{"id":2337,"date":"2017-10-01T12:00:00","date_gmt":"2017-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2337"},"modified":"2026-04-13T00:51:53","modified_gmt":"2026-04-12T22:51:53","slug":"il-lavoro-nellepoca-della-machina-sapiens","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2017\/ottobre\/il-lavoro-nellepoca-della-machina-sapiens\/","title":{"rendered":"Il lavoro nell\u2019epoca della Machina Sapiens"},"content":{"rendered":"<p><strong>1. Lavoro\u00a0 come\u00a0 caratteristica\u00a0 dell\u2019Homo sapiens<\/strong><\/p>\n<p>Una rapida incursione in un dizionario etimologico della lingua italiana fa scoprire che il termine lavoro deriva dall\u2019etimo latino <em>labor<\/em>\u00a0il cui significato \u00e8\u00a0<em>fatica<\/em>. Questa espressione indica, nel senso comune e ampio del termine, l\u2019applicazione di una energia, sia essa umana, animale o meccanica, al conseguimento di un fine determinato: in questi termini si pu\u00f2 quindi parlare di lavoro dell\u2019uomo, di una macchina, di un computer e cos\u00ec via. Tuttavia con il termine lavoro si indica anche un aspetto fondamentale del nostro vivere sociale: tutta l\u2019attivit\u00e0 produttiva, compresa da un punto di vista economico, giuridico, sindacale intesa anche come fonte di reddito individuale o comunitario. La nostra costituzione d\u00e0 al lavoro una funzione fondativa della societ\u00e0: \u201cl\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica fondata sul lavoro\u201d. Tuttavia per poter comprendere cosa il lavoro significhi bisogna\u00a0 allargare\u00a0 ulteriormente\u00a0 la prospettiva.<\/p>\n<p>Questa consapevolezza appartiene anche alla\u00a0<em>Dottrina Sociale della Chiesa<\/em>: \u201cil lavoro appartiene alla condizione originaria dell\u2019uomo\u201d<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 quindi una dimensione tipica dell\u2019essere umano, connessa alla sua propria specificit\u00e0 e strettamente interconnessa e interdipendente dalla cultura e dalle relazioni sociali dell\u2019uomo. Oggi per\u00f2 una nuova rivoluzione sembra poter trasformare di nuovo tutto il quadro di riferimento. Se la nascita dell\u2019agricoltura e degli allevamenti ha dato forma alle comunit\u00e0 umane e ai loro utensili spingendo la fatica, il\u00a0<em>labor<\/em>, in determinate forme sociali strutturate con utensili specifici, se la rivoluzione industriale ha trasformato gli utensili in macchine, elementi che usavano preva- lentemente energia non umana per realizzare compiti anche complessi ma avevano bisogno delle abilit\u00e0 cognitive umane, oggi le macchine, per cos\u00ec dire, divengono\u00a0<em>macchine sapienti\/autonome<\/em>. L\u2019avvento di robot e delle intelligenze artificiali ha il potere di essere\u00a0<em>rivoluzionario<\/em>\u00a0e secondo qualcuno\u00a0 di\u00a0 poter\u00a0 metter\u00a0 in\u00a0 crisi\u00a0 il concetto stesso di lavoro e di necessariet\u00e0 dell\u2019uomo nel processo produttivo o nelle professioni.<\/p>\n<p><strong>2. Nuovi artefatti: la\u00a0<em>Machina sapiens<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019avvento della ricerca digitale, dove tutto viene trasformato in dati numerici porta alla capacit\u00e0 di studiare il mondo secondo nuovi paradigmi gnoseologici: quello che conta \u00e8 solo la correlazione tra due quantit\u00e0 di dati e non pi\u00f9 una teoria coerente che spieghi tale correlazione. Oggi la correlazione viene usata per predire con sufficiente accuratezza, pur non avendo alcuna teoria scientifica che lo supporti, il rischio di impatto di asteroidi anche sconosciuti in vari luoghi della Terra, i siti istituzionali oggetto di attacchi terroristici, il voto dei singoli cittadini alle elezioni presidenziali USA, l\u2019andamento del mercato azionario nel breve termine.<\/p>\n<p>Quello che appare come esito di questa\u00a0<em>nuova rivoluzione<\/em>\u00a0\u00e8 il dominio dell\u2019informazione, un labirinto concettuale la cui definizione pi\u00f9 diffusa \u00e8 basata sull\u2019altrettanto problematica categoria di\u00a0<em>dati<\/em>. Questa interpretazione dell\u2019informazione come connessa al concetto di dato ha portato a sviluppare la cosiddetta\u00a0<em>Definizione Generale di Informazione<\/em>\u00a0(DGI) espressa in termini di dati + significato. La DGI \u00e8 ormai uno standard operativo, in particolare nei campi in cui i dati e le informazioni sono trattate come entit\u00e0 reificate<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019evoluzione tecnologica dell\u2019informazione e del mondo compreso come una serie di dati si concretizza nelle\u00a0<em>intelligenze artificiali<\/em>\u00a0(AI) e nei robot: siamo in grado di costruire macchine che possono prendere decisioni autonome e coesistere con l\u2019uomo. Si pensi alle macchine a guida autonoma che Uber, il noto servizio di trasporto automobilistico privato, gi\u00e0 utilizza in alcune citt\u00e0 come Pittsburgh, o a sistemi di radio chirurgia come il Cyberknife o i robot destinati al lavoro affianco all\u2019uomo nei processi produttivi in fabbrica. Le AI, queste nuove tecnologie, sono pervasive. Stanno insinuandosi in ogni ambito della nostra esistenza. Tanto nei sistemi di produzione,\u00a0<em>incarnandosi<\/em>\u00a0in robot, quanto nei sistemi di gestione sostituendo i server e gli analisti. Ma anche nella vita quotidiana i sistemi di AI sono sempre pi\u00f9 pervasivi. Gli smartphone di ultima generazione sono tutti venduti con un assistente dotato di intelligenza artificiale,\u00a0<em>Cortana<\/em>,\u00a0<em>Siri<\/em>\u00a0o\u00a0<em>Google Hello<\/em>\u00a0\u2013 per citare solo i principali \u2013, che trasforma il telefono da un\u00a0<em>hub<\/em>\u00a0di servizi e appli- cazioni a un vero e proprio partner che interagisce in maniera cognitiva con l\u2019utente. Sono in fase di sviluppo sistemi di intelligenza artificiale, i bot, che saranno disponibili come partner virtuali da interrogare via voce o in<em>\u00a0chat<\/em>\u00a0che sono in grado di fornire servizi e prestazioni che prima\u00a0 erano esclusiva di particolari professioni: avvocati, medici e psicologi sono sempre pi\u00f9 efficientemente sostituibili da bot dotati di intelligenza artificiale. Il mondo del lavoro conosce oggi una nuova frontiera: le interazioni e la coesistenza tra uomini e intelligenze artificiali. Prima di addentrarci ulteriormente nel significato di questa trasformazione dobbiamo considerare un implicito culturale che rischia di sviare la nostra comprensione del tema. Nello sviluppo delle intelligenze artificiali (AI) la divulgazione dei successi ottenuti da queste macchine \u00e8 sempre stata presentata secondo un modello competitivo rispetto all\u2019uomo. Per fare un esempio IBM ha presentato\u00a0<em>Deep Blue<\/em>\u00a0come l\u2019intelligenza artificiale che nel 1996 riusc\u00ec a sconfiggere a scacchi il campione del mondo in carica, Garry Kasparov e sempre IBM nel 2011 ha realizzato\u00a0<em>Watson<\/em>\u00a0che ha sconfitto i campioni di un noto gioco televisivo sulla cultura generale\u00a0<em>Jeopardy!<\/em>. Queste comparse mediatiche delle AI potrebbero farci pensare che questi sono sistemi che competono con l\u2019uomo\u00a0 e\u00a0 che\u00a0 tra\u00a0<em>Homo sapiens<\/em>\u00a0e questa nuova\u00a0<em>machina sapiens\/machina autonoma<\/em>\u00a0si sia instaurata una rivalit\u00e0 di natura evolutiva che vedr\u00e0 un solo vincitore e condanner\u00e0 lo sconfitto a una inesorabile estinzione. In realt\u00e0 queste macchine non sono mai state costruite per competere con l\u2019uomo ma per realizzare una nuova simbiosi tra l\u2019uomo e i suoi artefatti: (<em>homo<\/em>+<em>machina<\/em>)\u00a0<em>sapiens<\/em><sup>3<\/sup>. Non sono le AI la minaccia di estinzione dell\u2019uomo anche se la tecnologia pu\u00f2 essere pericolosa per la nostra sopravvivenza come specie: l\u2019uomo ha gi\u00e0 rischiato di estinguersi perch\u00e9 battuto da una macchina\u00a0<em>molto stupida<\/em>\u00a0come la bomba atomica. Tuttavia esistono sfide estremamente delicate nella societ\u00e0 contemporanea in cui la variabile pi\u00f9 importante non \u00e8 l\u2019intelligenza ma il poco tempo a disposizione per decidere e le macchine cognitive trovano qui grande interesse applicativo.<\/p>\n<p>Si aprono a questo livello tutta una serie di problematiche etiche su come validare la cognizione della macchina alla luce proprio della velocit\u00e0 della risposta che si cerca di implementare e ottenere. Tuttavia il pericolo maggiore non viene dalle AI in se stesse ma dal non conoscere queste tecnologie e dal lasciare decidere sul loro impiego a una classe dirigente assolutamente non preparata a gestire il tema.<\/p>\n<p>Se l\u2019orizzonte lavorativo del prossimo futuro \u2013 in realt\u00e0 gi\u00e0 del nostro presente \u2013 \u00e8 quello di una cooperazione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale e tra agenti umani e agenti robotici autonomi, diviene urgente cercare di capire in che maniera questa realt\u00e0 mista, composta da agenti autonomi umani e agenti autonomi robotici, possa coesistere.<\/p>\n<p><strong>3. Primum non nocere<\/strong><\/p>\n<p>Il primo e pi\u00f9 urgente punto che le intelligenze artificiali pongono nell\u2019agenda dell\u2019innovazione del lavoro \u00e8 quello di adattare le nostre strutture sociali a questa nuova e inedita societ\u00e0 fatta di agenti autonomi misti.<\/p>\n<p>Una primissima sfida \u00e8 di natura filosofica e antropologia. Queste frontiere delle innovazioni, la realizzazione di queste macchine\u00a0<em>sapiens<\/em>, per utilizzare un termine molto evocativo, ci interroga in profondit\u00e0 sulla specificit\u00e0 dell\u2019<em>Homo sapiens<\/em>\u00a0e in particolare su quale sia la specifica componente e qualit\u00e0 umana del lavoro rispetto a quella macchina: le rivoluzioni industriali hanno dimostrato che non \u00e8 l\u2019energia, non \u00e8 la velocit\u00e0 e, ora, che anche la cognizione e l\u2019adattabilit\u00e0 alla situazione non sono specifiche solamente umane.<\/p>\n<p>La ricerca di risposte su questo tema \u00e8 quanto mai urgente e importante per non sancire un declino dell\u2019uomo negli orizzonti del\u00a0<em>postumano<\/em>. Gli appartenenti a questa corrente di pensiero propugnano l\u2019idea di un uomo in crisi, incapace di saper gestire le macchine che lui stesso ha creato. L\u2019uomo sarebbe destinato ad essere con- finato in un passato fatto di residui archeologici<sup>4<\/sup>.<br \/>\nIl\u00a0<em>postumano<\/em>\u00a0si configura, quindi, attorno all\u2019idea centrale di un\u2019umanit\u00e0\u00a0<em>sconfitta<\/em>\u00a0dal suo stesso progresso<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>Un secondo, e altrettanto urgente tema, \u00e8 quello di definire come e in che maniera si pu\u00f2 garantire la coesistenza tra uomo e AI, tra uomo e robot. Per rispondere a questa domanda procederemo nel seguente modo. In primo luogo cercheremo di formulare una direttiva fonda- mentale che deve essere garantita dalle AI e dai robot e poi cercheremo di definire cosa questi sistemi cognitivi autonomi\u00a0<em>devono imparare<\/em>\u00a0per poter convivere e lavorare cooperativamente con l\u2019uomo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/robot-lavoro-disoccupazione1.jpg\" alt=\"robot lavoro disoccupazione1\" width=\"250\" height=\"188\" \/>La prima e fondamentale direttiva da implementare pu\u00f2 essere racchiusa nell\u2019adagio latino\u00a0<em>primum non nocere<\/em>. La realizzazione di tecnologie controllate da sistemi di AI porta con s\u00e9 una serie di problemi legati alla gestione dell\u2019autonomia decisionale di cui questi apparati godono. La capacit\u00e0 dei\u00a0<em>robot<\/em>\u00a0di mutare il loro comportamento in base alle condizioni in cui operano, per analogia con l\u2019essere umano, viene definita\u00a0<em>autonomia<\/em>. Per indicare tutte le complessit\u00e0 che derivano da questo tipo di libert\u00e0 decisionale di queste macchine si \u00e8 introdotto il termine\u00a0<em>Artificial Moral Agent<\/em>\u00a0(AMA): parlando di AMA si indica quel settore che studia come definire dei criteri informatici per creare una sorta di\u00a0<em>moralit\u00e0 artificiale<\/em>\u00a0nei sistemi AI portando alcuni studiosi a coniare l\u2019espressione\u00a0<em>macchine morali<\/em>\u00a0per queti sistemi<sup>6<\/sup>. Quando si usa il termine autonomia legato al mondo della robotica si vuole intendere il funzionamento di sistemi di AI la cui program- mazione li rende in grado di adattare il loro comportamento in base alle circostanze in cui si trovano ad operare<sup>7<\/sup>. Un esempio classico di applicazione di questa direttiva fondamentale, chiamato\u00a0<em>situazione dei due carrelli<\/em>, \u00e8 stato formulato da Philippa Foot nel 1967 mentre si sperimentavano i primi sistemi di guida automatica dei mezzi per il trasporto di passeggeri negli aeroporti. Nel caso presentato dalla Foot un veicolo si avvicina a un incrocio e realizza che un altro veicolo, con cinque passeggeri, in direzione opposta \u00e8 in traiettoria di collisione. Il primo veicolo pu\u00f2 o continuare sulla sua traiettoria e urtare il veicolo che procede verso uccidendo i cinque passeggeri a bordo, o sterzare e colpire un pedone uccidendolo. La Foot si chiedeva: se noi fossimo alla guida del veicolo cosa faremmo? E un sistema robotizzato cosa dovrebbe fare? Giungendo alla conclu- sione che la macchina autonoma deve essere programmata per evitare assolutamente di ferire o uccidere l\u2019essere umano e che, se in situazioni estreme, non fosse possibile evitare di nuocere all\u2019uomo avrebbe dovuto scegliere il male minore<sup>8<\/sup>.<\/p>\n<p>Tuttavia racchiudere tutta la questione degli agenti morali autonomi, dell\u2019utilizzo di robot cognitivi in un ambiente di lavoro misto umanorobotico non pu\u00f2 esaurirsi in questa direttiva primaria. Sfruttando un linguaggio evocativo potremmo dire che le macchine\u00a0<em>sapienti\/autonome<\/em>\u00a0per poter coesistere con i lavoratori umani devono\u00a0<em>imparare<\/em>\u00a0almeno quattro cose. Questi quattro el- ementi possiamo capirli come una declinazione operativa della dignit\u00e0 insita nel lavoratore umano. Solo se le macchine sapranno interagire con l\u2019uomo secondo queste direzioni allora non solo non nuoceranno alla persona ma ne sapranno tutelare la dignit\u00e0 e l\u2019inventivit\u00e0 senza mortificarne l\u2019intrinseco valore.<\/p>\n<p><strong>a. Intuizione<\/strong><\/p>\n<p>Quando due esseri umani cooperano normalmente l\u2019uno riesce ad anticipare e assecondare le intenzioni dell\u2019altro perch\u00e9 riesce ad intuire cosa sta facendo o cosa vuole fare. Si pensi alla situazione in cui vediamo una persona che cammina con le braccia piene di pacchi. Istintivamente capiamo che la persona sta trasportando quei pacchi e la aiutiamo rendendole il lavoro pi\u00f9 semplice o trasportando per lei parte del fardello che le ingombra le braccia. Questa capacit\u00e0 umana \u00e8 alla base della grande duttilit\u00e0 che caratterizza la nostra specie e che ci ha permesso di organizzarci fin dai tempi pi\u00f9 antichi riuscendo a cooperare nella caccia, nell\u2019agricoltura e poi nel lavoro. In un ambiente misto uomo-robot le AI devono essere in grado di\u00a0<em>intuire<\/em>\u00a0cosa gli uomini vogliono fare e adattarsi alle loro intenzioni cooperando. Solo in un ambiente di lavoro in cui le macchine sapranno capire l\u2019uomo e assecondare il suo agire potremo veder rispettato l\u2019ingegno e la duttilit\u00e0 umana. La macchina si deve adattare all\u2019uomo e alla sua unicit\u00e0 e non viceversa.<\/p>\n<p><strong>b. Intellegibilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/accordo-uomomaccina1.jpg\" alt=\"accordo uomomaccina1\" width=\"250\" height=\"125\" \/>I robot in quanto macchine operatrici funzio- nano secondo algoritmi di ottimizzazione. I software ottimizzano l\u2019uso energetico dei loro servomotori, le traiettorie cinematiche e le velocit\u00e0 operative. Se un robot deve prendere un contenitore cilindrico da una fila di contenitori il suo braccio meccanico scarter\u00e0 verso il contenitore prescelto secondo una traiettoria di minimo consumo energetico e temporale. Un uomo di contro se deve prendere lo stesso barattolo si muover\u00e0 verso di quello in una maniera che fa capire a chi gli \u00e8 intorno cosa stia tentando di fare. L\u2019uomo \u00e8 in grado, nel vedere un altro uomo che compie un\u2019azione, di capire cosa stia per fare in forza non dell\u2019ottimizzazione dell\u2019azione altrui ma della sua intellegibilit\u00e0. Il modo di compiere le azioni rende l\u2019agito intellegibile e prevedibile. Se vogliamo garantire un ambiente di lavoro misto in cui l\u2019uomo possa coesistere con la macchina il modo di compiere le azioni della macchina dovr\u00e0 essere\u00a0<em>intellegibile<\/em>. Dovremmo far s\u00ec che la persona che condivide con la macchina lo spazio di lavoro possa sempre essere in grado di intuire qual \u00e8 l\u2019azione che la macchina sta per compiere. Questa caratteristica \u00e8 necessaria, tra l\u2019altro, per permettere all\u2019uomo di coesistere in sicurezza con la macchina non esponendosi mai a eventuali situazioni dannose. Non \u00e8 l\u2019ottimizzazione dell\u2019agito della macchina la pi\u00f9 importante finalit\u00e0 che deve caratterizzare i suoi algoritmi ma il rispetto dell\u2019uomo.<\/p>\n<p><strong>c. Adattabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Un robot dotato di AI si adatta all\u2019ambiente e alle circostanze per compiere delle azioni autonome. Tuttavia non si tratta di progettare e realizzare algoritmi di intelligenza artificiale che siano in grado di adattarsi solo all\u2019imprevedibile condizione dell\u2019ambiente donando alla macchina una sorta di consapevolezza sulla realt\u00e0 che la circonda. In una situazione di cooperazione e lavoro mista tra uomo e macchina il robot deve\u00a0<em>adattarsi<\/em>\u00a0anche alla personalit\u00e0 umana con cui coopera. Per esemplificare questa caratteristica proviamo a fare un esempio. Supponiamo di avere un\u2019automobile a guida autonoma. La macchina dovr\u00e0 adattarsi alle condizioni del traffico: in condizioni di intenso traffico se la macchina non possiede degli efficienti algoritmi di adattabilit\u00e0 rischia di rimanere sempre ferma perch\u00e9 gli\u00a0 altri veicoli\u00a0 a guida\u00a0 umana le passeranno sempre avanti cercando di evitare l\u2019ingorgo. Oppure se non fosse abbastanza adattabile rischierebbe di causare degli incidenti non capendo l\u2019intenzione furtiva di cambiare corsia del guidatore che ha davanti. Tuttavia vi \u00e8 un ulteriore e pi\u00f9 importante adattamento che la macchina deve saper fare: quello alla sensibilit\u00e0 dei suoi passeggeri. Qualcuno potrebbe trovare la lentezza della macchina nel cambiare corsia esasperante o, al contrario, potrebbe trovare il suo stile di guida troppo aggressivo e vivere tutto il viaggio con l\u2019insostenibile angoscia che un incidente sia imminente. La macchina deve\u00a0<em>adattarsi<\/em>\u00a0alla personalit\u00e0 con cui interagisce. L\u2019uomo non \u00e8 solo un essere razionale ma anche un essere emotivo e l\u2019agire della macchina deve essere in grado di valutare e rispettare questa unica e peculiare caratteristica del suo partner di la- voro. La dignit\u00e0 della persona \u00e8 espressa anche dalla sua unicit\u00e0. Saper valorizzare e non mortificare questa unicit\u00e0 di natura razionale-emotiva \u00e8 una caratteristica chiave per una coesistenza che non sia un detrimento della parte umana.<\/p>\n<p><strong>b. Adeguatezza degli obiettivi<\/strong><\/p>\n<p>Un robot \u00e8 governato da degli algoritmi che ne determinano delle linee di condotta. Si pensi a uno di quei robot casalinghi in vendita nei negozi di elettrodomestici che in maniera autonoma pulisce il pavimento raccogliendo la polvere. I suoi algoritmi sono programmati per questo ma il robot \u00e8 programmato per raccogliere la polvere o per raccogliere il massimo della polvere possibile? Se in un ambiente di sole macchine l\u2019assolutezza dell\u2019obiettivo \u00e8 una policy adeguata in un ambiente misto di lavoro uomo-robot questo paradigma non sembra essere del tutto valido. Se il robot vuole interagire con la persona in una maniera che sia conveniente e rispettosa della sua dignit\u00e0 deve poter aggiustare i suoi fini guardando la persona e cercando di capire qual \u00e8 l\u2019obiettivo adeguato in quella situazione. Si pensi a una situazione in cui un lavoratore e un robot cooperino nella realizzazione di un artefatto. Il robot non pu\u00f2 avere come unica policy l\u2019assolutezza del suo obiettivo come se fosse la cosa pi\u00f9 importante e assoluta ma deve saper\u00a0<em>adeguare<\/em>\u00a0il suo agire in funzione dell\u2019agire e dell\u2019obiettivo che ha la persona che con lui coopera. In altri termini si tratta di acquisire, ci si perdoni il termine, una sorta di\u00a0<em>umilt\u00e0 artificiale<\/em>\u00a0che, tornando all\u2019esempio del robot aspirapolvere, consenta alla macchina di comprendere se deve aspirare tutta la polvere possibile o in questo momento aspirare solo un po\u2019 di polvere e poi tornare a compiere questa funzione pi\u00f9 tardi perch\u00e9 sono sorte altre priorit\u00e0 nelle persone che in quel momento sono nella stanza. Si tratta di stabilire che la priorit\u00e0 operativa non \u00e8 nell\u2019algoritmo ma nella persona che \u00e8 luogo e sede di dignit\u00e0. In un ambiente misto \u00e8 la persona e il suo valore unico ci\u00f2 che stabilisce e gerarchizza le priorit\u00e0: \u00e8 il robot coopera con l\u2019uomo e non l\u2019uomo che assiste la macchina.<\/p>\n<p>Se queste quattro direttrici possono essere quattro dimensioni di tutela della dignit\u00e0 della persona nella nuova e inedita relazione tra uomo e macchina\u00a0<em>sapiens\/autonoma<\/em>\u00a0bisogna poterle garantire in maniera certa e sicura. Si devono allora sviluppare degli algoritmi di verifica indipendenti che sappiano in qualche modo quantificare e certificare questa capacit\u00e0 di intuizione, intellegibilit\u00e0, adattabilit\u00e0 e adeguatezza degli obiettivi del robot. Questi algoritmi valutativi devono essere indipendenti e affidati ad enti terzi certificatori che si facciano garanti di questo. Serve implementare da parte del governo un\u00a0<em>framework<\/em>\u00a0operativo che, assumendo questa dimensione valoriale, la trasformi in strutture di standardizzazione, certificazione e controllo che tutelino la persona e il suo valore in questi ambienti misti uomo-robot. Si tratta di realizzare organismi che siano in qualche modo analoghi a quanto gi\u00e0 in essere per la \u201cDirettiva Macchine\u201d: con l\u2019entrata in vigore del DPR 459\/1996 l\u2019Italia era entrata a far parte dell\u2019insieme degli Stati Europei che, avendo recepito la \u201cDirettiva Macchine\u201d, garantiscono la libera circolazione nel mercato comune europeo soltanto alle macchine che, rispettando determinati requisiti di sicurezza, possiedono la marcatura CE di conformit\u00e0, la quale pu\u00f2 essere rilasciata dal fabbricante o certificata da un organismo verificatore ufficiale. Ora non si tratta semplicemente di fare controlli sulla sicurezza di installazione e delle condizioni operative delle macchine ma di garantire che la componente autonoma di questi nuovi artefatti\u00a0<em>intelligenti<\/em>\u00a0rispetti sempre e in ogni condizione le direttive etiche fondamentali che abbiamo tracciato. Per cui non bastano standard ma servono algoritmi che sappiano valutare in maniera\u00a0<em>intelligente<\/em>\u00a0l\u2019adeguatezza delle\u00a0<em>intelligenze artificiali<\/em>\u00a0destinate a coesistere e cooperare con il lavoratore umano. Solo in questa maniera potremmo non subire l\u2019innovazione tecnologica ma guidarla e gestirla nell\u2019ottica di un autentico sviluppo umano anche nell\u2019era dei robot e delle intelligenze artificiali.<\/p>\n<p><strong>4. La governance dello sviluppo<\/strong><\/p>\n<p>Una corretta impostazione del dibattito etico dovr\u00e0 tener conto quindi anche di tutti quei criteri che possano favorire o orientare verso il bene comune le innovazioni tecnologiche.<\/p>\n<p>Sembra molto importante l\u2019intuizione della necessit\u00e0 di creare organismi o istituzioni che garantiscano la\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0delle tecnologie legate alle intelligenze artificiali. Solo realizzando dei luoghi istituzionali dove queste forme di dialogo etico e di regolamentazione delle biotecnologie possano avvenire si potr\u00e0 affrontare una reale ricerca oggettiva del bene. Solo se le riflessioni e il confronto per un discernimento etico trovano una struttura politica che abbia realmente il potere di gestire le tecnologie legate alle intelligenze artificiali si pu\u00f2 pensare a far fronte e gestire, secondo una sincera e oggettiva ricerca del bene, la complessit\u00e0 del mondo tecnologico con tutte le problematiche a questo connesse. L\u2019alternativa, nella migliore delle ipotesi, \u00e8 formulare proposte o valutazioni che si risolvano in un\u00a0<em>flatus vocis<\/em>\u00a0privo di efficacia storica.<\/p>\n<p>La gestione della tecnica-tecnologia e il suo sviluppo in un prossimo futuro richiede, quindi, una gestione di tipo politico-economico. Per questo tipo di gestione si \u00e8 soliti parlare di\u00a0<em>governance<\/em><sup>9<\/sup>, un termine che si riferisce all\u2019esistenza di un nuovo modo di organizzare e amministrare territori e popolazioni<sup>10<\/sup>.<\/p>\n<p>Il legame che si instaura tra\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0e sviluppo \u00e8 biunivoco: da un lato apporre il termine sviluppo affianco del termine\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0indica il rimettere al centro del vivere sociale, come un fine, la persona; contemporaneamente indicare che lo sviluppo necessita di una\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0significa assumere la dimensione etica non come un elemento giustapposto nella gestione e indirizzo dell\u2019<em>innovazione tecnologica<\/em>\u00a0ma riconoscere che questa porta una serie di domande di senso che si collocano proprio nel cuore di ogni autentico sviluppo.<\/p>\n<p>Quindi un\u2019autentica\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0della tecnologia non si fonder\u00e0 su considerazioni di ordine morali che si collochino<\/p>\n<p>ai margini dello sviluppo e si [&#8230;] [concretizzino] nell\u2019elaborare strumenti correttivi, sia a livello individuale, o comunque privato, sia a livello istitu- zionale [&#8230;] [ma cercher\u00e0] l\u2019efficacia, anche dal punto di vista della produzione, di un\u2019azione che coinvolga singoli e gruppi nella complessit\u00e0 di un impegno non solo settoriale, un impegno che non perda di vista la persona nella sua interezza<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0dello sviluppo si presenta, per i significati che questo termine assume, come l\u2019attuazione possibile e la corretta prassi di governo, frutto di quelle analisi etiche sul mondo della tecnologia radicate nella\u00a0<em>Dottrina Sociale della Chiesa<\/em>, che anima la riflessione ecclesiale nell\u2019ambito dell\u2019azione intramondana del credente. La\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0\u00e8 lo spazio ove le considerazioni antropologiche ed etiche, in un mutuo scambio e dialogo, devono divenire forze efficaci per plasmare e guidare l\u2019<em>innovazione tecnologica<\/em>, rendendola autentica fonte di sviluppo umano. Questo spazio di azione politico-economico, che costituisce la\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0della tecnologia, si presenta allora come un appello obbligante alle coscienze:\u00a0<em>portare frutti nella carit\u00e0 per la vita del mondo<\/em><sup>12<\/sup>\u00a0si deve tradurre, quindi, nell\u2019impegno per una\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0della tecnologia.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente, per la natura stessa dell\u2019<em>innovazione tecnologica<\/em>, che una\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0sar\u00e0 efficace solo se si configura come momento di dialogo e confronto tra le diverse competenze fornite dalle scienze empiriche, dalla filosofia, dalla teologia, dalle analisi moral-teologiche e da ogni altra forma di sapere umano coinvolto nei fenomeni descritti<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>In particolare il ruolo della riflessione moralteologica in questo processo di\u00a0<em>governance<\/em>, come emerso nelle considerazioni fatte, sta non tanto nell\u2019individuare direttamente soluzioni tecniche ai vari problemi ma nel rendere presente, nel dibattito, la domanda critica sul senso dell\u2019umano che l\u2019<em>innovazione\u00a0 tecnologica<\/em>\u00a0 media e\u00a0 sulle modalit\u00e0 che possano garantire uno sviluppo umano autentico<sup>14<\/sup>. Inoltre la riflessione moral- teologica, forte di quei principii cardine che animano la\u00a0<em>Dottrina Sociale della Chiesa<\/em>\u00a0potr\u00e0 contribuire a realizzare una\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0della tecnologia che sia capace di tutelare la\u00a0<em>dignit\u00e0 della persona umana<\/em><sup>15<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE,<br \/>\nCompendio della dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano, 2004, n. 256.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Non abbiamo qui modo di affrontare la questione. Ri- mandiamo al testo di L. Floridi (L. FLORIDI, La rivoluzione dell\u2019informazione, Codice, Torino 2012).<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Cf. J. E. KELLY &#8211; S. HAMM, Macchine intelligenti. Watson e l\u2019era del cognitive computing, Egea, Milano 2016, 5-42.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Cf. P. BENANTI, The Cyborg. Corpo e corporeit\u00e0 nel- l\u2019epoca del postumano, Cittadella, Assisi 2012.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Il tema per quanto affascinante non pu\u00f2 essere affrontato in questa sede, rimandiamo a F. OCCHETTA \u2013 P. BENANTI, \u201cLa politica di fronte alle sfide del postumano\u201d, in La Civilt\u00e0 Cattolica 3954, I (2015), 572-584.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Cf. W. WALLACH &#8211; C. ALLEN, Moral Machines: Teaching Robots Right from Wrong, Oxford University Press, New York 2008, 55-79.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Cf. E. YUDKOWSKY, \u201cLevels of Organization in General Intelligence\u201d, in Artificial General Intelligence (Cognitive Technologies), (a cura di Goertzel, B., Pennachin, C.), Springer, Berlin 2007, 389-498.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Cf. W. WALLACH &#8211; C. ALLEN, Moral Machines: Teaching Robots Right from Wrong, Oxford University Press, New York 2008, 13 e R. ARKIN, Governing Lethal Behavior in Autonomous Robots, Chapman &amp; Hall, Boca Raton 2009, 37-47<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Il termine anglosassone governance \u00e8 derivato dal francese antico e, privo di un sostantivo corrispondente nella lingua italiana, negli ultimi venti anni \u00e8 diventato popolare nel dibattito politico e accademico e tende a sostituire l\u2019uso del termine government (cf. ORGANISATION FOR ECONOMIC CO-OPERATION AND DEVELOPMENT, OECD Economic Glossary. English-France, OECD, Paris 2006, 236).<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0La stessa definizione del concetto di governance ha subito cambiamenti e integrazioni, seppure in generale si pu\u00f2 sostenere che economisti, politologi ed\u00a0 esperti di relazioni internazionali, lo hanno usato, innanzitutto, per marcare una distinzione, e una contrapposizione, con il go- vernment inteso quale istituzione, apparato e organizzazione (cf. ibidem, 236 e COMMISSIONE DELLE COMUNIT\u00c0 EUROPEE, \u00abLa governance &#8211; Un libro bianco\u00bb in Gazzetta Ufficiale dell\u2019Unione Europea 287(2001), 1-29).<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0P. LACORTE, G. SCARAFILE, R. BALDUZZI (edd.), La governance dello sviluppo: etica, economia, politica, scienza, 43.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Questo \u00e8 il compito che il Concilio Vaticano II identifica per la teologia morale: \u00abSi ponga speciale cura nel perfezionare la teologia morale, in modo che la sua esposizione scientifica, pi\u00f9 nutrita della dottrina della sacra Scrittura, illustri la grandezza della vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo di apportare frutto nella carit\u00e0 per la vita del mondo\u00bb (CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto sulla formazione sacerdotale Optatam totius, 28 ottobre 1965, n.16).<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Cf. A. RIGOBELLO, \u00abDinamiche interne ad un\u2019etica coinvolta nella governabilit\u00e0 dello sviluppo\u00bb, 43-48 e S. LATOUCHE, \u00abAltri mondi sono possibili, non un\u2019altra mon- dializzazione\u00bb, in La governance dello sviluppo: etica, eco- nomia, politica, scienza, 25-42.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0Sul ruolo della teologia morale in relazione alle altre discipline si veda: D. ABIGNENTE, S. BASTIANEL, Le vie del bene. Oggettivit\u00e0, storicit\u00e0, intersoggettivit\u00e0; S. BASTIANEL,<br \/>\n\u00abStoricit\u00e0 e assoluto in Teologia morale\u00bb,79-92; ID., Teologia morale fondamentale. Moralit\u00e0 personale, ethos, etica cri- stiana; R. GERARDI, Storia della morale. Interpretazioni teologiche dell\u2019esperienza cristiana: periodi e correnti, autori e opere, Dehoniane, Bologna 2003, 477-503.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Cf. A. RIGOBELLO, \u00abDinamiche interne ad un\u2019etica coinvolta nella governabilit\u00e0 dello sviluppo\u00bb, 43-48.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[951],"fascicolo":[254],"class_list":["post-2337","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-paolo-benanti","fascicolo-ottobre-2017"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il lavoro nell\u2019epoca della Machina Sapiens<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Paolo Benanti, pubblicato nel numero di Ottobre 2017. 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