{"id":2318,"date":"2017-06-01T12:00:00","date_gmt":"2017-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2318"},"modified":"2026-04-13T09:02:11","modified_gmt":"2026-04-13T07:02:11","slug":"emancipazione-femminile-e-sport","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2017\/giugno\/emancipazione-femminile-e-sport\/","title":{"rendered":"Emancipazione femminile e sport"},"content":{"rendered":"<p dir=\"auto\">A voler essere pignoli, lo sport \u00e8 discriminatorio: prevede dei vincitori e dei vinti. Al vincitore la corona della vittoria, gli onori, un premio, una qual certa fama\u2026 Allo sconfitto poco o nulla di tutto ci\u00f2.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Eppure la \u201cdiscriminazione\u201d sportiva non ha effetti sulla vita sociale: allo sconfitto spettano poi, nel quotidiano, gli stessi diritti e doveri del vincitore. E vice versa. Lo sport, quindi, non ostacola la vita sociale. Al contrario vi sono discriminazioni sociali che impediscono l\u2019accesso agli sport o ne permettono una partecipazione solo parziale.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Il mondo sportivo, con le sue dinamiche, spesso riflette il mondo sociale, come una sorta di \u201cmicrocosmo\u201d. Osservandone la storia, le mutazioni e le prospettive, si pu\u00f2 cogliere uno spaccato della nostra societ\u00e0. Quanto l\u2019emancipazione femminile nello sport debba al movimento femminista o vice versa \u00e8 questione difficile da dirimere e, forse, poco importante.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Mi focalizzo, in queste poche righe, solo sulla situazione Occidentale (e in particolare quella italiana) legata al mondo al femminile, pur nella consapevolezza che, in altre zone del mondo, la discriminazione o l\u2019esclusione delle donne dalla pratica sportiva \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg di radicali assenze di riconoscimento di diritti umani.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Se si pensa che, solo poco pi\u00f9 di un secolo fa, nel 1912, Pierre de Coubertin, fondatore dei moderni Giochi Olimpici, dichiar\u00f2: \u00abLa partecipazione femminile sarebbe poco pratica, priva di interesse, anti-estetica e scorretta\u00bb, ci si accorge di quanto, nel corso di questi anni, la situazione sia radicalmente cambiata: non solo le donne sono state ammesse alle Olimpiadi, ma vi sono addirittura delle discipline riservate solo ad esse (es. nuoto sincronizzato e ginnastica ritmica).<\/p>\n<p dir=\"auto\">Esistono, tuttavia, ancora notevoli differenze: basti confrontare il giro economico (in prevalenza dovuto agli sponsor) legato agli sport praticati dagli uomini o dalle donne; o la presenza maschile nei comitati sportivi (sono 45 le Federazioni Sportive nazionali e a nessuna di queste vi \u00e8 a capo una donna; la presenza nei Consigli Federali \u00e8 del 9% \u2013 60 donne su 670 membri; a oggi non \u00e8 mai stata eletta una presidente donna al CONI; oppure il numero di allenatori uomini (anche di donne o squadre femminili). Perch\u00e9 attorno al mondo sportivo non ruotano solo gli atleti: \u00e8 coinvolto un mondo intero tra allenatori e preparatori, staff medici, organizzatori, giornalisti (il 95% delle firme della Gazzetta dello Sport \u00e8 maschile), commentatori, tifosi\u2026 Sui media vi \u00e8 pi\u00f9 visibilit\u00e0 per le donne che accompagnano gli sportivi (dalle WAGS alle ombrelline, dalle cheerleaders alle veline di vario genere) che per le donne che direttamente praticano sport.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Le cause che hanno portato a una differenza nell\u2019interpretazione del protagonismo negli sport \u2013 dapprima esclusione, poi discriminazione, infine graduale riconoscimento \u2013 sono state ricondotte a due: cause di tipo fisico e cause di tipo sociale.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Che esistano delle differenze nei corpi maschili e femminili \u00e8 evidente. Tuttavia queste differenze, invece di essere valorizzate, furono molto spesso stigmatizzate, a discapito della donna.<\/p>\n<p dir=\"auto\">La gara femminile di corsa degli 800 metri fu eliminata dopo le Olimpiadi di Amsterdam del 1928 (riammessa nel 1960, alle Olimpiadi di Roma), perch\u00e9 si riteneva che minasse la fertilit\u00e0. E per dissuadere Kathrine Switzer dal correre la maratona di Boston del 1967 le fu dichiarato che l\u2019utero avrebbe ceduto. L\u2019atleta si iscrisse ugualmente senza specificare il sesso: quando si accorsero della sua presenza, scoppi\u00f2 una rissa. Solo 5 anni dopo le donne vennero ufficialmente incluse nella maratona.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Tuttavia gli studi medici (sportivi) compiuti in questi anni dimostrano che le donne, a parit\u00e0 di condizioni basiche, reagiscono all\u2019allenamento allo stesso modo degli uomini, e che i meccanismi biochimici durante l\u2019attivit\u00e0 fisica sono simili. Fino all\u2019et\u00e0 puberale (ed in particolare fino alla comparsa delle mestruazioni) le possibilit\u00e0 atletiche possiedono potenzialit\u00e0 simili. Con lo sviluppo sessuale, uomini e donne si differenziano notevolmente e le singole caratteristiche (dovute alla massa corporea grassa e magra, alla forza \u2013 altezza, peso\u2026, alla fisiologia\u2026) acquisiscono peculiarit\u00e0 proprie.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Negare una effettiva differenza biologica non servirebbe alla eliminazione di discriminazioni, ma probabilmente ad alimentarne altre.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Le cause di tipo sociale comprendono il fatto che alla donna, per secoli, sono stati maggiormente attribuiti ruoli intradomestici, di cura,\u2026 Non solo il movimento femminista ma anche tutto il dibattito intorno alla questione \u201cgender\u201d, nonch\u00e9 diversi cambiamenti strutturali della societ\u00e0, hanno aperto nuove possibilit\u00e0. Un\u2019atleta oggi non \u00e8 pi\u00f9 \u201cistintivamente\u201d etichettata come affetta da \u201csindrome di Diana\u201d, tentativo nevrotico di compensazione maschile.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Si pu\u00f2 in qualche modo affermare che, ultimamente, queste due cause (e la loro percezione) si sono notevolmente indebolite o, quantomeno, si sono modificate. Non solo gli studi medici e, soprattutto, i risultati nelle discipline sportive hanno rivalutato la corporeit\u00e0 femminile e le sue potenzialit\u00e0, ma anche il ruolo della donna ha subito diversi cambiamenti e ottenuto possibilit\u00e0 talora impensabili in passato. Eppure il cammino non \u00e8 concluso.<\/p>\n<p dir=\"auto\">In Italia, recentemente, a richiedere pari opportunit\u00e0 nello sport, sono state le giocatrici dell\u2019All Reds Rugby Roma con una petizione su change.org (nota piattaforma virtuale per la raccolta firme) che ha raccolto oltre 28 mila adesioni, rivolta al Presidente del Coni, Giovanni Malag\u00f2. Ci sono inoltre tre disegni di legge, in attesa di essere discussi. Di fatto si tratta di far seguito a una Risoluzione del Parlamento europeo su donne e sport del 2003 in cui si chiedeva agli Stati membri di \u201cgarantire parit\u00e0 dei diritti nello sport ad alto livello\u201d.<\/p>\n<p dir=\"auto\">In Italia, infatti, lo sport \u00e8 regolamentato dalla legge 91\/81 che distingue tra lo sport professionistico e lo sport dilettantistico. A ben vedere tale legge non discrimina soltanto le donne ma anche gran parte degli uomini. Infatti sono il CONI e le singole Federazioni a stabilire quali siano gli sport professionistici (fino al 2014 sono stati 6: calcio, boxe, ciclismo, motociclismo, golf, pallacanestro; dal 2014, essenzialmente a causa della crisi che ha influito sugli sponsor, motociclismo e boxe non sono pi\u00f9 annoverati in questo numero; tutti considerati \u201cpro\u201d solo nella pratica al maschile). Per lo Stato italiano, pertanto, tutte le atlete donne sono formalmente delle dilettanti o, meglio, delle \u201cnon professioniste\u201d.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Per intenderci, sono (stati) atleti professionisti, ad esempio: Gianluigi Buffon, Patrizio Oliva, Marco Pantani, Marco Simoncelli, Dino Meneghin. Al contrario \u2013 e paradossalmente! \u2013 non sono (stati) atleti professionisti: Adriano Panatta, Pietro Mennea, Valentina Vezzali, Federica Pellegrini, Carolina Kostner, Alberto Tomba, Armin Zoggeler, Francesca Piccinini e Andrea Lucchetta\u2026<\/p>\n<p dir=\"auto\">Non si tratta solo di tutelare dei guadagni (spesso legati agli sponsor \u2013 Flavia Pennetta, ad esempio, grazie alla vittoria agli US Open, ha ottenuto oltre tre milioni di dollari): tuttavia discriminazioni anche in tal senso sono state segnalate. La Assist (Associazione Nazionale delle Atlete), che si propone di tutelare le sportive che operano in modo agonistico, ha denunciato pi\u00f9 volte disparit\u00e0 di trattamento economico: la sua presidentessa, Luisa Rizzitelli, ha dichiarato pi\u00f9 volte che la nazionale di pallanuoto femminile, pur ottenendo lo stesso risultato nella stessa competizione dell\u2019omologa maschile, otterrebbe la met\u00e0 del premio; stesso scenario per una maratona da corrersi a Trento: ed in entrambi i casi non si tratta di premi provenienti da sponsor ma da fondi pubblici.<\/p>\n<p dir=\"auto\">La richiesta di modifica della legge 91\/81 mira, pi\u00f9 radicalmente, a poter garantire a tutte le atlete che si impegnano in modo agonistico quelle garanzie costituzionali relative al lavoro, di fronte ad un impegno che richiede gran parte del tempo (non a caso la maggioranza dei nostri atleti olimpici appartiene a Forze dell\u2019Ordine, dove questi diritti sono maggiormente garantiti).<\/p>\n<p dir=\"auto\">Le nostre sportive, quindi, chiedono di poter accedere a garanzie previdenziali, sanitarie (nel calcio femminile di serie B non \u00e8 prevista nemmeno l\u2019ambulanza a bordo campo), contrattuali, tutele per la maternit\u00e0, accesso al TFR di fine contratto\u2026 Spesso i loro contratti sono stipulati sulla base di scritture private e vengono denunciate clausole anti-maternit\u00e0.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Un ambito in cui ritengo che vi sia ancora molta strada da compiere \u00e8 quello attinente al linguaggio che viene utilizzato e veicolato dai media nei confronti delle sportive. Decisamente stimolante \u00e8 una ricerca condotta dall\u2019universit\u00e0 di Cambridge che ha analizzato le espressioni (producendo, tra l\u2019altro, un\u2019infografica interattiva puntuale) adoperate durante le Olimpiadi di Rio 2016 (radiocronache, blog, tweet\u2026); ne emerge uno spaccato significativo. A puro titolo esemplificativo: agli uomini vengono associate immagini che enfatizzano la forza fisica (velocit\u00e0, potenza, resistenza\u2026), alle donne commenti riguardanti l\u2019aspetto fisico o la sfera privata.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Un ulteriore interessante e chiarificatore progetto (\u201cUn certo genere di sport\u201d) sul modo in cui lo sport femminile viene presentato dai media \u2013 in modo stereotipato e spesso sessista \u2013 \u00e8 portato avanti dalla giornalista Mara Cinquepalmi.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Abbiamo avuto un eclatante episodio anche in Italia, quando, alle ultime Olimpiadi, il nostro Trio di atlete del tiro con l\u2019arco, da matricola qual era, ha sfiorato il podio. Un noto giornale ha titolato definendo le atlete \u201ccicciottelle azzurre\u201d (espressione costata poi il posto al Direttore), oscurando totalmente l\u2019alta prestazione atletica, producendo polemiche di vario livello.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Il linguaggio sportivo \u2013 con la comprensione culturale che media \u2013 evidentemente \u00e8 nel contempo figlio e padre del contesto in cui si muove e un linguaggio sessista, discriminatorio, pregiudiziale, in contesti dalla ampia visibilit\u00e0 \u2013 quali quelli sportivi \u2013 pu\u00f2 avere effetti devastanti sul mondo femminile (e maschile!), ben oltre l\u2019esclusione da una gara sportiva.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Perch\u00e9 emancipazione non \u00e8 solo il contrario di discriminazione, cos\u00ec come pace non \u00e8 solo il contrario di guerra.<\/p>\n<p dir=\"auto\">Eliminare le discriminazioni nei confronti delle donne nello sport \u00e8 \u2013 e pu\u00f2 essere \u2013 un \u201cagire\u201d, puntuale, preciso, storicamente determinato, che deve stare attento a non cadere, a sua volta, in altre discriminazioni o in appiattimenti delle differenze (fisiche, sociali, storiche, culturali\u2026).<\/p>\n<p dir=\"auto\">Promuovere l\u2019emancipazione femminile tramite lo sport \u00e8 pi\u00f9 radicalmente uno stile, un criterio che ha come orizzonte tutti e tutto, tutti gli uomini e tutte le donne, e tutto il microcosmo che racchiude in s\u00e9. Un criterio ermeneutico che interpella e rilancia, in continuazione, tutti e tutto.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1150],"fascicolo":[250],"class_list":["post-2318","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-gaia-de-vecchi","fascicolo-giugno-2017"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Emancipazione femminile e sport<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Gaia De Vecchi, pubblicato nel numero di Giugno 2017. 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