{"id":2578,"date":"2019-10-01T12:00:00","date_gmt":"2019-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2578"},"modified":"2026-04-18T22:49:46","modified_gmt":"2026-04-18T20:49:46","slug":"nazionalismo-e-internazionalismo-1929","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2019\/ottobre\/nazionalismo-e-internazionalismo-1929\/","title":{"rendered":"Nazionalismo e Internazionalismo (1929)"},"content":{"rendered":"<p>I due termini <em>nazionalismo<\/em>\u00a0e\u00a0<em>internazionalismo<\/em>\u00a0non sono, per certo, l\u2019uno all\u2019altro opposti; ma sia per il modo corrente di intenderli, sia per il valore politico che vi si attribuisce, sia per tradizioni storiche, si tende a stabilire fra di essi un\u2019antitesi aperta. Anche la filologia \u00e8 per l\u2019antitesi, poich\u00e9 le parole che finiscono in<em>\u00a0ismo<\/em>\u00a0indicano, o tendono ad indicare, un sistema in s\u00e9 ben definito (liberalismo, socialismo, popolarismo, comunismo e cos\u00ec via); ed \u00e8 naturale che \u00ab il sistema \u00bb detto\u00a0<em>nazionalismo<\/em>, che si basa cio\u00e8 sulla\u00a0<em>nazione<\/em>\u00a0come sua ragion d\u2019essere, escluda \u00ab il sistema \u00bb detto\u00a0<em>internazionalismo<\/em>, che si basa invece sulla ragion d\u2019essere dell\u2019<em>internazione<\/em>.<\/p>\n<p>Per la parola \u00abinternazione\u00bb c\u2019\u00e8 una speciale antipatia nei ceti intellettuali e nei circoli politici, dovuta al fatto che fin dal 1864 tale parola fu usata per indicare il movimento operaio (specialmente europeo), unito al di fuori e al di sopra dei confini e degli interessi nazionali. L\u2019organizzazione operaia poi divenne socialista, e le sue fasi e caratteristiche diverse furono marcate coi termini, anche oggi in uso, di 1\u00b0\u00a0<em>internazionale<\/em>, 2\u00b0\u00a0<em>internazionale<\/em>, 3\u00b0\u00a0<em>internazionale<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Luigi Sturzo, Nazionalismo e Internazionalismo (1946),<br \/>\nOpere, volume X, Zanichelli, Bologna, pp. 269-273.<br \/>\nIl testo riprodotto \u00e8 la prima parte di uno studio apparso in Terre Wallonne, Bruxelles, novembre 1929.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando fu per la prima volta usata in questo senso la parola \u00ab internazionale \u00bb era ancora recente il movimento delle nazionalit\u00e0 nella loro caratteristica politica romantica, del secolo XIX, dalla Grecia al Belgio, dalla Germania all\u2019Italia; e l\u2019idea di nazione, divenuta simbolo, racchiudeva due aspirazioni fondamentali: l\u2019autonomia dei popoli a reggersi politicamente da s\u00e9, ciascuno secondo la propria personalit\u00e0 storico-politica; e la conquista delle libert\u00e0 politiche come base popolare della nazione e garanzia della propria personalit\u00e0. Pertanto l\u2019idea di nazione completava e superava l\u2019idea di stato.<\/p>\n<p>In questo periodo le parole nazionalismo e internazionalismo non erano in uso comune e generale, ma l\u2019idea di nazione, sorta contro le tirannie esterne ed interne, veniva riaffermata anche contro l\u2019 \u00ab internazionale \u00bb, che si presentava alla mente di pi\u00f9 come distruggitrice dell\u2019ordine e dei valori di ogni singolo paese, valori di benessere, di libert\u00e0, di patriottismo e di cultura, che ne rappresentavano il patrimonio di civilt\u00e0 europea.<\/p>\n<p>Intanto si andavano sviluppando le idee umanitarie e con esse il pacifismo sentimentale, che si contrapponeva agli egoismi dei singoli popoli e al militarismo sempre pi\u00f9 sviluppantesi in armamenti di terra e di mare. Anche questo movimento appoggiava l\u2019idea internazionale, non pi\u00f9 esclusivamente proletaria ed economica, ma largamente democratica e morale.<\/p>\n<p>Di fronte vi si posero le correnti conservatrici e militariste, i movimenti antisemiti e strettamente nazionali, i partiti politici detti liberali, in quanto erano divenuti partiti di governo.<\/p>\n<p>Da questo complesso di elementi non armonizzanti fra di loro, n\u00e9 convergenti in azione pratica contro l\u2019internazionalismo della democrazia umanitaria, e dal proletariato socialista, sorse il movimento che si appell\u00f2 da s\u00e9\u00a0<em>nazionalista<\/em>, e che assicur\u00f2 la vita alla parola\u00a0<em>nazionalismo<\/em>, come sistema e come partito politico. La grande guerra ne allarg\u00f2 la portata, confondendo spesso sotto la bandiera del nazionalismo le giuste esigenze della difesa della patria.<\/p>\n<p>A guerra finita, la costruzione della Societ\u00e0 delle nazioni, il maggiore sviluppo della unione pan-americana, le conferenze internazionali per la liquidazione della guerra, e per il disarmo, le varie associazioni libere all\u2019uopo promesse nei diversi stati, l\u2019influsso delle correnti giuridiche e politiche ispirantesi alla cooperazione fra popoli, hanno dato un nuovo e concreto significato alla parola\u00a0<em>internazionalismo<\/em>. Questo per alcuni \u00e8 semplicemente una direttiva politica pratica, una tendenza in progresso; per altri va dividendo o \u00e8 divenuto un sistema.<\/p>\n<p>Per naturale reazione, il nazionalismo, piazzandosi sul terreno della politica estera di ogni paese, prende la posizione di contrario sia alla tendenza politica, sia al sistema dell\u2019internazionalismo del dopo-guerra, che i nazionalisti credono sia niente altro che un\u2019infatuazione dannosa agli interessi della nazione e alla sua caratteristica e potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco come oggi i due termini trasportati dagli eventi sul terreno dei rapporti politici fra gli stati, esprimono idee e sentimenti opposti e antitetici. Ma la realt\u00e0 \u00e8 diversa: questa \u00e8 un processo, perci\u00f2 \u00e8 dinamismo, mentre le idee e i sentimenti ridotti a sistema tendono a cristallizzarsi in forma statica e definitiva. Onde spesso avviene che nazionalisti e internazionalisti si vedono sfuggire la realt\u00e0 dalle mani, e combattono le nuvole come don Chisciotte.<\/p>\n<p>In questo come in simili temi, occorre evitare lo schematismo e l\u2019astrattismo; sono abitudini scolastiche, che in materia sociologico-politica danno risultati disastrosi. Noi dobbiamo studiare i valori concreti rappresentati dai termini nazione e internazione, cogliendo quelli attuali nel loro realizzarsi e quelli ancora da svilupparsi nel dinamismo del processo storico, quale possiamo fin da ora intuirlo.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/sturzo.jpg\" alt=\"sturzo\" width=\"700\" height=\"526\" \/><\/p>\n<p>La nazione \u00e8 intesa come la ragione e la caratteristica dello stato moderno, in quanto questo non \u00e8 pi\u00f9 uno stato dinastico, o patrimoniale o paternalista, n\u00e9 uno stato prodotto da combinazioni e intese estranee nel suo nascere e nel suo ordinarsi, n\u00e9 basato si oligarchie militari o terrene, ma \u00e8 uno stato che si realizza per coscienza e volont\u00e0 di nazione, cio\u00e8 della popolazione che si sente ed \u00e8 unita in una volont\u00e0 politico-sociale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pu\u00f2 parlarsi di nazione svizzera, nonostante che sia trilingue e sia ordinata in cantoni autonomi, federati fra loro; o di nazione belga, nonostante la diversit\u00e0 di lingua e di interessi dei due popoli che la compongono; mentre non poteva parlarsi, prima della guerra, n\u00e9 di nazione austriaca, n\u00e9 di nazione tedesca.<br \/>\nOra il valore espresso dalla parola nazione, come ogni valore, \u00e8 dinamico, esso supera l\u2019ordinamento politico come tale, perch\u00e9 \u00e8 un fatto di cultura, religione, tradizione, utilit\u00e0; e quindi si sviluppa assimilando nuovi fattori, eliminandone dei vecchi che non sono pi\u00f9 utilizzabili, creando nuove strutture sociali-politiche che possano esprimere i bisogni e le tendenze.<br \/>\nNoi diamo alla nazione un valore reale, permanente e dinamico, in quanto noi fissiamo il centro dei nostri rapporti ed interessi, tuteliamo e sviluppiamo la nostra personalit\u00e0, partecipiamo alla vita sociale, formiamo la nostra cultura, acquistiamo un valore extrapersonale per il nome stesso della nazione a cui apparteniamo.<br \/>\nQuesta attribuzione di valore all\u2019idea di nazione \u00e8 adunque una non indifferente ragione della nostra vita personale e sociale; e tanto pi\u00f9 si approfondisce una tale valore quanto pi\u00f9 efficacemente la nazione agisce su di noi con la sua organizzazione economica, politica, sociale, intellettuale e religiosa.<\/p>\n<p>Ma non facciamo noi un\u2019attribuzione di valore anche al resto del mondo che \u00e8 fuori dalla nazione? E come no! O \u00e8 religione, o \u00e8 cultura, o \u00e8 politica, o \u00e8 utilit\u00e0 pratica, non \u00e8 possibile non sentirne i riferimenti, non partecipativi, non attribuirvi un valore. Ma ecco il problema; \u00e8 questo un valore attributivo al mondo extranazionale come in funzione del valore della nazione a cui noi apparteniamo, o anche come per s\u00e9 stante, subordinato o coordinato?<\/p>\n<p>Se ci rifacciamo a prima della guerra, non esisteva un \u00ab extranazionale \u00bb a cui attribuire un valore sociale, tranne nell\u2019ordine religioso la chiesa cattolica. Le associazioni di cultura e di pratica a tipo internazionale davano poco motivo per una vera attribuzione di valore, tranne come abbiamo visto l\u2019internazionale operaia o quella umanitaria, le quali per\u00f2 erano pi\u00f9 o meno limitate o a una categoria (proletari) o ad un\u2019<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0(democratici). Oggi per\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: oggi volere o no, siamo chiamati, non solo sul terreno politico, ma anche su quello delle idee e dei sentimenti, a fare un\u2019attribuzione di valore ad un\u2019altra entit\u00e0: l\u2019<em>internazione<\/em>.<\/p>\n<p>Questa, \u00e8 vero, \u00e8 tuttora un\u2019entit\u00e0 nebulosa, che sembra non essere concreta, non vedersi bene, ma invece si sente ed \u00e8. Come nel medioevo nessuno poteva ignorare l\u2019impero o il papato, n\u00e9 poteva chiudersi nel proprio comune o regno, come in una rocca ove non potesse penetrare il valore dell\u2019impero o del papato, cos\u00ec oggi non si pu\u00f2 disconoscere l\u2019esistenza e l\u2019influsso di una nuova realt\u00e0 che \u00e8 l\u2019internazione.<\/p>\n<p>Ma che forse non esistevano rapporti fra popoli e nazioni prima di oggi? Si, esistevano. Per\u00f2, dalla caduta dell\u2019impero ad oggi, attraverso un lungo processo, non ancora finito, le nazionalit\u00e0 sono divenute nazione-stato; sono recenti gli stati di Irlanda, Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Lituania, Estonia, Lettonia, Finlandia; si \u00e8 perci\u00f2 creata la coscienza nazionale, un tempo confusa o con la religione, o con la casa regnante, o con le franchigie feudali, o semplicemente con la lingua e razza fuori di un vero quadro politico. Per formare la coscienza nazionale occorreva la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza; occorreva la estensione della vita politico-sociale a tutti i membri della nazione, non ad una oligarchia, o ad una classe solamente. Tutto ci\u00f2 \u00e8 acquisito, non ugualmente da per tutto, ma con una tendenza incoercibile di assimilazione. Solo ora pu\u00f2 nascere l\u2019internazione; cio\u00e8 una societ\u00e0 organica fra le nazioni, e quindi solo oggi pu\u00f2 svilupparsi nei popoli una nuova coscienza sociale, la coscienza internazionale. Quelli che erano sentimenti cristiani o umanitari o sociali, quelli che erano ideali di concordia e di pace, quelli che erano desideri di un avvicendamento e un affratellamento fra i popoli, valori morali gi\u00e0 diffusi nel mondo, oggi si ostentano in forma concreta verso un organismo nascente, e quindi si riflettono sulla nostra coscienza come un apprezzamento e un giudizio di valore. \u00c8 veramente o no, una nuova realt\u00e0 questa, alla quale noi partecipiamo come viventi in essa e di esse costruttori?<\/p>\n<p>Coloro che credono che l\u2019internazione danneggi e sopprima la nazione, la temono, la odiano, la combattono, coloro che credono che l\u2019internazione sviluppi e completi la nazione, la sostengono e l\u2019amano. Ecco delle varie attribuzioni di valore che indicano una vita, perch\u00e9 sono date non ad un fantasma, ma ad una realt\u00e0: l\u2019internazione \u00e8 oggi una realt\u00e0.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[923],"fascicolo":[280],"class_list":["post-2578","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luigi-sturzo","fascicolo-ottobre-2019"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Nazionalismo e Internazionalismo (1929)<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luigi Sturzo, pubblicato nel numero di Ottobre 2019. 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