{"id":2567,"date":"2019-10-01T12:00:00","date_gmt":"2019-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2567"},"modified":"2026-04-18T22:58:34","modified_gmt":"2026-04-18T20:58:34","slug":"il-nazionalismo-europeo-al-tempo-del-populismo","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2019\/ottobre\/il-nazionalismo-europeo-al-tempo-del-populismo\/","title":{"rendered":"Il nazionalismo europeo al tempo del populismo"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"com-content-article item-page\">\n<div class=\"com-content-article__body\">\n<p>L\u2019elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump, e l\u2019arrivo al potere in diversi paesi, tra i quali l\u2019Italia, di partiti nazional populisti, hanno ricondotto al centro della politica internazionale il nazionalismo, nella versione contemporanea di \u201csovranismo\u201d. Si afferma che, avendo ricevuto il mandato a governare da un\u00a0popolo, per esso ed esso solo debbano operare, ad esso e ad esso solo rispondano. Da qui la legittimazione a porre la tutela del cosiddetto \u201cinteresse nazionale\u201d in cima ad ogni e qualunque azione di governo, e a considerare la nazione l\u2019unico soggetto meritevole di tutela anche a scapito di eventuali rivendicazioni di altre nazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Errori dagli effetti letali<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono, nelle enunciazioni nazionaliste e populiste, grossolani errori, derivati non si sa se da malafede o ignoranza.<\/p>\n<p>Ad esempio quando si pretende di parlare e agire in nome del popolo e della nazione, come fanno Donald Trump (che ha preso circa 3 milioni di voti popolari meno della rivale Clinton ed \u00e8 stato eletto con 304 dei 538 voti dei grandi elettori) e Matteo Salvini (ministro dell\u2019Interno grazie al supporto del 17,37% dell\u2019elettorato), senza praticare quel governo di tutti che tiene rispettosamente conto\u00a0<em>anche<\/em>\u00a0delle opposizioni. Queste, per essere minoranze non \u00e8 che cessino di rappresentare fette di popolo.<\/p>\n<p>Ad esempio quando si ritiene che la nazione sia variabile indipendente dal sistema internazionale costituito da stati e altri soggetti (organizzazioni internazionali o sovranazionali come Onu e Ue, i comitati sportivi transnazionali, le multinazionali economiche, organizzazioni transnazionali e universali religiose, e cos\u00ec via), sciolta da obblighi e doveri fissati dal diritto naturale e da quello pattizio come i trattati internazionali. \u00c8 esattamente il contrario: si \u00e8 stato nazionale o plurinazionale solo e in quanto si sia riconosciuti come tali da un sistema internazionale al quale si risponde dei propri comportamenti tanto che in caso di loro illegittimit\u00e0 risultano condannabili e di conseguenza reprimibili. Sono molti i popoli non costituiti in nazioni, e tante le nazioni non riconosciute come stati. E ci sono nazioni che furono stati e non lo sono pi\u00f9, e viceversa. A decidere della loro soggettivit\u00e0 fu sempre il sistema internazionale.<\/p>\n<p>Altro tipico errore del nazionalismo di governo \u00e8 la continua evocazione, a giustificazione dei propri comportamenti di due astrazioni: il popolo e la nazione. Il popolo non \u00e8 un dato unitario, ma variegato, composito: lo formano ceti e classi diverse spesso in lotta tra di loro, genti di religioni e ideologie diverse, in molti casi etnie di varia origine. Il popolo vive e opera su base regionale diversificata, si divide su presupposti legati al genere e all\u2019et\u00e0, ai livelli culturali e di reddito, e cos\u00ec via. Uno stato pu\u00f2 essere fatto di molti \u201cpopoli\u201d abbracciando al suo interno nazionalit\u00e0 molteplici. Il dato di fondo che lega un popolo costituendolo in unit\u00e0 \u00e8 la legge fondamentale, il patto che, a seconda delle epoche storiche, vincola un certo numero di persone\u00a0<em>simili<\/em>\u00a0o\u00a0<em>assimilabili<\/em>, al rispetto di una costituzione e delle leggi derivate, e a riconoscersi in taluni simboli come la bandiera e l\u2019inno nazionale. Quando il nazionalista di turno al governo afferma di rispondere di ci\u00f2 che fa al popolo, dimentica di aver giurato fedelt\u00e0 non all\u2019astrazione popolo ma alla costituzione, indipendente dai sondaggi sulle volubili opinioni dell\u2019elettorato, stabile nella sua scrittura e nell\u2019interpretazione autentica che ne danno le Corti supreme, giudici delle leggi.<\/p>\n<p>In quanto alla nazione, ne \u00e8 acquisito, contro la versione del naturalismo francese e la sbornia tragica dell\u2019idealismo alla Giovanni Gentile, il concetto di dato del tutto artificiale e aleatorio, artefatto fluttuante della storia, \u201cspirituale\u201d nella definizione che ne ha fornito lo storico Federico Chabod<sup>1<\/sup>:<\/p>\n<p><em>L\u2019idea di nazione \u00e8, anzitutto, per l\u2019uomo moderno, un fatto spirituale; la nazione \u00e8, innanzi tutto, anima, spirito, e soltanto assai in subordine materiale corporea; \u00e8 \u2018individualit\u00e0\u2019 spirituale, prima di essere entit\u00e0 politica, Stato alla Machiavelli, e pi\u00f9 assai che non entit\u00e0 geografico-climatico-etnografica, secondo le formule dei cinquecentisti.<\/em><\/p>\n<p>Nelle parole di Benedict Anderson, la nazione \u00e8 una comunit\u00e0 immaginaria<sup>2<\/sup>, una frase che la dice lunga sulle mitologie che ne sostengono la concettualizzazione nell\u2019immaginario collettivo sul quale i ceti dirigenti nazionalistici consolidano un potere spesso tutt\u2019altro che favorevole ai veri interessi dello stato e della nazione. Accade sovente che ceti politici in difficolt\u00e0 utilizzino un patriottismo fasullo per mascherare i propri interessi di clan o di partito, e superare la perdita di consenso scatenando le passioni popolari contro un obiettivo esterno. Trump lo fa con \u201cAmerica First\u201d prendendosela con Cina e altri competitori commerciali, e Messico come paese di migranti; i leader nazional populisti dei paesi europei accusando \u201cBruxelles\u201d di interferenze e imposizioni indebite. Il nazionalismo non \u00e8 mai quieto, \u00e8 sempre alla ricerca di un nemico contro cui scagliarsi e mobilitarsi.<\/p>\n<p>La storia mostra che, per sostenersi, il nazionalismo genera sempre forme autoritarie di governo che spesso sono a loro volta generatrici di conflitti e guerre. Disse Pietro Nenni al congresso dell\u2019Internazionale Socialista di Eastbourne, nel giugno 1969, spiegando la sua conversione agli ideali sovranazionali delle nascenti Comunit\u00e0 europee<sup>3<\/sup>:<\/p>\n<p>\u2026 poich\u00e9 la politica, come la natura, ha orrore del vuoto, ove l\u2019impresa europea fallisse sarebbero i vani ed ormai impossibili esclusivismi nazionali ad essere restaurati, ma, dopo una fase di tensioni e di disordini sarebbero le soluzioni autoritarie a riempire in un modo o nell\u2019altro quel vuoto con il loro ordine.<\/p>\n<p>Discorso che il presidente francese Fran\u00e7ois Mitterrand, con addosso il tumore che lo avrebbe presto portato alla tomba, avrebbe completato il 17 gennaio 1995 al Parlamento Europeo, dopo l\u2019appello a superare i nazionalismi: \u201c<em>Le nationalisme c\u2019est la guerre!<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come e perch\u00e9 il nazionalismo<\/strong><\/p>\n<p>Alla base della piramide che generer\u00e0, sulla cuspide, la forma stato, si ritrovano le famiglie e le genie associate in\u00a0<em>clan<\/em>, vincolate da consanguineit\u00e0 e altri legami di solidariet\u00e0, anche economica, che crescono nel tempo e nelle generazioni. L\u2019associarsi tra famiglie vaste consente la costituzione di trib\u00f9, la cui organizzazione di potere, anche in termini di garanzie economiche e di sicurezza pu\u00f2 essere considerata come il primo abbozzo di stato.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/popolo-nazione.jpg\" alt=\"popolo nazione\" width=\"500\" height=\"364\" \/><\/p>\n<p>Restando al vecchio continente, il sorgere del concetto di nazione, contenente sin dagli albori la iattura della degenerazione in nazionalismo autoritario e aggressivo, si ha in Europa occidentale, all\u2019inizio dell\u2019XI secolo d.C., attraverso episodi come la battaglia di Hastings del 14 ottobre 1066, che port\u00f2 all\u2019incoronazione del normanno Guglielmo il Conquistatore come re d\u2019Inghilterra, e le gesta di el Cid Campeador che scacci\u00f2 i berberi Almoravidi da Valencia nel 1094. Quegli accadimenti cementarono popolazioni intorno a bandiere, principi, eroi, disponendole a conflitti e guerre. Ai primi vagiti d\u2019identit\u00e0 nazionali nel primo secolo del nuovo millennio in Inghilterra, Francia e Spagna (ai margini orientali dell\u2019Europa un processo simile avveniva nella\u00a0<em>Rus\u2019<\/em>\u00a0di Kiev), si sarebbe aggiunto nel secolo successivo l\u2019avvio del processo d\u2019identit\u00e0 germanica con il comando di Federico I il Barbarossa. Se a Giovanni Senzaterra per tenere insieme la nazione toccava nel 1215 trangugiare la\u00a0<em>Magna Charta Libertatum<\/em>\u00a0di Runnymede, appena due decenni dopo, nel 1235, imperante Federico II, la dieta di Magonza consentiva il primo patto \u201cnazionale\u201d nella Germania settentrionale.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 comunale, particolarmente forte nella penisola italica, intralciava la nascita dello stato su base nazionale, ma non lesionava certo la possibilit\u00e0 di consapevolezze nazionali sul piano linguistico, culturale, religioso. Al tempo stesso era facile preda dell\u2019aggressivit\u00e0 degli stati nazionali costituiti. L\u2019universalismo imperiale, espresso dalla concezione romana dello stato, avrebbe resistito sino ai trattati di M\u00fcnster e Osnabr\u00fcck. Con la pace di Westfalia, nel 1648, il Sacro Romano Impero sarebbe decaduto. In Europa si imponeva il principio dell\u2019equilibrio delle forze. Gli stati nazionalisti avrebbero potuto azzuffarsi a piacimento per il predominio continentale e, grazie a scoperte e tecnologie come l\u2019energia da vapore e le macchine dell\u2019industrializzazione, anche negli altri continenti attraverso le guerre coloniali.<\/p>\n<p>Lo stato nazione nasce nazionalista, perch\u00e9 compete sin dagli albori con i suoi simili, per spogliarli di terre, popolazioni, ricchezze. Nel 1337 scatena la prima grande carneficina della storia nel segno del nazionalismo, la guerra dei Cent\u2019anni. Il re inglese Edoardo III pretende il trono di Francia, e la faccenda si concluder\u00e0 soltanto nel 1453 con la cacciata degli invasori dal suolo francese (a parte Calais che torner\u00e0 francese nel 1558). Proprio nei pressi di Calais, ad Azincourt (Agincourt per gli inglesi) si combatt\u00e9 il 25 ottobre 1415 una delle pagine pi\u00f9 significative del nazionalismo competitivo europeo, con Enrico V che seppe tirare a proprio vantaggio la contesa tra armagnacchi e borgognoni, battendo i francesi la cui cavalleria pesante si era impantanata nel terreno fangoso di fine autunno, diventando un facile bersaglio per gli infallibili arcieri gallesi e i fanti inglesi. Il loro massacro avrebbe ispirato una pagina dell\u2019Enrico V shakespeariano. Cinque anni dopo col trattato di Troyes gli inglesi ufficializzano il possesso del settentrione francese, Parigi inclusa, e combinano le nozze tra Enrico V e la figlia del re francese, Caterina.<\/p>\n<p>Cos\u00ec andava l\u2019Europa del tempo e cos\u00ec sarebbe andata sino alla Seconda guerra mondiale. Attraverso il quattrocento e il cinquecento i due stati in formazione se le diedero di santa ragione per il predominio geopolitico e geoeconomico, con la corona inglese impegnata a non consentire lo sviluppo, alle frontiere, di uno stato\u00a0<em>competitor<\/em>\u00a0come la Francia, gi\u00e0 sufficientemente assertiva e tuttavia in ritardo nell\u2019edificazione delle istituzioni nazionali. Si andr\u00e0 avanti sino a Napoleone, combattendosi in terra d\u2019Africa e nel nord America prima di doversi dare la mano per lottare contro il nazionalismo tedesco, ultimo arrivato, con quello italiano, e non meno bellicoso dei predecessori. Lo stato tedesco nascer\u00e0 nel segno del conflitto con la Francia, nel 1871, e la vendetta reciproca porter\u00e0 a due guerre mondiali. Solo le istituzioni comuni del dopoguerra fermeranno la carneficina millenaria. Mai pi\u00f9 un paese membro delle istituzioni comuni sar\u00e0 in guerra con un altro paese europeo, tanto che l\u2019Ue sar\u00e0 insignita del premio Nobel per la pace nel 2012.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il nazionalismo, inconciliabile con l\u2019Ue<\/strong><\/p>\n<p>Bene diceva il filosofo Eugenio Colorni, tra i patrioti italiani confinati a Ventotene dal fascismo che lavorarono al \u201cManifesto per un\u2019Europa libera e unita\u201d, assassinato a Roma dalla banda del criminale di guerra Pietro Koch nel 1944, che il nazionalismo non era solo una malattia della mente, ma espressione di interessi formidabili che consideravano l&#8217;unit\u00e0 europea la loro condanna a morte.<\/p>\n<p>Nel nostro tempo, in territorio europeo l\u2019esempio pi\u00f9 illuminante della pericolosit\u00e0 dei nazional populismi per i popoli che se ne fanno alfieri, viene dai suoi effetti sul destino della nazione serba.<\/p>\n<p>Nel 1913, a guerre balcaniche appena concluse, una commissione di\u00a0<em>Carnegie Endowment for International Peace<\/em>, accert\u00f2\u00a0<em>in situ<\/em>\u00a0che massacri innominabili avevano avuto luogo tra serbi e le altre popolazioni: stupri di massa, mutilazioni genitali, abitanti di interi villaggi scannati, corpi arrostiti sugli spiedi, bambini decapitati sotto gli occhi delle madri<sup>4<\/sup>. Nel 1916 John Reed scrisse<sup>5<\/sup>:<\/p>\n<p>Il sogno di ogni serbo \u00e8 quello di unire tutti i popoli di stirpe serba in un unico grande impero, dalla Bulgaria all\u2019Adriatico, e da Trieste fin dentro le pianure dell\u2019Ungheria, e che liberer\u00e0 tutte le energie combattive del regno serbo&#8230; Ogni contadino soldato sa per che cosa combatte. Da piccolo sua madre lo ha allevato chiamandolo \u201cpiccolo vendicatore del Kosovo.<\/p>\n<p>Due anni dopo gli albanesi del Kosovo saranno ammazzati a decine di migliaia. Le frange nazionaliste della chiesa ortodossa taciteranno le coscienze con un concetto, quello della \u201cSerbia celeste\u201d, agitato anche ai nostri giorni contro i politici serbi aperti al dialogo con i musulmani.<\/p>\n<p>Nel novembre 1929\u00a0<em>Herald Tribune<\/em>\u00a0documentava il pessimo trattamento inferto dai serbi alla minoranza rumena, il mezzo milione di persone generalmente ritenute leali allo stato e non irredentiste. Il confronto con il periodo di dominazione turca mostrava come gli ottomani avessero consentito scuole, licei, chiese che la dominazione serba aveva invece interdetto, nonostante la vigenza di un accordo bilaterale col governo rumeno che prevedeva tutt\u2019altro scenario.<\/p>\n<p>Verso la fine del secolo il nazionalismo serbo torner\u00e0 ad abbattersi sugli albanesi del Kosovo, e colpir\u00e0, anche insieme al nazionalismo croato, i bosniaci di religione musulmana, facendo sperimentare all\u2019Europa lo scandalo della pulizia etnica. Solo i bombardamenti aerei della Nato faranno desistere la Serbia. Col nuovo millennio diversi suoi dirigenti saranno giudicati da tribunali internazionali per crimini di guerra, portando il paese allo scontro tra europeisti e nazionalisti. Belgrado \u00e8 tuttora fuori dalla porta dell\u2019Unione Europea, tra i candidati e associati ma non tra i membri contrariamente a Slovenia e Croazia, gi\u00e0 partecipi, come la Serbia, della federazione iugoslava. Il Kosovo, culla dell\u2019identit\u00e0 serba e scrigno della religiosit\u00e0 e dell\u2019arte ortodosse, \u00e8 stato sottratto dalla comunit\u00e0 internazionale alla sovranit\u00e0 serba.<\/p>\n<p>Scriveva Jean Monnet, padre delle prime comunit\u00e0 europee, a conclusione dell\u2019autobiografia\u00a0<em>Cittadino d\u2019Europa<\/em><sup>6<\/sup>:<\/p>\n<p><em>Le nazioni sovrane del passato non sono pi\u00f9 il luogo dove si possono risolvere i problemi attuali.<\/em><\/p>\n<p>Da Algeri francese, dove operava come membro del Comitato di liberazione nazionale, aveva dichiarato, il 5 agosto 1943:<\/p>\n<p><em>Non ci sar\u00e0 mai pace in Europa se gli stati si ricostituiranno su una base di sovranit\u00e0 nazionale&#8230;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Chabod F.,\u00a0<em>L\u2019idea di nazione<\/em>, Editori Laterza 1972, pp. 25\u201326.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Nel 1983 l\u2019autrice pubblic\u00f2\u00a0<em>Imagined Communities: Reflections on the Origin and Spread of Nationalism<\/em>, Ed. Verso.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Quell\u2019appello sarebbe stato collocate fra i 100 pi\u00f9 importanti discorsi del secolo XX, da Broquet H., Lanneau C., Petermann, S.,\u00a0<em>Les cent discours qui ont marqu\u00e9 le XX si\u00e8cle<\/em>, Andr\u00e9 Versaille Ed., 2008. Per un approfondito commento, v. Troiani L. Quando Mitterrand avvert\u00ec l\u2019Europa che bisognava \u201cvincere la storia\u201d, www.lavocedinewyork.com, 10 gennaio 2015.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Per un approfondimento, Viola S.,\u00a0<em>La storia senza fine dei massacri balcanici<\/em>, La Repubblica, 26 maggio 1997. Consultabile in\u00a0<a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/\">https:\/\/ricerca.repubblica.it\/<\/a><br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0In\u00a0<em>The War in Eastern Europe<\/em>, Charles Scribner&#8217;s Sons, 1916.<br \/>\n<sup>6<\/sup> ed. Guida, 2007.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[924],"fascicolo":[280],"class_list":["post-2567","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luigi-troiani","fascicolo-ottobre-2019"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il nazionalismo europeo al tempo del populismo<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luigi Troiani, pubblicato nel numero di Ottobre 2019. 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