{"id":2618,"date":"2020-02-01T12:00:00","date_gmt":"2020-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2618"},"modified":"2026-04-19T00:10:26","modified_gmt":"2026-04-18T22:10:26","slug":"la-famiglia-contadina-nel-pensiero-di-don-mazzolari","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/la-famiglia-contadina-nel-pensiero-di-don-mazzolari\/","title":{"rendered":"La famiglia contadina nel pensiero di don Mazzolari"},"content":{"rendered":"<p><strong>1. Don Primo Mazzolari \u00abcontadino\u00bb<\/strong><br \/>\nLa provenienza di Mazzolari dal mondo contadino cremonese ne ha segnato il corso biografico. Egli non solo non ha mai nascosto n\u00e9 rinnegato le sue origini, ma le ha vissute come punto forza del suo ministero e del suo impegno civile. Troppo spesso si rischia di associare la riflessione sociale del parroco di Bozzolo alle trasformazioni industriali in cui si \u00e8 inserita la Rerum novarum di Leone XIII. Ci\u00f2 \u00e8 vero solo in parte. Mazzolari rimane profondamente legato alla sua terra e al mondo agricolo. Le indicazioni di carattere sociale risentono di questo suo humus culturale ed ecclesiale di provenienza. La \u00abBassa mantovana\u00bb \u00e8 il territorio in cui svolge il suo ministero (Cicognara e Bozzolo), in mezzo a una societ\u00e0 prevalentemente contadina.<\/p>\n<p>La storia di Mazzolari \u00e8 talmente intrisa di profumi e di sensazioni rurali e non manca di ricordare nei suoi scritti momenti di vita contadina. L\u2019opuscolo Cara terra, scritto nel 1946, ne riporta alcuni. Ammette con sincerit\u00e0 parlando alla gente dei campi:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSe mi guardate in faccia, mi riconoscete subito per uno dei vostri; se mi stringete la mano, non v\u2019ingannate; se mi siedo al vostro focolare, non sono a prestito; se cammino per i campi, capite che ho l\u2019odore della terra come voi, lo stesso occhio che accarezza un prato, un campo di grano, un filare, e fissa scorato un cielo che piove senza tregua o incendia le campagne, implacabile\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p><\/blockquote>\n<p>La denominazione di origine controllata contadina serve a don Primo per dire la propria provenienza ma rappresenta anche la lettera di presentazione per ottenere ascolto presso un popolo che sa pesare a distanza la credibilit\u00e0 di un uomo. Figurarsi se si tratta di un prete. Quel mondo gli appartiene e lo sente nel sangue, tanto da riportare alcuni ricordi d\u2019infanzia: la sera al fienile dove la famiglia si trovava al tepore degli animali, la casa aperta agli ospiti di passaggio che amavano conversare (\u00abuna volta ne ho contati quindici\u00bb<sup>2<\/sup>\u00a0&#8211; confessa) o che avevano bisogno di dormire in un luogo riparato, la generosit\u00e0 del padre che non diceva di no a nessuno e l\u2019accoglienza della madre che aveva sempre una fetta di polenta per tutti, la visita con la zia alla stalla per vedere i vitellini appena nati, quando si rinnovava il prodigio della vita&#8230;<\/p>\n<p>Con ogni probabilit\u00e0, Mazzolari \u00e8 \u00abcontadino nell\u2019animo\u00bb. I tempi dell\u2019attesa dalla semina al raccolto gli hanno insegnato la pazienza dell\u2019animo umano davanti al mistero di Dio. La vita \u00e8 sotto il segno della Provvidenza e anche il ministero pastorale impara dai ritmi delle stagioni. C\u2019\u00e8 il tempo della semina e quello del raccolto, il tempo dell\u2019incertezza e il tempo della benedizione, c\u2019\u00e8 il tempo dell\u2019intervento attivo col lavoro e quello dell\u2019attesa fiduciosa perch\u00e9 le mani di Dio siano larghe di benedizioni. Dice in un\u2019omelia per la giornata del Ringraziamento (11 novembre 1956):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa terra non l\u2019abbiamo fatta noi, la terra non \u00e8 feconda per noi, la terra, se mai, ci baster\u00e0 e ce ne baster\u00e0 poca per poter consumare un giorno anche l\u2019orgoglio fisico di questa nostra superbia, che non ha nessun fondamento. La terra \u00e8 di Dio, la fecondit\u00e0 della terra \u00e8 di Dio, le vostre braccia sono di Dio, la vostra intelligenza \u00e8 di Dio\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. Un prete vicino ai contadini<\/strong><\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/millet_the20angelus.jpg\" alt=\"millet the angelus\" width=\"350\" height=\"297\" \/>Il parroco di Bozzolo conosce dal di dentro la vita del contadino e ne parla con cognizione di causa. Sa bene che vi \u00e8 interdipendenza tra la terra e il suo lavoratore, tanto da immaginarla con \u00abil cuore gonfio di dolore e di speranza\u00bb<sup>4<\/sup>. Per questo la terra \u00e8 \u00abcara\u00bb, dato che \u00e8 fonte di lavoro e l\u2019uomo si accorge di dipendere da essa. Don Primo sa che non \u00e8 facile coltivare la terra. Tuttavia, essa \u00e8 generosa. D\u00e0 il pane a ogni uomo, \u00abse tutte le mani imparano dal Signore a spezzarlo fraternamente\u00bb<sup>5<\/sup>: ci\u00f2 significa che l\u2019intenzionalit\u00e0 umana di condividere i doni della terra \u00e8 capace di far passare l\u2019ago della bilancia dal dolore alla speranza. I frutti della campagna trovano il loro senso pi\u00f9 pieno nella volont\u00e0 umana di parteciparli ai fratelli: nella condivisione si rinnova il miracolo dell\u2019abbondanza di vita per tutti.<\/p>\n<p>Mazzolari non nasconde le insidie e le forme di ingiustizia connesse intorno al lavoro del contadino. Ha ben presente la condizione dei braccianti agricoli e i rischi di sfruttamento legati a una concezione di propriet\u00e0 esclusivamente padronale. Non \u00e8 il diritto di propriet\u00e0 in s\u00e9 a fare problema, ma \u00abla cupidigia di chi crede di possedere, la quale divora la terra, la famiglia, il mondo\u00bb<sup>6<\/sup>. Dopo il celebre viaggio in Sicilia del 1952, Mazzolari critica aspramente il latifondismo meridionale \u00abnelle mani di una nobilt\u00e0 neghittosa spendereccia e intrigante, la quale ha finito per farsi tollerare dai preti e dai poveri e tutelare dalla mafia\u00bb<sup>7<\/sup>. Nel suo breve tour sull\u2019isola si rende conto dell\u2019intelligenza e delle capacit\u00e0 lavorative dei contadini siciliani, ma lamenta la mancanza di un quadro istituzionale in grado di tutelarli. Non mancano le braccia, ma \u00e8 assente la politica. \u00abLa terra siciliana \u00e8 uno scrigno senza chiave\u00bb<sup>8<\/sup>: non si pu\u00f2 aspettare che ci pensi il governo o la regione. Solo spaccando la cassaforte \u00e8 possibile far trovare il pane sulla tavola di tutti i siciliani.<\/p>\n<p>Le forme di prevaricazione danno adito a fughe dal mondo agricolo verso la citt\u00e0: \u00abtriste quel giorno in cui il giovane contadino, abbandonata la zolla, gittata la vanga, impomatata la chioma, s\u2019avvia alla citt\u00e0 in cerca di una falsa e incerta fortuna\u00bb<sup>9<\/sup>. Don Primo segnala il pericolo di cambiar mestiere, legato all\u2019ingiustizia ma anche al tipo di lavoro che descrive i contadini come sporchi e soggetti alle intemperie delle stagioni, per cui \u00aboggi semini e poi non piove o piove troppo o fa troppo sole&#8230; e il raccolto se ne va\u00bb<sup>10<\/sup>. La vita del contadino \u00e8 dura, eppure la sconfitta pi\u00f9 grave \u00e8 quella che porta a disamorarsi della campagna, la \u00abcara terra\u00bb. L\u2019amore per i campi si intreccia con la fatica quotidiana. Non esiste altro modo di procurarsi il pane, perch\u00e9 non si pu\u00f2 raccogliere senza seminare n\u00e9 mangiare senza lavorare. La tentazione di Ges\u00f9 di trasformare le pietre in pane \u00e8 una semplificazione della vita: anche il contadino pu\u00f2 cadere nell\u2019illusione di pensare che si possa mietere senza fatica. Egli coltiva con le mani e con il cuore, usa il piccone e la zappa, manovra con la mazza e con l\u2019erpice: sotto questo lavoro gravoso la terra diventa la fonte del pane. Degno di elogio \u00e8 il contadino che coltiva la terra senza mai arrendersi. Anzi, pi\u00f9 essa \u00e8 avara e pi\u00f9 egli vi s\u2019innamora. Se accetta la fatica, per\u00f2, \u00e8 solo nella prospettiva della speranza, tanto che il pane frutto del sudore e dell\u2019impegno \u00e8 ancor pi\u00f9 saporito: \u00absa di amore che ogni giorno si offre, e che ogni giorno si ravviva di fede e di speranza\u00bb<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. Un cristianesimo \u00abcontadino\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una sapienza che proviene dall\u2019ascolto della terra e dei suoi ritmi, dalle creature che Dio ha fatto. C\u2019\u00e8 un\u2019armonia e un equilibrio che la vita dei campi insegna, sapendo tenere insieme prudenza e coraggio. Mazzolari \u00e8 convinto che non ci sia \u00ablembo di terra che il contadino non accarezzi col suo occhio affettuoso e intelligente\u00bb<sup>12<\/sup>. Si imparano i tempi giusti, quello dell\u2019aratura e della semina, quello della sarchiatura e del raccolto e ci si mette in ascolto della terra che ha sete o \u00e8 sazia, \u00e8 stanca o \u00e8 pronta all\u2019attivit\u00e0 umana. Nel lavoro in campagna il Signore si accontenta che lo si senta presente come Provvidenza. C\u2019\u00e8 bisogno di riconoscerlo nel sole, nella rugiada, nell\u2019acqua, nella neve, nel vento. Il susseguirsi delle stagioni \u00e8 garanzia di fecondit\u00e0. Il \u00abdominio\u00bb della natura da parte dell\u2019uomo \u00e8 un\u2019arte che egli esercita e acquisisce grazie all\u2019ascolto delle forze in gioco. Il dramma umano \u00e8 per\u00f2 che non ha ancora imparato ad apprendere l\u2019arte di trattare i suoi simili come fratelli. Proprio intorno alla terra si gioca la contrapposizione tra ricchi e poveri. Molti intendono mettere le mani sui poderi o perch\u00e9 hanno le possibilit\u00e0 economiche di appropriarsene o perch\u00e9 li lavorano. In realt\u00e0 \u00abla terra non \u00e8 di nessuno, n\u00e9 dei ricchi n\u00e9 dei poveri\u00bb<sup>13<\/sup>: lo dimostra ad esempio l\u2019alluvione del Po (1951). Il fiume si \u00e8 preso tutto senza chiedere il permesso, dimostrando a tutti che l\u2019egoismo \u00e8 negativo, indipendentemente da dove arrivi. La campagna insegna la logica elementare che \u00abl\u2019uomo non ha niente di suo se non lo spartisce\u00bb<sup>14<\/sup>. La fraternit\u00e0 diventa l\u2019unica scuola di vita che consente di aver accesso ai doni della creazione.<br \/>\nDon Mazzolari rappresenta un maestro di spiritualit\u00e0 anche nel suo modo di guardare la terra. Scrivendo del prete lo descrive cos\u00ec: \u00abIl contadino quando semina ha negli occhi il fulgore del giugno e va verso quello, mentre la nebbia ottobrina gli vela lo sguardo\u00bb<sup>15<\/sup>. La vita pastorale deve avere l\u2019orizzonte non del presente ma della volont\u00e0 di Dio che incontra l\u2019uomo quando e come vuole, con i suoi tempi e la sua modalit\u00e0. Uno sguardo contemplativo, da credente, gli ha permesso di lasciarsi convertire dai tempi e dalle logiche della natura. La campagna \u00abparla\u00bb ai contadini, ma per il parroco di Bozzolo, attraverso la terra \u00e8 Dio che rivolge un messaggio all\u2019uomo. La voce di Dio nella creazione chiede un ascolto obbediente. Senza questa fiducia l\u2019uomo rischia di pensarsi dominatore incontrastato, come despota, che non sa recepire i limiti presenti nella creazione. Si scopre arrogante.<\/p>\n<p>La storia si ripete, nel tempo dei cambiamenti climatici e di una comunit\u00e0 cristiana intenta a recepire gli insegnamenti di Laudato si\u2019. C\u2019\u00e8 molto da seminare e altrettanto da raccogliere. La saggezza cristiana del mondo contadino suggerisce uno stile di vita sobrio e umile. Certo, il mondo contadino conosciuto da Mazzolari non esiste pi\u00f9. Oggi l\u2019agricoltura \u00e8 tecnologica, si serve del trattore, di macchine ad alta specializzazione. Rimane per\u00f2 un insegnamento. C\u2019\u00e8 sempre il pericolo che la terra si allontani da chi se ne pu\u00f2 prendere cura con saggezza. Con la conseguenza dell\u2019inquinamento e del degrado. C\u2019\u00e8 anche il rischio che l\u2019ingiustizia finisca per prevalere. Terra e contadino possono finire calpestati. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 qualcosa dell\u2019ecologia integrale di papa Francesco in questo sguardo etico che don Primo ha trasmesso&#8230; Come ignorarne la profonda spiritualit\u00e0?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Bruno Bignami<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, EDB, Bologna 1987, 46-47.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 51.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Discorsi, edizione critica a cura di P. TRIONFINI, EDB, Bologna 2006, 643.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 12.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 39.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 60.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Scritti politici, edizione critica a cura di M. TRUFFELLI, EDB, Bologna 2010, 663.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Scritti politici, 663.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 70.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 86.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 65.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, La pi\u00f9 bella avventura. Sulla traccia del \u00abProdigo\u00bb, edizione critica a cura di M. MARGOTTI, EDB, Bologna 20087, 179.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 138.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Cara terra, 139.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0P. MAZZOLARI, Messaggi della Speranza, edizione critica a cura di G. VECCHIO, EDB, Bologna 2014, 94.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1179],"fascicolo":[285],"class_list":["post-2618","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-bruno-bignami","fascicolo-febbraio-2020"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La famiglia contadina nel pensiero di don Mazzolari<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Bruno Bignami, pubblicato nel numero di Febbraio 2020. 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