{"id":2548,"date":"2019-06-01T12:00:00","date_gmt":"2019-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2548"},"modified":"2026-04-18T22:30:11","modified_gmt":"2026-04-18T20:30:11","slug":"spazi-futuri-per-la-religione-in-turchia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2019\/giugno\/spazi-futuri-per-la-religione-in-turchia\/","title":{"rendered":"Spazi futuri per la religione in Turchia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Status quo<\/strong><\/p>\n<p>La costituzione repubblicana turca definisce il paese come uno stato secolare che, in quanto tale, fornisce formalmente libert\u00e0 di coscienza, credo religioso, convinzione, espressione e culto a tutti suoi cittadini; pi\u00f9 chiaramente ancora, la costituzione vieta la discriminazione basata su motivi religiosi. Sono delle premesse sicuramente virtuose e del tutto singolari per un paese i cui cittadini si definiscono al 95% degli islamici. La popolazione della Turchia \u00e8 stimata a 81 milioni (luglio 2017), circa il 77,5 per cento dei mussulmani \u00e8 di obbedienza sunnita Hanafi. I rappresentanti di altri gruppi religiosi stimano che i loro membri rappresentano circa il 0,3 per cento della popolazione, mentre le pi\u00f9 recenti indagini pubblicate suggeriscono che circa il 2 per cento della popolazione \u00e8 atea. Ma queste cifre diventano assai aleatorie quando consideriamo che i leader della Fondazione Alevita<sup>1<\/sup>\u00a0stimano i membri della loro organizzazione tra il 25 e il 31 % della popolazione totale del paese (e per questo sono frequentemente discriminati nei loro diritti fondamentali). Per continuare le cifre del cosiddetto \u201cislam eterodosso\u201d, la comunit\u00e0 sciita Jafari<sup>2<\/sup>, ha stimato i suoi membri al 4 % della popolazione. Alcuni osservatori, tra cui studiosi, giornalisti e funzionari della sicurezza, stimano che ci possono essere fino a quattro milioni di persone vicine al movimento guidato da religioso musulmano Fethullah G\u00fclen, che si identifica come un gruppo civico, culturale ed educativo islamico, che il governo ha ritenuto essere il diretto responsabile dell\u2019ultimo tentativo di colpo di stato, nel luglio 2016, tacciandolo come gruppo terrorista e bandendolo dalla vita pubblica.<\/p>\n<p>I gruppi religiosi non musulmani sono per lo pi\u00f9 concentrati a Istanbul e in alcune altre grandi citt\u00e0 del paese cos\u00ec come nel sud-est, attorno ad Antakya (l\u2019antica Antiochia di Siria di biblica memoria), poco lontano dalla martoriata frontiera siriana. Le stime esatte non sono disponibili; tuttavia, il gruppo pi\u00f9 importante \u00e8 quello dei circa 90.000 armeni apostolici cristiani ortodossi (di cui circa 60.000 sono cittadini turchi e 30.000 sono migranti provenienti dall\u2019Armenia senza residenza legale); 25.000 cattolici latini (tra cui un gran numero di recenti immigrati provenienti da Africa e Filippine); circa altrettanti cristiani ortodossi siriani (noti come siriaci Kadim); 15.000 russi ortodossi (per lo pi\u00f9 recenti immigrati dalla Russia in possesso di un titolo di soggiorno). Poi un gruppuscolo di altre denominazioni cristiane: dalle recenti chiese domestiche protestanti turche, con non meno di 7.000 membri in totale, 3.000 cristiani cattolici di rito caldeo, un resto di circa 2.000 cristiani ortodossi greci (sopravvissuti allo scambio di popolazione tra Turchia e Grecia del 1924) e, ancora, qualche centinaio di ortodossi bulgari, georgiani, ucraini, dei siriaci cattolici, degli armeno-cattolici e qualche decina di cristiano-maroniti. Tra i piccoli gruppi non cristiani \u00e8 doveroso menzionare ancora forse 10.000 Bahar, meno di 1.000 Yezidi; 5.000 testimoni di Geova; e circa 300 Mormoni, senza dimenticare un 16.000 ebrei, in realt\u00e0 scarsamente praticanti.<\/p>\n<p>La presidenza degli affari religiosi (Diyanet), governa e coordina le questioni religiose legate all\u2019Islam. Il suo mandato \u00e8 di promuovere e abilitare la pratica dell\u2019Islam sunnita. Di fatto tutte le fedi al di fuori di questa obbedienza, sono facilmente discriminate in modo pi\u00f9 o meno palese, incontrando difficolt\u00e0 nell\u2019ottenere esenzioni dalle classi di religione obbligatorie nelle scuole pubbliche, nell\u2019operare o nell\u2019aprire case di culto e nell\u2019affrontare le questioni legali concernenti le loro propriet\u00e0. Lo stesso governo, tuttavia, offre in genere un sostegno alla sicurezza delle comunit\u00e0 religiose stesse, in un clima di ostilit\u00e0 crescente, alimentato da una propaganda nazionalista estremamente aggressiva, spesso amplificata da mass-media asserviti al potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alcune puntualizzazioni storiche<\/strong><\/p>\n<p>Anche se siamo in presenza di un innegabile aumento della propaganda religiosa, o meglio, di un rivestimento religioso della propaganda politica, populista e autoritaria, la situazione della Turchia attuale non pu\u00f2 essere equiparata a quella di un qualsiasi Stato islamico medio-orientale o della Penisola arabica. La storia ha portato questo paese ad imboccare un percorso assai particolare fin dai tempi dell\u2019Impero ottomano, sulle cui ceneri \u00e8 nato quasi un secolo fa. Quando parliamo di rapporto al religioso, in Turchia, dobbiamo prima di tutto ricordare che la laicit\u00e0 \u201calla turca\u201d non \u00e8 mai stata la separazione della chiesa (o piuttosto della moschea) dallo stato. Sebbene dal 1928, nella nuova Repubblica turca, l\u2019Islam non sia pi\u00f9 definito religione di stato, il secolarismo turco rappresenta il controllo della religione dominante da parte dello stato. Se la laicit\u00e0 alla turca si \u00e8 ispirata al modello francese, lo ha fatto in particolare nel suo desiderio di sopprimere ogni influenza della religione negli affari pubblici; ma siamo anche lontani da un\u2019effettiva equidistanza che \u00e8 alla base della libert\u00e0 religiosa in Francia, ad esempio. In questo quadro giuridico, nessun aiuto, di alcun tipo, \u00e8 concesso alle minoranze musulmane non sunnite, cos\u00ec come alle minoranze non musulmane. Quindi, la religione sunnita maggioritaria \u00e8 posta sotto il controllo dello stato e, come affermano alcuni costituzionalisti turchi, siamo pi\u00f9 vicini al sistema del Concordato napoleonico, che alla legge francese di separazione tra Stato e Chiesa del 1905. L\u2019obiettivo dei fondatori della Repubblica turca era duplice: impedire che la religione si eriga in contro potere, ma anche utilizzare la religione musulmana dominante come strumento di legittimazione del nuovo potere. Quindi, fin dall\u2019inizio della Repubblica turca, il discorso sulla laicit\u00e0 \u00e8 indipendente da ogni preoccupazione di garantire la pluralit\u00e0 delle convinzioni religiose<sup>3<\/sup>\u00a0(una diversit\u00e0 confessionale, in realt\u00e0 molto reale anche all\u2019interno dell\u2019Islam turco) e diventa uno strumento di potere e, di fatto, con il nazionalismo, parte della doxa repubblicana<sup>4<\/sup>. Il progetto \u00e8 chiaro: legittimare la nazione come musulmana, quindi turca, in modo da integrare \u201cl\u2019islamit\u00e0\u201d come condizione di appartenenza alla \u201cturchicit\u00e0\u201d, per giustificare la gestione diretta del settore religioso da parte dello Stato, sopprimendo qualsiasi autorit\u00e0 interna propria alla sfera religiosa. Alcuni, commentando questo stato di cose, hanno potuto affermare che la Turchia moderna nasceva anticlericale ma non anti-religiosa.<\/p>\n<p>In larga misura, l\u2019Islam turco cos\u00ec definito \u00e8 stato strumentalizzato, proprio come la storia o la lingua, a favore del progetto kemalista di creare uno stato-nazione territorializzato e unificato<sup>5<\/sup>. L\u2019\u00e9lite kemalista mira pertanto a propagare un Islam etno-nazionale, sunnita e fondato sulla nozione di \u201cturcit\u00e0\u201d, per prevenire l\u2019implosione del paese a causa di possibili scontri tra laicisti e islamisti, tra nazionalisti turchi e nazionalisti curdi, tra sunniti e aleviti. Il problema pi\u00f9 ovvio di questo progetto kemalista \u00e8 l\u2019imposizione di una modernit\u00e0 e di un secolarismo senza alcuna base sociale. \u00c8 per questo motivo, che l\u2019eliminazione della religione dalla politica e in parte dal vincolo sociale, porter\u00e0 inevitabilmente ad un suo successivo ritorno in forme diverse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quale futuro?<\/strong><\/p>\n<p>Questa \u00e8 esattamente la situazione odierna, in un paese in cui, gradualmente, le autorit\u00e0 hanno cercato di ridurre l\u2019impatto del principio di laicit\u00e0, senza tuttavia sopprimerlo. Non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019attuale governo ha perseguito e amplificato questa tendenza, ma da qui a dire che c\u2019\u00e8 un piano per abolire il principio di laicit\u00e0 nelle sue implicazioni giuridiche e politiche, c\u2019\u00e8 un abisso! Ci\u00f2 implicherebbe, in primo luogo, un cambiamento fondamentale nella Costituzione secondo la quale il principio di laicit\u00e0 \u00e8 intangibile. Sarebbe quindi necessario rivedere tutti i codici, e introdurre elementi della sharia (la legge religiosa islamica) nel diritto pubblico, ecc. In realt\u00e0, potremmo per certi versi dire che i turchi usano una religione \u201c\u00e0 la carte\u201d. Le periferie della societ\u00e0 sono stati teatro della sopravvivenza di un\u2019identit\u00e0 religiosa a forte connotazione comunitaria, mentre si infiltravano progressivamente le attrazioni del consumismo e si riproducevano i benefici, non respinti, della modernizzazione. In una societ\u00e0 traumatizzata dalla storia, ma anche dalle politiche governative (una dozzina di colpi di stato solo nell\u2019era repubblicana &#8230;), per gli individui sfiduciati e permanentemente oppressi da un senso di minaccia e di precariet\u00e0, l\u2019Islam, rielaborato dal potere, fornisce un\u2019identit\u00e0 di difesa, reazionaria. In effetti, l\u2019Islam non \u00e8 pi\u00f9 tanto una religione, ma piuttosto il nome di un\u2019identit\u00e0: un\u2019ideologia difensivista al servizio del totalitarismo. \u00c8 un Islam che si identifica con l\u2019idea stessa di potere; non sfida pi\u00f9 l\u2019ordine stabilito ma diventa egli stesso l\u2019ordine (ma dietro quest\u2019idea c\u2019\u00e8, appunto, un modo di concepire il potere politico)<sup>6<\/sup>. \u00c8 chiaro che si sviluppa, nei decenni, un progetto di nazione dove si tenta di assimilare i musulmani non turchi e, al contrario, di respingere i non musulmani, non riconosciuti come membri reali o futuri di questa \u201ccomunit\u00e0 immaginata\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La nostra breve incursione storica evidenzia come il sistema ottomano di gestione dei particolarismi religiosi, che era la forza dell\u2019Impero nel suo periodo di massimo splendore, \u00e8 stato all\u2019origine della sua stessa debolezza contribuendo in modo decisivo alla creazione di chiese nazionali o etniche e, analogamente, alla reazione nazionalista xenofoba che caratterizza l\u2019attitudine corrente di certe correnti di pensiero verso qualsiasi legittima rivendicazione della libert\u00e0 di credo, confessione e di culto. Sullo sfondo l\u2019irrealizzabile ma sempre pericolosa idea di uno stato-nazione idealmente composto solo da un\u2019identit\u00e0 etnica. E poich\u00e9 si \u00e8 consapevoli che la realt\u00e0 non corrisponde a questo desiderio, si \u00e8 tentati di applicare la discriminazione religiosa ai soggetti che non possono essere assimilati (i non musulmani) e l\u2019assimilazione etnica nei confronti di coloro che si era convinti di poter assimilare (cio\u00e8 gruppi etnici musulmani). Ci\u00f2 nonostante, se ci si riferisce correttamente al Trattato di Losanna del 1924, si potr\u00e0 notare che esso parla di minoranze religiose e non di minoranze razziali e si fa della libert\u00e0 religiosa la garanzia fondamentale del trattato. Purtroppo, tali garanzie rimarranno lettera morta in assenza dello status giuridico delle comunit\u00e0 religiose. Ad esempio, la mancanza di personalit\u00e0 giuridica della Chiesa cattolica latina in Turchia, genera innumerevoli problemi di diritti nella vita di tutti i giorni e non solo problemi finanziari, e ai beni mobili e immobili. Ma la rivendicazione di uno status giuridico, deve essere scevra da connotazioni politiche e identitarie, per non diventare oggetto di strumentalizzazioni ideologiche.<\/p>\n<p>A partire da questo retroterra storico, si pu\u00f2 facilmente intuire la portata delle affermazioni contenute nel Documento sulla fratellanza umana, co-firmato da papa Francesco e dal Grand Imam di Al-Azhar, al-Tayyib, ad Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019. Toccando, tra l\u2019altro, la questione del rapporto tra religioni, politica e societ\u00e0 (in un contesto globale e non solo pi\u00f9 turco, evidentemente), nel documento in questione, si sottolinea come la garanzia formale della libert\u00e0 di culto, per quanto fondamentale, non possa bastare se non si traduce in possibilit\u00e0 reali di partecipazione a tutte le dinamiche sociali su un piano di effettiva parit\u00e0 e con la possibilit\u00e0 di recare il proprio contributo e di esercitare la propria responsabilit\u00e0 di cittadini. Questo \u00e8 auspicato in Oriente, dove per lo pi\u00f9 i cristiani devono poter uscire dalla condizione di minoranza per essere \u00abcittadini con piena cittadinanza, diritti e doveri\u00bb, ma deve valere anche in Occidente, dove sono soprattutto i musulmani a dover inserirsi nel tessuto sociale rispettando le leggi dei paesi in cui vivono, in modo da ottenere da queste, e non dalla violenza, una effettiva tutela della propria libert\u00e0 anche religiosa, assumendo cos\u00ec la propria parte di responsabilit\u00e0 per la sicurezza collettiva.<\/p>\n<p>L\u2019auspicio \u00e8, ovviamente, molto ambizioso, ma in Turchia, come in tutto il Medio Oriente, si inizier\u00e0 a costruire davvero un futuro quando tutte le comunit\u00e0 potranno liberamente esprimere la loro ricchezza confessionale, facendo passare allo stesso tempo i loro membri dallo statuto di \u201ccittadini per coercizione\u201d a quello di \u201ccittadini per scelta\u201d e poi, ancora pi\u00f9 importante, diluendo i nazionalismi. Per far questo, bisogna, tra l\u2019altro, combattere due concezioni tipicamente occidentali: la prima, imperniata su una falsa idea di secolarismo, che pretende di confinare le appartenenze e le espressioni religiose stesse alla sola sfera privata; la seconda, che implicitamente prolunga senza fine il sistema ottomano di gestione dei particolarismi religiosi secondo il principio dei Millet, o \u201cchiese nazione\u201d, alimentando la tendenza alle posture vittimistiche, che fanno sempre e solo del cristiano orientale, il &#8220;capro espiatorio&#8221; del discorso cristiano-fobico, anzich\u00e9 incoraggiarlo e sostenerlo nell\u2019offrire il meglio delle proprie risorse spirituali e culturali per la costruzione del futuro dei paesi in cui vive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTES<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0L\u2019origine degli Aleviti,\u00a0assai\u00a0controversa, affonda le proprie radici probabilmente nel XIII secolo.\u00a0Sono un gruppo islamico di ispirazione sciita, presente in gran parte in Turchia con qualche milione di adepti. Gli Aleviti decisero\u00a0di seguire Al\u00ec &#8211; il cugino e genero di Mohammed &#8211; creando una corrente all\u2019interno dell\u2019islam\u00a0con un\u2019etichetta eterodossa, i cui\u00a0rituali e alcuni precetti si discostano alquanto da quelli che un musulmano sunnita considera obbligatori per ogni fedele.\u00a0Non pregano in\u00a0moschee\u00a0bens\u00ec\u00a0in Cemevi. Il\u00a0dede,\u00a0guida spirituale, conduce la cerimonia, chiamata\u00a0cem\u00a0e caratterizzata da un\u2019importante presenza di musiche e danze che si deve alle forti influenze del misticismo sufi. Se i sunniti sono accomunati dalla recita delle preghiere\u00a0in\u00a0arabo\u00a0letterario, le cerimonie alevite si svolgono in turco o, talvolta, in curdo.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0Il Jafarismo, o Scuola giuridica Ja\u02bffar\u012b, deriva il suo nome dal nome del sesto Imam sciita Ja\u2019far al-Sadiq. Si tratta di una scuola di giurisprudenza seguita dagli sciiti duodecimani o imamiti e anche dall\u2019alevismo e dall\u2019ismailismo.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Il Trattato di Losanna, firmato il 24 luglio 1923, \u00e8 formalmente consacrato, nella sua sezione III, alla protezione delle minoranze non musulmane. Queste minoranze possono organizzarsi in fondazioni (vakif), avere le loro scuole, i loro ospedali. La ristrutturazione delle loro chiese e gli stipendi dei loro sacerdoti sono responsabilit\u00e0 della loro comunit\u00e0. Ma un\u2019interpretazione restrittiva del Trattato di Losanna con, ad esempio, la privazione progressiva alle fondazioni del diritto di acquistare, ereditare o recuperare dei beni immobiliari, sta ponendo alle minoranze religiose non musulmane seri ostacoli in termini di personalit\u00e0 giuridica, di diritti di propriet\u00e0, mentre \u00e8 loro vietato formare il proprio clero. Un\u2019identit\u00e0 musulmana confusa con un\u2019identit\u00e0 etnica e nazionale stretta (e non universale e cosmopolita come nell\u2019Impero ottomano) potrebbe generare una intolleranza mai veramente conosciuta al tempo dell\u2019Impero Ottomano! Del resto, la libert\u00e0 religiosa non pu\u00f2 essere limitata a diritto individuale ma deve essere tutelata anche come diritto comunitario.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Cf. O. Abel, \u00ab Que veut dire la la\u00efcit\u00e9 ? \u00bb, in CEMOTI , 10\/1990, p. 3-14. (Cahiers d&#8217;\u00c9tudes sur la M\u00e9diterran\u00e9e Orientale et le monde Turco-Iranien)<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Cf. C. Monge, \u00ab\u00a0Petite histoire de la gen\u00e8se de l\u2019islam turc et de son rapport au politique. S\u2019agit-il d\u2019un mod\u00e8le compatible avec la d\u00e9mocratie\u00a0?\u00a0\u00bb, in Revue des sciences religieuses 87 n\u00b0 2 (2013), p. 219-237.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0I giovani islamisti degli anni &#8217;80 si sono trasformati in uomini d\u2019affari, membri di una classe media di origine rurale e di tradizione conservatrice e pia, chiamata le \u201ctigri anatoliche\u201d, zoccolo duro del consenso AKP, il partito al governo da oltre un quindicennio.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[852],"fascicolo":[276],"class_list":["post-2548","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-claudio-monge","fascicolo-giugno-2019"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Spazi futuri per la religione in Turchia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Claudio Monge, pubblicato nel numero di Giugno 2019. 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