{"id":2394,"date":"2018-02-01T12:00:00","date_gmt":"2018-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2394"},"modified":"2026-04-13T12:19:01","modified_gmt":"2026-04-13T10:19:01","slug":"lautonomia-della-politica-da-max-weber-a-papa-francesco","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/lautonomia-della-politica-da-max-weber-a-papa-francesco\/","title":{"rendered":"L\u2019autonomia della politica da Max Weber a papa Francesco"},"content":{"rendered":"<p><strong>Nel segno della continuit\u00e0<\/strong><br \/>\nNonostante il sensazionalismo talvolta adoperato per sottolineare nell\u2019attuale pontefice il \u201cPapa sociale\u201d che ricollocherebbe finalmente il cristianesimo nella sua primeva vocazione a difesa degli \u201cultimi\u201d che subiscono le vessazioni del potere, \u00e8 tempo di riconoscere il segno di una profonda continuit\u00e0. Soprattutto, \u00e8 tempo di riconoscere che le sue affermazioni non sono riducibili esclusivamente a generosi <em>conamina cordis<\/em>, ma derivano altres\u00ec da un\u2019attenta lettura socio-politica del presente. Una simile verifica si ottiene preferenzialmente dall\u2019analisi del linguaggio impiegato nelle reiterate definizioni della \u201cbuona politica\u201d in rapporto alla unilateralit\u00e0 del potere economico. Per ovvie ragioni di spazio, in questa sede ci si limiter\u00e0 a selezionare, a titolo di mero esempio, taluni passaggi dei discorsi tenuti alla cittadinanza di Cesena e ai rappresentanti del mondo del lavoro di Bologna nel corso delle visite pastorali del 1 ottobre 2017.<\/p>\n<p>Con gli espliciti richiami alla Dottrina sociale, essi suggeriscono, una volta di pi\u00f9, l\u2019intenzione di sintonizzarsi con la medesima sollecitudine che ispir\u00f2 alla Chiesa l\u2019esigenza di attivarsi nel formulare una risposta tempestiva e, insieme, progressiva, a un\u2019et\u00e0 di profondissime trasformazioni, attivate da un concorso di fattori catalizzati dall\u2019industrializzazione e dall\u2019urbanizzazione, che stavano modificando alla radice la fisionomia delle societ\u00e0 occidentali, offrendo nuove opportunit\u00e0 ma mettendone altres\u00ec a rischio la tenuta. Le nuove forme di sfruttamento e marginalizzazione che la rivoluzione delle strutture economico-produttive andava procurando in una socialit\u00e0 di massa, imponendo la rinuncia ai precedenti strumenti di solidariet\u00e0 comunitaria, spingevano a cercare soluzione nella contrapposizione massimalista proposta dalle \u201cnuove case comuni\u201d ideologiche. La Chiesa, a partire da Leone XIII, cerc\u00f2 non solo di proporre l\u2019esercizio di pratiche di consensualit\u00e0, ma volle suggerire una diagnosi tutt\u2019altro che estemporanea delle patologie che sortiscono dalle sperequazioni socioeconomiche, fondandola sul principio della dignit\u00e0 della persona umana, ontologicamente sottratto \u2013 in quanto anteriore \u2013 alle creazioni arbitrarie di una politica e di un diritto appiattiti sui riduzionismi apodittici delle leggi economiche<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Nell\u2019obliterazione di tale principio sia da parte della logica del profitto senza sconti, sia da parte dei soggetti da essa lesi, la Chiesa ha visto le premesse del \u201csonno della ragione\u201d e delle strumentalizzazioni delle sofferenze altrui di cui il Novecento ha offerto tristi riscontri.<\/p>\n<p><strong>La \u201cbuona politica\u201d<\/strong><\/p>\n<p><em>Mutatis mutandis<\/em>, nelle circostanze odierne, che pongono all\u2019ordine del giorno nuovi esodi (non pi\u00f9 dalla campagna alla citt\u00e0, ma da un continente a un altro), nuovi assetti geoeconomici, l\u2019apertura di nuove aree di conflittualit\u00e0 internazionale e inedite rotture degli equilibri consolidati nell\u2019ambito delle societ\u00e0 nazionali, la Chiesa di papa Francesco avverte l\u2019urgenza di riproporre all\u2019agenda delle classi di governo il senso di un\u2019autonomia in virt\u00f9 della quale la politica si fa (per usare una formula di Aristotele) \u201cscienza architettonica\u201d, capace di considerare nell\u2019insieme i diversi sottosistemi in cui si articola la societ\u00e0, al fine di coordinarli e integrarne le finalit\u00e0, per uniformarli alle pluriverse espressioni etiche della persona umana<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>In questo modo \u00e8 possibile interpretare ci\u00f2 che il pontefice ha affermato a Cesena, assumendo la piazza come metafora della \u201cbuona politica\u201d: \u00abluogo emblematico, dove le aspirazioni dei singoli si confrontano con le esigenze, le aspettative e i sogni dell\u2019intera cittadinanza; dove i gruppi particolari prendono coscienza che i loro desideri vanno armonizzati con quelli della collettivit\u00e0. [\u2026] Questa armonizzazione dei desideri propri con quelli della comunit\u00e0 fa il bene comune. In questa piazza si apprende che, senza perseguire con costanza, impegno e intelligenza il bene comune, nemmeno i singoli potranno usufruire dei loro diritti e realizzare le loro pi\u00f9 nobili aspirazioni, perch\u00e9 verrebbe meno lo spazio ordinato e civile in cui vivere e operare\u00bb<sup>3<\/sup>. Il che presuppone nella politica un\u2019attitudine di servizio lungi dal tradursi in asservimento a logiche di parte, bens\u00ec qualificabile come obiettiva equidistanza, realizzata nella misura in cui si soddisfi un requisito essenziale: \u00abLa politica \u00e8 sembrata in questi anni a volte ritrarsi di fronte all\u2019aggressivit\u00e0 e alla pervasivit\u00e0 di altre forme di potere, come quella finanziaria e quella mediatica. Occorre rilanciare i diritti della buona politica, la sua indipendenza, la sua idoneit\u00e0 specifica a servire il bene pubblico, ad agire in modo da diminuire le disuguaglianze, a promuovere con misure concrete il bene delle famiglie, a fornire una solida cornice di diritti\u2013doveri \u2013 bilanciare tutti e due \u2013 e a renderli effettivi per tutti\u00bb<sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p>Il tenore complessivo del messaggio mostra una certa consonanza con le conclusioni cui diversi politologi e analisti di\u00a0<em>political economy<\/em>\u00a0oggi pervengono nel registrare nell\u2019<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0politica occidentale l\u2019inclinazione a ridursi alla mera ratifica di indirizzi stabiliti dalle sedi autocefale della finanza transnazionale, giustificando mediante la retorica TINA (\u201c<em>there is no alternative<\/em>\u201d) forme sempre pi\u00f9 accentuate di deregolazione dei mercati sempre meno compatibili con un modello di sviluppo socialmente\u00a0<em>embedded<\/em><sup>5<\/sup>. E sempre pi\u00f9 in contrasto con i paradigmi di una democrazia promotrice del giusto dosaggio tra libert\u00e0 ed eguaglianza, benessere e giustizia sociale, capace di prestare la stessa attenzione ai tassi di crescita e alle prestazioni inclusive<sup>6<\/sup>. In questa direzione vanno le parole indirizzate al mondo del lavoro bolognese, laddove il richiamo al \u201cPatto per il lavoro\u201d siglato dalle parti sociali, con l\u2019adesione della Chiesa stessa, ha fornito l\u2019occasione per assumere l\u2019esperienza cooperativa come un\u2019indicazione di metodo, volta a ripristinare un\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0da intendere non nei termini svilenti dell\u2019assistenzialismo \u2013 troppo spesso moneta di scambio clientelare \u2013 bens\u00ec quale ascensore sociale che coniuga solidariet\u00e0 con responsabilizzazione individuale e comunitaria. La quale proprio nel lavoro trova il presupposto pratico per la valorizzazione della persona in risposta alle varie fenomenologie della crisi odierna: \u00abLa crisi economica ha una dimensione europea e globale; e, come sappiamo, essa \u00e8 anche crisi etica, spirituale e umana. Alla radice c\u2019\u00e8 un tradimento del bene comune, da parte sia di singoli sia di gruppi di potere. \u00c8 necessario quindi togliere centralit\u00e0 alla legge del profitto e assegnarla alla persona e al bene comune. Ma perch\u00e9 tale centralit\u00e0 sia reale, effettiva e non solo proclamata a parole, bisogna aumentare le opportunit\u00e0 di lavoro dignitoso. Questo \u00e8 un compito che appartiene alla societ\u00e0 intera\u00bb<sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p><strong>L\u2019autonomia della politica<\/strong><\/p>\n<p>D\u2019altro canto, la questione dell\u2019autonomia della politica coinvolge inevitabilmente quello della responsabilit\u00e0, che papa Francesco associa alla difficile arte di compiere scelte: \u00abil buon politico ha anche la propria croce quando vuole essere\u00a0<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/10_casale-5.gif\" alt=\"10 casale 5\" width=\"500\" height=\"495\" \/>\u00a0buono perch\u00e9 deve lasciare tante volte le sue idee personali per prendere le iniziative degli altri e armonizzarle, accomunarle, perch\u00e9 sia proprio il bene comune ad essere portato avanti. In questo senso il buon politico finisce sempre per essere un \u201cmartire\u201d al servizio, perch\u00e9 lascia le proprie idee ma non le abbandona, le mette in discussione con tutti per andare verso il bene comune\u00bb<sup>8<\/sup>. A dispetto delle forzature che se ne possono dare, \u00e8 chiaro che non si tratta di una variazione sul tema della presunta avalutativit\u00e0\/amoralit\u00e0 che si imporrebbe al politico democratico. Non lo \u00e8 nella misura in cui autonomia non si traduce in relativismo o, peggio ancora, nella pretesa autofondativa di una politica che si consideri arbitrariamente svincolata da contenuti non assoggettabili alle proprie statuizioni potestative. Il richiamo al bene comune \u00e8 sufficiente a dimostrare che autonomia significa dedizione agli interessi primari della collettivit\u00e0, in virt\u00f9 della quale occorre discernere \u2013 attraverso il vaglio del confronto \u2013 ci\u00f2 che effettivamente a essi pertiene da ci\u00f2 che, invece, dipende dalla prospettiva soggettiva del decisore.<\/p>\n<p>Molto spesso la questione dell\u2019imparzialit\u00e0 dello stato di diritto liberaldemocratico \u00e8 stata posta in maniera equivoca. \u00c8 pur vero, come ricordava Hans Kelsen, che una delle condizioni che ha permesso alla politica moderna di assumere una cifra pluralistica \u00e8 stata l\u2019emancipazione della legge umana da un\u2019ipoteca sacrale, come pure da una morale facilmente assoggettabile alla funzione di\u00a0<em>instrumentum regni<\/em>. Tuttavia, il tradurre l\u2019autonomia della politica come indifferentismo etico finisce per corrispondere a quella stessa occasione propizia che ha dato modo ai fenomeni totalitari di giustificare le proprie intenzioni di instaurare, su basi oggettivamente \u201cscientifiche\u201d, la Nuova Umanit\u00e0.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, la stessa neutralit\u00e0, intesa come avalorialit\u00e0, non si addice nemmeno alla democrazia. A dispetto delle definizioni \u201cminime\u201d e proceduralistiche che le sono state applicate, essa contiene un nucleo normativo irriducibile, che la proietta verso un orizzonte teleologico animato da valori ben distinguibili. Dimenticarlo vuol dire accettare l\u2019ipotesi che la democrazia, pur conservando le proprie forme, si trasformi in qualcosa di diverso, tradendo le mete realizzative che essa pone. Condannare la presenza di politici disposti a spendersi convintamente in nome di valori consustanziali alla dignit\u00e0 primaria della persona significa ammettere che tutto si possa e si debba mettere ai voti: significa sottoscrivere quanto sostenuto da Hobbes allorch\u00e9 invitava ad ammettere universalmente che\u00a0<em>auctoritas non veritas facit legem<\/em>. In fondo, ci\u00f2 giustifica una legalit\u00e0 non necessariamente legittima di un potere parimenti assoluto, in quanto sottratto a qualsiasi limite che non sia l\u2019esito formale di una deliberazione che stabilisca la propria verit\u00e0, salvo contraddirla il giorno seguente, senza neanche dovere fare ammenda dei guasti irreversibili eventualmente provocati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dai limiti ai doveri<\/strong><\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 bene ricordare che l\u2019et\u00e0 degli assolutismi in Europa si apr\u00ec in concomitanza con l\u2019affermazione del moderno concetto di sovranit\u00e0, allora tradotto come prerogativa dello Stato di non avere nulla e nessuno al di sopra di s\u00e9, rompendo con la configurazione precedente di un potere politico che, per quanto non democratico, trovava nelle leggi divine e naturali un riferimento regolativo e un criterio in base al quale stabilire se fosse legittimo e giusto, ovvero tirannico e arbitrario, l\u2019esercizio di governo. Eppure, tutto ci\u00f2 trov\u00f2 nella dimensione filosofica e teologica l&#8217;ambito in cui continuare a coltivare una sensibilit\u00e0 civilizzazionale che, ancora grazie al raccordo transepocale prestato da figure del pensiero cristiano come l\u2019Aquinate, si laicizz\u00f2 nelle rielaborazioni di giureconsulti impegnati, all&#8217;alba dell\u2019evo moderno, a riconcettualizzare le coordinate del passato per consegnarle a un processo di sedimentazione che, pur su canoni del tutto\u00a0secolarizzati, avrebbe maturato i presupposti della costituzionalizzazione del potere sulla base di principi indefettibili1.\u00a0\u00a0secolarizzati, avrebbe maturato i presupposti della costituzionalizzazione del potere sulla base di principi indefettibili<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p>Quantunque il giornalismo\u00a0<em>mainstream<\/em>\u00a0stenti ad ancorarle a un simile portato plurisecolare, le esternazioni in cui si articola il magistero di papa Francesco pongono all\u2019evidenza del sensorio democratico odierno la questione dei limiti del potere politico, coniugandola tuttavia con la sua implicazione speculare: quella delle prerogative, dal momento che se v\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di non esorbitare dagli argini, questa si giustifica esattamente in misura delle funzioni da onorare. In questa luce, l\u2019autonomia della politica si individua non nella pretesa di imporre cosa sia vero e giusto\u00a0<em>erga omnes<\/em>, bens\u00ec nell\u2019attenzione a conservarsi libera di vigilare sui confini che qualsiasi altra forma di potere \u00e8 chiamata a rispettare: perimetri che nell\u2019ottica (non solo) cristiana coincidono con le dimensioni originarie e perci\u00f2 indisponibili dell\u2019umano, giacch\u00e9 si danno anteriormente alla volont\u00e0 occasionale di ciascuno (foss\u2019anche di tutti), costituendo perci\u00f2 la piattaforma su cui si erige la nostra architettura di civilt\u00e0<sup>10<\/sup>. La quale annovera senza ombra di dubbio un requisito pluralistico, senza tuttavia giustificare avvitamenti intellettualistici per i quali sostenere che qualsiasi interesse sia compatibile con una definizione democratica dell\u2019<em>idem sentire de re publica<\/em>: il patrimonio assiologico su cui stabilire un\u00a0<em>foedus<\/em>, un patto sociale che \u00e8 anche iterativamente fondativo, giacch\u00e9 strutturato sulla condivisione dei valori da preservare, in funzione delle mete altrettanto concordemente perseguite.<\/p>\n<p><strong>Convinzione e responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Anche certa politologia va prendendo in seria considerazione il bisogno pragmatico di vedere la cultura di una societ\u00e0 democratica radicarsi in una \u201creligione civile\u201d, capace di suscitare coinvolgimento personale, anzich\u00e9 assistere alla lenta consunzione di un regime ridotto alla stanca ripetizione di procedure elettorali, ovvero, al manageralismo tecnocratico del\u00a0<em>policy making<\/em><sup>11<\/sup>. Sicch\u00e9, l\u2019impegno civico cui papa Francesco sollecita l\u2019uomo contemporaneo incontra, sul medesimo terreno della ragione laica, l\u2019esigenza di condurre a coerenza l\u2019antitesi weberiana tra etica della convinzione ed etica della responsabilit\u00e0<sup>12<\/sup>. Se per il grande sociologo tedesco, solo quest\u2019ultima dovrebbe dirsi effettivamente politica, giacch\u00e9 la prima si lascia illuminare esclusivamente da principi primi di ordine morale, priva del dovuto distacco (<em>Distanzlosigkeit<\/em>) e senza preoccuparsi delle conseguenze che il loro perseguimento comporta, resta tuttavia da chiedersi su cosa possa realisticamente fondarsi l\u2019implementazione di una determinata idea di civilt\u00e0, se non sull\u2019adesione verace da parte di chi abbia il compito di sovrintendervi<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>E infatti Weber stesso si mostr\u00f2 consapevole del paradosso di un\u2019etica della responsabilit\u00e0 che si espone al rischio della demotivazione o, peggio ancora, della confusione tra mezzi e fini. Motivo per il quale decise di qualificare la politica con l\u2019ambivalente termine di\u00a0<em>Beruf<\/em>, traducibile tanto con \u201cprofessione\u201d quanto con vocazione. Persino colui che viene considerato il corifeo della natura\u00a0<em>wertfrei<\/em>\u00a0delle scienze sociali, nel tirare le somme, arrivava ad affermare: \u00abil problema \u00e8 appunto questo: come possono coabitare in un medesimo animo l&#8217;ardente passione e la fredda lungimiranza? La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo o con altre facolt\u00e0 dell&#8217;animo. E tuttavia\u00a0la dedizione alla politica, se questa non dev&#8217;essere un frivolo gioco intellettuale ma azione schiettamente umana, pu\u00f2 nascere ed essere alimentata soltanto dalla passione. [\u2026] [Il politico] rischia, per mancanza di una causa, di scambiare nelle sue aspirazioni la prestigiosa apparenza del potere per il potere reale e, per mancanza di responsabilit\u00e0, di godere del potere semplicemente per amor della potenza, senza dargli uno scopo per contenuto\u00bb<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Professione e vocazione<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/10_casale-4.gif\" alt=\"10 casale 4\" width=\"500\" height=\"584\" \/>Del resto, dove trovare il coraggio delle scelte cui, insieme alla responsabilit\u00e0, papa Francesco invita la politica, se esso non muove da convinzioni profondamente avvertite? E poi: responsabilit\u00e0, ma verso chi e cosa? Forse rispetto alla causa stessa, che per il buon politico corrisponde all\u2019interesse di quella porzione di umanit\u00e0 rimessa temporaneamente alle sue cure. Convinzioni e responsabilit\u00e0, dunque, sarebbero da ricondurre a sintesi compatibile mediante l\u2019esercizio prudenziale che assume la rilevazione competente del bene comune come criterio del discernimento, appunto, di \u00abuna politica che non sia n\u00e9 serva n\u00e9 padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo [\u2026]. Una politica che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull\u2019interesse dell\u2019intera cittadinanza\u00bb<sup>15<\/sup>.<\/p>\n<p>Evidentemente, un simile cimento esige altres\u00ec una concezione democratica basata su un umanesimo antitetico a qualsiasi connotazione perfettistica della funzione politica. Affinch\u00e9 sia reso operativo, occorre farne non soltanto oggetto di adesione\u00a0intellettuale, bens\u00ec alimento costante della personalit\u00e0 morale dell\u2019individuo politicamente attivo. In proposito, il cristiano dispone di un prezioso e agevole \u201cconvertitore\u201d. Esso consiste nella preghiera che, a parere di chi scrive, meglio si addice a chi intenda occuparsi del bene comune coinvolgendosi in una delle pi\u00f9 nobili forme della carit\u00e0. \u00c8 il\u00a0<em>Padre nostro<\/em>, che \u00e8 preghiera anche di significato politico, specialmente per la petizione con cui si fa richiesta del \u201cpane quotidiano\u201d a beneficio presente e comunitario (\u00abdacci oggi\u00bb), ancor pi\u00f9 se letta alla luce della petizione precedente: \u00absia fatta la Tua volont\u00e0\u00bb. Il pane materiale pu\u00f2 servire a sfamare chi lo riceve, ma chi si occupa del bene comune deve cercare alimenti che lo sostengano nel realizzare un disegno di qualit\u00e0 superiore: affinch\u00e9 la politica non si svilisca a mera gestione dello\u00a0<sup>status quo<\/sup>, senza preoccuparsi di una progettualit\u00e0 giusta e latrice di giustizia per le collettivit\u00e0 di cui \u00e8 chiamata a farsi carico. E affinch\u00e9 la richiesta del \u201cpane\u201d non sia la passiva ricezione di un bene a proprio uso e consumo, ma si traduca in una dichiarazione di impegno autentico e costante. Esattamente quello che si addice a una professione svolta secondo vocazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Cfr. P. Barucci e A. Magliulo,\u00a0<em>L&#8217;insegnamento economico e sociale della Chiesa<\/em>, 1891-1991, Mondadori, Milano 1996.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0Utili spunti di analisi a riguardo sono ricavabili, sotto un profilo al contempo economico ed etico-politico, da R. Skidelsky e E. Skidelsky,\u00a0<em>How Much Is Enough? The Love of Money and the Case for the Good Live<\/em>, Penguin Books, London 2012; U. Guiducci,\u00a0<em>Il neo-liberismo e la dottrina sociale della Chiesa<\/em>, \u00abStudi economici e sociali\u00bb, XXXV, 2, 2000, pp. 147\u2013154.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Dal testo del discorso tenuto nell\u2019incontro con la cittadinanza di Cesena, Piazza del Popolo, 1 ottobre 2017:\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/speeches\/2017\/october\/documents\/papa-francesco_20171001_visitapastorale-cesena-cittadinanza.html.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/w2.vatican.va<\/a><\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Ibidem.<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Cfr. W. Merkel,\u00a0<em>Is capitalism compatible with democracy?<\/em>, \u00abZeitschrift f\u00fcr Vergleichende Politikwissenschaft\u00bb, VIII, 2, 2014, pp. 109-128.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0Sulla constitutive tangenzialit\u00e0 ma altres\u00ec le distinzioni funzionali tra politica ed economia C.E. Lindblom,<em>\u00a0The Market System: What It Is, How It Works, and What To Make of It<\/em>, Yale University Press, New Haven- London 2001.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0Dal testo del discorso tenuto nell\u2019incontro con il mondo del lavoro, i disoccupati, i rappresentanti di Unindustria, sindacati, Confcooperative e Legacoop a Bologna, Piazza Maggiore, 1 ottobre 2017:\u00a0<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/\">http:\/\/w2.vatican.va<\/a><\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0Incontro con la cittadinanza di Cesena, cit.<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0Sulla natura culturalmente inclusiva, progressiva e dinamica della dottrina sociale si veda G. Campanini,\u00a0<em>La dottrina sociale della Chiesa. Le acquisizioni e le nuove sfide<\/em>, EDB, Bologna 2007.<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0Cfr. A. Scola,\u00a0<em>La dottrina sociale della Chiesa: risorsa per una societ\u00e0 plurale<\/em>, Vita e Pensiero, Milano 2007.<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0Tra i diversi esempi di un approccio politologico del tipo accennato, si veda G.E. Rusconi,\u00a0<em>Possiamo fare a meno di una religione civile?<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1999.<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0Cfr. M. Weber,\u00a0<em>Politik als Beruf, Wissenschaft als Beruf<\/em>, Duncker &amp; Humblot, Berlin 1919, trad. it.<em>\u00a0Il lavoro intellettuale come professione. Due saggi<\/em>, Einaudi, Torino 1971.<\/p>\n<p><sup>13<\/sup>\u00a0Non dissimili alcune delle considerazioni cui perviene G. Nevola,\u00a0<em>Il malessere della democrazia contemporanea e la sfida dell\u2019incantesimo democratico<\/em>, \u00abIl Politico\u00bb, LXXII, 1, 2007, pp. 165-200.<\/p>\n<p><sup>14<\/sup>\u00a0M. Weber,\u00a0<em>Il lavoro intellettuale<\/em>, cit., pp. 118 ss. In definitiva, il celebre studioso ammetteva: \u00abQuale debba essere la causa per i cui fini l&#8217;uomo politico aspira al potere e si serve del potere, \u00e8 una questione di fede. Egli pu\u00f2 servire la nazione o l&#8217;umanit\u00e0, pu\u00f2 dar la sua opera per fini sociali, etici o culturali, mondani o religiosi [\u2026] sempre per\u00f2 deve avere una fede. Altrimenti la maledizione della nullit\u00e0 delle creature incombe effettivamente \u2013 ci\u00f2 \u00e8 assolutamente esatto \u2013 anche sui successi politici esteriormente pi\u00f9 solidi\u00bb.<\/p>\n<p><sup>15<\/sup>\u00a0Incontro con la cittadinanza di Cesena, cit.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[891],"fascicolo":[259],"class_list":["post-2394","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giuseppe-casale","fascicolo-febbraio-2018"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019autonomia della politica da Max Weber a papa Francesco<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Casale, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. 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