze associate al conseguimento di questo bene sono correlate cos\u00ec a diverse dimensioni, alcune di queste hanno chiaramente risvolti economici, dal momento che rimane centrale il perseguimento del bene comune attraverso la promozione integrale della persona umana, sia come singolo, sia nel suo vivere sociale:<\/p>\n<blockquote><p>Tali esigenze riguardano anzitutto l\u2019impegno per la pace, l\u2019organizzazione dei poteri dello Stato, un solido ordinamento giuridico, la salvaguardia dell\u2019ambiente, la prestazione di quei servizi essenziali delle persone, alcuni dei quali sono al tempo stesso diritti dell\u2019uomo: alimentazione, abitazione, lavoro, educazione e accesso alla cultura, trasporti, salute, libera circolazione delle informazioni e tutela della libert\u00e0 religiosa. (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica 2004: 166).<\/p><\/blockquote>\n<p>Per cogliere la dimensione concreta del concetto, ovvero l\u2019aspetto materiale del bene sociale e della persona umana, \u00e8 necessario sviluppare un sistema che integri la riflessione etica nell\u2019economia, tenendo conto sia dei livelli fondativi del discorso etico in economia e nel rispetto della consequenzialit\u00e0 logico-scientifico (Utz 1999: 33-35). In questo modo a partire da fini universali riconducibili primariamente alla natura umana (primo livello), ai suoi bisogni fondamentali, e alle modalit\u00e0 con cui si ordinano, anche economicamente, i rapporti tra le persone umane, nel rispetto della loro pari dignit\u00e0, e tenendo conto anche del fatto che il modo con cui si organizza e si struttura l\u2019economia (secondo livello) va poi ad incidere sulle scelte e sui comportamenti economici dei singoli operatori (terzo livello). Questo ha permesso di articolare il concetto di bene comune in alcuni aspetti prioritari, nel loro riferimento etico, che si ispirano e si ordinano secondo tali livelli e tale e consequenzialit\u00e0, e che sono stati poi esplicitati in queste dimensioni: efficacia, equit\u00e0, sostenibilit\u00e0, efficienza. Accanto a queste potrebbero essercene altre, come quelle della resilienza e della celerit\u00e0, poich\u00e9, ad esempio, \u00e8 rilevante eticamente per il bene comune, che la struttura economica sia capace di assorbire shock, ritrovando rapidamente il suo trend (resilienza), o riesca, ad esempio, ad ottenere gli stessi livelli di benessere ottenendoli, per\u00f2, nel modo pi\u00f9 rapido possibile (celerit\u00e0), a conferma ulteriore che la variabile tempo gioca un ruolo cruciale in questa analisi.<\/p>\n<p>Sulle ragioni che portano a correlare, il concetto materiale del bene comune in ambito economico, alle variabili latenti o dimensioni espresse, si pu\u00f2 addurre la necessit\u00e0 di operativizzare il concetto stesso per portarlo nell\u2019ambito della conoscibilit\u00e0, e individuare cos\u00ec degli indicatori &#8211; nel nostro caso grandezze della realt\u00e0 macroeconomica &#8211; che possono poi essere associate concettualmente alle dimensioni correlate alla nozione stessa di bene comune. Un indicatore sar\u00e0 cos\u00ec pi\u00f9 valido, tanto pi\u00f9 sar\u00e0 ben sovrapposto alla dimensione che intende misurare (Garbarino e Palumbo 2006:82-85). In sostanza la ricerca tenta di esprimere una misura ragionevole di un concetto espresso come quello di \u201ceconomia orientata al bene comune\u201d, articolandolo nelle quattro traiettorie etiche citate: efficacia, equit\u00e0, sostenibilit\u00e0, efficienza. Per semplicit\u00e0 non considerando le dimensioni della resilienza e della celerit\u00e0, pur avendo queste, come detto, una loro consistenza etica.<\/p>\n<p>L\u2019impostazione etica dovr\u00e0 necessariamente partire cos\u00ec dal livello primario, quello dei bisogni connessi alla natura della persona umana, alla sua dignit\u00e0 e al suo essere sociale; questa dimensione \u00e8 quella che \u00e8 denominata come \u201cefficacia\u201d; un sistema \u00e8 efficace se \u00e8 in grado di offrire ci\u00f2 che veramente corrisponde alla persona umana. In tal senso l\u2019attenzione non \u00e8 soltanto sui beni materiali, ma anche sul lavoro, sui servizi di cura e di formazione, e soprattutto sulla possibilit\u00e0 di fruire del bene sociale, e di quello relazionale; in tal senso \u00e8 importante la variabile associata al tempo residuo ancora disponibile una volta esplicati i processi lavorativi e consumativi, tempo che pu\u00f2 essere impiegato per la creazione e conservazione di beni relazionali.<\/p>\n<p>Accanto alla dimensione etica dell\u2019\u201cefficacia\u201d \u00e8 presente l\u2019\u201cequit\u00e0\u201d. Per equit\u00e0 s\u2019intende la capacit\u00e0 del sistema di offrire beni, procedure, regole, in modo sostanzialmente equo alle persone. Non si tratta di semplice uguaglianza &#8211; poich\u00e9 non \u00e8 una forma di comunitarismo &#8211; ma di poter offrire i requisiti base affinch\u00e9 ciascuno possa essere messo nella condizione di poter raggiungere i suoi obiettivi. In tal senso la macroeconomia pu\u00f2 offrire molto dal punto di vista delle libert\u00e0 strumentali (Sen 2000:42-43), mentre la politica molto dal punto di vista delle libert\u00e0 sostanziali. L\u2019equit\u00e0 dovrebbe misurare, in rapporto al bene comune, come la ricchezza, il tempo, le forme di lavoro, si distribuiscono tra le diverse classi sociali. Il riferimento alle classi sociali \u00e8 importante, dal momento che ogni classe si qualifica in ragione di appartenenze culturali e scelte sociali, influenzate appunto dal reddito, dalle condizioni di propriet\u00e0, dal lavoro svolto, dal tempo libero a disposizione. La misura dell\u2019equit\u00e0 \u00e8 correlata quindi a una visione stratificata della popolazione in classi. In base alla struttura della propriet\u00e0, alla tipologia di lavoro, e al patrimonio a disposizione si sono ipotizzate le seguenti tre classi: gli uppers ovvero la classe di coloro che risultano proprietari di un patrimonio finanziario ed immobiliare, e vivono grazie ai redditi generati dalla ricchezza posseduta, dalle propriet\u00e0 e relative attivit\u00e0 finanziarie ed imprenditoriali, una middle class che si sostiene prestando un lavoro di tipo subordinato ma stabile nella durata; infine la underclass in cui si trovano coloro che per diverse ragioni non riescono a trovare un lavoro stabile, e non hanno mezzi di sussistenza e vivono comunque in un condizione di precariet\u00e0 e povert\u00e0. La suddivisione adottata \u00e8 una semplificazione, funzionale al lavoro, basata sulla ricerca di Mike Savage, sociologo, che ha proposto un modello strutturale a sette classi, per l\u2019economia del Regno Unito, imperniate su educazione, cultura, tipologia di reddito e di occupazione (Savage et al. 2015)<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p>Si conferma anche in questo la possibilit\u00e0 di fare riferimento alla scuola post-keynesiana in particolare per il contributo di pensiero offerto da Kalecki, proprio in ragione della sua visione dinamica di una economia che trova le determinanti fondamentali nelle decisioni associate alle strutture di classe (1954).<\/p>\n<p>La terza dimensione etica \u00e8 quella della \u201csostenibilit\u00e0\u201d, che misura la capacit\u00e0 del sistema di rigenerarsi nel tempo; questo concetto correlato al bene comune potrebbe integrare, accanto ai tipici aspetti ambientali (quelli propri dello sviluppo sostenibile), anche la sostenibilit\u00e0 finanziaria e demografica. Per tale ragione e per ci\u00f2 che attiene alle condizioni che misurano l\u2019impatto ambientale, potrebbe essere importante tener conto ad esempio delle risorse naturali non rinnovabili, dell\u2019effetto dell\u2019inquinamento ambientale, o del problema legato alla generazione di rifiuti come risultato dei processi di produzione e di consumo. In tal senso il modello macroeconomico dovrebbe contemplare alcuni riferimenti di sintesi, connessi alla possibilit\u00e0 di realizzare investimenti green che riducono il tasso di consumo delle risorse naturali non rinnovabili, introducendo nel processo di produzione un capitale produttivo ecologico, o tener conto di effetti indiretti sulla produttivit\u00e0, o sulla salute connessi alla produzione generica di rifiuti. In sostanza tener conto della green transformation che si focalizza su investimenti che possono in alternativa ridurre i costi di produzione e migliorare l\u2019efficienza del processo produttivo, oppure investimenti che sostituiscono le tecnologie tradizionali e riducono le emissioni inquinanti, o in alternativa investimenti che valorizzano l\u2019ecosistema, ad esempio attraverso il rimboschimento (Jackson 2009:139). Per quanto \u00e8 relativo invece alla sostenibilit\u00e0 demografica \u00e8 importante tener conto della distribuzione per et\u00e0 della popolazione: in tal senso pu\u00f2 essere rilevante considerare in un contesto di lungo periodo il ruolo e la distinzione tra forza lavoro e popolazione non attiva; in merito non pu\u00f2 non essere presa in considerazione questa distinzione quando si affronta il problema della tenuta dei conti pubblici per ci\u00f2 che attiene alla spesa previdenziale &#8211; in tal senso l\u2019indice di dipendenza potrebbe rappresentare una misura importante per gli effetti collaterali sulla dimensione e sulla tenuta temporale del sistema contributivo, oppure per gli effetti complessivi sul sistema della produttivit\u00e0 media del lavoro. Ad esempio un basso tasso di fecondit\u00e0 pu\u00f2 portare la struttura demografica del paese verso configurazioni che possono generare squilibri nel lungo periodo e avere inevitabili conseguenze sul bene comune. Altro aspetto di cui \u00e8 importante tener conto in questo ambito dimensionale, \u00e8 quello della sostenibilit\u00e0 finanziaria, in altre parole, l\u2019andamento delle posizioni debitorie\/creditorie tra i vari settori: a tal riguardo il modello SFC &#8211; integrando la componente patrimoniale &#8211; consente di misurare le posizioni stock e di valutare in senso dinamico gli effetti e gli squilibri tra i settori, che ovviamente avranno anch\u2019essi un loro impatto sul bene comune.<\/p>\n<p>La quarta e ultima dimensione \u00e8 quella dell\u2019\u201cefficienza\u201d, anche l\u2019efficienza \u00e8 una delle misure dell\u2019etica economica, ma come visto non \u00e8 la sola. L\u2019efficienza misura sostanzialmente la ricchezza prodotta in un determinato periodo, ed esprime, di fatto, la capacit\u00e0 di un sistema di allocare, nello scambio, nel consumo, e nella produzione in modo efficiente le sue risorse. Si tratta di un riferimento etico che risponde alla domanda sul quantum da produrre e da allocare in prima istanza, in rapporto ad un determinato ammontare di risorse. Riferimento relativo soprattutto al settore del mercato privato. Spetta, infatti, al mercato produrre beni e servizi, ma questo deve essere fatto con efficienza, cio\u00e8 nel migliore dei modi possibili, affinch\u00e9 le risorse possano essere sempre destinate in modo adeguato. Questa dimensione etica \u00e8 quella che normalmente pu\u00f2 essere ricondotta alle posizioni teoriche di tipo liberista, e oggetto spesso di confusione, quando si fa riferimento a una probabile economia del bene comune. La soluzione comune \u00e8 quella di spingere la produzione, la crescita, tentando di \u201caumentare la torta\u201d per quanto possibile, in modo tale che gli effetti favorevoli ricadano anche a beneficio delle persone pi\u00f9 povere<sup>10<\/sup>. Il discorso sull\u2019efficienza riguarda anche il settore pubblico, infatti, lo Stato e tutto il suo apparato amministrativo \u00e8 chiamato a gestire il bene pubblico, evitando sprechi e corruzione. Anche qui si dovranno individuare grandezze macroeconomiche capaci di esprimere e misurare l\u2019efficienza della produzione, attraverso indicatori di produttivit\u00e0 del capitale, del lavoro, di redditivit\u00e0 delle imprese, interni al sistema.<\/p>\n<p>Ovviamente esiste un giusto dimensionamento ed equilibrio del mercato, rispetto allo Stato e alla societ\u00e0 civile che realizza una qualit\u00e0 migliore di bene comune; infatti un mercato sottodimensionato, non competitivo, porter\u00e0 presto o tardi una determinata collettiva verso l\u2019impoverimento. Un mercato molto efficiente, e troppo presente nei settori del vivere sociale, pu\u00f2 spingere una collettivit\u00e0 a essere molto ricca, ma probabilmente con livelli bassi nella dimensione definita in questo lavoro come efficacia, giacch\u00e9 il tempo da destinare alle risorse sociali e alla generazione di beni relazionali, potrebbe essere invece sacrificato alla produzione.<\/p>\n<p>In sostanza le quattro dimensioni etiche (efficacia, equit\u00e0, sostenibilit\u00e0, efficienza) dovrebbero offrire una rete di protezione e sostegno per la conservazione e il miglioramento del bene comune, all\u2019interno di una qualunque comunit\u00e0 organizzata. La griglia \u00e8 applicabile a valutazioni di etica economica nell\u2019ambito di sistemi di riferimento in cui interagiscono processi economici, sociali e di autorit\u00e0. Il passo ulteriore sar\u00e0 quello di associare alle dimensioni etiche, di cui sopra, degli indicatori che ci permettono di comprendere l\u2019impatto relativo sul bene comune.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/fig1-bongianni.jpg\" alt=\"fig1 bongianni\" width=\"469\" height=\"283\" \/><br \/>\n&#8211; fig. i.1 &#8211; le quattro dimensioni etiche<\/p>\n<p>L\u2019idea di una rete di protezione e sostegno per il bene comune, riprende l\u2019intuizione di Kate Raworth sulla necessit\u00e0 di uscire fuori dalla visione dell\u2019economia della sola crescita, per ricomprendere il benessere di una collettivit\u00e0 umana, tra un limite inferiore di un\u2019immaginaria \u201cciambella\u201d, definito da una base sociale di sussistenza (efficacia), e un limite superiore che \u00e8 definito in rapporto alla sostenibilit\u00e0 ambientale (sostenibilit\u00e0). L\u2019economia si dovrebbe esprimere all\u2019interno di questi due limiti, come \u201cspazio equo e sicuro per l\u2019umanit\u00e0\u201d (Raworth 2017: 65). Il lavoro presente tenta cos\u00ec d\u2019integrare in senso sistemico e dinamico questa visione con altri due aspetti etici: l\u2019efficienza e l\u2019equit\u00e0, per inserire il tutto all\u2019interno di un modello di etica economica di base.<\/p>\n<p>Le dimensioni etiche si devono poi agganciare alle variabili endogene ed esogene del modello SFC. In particolare l\u2019interazione dei tre settori avviene attraverso la rappresentazione di classi e categorie d\u2019impresa. Per il settore sociale, cio\u00e8 quello concernente le famiglie \u00e8 importante considerare sia la distinzione in classi (underclass, middle, upper) sia la struttura demografica, che in questo lavoro \u00e8 per semplicit\u00e0 considerata come esogena. Per il settore delle imprese si considera la distinzione tra le imprese sociali per la produzione di beni sociali (formazione, cura, assistenza), e imprese per la produzione di beni finali e intermedi. Il settore statale si compone in senso generale dei seguenti compartimenti: uno che si riferisce al governo, l\u2019altro \u00e8 relativo settore bancario, costituito dalla banca centrale e dalle banche commerciali per le attivit\u00e0 istituzionali d\u2019intermediazione finanziaria di prestito e raccolta. Si riporta a seguire una rappresentazione schematica dei flussi reali e monetari che avvengono tra i settori, mentre non sono riportate per semplicit\u00e0 le posizioni di debito\/credito tra i comparti e le loro relative variazioni. Il modello rappresenta un\u2019economia chiusa \u2014 ipotesi di semplificazione \u2014 con un generico settore ambiente che resta comunque relegato all\u2019esterno e quindi trattato anch\u2019esso in modo esogeno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/fig2-bongianni.jpg\" alt=\"fig2 bongianni\" width=\"450\" height=\"262\" \/><\/p>\n<p>fig. i.2 &#8211; visione sintetica del modello SFC<\/p>\n<p>Lo sviluppo del modello SFC si struttura a partire dalla definizione dei settori coinvolti negli scambi reali e monetari, definisce le principali relazioni riconducibili alle identit\u00e0 di contabilit\u00e0 nazionale, e tiene conto dei flussi esistenti tra i settori, e dei relativi stock patrimoniali; l\u2019andamento dei flussi implica sempre una variazione degli stock, e necessariamente anche consequenziali comportamenti diversi da parte degli operatori in caso di processi irreversibili. Le equazioni che si definiscono dalle identit\u00e0 contabili sono cos\u00ec integrate da diverse equazioni comportamentali. Definiti i parametri esogeni, i risultati del modello SFC vanno ad alimentare la griglia degli indicatori associati alle dimensioni, fornendo cos\u00ec una prima indicazione sul possibile andamento del bene comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/fig3-bongiani.jpg\" alt=\"fig3 bongiani\" width=\"404\" height=\"336\" \/><\/p>\n<p>&#8211; fig. i.3 &#8211; interazione tra modello e dimensioni etiche.<\/p>\n<p>In merito agli aspetti riconducibili alle osservazioni sul bene comune, \u00e8 giusto rilevare che non s\u2019intende con questo misurare il bene comune economico (anche per le sue sole dimensioni materiali) semplicemente perch\u00e9 non \u00e8 quantificabile, ma il lavoro mira a fornire tutti gli elementi per una sua osservazione indiretta, di tipo qualitativo e quantitativo, attraverso lo studio di tendenze e parametri di controllo, al fine di poter fornire almeno alcune indicazioni utili ad evidenziare sentieri di peggioramento o miglioramento rispetto ad un determinato punto di partenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Limitazioni e vincoli<\/strong><\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 principale della ricerca \u00e8 nell\u2019individuazione delle grandezze macroeconomiche e sociali capaci di rendere esplicativo attraverso le dimensioni prescelte il concetto di \u201ceconomia orientata al bene comune\u201d. Dietro questa difficolt\u00e0, c\u2019\u00e8 ovviamente e onestamente, anche l\u2019aver considerato in senso classico il concetto di bene comune, e quindi, l\u2019essere guidati nella ricerca proprio da una determinata idea, in ragione della quale il bene comune \u00e8 sempre qualcosa che ha a che fare con la natura della persona umana, e con i suoi bisogni costitutivi e fondamentali. Il sistema nel suo ambito sociale, politico ed economico \u00e8 al servizio della persona umana. Si \u00e8 consapevoli che l\u2019indagine non pu\u00f2 prendere in esame che la sola dimensione materiale del bene comune, trascurando di conseguenza aspetti riconducibili ai livelli morali e culturali di una determinata societ\u00e0. Aspetti che possono essere trattati solo come variabili esterne e quindi esogene al modello. Alla difficolt\u00e0 d\u2019integrare l\u2019etica nell\u2019economia, e di renderla per una certa misura osservabile, si aggiunge la necessit\u00e0 di descrivere il sistema teorico dei tre settori (sociale, politico, ed economico) nel modo pi\u00f9 semplificato possibile, trascurando elementi che potrebbero essere importanti per il bene comune, essendo il concetto stesso onnicomprensivo. Per tale ragione si utilizzano generalmente dei modelli con cui si rappresenta e si descrive il funzionamento dell\u2019economia. Un determinato modello \u00e8 sempre caratterizzato da una visione teorica da cui scaturisce la descrizione della struttura fondativa delle relazioni che sussistono tra le diverse variabili che sono oggetto di osservazione. L\u2019uso di modelli economici \u00e8 oggi estremamente diffuso presso istituzioni internazionali, centri studi, e nella prassi sono utilizzati a fini interpretativi, ma soprattutto predittivi. Le stime ottenute sugli andamenti delle principali grandezze macroeconomiche, influenzano ordinariamente i policy-makers, i mercati finanziari, le scelte d\u2019investimento di imprese pubbliche e private; normalmente queste previsioni sono riprese dai quotidiani, mass media, social media e sono oggetto di riflessioni da parte di think tank specializzati.<\/p>\n<p>Attualmente i modelli macroeconomici pi\u00f9 in uso sono del tipo DSGE (Dynamic Stochastic General Equilibrium) contraddistinti alla base da una impostazione teorica che considera la realt\u00e0 economica come caratterizzata da condizioni di equilibrio stabile nel tempo, dalla presenza di agenti razionali, con buone capacit\u00e0 predittive, in presenza di mercati finanziari efficienti; in generale \u00e8 dominante la visione di un contesto dove il mercato si autoregola, dove risulta importante limitare, per quanto possibile, l\u2019intervento dello Stato nell\u2019economia, dal momento che famiglie e imprese si comportano in modo ottimale massimizzando la propria utilit\u00e0. Le previsioni ottenute attraverso questi modelli, proprio per la struttura teorica di base su cui sono fondati, non possono ovviamente prevedere la crisi, perch\u00e9 non ne hanno concezione: \u201cnaturalmente, tali modelli non possono servire quando il sistema venga disturbato da una crisi, specie se di grandi dimensioni, che non pu\u00f2 da essi essere prevista.\u201d (Cozzi 2011:32). In sostanza modelli che sembrano di fatto costruiti per descrivere un mondo ideale, dove il bene \u00e8 ampiamente diffuso, e dove l\u2019unica preoccupazione sembra essere quella di continuare a garantire per quanto possibile un certo status quo. Per tale ragione se i modelli costruiti su impianti teorici non descrivono la realt\u00e0, ma sono derivati da visioni artificiali, non solo risultano inutili, ma potrebbero essere anche dannosi<sup>11<\/sup>. Per tale ragione l\u2019utilizzo di una modellazione SFC consente di tener conto in modo pi\u00f9 conveniente delle variabili reali, ma anche di quelle monetarie e finanziarie, come nella realt\u00e0 avviene. L\u2019approccio \u00e8 rigoroso e matematicamente laborioso, pu\u00f2 fornire una misura delle grandezze macroeconomiche, e soprattutto dei rapporti di forza in gioco al livello sociale, senza trascurare l\u2019impatto della disuguaglianza, e delle dinamiche finanziarie, in un contesto caratterizzato comunque da incertezza: aspetti che possono essere considerati un punto di sostegno per un\u2019analisi che deve poi desumere possibili impatti sul bene comune. L\u2019integrazione con aspetti sociali e demografici si attua nella misura di quanto \u00e8 strettamente necessario a cogliere altri impatti correlati, soprattutto negli andamenti di lungo periodo. La semplicit\u00e0 ha sempre il vantaggio di rendere pi\u00f9 chiara l\u2019esplicitazione di alcuni nessi causali, che possono essere utili, per la ricerca e l\u2019approfondimento di quelle dimensioni ritenute portanti nel rapporto tra etica ed economia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusione Generale<\/strong><\/p>\n<p>Lo sviluppo del lavoro \u00e8 stato fondato sulla possibilit\u00e0 d\u2019interconnettere il concetto di bene comune, proprio della filosofia morale, con quello di economia proprio della scienza sociale. Dopo aver esaminato e approfondito la dimensione del concetto di bene comune, si \u00e8 cercato di definire al livello teorico un metodo in grado di relazionare i due ambiti. Per le ragioni, argomentate nel lavoro, si sono individuate quattro dimensioni di natura etica (efficacia, equit\u00e0, sostenibilit\u00e0, efficienza) che possono essere associate a grandezze economiche, al fine di tentare una risposta agli interrogativi che hanno guidato il progetto di ricerca. La domanda che in sintesi ha accompagnato questo lavoro pu\u00f2 essere cos\u00ec espressa: \u00e8 possibile individuare una metodologia e sviluppare un modello di valutazione etica in grado di comprendere se una realt\u00e0 economica nella sua dinamica si orienta o no, verso il bene comune?<\/p>\n<p>Dopo aver enucleato e circoscritto il significato dei concetti fondamentali; infatti per il bene comune, ci si \u00e8 limitati al bene comune economico, ritenendo questa dimensione essere pi\u00f9 appropriata, se riferita ai soli requisiti di base, evitando di prendere in considerazione aspetti connessi, ad esempio, alla presenza dei beni morali che sappiamo essere elementi indispensabili e costitutivi del bene comune, ma che possono essere trattati come dati a priori, se ci si limita agli aspetti e alle condizioni pi\u00f9 tangibili; sia con riferimento all\u2019economia, delimitando la ricerca e le analisi alle dimensioni proprie della teoria macroeconomica. Il passo successivo \u00e8 stato quello di valutare il grado di conoscibilit\u00e0 del bene comune economico, ritenendo questo certamente conoscibile, ma ragionevolmente non misurabile (cap. I). Non essendo misurabile (non esiste, infatti, un\u2019unit\u00e0 di misura dello stesso), si \u00e8 proceduto in modo indiretto, applicando alla realt\u00e0 economica quattro dimensioni di natura etica, in grado di esprimere valutazioni su ambiti che hanno spessore e rilevanza etica differente, ma che, se organizzati a sistema, possono offrire un quadro abbastanza omogeneo, e suscettibile anche di varie applicazioni.<\/p>\n<p>Le quattro dimensioni morali sono state osservate a partire da considerazioni e problematiche etiche che scaturiscono dall\u2019analisi delle principali teorie economiche. La prima dimensione, quell\u2019\u201cefficacia\u201d esprime il grado e la capacit\u00e0 del sistema di creare le condizioni per la soddisfazione dei bisogni fondamentali della persona umana (cap. II), la dimensione dell\u2019\u201cequit\u00e0\u201d per esprimere il livello di uguaglianza tra le persone che vivono all\u2019interno del sistema economico (cap. III), la dimensione della \u201csostenibilit\u00e0\u201d in riferimento alla capacit\u00e0 del sistema di autorigenerarsi per le generazioni future (cap. IV), ed infine anche la dimensione dell\u2019\u201cefficienza\u201d come capacit\u00e0 del sistema di produrre e allocare le proprie risorse in modo razionale (cap. V). Queste dimensioni etiche non hanno la pretesa di offrire una misurazione del bene comune, ma possono dirci qualcosa in relazione ad una determinata posizione di partenza, di base, se il sistema in linea generale si sta orientando o no al bene comune, o se una determinata politica, che certamente potrebbe far crescere il reddito, produca anche risultati positivi in termini di scostamenti favorevoli verso il bene comune (cap. VII).<\/p>\n<p>La rappresentazione formale dell\u2019economia \u00e8 stata costruita a partire dal paradigma post-keynesiano, definito all\u2019interno di un approccio di realismo sistemico, a cui non sfugge il ruolo delle istituzioni, le strutture delle classi, i rapporti di forza e di potere, il ruolo della finanza; in questo modo il modello si adatta alla lettura della realt\u00e0, colta nel suo dinamismo storico, e letta per come si presenta, e non come risposta a un ideale astratto. Questo del resto era gi\u00e0 stato individuato da Utz<sup>12<\/sup>\u00a0nel suo insuperato lavoro \u201cEtica Economica\u201d quando in merito scriveva: \u201cLe teorie post-keynesiane tentano di rimediare alle carenze della teoria keynesiana. Esposizioni sistematiche complete sono finora assenti. Comunque \u00e8 chiaramente visibile un riorientamento della scienza dell\u2019economia alle implicazioni etico-sociali di tutti i problemi economici.\u201d (1999:207). Dalla corrente di pensiero post-keynesiano e all\u2019interno della ricerca macroeconomica sui modelli della crescita e lo studio delle interconnessioni tra economia reale e finanziaria nascono i modelli macroeconomici Stock-Flow Consistent (SFC) che uniscono al rigore della logica di contabilit\u00e0 nazionale, una adeguata flessibilit\u00e0 e una particolare versatilit\u00e0, in modo da poter essere adattati alle finalit\u00e0 proprie della ricerca, ed in questo specifico caso adeguati e utili, per comprendere attraverso l\u2019analisi etica, gli impatti che l\u2019economia pu\u00f2 avere sul bene comune. Nel corso di questo lavoro partendo da alcuni modelli gi\u00e0 esistenti (Zezza 2008) si \u00e8 tentata un\u2019estensione utile, e necessaria, per comprendere aspetti fondamentali per il bene comune. Nella definizione formale di un modello artificiale (cap. VI), accanto alla classica interconnessione tra grandezze finanziarie ed economiche, tipica dei modelli SFC, si \u00e8 prevista una struttura caratterizzata da classi sociali differenti, la presenza del terzo settore e delle imprese sociali, il ruolo chiave del settore ambiente con risorse naturali, beni comuni da tutelare, e rifiuti da gestire, il tutto agganciato a una determinata dimensione demografica; il modello \u00e8 stato inoltre adattato per cogliere un&#8217;importante dinamica per il bene comune che si pone, soprattutto oggi, nella differenza tra occupati stabili e precari, e nella variabile del tempo libero cruciale per il ruolo specifico della famiglia. Nella sostanza un modello che si presta a esprimere quel paniere di beni privati, beni pubblici, beni sociali, e beni comuni la cui presenza caratterizza proprio un\u2019economia per il bene comune. Definito cos\u00ec il modello di riferimento e valutata la consistenza attraverso l\u2019impostazione di valori e parametri iniziali, calibrati su livelli verosimili per un\u2019economia avanzata, si \u00e8 tentato l\u2019esercizio teorico di stimare l\u2019impatto etico sul bene comune variando di volta in volta parametri ritenuti rilevanti in relazione ad una determinata politica, o per la presenza di eventuali shock esterni (cap. VII).<\/p>\n<p>I risultati ottenuti sono stati analizzati attraverso un\u2019osservazione sia quantitativa dei diversi indici connessi alle dimensioni, ma soprattutto qualitativa, attraverso la comprensione dei meccanismi di trasmissione che da un input iniziale di natura economica, finanziaria, o di altro tipo, si comunicano attraverso le interconnessioni del modello, per produrre impatti su molte variabili di rilievo per il bene comune; l\u2019indice di sintesi cosiddetto proxy del bene comune, ottenuto attraverso l\u2019aggregazione delle quattro dimensioni etiche, non ha la pretesa di essere una misura del bene comune, perch\u00e9 come espresso sopra questo non pu\u00f2 essere determinato, ma deve essere letto come un tentativo di cogliere il movimento del sistema economico verso un path pi\u00f9 o meno orientato verso il bene comune.<\/p>\n<p>Dal punto di vista teorico, il contributo pi\u00f9 importante sta nell\u2019individuazione di una struttura logica coerente per la valutazione etica di un sistema, processo, o ordinamento economico. Le quattro dimensioni etiche definiscono, infatti, da un punto di vista formale, quei punti nodali per intraprendere un\u2019analisi etica in ambito economico; un sistema di analisi che pu\u00f2 essere considerato in s\u00e9 abbastanza completo e generalizzabile. Senza queste dimensioni si possono rischiare conclusioni parziali e talvolta fuorvianti, e tale aspetto continua ad affliggere purtroppo ogni approccio che si fonda sul solo principio di massimizzazione dell\u2019utilit\u00e0 dei singoli agenti, restando relegato all\u2019eticit\u00e0 della sola efficienza. Daly stesso aveva gi\u00e0 posto in evidenza, tempo fa, che oltre alla presenza del dilemma classico tra distribuzione e allocazione, esiste l\u2019altro problema legato al fatto che il mercato pu\u00f2 solo risolvere attraverso i prezzi il problema dell\u2019efficienza, ma non pu\u00f2 assicurare n\u00e9 una distribuzione equa, e neanche una scala ottimale in termini di sostenibilit\u00e0 ambientale: \u201cQuello che ancora deve essere riconosciuto \u00e8 che non ci sono due, ma tre valori in conflitto: l\u2019allocazione (efficienza), la distribuzione (equit\u00e0), e la scala (sostenibilit\u00e0).\u201d (Daly 2001:69). In teoria quello che deve essere riconosciuto \u00e8 che i termini in questione, per una completezza dell\u2019analisi etica in ambito economico, in realt\u00e0 non sono soltanto tre ma quattro, ai tre sopra indicati, infatti, \u00e8 necessario aggiungere un quarto elemento, che \u00e8 appunto nell\u2019ordine dell\u2019adeguatezza, della convenienza, e dell\u2019opportunit\u00e0, in merito al fatto che il sistema economico sia per l\u2019uomo e non contro l\u2019uomo, e quindi in grado di fornire beni, e assicurare tutte quelle condizioni pi\u00f9 compatibili con la natura della persona umana e del suo pieno sviluppo (efficacia).<\/p>\n<p>Le quattro dimensioni etiche, che costituiscono un sistema di valutazione generale per l\u2019etica nell\u2019economia, non possono essere considerate della stessa importanza; si \u00e8 visto che \u00e8 necessario attribuire loro un peso, un grado di priorit\u00e0 e di importanza. L\u2019attribuzione di un peso, per esprimere un pi\u00f9 o meno importante rispetto ad altro, \u00e8 questione connessa alla sensibilit\u00e0 ed onest\u00e0 del valutatore etico, che in base alle circostanze storiche, o fattuali del momento, pu\u00f2 ritenere ad esempio l\u2019equit\u00e0 pi\u00f9 importante della sostenibilit\u00e0 o viceversa. In linea generale tuttavia l\u2019ordine di preferenza \u00e8 definito dalla priorit\u00e0 dell\u2019efficacia (beni e condizioni in rapporto alla natura propria dell\u2019uomo), sull\u2019equit\u00e0 (l\u2019uomo in rapporto ai propri simili), e di questa sulla sostenibilit\u00e0 (l\u2019uomo di oggi in rapporto all\u2019uomo di domani), e di questa ultima sull\u2019efficienza (il modo con cui l\u2019uomo usa ed entra in rapporto con le cose). Ribaltare questo significa, per dirla alla Utz, rompere la consequenzialit\u00e0 logica-scientifica per un ordinato ragionamento etico.<\/p>\n<p>I tentativi formali e sostanziali che hanno portato alla separazione tra etica ed economia, cercando di fare dell\u2019economia una scienza esatta, sono purtroppo incapaci di cogliere le conseguenze e gli esiti generati da una presunta idea di neutralit\u00e0 rispetto ai fini (Vito 1967), prospettiva questa che sembra ancora oggi presente, e che continua tuttavia a causare sofferenza e disagi. L\u2019idea che perseguire l\u2019efficienza comunque comporter\u00e0 alla fine sempre una crescita in termini di efficacia &#8211; pensiero rivestito spesso di verit\u00e0 scientifica (esempio tipico del trickle down effect) &#8211; non solo non \u00e8 vera, ma spesso \u00e8 anche pericolosa, rispetto ad esempio approcci alternativi che puntando direttamente sull\u2019efficacia, tendono poi a conseguire nel tempo una maggiore efficienza, da cui dinamicamente nel tempo si pu\u00f2 generare nuova efficacia, permettendo cos\u00ec l\u2019avvio di circolarit\u00e0 etiche positive<sup>13<\/sup>. Il poter cogliere le relazioni tra le quattro grandezze etiche, applicate a un sistema economico modellizzato, consente di esplicitare rispetto ad un determinato fenomeno economico non solo gli impatti diretti, ma anche azioni e retroazioni eventuali sulle dimensioni etiche, evidenziandone anche gli effetti correlati. Tali conseguenze correlate, sono sempre difficili da cogliere in modo teorico e astratto, essendo anche conseguenza di specifiche condizioni storiche e istituzionali, proprie delle strutture sociali presenti nell\u2019economia; per tale ragione i risultati sono valutati, non tanto all\u2019interno di una prospettiva di massimizzazione degli indicatori etici, ma osservando i risultati migliorativi in termini di etica sistemica e dinamica; questo aspetto \u00e8 di particolare importanza e sembra essere in linea con l\u2019esigenza di convergere nella ricerca ad una giustizia pi\u00f9 concreta e meno astratta:<\/p>\n<p>\u201cNella sua critica radicale a j. Rawls, Sen spiega &#8211; a mio giudizio convincentemente &#8211; perch\u00e9 \u00e8 giunto il tempo di parlare di iustitium &#8211; il giudizio pratico su situazioni concrete &#8211; piuttosto che iustitia, la quale presuppone la ricerca della teoria perfetta, universalmente valida. Nel linguaggio dell\u2019economista, ci\u00f2 significa che \u00e8 preferibile porsi alla ricerca di miglioramenti paretiani (iustitium) che non di ottimi paretiani (iustitia).\u201d (Zamagni 2016:171).<br \/>\nI risultati ottenuti, da alcune simulazioni, sono riportati in sintesi nelle conclusioni del capitolo concernente la valutazione degli impatti in termini di orientamento al bene comune (cap. VII): questi risultati tuttavia &#8211; relativi anche a questioni molto dibattute al livello scientifico, e oggetto spesso di letteratura immensa &#8211; non hanno la pretesa di offrire una conoscenza scientifica, anche se possono dare una buona base per approfondimenti empirici, poich\u00e9 sono stati ottenuti attraverso un\u2019inizializzazione delle grandezze stock e dei parametri esogeni, determinati per ottenere andamenti nelle grandezze economiche e finanziarie non reali, ma verosimili. L\u2019interesse del lavoro proposto, infatti, sta nell\u2019aver individuato una metodologia che consente di comprendere se una determinata realt\u00e0 economica, rappresentata attraverso una modellistica<sup>14<\/sup>\u00a0rigorosa e versatile allo stesso tempo, nel suo sviluppo dinamico, si orienti o meno verso il bene comune economico.<\/p>\n<p>In sintesi, e per quanto sopra espresso, un possibile tentativo di esprimere una definizione astratta e formale di una \u201ceconomia orientata al bene comune\u201d o \u201ceconomia per il bene comune\u201d potrebbe essere:<\/p>\n<blockquote><p>Ogni sistema economico che si orienti al bene comune si presenta \u201cefficace\u201d poich\u00e9 consente la piena soddisfazione delle condizioni per lo sviluppo integrale della persona umana, si presenta \u201cequo\u201d perch\u00e9 offre a tutti pari condizioni di trattamento, di opportunit\u00e0 per tale sviluppo, e \u201csostenibile\u201d in quanto attento che l\u2019esigenza dello sviluppo umano non sia compromessa per le future generazioni. Infine \u00e8 anche \u201cefficiente\u201d perch\u00e9 orientato a una crescita tale da garantire a tutti una partecipazione, piena e dignitosa<sup>15<\/sup>, al processo produttivo e consumativo.<\/p><\/blockquote>\n<p>In merito ai limiti del lavoro \u00e8 necessario precisare che i risultati ottenuti riguardano il solo aspetto connesso a condizioni materiali e tangibili del bene comune; in tal senso la rilevanza che le virt\u00f9 morali hanno nei confronti del bene comune pu\u00f2 essere considerata eventualmente solo come dato esogeno (fiducia, solidariet\u00e0, onest\u00e0, reciprocit\u00e0, ecc.); si \u00e8 preferito cos\u00ec monitorare quelle variabili che sono un pre-requisito necessario, anche se non sufficiente, alla loro generazione, come ad esempio il considerare nella famiglia la disponibilit\u00e0 di risorse private e sociali adeguate, la stabilit\u00e0 del lavoro, lo spazio abitativo, ed il tempo libero per le relazioni; aspetti che dovrebbero essere sempre assicurati a tutti gli esseri umani, per ragioni di giustizia sociale, senza per questo perdere mai di vista che \u201cnon di solo pane vivr\u00e0 l\u2019uomo\u201d (Mt 4,4). Altri aspetti come il riferimento agli impatti ambientali sono stati espressi attraverso una formalizzazione che esprime una prima approssimazione rispetto alla complessit\u00e0 del sistema ambiente; in questo caso si sono evidenziati gli assorbimenti di materia rinnovabile associati al processo produttivo, gli effetti connessi alla rigenerazione dei materiali riciclabili, e l\u2019impatto dei rifiuti non biodegradabili. Stesso discorso per ci\u00f2 che concerne la dinamica demografica agganciata alla struttura delle classi sociali, con tassi di natalit\u00e0 e mortalit\u00e0 che restano indipendenti dal sistema economico. Questi aspetti potevano essere integrati in modo pi\u00f9 raffinato ma non si \u00e8 voluto appesantire eccessivamente la trattazione lasciando a eventuali approfondimenti successivi la possibilit\u00e0 di considerare una formalizzazione migliore nel modello. Le interconnessioni almeno al livello teorico tra dimensioni etiche e variabili economiche e finanziarie sono state esplicitate invece nello sviluppo della parte teorica del lavoro. In ultimo, come per le virt\u00f9, anche i beni relazionali (primari e secondari) sono considerati come dati esogeni al modello (vedi fig. I.1, fig. V.1). Sarebbe possibile in base alle indicazioni espresse nel capitolo sull\u2019efficienza (cfr. p. 268) inserire gli effetti della presenza del bene relazionale (secondario) nello scambio, e valutare come questo possa influire sulla modalit\u00e0 d\u2019interazione prezzo-quantit\u00e0 e analizzare gli impatti correlati sulle dimensioni etiche, ma anche in questo caso si \u00e8 preferito non appesantire troppo la parte formale del lavoro.<\/p>\n<p>Oltre a quanto gi\u00e0 espresso, ulteriori sviluppi potrebbero riguardare le interdipendenze esistenti nel bene comune tra punti di osservazione differenti. Il riferimento \u00e8 sempre al paradigma realista, che non parte dall\u2019individuo, ma dall\u2019osservazione della realt\u00e0, delle interazioni che esistono tra le parti e con l\u2019ambiente esterno, parti che esistono in una definita e riconoscibile struttura (famiglie, imprese, classi sociali), con propri e specifici comportamenti economici. In tal senso soprattutto con riferimento al bene comune sarebbe allora necessario approfondire il legame che esiste tra il bene comune nei suoi diversi livelli; in altre parole il bene comune al livello macro \u00e8 necessariamente interdipendente &#8211; se si resta nell\u2019ambito di un pensiero sistemico &#8211; con il bene comune dei livelli inferiori e superiori. Ad esempio il degradarsi del bene comune nella famiglia ha ripercussioni inevitabili sul bene comune che si colloca nello strato superiore, cos\u00ec come il dissesto del bene comune al livello di una comunit\u00e0 civile comporta un\u2019influenza negativa sul bene comune di prossimit\u00e0, espresso nell\u2019aggregato immediatamente superiore, o inferiore. Queste interdipendenze, tra i livelli diversi, dovrebbero essere oggetto di studio e di approfondimento, per poter conoscere e collocare in modo adeguato eventuali criticit\u00e0 etiche e relative responsabilit\u00e0, e poter individuare soluzioni politiche e sociali pi\u00f9 adatte. In questo senso potrebbe essere utile sviluppare modelli di analisi etica per il bene comune ad esempio della famiglia, o dell\u2019impresa, o degli enti pubblici, e cogliere nelle eventuali interdipendenze, minacce e opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 fuor di dubbio comunque che il passaggio dal lavoro teorico alla verifica empirica dello strumento \u00e8 un punto essenziale per coglierne la piena funzionalit\u00e0; questo aspetto rimanda anche all\u2019urgenza di approfondire e comprendere il funzionamento dei sistemi e poter trovare cos\u00ec le giuste risposte; se soluzioni ci sono, queste scaturiscono sempre di pi\u00f9 da approcci integrali, cos\u00ec come ci \u00e8 stato ultimamente ricordato:<\/p>\n<p>\u201cData l\u2019ampiezza dei cambiamenti, non \u00e8 pi\u00f9 possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema. \u00c8 fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un\u2019altra sociale, bens\u00ec una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povert\u00e0, per restituire la dignit\u00e0 agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura.\u201d (Laudato S\u00ec 139).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Roberto Bongianni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Indice Generale<\/strong><\/p>\n<p><strong>Introduzione Generale<\/strong>\u00a0&#8230;..1<\/p>\n<p>Analisi del contesto &#8230;..1<br \/>\nDefinizione del problema &#8230;..3<br \/>\nLo stato della ricerca &#8230;..5<br \/>\nDichiarazioni di intenti, e Obiettivi &#8230;..10<br \/>\nIpotesi e metodologia &#8230;..12<br \/>\nLimitazioni e vincoli &#8230;..19<\/p>\n<p><strong>Sigle e abbreviazioni &#8230;..21<\/strong><\/p>\n<p><strong>I. Sul rapporto tra etica ed economia &#8230;..22<\/strong><\/p>\n<p>Introduzione &#8230;..22<br \/>\n1. Cenni storici sul rapporto tra etica ed economia &#8230;..22<br \/>\n2. Aspetti formali e definizioni relative al bene comune &#8230;..36<br \/>\n3. Economia e bene comune nel contributo di A. F. Utz &#8230;..42<br \/>\n4. Considerazioni teoriche sulla ricerca metodologica del rapporto tra economia e bene comune &#8230;..50<br \/>\n5. L\u2019approccio del realismo post-keynesiano e i modelli\u00a0<em>Stock-Flow Consistent<\/em>\u00a0&#8230;..57<br \/>\n6. Dalla metodologia sistemica (modello\u00a0<em>Stock-Flow Consistent<\/em>) alle dimensioni etiche del bene comune &#8230;..62<br \/>\nConclusioni &#8230;..76<\/p>\n<p><strong>II. Il principio di efficacia in un\u2019economia orientata al bene comune &#8230;..78<\/strong><\/p>\n<p>Introduzione &#8230;..78<br \/>\n1. La categoria concettuale di \u201cbene\u201d nella scienza economica &#8230;..79<br \/>\n2. Alla ricerca del bene sostanziale: prospettive filosofiche &#8230;..80<br \/>\n3. Alla ricerca del bene sostanziale: prospettive di antropologia biblica &#8230;..83<\/p>\n<p><em>1. Il bene del lavoro &#8230;..83<\/em><br \/>\n<em>2. Il bene della relazione &#8230;..84<\/em><br \/>\n<em>3. Le risorse, lo spazio vitale e la necessit\u00e0 di difendersi &#8230;..85<\/em><\/p>\n<p>4. Alla ricerca del bene sostanziale: cenni alle teorie sul bisogno umano &#8230;..87<br \/>\n5. Una teoria dei bisogni: la prospettiva marxiana di Agnes Heller &#8230;..90<br \/>\n6. Teorie dei bisogni con approccio motivazionale: Maslow e McClelland &#8230;..93<br \/>\n7. L\u2019approccio delle capacit\u00e0 per lo sviluppo umano di Amartya Sen &#8230;..95<br \/>\n8. L\u2019approccio delle capacit\u00e0 secondo Martha Nussbaum &#8230;..97<br \/>\n9. Analisi comparativa ed individuazione delle principali categorie di valori, beni sostanziali indispensabili allo sviluppo umano e al bene comune &#8230;..99<br \/>\n10. Il ruolo della famiglia nell\u2019economia del bene comune &#8230;..103<br \/>\n11. La conciliazione tra lavoro, tempo libero e risorse disponibili per la vita famigliare &#8230;..115<br \/>\nConclusioni &#8230;..126<\/p>\n<p><strong>III. L\u2019equit\u00e0 in un\u2019economia orientata al bene comune &#8230;..128<\/strong><\/p>\n<p>Introduzione &#8230;..128<br \/>\n1. La dimensione dell\u2019equit\u00e0 attraverso le principali teorie di giustizia sociale &#8230;..131<br \/>\n2. La disuguaglianza economica e le differenti posizioni teoriche sulla distribuzione del reddito &#8230;..142<br \/>\n3. Il capitalismo e gli effetti sulla disuguaglianza patrimoniale &#8230;..157<br \/>\n4. Gli effetti sociali della mancanza di equit\u00e0 nell\u2019economia &#8230;..168<br \/>\nConclusioni &#8230;..171<\/p>\n<p><strong>IV. La sostenibilit\u00e0 in un\u2019economia orientata al bene comune &#8230;..173<\/strong><\/p>\n<p>Introduzione &#8230;..173<br \/>\n1. La sostenibilit\u00e0 ambientale e le teorie economiche &#8230;..175<br \/>\n2. La sostenibilit\u00e0 economica del settore produttivo privato &#8230;..189<br \/>\n3 La sostenibilit\u00e0 finanziaria del settore pubblico &#8230;..198<br \/>\n4. Sostenibilit\u00e0 del welfare e aspetti demografici &#8230;..213<br \/>\nConclusioni &#8230;..229<\/p>\n<p><strong>V. La produzione efficiente in un\u2019economia orientata al bene comune &#8230;..231<\/strong><\/p>\n<p>Introduzione &#8230;..231<br \/>\n1. L\u2019efficienza nella produzione di beni privati &#8230;..235<br \/>\n2. L\u2019efficienza nella produzione di beni pubblici &#8230;..246<br \/>\n3. La ricerca di efficienza per i beni comuni &#8230;..253<br \/>\n4. L\u2019efficienza nella produzione di beni sociali &#8230;..255<br \/>\n5. L\u2019importanza dei beni relazionali in un\u2019economia per il bene comune &#8230;..265<br \/>\nConclusioni &#8230;..276<\/p>\n<p><strong>VI. La modellazione\u00a0<em>Stock-Flow Consistent<\/em>\u00a0per l\u2019analisi etica di una economia del bene comune &#8230;..278<\/strong><\/p>\n<p>Introduzione &#8230;..278<br \/>\n1. Aspetti descrittivi e struttura delle relazioni fondamentali &#8230;..279<br \/>\n2. Sviluppo e descrizione delle equazioni del modello &#8230;..285<br \/>\n3. Lo sviluppo del modello e le principali tendenze macroeconomiche &#8230;..307<br \/>\nConclusioni &#8230;..312<\/p>\n<p><strong>VII. La valutazione teorica degli impatti in termini di orientamento al bene comune<\/strong><\/p>\n<p>Introduzione &#8230;..314<br \/>\n1. Una metodologia per la valutazione d\u2019impatto: osservazione qualitativa delle dimensioni etiche &#8230;..315<br \/>\n2. Il confronto tra scenari in condizioni sistemiche differenti &#8230;..322<\/p>\n<p><em>1.Scenari con differenti tassi di natalit\u00e0 &#8230;..323<\/em><br \/>\n<em>2. Scenario con classe upper pi\u00f9 ampia &#8230;..326<\/em><br \/>\n<em>3. Scenario con differenze nelle preferenze di portafoglio della classe upper &#8230;..330<\/em><br \/>\n<em>4. Scenari con differenti livelli di progresso tecnico &#8230;..337<\/em><br \/>\n<em>5. Scenario con classe upper propensa al dono &#8230;..341<\/em><br \/>\n<em>6. Effetti di una speculazione sul mercato immobiliare &#8230;..345<\/em><br \/>\n<em>7. Effetti di una speculazione sui titoli del debito pubblico &#8230;..348<\/em><br \/>\n<em>8. Effetti di una speculazione sui titoli azionari &#8230;..352<\/em><\/p>\n<p>3. Gli effetti sul bene comune dovuti a variazioni in alcune politiche o variabili esogene &#8230;..354<\/p>\n<p><em>1. Effetti di una politica fiscale restrittiva per aumento della pressione fiscale sul reddito &#8230;..354<\/em><br \/>\n<em>2. Effetti di una politica fiscale espansiva per riduzione della pressione fiscale sul reddito &#8230;..356<\/em><br \/>\n<em>3. Effetti di una politica di trasferimento di reddito dalla classe upper alla classe under &#8230;..357<\/em><br \/>\n<em>4. Effetti di una politica monetaria per l\u2019aumento del tasso d\u2019interesse della banca centrale &#8230;..365<\/em><br \/>\n<em>5. Effetti di una politica monetaria per diminuzione del tasso d\u2019interesse della banca centrale &#8230;..367<\/em><br \/>\n<em>6. Effetti connessi all\u2019aumento della propensione marginale al consumo della classe middle &#8230;..369<\/em><br \/>\n<em>7. Effetto della diminuzione della propensione marginale al consumo della classe middle &#8230;..372<\/em><br \/>\n<em>8. Effetti di un incremento del potere di mercato delle imprese &#8230;..374<\/em><br \/>\n<em>9. Effetti di una riduzione del potere di mercato delle imprese &#8230;..376<\/em><br \/>\n<em>10. Effetti di una riduzione generale dell\u2019orario di lavoro &#8230;..378<\/em><\/p>\n<p>Conclusioni &#8230;..382<\/p>\n<p><strong>Conclusione generale &#8230;..385<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0In particolare il contributo di Richard Thaler in \u201cNudge: Improving Decisions about Health, Wealth, and Happiness\u201d \u00e8 nell\u2019ambito di una teoria detta della \u201cspinta gentile\u201d, considerata sostanzialmente come un rinforzo indiretto che pu\u00f2 stimolare la persona ad un comportamento che favorisce il benessere personale o collettivo.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Importante non cadere in approcci che hanno pi\u00f9 il sapore dell\u2019\u201cimperialismo economico\u201d, come sottolineato da Ferruccio Marzano in un intervento presso l\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca nel 2003, dove si afferma la necessit\u00e0 di tenere distinti i beni morali dai beni economici, ed evitare d\u2019inglobarli nel discorso proprio dell\u2019economia (Marzano 2003:41).<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0L\u2019immagine dell\u2019interstizio come tessuto connettivo \u2013 oggi tra l\u2019altro riconosciuto dalla medicina come un organo a s\u00e9 stante e diffuso in tutto il corpo umano \u2013 pu\u00f2 ben rappresentare il bene comune e l\u2019interconnessione tra questo e i relativi beni sociali e individuali propri di ciascuno settore.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0La definizione \u00e8 stata integrata e approfondita successivamente dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa al n. 164.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Le teorie chiuse che si rifanno in generale al liberismo economico sono dette tali dal momento che non hanno necessit\u00e0 di un completamento esterno alla rappresentazione formale dell\u2019economia perch\u00e9 idealmente sono rappresentative dell\u2019intera realt\u00e0 economica, in questo senso presentano aspetti di autoreferenzialit\u00e0 e circolarit\u00e0 (Marzano 2012).<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Per scuole eterodosse, in contrapposizione alla scuola ortodossa s\u2019intendono generalmente tutti i filoni di pensiero economico che per le ipotesi di base assunte si collocano fuori dall\u2019economia mainstream; il riferimento oggi \u00e8 soprattutto alla sintesi neoclassica, approccio che oggi sembra aver esaurito la capacit\u00e0 di cogliere e interpretare in modo corretto i fatti economici, e quindi anche di prevederli. In generale gli approcci eterodossi si fondano su aspetti che ad esempio rivalutano l\u2019attenzione ai gruppi sociali, ai loro ruoli nella societ\u00e0 e nell\u2019economia, tenendo in conto il fatto che gli operatori economici si muovono in un contesto di sostanziale incertezza, dove le fluttuazioni possono generale crisi e squilibri permanenti, e dove anche la moneta e la finanza in generale non pu\u00f2 essere considerata neutrale, ma comporta effetti e conseguenze sull\u2019economia reale. Normalmente questa situazione offre lo spazio per un legittimo e duraturo intervento dello Stato nell\u2019economia.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Per i post-keynesiani il riferimento \u00e8 vero sia nel breve, che nel lungo periodo, mentre per la scuola neo-keynesiana questo aspetto si pu\u00f2 confermare solo nel breve periodo, mentre nel lungo periodo prevalgono le condizioni\/vincoli posti dall\u2019offerta.<br \/>\n8 L\u2019approccio alternativo di tipo neoclassico esclude dall\u2019impianto teorico la possibilit\u00e0 di una disoccupazione involontaria, e se esiste \u00e8 solo attribuibile ad inefficienze connesse ad un non perfetto funzionamento dei mercati o all\u2019ingerenza dello Stato e delle rappresentanze di categoria.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0La ricerca condotta nel 2013 \u00e8 stata enorme, e a coinvolto circa 161 mila persone, ridefinendo la mappatura delle classi sociali nel Regno Unito. L\u2019elemento fondamentale scaturisce da una maggiore attenzione alle tipologie di occupazione, e soprattutto alle disponibilit\u00e0 di capitale economico, sociale e culturale. L\u2019intreccio di queste variabili ridisegna una mappa che dall\u2019\u00e9lite arriva fino alla classe pi\u00f9 bassa costituita da coloro che vivono di lavoro precario (Savage et al. 2015).<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0La considerazione \u00e8 riferita alla teoria del trickle-down, secondo la quale gli effetti derivanti da interventi di riduzione delle tasse sulle imprese, e maggiori profitti ricadranno nel lungo periodo a beneficio della collettivit\u00e0 tutta. \u00c8 solitamente associata alla corrente di liberismo economico che va sotto il nome di Supply Side Economics.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0In realt\u00e0 l\u2019uso di questi modelli DSGE, in un approccio di nuova sintesi neoclassica, tenta di recepire alcuni aspetti connessi alla presenza nella realt\u00e0 di mercati non concorrenziali, rigidit\u00e0 nei prezzi, inefficienza dei mercati finanziari, generalmente considerati per\u00f2 come aspetti incidenti nel breve periodo. In sostanza ogni volta che i modelli falliscono perch\u00e9 non prevedono la crisi, sono aggiustati per recepire fattori non presi in sufficiente considerazione, senza tuttavia che sia mai messo in discussione l\u2019impianto teorico di base. (Caballero 2010).<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0In merito Utz scrive: \u201cI Keynesiani e soprattutto i post-keynesiani possono rivendicare per s\u00e9 il vantaggio di aver tenuto presenti le limitazioni dell\u2019economia di concorrenza necessarie nella realt\u00e0 e ignorate dai sostenitori dell\u2019economia nazionale classica: vengono messe in conto le effettive costellazioni di potere nella societ\u00e0 e nell\u2019economia, strutture sociali imprescindibili come la famiglia, le unit\u00e0 e le istituzioni regionali, sociali e culturali.\u201d (1999:207).<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Un esempio sono i processi di sviluppo support-led rispetto al growth-mediated (Sen 2000).<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0In questo non si offre in questo lavoro un contributo epistemologico sulla conoscenza scientifica in economia attraverso l\u2019uso di modelli matematici in economia.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Il riferimento \u00e8 al significato di lavoro decente: \u201cun lavoro che, in ogni societ\u00e0, sia l\u2019espressione della dignit\u00e0 essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunit\u00e0; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessit\u00e0 delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa.\u201d (Caritas in Veritate 2009:63).<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[969],"fascicolo":[298],"class_list":["post-2684","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-roberto-bongianni","fascicolo-febbraio-2021"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Un\u2019economia per il Bene Comune: La modellazione Stock-Flow Consistent. 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