{"id":2341,"date":"2017-10-01T12:00:00","date_gmt":"2017-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2341"},"modified":"2026-04-13T00:51:53","modified_gmt":"2026-04-12T22:51:53","slug":"industria-4-0-lavoro-4-0","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2017\/ottobre\/industria-40-lavoro-40\/","title":{"rendered":"Industria 4.0! \u2013 Lavoro 4.0?"},"content":{"rendered":"<p>Intelligenza artificiale, digitalizzazione, stampa 3D, robotica avanzata, veicoli autonomi, nuovi materiali. Questo ci prepara il futuro!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E il lavoro?<br \/>\nTelelavoro,\u00a0<em>smart working<\/em>, lavoro ibrido, oc- casionale, intermittente, imprenditivo, ecc..; lavoro fuori dallo spazio e dal tempo, lavoro in reperibilit\u00e0 costante (<em>work porosity<\/em>).<\/p>\n<p>A fronte dello sviluppo delle nuove tecnologie, assistiamo anche a una progressiva riduzione delle attivit\u00e0 lavorative.<\/p>\n<p>Ma senza lavoro quale futuro si costruisce?<br \/>\nStiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale con un impatto pervasivo sui sistemi produttivi, sui processi organizzativi, sulle relazioni tra gli attori delle relazioni industriali, sulle organizzazioni sociali ed economiche, sulle modalit\u00e0 lavorative e sui comportamenti degli individui.<\/p>\n<p>La globalizzazione delle economie e dei mer- cati, le nuove tecnologie e l\u2019andamento de- mografico accrescono le incertezze delle economie occidentali, dei governi e delle persone. Se a livello mondiale, la globalizzazione ha incre- mentato gli investimenti, l\u2019occupazione e il Pil pro capite, soprattutto di alcuni paesi che fino a qualche anno fa definivamo in via di sviluppo, i suoi effetti si stanno riverberando in modo pre- occupante nei paesi cosiddetti \u201csviluppati\u201d.<\/p>\n<p>Nel contempo, siamo disorientati dal vertigi- noso aumento delle persone interconnesse ai social media, dalla digitalizzazione di tante man- sioni e dalla preoccupazione per i robot che sos- tituiscono le persone in molti lavori e per i com- puter in grado di replicare le funzioni del cervello umano. La quarta rivoluzione industriale, innescata in silenzio e per alcuni anni argomento per gli addetti ai lavori, si \u00e8 improvvisamente imposta all\u2019attenzione della pubblica opinione. \u00c8 chiaro ormai a tutti, tranne ai politici distratti, che la nostra vita \u00e8 destinata a cambiare con una velocit\u00e0 mai vista prima.<\/p>\n<p>Non si tratta di singole invenzioni: motore a scoppio,\u00a0 elettricit\u00e0,\u00a0 calcolatore\u00a0 ma\u00a0 di\u00a0 una rivoluzione sistemica.<\/p>\n<p>Questa velocit\u00e0 sta modificando i paradigmi di riferimento a livello sociale ed economico e a livello individuale; pertanto ci stiamo chiedendo non solo cosa e come fare, ma anche chi siamo e chi saremo. Dobbiamo trovare le nuove modalit\u00e0 di coesistenza tra societ\u00e0 e tecnologia, senza di- menticare che quest\u2019ultima \u00e8 frutto del lavoro umano e come tale pu\u00f2 essere controllata.<\/p>\n<p>Ma i governi, le grandi organizzazioni sociali, le universit\u00e0 ed i sistemi educativi hanno colto pienamente la vastit\u00e0 e la velocit\u00e0 di questa rivoluzione?<\/p>\n<p>Se gli organi, e gli individui che le compongono, non hanno valori e obiettivi comuni e non hanno piena consapevolezza della rivoluzione in atto, come possono affrontare il cambiamento e le sue future e complesse implicazioni?<\/p>\n<p>La trasformazione tecnologica ci porter\u00e0, ob- bligatoriamente, a elaborare nuovi modelli sociali e a creare nuove opportunit\u00e0 per migliorarli. Ne scaturisce l\u2019esigenza che la quarta rivoluzione industriale sia centrata sulla persona, superando l\u2019inevitabile conflitto uomo-macchina. Per fare ci\u00f2 \u00e8 necessario che l\u2019insieme delle forze so- ciopolitiche e culturali si mobilitino, poich\u00e9 la natura di questa rivoluzione condizioner\u00e0 tutti i Paesi, le loro economie, le organizzazioni sociali, la vita dei singoli individui.<\/p>\n<p>Temo, per\u00f2, che le capacit\u00e0 di gestione e di recepimento di questi cambiamenti, messe in atto fino ad oggi, siano del tutto inadeguate. Eppure sarebbe utile analizzare la realt\u00e0. Il concetto di massa \u00e8 scomparso, non esistono pi\u00f9 i colletti bianchi e le tute blu. Gli operai delle grandi fabbriche lavorano in polo e jeans, non in tuta. Non si lavora pi\u00f9 alla catena di montaggio, ma in piccoli gruppi. \u00c8 finita l\u2019organizzazione parcellizzata. Le aziende riorganizzano i processi produttivi standardizzando le mansioni, sia per poterle pi\u00f9 facilmente esternalizzare, che per svolgerle con modalit\u00e0 digitali. Tale semplifi-<br \/>\ncazione fa s\u00ec che gli algoritmi rimpiazzino il lavoro umano. I lavori amministrativi vengono continuamente sostituiti dalle macchine.<\/p>\n<p>Dall\u2019inizio della crisi sono scomparse circa 700 banche.<\/p>\n<p>Questi cambiamenti organizzativi stanno mod- ificando le performance di scala delle aziende. Se confrontiamo diacronicamente il polo del- l\u2019industria tradizionale americana con quello della Silicon Valley vediamo che nel 1990, le tre maggiori aziende di Detroit hanno prodotto una capitalizzazione combinata pari a 36 miliardi di dollari e ricavi pari a 250 miliardi di dollari, con una forza lavoro costituita da 1,2 milioni di persone; mentre, nel 2014, le tre maggiori aziende della\u00a0<em>Silicon Valley<\/em>\u00a0hanno ottenuto una capitaliz- zazione combinata ben pi\u00f9 elevata (1,09 trilioni di dollari), generando circa lo stesso ricavo (247 miliardi), ma con un numero di dipendenti dieci volte inferiore (137.000 lavoratori)<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Quindi pi\u00f9 profitti e meno lavoro!<br \/>\nIl\u00a0<em>World Economic Forum<\/em>, \u201cThe Future of Jobs\u201d (Davos, gennaio 2016), evidenzia le categorie dei lavoratori che tra il periodo 2015-2020 diminuiranno e quelle che aumenteranno. A fronte della creazione di 2 milioni di posti di lavoro, se ne perderanno 7 milioni. Attualmente non siamo in grado di valutare l\u2019impatto di tale trend in Eu- ropa, ma possiamo prevedere che l\u2019occupazione si concentrer\u00e0 nei settori dell\u2019ingegneria, del- l\u2019informatica, delle biotecnologie, dei servizi alla persona e parzialmente della finanza. La capacit\u00e0 di risolvere problemi attraverso capacit\u00e0 logico- critiche e creative sar\u00e0 la competenza pi\u00f9 ricercata. Le categorie pi\u00f9 colpite saranno quelle degli am- ministrativi e degli addetti alla manifattura e alla produzione. Operai, impiegati e dirigenti, saranno gruppi sparuti con sempre minor peso sociale ed economico. In tale contesto le organizzazioni datoriali e sindacali dovranno rivedere il loro ruolo.<\/p>\n<p>L\u2019industria 4.0 e il lavoro 4.0 sono in continua evoluzione e non siamo in grado di definire le\u00a0<em>skill<\/em>\u00a0necessarie per aumentare l\u2019occupabilit\u00e0 delle persone. Possiamo dire che quasi tutte le abilit\u00e0 dei futuri lavoratori sono legate al digitale. Le competenze logico-matematiche, saper applicare la tecnologia ai bisogni dei singoli, una padronanza del digitale che consenta una corretta comunicazione in almeno due lingue, sia nel lavoro che nella vita privata, sono un\u00a0<em>must<\/em>, non solo per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, ma anche per tutti coloro che non vogliono rimanere esclusi dalla riorganizzazione sociale in atto. Il\u00a0<em>reskilling<\/em>\u00a0sar\u00e0 fondamentale per le aziende che intendono rimanere sul mercato. Tutto il personale dovr\u00e0 essere coinvolto nell\u2019apprendimento di nuove modalit\u00e0 di lavoro e di competenze di- verse dalle attuali.<\/p>\n<p>Avremo il problema degli\u00a0<em>over<\/em>\u00a050 a cui sar\u00e0 richiesta una maggiore flessibilit\u00e0 culturale ed organizzativa. Dovremmo improntare un \u201c<em>reverse mentoring<\/em>\u201d, uno scambio di competenze tra nativi digitali e senior: sarebbe un proficuo scambio professionale.<\/p>\n<p>J.M. Keynes preconizzava che a seguito dello sviluppo tecnologico avremmo avuto un grave aumento della disoccupazione \u00abdovuta alla nostra scoperta dei mezzi per economizzare l\u2019uso delle braccia, pi\u00f9 veloci del ritmo a cui possiamo trovare nuovi utilizzi della forza lavoro\u00bb. I problemi rimangono gli stessi: la velocit\u00e0 di cambiamento dei sistemi produttivi, i tempi di lavoro, la lentezza e la difficolt\u00e0 di adeguare la forza lavoro.<\/p>\n<p>La domanda che tutti si pongono \u00e8 se la tec- nologia distrugger\u00e0 posti di lavoro, ovvero se la societ\u00e0 produrr\u00e0 una domanda di nuovi beni e servizi creando nuovi posti di lavoro. Sono con- vinto che emergeranno nuovi bisogni e nuovi beni o servizi da produrre e ci\u00f2 creer\u00e0 nuovi lavori, ma non in tempi brevi. E nel frattempo che fare?<\/p>\n<p>Nella fase di transizione, la riconversione professionale dei lavoratori attuali e un\u2019adeguata formazione dei nuovi sembrano le risposte pi\u00f9 ovvie.<\/p>\n<p>In molti paesi europei la formazione \u00e8 finanziata dal Fondo Sociale Europeo (FSE) e dai Fondi Interprofessionali. Si rileva per\u00f2, che molti percorsi formativi non sono coerenti con le richieste del mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Il sistema informativo sul mercato del lavoro \u00e8 frantumato e parcellizzato. Sembra che si pensi solo a individuare le competenze nel territorio di appartenenza, come se la globalizzazione coin- volgesse solo la finanza e le tecnologie e non le competenze distintive che ne conseguono.<\/p>\n<p>Si dice che in Italia sono scoperti 600.000 posti di lavoro, per\u00f2, se si cerca di capire che tipo di professionalit\u00e0 \u00e8 richiesta e in quale citt\u00e0, provincia o regione si manifestano tali esigenze, entriamo in una giungla informativa che scoraggia i giovani in cerca di lavoro. Il risultato \u00e8 che si preferisce emigrare in paesi in cui la richiesta di lavoratori \u00e8 molto semplificata, come si evince<br \/>\ndagli annunci\u00a0 di un\u00a0 sito di\u00a0 offerte di\u00a0 lavoro inglese dove semplicemente: la societ\u00e0\u00a0<strong>A<\/strong>, cerca un\/a giovane con la professionalit\u00e0\u00a0<strong>B<\/strong>, per lavorare nella citt\u00e0\u00a0<strong>C<\/strong>, retribuzione\u00a0<strong>D<\/strong>, contratto\u00a0<strong>E<\/strong>, inviare\u00a0C.V. Seguono n. di telefono e fax della societ\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario iniziare subito un lavoro che metta assieme risorse pubbliche e private, che superi la frantumazione degli interventi formativi. Quando i sistemi di politica attiva del lavoro avranno fatto rete, un giovane, con una semplice\u00a0<em>applicazione<\/em>, potr\u00e0 conoscere tutte le offerte e verificarne le caratteristiche, proprio come si fa ora per cercare un appartamento: citt\u00e0, quartiere, mq, tipologia, costo, ecc\u2026<br \/>\nL\u2019Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), le Regioni, le Universit\u00e0 e i privati devono costituire una modalit\u00e0 unica di interventi che investano su:<\/p>\n<ul>\n<li><em>la formazione certificata;<\/em><\/li>\n<li><em>le normative sui tirocini;<\/em><\/li>\n<li><em>l\u2019alternanza scuola-lavoro;<\/em><\/li>\n<li><em>i programmi scolastici universitari pi\u00f9 coerenti alle richieste di lavoro;<\/em><\/li>\n<li><em>l\u2019outplacement.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/automatizzazione1.jpg\" alt=\"automatizzazione1\" width=\"250\" height=\"171\" \/>Solo cos\u00ec gli incentivi per le assunzioni avranno un\u2019efficacia nel lungo periodo e non nel breve come accade ora.<\/p>\n<p>Alcuni studi hanno fatto emergere come il contributo delle nuove competenze sia inadeguato rispetto agli investimenti tecnologici e questo \u00e8 uno dei motivi del ritardo. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto soprattutto al difficile e qualche volta inesistente dialogo tra strutture educative\/formative e le aziende. Anche le associazioni datoriali e sindacali non sembrano molto impegnate a sviluppare progetti di for- mazione continua, che consentano ai lavoratori e<br \/>\nquindi alle aziende di acquisire nuove conoscenze e competenze distintive. Si lamenta il bisogno di tecnici specializzati, per\u00f2 non si aboliscono le tasse universitarie per facolt\u00e0 come matematica, fisica, informatica, biotecnologia etc.<\/p>\n<p>Nuove tecnologie e nuove competenze vanno di pari passo, altrimenti si rischia di rallentare lo sviluppo o peggio, pochi \u201ccompetenti\u201d andranno avanti e molti rimarranno indietro.<\/p>\n<p>L\u00e0 dove gli investimenti sul capitale intangibile (conoscenze) \u00e8 stato doppio rispetto a quelli sul capitale fisico, si sono potuti verificare gi\u00e0 nel breve-medio periodo profitti privati e sociali pi\u00f9 elevati.<\/p>\n<p>I lavori a basso rischio di automazione potranno sopravvivere a condizione che nel mix delle competenze siano consolidate le capacit\u00e0 creative e decisionali in situazioni di incertezza. Diventa importante la capacit\u00e0 di leggere, di decodificare la realt\u00e0 sociale, di saper intervenire con idee originali. L\u2019obiettivo dei nuovi paradigmi formativi \u00e8 quello di abilitare i lavoratori a gestire elementi di imprevedibilit\u00e0 e di produrre una spinta all\u2019in- novazione. Per rispondere alla disoccupazione del tempo, Pericle aveva varato 60 triremi e messo i giovani disoccupati ai remi dando loro la possibilit\u00e0 di avere una retribuzione e acquisire le competenze marinare, fondamentali per uno sviluppo dell\u2019impero marittimo di Atene. Tale politica ha modificato la societ\u00e0 ateniese, poich\u00e9 i giovani lavoratori diventarono cittadini con il diritto di voto che prima non avevano. Oggi, raccogliendo tutte le risorse disponibili\u00a0 per\u00a0 la\u00a0 formazione\u00a0 e\u00a0 le politiche attive, si pu\u00f2 attuare, per migliaia di giovani disoccupati, un pi- ano nazionale di formazione \u201ccertificata e retribuita\u201d, che soddisfi gran parte delle richieste del mercato del lavoro.<br \/>\nReddito di inclusione o di cittadinanza, se non sono legati all\u2019acquisizione di nuove competenze rimarranno nell\u2019inefficace alveolo dall\u2019assisten- zialismo con preoccupanti risvolti sociali e di bi- lancio.<\/p>\n<p>Le professioni del futuro non saranno frutto solo dell\u2019innovazione tecnologica, ma dipender- anno anche dai cambiamenti geopolitici (immi- grazione), da nuovi comportamenti sociali e cul- turali e non da ultimo da fattori demografici.<\/p>\n<p>Se da una parte non \u00e8 facile identificare le competenze dei futuri lavori, dall\u2019altra ci sembra evidente che sar\u00e0 il talento pi\u00f9 del capitale a rispondere alle esigenze crescenti della produttivit\u00e0 e dei servizi.<\/p>\n<p>Di conseguenza sar\u00e0 la mancanza di personale specializzato &#8211; lo vediamo gi\u00e0 ora &#8211; non la man- canza di capitale a \u201cfrenare\u201d la crescita.<\/p>\n<p>Il sociologo Domenico De Masi prefigura una conformazione sociale prossima futura com- posta da: un 30% di lavoratori qualificati e ben retribuiti; un 40% di lavoratori con un basso livello di competenze e di remunerazione; e un rimanente 30% di coloro che hanno diritto a consumare, ma non a produrre. Non siamo in condizione di immaginare il conflitto sociale che potrebbe innescarsi con l\u2019avverarsi di una tale previsione.<\/p>\n<p>A mio avviso \u00e8 la natura del lavoro che sta cambiando,\u00a0<em>start-up<\/em>, partite IVA, esternalizzazioni, sono solo l\u2019inizio di una nuova organizzazione del lavoro, dove il paradigma dominante \u00e8 la re- lazione\u00a0<em>individuo\/lavoratore<\/em>\u00a0e<em>\u00a0azienda<\/em>, scavalcando i rapporti contrattuali tra i due soggetti.<\/p>\n<p>In una economia\u00a0<em>on-demand<\/em>\u00a0lo stesso lavoratore pu\u00f2 dare il proprio contributo a pi\u00f9 aziende, e il committente pu\u00f2 usufruire delle prestazioni di chiunque con la massima flessibilit\u00e0. L\u2019estrema elasticit\u00e0 nella gestione dei rapporti di lavoro da un lato, e la riduzione dei costi dall\u2019altra, innescano una corsa verso un sistematico sfruttamento della forza lavoro.<\/p>\n<p>Un ritorno al passato?<br \/>\nSarebbe veramente un passo indietro se l\u2019Industria 4.0, aumentasse il precariato, se i lavoratori di interi settori dovessero rinunciare ai propri diritti, alla contrattazione, alla sicurezza occupazionale, a un\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0faticosamente conquistato: ci\u00f2 porterebbe ad un aumento del conflitto sociale e all\u2019instabilit\u00e0 politica.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da sperare che la politica si sottragga ai diktat dell\u2019economia, non certo per dominarla, ma per ribadire i rispettivi livelli di autonomia, soprattutto per ripristinare uno \u201cStato di Diritto\u201d a cui spetta la definizione delle regole della con- vivenza sociale.<\/p>\n<p>Le persone, i lavoratori, non si accontenteranno mai di essere solo \u201cpedine\u201d di un processo, anche se tecnologicamente avanzato, ma aspirano a far parte di qualcosa di pi\u00f9 grande di loro e che abbia anche un valore sociale riconosciuto. Il senso di coinvolgimento e di appartenenza del lavoratore \u00e8, e sar\u00e0, un elemento determinate per la qualit\u00e0 del prodotto o servizio reso e della loro vita. Ma davvero c\u2019\u00e8 qualcuno che pensa che il lavoro sia solo uno scambio tra denaro e prestazione? Che non esista un bisogno identitario di far parte di qualcosa di importante?<\/p>\n<p>Le aziende sono costrette a rivedere costante- mente sia i loro modelli operativi che la pianifi- cazione strategica, che viene messa in discussione dalla rapidit\u00e0 di cambiamento dei processi pro- duttivi. E come possono realizzare questa politica senza una sostanziale collaborazione della forza lavoro? Senza il coinvolgimento e la valoriz- zazione delle persone si rischia di accrescere le disuguaglianze sociali e di mettere un pesante onere sulle generazioni future.<\/p>\n<p>Non dimentichiamo che la tecnologia \u00e8 uno strumento realizzato dall\u2019uomo per l\u2019uomo. Anche in questa quarta rivoluzione industriale spetter\u00e0 sempre all\u2019uomo governarla.<\/p>\n<p>Spetta a lui, in primis, promuovere un benessere diffuso e garantire la salvaguardia di quei principi etici e dei modelli sociali per i quali le generazioni passate si sono tanto spesi, affinch\u00e9 tutte le inno- vazioni siano centrate sulla persona e sull\u2019interesse comune.<\/p>\n<p>L\u2019aumento delle disuguaglianze ha innescato una crescente domanda di giustizia sociale, \u00e8 non \u00e8 chiaro come soddisfarla, poich\u00e9 le speri- mentate ricette neoliberiste e Keynesiane non hanno prodotto grandi risultati. Forse dovremmo ripensare a cosa significa giustizia sociale che non \u00e8 una mera distribuzione di prodotti, ma come diceva Tommaso d\u2019Aquino una distribuzione proporzionata dei beni comuni che, indipenden- temente dalle condizioni sociali, consentano a singoli individui o gruppi di raggiungere i propri obiettivi.<\/p>\n<p>\u00abPertanto, poiche\u0301 la societa\u0300 politica non e\u0300 una sostanza, ma una relazione, il bene comune a cui pensa Tommaso e\u0300 il bene di tutti e di ciascuno, cioe\u0300un bene che non deve mai togliere all\u2019individuo quello che gli e\u0300essenziale per essere uomo; non un bene a se\u0301stante, perche\u0301appunto la societa\u0300non e\u0300una sostanza a se\u0301stante, ma quel bene che rifluisce sui singoli per il fatto della loro unione, un bene insomma del quale tutti partecipano\u00bb (E.Berti).<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0James MANyKA, Michael ChUI, \u201cDigital Era Brings hyperscale Challenges\u201d,\u00a0<em>The Financial Times<\/em>, 13 August 2014<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1155],"fascicolo":[254],"class_list":["post-2341","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-antonio-fraccaroli","fascicolo-ottobre-2017"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Industria 4.0! \u2013 Lavoro 4.0?<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Antonio Fraccaroli, pubblicato nel numero di Ottobre 2017. 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