{"id":2391,"date":"2018-02-01T12:00:00","date_gmt":"2018-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2391"},"modified":"2026-04-13T12:19:01","modified_gmt":"2026-04-13T10:19:01","slug":"breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/","title":{"rendered":"Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale"},"content":{"rendered":"<p>Da alcuni decenni, in connessione con il movimento di \u201criabilitazione della filosofia pratica\u201d<sup>1<\/sup>, sviluppatosi in Europa nella seconda met\u00e0 del Novecento, assistiamo a un rinnovato interesse per l\u2019etica applicata<sup>2<\/sup>. Non si tratta pi\u00f9, come nel Novecento, di affrontare problemi di natura prevalentemente metaetica, di analisi linguistica o dello statuto epistemologico e ontologico degli asserti a carattere morale. Tanto meno di imboccare, come nei secoli precedenti, la strada delle scienze positive adottandone strumenti teorici e metodologici. La tendenza oggi porta verso la ricerca di un\u2019etica autonoma dotata di un suo statuto epistemologico, di un suo metodo di analisi, e dunque di una sua capacit\u00e0 di discernere e argomentare in modo rigoroso e convincente quando si tratta di valutare se una determinata scelta \u00e8 moralmente corretta e perch\u00e9. Di qui l\u2019interesse non solo per il discernimento, ma anche per una verifica della validit\u00e0 o meno di argomentazioni etico-normative non sempre in grado di articolare in modo corretto fatti e valori, dati empirici e valutazioni morali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carenze etiche nella formazione tecnico-scientifica e religiosa<\/strong><br \/>\nNella recezione di questa istanza era sembrato in un primo momento che i teologi avessero un certo vantaggio nei confronti dei cultori laici dell\u2019etica applicata in quanto potevano attingere a una tradizione nella quale da molto tempo si praticava un metodo di analisi, comunemente definito casistico o casuistico, teso a ricercare \u201ccaso per caso\u201d le risposte e le soluzioni pi\u00f9 adeguate a problemi e interrogativi di carattere morale che si venivano ponendo sempre pi\u00f9 di frequente all\u2019interno di una societ\u00e0 in continua evoluzione<sup>3<\/sup>. Ma si \u00e8 trattato di un vantaggio di breve durata, in quanto i problemi e gli interrogativi morali che si pongono oggi sono in parte nuovi, in parte molto pi\u00f9 complessi di quelli presi in considerazione dalla casistica o casuistica tradizionale. Anche per questo, forse, si guarda all\u2019etica applicata con atteggiamenti e sentimenti diversi, se non contrapposti.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 chi vede in essa l\u2019opportunit\u00e0 di un ritorno al passato e chi al contrario si dedica alla ricerca di teorie e metodi di ricerca nuovi e pi\u00f9 adeguati. Attualmente l\u2019unica certezza e convinzione condivisa da tutti \u00e8 la constatazione che non si pu\u00f2 ulteriormente ignorare la preoccupante carenza di formazione etica di quanti operano nei vari ambiti dell\u2019agire umano, dalla famiglia alla societ\u00e0, dall\u2019economia alla politica, dalla ricerca scientifica alla pratica religiosa. Si \u00e8 sempre pi\u00f9 convinti che da questa formazione etico-normativa, oltre che tecnico-scientifica, dipenda il futuro di tanti giovani e il loro inserimento nella societ\u00e0 come operatori competenti e responsabili.<\/p>\n<p>La varie riforme della scuola e dell\u2019universit\u00e0 non possono ignorare ulteriormente il problema. Non si vuole qui entrare nel merito di riforme o progetti di riforma che non ci competono: si vuole solo richiamare l\u2019attenzione sull\u2019importanza e anche sull\u2019urgenza di introdurre nei programmi di preparazione al mondo del lavoro, della professione, della pratica religiosa, una disciplina, l\u2019etica normativa appunto, che per certi aspetti appare ineludibile e non ulteriormente procrastinabile per una formazione veramente adeguata e responsabile. Non a caso quando si parla di persona \u201cnon professionale\u201d o \u201cnon all\u2019altezza del compito\u201d si fa riferimento sempre pi\u00f9 spesso non solo a gravi lacune sul piano della competenza tecnico-scientifica, ma anche, e purtroppo sempre pi\u00f9 spesso, a gravi offese e trasgressioni di valori e norme morali che sono alla base dei rispettivi codici deontologici.<\/p>\n<p>Il motivo \u00e8 semplice: nelle decisioni che siamo chiamati a prendere nelle pi\u00f9 svariate situazioni della vita vi sono sempre due componenti\u00a0 strettamente legate fra di loro, anche se concettualmente distinte o comunque distinguibili: la padronanza della conoscenza tecnico-scientifica e il riferimento ai valori che si perseguono. E dal momento che su ognuno incombe il dovere di essere attento a entrambe queste componenti ne consegue il dovere di prepararsi ad affrontare con competenza e responsabilit\u00e0 le implicazioni tecnico-scientifiche, ma anche etico-normative, del lavoro, della professione, della pratica religiosa.<\/p>\n<p>Oltretutto una maggiore preparazione e formazione etico-normativa non potr\u00e0 che essere di beneficio al lavoratore, al professionista, all\u2019operatore religioso, che nelle motivazioni dei valori e nelle indicazioni etiche trover\u00e0 stimoli e criteri per un rinnovato impegno nell\u2019applicazione di ci\u00f2 che ha appreso e assimilato durante gli anni di studio. Si potranno cos\u00ec individuare e superare pi\u00f9 facilmente errori o incoerenze morali che possono derivare da un modo piatto, abitudinario, tutto sommato formale, di concepire e di vivere\u00a0 il lavoro, la professione, la religione<sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il fine giustifica i mezzi? Un problema sempre attuale\u00a0\u00a0<\/strong><em>\u00a0\u00a0<\/em><br \/>\nUna delle questioni che in ambito lavorativo, professionale, religioso, si pongono sempre pi\u00f9 spesso \u00e8 un problema antico e sempre nuovo: il fine giustifica i mezzi? Una domanda a cui solitamente si risponde in modo piuttosto categorico e assertivo affermando contro una certa spregiudicatezza che \u201cil fine buono non giustifica i mezzi cattivi\u201d. Affermazione, questa, che in s\u00e9 non \u00e8 n\u00e9 vera, n\u00e9 falsa. Per stabilire i casi nei quali questa affermazione \u00e8 vera o falsa \u00e8 necessario chiarire se i due aggettivi \u201cbuono\u201d e \u201ccattivo\u201d hanno significato morale o non morale. E fintanto che non si chiarisce se parlando di fini e mezzi ci si pone a livello morale o non-morale ogni risposta sar\u00e0 quanto meno inadeguata e sollever\u00e0 obiezioni e contro-obiezioni a non finire.<\/p>\n<p>Di qui l\u2019opportunit\u00e0 di articolare meglio la domanda utilizzando uno schema logico che permetta di illustrarne il senso a partire da quattro possibili interpretazioni.<\/p>\n<p>Prima interpretazione: nessun fine \u201cmoralmente buono\u201d giustifica un mezzo \u201cmoralmente cattivo\u201d. Alla base di questa formulazione s\u2019intravede un presunto conflitto tra un valore\/fine morale e un valore\/mezzo ugualmente morale. Si parte cio\u00e8 dal presupposto che vi siano situazioni nelle quali\u00a0 la moralit\u00e0 (valore morale) di una persona entri in concorrenza con la moralit\u00e0 di un\u2019altra. Ma dal\u00a0 momento che la moralit\u00e0 (valore morale) di una persona si fonda esclusivamente sulla volont\u00e0 del singolo, situazioni del genere sono semplicemente impossibili. Si pu\u00f2 dare il caso che la vita\u00a0\u00a0 (valore non-morale) di una persona entri in concorrenza con la vita di una o pi\u00f9 persone, ma non che la moralit\u00e0 di un singolo vada a scapito della moralit\u00e0 di un altro. Nessuno \u00e8 moralmente buono o cattivo a causa di un altro.<\/p>\n<p>Seconda interpretazione: nessun fine \u201cmoralmente buono\u201d giustifica un mezzo \u201cnon-moralmente cattivo\u201d. Il conflitto qui \u00e8 tra un valore\/fine morale e un valore\/mezzo non-morale. Si pensi a Tommaso Moro che ha preferito morire, rinunciare alla propria vita, piuttosto che tradire la sua coscienza. Si pensi anche a una persona che dalla spiaggia vede un bagnante in pericolo di annegare. La domanda \u00e8: se non sa nuotare ha il dovere di gettarsi in acqua e soccorrerlo? Evidentemente no, stante il rischio che muoiano entrambi. Ci sono per\u00f2 persone che sentono il dovere di farlo, anche a rischio di perdere la propria vita: come valutare la loro scelta? La difficolt\u00e0 argomentativa in questo caso sta nel comprendere che vi sono azioni permesse, in s\u00e9 lecite, ma non universalizzabili, e cio\u00e8 obbligatorie per tutti. La casistica tradizionale parlava di opere \u201csuper-erogatorie\u201d, e cio\u00e8 azioni la cui moralit\u00e0 si valuta pi\u00f9 in riferimento all\u2019atteggiamento che al comportamento.<\/p>\n<p>Terza interpretazione: nessuno fine \u201cnon-moralmente buono\u201d giustifica un mezzo \u201cmoralmente cattivo\u201d. Qui il conflitto \u00e8 tra un valore\/fine non-morale e un valore\/mezzo morale. Si pensi a un capo di Stato che per difendere il suo paese decide di rendere pi\u00f9 efficiente l\u2019esercito e per ottenere ci\u00f2 nega o reprime il diritto all\u2019obiezione di coscienza al servizio militare. Non si ravvisa alcuna difficolt\u00e0 argomentativa: un valore non-morale non prevale mai su un valore morale. Se poi in casi estremi, poniamo il rischio di distruzione dell\u2019umanit\u00e0, sia possibile pensare a una modifica di tale interpretazione \u00e8 un problema che rimanda a un dibattito, che affronteremo pi\u00f9 avanti, sulla validit\u00e0 o meno di argomentazioni che non tengano conto delle conseguenze di un\u2019azione o tenendone conto si appellino a ulteriori istanze come la natura o la volont\u00e0 di Dio.<\/p>\n<p>Quarta e ultima interpretazione: nessun fine \u201cnon-moralmente buono\u201d giustifica un mezzo \u201cnon-moralmente cattivo\u201d. Il conflitto \u00e8 tra un valore\/fine non-morale e un altro valore\/mezzo ugualmente non-morale. Si pensi a un malato che per non morire decide di sottoporsi a un\u2019operazione chirurgica di asportazione di un organo o alla soppressione di una funzione corporea. Neanche qui si ravvisano\u00a0 difficolt\u00e0 argomentative. La vita infatti \u00e8 s\u00ec un valore non-morale, ma \u00e8 pi\u00f9 fondamentale dell\u2019integrit\u00e0 di un organo o di una funzione corporea: logico quindi che in caso di conflitto il valore-vita prevalga sul valore-organo o il valore-funzione<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>A partire da queste quattro interpretazioni si possono comprendere due cose: quanto sia importante anche in campo etico un uso corretto, per quanto possibile univoco, del linguaggio; e quanto siano frequenti i conflitti di valore che nella vita siamo chiamati ad affrontare. Due problemi cui lo schema proposto offre una soluzione, ma da riprendere e analizzare introducendo ulteriori chiarificazioni e precisazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alla ricerca di un\u2019argomentazione etica rigorosa e convincente<\/strong><em>\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p>In riferimento al linguaggio la prima cosa da chiarire e precisare \u00e8 la differenza tra due termini, \u201cmorale\u201d ed \u201cetica\u201d, che per alcuni sono sinonimi, equivalenti, per altri no, veicolano significati diversi. Il fatto \u00e8 che vi sono autori i quali preferiscono<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/09_trentin-4.gif\" alt=\"09 trentin 4\" width=\"400\" height=\"509\" \/>\u00a0attingere all\u2019etimologia latina \u201cmores\u201d, costumi, da cui deriva il termine morale, e autori che attingono all\u2019etimologia greca \u201cethos\u201d, costume, da cui deriva il termine etica. Non tutti avvertono per\u00f2 che attingendo alla lingua greca si pu\u00f2 disporre di due termini: ethos, per indicare il costume, ed etica, per indicare la riflessione sul costume. Attingendo viceversa alla lingua latina si dispone di un solo termine, \u201cmores\u201d, costumi, che finisce per inglobare entrambi i significati ed esporsi a una certa ambivalenza, per evitare la quale \u00e8 sempre bene chiarire, a meno che non risulti gi\u00e0 chiara in riferimento al contesto di chi parla o scrive<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 della terminologia ci\u00f2 che importa chiarire e precisare \u00e8 che il costume, il vissuto, \u00e8 sempre impregnato di valori e norme che vengono interiorizzate in modo spontaneo, irriflesso,\u00a0 senza un\u2019adeguata consapevolezza critica dei processi che li depositano. E\u2019 un\u00a0 po\u2019 come quando si respira: quasi mai si pensa al respiro, a meno che non si avvertano difficolt\u00e0 di respirazione. In ambito morale avviene pi\u00f9 o meno la stessa cosa: prendiamo decisioni, facciamo scelte, in modo relativamente spontaneo, irriflesso. Solo quando incappiamo in qualche contraddizione o conflitto ci poniamo il problema. Cos\u00ec ad esempio se una determinata azione o comportamento per alcuni \u00e8 moralmente giusta e per altri moralmente sbagliata \u00e8 inevitabile che se ne discuta, si apra un dialogo, un confronto, ci si chieda chi ha ragione e chi ha torto.<\/p>\n<p>Si passa cos\u00ec dall\u2019ethos all\u2019etica, dal costume alla riflessione sul costume, sulla prassi, alla ricerca dei motivi giustificativi per cui in riferimento a una stessa azione o comportamento vi \u00e8 chi\u00a0 afferma che \u00e8 moralmente giusto e chi al contrario moralmente sbagliato. Ovvio che per arrivare a un chiarimento non \u00e8 sufficiente affermare, dichiarare, ribadire il proprio punto di vista. E nemmeno esortare, ricorrere a minacce, ritorsioni, o a promesse, blandizie varie. Si deve ragionare, argomentare, portare ragioni, argomenti, che siano convincenti: impresa tutt\u2019altro che facile in quanto oltre all\u2019analisi dei dati e degli elementi moralmente rilevanti di un determinato contesto operativo si deve avere la consapevolezza di vivere in un mondo in cui un valore pu\u00f2 entrare in conflitto con un altro e che a volte non si possono realizzare entrambi. In altri termini per ragionare o argomentare \u00e8 necessario disporre di una teoria e di un metodo che permettano anzitutto di individuare dove si situa il problema, se a livello empirico o valoriale; e in secondo luogo quale dato sia moralmente rilevante o quale valore in caso di conflitto debba prevalere su altri.<\/p>\n<p>Di qui l\u2019opportunit\u00e0 di illustrare due metodi o modi di ragionare, di argomentare, che hanno alle spalle due teorie o concezioni della morale oggi relativamente diffuse e praticate.<\/p>\n<p>La prima, definita deontologica (dal greco \u201cdeon\u201d, dovere), viene adottata da quanti sostengono che la rettitudine o l\u2019erroneit\u00e0 morale di un\u2019azione non dipendono unicamente dalle conseguenze dell\u2019azione, ma anche da altri elementi, come il riferimento alla natura o alla volont\u00e0 di Dio. La seconda, definita teleologica (dal greco \u201ctelos\u201d, fine), viene adottata da quanti sostengono che la rettitudine o l\u2019erroneit\u00e0 morale di un\u2019azione o comportamento dipendono esclusivamente dalle conseguenze dell\u2019azione o comportamento da intendere in senso ampio. Da un punto di vista rigorosamente logico si pu\u00f2 dimostrare che la seconda \u00e8 pi\u00f9 convincente della prima. In effetti se si interpreta la natura in senso puramente fisico\/biologico s\u2019incappa nella cosiddetta fallacia naturalistica, vale a dire nell\u2019obiezione che imputa a chi argomenta a partire da una natura cos\u00ec intesa di compiere un salto, di passare dal dato al valore, dall\u2019essere al dover essere. Se\u00a0 viceversa si interpreta la natura in senso metafisico\/spirituale si evita il salto logico, ma da un punto di vista argomentativo s\u2019incappa in una petizione di principio, secondo cui un\u2019azione o comportamento \u00e8 moralmente giusto perch\u00e9 corrisponde alla natura, alla dignit\u00e0 della persona, e corrisponde alla natura, alla dignit\u00e0 della persona, perch\u00e9 \u00e8 moralmente giusto. Si deve dire pi\u00f9 o meno la stessa cosa anche in riferimento alla volont\u00e0 di Dio. Ci si pu\u00f2 chiedere infatti: un\u2019azione o comportamento \u00e8 moralmente giusto perch\u00e9 corrisponde alla volont\u00e0 di Dio o corrisponde alla volont\u00e0 di Dio perch\u00e9 \u00e8 moralmente giusto? Ma anche prescindendo da tali obiezioni si pu\u00f2 dimostrare che l\u2019argomentazione teleologica \u00e8 l\u2019unica praticabile all\u2019interno di una societ\u00e0 nella quale il riferimento alla natura e alla volont\u00e0\u00a0 Dio non \u00e8 pi\u00f9 condiviso e dunque non funge pi\u00f9, a ragione o a torto, come riferimento valido per tutti. Certo per\u00f2 che anche l\u2019argomentazione teleologica, avendo alle spalle una teoria etico-normativa ben precisa, rimanda ad alcuni presupposti che ne determinano la validit\u00e0 ed \u00e8 comunque opportuno richiamare ed esplicitare, per quanto sinteticamente<sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p>Il primo presupposto \u00e8 una corretta analisi dei dati e degli elementi moralmente rilevanti che emergono da un contesto operativo ben determinato. Al riguardo sar\u00e0 bene precisare che a partire da una teoria etico-normativa di matrice teleologica non sono da considerare elementi moralmente rilevanti le circostanze individuali, di tempo e di luogo: se lo fossero sarebbe pressoch\u00e9 inevitabile soccombere a un relativismo etico-normativo e metaetico che nega la possibilit\u00e0 di pervenire a un giudizio o a una norma morale valida per tutti.<\/p>\n<p>Il secondo presupposto \u00e8 una chiara distinzione tra valore morale e non-morale da una parte, e\u00a0 atteggiamento moralmente buono e comportamento moralmente retto dall\u2019altra. Per valore morale s\u2019intende qui la qualit\u00e0 di una persona che risulta esclusivamente dal suo atteggiamento, dal suo modo di porsi di fronte al punto di vista morale, costituito dalla cosiddetta regola d\u2019oro recepita anche dal Vangelo o dall\u2019imparzialit\u00e0 o universalizzabilit\u00e0 del giudizio morale. Per valore non-morale, viceversa, s\u2019intende tutto ci\u00f2 che in s\u00e9 \u00e8 un bene, ma la cui realizzazione non dipende esclusivamente dalla libert\u00e0 della persona: pensiamo a valori come la vita, la salute, l\u2019intelligenza, la ricchezza, la gioia, ecc., tutti valori non-morali che insieme al valore morale entrano nella determinazione concreta di un comportamento moralmente retto.<\/p>\n<p>Terzo e ultimo presupposto \u00e8 il riferimento a un mondo di valori variamente organizzato e articolato dal quale emergono come altrettante evidenze etiche non una, ma diverse scale di preferenza che rimandano a valori pi\u00f9 o meno alti, pi\u00f9 o meno fondamentali, pi\u00f9 o meno urgenti. Ne deriva che in caso di conflitto il valore morale pi\u00f9 alto della libert\u00e0 di coscienza o di fede prevale sul valore non-morale meno alto della vita. Il valore non-morale pi\u00f9 fondamentale della vita prevale su valori non-morali meno fondamentali come la salute, la ricchezza, l\u2019onore, ecc. Il valore pi\u00f9 urgente della cura, dell\u2019assistenza, del soccorso a chi \u00e8 in difficolt\u00e0 prevale su valori meno urgenti, come partecipare a una cerimonia, un convegno, un evento sportivo, ecc.<\/p>\n<p>In conclusione per un discernimento e un\u2019argomentazione morale in etica applicata serve avere alle spalle una teoria etico-normativa condivisa: quella adottata nell\u2019analisi del rapporto fine-mezzi \u00e8 di tipo teleologico, non deontologico, e a noi sembra da preferire per i motivi esposti. Serve poi un metodo di analisi che verifichi la congruit\u00e0 o meno del rapporto fine-mezzi a partire da quattro criteri generali: imparzialit\u00e0 o universalizzazione del giudizio morale; calcolo della possibilit\u00e0 o meno di un\u2019azione; analisi delle conseguenze che ne derivano; ricerca del bene per s\u00e9, ma anche per gli altri. Nella pratica non sempre questo avviene: a volte si trascura un criterio, altre volte un altro. Di qui la difficolt\u00e0 di pervenire alla formazione di un ethos condiviso, di un costume, di un modo di pensare e agire che al di l\u00e0 delle differenze culturali e religiose che lo connotano corrisponda di volta in volta, anche in campo morale, a un modo di discernere e argomentare ben fondato e convincente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Il movimento della cosiddetta riabilitazione della filosofia pratica, nato in Germania agli inizi degli anni Sessanta con la formula di\u00a0<em>Rehabilitierung der praktischen Philosophie<\/em>, si connota come un movimento di rinascita dell\u2019interesse filosofico per le tematiche della morale, del diritto e della politica, affrontate da una prospettiva alternativa rispetto sia a quella tecnico-scientifica che a quella metafisico-trascendentale: cfr. in proposito M. Riedl,\u00a0<em>Rehabilitierung der praktischen Philosophie<\/em>, 2 Bd., Rombach, Freiburg\/Br., 1972-1974. Per un primo commento e una valutazione di tale movimento cf. F. Volpi,\u00a0<em>La rinascita della filosofia pratica in Germania<\/em>, in: C. Pacchiani (ed.),<em>\u00a0Filosofia pratica e scienza politica<\/em>, Francisci, Abano Terme (Pd) 1980, 11-97. Dello stesso autore:\u00a0<em>Tra Aristotele e Kant: orizzonti, prospettive e limiti del dibattito sulla \u201criabilitazione della filosofia pratica\u201d<\/em>\u00a0in: C.A. Viano,\u00a0<em>Teorie etiche contemporanee<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 1990.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0\u00c8 Aristotele a definire per primo la filosofia pratica, che \u00e8 poi la matrice di quella che oggi chiamiamo etica applicata: \u201c\u00c8 giusto anche chiamare la filosofia scienza della verit\u00e0, poich\u00e9 di quella teoretica \u00e8 fine la verit\u00e0, mentre di quella pratica \u00e8 fine l&#8217;opera ; se anche infatti i (filosofi) pratici indagano come stanno le cose, essi non considerano la causa per s\u00e9, ma in relazione a qualcosa ed ora\u201d.\u00a0<em>Metafisica<\/em>, II, 1, 993 b 19-23.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Non \u00e8 un caso che i primi in Italia a interessarsi di etica professionale e del lavoro siano stati proprio i teologi. Ne sono una testimonianza i tre volumi, a cura di S.<em>\u00a0Privitera, Lineamenti di etica professionale; La professione fra ideale e realt\u00e0; L\u2019etica nei comitati di bioetica<\/em>, Edi Oftes, Palermo 1988, che riportano gli atti di altrettanti seminari, organizzati dalla Facolt\u00e0 teologica della Sicilia, a cui fra gli altri ha partecipato a suo tempo anche il sottoscritto.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Espressione, ma anche sollecitazione di questo interesse per la formazione etica \u00e8 la rivista quadrimestrale della Fondazione Lanza, Centro studi di etica applicata,\u00a0<em>Etica per le professioni<\/em>, Proget Edizioni, Casalserugo, Padova.<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Per ulteriori approfondimenti cfr. R. Ginters,\u00a0<em>Valori, norme e fede cristiana<\/em>, Marietti, Casale Monferrato 1982, in particolare 130-133.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0Per l\u2019analisi di tale ambivalenza cfr. fra gli altri C.A. Viano, Etica, Enciclopedia filosofica ISEDI, Istituto Editoriale Internazionale, Milano 1975, 7-23. L\u2019autore fa sua la critica secondo cui l\u2019etica tende a costituirsi\u00a0 in codificazione dei comportamenti regolari imposti dal dominio economico e ideologico della classe dominante, per cui altro non sarebbe che una razionalizzazione della coattivit\u00e0 dell\u2019assetto sociale. Altri studiosi ovviamente non la pensano cos\u00ec e rivendicano all\u2019etica una funzione critica della societ\u00e0 in nome di una razionalit\u00e0 che attinge al mondo dei valori come dimensione ed espressione profonda dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0Solitamente a questo punto s\u2019introduce il discorso sull\u2019antropologia e la sua rilevanza o meno in etica normativa: cf. in proposito il bel saggio chiarificatore di P. Cognato,<em>\u00a0Antropologia etica fede cristiana. Prolegomeni di epistemologia teologico-morale<\/em>, in: P. Carlotti (a cura di),<em>\u00a0La teologia morale italiana e l&#8217;Atism a 50 anni dal Concilio: eredit\u00e0 e futuro<\/em>, Cittadella Editrice, Assisi 2017, 109-132. Per ulteriori analisi e approfondimenti\u00a0 cfr. A. Holderegger \u2013 W. Wolbert (edd.), Deontologie \u2013Teleologie. Normetheoretische Grundlagen in der Diskussion, Verlag Herder, Freiburg-Wien 2012. Di tale opera miscellanea \u00e8 attualmente a disposizione in lingua italiana solo un\u2019ampia recensione del volume a cura del sottoscritto:\u00a0 cfr. G. Trentin,\u00a0<em>Deontologia e teleologia. Fondamenti teoretico-normativi in discussione<\/em>\u00a0in: Rivista di teologia morale 182(2014), 285-293.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTA EDITORIALE<\/strong><br \/>\n<em>Il testo \u00e8 stato commissionato originariamente da OIKONOMIA ma la Rivista di Teologia lo ha pubblicato prima di noi per un accordo intercorso tra l&#8217;Autore e le riviste.<\/em><\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1161],"fascicolo":[259],"class_list":["post-2391","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giuseppe-trentin","fascicolo-febbraio-2018"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Trentin, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Trentin, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-13T10:19:01+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/09_trentin-4.gif\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"17 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/09_trentin-4.gif\",\"datePublished\":\"2018-02-01T11:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-13T10:19:01+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Giuseppe Trentin, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/09_trentin-4.gif\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/09_trentin-4.gif\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale","description":"Leggi l'articolo a cura di Giuseppe Trentin, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Giuseppe Trentin, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-13T10:19:01+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/09_trentin-4.gif","type":"","width":"","height":""}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"17 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/","name":"Oikonomia - Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/09_trentin-4.gif","datePublished":"2018-02-01T11:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-13T10:19:01+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Giuseppe Trentin, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/09_trentin-4.gif","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/09_trentin-4.gif"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/breve-guida-al-discernimento-e-allargomentazione-morale\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Breve guida al discernimento e all\u2019argomentazione morale"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/2391","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2391"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=2391"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=2391"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}