{"id":2369,"date":"2018-02-01T12:00:00","date_gmt":"2018-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2369"},"modified":"2026-04-13T12:19:01","modified_gmt":"2026-04-13T10:19:01","slug":"la-solidarieta-lidentita-nellalterita-e-lalterita-nellidentita","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2018\/febbraio\/la-solidarieta-lidentita-nellalterita-e-lalterita-nellidentita\/","title":{"rendered":"La solidariet\u00e0: l&#8217;identit\u00e0 nell&#8217;alterit\u00e0 e l&#8217;alterit\u00e0 nell&#8217;identit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una connessione logicamente necessaria: identit\u00e0 e alterit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Il tema\u00a0 \u00e8 certamente un po&#8217; difficile e parte da quello che nella logica \u00e8 il principio fondamentale, che costituisce il binario su cui corre ogni sapere dialettico: il principio di identit\u00e0. La formulazione del tema non \u00e8 altro che una declinazione di questo principio. Sul piano formale, cio\u00e8 logico, ci troviamo con una formulazione essenzialmente astratta e quindi &#8220;universale&#8221;, che vale cio\u00e8 sempre, per tutti e comunque: un principio logicamente &#8220;indiscutibile&#8221;.<\/p>\n<p>Ma proprio per questo, la nostra esigenza di concretezza richiede una &#8220;esemplificazione&#8221;, una sua traduzione in &#8220;esempio concreto&#8221;, quello che Tommaso d\u2018Aquino chiamava una\u00a0<em>conversio ad phantasmata<\/em>, che si riferisce alla fantasia e viene in soccorso della ragione astratta-universale con qualche &#8220;esempio&#8221;. In soldoni lo facciamo quando invitiamo qualcuno a comprendere qualcosa dicendo: \u201cprova a immaginartelo\u201d. Compito dell&#8217;intelligenza, secondo Tommaso d\u2018Aquino, \u00e8 quello di cogliere il particolare nell&#8217;universale e l\u2018universale nel particolare. \u00c8 in questa linea che occorre collocare la nostra riflessione sulla &#8220;identit\u00e0 nell&#8217;alterit\u00e0 e l&#8217;alterit\u00e0 nell&#8217;identit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Parto da un &#8220;esempio&#8221; molto particolare: la fuga in sol minore BWV 578 di J.S. Bach, Come si sa, in musica si danno due modalit\u00e0 tonali: &#8220;maggiore&#8221;, allegra, gioiosa, e &#8220;minore&#8221;, dimessa, triste, luttuosa. Ebbene, Bach in questa &#8220;fuga&#8221;, pur con una tonalit\u00e0 &#8220;minore&#8221;, imposta un motivo gioioso. La fuga di Bach, pur essendo in sol minore, ci ricorda non una scena triste ma piuttosto un gioioso girotondo di bambini. \u00c8\u00a0 questa l&#8217;opera del genio: far cogliere la gioia nella tristezza, il positivo nel negativo, l&#8217;identit\u00e0 nell&#8217;alterit\u00e0. \u00c8 questo il compito dell&#8217;intelligenza, la\u00a0<em>conversio ad phantasmata<\/em>\u00a0di Tommaso d\u2018Aquino.<\/p>\n<p>Passiamo ad un altro esempio, che ci avvicina di pi\u00f9 alla logica formale. Quando dico: &#8220;Quest&#8217;orologio \u00e8 mio&#8221;, faccio contemporaneamente due operazioni contrapposte: un&#8217;affermazione-inclusione esplicita: &#8220;\u00c8 mio&#8221;, e una negazione-esclusione implicita: &#8220;Non \u00e8 tuo, n\u00e9 di alcun altro&#8221;. Ogni affermazione \u00e8 una negazione, dice la logica medievale. In ogni positivo c\u2018\u00e8 un negativo e viceversa. Il principio di identit\u00e0 della logica formale si esprime in maniera semplicissima: &#8220;A \u00e8 A&#8221;, \u201cGiuseppe \u00e8 Giuseppe\u201d, e appunto per questo \u00e8 evidente e incontrovertibile, ma non ci aiuta a conoscere n\u00e9 &#8220;A&#8221;, n\u00e9 &#8220;Giuseppe&#8221;. Se vogliamo conoscere e comprendere, non possiamo ripetere all&#8217;infinito \u201cA \u00e8 A\u201d, ma dobbiamo cercare di esplicitare &#8220;che cosa \u00e8 A&#8221; e la prima operazione da compiere \u00e8 una &#8220;negazione&#8221;: distinguere \u201cA\u201d da tutto ci\u00f2 che non \u00e8 A e quindi dire &#8220;A non \u00e8 non A&#8221; (ogni affermazione contiene una negazione). Due negazioni affermano, ma in questo caso l&#8217;affermazione \u00e8 precisata dalla esclusione di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 A, tutto ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;altro&#8221; da A: l&#8217;identit\u00e0 si precisa quindi con l&#8217;alterit\u00e0. \u00c8 quanto gi\u00e0 nell&#8217;antichit\u00e0 era stato affermato da Platone che nel<em>\u00a0Sofista<\/em>\u00a0insegna come, per scoprire l&#8217;identit\u00e0 di una realt\u00e0, bisogna sempre relazionarla con l&#8217;<em>alterit\u00e0<\/em>\u00a0che la delimita e la precisa. L&#8217;identit\u00e0 \u00e8 nell&#8217;alterit\u00e0 e viceversa: non pu\u00f2 sussistere l\u2018una senza l&#8217;altra. Inclusione ed esclusione in questo caso non sono contraddittori ma complementari: nell&#8217;identit\u00e0 di A viene incluso ci\u00f2 che viene escluso, cio\u00e8 tutto il resto. L&#8217;alterit\u00e0, quindi, si presenta come necessaria per qualificare l&#8217;identit\u00e0. La totalit\u00e0 dell&#8217;universo (l&#8217;<em>alterit\u00e0<\/em>) si rivela necessaria alla comprensione dell&#8217;identit\u00e0 anche della pi\u00f9 piccola parte di esso. Identit\u00e0 e alterit\u00e0 sono logicamente e necessariamente interconnesse.<\/p>\n<p><strong>Il passo teologico<\/strong><\/p>\n<p>Cerchiamo adesso di calare il discorso sul piano che pi\u00f9 ci interessa, cio\u00e8 quello teologico<sup>1<\/sup>. Che cosa qualifica l&#8217;identit\u00e0 cristiana alla luce di quanto si \u00e8 detto? Per una risposta ci viene in aiuto una lettura attenta e contemplata della Sacra Scrittura. Prendiamo un episodio del Vangelo. I discepoli dicono a Ges\u00f9: &#8220;Abbiamo visto alcuni che cacciavano i demoni nel tuo nome e non erano dei nostri e glielo abbiamo proibito&#8221;. Ges\u00f9 li rimprovera perch\u00e9 ci\u00f2 che quelli avevano operato era stato loro concesso dal Padre e conclude: &#8220;Chi non \u00e8 contro di noi \u00e8 per noi&#8221; (Mc 9,39). Tale conclusione suona in contrasto con l&#8217;altra: &#8220;Chi non \u00e8 con me \u00e8 contro di me&#8221; e potrebbe indurci in confusione.<\/p>\n<p>Ma, riflettendo, la seconda espressione vuole indicare che dinanzi a Ges\u00f9 non si pu\u00f2 rimanere indifferenti: o\u00a0 con Lui o contro di Lui,\u00a0<em>tertium non datur<\/em>, non c&#8217;\u00e8 la scappatoia dell&#8217;indifferenza neutrale. Mentre nel primo caso si trattava di gente che &#8220;operava nel suo nome&#8221; e quindi erano &#8220;con Lui&#8221;, anche se i discepoli dicono: &#8220;Non sono dei nostri&#8221;. Cos\u00ec si spiega l&#8217;apparente contraddizione: &#8220;Chi non \u00e8 contro di me \u00e8 per me&#8221;, perch\u00e9 se non \u00e8 &#8220;contro&#8221; \u00e8 &#8220;per&#8221;. \u00c8 proprio questa seconda formulazione che merita un approfondimento: &#8220;Chi non \u00e8 contro di me \u00e8 per me&#8221;, perch\u00e9 qui abbiamo due negazioni, &#8220;non&#8230; contro&#8221;, che costituiscono, anche logicamente, un&#8217;affermazione e, precisamente, un\u2018affermazione di appartenenza a Cristo. Insomma, tanto per intenderci rapidamente: o bianco o non-bianco, ma basta esser non-non-bianco per esser bianco. La doppia negazione \u00e8 l&#8217;affermazione.<\/p>\n<p>Certo non si tratta di un&#8217;affermazione esplicita; essa va esplicitata e illuminata con altri passi e insegnamenti del Maestro. Ne ricordo qualcuno.<\/p>\n<p>Alla fine dei tempi molti diranno: &#8220;Maestro siamo stati con te, abbiamo mangiato con te [\u2026], ma egli dichiarer\u00e0: In verit\u00e0, non vi conosco [&#8230;] (Lc 13,26). \u201cOra io vi dico che molti verranno dall&#8217;oriente e dall&#8217;occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sar\u00e0 pianto e stridore di denti&#8221; (Mt 8,11). Riflettendo su questi passi, tra i quali va ricordato tutto il discorso sulla fine dei tempi, quelli che dicevano di appartenere a Lui sono cacciati via e quelli che non appartenevano a Lui, ma &#8220;gli hanno dato da mangiare, da bere [&#8230;]\u201d, che non lo conoscevano, che &#8220;non erano contro&#8221;, si sentiranno dire: &#8220;Venite benedetti [&#8230;]&#8221;.<\/p>\n<p>La donna siro-fenicia (Mc 7, 24-30), che chiede al Maestro la guarigione della figlia, si sente rispondere da Ges\u00f9 in maniera dura che non si d\u00e0 ai cagnolini il pane dei figli. Alla replica della donna per cui anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalle\u00a0 mense dei figli, Ges\u00f9 impressionato dalla sua fede opera la guarigione: e si trattava di una donna pagana.<\/p>\n<p>Lo stesso dicasi, nel contesto drammatico della crocifissione, del centurione, che riconosce nell&#8217;<em>urlo straziante<\/em>\u00a0di Ges\u00f9 che muore\u00a0 il &#8220;Figlio di Dio&#8221;.<\/p>\n<p>Sono esempi diversi di &#8220;appartenenza a Cristo&#8221;, di chi &#8220;\u00e8 con Lui&#8221; perch\u00e9 non \u00e8 &#8220;contro di Lui&#8221;. Forse tra questi esempi il pi\u00f9 significativo \u00e8 quello del centurione che, &#8220;avendolo visto morire in quel modo\u201d, il pi\u00f9 ignominioso, e udito emettere &#8220;un forte grido&#8221;, un urlo, lo proclama &#8220;Figlio di Dio&#8221;. Riuscire a vedere il Figlio di Dio nell&#8217;uomo che muore in quella maniera, significa per un pagano una appartenenza reale, forte, anche se invisibile e implicita. \u00c8 questo tipo di appartenenza che ci deve far riflettere sul senso da dare alla nostra vita di fede in maniera da non sentirci dire: &#8220;In verit\u00e0 non vi conosco&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Un esempio geometrico<\/strong><\/p>\n<p>Per far comprendere meglio agli studenti questo tipo di appartenenza, sono solito portare l&#8217;esempio di una figura geometrica come quella di un triangolo. Un triangolo lo posso pensare bianco o di qualsiasi altro colore e non cambia niente, rimane sempre triangolo. Il colore \u00e8 indifferente. Ma dinanzi a Cristo non \u00e8 possibile essere indifferenti. O si \u00e8 con Lui o contro di Lui. Similmente la linea (il lato) appartiene al triangolo ma non \u00e8 il triangolo. Essa appartiene &#8220;essenzialmente&#8221; al triangolo, anche se non \u00e8 il triangolo e tantomeno \u00e8 &#8220;contro&#8221; di esso. Comprendiamo cos\u00ec un po&#8217; meglio l&#8217;appartenenza essenziale di chi &#8220;non \u00e8 contro&#8221; dal detto di Ges\u00f9: Chi non \u00e8 contro di me \u00e8 con me, mi appartiene. Il centurione di Cafarnao, la donna siro-fenicia visibilmente &#8220;non appartengono&#8221; a Ges\u00f9 eppure di loro \u00e8 riconosciuta una fede impressionante. Ges\u00f9, e solo Lui, \u00e8 capace di vedere la loro fede e dichiararne cos\u00ec l&#8217;appartenenza a Lui.<\/p>\n<p><strong>La fede come estetica\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Queste riflessioni ci inducono a ripensare la nostra appartenenza a Cristo, al significato che dobbiamo dare alla nostra vita cristiana in maniera &#8220;essenziale&#8221; anche se &#8220;invisibile&#8221;; sostanziale e non &#8220;accidentale&#8221;. Al riguardo \u00e8 necessario per noi acquisire il\u00a0<em>gusto<\/em>\u00a0di Dio e la\u00a0<em>sensazione<\/em>\u00a0del divino, che vanno al di l\u00e0 della visibilit\u00e0 sociale, ma sono capaci di cogliere la\u00a0<em>bellezza<\/em>\u00a0del mistero.<\/p>\n<p>La fede cos\u00ec intesa diventa una &#8220;visione estetica&#8221;, la scelta della bellezza divina, di Ges\u00f9, &#8220;in cui sono nascosti tutti tesori della sapienza e della scienza&#8221; divina, &#8220;in cui gli angeli desiderano fissare lo sguardo&#8221; (1 Pt 1,12). \u00c8 questo quanto viene realizzato dai &#8220;mistici&#8221;, coloro che colgono ed esperimentano ci\u00f2 che non \u00e8 esprimibile. (La radice del termine mistico significa essere<em>\u00a0chiuso<\/em>, essere<em>\u00a0muto<\/em>).\u00a0 L&#8217;esperienza mistica \u00e8 la contemplazione inesprimibile del mistero della bellezza divina. Ci\u00f2 che pu\u00f2 avvicinarci a tale esperienza \u00e8 la musica in certe pagine dei grandi geni, in cui si coglie la sintesi &#8220;indicibile&#8221; di positivo e negativo, di gioia e tristezza, di serenit\u00e0 e tragedia, di finito e infinito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L&#8217;integrazione e la solidariet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Dalla musica e dalla fede si pu\u00f2 imparare in concreto che cosa significhi integrazione e solidariet\u00e0, perch\u00e9 sono l&#8217;educazione pi\u00f9 intima della coscienza.<\/p>\n<p>Di per s\u00e9 l&#8217;integrazione sarebbe una operazione dialettica, come ho detto: l&#8217;inclusione dell&#8217;esclusione.\u00a0<em>Integrare<\/em>\u00a0pu\u00f2 significare tre cose:<\/p>\n<p>a) l&#8217;azione che porta all&#8217;integrit\u00e0 di qualcosa,<br \/>\nb) l&#8217;azione che colma una mancanza reciproca,<br \/>\nc) l&#8217;azione che scopre l&#8217;integrit\u00e0 nascosta.<\/p>\n<p>Le prime due azioni partono dal negativo e lo devono negare. La terza parte dal positivo e lo esplicita. La terza \u00e8 il modo concreto della fede cattolica:<em>\u00a0kata olou<\/em>\u00a0vuol dire\u00a0<em>secondo l&#8217;intero<\/em>. Ed \u00e8 lo sguardo sull&#8217;intero dal punto di vista di Dio. Esclude la violenza dell&#8217;imposizione e include la dolcezza della posizione originaria. L&#8217;originalit\u00e0 sta infatti nell&#8217;idea di\u00a0<em>scoperta<\/em>: l&#8217;invenzione del medio della composizione o sintesi. Il medio non \u00e8 lo strumento ma il centro, ci\u00f2 che sta nel mezzo.<\/p>\n<p>Qui sta il rispetto delle coscienze: avere in s\u00e9 l&#8217;altro da s\u00e9 cos\u00ec come l&#8217;altro ci porta in s\u00e9, perch\u00e9 tutto sia\u00a0<em>custodito<\/em>\u00a0e cio\u00e8 integro. Ciascuno custodisce tutto e ogni altro perch\u00e9 \u00e8 custodito dal tutto e da ogni altro. Questa \u00e8 la ricchezza infinita di ciascuna coscienza che sta nel riversarsi reciproco, il conversare. Forse \u00e8 proprio l\u00ec che alberga la misericordia, la compassione che intesse l&#8217;intera creazione. \u201c<em>Conversatio nostra in coelis est<\/em>\u201d: la nostra conversazione \u00e8 nei cieli (Fil 3,2). E cos\u00ec, la musicalit\u00e0 delle voci e delle idee risuona infinitamente in quello che papa Francesco ha definito come il\u00a0<em>poliedro<\/em>, che \u201c\u00e8 uno ma ha facce differenti\u201d<sup>2<\/sup>\u00a0.<\/p>\n<p>In termini estetici potrei tradurre questa immagine in un\u00a0<em>caleidoscopio<\/em>: l&#8217;unit\u00e0 nella diversit\u00e0 polivoca delle somiglianze e delle similitudini. E il\u00a0<em>conversare<\/em>\u00a0sarebbe l&#8217;edificio solido (<em>solidus<\/em>,<em>\u00a0solus<\/em>,\u00a0<em>olos<\/em>\u00a0cio\u00e8 ancora\u00a0<em>intero<\/em>\u00a0e\u00a0<em>integro<\/em>) della vita nuova:\u00a0<strong>C<\/strong>alandosi\u00a0<strong>O<\/strong>nestamente\u00a0<strong>N<\/strong>ella\u00a0<strong>V<\/strong>elata\u00a0<strong>E<\/strong>\u00a0<strong>R<\/strong>icca\u00a0<strong>S<\/strong>ensibilit\u00e0\u00a0<strong>A<\/strong>ltrui\u00a0<strong>R<\/strong>eciprocamente\u00a0<strong>E<\/strong>dificarsi. E il solidale \u00e8 chi\u00a0<strong>S<\/strong>copre\u00a0<strong>O<\/strong>vunque<strong>\u00a0L<\/strong>&#8216;Intero\u00a0<strong>D<\/strong>ove\u00a0<strong>A<\/strong>ltri\u00a0<strong>L<\/strong>o\u00a0<strong>E<\/strong>scludono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Ho sviluppato in modo pi\u00f9 articolato queste riflessioni in G. BARZAGHI,\u00a0<em>L&#8217;intelligenza della fede. Credere per capire, sapere per credere<\/em>, ESD, Bologna 2012.Ho sviluppato in modo pi\u00f9 articolato queste riflessioni in G. BARZAGHI, L&#8217;intelligenza della fede. Credere per capire, sapere per credere, ESD, Bologna 2012.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0Cf.\u00a0<em>\u00abAvere coraggio e audacia profetica\u00bb. Dialogo di papa Francesco con i gesuiti riuniti nella 36\u00aa Congregazione Generale<\/em>, in \u201cLa Civilt\u00e0 Cattolica\u201d10 dicembre 2016, p. 426.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1118],"fascicolo":[259],"class_list":["post-2369","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giuseppe-barzaghi","fascicolo-febbraio-2018"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La solidariet\u00e0: l&#039;identit\u00e0 nell&#039;alterit\u00e0 e l&#039;alterit\u00e0 nell&#039;identit\u00e0<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Barzaghi, pubblicato nel numero di Febbraio 2018. 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