{"id":2594,"date":"2020-02-01T12:00:00","date_gmt":"2020-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2594"},"modified":"2026-04-19T00:10:26","modified_gmt":"2026-04-18T22:10:26","slug":"limprenditoria-immigrata-in-italia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/","title":{"rendered":"L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"com-content-article item-page\">\n<div class=\"com-content-article__body\">\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019imprenditoria immigrata \u00e8 ormai un elemento strutturale dell\u2019economia italiana e rappresenta sicuramente uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti del fenomeno migratorio.<\/p>\n<p>In questo capitolo si analizzano gli aspetti salienti dell\u2019imprenditoria immigrata dei nostri giorni in Italia, rileggendo le teorie enarrate nel capitolo precedente alla luce dei pi\u00f9 recenti dati diffusi dalle fonti statistiche ufficiali.<\/p>\n<p>Si partir\u00e0 dall\u2019analisi della formulazione giuridica italiana dei concetti di \u201cimprenditore\u201d e \u201cimprenditore immigrato\u201d evidenziando la differenza tra imprenditore e lavoratore autonomo.<\/p>\n<p>Si proseguir\u00e0 esaminando gli aspetti socio-economici che pi\u00f9 direttamente incidono sull\u2019iniziativa imprenditoriale immigrata, favorevolmente o no, declinando nel contesto italiano le teorie gi\u00e0 presentate nel primo capitolo.<\/p>\n<p>Per finire, si prover\u00e0 a estrapolare dai dati statistici quelli che pi\u00f9 mettono in luce gli effetti dell\u2019imprenditoria straniera nel sistema produttivo italiano, sia a livello nazionale che nella citt\u00e0 di Roma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1. Contesto giuridico italiano<\/strong><\/p>\n<p>Negli studi dell\u2019 \u201cimprenditorialit\u00e0 etnica\u201d emerge la distinzione tra tre termini: \u201clavoratore in proprio\u201d, \u201clavoratore autonomo\u201d o \u201cimprenditore\u201d. Sebbene ad un primo approccio sembrino locuzioni simili, esse indicano situazioni sostanzialmente diverse.<\/p>\n<p>\u201cLavoratore in proprio\u201d \u00e8 un\u2019espressione che richiama il \u201cmettersi in proprio\u201d che si riferisce a tutte le attivit\u00e0 di lavoro non dipendente. Le altre due locuzioni invece creano una classificazione pi\u00f9 di dettaglio del lavoro non dipendente. Per approfondire la differenza \u00e8 utile partire da alcune definizioni.<\/p>\n<p><strong>1.1. Imprenditori e lavoratori autonomi<\/strong><\/p>\n<p>Il Codice Civile italiano non fornisce la definizione di \u201cimpresa\u201d, ma quella di \u201cimprenditore\u201d. In particolare, a norma dell\u2019articolo 2082 del Codice Civile, \u00e8 definito imprenditore: \u201cchi esercita professionalmente un\u2019attivit\u00e0 economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi\u201d.<\/p>\n<p>Quindi l\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale deve necessariamente possedere le seguenti tre caratteristiche: l\u2019esercizio di un\u2019attivit\u00e0 economica diretta alla produzione o allo scambio di beni e servizi; l\u2019organizzazione, in termini di mezzi e di lavoro dell\u2019attivit\u00e0; la professionalit\u00e0, termine che sottende i concetti di sistematicit\u00e0, continuit\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 esercitata (Unioncamere 2014:19-20).<\/p>\n<p>Accanto a quella dell\u2019imprenditore, l\u2019ordinamento giuridico italiano riconosce la figura del lavoratore autonomo: \u201cquando una persona si obbliga a compiere dietro un corrispettivo un\u2019opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente\u201d (Codice Civile: art. 2222).<\/p>\n<p>Quindi, il lavoro autonomo \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 che ha le seguenti tre caratteristiche: prevede l\u2019esecuzione di un\u2019opera o di un servizio a fronte di un corrispettivo; si avvale di lavoro prevalentemente proprio; non presenta vincolo di subordinazione nei confronti del committente.<sup>1<\/sup><\/p>\n<p>Alla luce di queste definizioni il lavoratore autonomo e l\u2019imprenditore possono sembrare figure simili, poich\u00e9 entrambi sono impegnati in forme di lavoro che forniscono un reddito di natura indipendente, ma l\u2019elemento centrale che distingue il lavoro autonomo dall\u2019impresa \u00e8 principalmente l\u2019assenza di un\u2019organizzazione, cio\u00e8 di un\u2019azienda.<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>D\u2019ora in poi in questo lavoro, per semplicit\u00e0, l\u2019espressione \u201clavoro autonomo\u201d sar\u00e0 utilizzata con lo stesso significato di \u201cimprenditoria\u201d, salvo diversamente esplicitato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1.2. L\u2019imprenditore immigrato<\/strong><\/p>\n<p>Per circoscrivere e caratterizzare completamente la classe degli imprenditori immigrati occorre, prima ancora di definire la componente immigrata, considerare due dimensioni dell\u2019aspetto imprenditoriale: quella individuale dell\u2019imprenditore (titolare di una ditta individuale oppure ricoprente una certa carica in un\u2019impresa) e quella organizzativa che tiene conto della forma giuridica e dell\u2019orientamento dell\u2019impresa.<\/p>\n<p>Con questa premessa, si considerano imprese a conduzione immigrata (o per semplicit\u00e0 di esposizione \u201cimprese immigrate\u201d) quelle in cui il titolare, nel caso delle ditte individuali, o la maggioranza dei soci, degli amministratori e dei detentori delle quote di propriet\u00e0, nel caso delle altre forme di impresa, sono nati all\u2019estero<sup>3<\/sup>\u00a0(cfr. figura 2.1).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/figura1.2.png\" alt=\"figura1.2\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.1. \u2013 Definizioni di impresa straniera per ciascuna forma societaria<\/em><\/p>\n<p><em>Fonte: Centro Studi e Ricerche IDOS 2017: 11.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 evidente per\u00f2 che, affinch\u00e9 questa definizione possa assumere una valenza oggettiva, sia necessario disambiguare il concetto di \u201cprevalenza\u201d nella gestione di un\u2019impresa insito nell\u2019espressione \u201cmaggioranza dei soci, degli amministratori e dei detentori delle quote di propriet\u00e0\u201d. Proprio per questo scopo si misura il grado di partecipazione degli stranieri in un\u2019impresa che pu\u00f2 essere maggioritario, forte o esclusivo. Il grado di partecipazione straniera dipende da due dimensioni dell\u2019impresa: la natura giuridica e la percentuale di stranieri che vi ricoprono cariche di rilievo.<\/p>\n<p>La conduzione straniera esclusiva si verifica quando tutte le cariche e tutte le quote sono di propriet\u00e0 di stranieri, per le societ\u00e0 di capitale, oppure quando la totalit\u00e0 dei soci e degli amministratori \u00e8 straniero, per le societ\u00e0 di persone, cooperative e altre forme giuridiche, oppure, in ultimo, se il titolare di un\u2019azienda individuale \u00e8 straniero.<\/p>\n<p>Si ha invece conduzione straniera maggioritaria quando pi\u00f9 del 50% dei soci o degli amministratori sono nati all\u2019estero per le societ\u00e0 di persone, le cooperative e altre forme giuridiche.<\/p>\n<p>La conduzione straniera forte si configura se questa stessa percentuale sale almeno al 60%.<\/p>\n<p>Le cariche imprenditoriali, invece, sono i titoli registrati negli elenchi delle Camere di Commercio (titolari, soci, amministratori ecc.) che sono attribuite a stranieri o italiani in base alla nazione di nascita dell\u2019intestatario. Si pu\u00f2 facilmente intuire come il valore percentuale di presenza straniera non sempre corrisponda al numero dei \u201cgestori\u201d stranieri, poich\u00e9 una singola persona pu\u00f2 avere in capo anche pi\u00f9 cariche.<\/p>\n<p>Per superare questa limitazione le diverse ricerche hanno adottato meccanismi correttivi, limitando ad esempio l\u2019analisi ai soli titolari di impresa, o ai soli imprenditori individuali per cui si dispone di dati pi\u00f9 oggettivi. Questa scelta per\u00f2 porta con s\u00e9 la necessit\u00e0 di distinguere il lavoro autonomo dall\u2019imprenditoria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. Aspetti socio-economici favorevoli all\u2019iniziativa imprenditoriale degli stranieri<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019imprenditorialit\u00e0 immigrata si \u00e8 sviluppata nel contesto economico-produttivo italiano a partire dagli anni \u201990 con un certo ritardo rispetto ad altri paesi europei dove il fenomeno era chiaramente percepibile sin dagli albori degli anni \u201980.<sup>4<\/sup>\u00a0Le cause del ritardo sono attribuibili a fattori economici, storici e geografici, ma anche alla lentezza dell\u2019iter legislativo di apertura al lavoro autonomo agli immigrati in Italia.<\/p>\n<p>Attualmente, dopo un tortuoso percorso, gli immigrati finalmente incontrano in Italia un ambiente economico-produttivo, politico-istituzionale, e socio-culturale abbastanza fertile per il lavoro autonomo, per le ragioni di seguito approfondite.<br \/>\nIl contesto economico-produttivo<\/p>\n<p>Riguardo al contesto economico-produttivo, l\u2019Italia \u00e8 un paese favorevole allo sviluppo delle attivit\u00e0 imprenditoriali (piccola e media impresa). Secondo le statistiche rilevate dall\u2019Istat nel 2018 il lavoro autonomo incide in Italia per circa un quarto sull\u2019occupazione complessiva (23,2%), un valore molto pi\u00f9 alto delle medie europee (15,7%).<br \/>\nIl contesto politico-istituzionale<\/p>\n<p>Anche il contesto politico-istituzionale italiano si \u00e8 recentemente aperto allo sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale degli immigrati. Il percorso normativo che ha reso possibile in Italia l\u2019accesso al lavoro autonomo per i cittadini stranieri \u00e8 stato piuttosto lento. \u00c8 per\u00f2 anche da precisare che l\u2019Italia solo recentemente \u00e8 entrata nel gruppo dei grandi Paesi di immigrazione, e per conseguenza, finora, in assenza di un fenomeno quantitativamente significativo, non era stata percepita l\u2019esigenza di legiferare sul tema del lavoro autonomo degli stranieri. Fino all\u2019entrata in vigore della legge 40 del 1998, cosiddetta \u201cLegge Turco-Napolitano\u201d, l\u2019accesso al lavoro autonomo era consentito, tramite una serie di accordi internazionali, solo ai cittadini provenienti dai Paesi verso i quali si dirigeva in passato l\u2019emigrazione italiana, o era condizionata dall\u2019acquisizione della cittadinanza italiana.<\/p>\n<p>Questa clausola di reciprocit\u00e0 ha impedito per anni ai cittadini dei paesi da cui proviene la maggioranza degli immigrati di intraprendere in Italia il percorso imprenditoriale. La \u201cLegge Turco-Napolitano\u201d ha parzialmente rimosso questi vincoli consentendo agli immigrati in possesso di un regolare permesso di soggiorno di creare aziende individuali e di diventare soci di imprese cooperative, lasciando inibito solo l\u2019accesso alle societ\u00e0 di capitali (Martinelli 2003:28-29).<sup>5<\/sup><\/p>\n<p>Una volta aperte le vie della legalit\u00e0, come era prevedibile, le attivit\u00e0 autonome guidate da stranieri si sono diffuse rapidamente: in pochi anni le imprese \u201cetniche\u201d sono triplicate, passando dalle 67.000 dell\u2019anno 2000 alle 181.000 del primo trimestre 2005 con un incremento del 170% (Micheli et al. 2006). \u00c8 empiricamente dimostrata, quindi, nel contesto italiano, la rilevanza della liberalizzazione del commercio e dell\u2019accesso al lavoro autonomo degli stranieri sulla crescita dell\u2019imprenditoria immigrata.<\/p>\n<p>Non sempre, per\u00f2, la presenza di una regolamentazione completa crea condizioni favorevoli agli immigrati, anche in assenza di clausole discriminatorie. Proprio in Italia si riscontrano casi evidentissimi di incidenza in negativo in questo senso. \u00c8 da dire che, proprio nel contesto italiano, l\u2019alto tasso di imprenditorialit\u00e0 autoctona lascia gi\u00e0 di per s\u00e9 poche opportunit\u00e0 all\u2019iniziativa da parte degli immigrati. Questa barriera \u00e8 ancora pi\u00f9 invalicabile nelle attivit\u00e0 la cui diffusione \u00e8 quantitativamente controllata e limitata dalle istituzioni. \u00c8 qui che la penetrazione di nuovi attori, in particolare degli stranieri, si presenta problematica. Per esempio, il settore dei taxi in molte metropoli occidentali \u00e8 appannaggio prevalentemente del lavoro indipendente degli immigrati; in Italia questo non avviene, perch\u00e9 la rigida regolamentazione disciplina in modo molto restrittivo la concessione di nuove licenze.<\/p>\n<p>Alle difficolt\u00e0 intrinseche del contesto normativo locale si stanno recentemente aggiungendo nuove misure ad hoc volute dall\u2019ultimo governo italiano. Nel luglio 2018, infatti, nonostante la Costituzione della Repubblica italiana vieti le discriminazioni delle persone in base alla loro etnia, il Governo italiano ha introdotto la \u201cvigilanza etnica\u201d che obbliga l\u2019Ispettorato del Lavoro a svolgere maggiori controlli sulle imprese gestite dagli stranieri. Le cosiddette \u201cordinanze anti-kebab\u201d e i provvedimenti contro gli Internet Point e i Phone Center dell\u2019ultimo decennio sono altri esempi di misure con forti ripercussioni sugli imprenditori stranieri.<\/p>\n<p>L\u2019atteggiamento meno incline agli immigrati dell\u2019ultima legislatura italiana si percepisce non solo dalle normative e regolamentazioni dell\u2019imprenditoria, ma anche dalle politiche generali. La pi\u00f9 recente normativa in materia di immigrazione (decreto-legge n. 13\/2018) mina la possibilit\u00e0 di regolarizzare la presenza sul territorio, riducendo l\u2019applicabilit\u00e0 della clausola della protezione umanitaria, chiude le vie di ingresso legali (chiusura dei porti e procedure accelerate per l\u2019esame delle domande di protezione internazionale) e riduce i casi di riconoscibilit\u00e0 dei permessi di lavoro. Il decreto sicurezza-bis dell\u2019agosto 2019, mese in cui si completa la redazione di questo lavoro di ricerca, inasprisce le misure contro l\u2019immigrazione clandestina.<\/p>\n<p>Nel complesso, in Italia, mentre da un lato il contesto economico-sociale incline alla piccola impresa ed al lavoro autonomo si presta bene all\u2019iniziativa imprenditoriale straniera (come mostra il gran numero di micro-imprese e il tasso elevato di lavoro autonomo), dall\u2019altro alcune regolamentazioni limitano considerevolmente le opportunit\u00e0 per gli immigrati.<\/p>\n<p><em>Contesto socio-culturale<\/em><\/p>\n<p>In Italia, con le trasformazioni della vita sociale degli ultimi decenni, si \u00e8 notevolmente accresciuto il fabbisogno di fornitori indipendenti di beni e servizi. Le nuove esigenze hanno indirettamente favorito la nascita di imprese, soprattutto straniere, labour intensive.<\/p>\n<p>Come nota Ferrario (2016), la partecipazione delle donne al mercato di lavoro, l\u2019aumento dei divorzi e, di conseguenza, l\u2019occupazione femminile hanno determinato un incremento della domanda di personale domestico, che \u00e8 stato coperto dagli immigrati, sia in qualit\u00e0 di piccoli imprenditori che di dipendenti, sopperendo a necessit\u00e0 che non vengono pi\u00f9 soddisfatte autonomamente dal contesto famigliare.<\/p>\n<p>Anche il mutamento dei gusti dei consumatori, la richiesta di beni, prestazioni e servizi personalizzati, continuano ad alimentare una domanda di operatori economici indipendenti. Secondo la ricerca condotta dalla Fondazione Moressa (2010), l\u2019influenza della cucina etnica sulle abitudini alimentari degli italiani \u00e8 in crescita, soprattutto tra i giovani che, oltre a dare un segnale forte di apprezzamento della commistione tra culture, nella cucina etnica trovano novit\u00e0 ed economicit\u00e0 (Ferrario 2016:20). In sintesi, i mutamenti del tessuto sociale italiano creano domanda di nuovi beni e servizi che incontrano l\u2019offerta degli imprenditori immigrati.<\/p>\n<p>Provando a valutare nell\u2019insieme i diversi fattori fin qui esaminati, in Italia le normative di apertura all\u2019imprenditoria immigrata si sono incrociate con l\u2019evoluzione del fenomeno migratorio, con una nuova domanda del mercato e con una struttura economica che ha aperto spazio al lavoro autonomo di piccole dimensioni. Sono questi i fattori chiave che spiegano l\u2019evoluzione dell\u2019imprenditoria immigrata in Italia degli ultimi decenni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. Dimensione del fenomeno immigratorio e imprenditoriale<\/strong><\/p>\n<p>In questa sezione si prova a mettere in luce gli effetti dell\u2019imprenditoria immigrata sul territorio italiano, in termini di contributo all\u2019economia ed all\u2019evoluzione. Per una trattazione pi\u00f9 oggettiva, la disanima sar\u00e0 accompagnata da un costante confronto con le fonti statistiche ritenute pi\u00f9 attendibili.<\/p>\n<p>Per \u201cmisurare\u201d la presenza e l\u2019evoluzione storica dell\u2019imprenditoria immigrata in Italia si seguir\u00e0 un approccio conforme a quello proprio dell\u2019orientamento giuridico italiano, considerando due dimensioni: quella degli imprenditori immigrati (socio, titolare o amministratore) presenti nelle imprese attive registrate preso le Camere di Commercio e quella delle imprese gestite da stranieri.<\/p>\n<p>Nel primo caso si analizzano i dati relativi agli imprenditori stranieri per nazionalit\u00e0; nel secondo caso il focus sar\u00e0 l\u2019impresa immigrata, analizzandone la concentrazione territoriale e settoriale ed il loro impatto in termini di valore aggiunto.<\/p>\n<p>La principale fonte statistica a cui si attinger\u00e0 sar\u00e0 il registro delle Camere di Commercio ed il sistema informativo di Infocamere, che raccoglie, elabora e divulga i dati delle aziende di immigrati. Si far\u00e0 anche riferimento, in questo lavoro, ai risultati della ricerca condotta dalla Fondazione Leone Moressa e dal Centro Studi e Ricerche IDOS.<sup>6<\/sup><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.1. L\u2019immigrazione negli ultimi decenni<\/strong><\/p>\n<p>Oggi l\u2019Italia \u00e8 vista come paese d\u2019immigrazione, ma gli italiani per lungo tempo sono stati un popolo di emigranti alla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita verso i paesi soprattutto non europei, come gli Stati Uniti ed i paesi dell\u2019America Latina, fino ad oltre la met\u00e0 del secolo scorso. Nel corso degli anni Settanta l\u2019Italia si \u00e8 trasformata da paese di emigrazione a paese di immigrazione anche a causa del passaggio da un\u2019economia industriale fordista ad un\u2019economia post-fordista in cui lo sviluppo si \u00e8 spostato soprattutto nel settore terziario e dei servizi.<\/p>\n<p>Attualmente la popolazione immigrata \u00e8 una componente non pi\u00f9 considerabile transitoria della societ\u00e0 italiana sia a livello sociale (residenti, nascite, alunni) che economico (lavoratori occupati ed imprenditori). Si conferma nel 2017 per il quarto anno una consistenza numerica stabile, intorno ai 5 milioni, e un\u2019incidenza di circa l\u20198% sulla popolazione totale.<sup>7<\/sup><\/p>\n<p>Il grafico successivo illustra la dinamica della popolazione immigrata presente in Italia negli anni 2009 \u2013 2017.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_01.jpg\" alt=\"kOSTIUK 01\" width=\"650\" height=\"306\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.2. \u2013 La popolazione immigrata in Italia negli anni 2009 \u2013 2017 (valori assoluti)<\/em><br \/>\n<em>Fonti: I dati degli anni 2009-2016 sono tratti da Fondazione Leone Moressa 2017: 72; i dati dell\u2019anno 2017 sono un\u2019elaborazione tratta da Centro Studi e Ricerche IDOS (2018: 9; 431).<\/em><\/p>\n<p>Tra le prime cinque comunit\u00e0 straniere pi\u00f9 presenti sul territorio italiano distinguiamo la comunit\u00e0 rumena, albanese, marocchina, cinese e ucraina (cfr. figura 2.3).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_03.jpg\" alt=\"kOSTIUK 03\" width=\"600\" height=\"293\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.3. \u2013 Dinamica delle prime cinque comunit\u00e0 residenti in Italia. Seria storica, (2008 \u2013 2017)<\/em><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazione propria su dati di Centro Studi e Ricerche IDOS 2018: 13.<\/em><\/p>\n<p>Gli occupati immigrati sono principalmente collocati al nord-ovest, anche se l\u2019incidenza maggiore viene riscontrata nelle regioni del centro. Solo una minima parte lavora nel mezzogiorno (cfr. tabella 2.1).<\/p>\n<p><em>Tabella 2.1. \u2013 Distribuzione territoriale della popolazione immigrata in Italia, 2017<\/em><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Aree territoriali<\/td>\n<td>\u00a0Numero degli immigrati<\/td>\n<td>\u00a0%<\/td>\n<td>\u00a0% su totale residenti<\/td>\n<td>Soggiornati non comunitari<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Nord-Ovest<\/td>\n<td>\u00a01.727.178<\/td>\n<td>\u00a033,6<\/td>\n<td>\u00a010,7<\/td>\n<td>\u00a01.331.352<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Nord-Est<\/td>\n<td>\u00a01.225.466<\/td>\n<td>\u00a023,8<\/td>\n<td>\u00a010,5<\/td>\n<td>\u00a0963.913<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Centro<\/td>\n<td>\u00a01.319.692<\/td>\n<td>\u00a025,7<\/td>\n<td>\u00a011<\/td>\n<td>\u00a0889.531<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Sud<\/td>\n<td>\u00a0624.866<\/td>\n<td>\u00a012,1<\/td>\n<td>\u00a04,5<\/td>\n<td>\u00a0389.788<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Isole<\/td>\n<td>\u00a0247.238<\/td>\n<td>\u00a04,8<\/td>\n<td>\u00a03,7<\/td>\n<td>\u00a0140.350<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Italia<\/td>\n<td>\u00a05.144.440<\/td>\n<td>\u00a0100<\/td>\n<td>\u00a08,5<\/td>\n<td>\u00a03.714.934<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>Fonte: Centro Studi e Ricerche IDOS 2018: 431.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 opportuno evidenziare, a conferma di quanto detto, anche l\u2019aumento, in percentuale, dei permessi di soggiorno concessi per motivi famigliari (39,3% nel 2017) coerente al forte incremento di presenza femminile e di giovani nei flussi migratori.<\/p>\n<p>Questi dati, che descrivono il cambiamento della composizione demografica delle comunit\u00e0 straniere in Italia, spiegano perch\u00e9 la struttura immigratoria italiana non sia pi\u00f9 considerata principalmente economica. L\u2019istanziarsi definitivo di interi nuclei familiari di immigrati va a modificare anche il sistema sociale italiano, influendo sui consumi e sulle attivit\u00e0. Si registra, ad esempio, l\u2019apertura di molte attivit\u00e0 commerciali che forniscono prodotti definiti \u201cetnici\u201d. Gli immigrati, in definitiva, assumono una rilevanza sempre maggiore dal punto di vista demografico, occupazionale e socio-culturale. La conoscenza approfondita di tale evoluzione pu\u00f2 spingere a rivalutare il fenomeno dell\u2019immigrazione, promuovendo orientamenti meno ostili e pi\u00f9 inclusivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.2. Dati sulle imprese a conduzione straniera<\/strong><\/p>\n<p>Il quadro della piccola imprenditoria italiana \u00e8 gi\u00e0, per tutta una serie di caratteristiche, un fenomeno peculiare nel panorama delle imprese in Europa.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 il primo paese in Europa per numero di imprese, arrivando a contarne oltre 6 milioni se si includono quelle del settore agricolo. Di queste il 99,9% \u00e8 costituito da PMI (piccole e medie imprese), di cui quasi il 95% sono micro-imprese sotto i 10 dipendenti. Andando ad esaminare pi\u00f9 approfonditamente i dati, emerge che oltre il 65% delle imprese sono costituite come ditte individuali (Fondazione Leone Moressa 2016:83-84). Proprio questo panorama cos\u00ec frammentato, con forte protagonismo della piccola imprenditoria, facilita l\u2019attecchimento dell\u2019iniziativa immigrata, per varie ragioni, non ultima quella di presentare una concorrenza autoctona pi\u00f9 alla portata, per lo meno dal punto di vista dimensionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.2.1. Dinamiche e distribuzione territoriale<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi anni l\u2019avvio di attivit\u00e0 imprenditoriali da parte degli stranieri sul territorio italiano \u00e8 in forte crescita. A livello nazionale, gi\u00e0 nel 2018 oltre 600 mila imprese delle oltre 6 milioni operanti in Italia sono condotte da soggetti nati all\u2019estero (si veda al riguardo la figura 2.4). In altre parole il 9,9%, cio\u00e8 un\u2019impresa su dieci, \u00e8 stata creata da immigrati, ed il trend in costante crescita rafforza il valore del dato, confermando l\u2019incidenza degli immigrati sul tessuto di impresa nazionale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_04.jpg\" alt=\"kOSTIUK 04\" width=\"600\" height=\"292\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.4. \u2013 Imprese totali, condotte da nati all\u2019estero e da nati in Italia, valori assoluti (2011-2018).<sup>8<\/sup><\/em><br \/>\n<em>Note: (*) Rientrano nella definizione di imprese condotte da immigrati quelle in cui il titolare, nel caso delle imprese individuali, o la maggioranza dei soci e degli amministratori sono nati all\u2019estero.<\/em><br \/>\n<em>Fonti: I dati degli anni 2011-2017 sono tratti da Centro Studi e Ricerche IDOS 2018: 299; i dati dell\u2019anno 2018 sono un\u2019elaborazione tratta da Talamas (2018).<\/em><\/p>\n<p>La grande maggioranza delle imprese gestite da immigrati (94,2%) \u00e8 di esclusiva conduzione immigrata, a conferma della preferenza, da parte degli immigrati, a fare impresa quasi esclusivamente con connazionali oppure a creare imprese individuali piuttosto che mettersi in societ\u00e0 con autoctoni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_05.jpg\" alt=\"kOSTIUK 05\" width=\"600\" height=\"267\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.5. \u2013 La struttura imprenditoriale in Italia, 2018<\/em><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazione propria su dati Centro Studi e Ricerche IDOS 2018: 299; Talamas 2019.<\/em><\/p>\n<p>Questo quadro conferma la configurazione di un\u2019economia di enclave degli immigrati, cio\u00e8 la costituzione di un secondo ecosistema che si affianca a quello autoctono, con cui per\u00f2 risulta scarsamente integrato. Dall\u2019altro lato, la stragrande prevalenza delle ditte individuali \u00e8 un dato in linea con le presunte maggiori complessit\u00e0 burocratiche e difficolt\u00e0 di accesso al credito per gli stranieri rispetto agli autoctoni. Queste barriere limitano fortemente la diffusione di attivit\u00e0 imprenditoriali pi\u00f9 complesse e strutturate.<\/p>\n<p>Osservando la distribuzione territoriale dell\u2019iniziativa imprenditoriale degli immigrati si osserva il dualismo che tradizionalmente caratterizza l\u2019andamento economico-produttivo del Paese. Infatti le imprese degli imprenditori immigrati si concentrano nelle regioni settentrionali, maggiormente industrializzate e che usualmente permettono una maggiore marginalit\u00e0 (cfr. figura 2.6).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_06.jpg\" alt=\"kOSTIUK 06\" width=\"600\" height=\"285\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.6. \u2013 Imprenditoria degli immigrati per aree territoriali, 2017, valori percentuali<\/em><br \/>\n<em>Fonte: Propria elaborazione su dati Centro Studi e Ricerche IDOS 2018: 302.<\/em><\/p>\n<p>A livello regionale, un quinto delle imprese condotte da immigrati si concentra in Lombardia (114.027 mila imprese registrate). L\u2019alta concentrazione conferma il dinamismo del tessuto economico-produttivo della zona. Seguono il Lazio (77.125), la Toscana (54.852) e l\u2019Emilia-Romagna (51.621). Emerge, quindi, che in sole quattro regioni si raccoglie pi\u00f9 della met\u00e0 degli imprenditori stranieri. La maggiore ricchezza di queste regioni sembra offrire anche spazi di sviluppo pi\u00f9 ampi a conferma del rapporto tra sviluppo economico del territorio e presenza di immigrati che in tali regioni registra i tassi pi\u00f9 alti; mentre le regioni meridionali, meno produttive, esercitano un minore richiamo (cfr. tabella 2.2).<\/p>\n<p><em>Tabella 2.2. \u2013 Analisi comparativa delle attivit\u00e0 imprenditoria degli immigrati e autoctoni per provincia in Italia nel 2017, valori assoluti e percentuali (2012 \u2013 2017)<\/em><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Imprese immigrate<\/strong><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Imprese italiane<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Provincia<\/strong><\/td>\n<td><strong>Numero imprese di immigrati<\/strong><\/td>\n<td><strong>Distr. %<\/strong><\/td>\n<td><strong>Incidenza % su totale imprese<\/strong><\/td>\n<td><strong>Var. % 2016-17<\/strong><\/td>\n<td><strong>Var. % 2012-17<\/strong><\/td>\n<td><strong>Var. % 2016-17<\/strong><\/td>\n<td><strong>Var. % 2012-17<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Piemonte<\/td>\n<td>\u00a042.667<\/td>\n<td>\u00a07,3<\/td>\n<td>\u00a09,8<\/td>\n<td>\u00a02,9<\/td>\n<td>\u00a09,1<\/td>\n<td>\u00a0-1,0<\/td>\n<td>\u00a0-6,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Valle d\u2019Aosta<\/td>\n<td>\u00a0669<\/td>\n<td>\u00a00,1<\/td>\n<td>\u00a05,3<\/td>\n<td>\u00a0-0,7<\/td>\n<td>\u00a0-2,6<\/td>\n<td>\u00a0-2,9<\/td>\n<td>\u00a0-7,7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Liguria<\/td>\n<td>\u00a020.564<\/td>\n<td>\u00a03,5<\/td>\n<td>\u00a012,6<\/td>\n<td>\u00a03,7<\/td>\n<td>\u00a017,2<\/td>\n<td>\u00a0-0,3<\/td>\n<td>\u00a0-4,9<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Lombardia<\/td>\n<td>\u00a0114.027<\/td>\n<td>\u00a019,4<\/td>\n<td>\u00a011,9<\/td>\n<td>\u00a03,4<\/td>\n<td>\u00a021,7<\/td>\n<td>\u00a0-0,1<\/td>\n<td>\u00a0-1,6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0Nord-Ovest<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0177.927<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a030,3<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a011,3<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a03,3<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a017,8<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-0,4<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-3,3<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Trentino Alto Adige<\/td>\n<td>\u00a07.398<\/td>\n<td>\u00a01,3<\/td>\n<td>\u00a06,8<\/td>\n<td>\u00a0-0,6<\/td>\n<td>\u00a011,1<\/td>\n<td>\u00a0-0,5<\/td>\n<td>\u00a0-0,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Veneto<\/td>\n<td>\u00a048.818<\/td>\n<td>\u00a08,3<\/td>\n<td>\u00a010,0<\/td>\n<td>\u00a02,5<\/td>\n<td>\u00a015,4<\/td>\n<td>\u00a0-0,4<\/td>\n<td>\u00a0-3,8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Friuli-Venezia Gulia<\/td>\n<td>\u00a011.864<\/td>\n<td>\u00a02,0<\/td>\n<td>\u00a011,5<\/td>\n<td>\u00a01,6<\/td>\n<td>\u00a09,3<\/td>\n<td>\u00a0-0,7<\/td>\n<td>\u00a0-6,0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Emilia Romagna<\/td>\n<td>\u00a051.621<\/td>\n<td>\u00a08,8<\/td>\n<td>\u00a011,3<\/td>\n<td>\u00a02,7<\/td>\n<td>\u00a013,2<\/td>\n<td>\u00a0-1,1<\/td>\n<td>\u00a0-4,3<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0Nord-Est<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0119.701<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a020,4<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a010,3<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a02,3<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a013,6<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-0,7<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-3,9<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Toscana<\/td>\n<td>\u00a054.852<\/td>\n<td>\u00a09,3<\/td>\n<td>\u00a013,2<\/td>\n<td>\u00a02,4<\/td>\n<td>\u00a013,9<\/td>\n<td>\u00a0-0,5<\/td>\n<td>\u00a0-2,1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Umbria<\/td>\n<td>\u00a08.249<\/td>\n<td>\u00a01,4<\/td>\n<td>\u00a08,7<\/td>\n<td>\u00a0-0,3<\/td>\n<td>\u00a014,6<\/td>\n<td>\u00a0-1,1<\/td>\n<td>\u00a0-1,8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Marche<\/td>\n<td>\u00a016.067<\/td>\n<td>\u00a02,7<\/td>\n<td>\u00a09,3<\/td>\n<td>\u00a03,8<\/td>\n<td>\u00a09,3<\/td>\n<td>\u00a0-0,4<\/td>\n<td>\u00a0-3,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Lazio<\/td>\n<td>\u00a077.125<\/td>\n<td>\u00a013,1<\/td>\n<td>\u00a011,9<\/td>\n<td>\u00a04,1<\/td>\n<td>\u00a033,0<\/td>\n<td>\u00a00,7<\/td>\n<td>\u00a01,7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0Centro<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0156.293<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a026,6<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a011,7<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a03,2<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a022,0<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a00,1<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-0,4<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Abruzzo<\/td>\n<td>\u00a013.782<\/td>\n<td>\u00a02,3<\/td>\n<td>\u00a09,3<\/td>\n<td>\u00a01,5<\/td>\n<td>\u00a09,8<\/td>\n<td>\u00a00,0<\/td>\n<td>\u00a0-2,6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Molise<\/td>\n<td>\u00a02.146<\/td>\n<td>\u00a00,4<\/td>\n<td>\u00a06,1<\/td>\n<td>\u00a02,2<\/td>\n<td>\u00a09,8<\/td>\n<td>\u00a00,2<\/td>\n<td>\u00a0-0,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Campania<\/td>\n<td>\u00a044.022<\/td>\n<td>\u00a07,5<\/td>\n<td>\u00a07,5<\/td>\n<td>\u00a06,2<\/td>\n<td>\u00a051,2<\/td>\n<td>\u00a01,0<\/td>\n<td>\u00a00,7<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Puglia<\/td>\n<td>\u00a018.762<\/td>\n<td>\u00a03,2<\/td>\n<td>\u00a04,9<\/td>\n<td>\u00a0-0,1<\/td>\n<td>\u00a017,8<\/td>\n<td>\u00a0-0,1<\/td>\n<td>\u00a0-1,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Basilicata<\/td>\n<td>\u00a02.128<\/td>\n<td>\u00a00,4<\/td>\n<td>\u00a03,5<\/td>\n<td>\u00a02,6<\/td>\n<td>\u00a011,4<\/td>\n<td>\u00a00,8<\/td>\n<td>\u00a0-2,3<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Calabria<\/td>\n<td>\u00a014.760<\/td>\n<td>\u00a02,5<\/td>\n<td>\u00a07,9<\/td>\n<td>\u00a02,7<\/td>\n<td>\u00a023,6<\/td>\n<td>\u00a00,9<\/td>\n<td>\u00a01,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0Sud<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a095.600<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a016,3<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a06,8<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a03,5<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a029,9<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a00,5<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-0,3<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Sicilia<\/td>\n<td>\u00a027.641<\/td>\n<td>\u00a04,7<\/td>\n<td>\u00a06,0<\/td>\n<td>\u00a0-0,8<\/td>\n<td>\u00a015,4<\/td>\n<td>\u00a01,6<\/td>\n<td>\u00a0-2,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Sardegna<\/td>\n<td>\u00a010.337<\/td>\n<td>\u00a01,8<\/td>\n<td>\u00a06,1<\/td>\n<td>\u00a0-1,2<\/td>\n<td>\u00a016,6<\/td>\n<td>\u00a00,6<\/td>\n<td>\u00a0-3,7%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0Isole<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a037.978<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a06,5<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a06,0<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-0,9<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a015,7<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a01,3<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-2,2<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>\u00a0Totale<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0587.499<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0100,0<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a09,6<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a02,8<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a019,6<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a00,0<\/strong><\/td>\n<td><strong>\u00a0-2,0<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>Fonte: Centro Studi e Ricerche IDOS 2018: 302.<\/em><\/p>\n<p>I valori della quarta colonna della tabella 2.2., che indicano l\u2019incidenza delle imprese degli immigrati sul totale delle imprese italiane e straniere, confermano la maggiore attrattiva esercitata sugli stranieri dalle zone a maggiore produttivit\u00e0, evidenziando tassi al di sopra della media nazionale del 9,6%. L\u2019incidenza pi\u00f9 bassa si registra proprio nelle regioni meridionali e insulari, quelle, cio\u00e8, con minore reddito medio pro capite.<\/p>\n<p>L\u2019aumento del 19,6% delle imprese di immigrati nel quinquennio 2012-2017, osservabile nella stessa tabella, in contrapposizione al calo del 2,0% fatto registrare dalle imprese italiane nello stesso periodo, evidenzia anche un aspetto di compensazione dell\u2019imprenditoria immigrata sul tessuto economico locale. L\u2019area a maggior tasso di crescita \u00e8 stata la Campania (+51,2%) seguita da Lazio (+33,0%) e Calabria (+23,6%).<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che le regioni che si distinguono per maggior incremento del numero delle imprese gestite da stranieri si trovano al Sud. Il dato potrebbe essere interpretato a riprova della teoria dello svantaggio, secondo cui gli stranieri si lanciano in iniziative autonome per fronteggiare la scarsa possibilit\u00e0 di inserimento nel lavoro dipendente.<\/p>\n<p>Concludendo, la tendenza dimostra quanto il contributo degli immigrati al tessuto economico italiano si sia rilevato determinante per mantenere in positivo il trend dell\u2019intero sistema imprenditoriale del Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.2.2. Distribuzione per forma giuridica e settore di attivit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Le imprese condotte dagli imprenditori stranieri regolarmente iscritte alle Camere di Commercio nel 2017 sono 587.499. Ben il 79,3% di esse (circa 462mila) operano nella forma di impresa individuale, con un\u2019incidenza nettamente superiore a quella degli autoctoni (52,7%). Il dato si spiega attraverso le gi\u00e0 citate complessit\u00e0 burocratiche di accesso al credito e la limitata disponibilit\u00e0 di capitale degli imprenditori immigrati.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 interessante notare la presenza, seppure con valori numerici ancora non molto elevati, delle forme giuridiche pi\u00f9 strutturate come societ\u00e0 di capitale (13,1%, con circa 77 mila imprese), societ\u00e0 di persone (6,6%, con circa 38 mila imprese), cooperative e altre forme societarie (1,7%, circa 10 mila). \u00c8 in aumento anche la partecipazione dei migranti alle start-up innovative (Centro Studi e Ricerche IDOS 2018:299).<\/p>\n<p>Per valutare in profondit\u00e0 la capacit\u00e0 degli stranieri di inserirsi e di incidere nelle economie locali \u00e8 significativo osservarne la distribuzione settoriale.<\/p>\n<p>L\u2019imprenditorialit\u00e0 degli stranieri \u00e8 tradizionalmente caratterizzata da una forte concentrazione in tre comparti di attivit\u00e0. Commercio, servizi e costruzioni, infatti, raccolgono da soli 434.226 delle imprese condotte da immigrati, toccando la percentuale del 76,0% sul totale (cfr. tabella 2.3).<\/p>\n<p><em>Tabella 2.3. \u2013 Imprese di stranieri e italiani per principali attivit\u00e0 economiche, 2016 (Valori assoluti e incidenza percentuale)<\/em><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Straniere<\/strong><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Italiane<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Settore<\/strong><\/td>\n<td><strong>Imprese straniere<\/strong><\/td>\n<td><strong>Distr. %<\/strong><\/td>\n<td><strong>% str\/tot<\/strong><\/td>\n<td><strong>Var. % 2015\/2016<\/strong><\/td>\n<td><strong>Var. % 2011\/2016<\/strong><\/td>\n<td><strong>Var. % 2015\/2016<\/strong><\/td>\n<td><strong>Var. % 2011\/2016<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Commercio<\/td>\n<td>207.032<\/td>\n<td>38,50<\/td>\n<td>13,40<\/td>\n<td>3,3<\/td>\n<td>32,40<\/td>\n<td>-0,60<\/td>\n<td>-3,70<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Costruzioni<\/td>\n<td>130.771<\/td>\n<td>24,30<\/td>\n<td>15,50<\/td>\n<td>1,4<\/td>\n<td>4,8<\/td>\n<td>-1,4<\/td>\n<td>-8,8<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Servizi<\/td>\n<td>96.423<\/td>\n<td>17,90<\/td>\n<td>6,40<\/td>\n<td>5,6<\/td>\n<td>39,60<\/td>\n<td>1,2<\/td>\n<td>4,1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Manifattura<\/td>\n<td>44.612<\/td>\n<td>8,30<\/td>\n<td>7,70<\/td>\n<td>2,7<\/td>\n<td>12,80<\/td>\n<td>-1,4<\/td>\n<td>-8,1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Alberghi\/rist.<\/td>\n<td>44.101<\/td>\n<td>8,20<\/td>\n<td>10,10<\/td>\n<td>6,5<\/td>\n<td>46,00<\/td>\n<td>1,8<\/td>\n<td>8,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Agricoltura<\/td>\n<td>15.347<\/td>\n<td>2,90<\/td>\n<td>2,0<\/td>\n<td>5,2<\/td>\n<td>14,90<\/td>\n<td>-0,4<\/td>\n<td>-10,1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Totale (1)<\/strong><\/td>\n<td><strong>571.255<\/strong><\/td>\n<td><strong>100,0<\/strong><\/td>\n<td><strong>9,40<\/strong><\/td>\n<td><strong>3,7<\/strong><\/td>\n<td><strong>25,80<\/strong><\/td>\n<td><strong>-0,1<\/strong><\/td>\n<td><strong>-2,7<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>Note: (1) Nel totale sono incluse anche 32.958 imprese non classificate<\/em><br \/>\n<em>Fonte: elaborazioni Centro Studi e Ricerche IDOS 2017: 21.<\/em><\/p>\n<p>Dalla tabella 3.2 si evince che il settore ampliamente preferito dagli immigrati sia quello del commercio che impegna il 38,5% delle imprese straniere, seguito da quello delle costruzioni con il 24,3% e da quello dei servizi con il 17,9%.<\/p>\n<p>Proprio l\u2019edilizia \u00e8 il comparto con la pi\u00f9 alta presenza percentuale di immigrati sul totale (15,5%). \u00c8 ipotizzabile che in tale percentuale sia compresa un\u2019ampia fascia di lavoratori ex dipendenti. La maggiore incidenza rispetto alla media \u00e8 riscontrabile anche nella ristorazione (bar, alberghi, ristoranti), mentre si nota una presenza particolarmente bassa di imprenditori immigrati nel settore agricolo, con appena il 2%.<\/p>\n<p>Rispetto al 2011, nel 2016 le imprese straniere sono aumentate di oltre il 25%, contro una diminuzione di quelle italiane del 2,7%; gli aumenti pi\u00f9 rilevanti si sono registrati nella ristorazione (+46%) e nei servizi (+39,6%).<\/p>\n<p>Una riflessione a parte merita il settore delle costruzioni dove, dal 2011 al 2016, le imprese italiane hanno avuto un calo dell\u20198,8%, a livello settoriale secondo solo a quello dell\u2019agricoltura (-10.1%). Proprio nel settore delle costruzioni si osserva la pi\u00f9 alta percentuale di incidenza di imprese immigrate, pari al 15,5%. Questi dati, letti nel loro insieme, confermano l\u2019ipotesi della successione ecologica, secondo cui i dipendenti immigrati di aziende autoctone sostituiscono, col tempo, gli imprenditori italiani.<\/p>\n<p>La preferenza accordata dagli stranieri alle attivit\u00e0 commerciali \u00e8 confermata da un pi\u00f9 recente studio presentato al Convegno \u201cMigrazione, Accoglienza, Inclusione, Co-sviluppo. Il ruolo delle Diaspore Med-Africane\u201d tenutosi a Roma il 14 marzo 2019, che fotografa la distribuzione di imprese straniere al 31 dicembre 2018. Dai dati emerge che circa 162mila imprese immigrate operano infatti nel commercio al dettaglio (con una percentuale del 19,1% sul totale dello stesso settore); al secondo posto per numero assoluto di imprese straniere compare il settore dei lavori specializzati (110.886 mila imprese straniere con incidenza del 21,7% sul totale di imprese del settore), mentre il settore dei servizi di ristorazione risulta essere la terza preferenza in valore assoluto, con poco pi\u00f9 di 45mila unit\u00e0, pari all\u201911,6% sul totale di imprese del settore.<sup>9<\/sup><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_07.jpg\" alt=\"kOSTIUK 07\" width=\"600\" height=\"497\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.7. \u2013 Imprese di stranieri per le principali attivit\u00e0 economiche al 31 dicembre 2018 (Valori assoluti)<\/em><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazione propria sui dati di Talamas (2019).<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 evidente la prevalente concentrazione degli immigrati in alcuni comparti lasciati liberi dagli imprenditori italiani come edilizia, commercio e ristorazione, che congiuntamente non richiedono notevoli competenze specialistiche n\u00e9 elevati investimenti iniziali, e che consentono all\u2019imprenditore straniero di esprimere le proprie competenze maturate anche prima dell\u2019immigrazione o quelle legate alle tradizioni e alla cultura del paese di origine. Riassumendo, la concentrazione dell\u2019imprenditoria immigrata in alcuni specifici settori \u00e8 conseguenza di un insieme eterogeneo di motivi che spazia dalle tematiche di accessibilit\u00e0 alle competenze personali, includendo anche aspetti normativi del settore. Esercita un\u2019influenza tangibile anche la predisposizione culturale del gruppo etnico, a conferma delle teorie culturali menzionate nel capitolo 1, come rilevabile nella figura seguente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_08.jpg\" alt=\"kOSTIUK 08\" width=\"600\" height=\"154\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.8. \u2013 Imprese individuali di stranieri in Italia. La leadership dei paesi nei principali settori dell\u2019economia. Valori assoluti al 31 dicembre 2017<\/em><br \/>\n<em>Fonte: Unioncamere-InfoCamere 2018.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.2.3. Valore aggiunto delle imprese di immigrati<\/strong><\/p>\n<p>Il valore aggiunto \u00e8 un indicatore che si presta bene a misurare l\u2019incidenza economica di particolari gruppi di soggetti e imprese. Con il focus puntato sulle attivit\u00e0 condotte da stranieri, i dati del 2016 rivelano un contributo del 6,9% sulla creazione del valore aggiunto (102 miliardi di euro) con una crescita del 5,8% rispetto all\u2019anno precedente.<sup>10<\/sup>\u00a0Mediamente al Centro-Nord l\u2019incidenza \u00e8 pi\u00f9 rilevante (in Toscana il 9,1%, in Emilia-Romagna l\u20198,6% e in Lombardia l\u20198%) mentre al Sud \u00e8 pi\u00f9 contenuta, attestandosi sotto il 4% in molte regioni (cfr. figura 2.9).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_09.jpg\" alt=\"kOSTIUK 09\" width=\"600\" height=\"332\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.9. \u2013 Valore aggiunto prodotto dalle imprese immigrate per regione (mln. euro), 2016<\/em><br \/>\n<em>Note: (1) La percentuale in parentesi indica l\u2019incidenza dell\u2019imprenditoria straniera sul totale del VA prodotto da imprese straniere e autoctone nella stessa regione.<\/em><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazione propria su dati Fondazione Leone Moressa 2017: 115.<\/em><\/p>\n<p>Spostando l\u2019attenzione sulla distribuzione settoriale, le aziende straniere che concorrono maggiormente alla creazione della ricchezza sono quelle che operano nel settore dei servizi: si tratta di oltre 43 miliardi di euro (il 42,4% del totale). Il commercio produce circa 22 miliardi e la manifattura 19 miliardi (cfr. figura 2.10).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/kOSTIUK_010.jpg\" alt=\"kOSTIUK 010\" width=\"600\" height=\"249\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2.10. \u2013 Valore aggiunto prodotto dalle imprese immigrate per settore (mln. euro, %) nel 2016<\/em><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazioni propria su dati di Fondazione Leone Moressa 2017: 116.<\/em><\/p>\n<p>Considerando l\u2019incidenza del valore aggiunto sul totale di ciascun settore, l\u2019edilizia \u00e8 il comparto con il maggior contributo degli immigranti (15,8%), seguito dal commercio (13,2%) e dalla ristorazione (10,6%).<sup>11<\/sup><br \/>\nLetti complessivamente, i dati testimoniano la crescente incidenza dell\u2019imprenditoria immigrata nel sistema produttivo italiano, la continua espansione in tutte le regioni e in tutti i settori, fenomeni che, se adeguatamente valorizzati, potrebbero aprire nuove opportunit\u00e0 di sviluppo occupazionale, promuovendo la nascita di nuovi servizi e l\u2019intensificazione dei rapporti commerciali con i paesi d\u2019origine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.3. Dati sugli imprenditori immigrati<\/strong><\/p>\n<p>Le percentuali di imprenditori stranieri in Italia ricalcano quasi perfettamente le dinamiche dell\u2019immigrazione nel Paese. Ai primi posti per numero di imprenditori troviamo infatti proprio le nazioni quantitativamente pi\u00f9 presenti a livello nazionale.<br \/>\nDai dati del 2017 emerge che la nazione straniera con la maggiore presenza di imprenditori in Italia \u00e8 quella marocchina (73.272, corrispondenti al 10,6% del totale), seguita da quella cinese (71.354 imprenditori, pari al 10,3%), da quella rumena (65.823 imprenditori pari al 9,5%) e al quarto posto, da quella albanese, con una percentuale del 6,2%.<\/p>\n<p><em>Tabella 2.4. \u2013 Imprenditori immigrati in Italia per Paese di nascita al 31 dicembre 2017<\/em><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>Paese di nascita<\/strong><\/td>\n<td><strong>Presenza in Italia, 2017<\/strong><\/td>\n<td><strong>Incidenza, % del totale stranieri<\/strong><\/td>\n<td><strong>% donne<\/strong><\/td>\n<td><strong>Imprenditori immigrati<\/strong><\/td>\n<td><strong>Incidenza, % sul totale imprenditori immigrati<\/strong><\/td>\n<td><strong>Posto,\u00a0imprenditoria immigrata<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Romania<\/td>\n<td>1.190.091<\/td>\n<td>23,1<\/td>\n<td>57,5<\/td>\n<td>65.823<\/td>\n<td>9,5<\/td>\n<td>3<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Albania<\/td>\n<td>440,465<\/td>\n<td>8,6<\/td>\n<td>48,9<\/td>\n<td>42.540<\/td>\n<td>6,2<\/td>\n<td>4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Marocco<\/td>\n<td>416.631<\/td>\n<td>8,1<\/td>\n<td>46,7<\/td>\n<td>73.272<\/td>\n<td>10,6<\/td>\n<td>1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Cina<\/td>\n<td>290.681<\/td>\n<td>5,7<\/td>\n<td>49,6<\/td>\n<td>71.354<\/td>\n<td>10,3<\/td>\n<td>2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ucraina<\/td>\n<td>237.047<\/td>\n<td>4,6<\/td>\n<td>78,0<\/td>\n<td>7.225<\/td>\n<td>1,0<\/td>\n<td>23<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Filippine<\/td>\n<td>167.859<\/td>\n<td>3,3<\/td>\n<td>56,9<\/td>\n<td>1.629<\/td>\n<td>0,2<\/td>\n<td>48<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>India<\/td>\n<td>151.791<\/td>\n<td>3,0<\/td>\n<td>40,9<\/td>\n<td>9.763<\/td>\n<td>1,4<\/td>\n<td>15<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Moldavia<\/td>\n<td>131,814<\/td>\n<td>2,6<\/td>\n<td>66,4<\/td>\n<td>7.495<\/td>\n<td>1,1<\/td>\n<td>21<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Bangladesh<\/td>\n<td>\u00a0131.9672,6<\/td>\n<td>2,6<\/td>\n<td>26,9<\/td>\n<td>36.675<\/td>\n<td>5,3<\/td>\n<td>5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Egitto<\/td>\n<td>119,513<\/td>\n<td>2,3<\/td>\n<td>32,7<\/td>\n<td>26.079<\/td>\n<td>3,8<\/td>\n<td>8<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>Fonte: Propria elaborazione dai dati di Fondazione Leone Moressa 2018: 167 \u2013 176.<\/em><\/p>\n<p>Tali dati sono in linea in molti casi anche con l\u2019anzianit\u00e0 migratoria di determinate comunit\u00e0, evidenziando valori pi\u00f9 alti di iniziative imprenditoriali proprie per quelle nazioni le cui ondate migratorie hanno avuto inizio in tempi pi\u00f9 lontani. \u00c8 questo il caso per esempio della comunit\u00e0 marocchina, oggi prima in Italia per presenza imprenditoriale, e non a caso una delle comunit\u00e0 che per prime hanno alimentato il fenomeno migratorio verso l\u2019Italia negli ultimi decenni. Negli stessi dati si legge anche un lampante riflesso delle dinamiche politiche ed economiche che hanno accompagnato l\u2019evoluzione dei rapporti tra l\u2019Italia ed i paesi esteri. \u00c8 il caso, ad esempio, della Romania, entrata nell\u2019Unione Europea nel 2007, che ora figura tra i primi partner commerciali dell\u2019Italia, a dimostrazione dell\u2019importanza dell\u2019imprenditoria immigrata ai fini dell\u2019espansione delle attivit\u00e0 produttive e commerciali oltre i confini nazionali (Fondazione Leone Moressa 2016:92).<\/p>\n<p>Non tutte le maggiori comunit\u00e0 immigrate in Italia, per\u00f2, vantano una percentuale di imprenditori proporzionale a quella di presenza sul territorio italiano. Ad esempio le comunit\u00e0 filippine ed ucraine, pur avendo un\u2019importante presenza numerica, non rientrano nei primi venti posti della graduatoria, dimostrando cos\u00ec una bassa propensione all\u2019imprenditorialit\u00e0.<\/p>\n<p>I filippini al 31 dicembre 2017 erano 167.859 pari al 3,3% del totale degli stranieri residenti (6\u00b0 posto), di cui solo lo 0,2% (1.629) erano imprenditori (48\u00b0 posto). Gli ucraini erano 237.047, pari al 4,6% (5\u00b0 posto) ma registravano solo l\u20191,0% di imprenditori (7.225), risultando al 23\u00b0 posto (Fondazione Leone Moressa 2018:171-172; Centro Studi e Ricerche IDOS 2018: 431).<\/p>\n<p>La sensibile discrepanza tra l\u2019incidenza sul tasso di immigrazione e quello di imprenditorialit\u00e0 per queste due comunit\u00e0 si spiega, e le avvalora, con le teorie culturali. Se si guarda all\u2019Ucraina, per oltre 70 anni (dal 1917 al 1991) la nazione ha fatto parte delle 15 repubbliche socialiste dell\u2019ex Unione Sovietica, dove la demercificazione economica imposta dallo stato ha pressoch\u00e9 completamente impedito lo sviluppo di attivit\u00e0 autonome, inibendo qualsiasi abilit\u00e0 e propensione culturale verso l\u2019iniziativa imprenditoriale.<sup>12<\/sup><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3.4. Realt\u00e0 dell\u2019imprenditoria immigrata nel contesto romano<\/strong><\/p>\n<p>Seconda regione italiana dopo la Lombardia per numero di imprese straniere, il Lazio \u00e8 al primo posto tra le regioni del Centro Italia (con 77.125 imprese registrate al 31.12.2017). Osservando invece le citt\u00e0 metropolitane, Roma risulta essere prima al livello nazionale per quantit\u00e0 di imprese straniere. Nella capitale risiede praticamente la totalit\u00e0 delle imprese straniere della regione Lazio, esattamente 65.729, pari al 13,4% del totale nazionale. Tale valore, che supera ampiamente la media nazionale del 9,5%, conferma come le imprese straniere rappresentino una componente ormai strutturale e sempre pi\u00f9 consolidata del tessuto economico romano (cfr. tabella 2.5).<\/p>\n<p><strong>Tabella 2.5. \u2013 Imprese di stranieri. Top 10 per numero, per incidenza percentuale sul totale imprese e per valore del saldo al 31.12.2017<\/strong><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"2\"><em>Top 10 per numero di imprese<\/em><\/td>\n<td colspan=\"2\"><em>Top 10 per incidenza % sul totale imprese<\/em><\/td>\n<td colspan=\"2\"><em>Top 10 per valore del saldo<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><em>(41,2 % del totale)<\/em><\/td>\n<td><em>Imprese registrate<\/em><\/td>\n<td><em>Province<\/em><\/td>\n<td><em>% sul totale<\/em><\/td>\n<td><em>(54,3% del saldo totale)<\/em><\/td>\n<td><em>Saldo 2017<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><em>Roma<\/em><\/td>\n<td>65.729<\/td>\n<td>Prato<\/td>\n<td>27,9<\/td>\n<td><em>Roma<\/em><\/td>\n<td>2.777<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Milano<\/td>\n<td>54.458<\/td>\n<td>Trieste<\/td>\n<td>16,0<\/td>\n<td>Milano<\/td>\n<td>2.251<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Torino<\/td>\n<td>25.232<\/td>\n<td>Firenze<\/td>\n<td>15,8<\/td>\n<td>Napoli<\/td>\n<td>1.982<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Napoli<\/td>\n<td>22.674<\/td>\n<td>Imperia<\/td>\n<td>15,0<\/td>\n<td>Torino<\/td>\n<td>925<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Firenze<\/td>\n<td>17.389<\/td>\n<td>Reggio Emilia<\/td>\n<td>14,5<\/td>\n<td>\u00a0Firenze<\/td>\n<td>\u00a0551<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Brescia<\/td>\n<td>\u00a013.256<\/td>\n<td>\u00a0Milano<\/td>\n<td>\u00a014,4<\/td>\n<td>\u00a0Brescia<\/td>\n<td>\u00a0446<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Bologna<\/td>\n<td>\u00a011.261<\/td>\n<td>\u00a0Roma<\/td>\n<td>\u00a013,4<\/td>\n<td>\u00a0Genova<\/td>\n<td>\u00a0409<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Genova<\/td>\n<td>\u00a011.211<\/td>\n<td>\u00a0Gorizia<\/td>\n<td>\u00a013,1<\/td>\n<td>\u00a0Bologna<\/td>\n<td>\u00a0373<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Verona<\/td>\n<td>\u00a010.901<\/td>\n<td>\u00a0Genova<\/td>\n<td>\u00a013,0<\/td>\n<td>\u00a0Venezia<\/td>\n<td>\u00a0366<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0Bergamo<\/td>\n<td>\u00a09.911<\/td>\n<td>\u00a0Pisa<\/td>\n<td>\u00a012,5<\/td>\n<td>\u00a0Prato<\/td>\n<td>\u00a0352<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0<em>Italia<\/em><\/td>\n<td><em>\u00a0587.499<\/em><\/td>\n<td><em>\u00a0Italia<\/em><\/td>\n<td><em>\u00a09,5%<\/em><\/td>\n<td><em>\u00a0Italia<\/em><\/td>\n<td><em>\u00a019.197<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>Fonte: Unioncamere Camere di Commercio d\u2019Italia 2018.<\/em><\/p>\n<p>Secondo il Centro Studi e Ricerche IDOS (2018) il Lazio si conferma come una delle regioni pi\u00f9 accoglienti, presentando una popolazione che si compone per l\u201911,5% di cittadini immigrati. Con questa percentuale, il Lazio si colloca al secondo posto dopo Emilia Romagna, alla pari con la Lombardia, attestandosi nettamente al di sopra del dato medio nazionale (8,5%). Gli stranieri residenti nel Lazio rappresentano il 13,2% del totale nazionale e oltre la met\u00e0 di quelli del Centro Italia (51,5%).<\/p>\n<p>In questi valori incidono in misura significativa i \u201cgrandi numeri\u201d di Roma Capitale. Rammentiamo che Roma Capitale, essendo un importante polo attrattivo culturale, \u00e8 al primo posto in Italia per presenza di stranieri residenti. Roma Capitale con 556.794 residenti stranieri (12,8% della popolazione) comprende circa l\u201981,9% dei residenti stranieri dell\u2019intera regione (p. 388; 439). Di questi il 53,69% (298.949) provengono da paesi europei, il 26,51% (147.589) ha origine asiatica, mentre l\u201911,3% (62.897) proviene dall\u2019Africa, l\u20198,42% (46.890) dall\u2019America e lo 0,06% (380) dall\u2019Oceania. Romania, Filippine, Bangladesh e Cina, in ordine decrescente, rappresentano le quattro nazionalit\u00e0 pi\u00f9 numerose a Roma ed insieme costituiscono oltre la met\u00e0 dei residenti stranieri (51,19%).<\/p>\n<p>Segue il dettaglio dei paesi di provenienza dei cittadini stranieri residenti a Roma divisi per continente di appartenenza ed ordinato per numero di residenti.<\/p>\n<p><em>Tabella 2.6. \u2013 Residenti stranieri, Roma, valori assoluti e percentuali nel 2018<\/em><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>Paesi<\/em><\/td>\n<td><em>Area<\/em><\/td>\n<td><em>Numero<\/em><\/td>\n<td><em>%<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Romania<\/td>\n<td>Unione Europea<\/td>\n<td>183.908<\/td>\n<td>33,03<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Filippine<\/td>\n<td>Asia orientale<\/td>\n<td>44.097<\/td>\n<td>7.92<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Bangladesh<\/td>\n<td>Asia centro meridionale<\/td>\n<td>34.491<\/td>\n<td>6.19<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Repubblica Popolare Cinese<\/td>\n<td>Asia orientale<\/td>\n<td>22.541<\/td>\n<td>4.05<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ucraina<\/td>\n<td>Europa\u00a0centro orientale<\/td>\n<td>19.929<\/td>\n<td>3.58<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Polonia<\/td>\n<td>Unione Europea<\/td>\n<td>18.473<\/td>\n<td>3.32<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>India<\/td>\n<td>Asia centro meridionale<\/td>\n<td>16.761<\/td>\n<td>3.01<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Albania<\/td>\n<td>Europa centro orientale<\/td>\n<td>16.204<\/td>\n<td>2.91<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Per\u00f9<\/td>\n<td>America centro meridionale<\/td>\n<td>15.304<\/td>\n<td>2.75<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Egitto<\/td>\n<td>Africa settentrionale<\/td>\n<td>14.852<\/td>\n<td>2.67<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Repubblica Moldova<\/td>\n<td>Europa centro orientale<\/td>\n<td>12.574<\/td>\n<td>2.26<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Marocco<\/td>\n<td>Africa settentrionale<\/td>\n<td>8.896<\/td>\n<td>1.6<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Bulgaria<\/td>\n<td>Unione Europea<\/td>\n<td>6.433<\/td>\n<td>1.16<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Federazione Russa<\/td>\n<td>Europa centro orientale<\/td>\n<td>2.994<\/td>\n<td>0.54<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Bielorussia<\/td>\n<td>Europa centro orientale<\/td>\n<td>857<\/td>\n<td>0.15<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"2\">Altri paesi<\/td>\n<td>138.481<\/td>\n<td>24,87<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"2\"><em><strong>Totale<\/strong><\/em><\/td>\n<td><em><strong>556.794<\/strong><\/em><\/td>\n<td><em><strong>100<\/strong><\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>Fonte: Propria elaborazione dai dati di (Tuttitalia 2019).<\/em><\/p>\n<p>Si noti come, tra le nazionalit\u00e0 provenienti dall\u2019Europa centro-orientale, Ucraina, Albania e Repubblica Moldova occupino in ordine i primi tre posti in quanto a presenza di immigrati in Italia. Proprio la lettura di questi dati, unitamente ad altre considerazioni che saranno approfondite in seguito, ha ispirato la scelta del campione di nazioni prese in esame per la ricerca empirica che sar\u00e0 relazionata nei successivi capitoli di questo lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>La significativa presenza ed il progressivo inserimento economico-sociale degli immigrati nel panorama italiano non solo hanno modificato il quadro sociale locale, ma hanno dato origine ad un processo di trasformazione del Paese.<\/p>\n<p>L\u2019imprenditorialit\u00e0 straniera non pu\u00f2 essere ancora oggi considerata come un\u2019attivit\u00e0 marginale, ma piuttosto come una risorsa importante per la crescita del Paese, una nuova opportunit\u00e0 di sviluppo economico e di innovazione, una realt\u00e0 concreta nel sistema produttivo, gi\u00e0 tangibile nei numeri, dinamica e con propensione alla crescita.<\/p>\n<p>L\u2019analisi delle statistiche presentate nel capitolo ha infatti evidenziato non solo il valore aggiunto, nella sua accezione economica, riconducibile al fenomeno migratorio, ma anche il suo ruolo di parziale mitigazione degli effetti della crisi economica nell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p><strong><em>Olha Kostyuk<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Le attivit\u00e0 autonome possono essere svolte nei modi seguenti: esercizio di arti o professioni (artisti, professionisti dello sport e dello spettacolo, professionisti intellettuali: avvocati, medici, commercialisti, ecc.); collaborazione a progetto, cio\u00e8 un rapporto di lavoro autonomo in base al quale il collaboratore assume, senza vincolo di subordinazione, l\u2019incarico di eseguire un progetto o un programma di lavoro (o una fase di esso), gestendo autonomamente il proprio lavoro in funzione del risultato da raggiungere; lavoro autonomo occasionale che si considera esercitato in modo sporadico, di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell\u2019anno solare (nei confronti dello stesso committente) e con un compenso complessivo percepito nel medesimo anno solare da tutti i committenti non superiore a 5.000 Euro (Unioncamere 2014:29-32).<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0In contrapposizione, seguendo l\u2019impostazione schumpeteriana, come gi\u00e0 \u00e8 stato menzionato, il fattore determinante che definisce l\u2019imprenditore \u00e8 la capacit\u00e0 di innovare, non l\u2019appartenenza a un\u2019azienda.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Si osservi che la formulazione non abbraccia i lavoratori autonomi e gli imprenditori stranieri nati in Italia (e le imprese da questi controllate), mentre include gli immigrati che hanno acquisito la cittadinanza italiana e i cittadini italiani nati all\u2019estero.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Ad esempio nei paesi dell\u2019Europa centro settentrionale.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Grazie alla legge Turco-Napolitano, a tutti gli immigrati non comunitari \u00e8 stato concesso di cimentarsi nell\u2019apertura di un\u2019impresa indipendente introducendo il Fondo nazionale per le politiche migratorie (art.43), destinato al finanziamento dei programmi annuali di Stato, Regioni, Province e Comuni per l\u2019integrazione dei immigrati e delineando per la prima volta una policy di integrazione che non si limita all\u2019enunciazione di principi ma prevede istituzioni apposte, misure e interventi specifici, e risorse finanziarie.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0La Fondazione Leone Moressa \u00e8 un istituto di ricerca nato nel 2002 da un\u2019iniziativa dell\u2019Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre Cgia. L\u2019attivit\u00e0 della Fondazione consiste nella realizzazione e diffusione di studi statistici sull\u2019economia dell\u2019immigrazione in Italia.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla tabella 1 in Appendice 1.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla tabella 2 in Appendice 1.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla tabella 3 in Appendice 1.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla tabella 4 in Appendice 1.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla tabella 5 in Appendice 1.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0La teoria di Engelen (2001) gi\u00e0 illustrata nel 1\u00b0 Capitolo descrive lo studio dei processi di commodification (mercificazione), con scarso controllo statale e decommodification (demercificazione), con alta presenza dello Stato.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"main-bottom card\">\n<div class=\"card-body\">\n<div id=\"mod-custom113\" class=\"mod-custom custom\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1182],"fascicolo":[285],"class_list":["post-2594","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-olha-kostyuk","fascicolo-febbraio-2020"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Olha Kostyuk, pubblicato nel numero di Febbraio 2020. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Olha Kostyuk, pubblicato nel numero di Febbraio 2020. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-18T22:10:26+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/figura1.2.png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"30 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2020\\\/febbraio\\\/limprenditoria-immigrata-in-italia\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2020\\\/febbraio\\\/limprenditoria-immigrata-in-italia\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2020\\\/febbraio\\\/limprenditoria-immigrata-in-italia\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2020\\\/febbraio\\\/limprenditoria-immigrata-in-italia\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/figura1.2.png\",\"datePublished\":\"2020-02-01T11:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-18T22:10:26+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Olha Kostyuk, pubblicato nel numero di Febbraio 2020. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2020\\\/febbraio\\\/limprenditoria-immigrata-in-italia\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2020\\\/febbraio\\\/limprenditoria-immigrata-in-italia\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2020\\\/febbraio\\\/limprenditoria-immigrata-in-italia\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/figura1.2.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/figura1.2.png\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2020\\\/febbraio\\\/limprenditoria-immigrata-in-italia\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia","description":"Leggi l'articolo a cura di Olha Kostyuk, pubblicato nel numero di Febbraio 2020. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Olha Kostyuk, pubblicato nel numero di Febbraio 2020. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-18T22:10:26+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/figura1.2.png","type":"","width":"","height":""}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"30 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/","name":"Oikonomia - L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/figura1.2.png","datePublished":"2020-02-01T11:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-18T22:10:26+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Olha Kostyuk, pubblicato nel numero di Febbraio 2020. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/figura1.2.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/figura1.2.png"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2020\/febbraio\/limprenditoria-immigrata-in-italia\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"L\u2019imprenditoria Immigrata In Italia"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/2594","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2594"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=2594"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=2594"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}