{"id":2374,"date":"2018-02-01T12:00:00","date_gmt":"2018-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2374"},"modified":"2026-04-13T09:47:28","modified_gmt":"2026-04-13T07:47:28","slug":"identita-personale-ed-identita-culturale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/","title":{"rendered":"Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa sfera &#8211; dice il Papa &#8211; pu\u00f2 rappresentare l&#8217;omologazione, come una specie di globalizzazione: \u00e8 liscia, senza sfaccettature, uguale a se stessa in tutte le parti. Il poliedro ha una forma simile alla sfera, ma \u00e8 composta da molte facce. Mi piace immaginare l&#8217;umanit\u00e0 come un poliedro, nel quale le forme molteplici, esprimendosi, costituiscono gli elementi che compongono, nella pluralit\u00e0, l&#8217;unica famiglia umana. E questa s\u00ec \u00e8 una vera globalizzazione. L&#8217;altra globalizzazione &#8211; quella della sfera &#8211; \u00e8 una omologazione&#8221;. (Verona 2014, 3\u00b0 Festival della dottrina sociale).<\/p>\n<p>Con il modello del poliedro si superano e si rispettano tutte le differenze culturali, personali, etniche, religiose, sessuali.<\/p>\n<p>Diversi autori considerano la migrazione come un grande rischio: da una parte, in ragione della condizione economica e sociale in cui si collocano gli individui e i gruppi migranti; dall\u2019altra, per il fatto di minare l\u2019integrit\u00e0 identitaria del soggetto, attraverso uno shock culturale tale da produrre dei disturbi psichici. L\u2019assistenza psicologica ai migranti \u00e8 certamente un\u2019impresa difficile e necessita, per l&#8217;accennata complessit\u00e0 delle problematiche compresenti, di formazioni e specializzazioni molteplici. La stessa relazione clinica non si presenta come un semplice contatto tra due singoli, ma racchiude un ponte tra due mondi, ognuno dei quali riproduce le proprie conoscenze, le personali credenze e le singole attese.<\/p>\n<p>Anche se la comprensione dell\u2019esperienza psicologica dei migranti non necessita di una psicologia ad hoc, essa non pu\u00f2 che fondarsi su conoscenze specialistiche che necessariamente rinviano allo sviluppo dell\u2019essere umano, mettendo in evidenza le diverse variabili in gioco: il ruolo delle interazioni con l\u2019ambiente familiare, il carattere strutturante delle relazioni sociali, i legami tra il funzionamento affettivo, cognitivo e sociale, le dinamiche dei rapporti interpersonali e intergruppo, i meccanismi della costruzione del s\u00e9 e dell\u2019identit\u00e0, il ruolo delle inserzioni sociali ed altre ancora.<\/p>\n<p>Grazia Biorci del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) &#8211; IRCRES (Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile afferma che: \u201cTra le variabili che pi\u00f9 spesso si riscontrano nei colloqui terapeutici introduttivi, vi sono le situazioni di difficolt\u00e0 di percezione di se stessi dentro di s\u00e9 e in relazione al mondo esterno. Il disagio che ne deriva sono momenti di scollamento in cui l\u2019individuo si sente\u00a0<em>spaesato<\/em>\u00a0e rischia di sviluppare delle tecniche o delle modalit\u00e0 di sopportazione o superamento del disagio che possono sfociare in comportamenti usualmente reputati devianti o violenti. Molto spesso le lunghe separazioni, ma anche i ricongiungimenti, sono fonte di grandi tensioni nelle persone immigrate. Questi eventi, infatti, impongono un periodo difficile nel quale si devono riconoscere gli altri, parenti anche strettissimi, si deve tentare la ricostruzione del contatto e della relazione fra persone che, pur legate da parentela o da grande affetto, hanno percorso, tuttavia, una parte del cammino da soli e distanti dal proprio ambiente nativo\u201d (&#8220;Verso una pragmatica interculturale: l&#8217;espressione e l&#8217;interpretazione del disagio psicologico degli immigrati&#8221;, RiMe, 2009, p. 214).<\/p>\n<p>Un bambino piccolo non sa ancora bene chi sia (\u00e8 una specie di piccolo caos); alla ricerca di una propria identit\u00e0, inizia a connotarsi e a significarsi rispecchiandosi nello sguardo e nel comportamento dei suoi genitori, in base alle loro aspettative: potremmo dire in base alle maschere che il padre o la madre gli fanno indossare, quando egli non \u00e8 ancora in grado di definire ed esprimere la propria identit\u00e0. Abbiamo usato il termine &#8220;maschera&#8221; perch\u00e9 in tutte le tradizioni simboliche conosciute la maschera assolve alla funzione principale di fornire una identit\u00e0 a chi se ne serve e che si utilizza per esigenze rituali, comunitarie o sociali quando, per qualche motivo, non si pu\u00f2 o non si vuole mostrare il proprio vero volto (dunque la propria identit\u00e0). Il termine persona si riferisce ad un essere che possiede specifiche, spiccate e appropriate caratteristiche individuali: di un uomo dotato di personalit\u00e0 si dice che \u00e8 una persona nel senso proprio del termine; persona in latino, derivandolo dal greco pr\u00f2sopon, non a caso significa maschera.<\/p>\n<p>Con il termine\u00a0<em>maschera\u00a0<\/em>o<em>\u00a0persona<\/em>\u00a0la psicologia analitica junghiana intende l\u2019aspetto che l\u2019individuo assume nelle relazioni sociali e nel rapporto con il mondo, cio\u00e8 l\u2019immagine che fornisce quale rappresentazione pubblica. La maschera \/ persona crea uno spazio psicologico di versatilit\u00e0 necessario a rispondere alle necessit\u00e0 esistenziali: l\u2019atteggiamento verso l\u2019esterno \u00e8 un \u201csaper stare al mondo\u201d che prevede un soggetto che ha delle competenze e conosce i fondamenti della propria costruzione culturale. La maschera \u00e8 anche un mediatore tra l\u2019Io e il mondo esterno: essa esprime la possibilit\u00e0 dell\u2019individuo di adattarsi all\u2019ambiente sociale, culturale e umano, di presentarsi e al contempo di nascondersi. La funzione psicologica che Jung chiama Persona \u00e8 una maschera che ha, tra gli altri, lo scopo di far emergere dall\u2019indifferenziato, nel tempo, quello che siamo veramente, e di rappresentarlo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista psicologico la maschera rappresenta un filtro tra la coscienza individuale e l\u2019esterno, inteso come coppia, famiglia, societ\u00e0. C\u2019\u00e8 una maschera dove c\u2019\u00e8 una relazione, un\u2019interazione umana: solo quando siamo da soli non ne abbiamo bisogno, forse. Ogni maschera con il suo specifico aspetto, ognuna con la propria funzione, una maschera per ogni situazione e per ogni stagione del nostro umore: se ne siamo consapevoli, le maschere ci aiutano ad immedesimarci nei vari ruoli a cui la societ\u00e0 ci chiama, ad agire e relazionarci nel nostro ambiente di vita. Quando sono presenti un sufficiente equilibrio emotivo e una adeguata conoscenza di s\u00e9, \u00e8 possibile entrare ed uscire dalle maschere senza forzature ed in modo armonico, consapevoli in ogni momento di chi siamo, di come ci stiamo muovendo e della direzione nella quale stiamo andando. Le maschere diventano cos\u00ec strumenti al nostro servizio, arricchimento ed espressione della nostra personalit\u00e0; al contrario, finch\u00e9 l\u2019individuo non conosce se stesso non pu\u00f2 riconoscere neanche le proprie maschere, rischiando di esserne dominato da esse.<\/p>\n<p>Quando manca un reale contatto con se stessi, con i propri sentimenti, con le personali istanze e aspirazioni, in assenza quindi di comprensione e di significato, l\u2019individuo si incancrenisce in un\u2019unica modalit\u00e0 espressiva, indossando la stessa arida maschera. La persona che \u201cdiventa\u201d il proprio ruolo sociale o familiare, il proprio lavoro, la propria missione, si identifica con la maschera in modo cos\u00ec totalizzante da dimenticare che sotto ci sia mai stato qualcos\u2019altro. L\u2019identit\u00e0 non \u00e8 per\u00f2 solo una caratteristica appartenente al singolo: pu\u00f2 anche essere propria di una specifica comunit\u00e0, come pure della societ\u00e0 intera.<\/p>\n<p>Individuo e societ\u00e0 infatti sono in reciproco rapporto duale: la societ\u00e0 partecipa alla costruzione dell\u2019identit\u00e0 di ciascuno, mentre l\u2019individuo contribuisce a trasformare la societ\u00e0, intesa nelle sue declinazioni di istituzioni, organizzazioni e gruppi. Individuazione e sviluppo psicosociale quindi poggiano su una doppia fondazione transpersonale: la matrice culturale di base e la matrice del gruppo familiare. Derivato dal latino \u201cmater\u201d, \u201cmadre\u201d, il concetto di matrice \u00e8 fondamentale nella teoria foulkesiana: l\u2019ipotetica trama di comunicazioni e di relazioni in un dato gruppo, un costrutto teorico il cui scopo \u00e8 mettere in luce l\u2019esistenza di trame psichiche comuni da cui traggono senso le vicende dei singoli, uno sfondo comune condiviso. Essa costituisce una vera e propria rete di rapporti, che rappresenta il reticolo interpersonale complessivo formato dai membri di un gruppo nel loro reciproco relazionarsi.<\/p>\n<p>L\u2019autore distingue la matrice di base, dinamica e personale &#8211; intendendo quella fondata sulle propriet\u00e0 biologiche della specie, ma anche sui valori e sulle relazioni saldamente radicati e trasmessi culturalmente &#8211; dal costrutto sovrapersonale che si costituisce all\u2019interno del gruppo, rappresentando la visualizzazione di quanto avviene nel qui-e-ora in termini anche di comunicazione inconscia. Foulkes diede il nome di matrice personale ai processi soggettivi che riguardano l&#8217;individuo a partire dalla personale esperienza costitutiva in qualit\u00e0 di componente di un gruppo, familiare e culturale.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 quindi sostenere che non solo la famiglia ma anche la cultura, sin dal concepimento intenziona il soggetto nascente secondo le forme dell\u2019identit\u00e0 da essa istituite e tramandate.<\/p>\n<p>Ne consegue che un adeguato processo d\u2019integrazione conduce ad una estensione di ci\u00f2 che consideriamo costitutivo della nostra identit\u00e0; detto in altri termini, possiamo aumentare il numero delle nostre radici, estendere il personale senso di appartenenza e diventare capaci di interagire senza timore anche con individui che hanno appartenenze diverse.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 contemporanea appare profondamente segnata da pratiche sociali e culturali che hanno prodotto non solo l\u2019indebolimento di quei legami che derivano dal senso di appartenenza e dalla partecipazione alla vita collettiva, ma anche &#8211; come esito conclusivo del processo di progressiva distruzione del senso psicologico di comunit\u00e0 &#8211; isolamento, anomia, segregazione. Nel passato chi era afflitto da problemi che la vita gli faceva esperire come singolo individuo, aveva la possibilit\u00e0 di significarli e condividerli all\u2019interno di un contenitore saldo e capace; per quanto tragici, i suoi guai potevano apparire come incidenti di un percorso accidentato e difficile, in un paesaggio sostanzialmente integro: ci sarebbe sempre stata una Chiesa, una Patria, uno Stato, un Paese d\u2019origine a riconoscerlo, a fornirgli un posto, ad accoglierlo quando smarrito.<\/p>\n<p>Questa percezione di qualcuno (Chiesa, Stato, Comunit\u00e0) disposto a riconoscerci, assegnarci un posto, accoglierci ed aiutarci, \u00e8 difficile gi\u00e0 per chi cresce nel proprio Paese d\u2019origine, nella propria citt\u00e0 e quartiere; per un migrante, che vive lontano dalle proprie radici e spesso persino dalla propria famiglia, questo aiuto appare impossibile.<\/p>\n<p>Se mettersi in viaggio significa lasciare persone care, luoghi nei quali si \u00e8 vissuti, cose e abitudini familiari, allora la migrazione implica necessariamente una frattura, un distacco forzato da qualcuno (familiari, amici) e da qualcosa (la casa, il quartiere, il luogo di lavoro).<\/p>\n<p>Ma non solo: migrare significa implicitamente di pi\u00f9. Significa abbandonare tutti gli involucri che hanno protetto sino a quel momento: il ventre materno, il parco dei giochi di bambino, la famiglia, il gruppo di amici, i tanti luoghi della socializzazione (il bar, la piazzetta, la strada del passeggio, il circolo). Lasciare tutto per dirigersi altrove, in luoghi lontani dalle immagini consuete, dagli odori e dai suoni familiari, da tutte quelle sensazioni che si \u00e8 imparato a conoscere e che costituiscono i solchi e i primi tracciati della storia personale, l&#8217;impalcatura grazie alla quale il codice del funzionamento psichico ha preso gradualmente forma, sino ad arrivare a compiersi e a stabilizzarsi. Il risultato \u00e8 quello di trovarsi a met\u00e0 strada tra due culture, quella di provenienza e la nuova che accoglie. \u00c8 inevitabile vivere sulla pelle le molte contraddizioni che ne derivano; conseguenze possono essere la voglia di rifiutare in toto la nuova cultura o, viceversa, il tentativo di integrarsi pienamente, tra la paura di essere rifiutati in ragione della propria diversit\u00e0 e la tentazione di rifiutare le proprie origini. In modo aristotelico, la soluzione pi\u00f9 funzionale e adeguata sar\u00e0 quella di riuscire a trapiantare le proprie radici dalla realt\u00e0 di origine alla nuova, senza rinunciare a se stessi, alla propria identit\u00e0, ma anzi aprendosi agli innesti provenienti dal nuovo humus ambientale, relazionale e culturale.<\/p>\n<p>Le diverse comunit\u00e0 migranti cercano di riprodurle lontano, mentre le comunit\u00e0 \u201ctristi\u201d e \u201cminimali\u201d le vedono come minaccia a ci\u00f2 che \u00e8 \u201cvicino\u201d, come rischio e come futuro insopportabile.<\/p>\n<p>Una situazione nuova e inusuale crea spesso incertezza e smarrimento e richiede un tempo di adattamento pi\u00f9 o meno prolungato a seconda della personalit\u00e0 di chi la affronta e dei luoghi nei quali prende forma. Cos\u00ec il migrante che arriva in terra straniera, quando entra in contatto con la societ\u00e0 che lo ospita, sperimenta frequentemente un fastidioso senso di disagio di fronte all\u2019ignoto. \u00c8 ricorrente che avverta un sentimento di estrema solitudine, in quanto lontano da familiari e amici, sradicato dalle sue tradizioni e proiettato in un mondo a lui estraneo. Privato della propria identit\u00e0 culturale e invischiato in una realt\u00e0 che spesso fatica a comprendere e dalla quale spesso non \u00e8 compreso, facilmente si trova a sperimentare l&#8217;indifferenza, quando non l&#8217;intolleranza e l&#8217;ostilit\u00e0, del nuovo ambiente.<\/p>\n<p>Winnicott considera l\u2019eredit\u00e0 culturale come un\u2019estensione dello \u00abspazio potenziale\u00bb tra l\u2019individuo e il suo ambiente. L\u2019uso di tale spazio \u00e8 subordinato alla formazione di uno spazio fra due: tra l\u2019Io e il Non-Io, tra il Dentro (gruppo di appartenenza) e il Fuori (gruppo ricevente), tra il Passato e il Futuro. L\u2019emigrazione ha quindi bisogno di uno spazio potenziale che gli serva da luogo di transizione e da tempo di transizione, tra il \u201cpaese &#8211; oggetto materno\u201d e il nuovo mondo esterno. Se la creazione di un spazio siffatto non avviene, si determina una rottura nel rapporto di continuit\u00e0 tra l\u2019ambiente circostante e il S\u00e9.<\/p>\n<p>L\u2019\u00aboggetto transazionale\u00bb viene vissuto come qualcosa che non \u00e8 creato e controllato soggettivamene e neppure separato e trovato, ma che in qualche modo si trova nel mezzo. La frattura che si genera pu\u00f2 essere paragonata all&#8217;assenza prolungata dell\u2019oggetto desiderato dal bambino, che facilmente conduce alla perdita delle capacit\u00e0 di simbolizzazione e al bisogno di ricorrere a difese pi\u00f9 primitive. La madre crea quello che Winnicott definisce l\u2019ambiente di holding: uno spazio fisico e psichico in cui il bambino \u00e8 protetto senza sapere di esserlo, in modo che proprio questa dimenticanza costituisca la base dalla quale potr\u00e0 partire spontaneamente per le esperienze successive. Parimenti l&#8217;emigrante, con la perdita dei personali oggetti rassicuranti, subisce forzosamente una diminuzione delle proprie capacit\u00e0 creative; il loro recupero dipender\u00e0 dalla possibilit\u00e0 di elaborare lo stato di deprivazione e dalla personale capacit\u00e0 di superarlo.<\/p>\n<p>Ancora prima di giungere nel paese straniero, in realt\u00e0, alcuni elementi possono almeno in parte definire il carattere e l\u2019esito del progetto migratorio: le ragioni della partenza, la motivazione al viaggio, la concezione della migrazione, la cultura d\u2019origine. L\u2019impatto con una societ\u00e0 distante dall&#8217;Eldorado prefigurato prima della partenza e che invece il pi\u00f9 delle volte \u00e8 inaccogliente e inospitale, distrugge le attese e le speranze del migrante; questi facilmente potr\u00e0 sperimentare un profondo senso di disagio psicologico, espresso attraverso un malessere che non di rado arriver\u00e0 a somatizzare (talvolta arrivando persino a sviluppare un vero e proprio disturbo mentale) e che spesso lo condurr\u00e0 alla fuga dal nuovo ambiente &#8211; percepito come ostile &#8211; e al ritorno in patria, da sconfitto.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/04_urso-bonito-4-img-01.gif\" alt=\"04 urso bonito 4 img 01\" width=\"720\" height=\"327\" \/><\/p>\n<p>L\u2019immigrato richiama categorie d\u2019inclusione ed esclusione sociale quali quelle di \u201ccittadino\u201d e di \u201cstraniero\u201d (interno alla societ\u00e0 come partecipante allo sviluppo economico, ma esterno in quanto non cittadino). Essere\u00a0<em>dentro<\/em>\u00a0significa sentirsi appartenente al gruppo nel quale ci si rispecchia, poich\u00e9 ci si sente accettati ed amati. L\u2019appartenenza si trasforma cos\u00ec in difesa dal nemico comune: ci si unisce nell\u2019idealizzazione di un \u201cente\u201d comunemente riconosciuto come superiore, al quale offrire la propria dipendenza condivisa (in questo caso la Patria, la religione, le associazioni e cos\u00ec via.). Il\u00a0<em>dentro<\/em>, quindi, \u00e8 concepibile solo se si configura un\u00a0<em>fuori<\/em>, inteso come estraneit\u00e0 simbolizzata, come \u201cnemico\u201d. Tutto ci\u00f2 che \u00e8\u00a0<em>fuori<\/em>\u00a0\u00e8 concepito come diverso, come altro da s\u00e9, come forestiero, come minaccia. Verso \u201cl\u2019altro\u201d si vive un duplice atteggiamento che va dall\u2019attrazione, dal desiderio di esplorazione e di conoscenza, alla rabbia distruttiva, all&#8217;invidia, alla sfida. Tale ambivalenza \u00e8 presente tanto a livello sociologico che a livello culturale e psicologico. Dalle testimonianze emerge come \u2013 anche quando la partenza dal proprio Paese \u00e8 una libera scelta \u2013 siano presenti, al contempo, sentimenti di paura e di colpevolezza per aver abbandonato la propria patria, la propria famiglia. La migrazione si manifesta quindi come elemento critico &#8211; generativo tanto di una serie di potenziali vantaggi (come l\u2019accesso a una nuova opportunit\u00e0 di vita, di speranza e di orizzonti), quanto di un insieme di difficolt\u00e0 e di tensioni. L\u2019impatto con la nuova cultura dunque abbisogna necessariamente di un dato tempo di assestamento e di riflessione, che consenta al nuovo arrivato di conoscere il nuovo contesto e di adattarvisi. C\u2019\u00e8 un\u2019identit\u00e0 inquietante e inaccettabile \u2013 quella dell\u2019 \u201caltro da s\u00e9\u201d \u2013 che smentisce, relativizza e rende precaria la percezione della propria, una volta rassicurante e, con essa, le certezze dell\u2019esistere. Un&#8217;identit\u00e0 precaria \u00e8 quella data dalla condizione di dover continuamente ri-negoziare la propria immagine nel teatro delle relazioni sociali, come ha mostrato Ervin Goffmann, o nel gioco che presiede l\u2019interiorizzazione del modo in cui gli altri ci vedono, come ha mostrato George Herbert Mead.<\/p>\n<p>L\u2019emigrazione \u00e8 certamente una delle circostanze della vita che pi\u00f9 espongono la persona a forme di disorganizzazione psichica; tuttavia, laddove l\u2019individuo possieda sufficienti capacit\u00e0 di elaborazione cognitiva, riuscir\u00e0 a superare la crisi e potr\u00e0 persino assumerla quale occasione di \u201crinascita\u201d: l&#8217;uomo vecchio si immerge interamente nel fonte battesimale per riemergerne come un uomo nuovo, in una sorta di &#8220;ri-creazione&#8221;.<\/p>\n<p>La maschera, oltre ad avere lo scopo di far emergere le individualit\u00e0, pu\u00f2 avere anche una funzione difensiva. E\u2019 proprio durante questi momenti di messa in discussione personale che si attiva pi\u00f9 che mai il bisogno di una maschera provvisoria, che fornisca la consapevolezza che la personalit\u00e0 non sia frammentata, inter-rotta, bens\u00ec ancora unita, legata, per evitare di sprofondare nel caos dal quale potrebbe non pi\u00f9 uscire. Spesso questa maschera provvisoria e difensiva \u00e8 rigida, il pi\u00f9 delle volte ha la forma della nevrosi; ciononostante talvolta \u00e8 proprio grazie ad essa che l\u2019individuo riesce a percepirsi ancora come un\u2019entit\u00e0 coesa, un\u2019identit\u00e0, come spiega magnificamente Pirandello attraverso le sue opere. Nel momento in cui l\u2019individuo esce dallo stato di caos, la maschera cambia: diventa pi\u00f9 flessibile, quasi camaleontica, e si presenta come uno degli elementi psichici che pi\u00f9 di altri pu\u00f2 aiutare la persona ad entrare in rapporto con il mondo &#8211; tanto interno a s\u00e9 quanto esterno -, rappresentando in tal modo un fattore di adattamento sano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/04_urso-bonito-5-img.gif\" alt=\"04 urso bonito 5 img\" width=\"720\" height=\"386\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Biorci G. &#8220;<em>Verso una pragmatica interculturale: l&#8217;espressione e l&#8217;interpretazione del disagio psicologico degli immigrati<\/em>&#8220;, RiMe, 2009.<\/p>\n<p>Di Bonito T. e Urso A.\u201c<em>Migrazione: etica sociale e accoglienza psicologica<\/em>\u201d in Oikonomia, rivista di etica e scienze sociali, 1, Febbraio 2014, 29-35.<\/p>\n<p>Urso A.&#8221;<em>Depressione e Felicit\u00e0<\/em>&#8221; in Scienze del Pensiero e del Comport. (ISSN 1826 &#8211; 4662), Roma, 13 (12\/2011).<\/p>\n<p>Urso A. &#8220;<em>Comunicazione e socialit\u00e0. Alla base del senso dell\u2019esistenza<\/em>&#8221; in Favorini A.M. e Russo F. (a cura di) Relazioni e Legami nell&#8217;Esistenza Umana, la Lezione di Viktor E. Frankl (ISBN 9788820473013), Franco Angeli, Milano, 2014.<\/p>\n<p>Urso A. e Crosthwaite A. (a cura di) &#8220;<em>Appartenenza ed Identit\u00e0<\/em>&#8220;, Anicia, 2016.<\/p>\n<p>Urso A. &#8220;<em>Maschera e Psicoterapia<\/em>&#8220;, Anicia, 2017.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[836,985],"fascicolo":[259],"class_list":["post-2374","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-antonino-urso","autori-teresa-di-bonito","fascicolo-febbraio-2018"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Antonino Urso, Teresa Di Bonito, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Antonino Urso, Teresa Di Bonito, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-13T07:47:28+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/04_urso-bonito-4-img-01.gif\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"15 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/identita-personale-ed-identita-culturale\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/identita-personale-ed-identita-culturale\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/identita-personale-ed-identita-culturale\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/identita-personale-ed-identita-culturale\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/04_urso-bonito-4-img-01.gif\",\"datePublished\":\"2018-02-01T11:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-13T07:47:28+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Antonino Urso, Teresa Di Bonito, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/identita-personale-ed-identita-culturale\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/identita-personale-ed-identita-culturale\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/identita-personale-ed-identita-culturale\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/04_urso-bonito-4-img-01.gif\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/04_urso-bonito-4-img-01.gif\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2018\\\/febbraio\\\/identita-personale-ed-identita-culturale\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale","description":"Leggi l'articolo a cura di Antonino Urso, Teresa Di Bonito, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Antonino Urso, Teresa Di Bonito, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-13T07:47:28+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/04_urso-bonito-4-img-01.gif","type":"","width":"","height":""}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"15 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/","name":"Oikonomia - Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/04_urso-bonito-4-img-01.gif","datePublished":"2018-02-01T11:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-13T07:47:28+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Antonino Urso, Teresa Di Bonito, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/04_urso-bonito-4-img-01.gif","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/04_urso-bonito-4-img-01.gif"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/identita-personale-ed-identita-culturale\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Identit\u00e0 personale ed identit\u00e0 culturale"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/2374","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2374"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=2374"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=2374"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}