{"id":2520,"date":"2019-02-01T12:00:00","date_gmt":"2019-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2520"},"modified":"2026-04-18T21:23:16","modified_gmt":"2026-04-18T19:23:16","slug":"il-disincantamento-e-la-scienza-potenza-specificamente-estranea-alla-divinita","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2019\/febbraio\/il-disincantamento-e-la-scienza-potenza-specificamente-estranea-alla-divinita\/","title":{"rendered":"Il disincantamento e la scienza \u201cpotenza specificamente estranea alla divinit\u00e0\u201d"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>MAX WEBER, LA SCIENZA COME PROFESSIONE. LA POLITICA COME PROFESSIONE<br \/>\nIntroduzione di Wolfgang Schluchter. Piccola Biblioteca Einaudi. 2004.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/giovineitalia.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Max-Weber-Scienza-e-Politica-Come-Professione.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/giovineitalia.altervista.org\/<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Il progresso scientifico \u00e8 una frazione, e invero la frazione pi\u00f9 importante, di quel processo di intellettualizzazione al quale sottostiamo da secoli e contro il quale oggi di solito si assume posizione in una maniera cos\u00ec straordinariamente negativa.<br \/>\nRendiamoci conto, in primo luogo, di ci\u00f2 che propriamente significa, dal punto di vista pratico, questa razionalizzazione intellettualistica a opera della scienza e della tecnica orientata scientificamente. Vuole forse significare che oggi noi altri, per esempio ogni persona presente in questa sala, abbiamo una conoscenza delle condizioni di vita nelle quali esistiamo maggiore di quella di un Indiano o di un Ottentotto? Ben difficilmente. Chiunque di noi viaggi in tram non ha la minima idea \u2013 a meno che non sia un fisico di professione \u2013 di come esso fa a mettersi in movimento; e neppure ha bisogno di saperlo. Gli basta di poter \u00abfare assegnamento\u00bb sul modo di comportarsi della vettura tranviaria, ed egli orienta il suo comportamento in base a esso; ma non sa nulla di come si faccia per costruire un tram capace di mettersi in moto. Il selvaggio ha una conoscenza incomparabilmente migliore dei propri utensili. Se oggi spendiamo del denaro, scommetto che, perfino se vi sono colleghi economisti qui presenti, quasi ognuno avr\u00e0 pronta una risposta diversa alla domanda: come il denaro fa s\u00ec che con esso si possa comperare qualcosa \u2013 ora molto, ora poco? Il selvaggio sa in quale modo riesca a procurarsi il suo nutrimento quotidiano e quali istituzioni gli servano a tale scopo. La crescente intellettualizzazione e razionalizzazione non significa dunque una crescente conoscenza generale delle condizioni di vita alle quali si sottost\u00e0. Essa significa qualcosa di diverso: la coscienza o la fede che, se soltanto si volesse, si potrebbe in ogni momento venirne a conoscenza, cio\u00e8 che non sono in gioco, in linea di principio, delle forze misteriose e imprevedibili, ma che si pu\u00f2 invece \u2013 in linea di principio \u2013 dominare tutte le cose mediante un calcolo razionale. Ma ci\u00f2 significa il disincantamento del mondo. Non occorre pi\u00f9 ricorrere a mezzi magici per dominare gli spiriti o per ingraziarseli, come fa il selvaggio per il quale esistono potenze del genere. A ci\u00f2 sopperiscono i mezzi tecnici e il calcolo razionale. Soprattutto questo \u00e8 il significato dell\u2019intellettualizzazione in quanto tale.<\/p>\n<p>Ma questo processo di disincantamento, proseguito per millenni nella cultura occidentale, e in generale questo \u00abprogresso\u00bb, del quale la scienza costituisce un elemento e una forza motrice, ha un qualche senso che vada al di l\u00e0 del piano puramente pratico e tecnico? Questa domanda la trovate formulata in termini fondamentali soprattutto nelle opere di Lev Tolstoj. Egli vi \u00e8 pervenuto attraverso una via a lui peculiare. Il suo problema centrale si rivolgeva in misura crescente alla questione se la morte fosse un fenomeno dotato di senso oppure no. E la sua risposta \u00e8 che per l\u2019uomo civilizzato non lo \u00e8. E non lo \u00e8 perch\u00e9 la vita individuale dell\u2019uomo civilizzato, inserita nel \u00abprogresso\u00bb, nell\u2019infinito, non potrebbe avere, per il suo senso immanente, alcun termine. Infatti c\u2019\u00e8 sempre ancora un progresso ulteriore da compiere dinanzi a chi c\u2019\u00e8 dentro; nessuno, morendo, \u00e8 arrivato al culmine, che \u00e8 posto all\u2019infinito. Abramo o un qualsiasi contadino dei tempi antichi moriva \u00abvecchio e sazio della vita\u00bb poich\u00e9 si trovava nel ciclo organico della vita, poich\u00e9 la sua vita, anche per quanto riguarda il suo senso, gli aveva portato alla sera del suo giorno ci\u00f2 che poteva offrirgli, poich\u00e9 per lui non rimanevano enigmi che desiderasse risolvere ed egli poteva perci\u00f2 averne \u00ababbastanza\u00bb. Ma un uomo civilizzato, il quale \u00e8 inserito nel processo di progressivo arricchimento della civilt\u00e0 in fatto di idee, di sapere, di problemi, pu\u00f2 diventare s\u00ec \u00abstanco della vita\u00bb, ma non sazio della vita. Di ci\u00f2 che la vita dello spirito continuamente produce egli coglie soltanto la minima parte, e sempre soltanto qualcosa di provvisorio, mai di definitivo: perci\u00f2 la morte \u00e8 per lui un accadimento privo di senso. E poich\u00e9 la morte \u00e8 priva di senso, lo \u00e8 anche la vita della cultura in quanto tale, che proprio in virt\u00f9 della sua \u00abprogressivit\u00e0\u00bb priva di senso imprime alla morte un carattere di assurdit\u00e0. Ovunque, nei suoi ultimi romanzi, quest\u2019idea costituisce il motivo fondamentale dell\u2019arte di Tolstoj.<\/p>\n<p>Quale posizione possiamo assumere a questo proposito? Ha il \u00abprogresso\u00bb in quanto tale un senso riconoscibile che vada al di l\u00e0 del piano tecnico, in modo che porsi al suo servizio possa diventare una professione fornita di senso? La questione dev\u2019essere posta. Ma non si tratta pi\u00f9 soltanto della questione della vocazione alla scienza, cio\u00e8 del problema: che cosa significa la scienza come professione per colui che si dedica a essa? bens\u00ec anche di un altro problema: che cos\u2019\u00e8 la professione della scienza nella vita complessiva dell\u2019umanit\u00e0? e qual \u00e8 il suo valore? L\u2019antitesi tra passato e presente \u00e8 qui enorme. Vi ricorderete dell\u2019immagine meravigliosa all\u2019inizio del libro VII della<em>\u00a0Repubblica<\/em>\u00a0di Platone: quegli uomini in una caverna incatenati, il cui viso \u00e8 rivolto alla parete di roccia davanti, mentre alle loro spalle sta la sorgente di luce che non possono vedere, e perci\u00f2 guardano soltanto le ombre che essa getta sulla parete e cercano di comprenderne la connessione. Finch\u00e9 a uno di loro riesce di spezzare le catene, ed egli si volta e vede: il sole. Abbagliato brancola all\u2019intorno e farfuglia di quel che ha visto. Gli altri gli d\u00e0nno del pazzo. Ma gradualmente impara a vedere nella luce, e allora il suo compito diventa quello di scendere tra gli uomini delle caverne e di condurli alla luce. Egli \u00e8 il filosofo, ma il sole \u00e8 la verit\u00e0 della scienza, che sola non va in caccia di fantasmi e di ombre ma del vero essere.<\/p>\n<p>Ebbene, chi si pone oggi in questo modo di fronte alla scienza? Oggi il modo di sentire soprattutto della giovent\u00f9 \u00e8 l\u2019opposto: le costruzioni concettuali della scienza sono un mondo sotterraneo di astrazioni artificiali che cercano, con le loro mani esangui, di cogliere il sangue e la linfa della vita reale, senza per\u00f2 mai riuscirci. Qui nella vita, in ci\u00f2 che per Platone costituiva il gioco d\u2019ombre sulle pareti della caverna, pulsa la vera realt\u00e0: tutto il resto sono fantasmi tratti da essa e privi di vita, e nient\u2019altro. Come si \u00e8 compiuta una tale svolta? L\u2019appassionato entusiasmo di Platone nella\u00a0<em>Repubblica<\/em>\u00a0si spiega, in ultima analisi, con il fatto che allora per la prima volta si era scoperto consapevolmente il senso di uno dei grandi strumenti di ogni conoscenza scientifica: il concetto. Esso \u00e8 stato scoperto, in tutta la sua portata, da Socrate. Non da lui soltanto al mondo: in India potete trovare inizi analoghi di una logica come quella di Aristotele. Mai per\u00f2 con questa coscienza della sua importanza. Qui per la prima volta sembr\u00f2 disponibile uno strumento con il quale si poteva costringere chiunque nella morsa della logica, in modo da non lasciarlo uscire senza ammettere o di non saper nulla o che questa e non altra \u00e8 la verit\u00e0, l\u2019eterna verit\u00e0, che non pu\u00f2 mai perire come invece passano l\u2019agire e l\u2019indaffararsi degli uomini ciechi. Fu questa la straordinaria esperienza che capit\u00f2 ai discepoli di Socrate. E da ci\u00f2 sembrava conseguire che, se solo si fosse trovato l\u2019esatto concetto del bello, del buono, o anche del coraggio, dell\u2019anima, e via dicendo, si potrebbe cogliere anche il suo vero essere, e ci\u00f2 sembrava di nuovo aprire la via per sapere e per insegnare come agire correttamente nella vita, soprattutto come cittadino. A questa questione, infatti, tutto riportava la mentalit\u00e0 eminentemente politica dei Greci. Perci\u00f2 si coltivava la scienza.<\/p>\n<p>Accanto a questa scoperta dello spirito greco si presentava, come prodotto dell\u2019et\u00e0 del Rinascimento, il secondo grande strumento del lavoro scientifico, l\u2019esperimento razionale, come mezzo di un\u2019esperienza controllata in maniera affidabile, senza il quale la scienza empirica moderna sarebbe impossibile. Anche in precedenza si era fatto ricorso all\u2019esperimento: nella fisiologia, per esempio, in India, al servizio della tecnica ascetica yoga; nella matematica, tra gli antichi Greci, per scopi di tecnica bellica, e nel Medioevo a scopi estrattivi. Ma aver innalzato l\u2019esperimento a principio della ricerca in quanto tale \u00e8 un contributo proprio del Rinascimento. Gli aprirono la strada i grandi innovatori nel campo dell\u2019arte: Leonardo e i suoi pari, e in modo caratteristico soprattutto gli sperimentatori nella musica del Cinquecento con i loro clavicembali sperimentali. Da questi l\u2019esperimento pass\u00f2 nella scienza soprattutto a opera di Galilei, e nella teoria a opera di Bacone; in seguito lo adottarono le scienze esatte nelle universit\u00e0 del continente, in primo luogo in Italia e in Olanda.<\/p>\n<p>Che cosa significava la scienza per quegli uomini alla soglia dell\u2019et\u00e0 moderna? Per gli sperimentatori nel campo dell\u2019arte come Leonardo e per gli innovatori nella musica essa significava la via per giungere alla vera arte, il che voleva dire per loro alla vera natura. L\u2019arte doveva essere elevata al rango di una scienza, e al tempo stesso, soprattutto, l\u2019artista doveva essere elevato al rango di un dottore, sia socialmente sia per quanto riguarda il senso della sua vita. Questa \u00e8 l\u2019ambizione che sta alla base, per esempio, anche del\u00a0<em>Trattato della pittura<\/em>\u00a0di Leonardo. E oggi? \u00abLa scienza come via per arrivare alla natura\u00bb \u2013 ci\u00f2 suonerebbe come una bestemmia alle orecchie dei giovani. No, tutt\u2019al contrario: liberazione dall\u2019intellettualismo della scienza, per fare ritorno alla propria natura e quindi alla natura in generale! Forse come via per arrivare all\u2019arte? Non c\u2019\u00e8 neppur bisogno di una critica. \u2013 Ma all\u2019epoca dell\u2019origine delle scienze esatte della natura, ci si attendeva dalla scienza ancora di pi\u00f9. Se rammentate il detto di Swammerdam \u00abvi reco qui la prova della provvidenza di Dio nell\u2019anatomia di un pidocchio\u00bb, potete vedere ci\u00f2 che il lavoro scientifico, sotto l\u2019influenza (indiretta) del Protestantesimo e del Puritanesimo, considerasse allora come proprio compito: la via per giungere a Dio. Questa via non la si trovava pi\u00f9 nei filosofi, nei loro concetti e nelle loro deduzioni: che non si potesse trovare Dio per la via per la quale lo aveva cercato il Medioevo, ben lo sapeva tutta la teologia pietistica di quel tempo, Spener soprattutto. Dio \u00e8 nascosto, le sue vie non sono le nostre vie, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. Ma nelle scienze esatte della natura, dove si poteva cogliere fisicamente la sua opera, l\u00e0 si sperava di rintracciare le sue intenzioni riguardo al mondo. E oggi? Chi crede oggi ancora \u2013 all\u2019infuori di alcuni grandi fanciulli, quali si possono trovare proprio nelle scienze della natura \u2013 che le conoscenze dell\u2019astronomia o della biologia o della fisica o della chimica possano insegnarci qualcosa sul senso del mondo, o anche soltanto sulla via per la quale si possa rintracciare un tale \u00absenso\u00bb, dato che ce ne sia uno? Esse sono semmai adatte a soffocare alla radice la fede che vi sia qualcosa come un \u00absenso\u00bb del mondo! E, finalmente, la scienza come via per arrivare \u00aba Dio\u00bb? Essa, la potenza specificamente estranea alla divinit\u00e0? Che tale essa sia nessuno pu\u00f2 oggi dubitarne nel suo intimo, che lo ammetta oppure no. La liberazione dal razionalismo e dall\u2019intellettualismo della scienza costituisce il presupposto fondamentale della vita in comunione con il divino: questa, o qualcosa di significato identico, \u00e8 una delle parole d\u2019ordine che si ritrovano ovunque nel modo di sentire dei nostri giovani credenti o che aspirano a un\u2019esperienza religiosa. E ci\u00f2 vale non soltanto per l\u2019esperienza religiosa, ma per l\u2019esperienza vissuta in generale. Ma la via che viene imboccata \u00e8 paradossale: si eleva ora alla coscienza e si sottopone alla sua lente proprio l\u2019unica cosa che l\u2019intellettualismo non aveva ancora toccato, cio\u00e8 proprio le sfere dell\u2019irrazionale. A ci\u00f2 perviene infatti, in pratica, il moderno romanticismo intellettualistico dell\u2019irrazionale. Questa via per liberarsi dall\u2019intellettualismo produce il risultato esattamente opposto a quello che si prospettano come fine coloro i quali la percorrono. \u2013 Che infine, con ingenuo ottimismo, si sia celebrata la scienza, ossia la tecnica per il dominio della vita che ha il suo fondamento nella scienza, come la via per giungere alla felicit\u00e0, posso ben trascurarlo dopo la critica distruttiva di Nietzsche a quegli \u00abultimi uomini\u00bb i quali \u00abhanno trovato la felicit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Chi ci crede pi\u00f9, all\u2019infuori di alcuni grandi fanciulli sulle cattedre o nei comitati di redazione?<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[941],"fascicolo":[272],"class_list":["post-2520","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-max-weber","fascicolo-febbraio-2019"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il disincantamento e la scienza \u201cpotenza specificamente estranea alla divinit\u00e0\u201d<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Max Weber, pubblicato nel numero di Febbraio 2019. 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