{"id":2483,"date":"2018-10-01T12:00:00","date_gmt":"2018-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2483"},"modified":"2026-04-18T21:00:40","modified_gmt":"2026-04-18T19:00:40","slug":"cause-dellirrilevanza-dei-cattolici-nel-campo-della-politica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/ottobre\/cause-dellirrilevanza-dei-cattolici-nel-campo-della-politica\/","title":{"rendered":"Cause dell\u2019irrilevanza dei cattolici nel campo della politica"},"content":{"rendered":"<p>Si potrebbe continuare ad elencare i fattori da tener presenti per il ripensa-mento e la ricostruzione del rapporto tra cattolici e vita politica. <em>In primis<\/em>,\u00a0andrebbero adeguatamente considerate varie\u00a0<em>cause<\/em>\u00a0dell\u2019irrilevanza. Ne consideriamo almeno tre:<\/p>\n<p>a)<em>\u00a0La prima causa<\/em>. Come accennato in pi\u00f9 occasioni, sono state sottovalutate le\u00a0<em>regole procedurali<\/em>\u00a0della vita democratica, in particolare quella del\u00a0<em>principio di maggioranza<\/em>. In una democrazia, i beni-valori, compresi quelli sostenuti dai cattolici, possono venire inseriti nelle istituzioni e nelle leggi, mediante un metodo democratico, con l\u2019appoggio di una maggioranza. Il che suppone che vi sia una qualche \u00abmassa critica\u00bb che li sostenga. Per quanto concerne la regola procedurale della maggioranza, \u00e8 facile capire che quanti hanno sostenuto la \u00abteoria\u00bb della diaspora, in sostanza hanno contribuito a far regredire le posizioni del mondo cattolico dal punto di vista politico e democratico. Al pari di ogni altro cittadino, il cattolico sa che, in una democrazia plurali-sta, pu\u00f2 promuovere tutto quello in cui crede, sia come persona umana sia come uomo di fede la fede non fa altro che confermare ci\u00f2 che pensa come essere umano e razionale solo se vive all\u2019interno di una aggregazione e non disperso in varie correnti. Ossia se, assieme ad altri, giunge a costituire una maggioranza. \u00c8 una legge della vita democratica. Affinch\u00e9 i propri beni-valori possano essere incarnati dall\u2019azione politica, occorre essere il pi\u00f9 possibile uniti, compatti.<\/p>\n<p>Rispetto a questo punto, la parte del mondo cattolico, che ha sostenuto e ancora sostiene la teoria della diaspora, e anche quei pensatori che l\u2019hanno condivisa, a mio modo di vedere, hanno contribuito a far regredire la \u00abmaturit\u00e0\u00bb politica in una specie di\u00a0<em>analfabetismo sociale<\/em>, documentato anche dall\u2019assenza di un minimo di grammatica e di lessico comuni. Non si sa pi\u00f9 che cosa significhi il termine \u00abcattolico\u00bb. Se lo si evoca esso, purtroppo, diviene subito causa di divisioni tra gli stessi credenti. Per poter dialogare, a detta di molti, occorre sopprimerlo o almeno metterlo tra parentesi.<\/p>\n<p>b)<em>\u00a0La seconda causa.<\/em>\u00a0Il venir meno del\u00a0<em>radicamento<\/em>\u00a0della vita dei cattolici nel contesto spirituale e culturale di una\u00a0<em>fede<\/em>\u00a0viva. L\u2019indebolimento della fede e di una spiritualit\u00e0 cristiana incarnata ha favorito un tale scollamento. A lungo andare, ci\u00f2 ha provocato il secolarismo dei movimenti sociali di ispirazione cristiana rispetto ai valori evangelici e all\u2019esperienza di una fede vissuta profondamente, generando il disfacimento di una formazione e di una mentalit\u00e0 cristiane. Tra l\u2019altro, parrocchie, diocesi, movimenti hanno delegato a terzi la formazione politica del credente, impegnato a gestire la cosa pubblica e a vivere nella comunit\u00e0 civile. Non raramente, la Dottrina sociale della Chiesa, oltre che ad essere considerata troppo astratta per affrontare i problemi concreti, \u00e8 rimasta negli Statuti delle organizzazioni cattoliche o di ispirazione cristiana, come affermazione di principio, senza essere tradotta nella pratica! Di fatto, da molte associazioni, aggregazioni, movimenti cattolici o di ispirazione cristiana, la Dottrina sociale della Chiesa \u00e8 ormai pressoch\u00e9 ignorata, specie da parte delle nuove generazioni. Per non parlare, poi, della vita parrocchiale: ci sono indagini che rilevano che la catechesi \u00e8 impartita da persone, che, per l\u2019ottanta per cento, ignorano che cosa sia la Dottrina o Insegnamento sociale della Chiesa e, quindi, non sono in grado di veicolarla nella loro opera educativa. L\u2019assenza della Dottrina sociale dall\u2019orizzonte valoriale dei cattolici li priva di uno strumento essenziale per il discernimento e per la progettualit\u00e0. Viene meno quell\u2019insieme di principi di riflessione, di criteri e di orientamenti pratici, che sono indispensabili per la formazione di un giudizio critico sulla realt\u00e0 e per l\u2019azione costruttrice della societ\u00e0, conformemente alla dignit\u00e0 delle persone, dal punto di\u00a0vista sia umano che cristiano.<\/p>\n<blockquote><p>Il testo \u00e8 ripreso dal volume di Mario Toso,<em>\u00a0Cattolici e Politica<\/em>, appena apparso\u00a0presso la Societ\u00e0 Cooperativa Sociale Frate Jacopa, Roma 2018, 96 pp.<br \/>\nMons. Toso, che ci ha gentilmente concesso la riproduzione del cap. 3, \u00e8 fortemente\u00a0impegnato in una riflessione approfondita su questo tema, che segue\u00a0da anni nel suo sviluppo storico, soprattutto in Italia.<\/p><\/blockquote>\n<p>c)\u00a0<em>Una serie non piccola di fraintendimenti.<\/em>\u00a0Vanno, in particolare, superate vedute confuse e insostenibili, cresciute in questi anni, secondo le quali non possono pi\u00f9 esistere schieramenti di ispirazione cristiana. Per quale ragione? \u00c8 stato sottolineato che non ci sono pi\u00f9 deleghe da parte della Chiesa.<sup>1<\/sup>\u00a0\u00c8 tipico poi, in proposito, che si fraintenda il fatto che, piuttosto che vivere in una diaspora inconcludente, i cattolici possano, assieme ad altri uomini di buona volont\u00e0, senza costringere nessuno e, quindi, salvaguardando il pluralismo politico, dar origine ad un\u00a0<em>partito di ispirazione cristiana<\/em>. Le stesse parole di papa Francesco, interpellato nell\u2019aprile del 2015,<sup>2<\/sup>\u00a0circa la nascita di un partito, sono state strumentalizzate. Il fatto che abbia risposto, a chi gli chiedeva di sollecitare la nascita di un nuovo \u00abpartito cattolico\u00bb (!), affermando che un simile partito non \u00e8 la strada giusta e non serve, anche dalla gran parte dei giornali \u00e8 stato interpretato come un definitivo\u00a0<em>de profundis<\/em>\u00a0o una completa liquidazione dei partiti di ispirazione cristiana, oltre tutto bollando di obsolescenza tali partiti ancora vivi e vegeti, esistenti in vari Paesi dell\u2019Europa centrale, a partire dalla CDU tedesca. In realt\u00e0, a chi gli poneva maldestramente l\u2019interrogativo, quasi da principiante in politica, non ha voluto rispondere che i credenti non possono \u2013 se lo ritengono opportuno, se vi sono le forze e le condizioni, se vi sono ragioni impellenti, non esclusi numeri significativi \u2013 formare partiti di ispirazione cristiana. Si avanza qui una interpretazione, per cos\u00ec dire, \u00abbenevola\u00bb delle parole del papa, il quale nel suo ragionamento cita l\u2019\u00abautorit\u00e0\u00bb di Bartolomeo Sorge a conferma della sua opinione: il successore di Pietro ha, forse, voluto dire che non \u00e8 compito del papa, dei vescovi o della Chiesa in quanto tale di sciogliere o di fondare dei partiti, in particolare partiti\u00a0<em>cattolici<\/em>, figure queste contraddittorie in s\u00e9, come aveva ben spiegato don Luigi Sturzo nel secolo scorso. Non a caso, lo statista siciliano ha proposto un partito\u00a0<em>aconfessionale<\/em>,<em>\u00a0laico<\/em>,\u00a0<em>di ispirazione cristiana<\/em>, il Partito Popolare Italiano. Spetta, dunque, ai cittadini cattolici scegliere se militare in uno o in un altro partito. Sono essi a valutare se \u00e8 il caso, assieme ad altri cittadini, di fondarne uno, o pi\u00f9 di uno, o nessuno, laico e di ispirazione cristiana. Che sia compito del papa o dei vescovi di formare o disfare i partiti \u00e8 una visione errata. Essi debbono, piuttosto, educare al discernimento, ad una fede matura. I credenti, anche secondo quanto prospetta la\u00a0<em>Gaudium et spes<\/em>, hanno tutte le \u00abcapacit\u00e0\u00bb e il dovere-diritto di impegnarsi in politica e, se \u00e8 il caso \u00e8 bene ribadirlo , di fondare, al pari degli (e con) altri cittadini nuovi partiti per la partecipazione alla gestione della\u00a0<em>cosa pubblica<\/em>.<sup>3<\/sup>\u00a0E tutto questo, ovviamente, a certe con-dizioni, individuate dal discernimento sociale, valutando anche l\u2019ostilit\u00e0 ai valori umani ed evangelici. Sono i fedeli laici, pertanto, e non i vescovi, a dover impegnarsi nella politica partitica. Sono loro che debbono decidere se formare o no nuovi partiti, e quando costituirli, senza attendere, come avvenne in passato, un mandato e un massiccio accompagnamento da parte della gerarchia e dei presbiteri. Non dimentichiamo che diversi di quest\u2019ultimi, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, si impegnarono anche in comizi elettorali come oratori, con o senza talare. Al giorno d\u2019oggi, la gerarchia e i presbiteri, in tempi sensibilmente mutati rispetto al passato, sono chiamati a superare quell\u2019atteggiamento, che li aveva esposti troppo rispetto alle loro competenze, giungendo a dare precise indicazioni di voto dal pulpito. \u00c8, invece, pi\u00f9 consona alla missione dei presbiteri la formazione costante delle coscienze laicali nella loro vocazione al sociale, nel discernimento, offrendo accompagnamento spirituale e culturale a coloro che militano nella politica. E questo, favorendo anche nei Seminari la conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa, affinch\u00e9 ci possano essere guide spirituali competenti.<\/p>\n<p>Un altro fraintendimento, abbastanza comune tra i credenti, \u00e8 il seguente: ognuno \u00e8 libero di fare le proprie scelte, indipendentemente dalle indicazioni della comunit\u00e0 cristiana. Si ritiene che i cattolici ormai, passato il tempo dell\u2019anticomunismo, possono militare in qualsiasi partito,\u00a0<em>quando<\/em>\u00a0e\u00a0<em>come<\/em>\u00a0credono. Rispetto a un simile modo di pensare, si pu\u00f2 obiettare: ma perch\u00e9 non ci si chiede se, in\u00a0<em>quanto credenti<\/em>, sia lecito abbandonare la propria\u00a0<em>identit\u00e0<\/em>\u00a0cristiana. Chi non riceve una \u00abdelega\u00bb da parte della Chiesa a formare un partito, come forse avvenne in passato, potrebbe dare la sua preferenza ad un partito o generarne uno senza tener conto della propria\u00a0<em>identit\u00e0<\/em>? Se un credente milita in una parte, che non \u00e8 composta da un numero consistente di cattolici, \u00e8 per questo autorizzato, come di fatto spesso avviene, a non vivere l\u2019<em>ispirazione cristiana<\/em>, ad obbedire pedissequamente agli ordini di scuderia? L\u2019ispirazione cristiana, che ogni credente porta in s\u00e9, cessa perch\u00e9 si \u00e8 inseriti in partiti che non la valorizzano? Esiste o non esiste un problema di\u00a0<em>identit\u00e0<\/em>\u00a0per il credente impegnato in politica? Se il credente si riconosce autonomo rispetto alla sua comunit\u00e0 cristiana, diviene per questo totalmente\u00a0<em>dipendente<\/em>\u00a0dall\u2019indirizzo del suo partito? E poi, come potrebbe essere vero che, in mancanza del partito della Democrazia cristiana, come ha affermato qualche illustre studioso, non avrebbe pi\u00f9 senso parlare di\u00a0<em>voto dei cattolici<\/em>? Ci si pu\u00f2 domandare se il voto dei cattolici esiste, perch\u00e9 esiste il partito della Democrazia cristiana, o se esiste per altre ragioni meno contingenti. E, poi, se la disfatta del cattolicesimo democratico, come ha insinuato<br \/>\nAdriano Sofri, coincide con la disfatta elettorale della sinistra del PD. Ci\u00f2 presuppone che il cattolicesimo democratico coincida con il progetto politico del PD. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Il cattolicesimo non trascende il progetto politico del PD? Se s\u00ec, come si pu\u00f2 accettare un simile giudizio? Se, nei confronti di eventuali votazioni, la gerarchia si caratterizza per un \u00absilenzio assordante\u00bb, come \u00e8 stato osservato anche da qualche vescovo blasonato, ci\u00f2 pu\u00f2 forse giustificare l\u2019inazione o la diaspora dei credenti? Se i cattolici non si muovono, \u00e8 per colpa dei vescovi afasici, o non \u00e8 perch\u00e9 preferiscono nascondersi dietro ad un dito o ad una foglia di fico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Cf ad es. L. BOBBA,\u00a0<em>Il posto dei cattolici<\/em>, Einaudi, Torino 2017, p. 118.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0\u00abCredo che a questa domanda che tu hai fatto risponderebbe molto meglio di me padre Bartolomeo Sorge \u2013 non so se \u00e8 qui, no, non l\u2019ho visto\u2026 &#8211; Lui \u00e8 stato uno bravo! Lui \u00e8 un gesuita che ha aperto la strada in questo campo della politica. Ma si sente dire: \u201cNoi dobbiamo fondare\u00a0<em>un partito cattolico<\/em>!\u201d.\u00a0<em>Questa non \u00e8 la strada<\/em>. La Chiesa \u00e8 la comunit\u00e0 dei cristiani che adora il Padre, va sulla strada del Figlio e riceve il dono dello Spirito Santo. Non \u00e8 un partito politico. \u201cNo, non diciamo partito, ma\u2026 un partito solo dei cattolici\u201d. Non serve, e non avr\u00e0 capacit\u00e0 di coinvolgere, perch\u00e9 far\u00e0 quello per cui non \u00e8 stato chiamato. \u201cMa un cattolico pu\u00f2 fare politica?\u201d \u2013 \u201cDeve!\u201d \u2013 \u201cMa un cattolico pu\u00f2 immischiarsi in politica?\u201d \u2013 \u201cDeve!\u201d. Il beato Paolo VI, se non sbaglio, ha detto che la politica \u00e8 una delle forme pi\u00f9 alte della carit\u00e0, perch\u00e9 cerca il bene comune. \u201cMa Padre, fare politica non \u00e8 facile, perch\u00e9 in questo mondo corrotto\u2026 alla fine tu non puoi andare avanti\u2026\u201d. Cosa vuoi dirmi, che fare politica \u00e8 un po\u2019 martiriale? S\u00ec. S\u00ec: \u00e8 una sorta di martirio. Ma \u00e8 un martirio quotidiano: cercare il bene comune senza lasciarti corrompere. Cercare il bene comune pensando le strade pi\u00f9 utili per questo, i mezzi pi\u00f9 utili. Cercare il bene comune lavorando nelle piccole cose, piccoline, da poco\u2026 ma si fa. Fare politica \u00e8 importante: la piccola politica e la grande politica. Nella Chiesa ci sono tanti cattolici che hanno fatto una politica non sporca, buona; anche che hanno favorito la pace tra le Nazioni. Pensate ai cattolici qui, in Italia, del dopoguerra: pensate a De Gasperi. Pensate alla Francia: Schumann, che ha la causa di beatificazione. Si pu\u00f2 diventare santo facendo politica. E non voglio nominarne pi\u00f9: valgono due esempi, di quelli che vogliono andare avanti nel bene comune. Fare politica \u00e8 martiriale: davvero un lavoro martiriale, perch\u00e9 bisogna andare tutto il giorno con quell\u2019ideale, tutti i giorni, con quell\u2019ideale di costruire il bene comune. E anche portare la croce di tanti fallimenti, e anche portare la croce di tanti peccati. Perch\u00e9 nel mondo \u00e8 difficile fare il bene in mezzo alla societ\u00e0 senza sporcarsi un poco le mani o il cuore; ma per questo vai a chiedere perdono, chiedi perdono e continua a farlo. Ma che questo non ti scoraggi. \u201cNo, Padre, io non faccio politica perch\u00e9 non voglio peccare\u201d \u2013 \u201cMa non fai il bene! Vai avanti, chiedi al Signore che ti aiuti a non peccare, ma se ti sporchi le mani, chiedi perdono e vai avanti!\u201d. Ma fare, fare\u2026\u00bb (FRANCESCO,\u00a0<em>Incontro con le Comunit\u00e0 di vita cristiana (CVX) e la Lega missionaria studenti d\u2019Italia<\/em>, Aula Paolo VI, gioved\u00ec 30 aprile 2015).<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Con riferimento all\u2019impegno nel sociale e nella politica, la persona, proprio perch\u00e9 essere umano e cristiano, porta in s\u00e9 una capacit\u00e0 intrinseca di tale impegno. Non ha bisogno di alcuna delega, tantomeno in bianco, per assumerlo. Per decidersi a fondare un movimento culturale politico, o un partito aconfessionale di ispirazione cristiana, assieme a uomini e donne di buona volont\u00e0, o a militare in altri partiti, i cattolici non debbono attendersi una delega da parte di nessuno, se non da parte di se stessi. In proposito, la\u00a0<em>Gaudium et spes<\/em>\u00a0(=GS) ha espresso concetti senz\u2019altro illuminanti. Essa afferma che sulla base della loro legittima autonomia \u00ab[\u2026] ai laici spettano [\u2026] gli impegni e le attivit\u00e0 temporali. Quando essi, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare una vera perizia in quei campi. Daranno volentieri la loro cooperazione a quanti mirano a identiche finalit\u00e0. Nel rispetto delle esigenze della fede e ripieni della sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e ne assicurino la realizzazione. Spetta alla loro coscienza, gi\u00e0 convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella vita della citt\u00e0 terrena. Dai sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non pensino per\u00f2 che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilit\u00e0, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero\u00bb. Subito dopo la GS aggiungeva: \u00abPer lo pi\u00f9 sar\u00e0 la stessa visione cristiana della realt\u00e0 che li orienter\u00e0, in certe circostanze, a una determinata soluzione. Tuttavia, altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio diverso sulla medesima questione, come succede abbastanza spesso e legittimamente. Ch\u00e9 se le soluzioni proposte da un lato o dall\u2019altro, anche oltre le intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti collegate con il messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l\u2019autorit\u00e0 della Chiesa. Invece cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso un dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carit\u00e0 e avendo cura in primo luogo del bene comune\u00bb (GS n. 43).<br \/>\nIn questo brano della GS, i credenti non sono sollecitati a formare un partito unico. Saranno gli stessi credenti, sulla base della loro autonomia, ossia sulla base di una coscienza formata umanamente e cristianamente, a decidere cosa fare in campo politico: se formare uno o pi\u00f9 partiti (qualora ne abbiano le forze e i numeri) o nessuno, e con chi collaborare. Le forme politiche dell\u2019impegno dei credenti variano a seconda dei periodi storici e non c\u2019\u00e8 solo quella del partito unico. \u00c8 bene qui ricordare che, se i credenti sono autonomi per le loro decisioni e il loro impegno, ci\u00f2 non significa che la loro azione sociale e politica possa essere totalmente indipendente dalla vita della comunit\u00e0 ecclesiale o staccata dall\u2019ispirazione cristiana, e che siano esenti da qualsiasi discernimento morale da parte della stessa gerarchia. Come ha ricordato papa Francesco, \u00abi Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ci\u00f2 che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell\u2019evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano\u00bb (FRANCESCO, Esortazione apostolica\u00a0<em>Evangelii gaudium<\/em>, Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2013, n, 182).<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1164],"fascicolo":[267],"class_list":["post-2483","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-mario-toso","fascicolo-ottobre-2018"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Cause dell\u2019irrilevanza dei cattolici nel campo della politica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Mario Toso, pubblicato nel numero di Ottobre 2018. 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