{"id":2344,"date":"2017-10-01T12:00:00","date_gmt":"2017-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2344"},"modified":"2026-04-13T00:51:53","modified_gmt":"2026-04-12T22:51:53","slug":"la-perfezione-della-fatica-e-la-spiritualita-dellanima-umana","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2017\/ottobre\/la-perfezione-della-fatica-e-la-spiritualita-dellanima-umana\/","title":{"rendered":"La perfezione della fatica e la spiritualit\u00e0 dell\u2019anima umana"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Fa\u2019 e desfa\u2019 l\u2019\u00e8 t\u00fct un laur\u00e0\u201d. Questo \u00e8 il celebre detto che allieta la parlata del milanese lavoratore&#8230; quello che ha messo in piedi dal nulla la sua \u201cfabrich\u00e8tta\u201d. Che cosa vuol dire? Semplice: <em>fare e disfare \u00e8 tutto un lavorare<\/em>. Sembra ovvio. Ma la cosa bella che va sottolineata \u00e8 che anche l\u2019aspetto distruttivo, quello deleterio, il disfare, ha un carattere di impegno: \u00e8 sempre un lavorare! Il che pone evidentemente l\u2019accento sull\u2019impor- tanza e la positivit\u00e0 del lavoro come tale. E tanto per sottolineare la cosa, se non bastasse, mio nonno aggiungeva un suo effato sarcastico: \u201cCunt la buca in bun t\u00fcc&#8230; cunt i man no\u201d, cio\u00e8 con la bocca tutti sono capaci, con le mani no&#8230;<\/p>\n<p>Insomma, il lavoro ha in s\u00e9 qualcosa di nobile, al di l\u00e0 della parola che lo indica come semplice \u201cfatica\u201d. Certo, in latino,\u00a0<em>labor<\/em>\u00a0vuol dire\u00a0<em>fatica<\/em>, ma occorre prenderlo nel senso pi\u00f9 bello della consummazione delle energie. S\u00ec, s\u00ec, ho proprio scritto\u00a0<em>consummazione<\/em>\u00a0con due \u201cm\u201d. Non \u00e8 un errore, \u00e8 una riproposta etimologica del temine. In latino c\u2019\u00e8 sia\u00a0<em>consumere<\/em>\u00a0che\u00a0<em>consummare<\/em>. Consumere \u00e8 il nostro\u00a0<em>consumare<\/em>, nel senso di ridurre al nulla:\u00a0<em>consumato<\/em>\u00a0dunque nel senso di\u00a0<em>consunto<\/em>,\u00a0<em>sdrucito<\/em>.\u00a0<em>Consummare<\/em>, invece, vuol dire \u201cportato al sommo\u201d,\u00a0<em>perfezionato<\/em>\u00a0e dunque\u00a0<em>perfetto<\/em>, cio\u00e8 appunto\u00a0<em>compiuto<\/em>. Ma anche in italiano c\u2019\u00e8 l\u2019espressione equivalente, anche se va contestualizzata per essere riconosciuta, sempre per via dell\u2019unica \u201cm\u201d. Il matrimonio si dice\u00a0<em>consumato<\/em>\u00a0non perch\u00e9 \u00e8 finito ma perch\u00e9 si \u00e8 compiuto. Un esperto si dice\u00a0<em>consumato<\/em>\u00a0non perch\u00e9 si \u00e8 esaurito, ma perch\u00e9 \u00e8\u00a0<em>molto pratico<\/em>\u00a0di quello che fa.<\/p>\n<p>Ecco, il lavoro \u00e8 la fatica della perfezione ed \u00e8 perci\u00f2 la perfezione della fatica. Lavorare implica sacrificare intelligentemente delle energie. Beh questo non sembra pi\u00f9 tanto ovvio e allora occorre una spiegazione. La fatica \u00e8 fatica, cio\u00e8 consumazione di energia. Ma un conto \u00e8 consumare senza risultati apprezzabili e altro e consumare energia con un risultato oggettivamente apprezzato. L\u2019apprezzamento non \u00e8 una attribuzione di prezzo, ma un riconoscimento di pregio: questo fa la differenza, perch\u00e9 il\u00a0<em>prezzo<\/em>\u00a0cambia a seconda della domanda e dell\u2019offerta, il\u00a0<em>pregio<\/em>\u00a0\u00e8 stabile. Certe cose, proprio perch\u00e9 pregiate, non le si venderebbe mai&#8230; neppure per tutto l\u2019oro del mondo. Lo si dice, no? Bene, il lavoro porta l\u2019esaurimento dell\u2019energia che \u00e8 la fatica a\u00a0<em>consummarsi<\/em>\u00a0nel pregio. Che poi la cosa cos\u00ec prodotta e pregiata la si venda o no, questo \u00e8 secondario per l\u2019idea che stiamo considerando. E il pregio di questa fatica obiettivata si riflette nella soddisfazione del lavoratore e il riconoscimento di chi lo con- sidera: ha qualcosa di piacevole, di poeticamente piacevole. Per dirla con Leopardi:\u00a0<em>Piacer figlio d\u2019affanno<\/em>.<\/p>\n<p>Dunque sotto questo profilo, il lavoro \u00e8 l\u2019Af- faticarsi Volentieri Ottenendo Risultati Onorevoli. Certo \u00e8 che anche il criterio vuole la sua parte&#8230; il risultato dichiara oggettivamente l\u2019abilit\u00e0 che l\u2019ha prodotto perch\u00e9 se ne apprezza l\u2019utilit\u00e0 e la fruibilit\u00e0. E cos\u00ec il lavoro \u00e8 l\u2019Abilit\u00e0 Verificata Ottenendo Risultati Oggettivi.<\/p>\n<p>Ma dove \u00e8 nascosto il segreto del lavoro cos\u00ec inteso, dove si trova la qualit\u00e0 che lo dipinge in questo modo?<\/p>\n<p>Se bastasse un semplice programma con circuiti elettrici ineccepibili (sempre che non venga a\u00a0\u00a0<em>mancare<\/em>\u00a0 l\u2019<em>energia<\/em>\u00a0elettrica&#8230;\u00a0 non\u00a0 \u00e8 proprio questa l\u2019idea di consumo, n\u00e9 nel senso\u00a0<em>consummativo<\/em>\u00a0n\u00e9 in quello\u00a0<em>consumativo<\/em>) resterebbe sempre il problema della spina: chi l\u2019attacca e chi la stacca. E non \u00e8 certo la spina o il circuito elettrico o il programma: se stacco la spina di un impianto programmato per riavviarsi \u201cautono- mamente\u201d e ha le batterie ormai \u201cconsumate\u201d&#8230; col fischio che riparte da solo!<\/p>\n<p>Non ci si congratula con un computer ma con chi l\u2019ha progettato. E si resta pi\u00f9 meravigliati di fronte ai famosi macachi di Koshima Islete che hanno scoperto la bont\u00e0 delle patate condite (le bagnavano con l\u2019acqua del mare per insaporirle&#8230; anche se non avevano certo l\u2019idea di creare e brevettare una ricetta), piuttosto che di fronte ad un sofisticato robot. Ci\u00f2 che conta \u00e8 l\u2019inventiva, l\u2019ideazione, la creativit\u00e0. Tommaso d\u2019Aquino ri- conosce una certa volontariet\u00e0 seppur imperfetta, perch\u00e9 basata su una conoscenza puramente sen- sitiva, anche all\u2019animale pi\u00f9 evoluto (cf.\u00a0<em>S.Th<\/em>., I-II,6,2).<\/p>\n<p>Ma ancora: non \u00e8 poi l\u2019intelligenza program- matrice che conta nel lavoro, quanto piuttosto l\u2019intelligenza che guida consapevolmente l\u2019operare. Una prova? Quando nel cantiere parla l\u2019ingegnere, gli operai guardano il geometra&#8230; Non per spregio nei confronti dell\u2019ingegnere, ma per il semplice fatto che tra il dire e il fare c\u2019\u00e8 di mezzo il mare della abilit\u00e0 pratica. Ricorda il detto del nonno: cunt la buca in bun t\u00fcc&#8230; Il problema non \u00e8 solo che cosa si deve fare, ma soprattutto\u00a0<em>come si fa<\/em>\u00a0a farlo.<\/p>\n<p>Dunque ci\u00f2 che rende prezioso il lavoro, ci\u00f2 che lo qualifica nella sua gustosa\u00a0<em>consummazione<\/em>\u00a0di energia, \u00e8 la coscienza, l\u2019intelligenza che ospita l\u2019operare, cio\u00e8 il lavorare nella sua completezza: non solo l\u2019operato, non solo l\u2019operazione, ma anche l\u2019operatore. Il lavorare non \u00e8 il semplice<em>\u00a0fare<\/em>, ma il\u00a0<em>saper fare<\/em>. E in quel sapere \u00e8 contenutoanche il sapere stesso:<em>\u00a0il sapere di saper<\/em>\u00a0fare. Il virtuoso sa di esserlo, non esiste un virtuoso per caso! Allora quella coscienza la si deve chiamare\u00a0<em>autocoscienza<\/em>: la consapevolezza di s\u00e9 consapevoli nella quale naviga o nuota il gusto del concepi- mento, della escogitazione improvvisa, del con- trollo circospetto, del senso gioioso della propria fatica che matura in risultato o anche semplice- mente nel suo abbozzo pieno di intelligente in- tenzione. Questo \u00e8 il segreto del pregio del lavoro. \u00c8 l\u2019autoconsapevolezza che accompagna ogni gesto alla quale richiama l\u2019adagio latino:\u00a0<em>age quod agis<\/em>! Come dire: agisci l\u2019agire, fai attenzione a quanto stai facendo in quanto lo stai facendo, presta attenzione al fare. Guarda te stesso mentre stai guardando ci\u00f2 che stai facendo.<\/p>\n<p>Un lavoro \u00e8 perfetto quando la perfezione \u00e8 lavorata, e cos\u00ec il lavoro \u00e8 la fatica della perfezione ed \u00e8 la perfezione della fatica: la perfezione della fatica \u00e8 la consapevolezza di tradurre se stessi in ci\u00f2 che si sta facendo. Anche se fosse un semplice automatismo, lo si caricherebbe di una infinita intensit\u00e0 di significati. Il lavoro, col suo impegno e la sua dinamica di sacrificio sensato unge di dignit\u00e0. L\u2019ha detto Papa Francesco all\u2019Ilva: gli uomini e le donne \u201ccon il lavoro sono unti di dignit\u00e0\u201d<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/cerebroartificiale1.jpg\" alt=\"cerebroartificiale1\" width=\"250\" height=\"188\" \/>L\u2019autocoscienza, la spiritualit\u00e0 dell\u2019anima umana \u00e8 il segreto pi\u00f9 intimo e grande anche del lavoro pi\u00f9 esteriore e umile. \u00c8 nel sapersi sapienti che sta il segreto del pensare e dell\u2019operare e ditutto l\u2019essere dell\u2019uomo, anima e corpo. E l\u2019au- tocoscienza \u00e8 irriducibile alla dimensione fisica o cerebrale dell\u2019uomo. Ed \u00e8 il motivo per il quale l\u2019autocoscienza non pu\u00f2 essere spiegata dalle neuroscienze. E l\u2019argomento \u00e8 semplice e di esperienza comune: ci\u00f2 che \u00e8 materiale non riflette su se stesso (l\u2019udito non ode l\u2019udire, o l\u2019udire non ode se stesso, la vista non vede il vedere, o il vedere non vede se stesso, il tatto non tocca il toccare \u2026 non \u00e8 la mano che tocca la faccia ecc.); ora l\u2019autocoscienza riflette su se stessa (\u00e8 la coscienza di esser cosciente, il pensiero pensa se stesso); dunque l\u2019autocoscienza \u00e8 im- materiale, \u00e8 cio\u00e8 spirituale<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>Ma l\u2019esclusivit\u00e0 della materialit\u00e0 non esclude che l\u2019autocoscienza, cio\u00e8 l\u2019anima umana, sia il principio costitutivo e sostantivo di tutta la com- plessit\u00e0 fisica dell\u2019uomo. Questa \u00e8 la bellezza dell\u2019unit\u00e0 sostanziale dell\u2019uomo. In questo senso Tommaso d\u2019Aquino dice che l\u2019anima razionale \u00e8 sostanza incorporea eppure forma sostanziale del copro (<em>Contra Gentes<\/em>, II, 68). E proprio in questo l\u2019autocoscienza permette all\u2019uomo di tradursi nel suo lavoro, cio\u00e8 nella perfezione della sua fatica.<\/p>\n<p>Per farla breve concluderei con un decalogo dell\u2019anima, scherzoso ma non troppo, che giudico molto efficace\u00a0 per\u00a0 sintetizzare\u00a0 il\u00a0 discorso\u00a0 elasciarlo impresso nella mente.<\/p>\n<p>1. L\u2019uomo \u00e8 un animale dotato di parola, cio\u00e8 razionale: riconosce i legami tra le cose e li esprime. Non \u00e8 solo ci\u00f2 che mangia.<\/p>\n<p>2. \u00c8 composto di anima razionale e corpo organico: non \u00e8 n\u00e9 angelo n\u00e9 bestia.<\/p>\n<p>3. L\u2019anima razionale \u00e8 il suo principio vitale e strutturante: gli d\u00e0 cio\u00e8 tutte le caratteristiche che gli riconosciamo, sia fisiche che spirituali, e lo vivifica. La mano dell\u2019uomo, con la perfetta opposizione pollice-indice, \u00e8 lo strumento di tutti gli strumenti ed \u00e8 conseguenza della ragione che inventa gli strumenti. C\u2019\u00e8 la mano perch\u00e9 c\u2019\u00e8 la ragione e non viceversa.se stesso (non toccarti la mano! Non ho detto che una mano non lava l\u2019altra\u2026).<\/p>\n<p>4. Senza l\u2019anima, l\u2019uomo \u00e8 morto e il suo corpo non si chiama pi\u00f9 corpo, ma cadavere: nome collettivo, come esercito, per dire che non \u00e8 pi\u00f9 una sostanza ma pi\u00f9 sostanze\u2026 che per\u00f2 non rispondono pi\u00f9 a un ordine.<\/p>\n<p>5. L\u2019anima razionale \u00e8 essenzialmente spir- ituale, perch\u00e9 ha delle operazioni che non solo non richiedono il corpo, ma lo escludono. L\u2019au- tocoscienza, per esempio, sapersi sapienti. La vista invece non vede se stessa, il tatto non tocca<\/p>\n<p>6. L\u2019anima razionale svolge anche le funzioni vegetative e sensitive, altrimenti in un uomo si darebbero tre anime, cio\u00e8 tre principi vitali e strutturanti: cos\u00ec un uomo sarebbe tre e non uno. E potrebbe giocare a scopone con la smorfia, facendo un semplice solitario.<\/p>\n<p>7. Poich\u00e9 spirituale, l\u2019anima razionale non dipende dal corpo e non si corrompe con il cor- rompersi del corpo: \u00e8 immortale. Menomale!<\/p>\n<p>8. Non dipendendo dal corpo, essa \u00e8 creata immediatamente da Dio nell\u2019atto stesso del con- cepimento. Non infusa in un corpo preesistente e predisposto. \u00c8 l\u2019anima stessa che struttura il corpo e lo vivifica; dunque lo prepara alla ricezione di s\u00e9 stessa. Come (in un ordine pi\u00f9 superficiale) il fuoco infuoca la legna e la predispone rinsec- chendola.<\/p>\n<p>9. L\u2019anima \u00e8 presente fin dal primo istante della vita. Solo in questo senso si pu\u00f2 parlare semplicemente di rispetto della vita: proprio per evitare che qualche microcefalo (che capisce solo col microscopio) possa pensare che al primo stadio la vita sia comune all\u2019uomo e alla zanzara. Certi pastrugni [pasticci] non li fanno nemmeno gli studenti delle scuole serali.<\/p>\n<p>10. L\u2019anima razionale ha un\u2019apertura spirituale infinita, nella quale Dio si pu\u00f2 manifestare dal- l\u2019interno. Se penso che qualcosa sia esterno al pensiero, l\u2019esterno ha gi\u00e0 cessato di esser tale\u2026 e io faccio la figura del fesso.<\/p>\n<p>Conclusione a modo di obiezione e risposta. Non \u00e8 detto che sia cos\u00ec! E se lo fosse? Chi spara uccide\u2026 anche sparando cavolate!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/papa\/pagine\/papa-francesco-agenova-ilva-vescovi-giovani-pediatria-messa\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.avvenire.it\/<\/a><br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Sulle implicazioni pi\u00f9 complesse di questa argomen- tazione in campo filosofico rinvio al mio studio G. BAR- ZAGHI, L\u2019intero antropologico. Con Gentile oltre Gentile verso una rifondazione metafisica dell\u2019antropologiatomista. Ovvero le virtualit\u00e0 tomistiche del discorso filosofico sul- l\u2019autocoscienza e la corporeit\u00e0 umana, in \u201cDivus Thomas\u201d 1 (2007), pp. 29-48.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1118],"fascicolo":[254],"class_list":["post-2344","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giuseppe-barzaghi","fascicolo-ottobre-2017"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La perfezione della fatica e la spiritualit\u00e0 dell\u2019anima umana<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giuseppe Barzaghi, pubblicato nel numero di Ottobre 2017. 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