{"id":2682,"date":"2021-02-01T12:00:00","date_gmt":"2021-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2682"},"modified":"2026-04-19T01:59:31","modified_gmt":"2026-04-18T23:59:31","slug":"a-proposito-dellenciclica-fratelli-tutti-di-papa-francesco-per-una-politica-della-fraternita-e-dellamicizia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2021\/febbraio\/a-proposito-dellenciclica-fratelli-tutti-di-papa-francesco-per-una-politica-della-fraternita-e-dellamicizia\/","title":{"rendered":"A proposito dell\u2019enciclica \u201cFratelli tutti\u201d di papa Francesco. Per una politica della fraternit\u00e0 e dell\u2019amicizia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019enciclica \u00abFratelli tutti. Sulla fraternit\u00e0 e l\u2019amore sociale\u00bb di papa Francesco non \u00e8 un documento di facile lettura. Si tratta di un testo complesso il cui impianto non appare, ad un primo accostamento, del tutto organico. La riflessione che il pontefice offre all\u2019attenzione non solo di \u00abtutti i fratelli e le sorelle\u00bb ma anche di \u00abtutte le persone di buona volont\u00e0, al di l\u00e0 delle loro convinzioni religiose\u00bb, si sviluppa attraverso un percorso non lineare ma circolare \u2014 non \u00e8 questo del resto il significato etimologico di \u00abenciclica\u00bb? \u2014 anzi pi\u00f9 propriamente \u00aba spirale\u00bb, nel senso che le tematiche esposte vengono di continuo riprese \u2014 il che comporta necessariamente qualche inevitabile ripetizione \u2014 dando vita a progressivi approfondimenti che mettono a fuoco sempre nuove prospettive.<\/p>\n<p>Il tema dominante dell\u2019enciclica, che si inscrive all\u2019interno dell\u2019attuale contesto sociale contrassegnato da processi di interconnessione e di interdipendenza dovuti allo sviluppo della globalizzazione \u2014 la pandemia ha reso trasparente in maniera efficace questa situazione \u2014 \u00e8 il tema della fraternit\u00e0 universale e dell\u2019amicizia sociale, due modalit\u00e0 diverse e complementari di vivere la carit\u00e0. La prima \u2014 la fraternit\u00e0 universale \u2014 riguarda il vincolo che ci unisce come fratelli all\u2019intera umanit\u00e0 e ci rende responsabili del destino di tutti gli uomini; la seconda \u2014 l\u2019amicizia sociale \u2014 ha come oggetto le persone con cui si \u00e8 direttamente in contatto e con le quali si sviluppano relazioni immediate nei vari ambiti della vita associata.<\/p>\n<p>Queste rapide note si propongono di far emergere le strutture portanti dell\u2019enciclica papale, percorrendone alcune fasi salienti. Si partir\u00e0 dall\u2019analisi socioculturale della situazione (1), per cogliere gli aspetti antropologico-etici e l\u2019orizzonte teologico (2), fermando successivamente l\u2019attenzione sulla questione politica (3), per concludere con alcune rapide osservazioni sul ruolo delle religioni, e in particolare della chiesa cattolica (4).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1. Gli ostacoli odierni ai valori in gioco<\/p>\n<p>Papa Francesco introduce la riflessione con una serie di spunti di analisi sulla situazione attuale, denunciando gli ostacoli che si oppongono al riconoscimento della fraternit\u00e0 universale e dell\u2019amicizia sociale. Si tratta di una lunga rassegna di fenomeni che \u2014 come l\u2019enciclica afferma \u2014 costituiscono veri segni di un \u00abritorno all\u2019indietro\u00bb (n. 11): dai nazionalismi chiusi ed esasperati ai populismi demagogici e di pura propaganda (su questi si torner\u00e0 nel capitolo dedicato alla politica); dalle nuove forme di xenofobia e di razzismo al mancato riconoscimento dei diritti umani; dalle crescenti diseguaglianze sociali tra i popoli e le classi sociali alle derive della comunicazione digitale che provocano dipendenza e isolamento; e, infine, dalla presenza di conflitti anacronistici \u2014 lo scenario delle guerre tende ogni giorno a dilatarsi \u2014 alla colonizzazione culturale delle aree geografiche pi\u00f9 povere (nn. 11\u201314).<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 dei gravi fenomeni denunciati, l\u2019enciclica risale soprattutto alle radici culturali e socio-politiche, che sono alla base dell\u2019affermarsi dei nuovi egoismi di massa e della perdita del senso sociale, mettendo l\u2019accento su alcuni processi che hanno inciso (e incidono) sulle coscienze modificandole nel profondo. Sul primo versante \u2014 quello culturale \u2014 particolare attenzione \u00e8 riservata alla perdita della coscienza storica (n. 13) da cui scaturisce una forma di decostruzionismo caratterizzato dall\u2019assenza di riferimenti stabili ereditati dal passato; assenza che conduce allo svuotamento dei valori e all\u2019impossibilit\u00e0 di elaborare progetti per il futuro (n. 15). E questo in un momento nel quale la stessa percezione del presente appare largamente illusoria, in quanto, grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, siamo spinti a sostituire il \u00abreale\u00bb con il \u00abvirtuale\u00bb, perdendo il gusto e il sapore della realt\u00e0 (nn. 42\u201343).<\/p>\n<p>Sul secondo versante \u2014 quello socio-politico \u2014 la critica dell\u2019enciclica si appunta anzitutto sull\u2019incapacit\u00e0 del sistema economico capitalista di far fronte ai bisogni delle persone, soprattutto a quelli delle classi pi\u00f9 povere, e sulla debolezza della politica asservita in larga misura ai poteri oggi egemoni, quelli dell\u2019economia e dell\u2019informazione. Il che alimenta, da un lato, pesanti forme di ingiustizia (n. 22); e trasforma, dall\u2019altro, la politica da luogo di elaborazione di progetti a lungo termine in rincorsa dei bisogni immediati con l\u2019attenzione privilegiata a quelli dei pi\u00f9 forti e la mancata considerazione di quelli dei pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p>Le conseguenze di questi processi e di queste scelte sono ben note: si va dall\u2019ampliamento dei confini della povert\u00e0 \u2014 aumenta la ricchezza ma senza una vera equit\u00e0 distributiva \u2014 alla distruzione dell\u2019ambiente, fino alla riduzione della persona umana ad oggetto. Ad avere, in definitiva, il sopravvento \u00e8 una cultura dell\u2019immediatezza e della ricerca degli interessi individuali che conduce a l&#8217;affievolirsi della tensione etica o al suo \u00abdeterioramento\u00bb, la cui \u00abcifra\u00bb pi\u00f9 immediatamente trasparente \u00e8 il rifiuto dei migranti (n. 29).<\/p>\n<p>Papa Francesco non si limita tuttavia a denunciare gli ostacoli alla fraternit\u00e0 universale e all\u2019amicizia sociale. Non manca di segnalare anche alcuni segni positivi. La pandemia in corso ha reso infatti evidente l\u2019esigenza di un nuovo modo di vivere, improntato alla riscoperta del legame che abbiamo con gli altri. Il Covid-19 non ha smascherato soltanto le nostre false sicurezze denunciando la nostra vulnerabilit\u00e0, ma ha messo anche in luce la nostra comune appartenenza, la consapevolezza che tutto \u00e8 nel nostro mondo connesso e che nessuno si salva da solo (n. 32).<\/p>\n<p>Si fa strada cos\u00ec il dovere dell\u2019esercizio di una forma di corresponsabilit\u00e0 nei confronti dell\u2019intera famiglia umana; mentre l\u2019esperienza negativa del dolore, dell\u2019incertezza e del timore \u00abfa risuonare l\u2019appello a ripensare i nostri stati di vita, le nostre relazioni, l\u2019organizzazione delle nostre societ\u00e0 e soprattutto il senso della nostra esistenza\u00bb (n. 33). E fa rinascere, anche nel cuore di una situazione difficile, la speranza, la quale \u2014 \u00e8 papa Francesco a ricordarlo \u2014 \u00ab\u00e8 audace, sa guardare oltre la comodit\u00e0 personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l\u2019orizzonte, per aprirsi ai grandi ideali che rendono la vita pi\u00f9 bella e pi\u00f9 dignitosa\u00bb (n. 55).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2. Le categorie antropologiche e l\u2019orizzonte teologico<\/p>\n<p>La prospettiva della proposta di papa Francesco \u00e8 di carattere antropologico, con riferimento diretto al personalismo di matrice cristiana. La persona umana \u00e8 un essere relazionale, il quale \u00abnon giunge a riconoscere a fondo la propria verit\u00e0 se non nell\u2019incontro con gli altri\u00bb (n. 87 ed \u00e8 chiamata a trascendere s\u00e9 stessa aprendosi agli altri.<\/p>\n<p>Tale apertura si fonda sul riconoscimento della dignit\u00e0 umana, la quale affonda le sue radici nel valore del proprio essere. \u00abIl mondo esiste per tutti \u2014 rileva l\u2019enciclica \u2014 perch\u00e9 tutti noi esseri umani nasciamo su questa terra con la stessa dignit\u00e0. Le differenze di colore, religione, capacit\u00e0, luogo di origine, luogo di residenza e tante altre non si possono anteporre o utilizzare per giustificare i privilegi di alcuni a scapito dei diritti di tutti\u00bb (n. 118).<\/p>\n<p>Fraternit\u00e0 universale e amicizia sociale hanno pertanto le loro basi in questo essenziale dato costitutivo. Da esso trae origine l\u2019esigenza \u2014 affiora qui la dimensione etica \u2014 dell\u2019esercizio della solidariet\u00e0, la quale non si riduce al compimento di alcuni atti di generosit\u00e0 sporadici, ma implica la lotta costante contro i meccanismi socio-economici ispirati ai soli criteri della libert\u00e0 di mercato e l\u2019impegno a valutare il proprio agire in rapporto al criterio del bene comune (n. 108).<\/p>\n<p>La dimensione sociale \u2014 aggiunge poi giustamente l\u2019enciclica \u2014 ha oggi una valenza universalistica. Ma l\u2019universalit\u00e0 non deve essere interpretata come una omogeneizzazione che elimina le differenze e distrugge le peculiarit\u00e0 di ogni persona e di ogni popolo; va invece concepita come un\u2019unit\u00e0 nella e della differenza. \u00abLa vera qualit\u00e0 dei diversi Paesi del mondo \u2013 scrive papa Francesco \u2013 si misura da questa capacit\u00e0 di pensare non solo come Paese, ma anche come famiglia umana, e questo si dimostra specialmente nei periodi di crisi\u00bb (n. 141).<\/p>\n<p>Conseguenza di questi presupposti \u00e8, da un lato, il diritto di tutti a fruire dei beni della terra per la soddisfazione dei propri bisogni e, dall\u2019altro, l\u2019importanza della promozione dei diritti sociali oggi in particolare di quelli delle culture. Sul primo versante l\u2019enciclica riprende gli insegnamenti dei papi precedenti, in particolare di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, mettendo l\u2019accento sul principio della destinazione universale dei beni come principio dell\u2019ordinamento etico-sociale e subordinando ad esso il diritto di propriet\u00e0, che va gestito con attenzione alla sua funzione sociale (nn. 118\u2013120). Sul secondo il documento papale assegna ampio spazio ai diritti dei popoli e delle culture e sollecita la creazione di una nuova rete di relazioni internazionali (n. 126).<\/p>\n<p>Il nodo critico che in proposito si propone come una vera sfida \u00e8 la questione gi\u00e0 accennata dell\u2019accoglienza dei migranti che il papa affronta suggerendo l\u2019adozione di alcuni atteggiamenti riconducibili a quattro verbi: \u00abaccogliere, proteggere, promuovere e integrare\u00bb (n. 129). Condizione per la messa in atto di questi orientamenti non \u00e8 la rinuncia alla propria identit\u00e0 culturale e religiosa, ma il riconoscimento dell\u2019importanza delle differenze che vanno valorizzate come espressione della ricchezza dello spirito umano, creando le premesse per l\u2019attuazione di una \u00abcittadinanza\u00bb basata sull\u2019uguaglianza dei diritti e dando vita a politiche solidali con progetti capaci di favorire l\u2019integrazione (nn. 130\u2013131).<\/p>\n<p>A complemento di queste motivazioni e come risposta alla domanda di senso ultimo, che non ci si pu\u00f2 non porre, papa Francesco rinvia \u2014 facendo riferimento al carattere trascendente dell\u2019esperienza umana nel mondo \u2014 alla parabola del buon samaritano, la quale conferisce ai concetti di fraternit\u00e0 e amicizia una effettiva concretezza. A venire contrapposti sono qui due comportamenti che riflettono due stili di vita: da un lato, l\u2019indifferenza \u2014 quella del levita e del sacerdote \u2014 dall\u2019altro, la prossimit\u00e0 \u2014 quella del samaritano.<\/p>\n<p>L\u2019etica del samaritano \u00e8 l\u2019etica della fraternit\u00e0 che crea le basi di una civilt\u00e0 della prossimit\u00e0, incentrata sulla \u00abvittima\u00bb \u2014 come ricorda Luigino Bruni (cfr. Sempre dalla parte della vittima amando le umane diversit\u00e0, \u00abAvvenire\u00bb, 6 ottobre 2020) \u2014 il cui contenuto fondamentale \u00e8 la carit\u00e0. Essa coincide con la ricerca senza condizioni del bene dell\u2019altro, superando pregiudizi, interessi, barriere storiche e culturali. La vera fraternit\u00e0 va perci\u00f2 oltre la vicinanza; comporta che ci facciamo vicini a coloro che sono in stato di difficolt\u00e0 senza domandarci se fanno parte della nostra cerchia di appartenenza (capitolo secondo).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3. La politica come via privilegiata<\/p>\n<p>Il terreno privilegiato per dare attuazione alla fraternit\u00e0 universale e all\u2019amicizia sociale \u00e8 per l\u2019enciclica quello della politica. Il ricupero della centralit\u00e0 che va ad essa riconosciuta \u00e8 legato al superamento di tre scogli: l\u2019economia neocapitalista, il populismo e la tecnocrazia. Il primo \u2014 l\u2019economia neoliberista \u2014 \u00e8 dall\u2019enciclica fatta oggetto di critiche severe. Il papa denuncia con forza i rischi dell\u2019ideologia neoliberista: \u00abIl mercato da solo \u2014 scrive \u2014 non risolve tutto, bench\u00e9 a volte vogliono farci credere questo dogma di fede neoliberale\u00bb (n. 168). Il pericolo (non puramente ipotetico) \u00e8 che la politica si trasformi in variabile dipendente dell\u2019economia, anzich\u00e9 conservare la funzione di perno di conduzione della vita associata.<\/p>\n<p>Il secondo scoglio \u00e8 rappresentato dal populismo, una vera degenerazione della politica, dove ad avere il predominio \u00e8 la ricerca del consenso a tutti i costi in vista della permanenza al potere. L\u2019enciclica non manca di distinguere il populismo dal popolarismo, rilevando come quest\u2019ultimo implichi la consapevolezza di essere parte del popolo condividendo i legami sociali e culturali comuni e sviluppando azioni che esigono il coinvolgimento di tutti attorno ad obiettivi condivisi. Quando la capacit\u00e0 di interpretare il sentire di un popolo si muta nella ricerca dell\u2019interesse immediato \u2014 osserva papa Francesco \u2014 si cade inevitabilmente in una forma di clientelismo che fa passare la politica da ambito di promozione del bene comune a luogo della tutela e della promozione di interessi particolaristici.<\/p>\n<p>Infine, il terzo (e ultimo) scoglio \u00e8 legato all\u2019assunzione del paradigma efficientista della tecnocrazia. L\u2019enciclica ritorna con frequenza anche in altri documenti (si veda in particolare la Laudato s\u00ec) sulla rilevanza assunta da questa visione della realt\u00e0 che permea di s\u00e9 le coscienze e che si sviluppa nei vari campi in cui si svolge la vita sociale. L\u2019enorme successo acquisito dalla tecnica nella societ\u00e0 attuale, mentre alimenta una sorta di prometeismo che si traduce nell\u2019esercizio di un dominio incondizionato sulla realt\u00e0, conferisce alla politica un carattere del tutto pragmatico e contingente, impedendole di proiettarsi con progetti a lunga scadenza nel futuro (n. 177).<\/p>\n<p>Le tre tentazioni segnalate esigono, per essere superate, \u2014 sottolinea il documento papale \u2014 l\u2019acquisizione dei valori della carit\u00e0 e della verit\u00e0 nelle loro reciproche implicazioni. La carit\u00e0, di cui la politica \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 alta, si esercita con l\u2019assunzione di un atteggiamento di piena disponibilit\u00e0 verso i bisogni delle persone, soprattutto di quelle \u2014 individui e categorie sociali \u2014 che vivono in situazioni di ingiustizia: si va dai piccoli gesti all\u2019impegno a cambiare le strutture che creano condizioni di diseguaglianza. Ma l\u2019esercizio della carit\u00e0 \u2013 osserva papa Francesco \u2014 non pu\u00f2 avvenire senza che essa si lasci guidare dalla verit\u00e0, evitando di cadere nella tentazione di opinioni contingenti o di stati emozionali: \u00abSenza la verit\u00e0 \u2014 si legge nell\u2019enciclica \u2014 l\u2019emotivit\u00e0 si vuota di contenuti relazionali e sociali. Perci\u00f2 l\u2019apertura alla verit\u00e0 protegge la carit\u00e0 da una falsa fede che resta \u201cpriva di respiro umano universale\u201d\u00bb (n. 184).<\/p>\n<p>L\u2019insistenza sulla \u00abverit\u00e0\u00bb \u2014 termine che ricorre ben 69 volte \u2014 \u00e8 dovuta in particolare al fatto che essa costituisce l\u2019antidoto a una forma di relativismo imperante che, negando l\u2019esistenza di principi universali, riduce le leggi a mere \u00abimposizioni arbitrarie e ad ostacoli da evitare\u00bb (n. 206). L\u2019attuale crisi della politica \u2014 l\u2019enciclica lo ribadisce con frequenza \u2014 non pu\u00f2 trovare soluzione mediante il semplice ricorso a procedure formali; ha bisogno come presupposto imprescindibile di un ethos culturale condiviso.<\/p>\n<p>In questo contesto papa Francesco inserisce la questione della pace cui sono dedicate pagine tra le pi\u00f9 belle dell\u2019enciclica. La sua promozione \u00e8 un compito laborioso, frutto di un patto sociale teso a bandire ogni forma di ostilit\u00e0 preconcetta e di violenza: \u00abOgni violenza commessa contro un essere umano \u2014 si legge nel documento papale \u2014 \u00e8 una ferita nella carne dell\u2019umanit\u00e0; ogni morte violenta ci \u2018diminuisce\u2019 come persone [\u2026]. La violenza genera violenza, l\u2019odio genera altro odio, e la morte, altra morte. Dobbiamo spezzare questa catena che appare ineluttabile\u00bb (n. 227).<\/p>\n<p>La condizione perch\u00e9 la pace si renda efficacemente presente, tanto nell\u2019ambito delle relazioni interpersonali quanto di quelle sociali, \u00e8 lo sviluppo di una \u00abcultura del dialogo\u00bb (o del \u00abconfronto\u00bb). Una cultura, che concorra a sviluppare il senso della tolleranza e della collaborazione reciproca, favorendo forme di convivenza ordinata. Ora il dialogo si costruisce con la pazienza e con la gentilezza (n. 222), legando tra loro istanze diverse, cercando punti di contatto, gettando ponti e progettando soluzioni in comune. A renderlo possibile \u00e8 la pratica di due virt\u00f9: la riconciliazione e il perdono. Se la prima \u2014 la riconciliazione \u2014 \u00e8 frutto di un intenso lavoro di mediazione con il ricorso al negoziato e all\u2019arbitrato; il secondo \u2014 il perdono \u2014 implica l\u2019irruzione della gratuit\u00e0, la quale infrange la spirale della vendetta. Non si tratta di assentire a una forma di \u00abriconciliazione generale\u00bb, che pretende di chiudere le ferite per decreto o di coprire le ingiustizie con un manto di oblio, ma di cercare la giustizia e il diritto, evitando la ritorsione che alimenta l\u2019odio e la violenza. \u00abQuando i conflitti non si risolvono ma si nascondono o si seppelliscono nel passato \u2014 scrive papa Francesco \u2014 ci sono silenzi che possono significare il rendersi complici di gravi errori e peccati. Invece la vera riconciliazione non rifugge dal conflitto bens\u00ec si ottiene nel conflitto, superandolo attraverso il dialogo e la trattativa trasparente, sincera e paziente\u00bb (n. 144).<\/p>\n<p>L\u2019enunciazione dei valori tuttavia non basta. Occorre dare vita a scelte concrete, volte ad affrontare alcune grandi emergenze \u2014 dalla fame e dalla mancanza di una terra in cui versano milioni di persone al riconoscimento dei diritti di tutti a partire da quelli delle categorie pi\u00f9 povere \u2014 e aprirsi a forme sempre pi\u00f9 ampie di collaborazione internazionale (n. 172). La constatazione che al produrre la violenza \u00e8 spesso la presenza \u2014 come si \u00e8 ricordato \u2014 di strutture ingiuste, rende evidente la necessit\u00e0 di un impegno costante a dare vita a una societ\u00e0 che superi le inequit\u00e0 esistenti, a partire dalla mancata inclusione dei poveri, che rifiuti per principio che si possa parlare di \u00abguerra giusta\u00bb, e che bandisca decisamente la pena di morte come misura del tutto anacronistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4. Il contributo delle religioni<\/p>\n<p>In questo itinerario di costruzione della fraternit\u00e0 universale e dell\u2019amicizia sociale, l\u2019enciclica assegna un ruolo importante alle religioni. Lo stimolo alla stesura del testo dell\u2019enciclica \u00e8 venuto del resto a papa Francesco dall\u2019incontro nel febbraio 2019 ad Abu Dhabi con il grande imam Ahmad Al-Tayyeb per ricordare che Dio \u00abha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignit\u00e0 e li ha chiamati a convivere come fratelli tra loro\u00bb (n. 5). La consapevolezza che la fraternit\u00e0 si fonda sulla coscienza di essere figli dello stesso Padre, le conferisce un carattere trascendente che ne avvalora la portata e fa delle religioni un bene per la intera societ\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo l\u2019enciclica insiste nel sottolineare la necessit\u00e0 che esse vengano riconosciute come una componente essenziale della realt\u00e0 sociale e, pur affermando il rispetto che devono avere per l\u2019autonomia della politica, non manca di rivendicare il diritto a una loro presenza nel dibattito pubblico, difendendo la loro libert\u00e0 di espressione (nn. 272\u2013275). Fondamentale, anche in vista dell\u2019esercizio di questa funzione \u00e8 il dialogo e la collaborazione tra di esse: un dialogo che deve condurre a una reciproca conoscenza e al rifiuto di ogni forma di fondamentalismo. Un dialogo che non esclude certo per i cristiani un\u2019attenzione specifica alla peculiarit\u00e0 del vangelo in quanto sorgente della dignit\u00e0 di ogni essere umano e come stimolo a vivere nel segno dell\u2019amore universale. L\u2019incontro e lo scambio interreligioso suppongono, perch\u00e9 si pervenga a un reciproco arricchimento, una solida acquisizione della propria identit\u00e0 e insieme la convinzione di essere posseduti da una parte limitata di verit\u00e0 e di poterne, conseguentemente, ricevere preziosi segmenti dal confronto con gli altri (nn. 277\u2013280).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Conclusione<\/p>\n<p>Il tracciato percorso dall\u2019enciclica ci riporta a considerare, in una prospettiva pi\u00f9 completa, il significato dei due termini ricorrenti ed intrecciati \u2014 qualche volta sovrapposti \u2014 che costituiscono il tessuto connettivo delle diverse proposte offerte dal documento papale. Fraternit\u00e0 universale e amicizia sociale sono due poli, dialetticamente compresenti, che rinviano alle due dimensioni dell\u2019amore, il quale implica nello stesso tempo profondit\u00e0 (intensit\u00e0) ed estensione (dilatazione). La carit\u00e0 va infatti esercitata nei confronti di ciascuno e nei confronti di tutti.<\/p>\n<p>Queste due dimensioni interdipendenti e reciprocamente interagenti ritornano di fatto con insistenza nel testo dell\u2019enciclica, dove \u00abuniversale\u00bb e \u00abparticolare\u00bb sono concepiti come realt\u00e0 co-necessarie: il vero universale \u2014 non l\u2019universalismo astratto e omologante cui si \u00e8 accennato \u2014 \u00e8 quello che fa spazio al particolare che, anzi, lo assume e lo valorizza, mentre, a sua volta, il vero particolare \u00e8 quello che, riconoscendo la propria parzialit\u00e0, si apre all\u2019universale. A questo ci si riferisce quando si parla di \u00abglocale\u00bb, il quale non comporta rinuncia a una precisa collocazione spaziale, ma, partendo da questa collocazione che definisce la propria appartenenza (e dunque in parte anche la propria identit\u00e0), si dispone ad accogliere ci\u00f2 che trascende i propri confini, fino al perseguimento dell\u2019universalit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo significa che la \u00abprossimit\u00e0\u00bb non esaurisce la \u00abfraternit\u00e0\u00bb, la quale ha un orizzonte molto pi\u00f9 ampio, in quanto si estende all\u2019intera umanit\u00e0; occorre allora trovare il giusto equilibrio tra i due livelli. \u00c8 quanto ha messo in evidenza con grande lucidit\u00e0 Paul Ricoeur, il quale, andando oltre il personalismo classico, introduce, accanto al rapporto io-tu, il \u00abterzo\u00bb, colui con cui non si \u00e8 in contatto diretto (e presumibilmente non lo si sar\u00e0 mai), ma che non \u00e8 per questo un anonimo, bens\u00ec un soggetto con un nome e un volto precisi, che reclama l\u2019assunzione di una precisa responsabilit\u00e0. \u00c8 questo il compito fondamentale della politica, la quale proprio per questa ragione diviene \u2014 come gi\u00e0 si \u00e8 ricordato \u2014 il modo pi\u00f9 alto di vivere la carit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019enciclica si muove in questa direzione, non accontentandosi di fornire degli orientamenti teorici, ma misurandosi concretamente con le questioni oggi sul tappeto e offrendo indicazioni operative di grande interesse. Redatta con un linguaggio evocativo e immaginifico, che non disdegna il ricorso alla narrazione poetica e alla metafora del sogno, con l\u2019intento di sollecitare accanto alla ragione il cuore e i sentimenti, essa costituisce, in un momento difficile come l\u2019attuale, un importante messaggio di speranza.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[882],"fascicolo":[298],"class_list":["post-2682","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giannino-piana","fascicolo-febbraio-2021"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - A proposito dell\u2019enciclica \u201cFratelli tutti\u201d di papa Francesco. 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