{"id":2294,"date":"2017-02-01T12:00:00","date_gmt":"2017-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2294"},"modified":"2026-04-12T23:35:23","modified_gmt":"2026-04-12T21:35:23","slug":"sospensione-del-procedimento-con-messa-alla-prova","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2017\/febbraio\/sospensione-del-procedimento-con-messa-alla-prova\/","title":{"rendered":"Sospensione del procedimento con messa alla prova"},"content":{"rendered":"<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 ormai intriso da una cultura i cui valori dominanti sembrano essere solo il potere e il successo; l&#8217;individuo moderno \u00e8 tenuto ad avere successo, pi\u00f9 che a essere persona: si \u00e8 provato a sostituire i rapporti relazionali affettivi con le figure significative (familiari, amici) con rapporti di tipo formale (professionali &#8211; strumentali), l\u2019artigianato e l&#8217;amore per il proprio lavoro con l&#8217;efficienza e l&#8217;efficacia di un lavoro sempre pi\u00f9 veloce, sofisticato e cangiante, che stringe a tempi sempre pi\u00f9 stretti. Tutto ci\u00f2 al fine di essere sempre pi\u00f9 competitivi. Oggi sembra diffondersi un sentimento depressivo che si pu\u00f2 definire come &#8220;paura di vivere&#8221;. La paura di vivere \u00e8 legata all&#8217;autostima, alla fiducia di base. Oggi viviamo in una societ\u00e0 che isola, certo non c&#8217;isoliamo se decidiamo di non farlo, ma per poter scegliere \u00e8 necessario avere una personalit\u00e0 matura. Non sempre, per\u00f2, la vita riserva un terreno fertile per la formazione di una personalit\u00e0 adulta. Spesso non esiste dialogo in famiglia o non esiste empatia fra i suoi membri. Molti genitori per ambire a un miglioramento delle condizioni di vita per i loro figli propongono loro un mondo facile, scevro da difficolt\u00e0 e problemi. Provano a mascherare la realt\u00e0 con i suoi innumerevoli problemi quotidiani con un mondo virtuale intriso di illusioni e false speranze. Come gi\u00e0 sostenuto da molti, ad es. Nucci (2001), dall\u2019educazione morale tradizionale basata sull\u2019idea che l\u2019acquisizione della moralit\u00e0 implichi un\u2019accettazione degli standard e delle norme sociali si \u00e8 passati, via via, ad un\u2019idea che potremmo definire pi\u00f9 aristotelica, dove l\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 considerato un automa governato dalle passioni o dalla cieca adesione alle norme sociali, bens\u00ec una persona che pu\u00f2 far guidare i propri comportamenti dalla ragione e, quindi, dalla capacit\u00e0 di giudicare ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male. La rapida tecnicizzazione ha cambiato profondamente la nostra vita e la nostra convivenza. Lo stesso sviluppo tecnologico comporta che, in molti campi, non siano pi\u00f9 i giovani ad imparare dagli anziani, ma viceversa. In tal modo cadono in discredito i modelli di comportamento, anche morale, che questi ultimi vorrebbero trasmettere alle nuove generazioni. L&#8217;imponente sviluppo della tecnica ha portato a far s\u00ec che, nella valutazione dei pi\u00f9, la ragione strumentale (il pensare secondo le categorie della fattibilit\u00e0) abbia preso il sopravvento sulla ragione pratica (il pensiero etico). Ulteriori motivi della decadenza dei valori tradizionali sono lo spirito concorrenziale e la seduzione della mentalit\u00e0 consumistica. Nel primo caso ci\u00f2 comporta una diminuzione della capacit\u00e0 di immedesimarsi negli altri; nel secondo caso l&#8217;individuo si lascia guidare dall&#8217;esterno, abdicando sempre pi\u00f9 alla coscienza personale, per cui \u00e8 insicuro circa l&#8217;atteggiamento da assumere e dipende dal riconoscimento degli altri. La metamorfosi dei valori oggi in atto significherebbe che in primo piano non stanno pi\u00f9 miglioramenti tecnici. I valori post-materiali non migliorerebbero le nostre condizioni materiali di vita, ma le nostre relazioni con il prossimo e la qualit\u00e0 soggettiva della nostra vita.<\/p>\n<p>Harlow studi\u00f2 gli effetti della deprivazione di affetto: come crescer\u00e0 un beb\u00e8 che non ha visto soddisfatto il suo bisogno di amore? Per rispondere a questa domanda i beb\u00e8 scimmia vennero privati di qualsiasi contatto con altri simili durante i primi mesi di vita. Le scimmie, private della possibilit\u00e0 di soddisfare il bisogno d&#8217;amore, ma non certo di cibo, ricevuto anzi in abbondanza, dopo qualche mese si comportavano come i pazienti di un Ospedale Psichiatrico o come criminali aggressivi e violenti; non furono successivamente in grado di comunicare affetto sotto nessuna forma: le femmine non erano in grado di avere rapporti sessuali neanche se avvicinate da un maschio adulto particolarmente esperto e, se costrette alla procreazione, non sviluppavano alcun istinto materno. Una di esse, ad es., port\u00f2 alla bocca la testa del suo piccolo (appena nato) e la sgranocchi\u00f2 come fosse una patatina fritta; altre schiacciavano la faccia del beb\u00e8 contro il pavimento; le uniche eccezioni si verificarono quando qualche piccolo, particolarmente capace di insistere nel richiedere affetto, continu\u00f2 a richiedere le loro cure anche dopo ripetute frustrazioni: allora e solo in qualche caso la scimmia madre cominci\u00f2 a rispondere all&#8217;affetto richiesto.<em>\u00a0La rieducazione di queste scimmie si \u00e8 rivelata estremamente lunga e complessa ed \u00e8 riuscita solo molti anni dopo i primi esperimenti grazie al tenace lavoro di Melinda Novak, una collaboratrice di Harlow: non \u00e8 stato sufficiente infatti esporle a modelli adulti adeguati, segno che il solo reinserimento nel gruppo di scimmie sane non riporta automaticamente queste scimmie alla normale capacit\u00e0 di dare e ricevere affetto. Per recuperarle \u00e8 occorso un lungo lavoro di psicoterapia, effettuato tramite il contatto continuo, durato anni, con un terapeuta scimmia che rispondeva a particolari caratteristiche: permetteva la regressione (doveva avere un terzo dell&#8217;et\u00e0 della scimmia &#8211; paziente) ed era particolarmente accettante, tanto da permettere il fenomeno conosciuto come &#8220;transfert&#8221;.<br \/>\n<\/em><br \/>\nPer essere felici, quindi, non basta soddisfare i bisogni materiali, che costituiscono solo il prerequisito minimo per evitare la sofferenza ed uscire dallo stato di deprivazione; l&#8217;uomo ha soprattutto bisogno di amare e di sentirsi amato, di socializzare e di stimarsi, di giudicarsi cio\u00e8 positivamente rispetto alle proprie aspettative. Ne consegue che non pu\u00f2 bastare che la societ\u00e0 si preoccupi di soddisfare i bisogni materiali dei cittadini: dovr\u00e0 provvedere anche a quelli psicologici. Viceversa ci troveremmo in una societ\u00e0 di infelici: tali sarebbero infatti quegli individui che, preoccupandosi solo dei bisogni materiali, dovessero occupare per il loro soddisfacimento una tale quantit\u00e0 di tempo ed energie, da non avere possibilit\u00e0 di soddisfare le necessit\u00e0 psicologiche: ad es. lavorare dall&#8217;alba al tramonto in un setting lavorativo che non favorisce le relazioni sociali, non soddisfa il bisogno di autostima e non consente di aver tempo per le relazioni affettive, produce s\u00ec un individuo non deprivato materialmente, ma solo e insoddisfatto di se stesso, quindi infelice.<\/p>\n<p>Come sostenuto da A. Lowen nell&#8217;introduzione al suo testo &#8220;Paura di vivere&#8221; (1982):<br \/>\n<em>&#8220;&#8230; il nevrotico ha paura di aprire il proprio cuore all&#8217;amore, paura di scoprirsi o di farsi valere, paura di essere pienamente se stesso. Possiamo spiegare queste paure da un punto di vista psicologico: aprendo il proprio cuore all&#8217;amore, si diventa vulnerabili alle ferite; scoprendosi, ci si espone al rifiuto; facendosi valere, si rischia di essere distrutti. \u2026 Poich\u00e9 abbiamo paura della vita, cerchiamo di controllarla o di dominarla. Crediamo che essere trasportati dalle emozioni sia nocivo o pericoloso. &#8230; Questo pu\u00f2 farci sentire dolore, ma se abbiamo il coraggio di accettarlo, proveremo anche piacere. Se sappiamo far fronte al nostro vuoto interiore, riusciremo a realizzarci. Se siamo in grado di andare in fondo alla nostra disperazione, scopriremo la gioia. E in questa impresa terapeutica abbiamo bisogno di aiuto. L&#8217;individuo nevrotico \u00e8 in conflitto con se stesso. \u2026 Il suo Io tenta di sottomettere il corpo; il suo pensiero razionale, di controllare le emozioni; la sua volont\u00e0, di superare paure e angosce. Sebbene questo conflitto sia per lo pi\u00f9 inconscio, il suo effetto \u00e8 di esaurire le energie di una persona e di distruggere la pace della mente. Il carattere nevrotico assume forme diverse, ma tutte implicano una lotta all&#8217;interno dell&#8217;individuo tra quello che \u00e8 e quello che crede di essere. \u2026 I genitori, come rappresentanti della cultura, hanno la responsabilit\u00e0 di infondere i propri valori ai figli. Esigono da loro atteggiamenti e comportamenti destinati a inserirli nel contesto sociale e culturale di appartenenza. Da una parte il bambino oppone resistenza a queste richieste perch\u00e9 equivalgono a un addomesticamento della sua natura animale ma per diventare parte del sistema, deve essere domato. D&#8217;altra parte il bambino desidera conformarsi a queste esigenze per ottenere l&#8217;amore e l&#8217;approvazione dei genitori. Il risultato dipende dalla natura delle richieste e dal modo in cui sono imposte. Con l&#8217;amore e la comprensione \u00e8 possibile insegnare al bambino le abitudini e le regole di una cultura senza soggiogare il suo spirito. Ma, purtroppo, nella maggior parte dei casi, il processo di adattamento del bambino alla cultura indebolisce la sua personalit\u00e0, e ci\u00f2 lo rende nevrotico e timoroso della vita.&#8221;<br \/>\n<\/em><br \/>\n<em>A ci\u00f2 si pu\u00f2 aggiungere l&#8217;affermazione di Pavlov che: &#8220;<\/em>&#8230; una persona \u00e8 realmente sana se persegue uno o pi\u00f9 obiettivi a lungo termine&#8221;<em>\u00a0(in Cuny, 1964); infatti &#8220;<\/em>Solo chi per tutta la vita persegue uno scopo accessibile&#8230; ha una vita bella e intensa. Ogni progresso, ogni conquista, sono funzioni di questo riflesso di scopo. La vita cessa di essere attraente dal momento che manca di scopo. I suicidi mettono fine ai loro giorni perch\u00e9 non trovano pi\u00f9 alcun senso nella vita; la loro tragedia consiste nel non poter superare una fase di momentanea inversione del riflesso di scopo&#8221;.<\/p>\n<p>Sostiene Adler (1975, pag. 4) che:\u00a0<em>&#8220;Il fatto fondamentale nello sviluppo umano \u00e8 costituito dalla tendenza dinamica e finalistica della psiche. Un fanciullo fin dalla sua prima infanzia \u00e8 impegnato in una continua lotta per affermarsi e questa lotta tende a un fine che \u00e8 vissuto inconsciamente, ma che \u00e8 sempre presente in lui e che corrisponde ad una visione di grandezza, perfezione e superiorit\u00e0. Questa lotta, questa attivit\u00e0 formativa di mete, rispecchia naturalmente la particolare maniera di pensare e di immaginare dell&#8217;uomo e domina tutte le nostre specifiche azioni nel corso della vita. Essa domina anche i nostri pensieri perch\u00e9 noi non pensiamo obiettivamente, ma in funzione del fine e dello stile di vita che ci siamo costruiti&#8221;.<\/em><br \/>\nFrankl parla invece di &#8220;significato della vita&#8221;. Il nucleo concettuale della proposta di Frankl indubbiamente sta proprio nella ripresa e nello sviluppo della<em>\u00a0&#8220;volont\u00e0 di significato&#8221;, poich\u00e9 &#8220;il preoccuparsi del significato della propria esistenza caratterizza l&#8217;uomo in quanto tale&#8221;<\/em>\u00a0(Frankl, 1974). Frankl propone di lavorare sul significato da dare alla propria vita, come momento preminente durante una psicoterapia.<\/p>\n<p>Ci ricorda Bauman che dinanzi alle sfide della globalizzazione, del relativismo culturale, dell&#8217;individualismo, in un certo senso paradossalmente, aumenta l&#8217;interesse verso alcuni principi fondamentali elaborati del pensiero sociale, specie quello di derivazione cattolica, come la destinazione universale dei beni, il bene comune e la solidariet\u00e0. Negli anni ottanta, con la fine delle grandi ideologie e l&#8217;emergere della cosiddetta &#8220;network society,&#8221; post-moderna e globalizzata, la societ\u00e0 tradizionale ancorata a ben definiti valori si \u00e8 trovata improvvisamente impreparata al cambiamento globale caratterizzato da una sempre maggior interdipendenza tra i diversi piani della realt\u00e0 socio-economico e politica in differenti contesti del mondo.\u00a0Ci\u00f2\u00a0ha generato la &#8220;societ\u00e0 liquida&#8221; (Bauman, 2002) dove le situazioni in cui gli uomini agiscono, si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Nel contesto odierno globalizzato e post-moderno, la trasmissione dei contenuti risulta possibile in tanto quanto si pongano in essere idonei processi comunicativi in una prospettiva interazionista, mediata a livello simbolico, che coglie come il giovane costruisce intersoggettivamente la propria identit\u00e0, ruolo sociale e analisi della realt\u00e0 sociale sul palcoscenico della vita quotidiana (Archer, 1997). L&#8217;effetto del processo di individualizzazione che ne deriva si pu\u00f2 anche descrivere come la crisi dell&#8217;idea di cittadino che ricerca il proprio benessere, la propria realizzazione attraverso l&#8217;impegno nel conseguimento del benessere della citt\u00e0 e della collettivit\u00e0. Infatti, la tendenza odierna, porta l\u2019individuo ad una certa indifferenza verso principi fondamentali quali il bene comune, la solidariet\u00e0, la partecipazione e a massimizzare la propria libert\u00e0 di agire, secondo i propri desideri o interessi, anche a scapito dell&#8217;altrui dignit\u00e0 umana e dei diritti fondamentali. Sono quindi venuti a mancare i tradizionali modelli di dipendenza e interazione, stabili riferimenti entro cui muoversi. Con il processo di secolarizzazione, si \u00e8 infatti assistito alla caduta dei modelli di riferimento tradizionali ed il conseguente imporsi di modalit\u00e0 di interfaccia con l\u2019ambiente a seconda della circostanza. Con la progressiva destrutturazione dei valori culturali condivisi e in un contesto caratterizzato dall\u2019incertezza e dal rischio, si deve rilevare altres\u00ec, l&#8217;inevitabile depotenziamento della metodologia educativa classica basata sul modello educativo integrazionista e conflittualista, come ben descritto da Bauman:<em>\u00a0&#8220;Il coordinamento (forse persino l\u2019armonia preordinata) tra lo sforzo di \u201crazionalizzare\u201d il mondo e lo sforzo di educare esseri razionali adatti ad abitarvi, ossia l\u2019assunto di fondo del progetto educativo moderno, non pare pi\u00f9 credibile&#8221;<\/em>\u00a0(2002, pagg. 175-176).<\/p>\n<p>In questo contesto diviene centrale il dibattito sulle condizioni dell\u2019educazione e della trasmissione valoriale alle giovani generazioni in particolare in rapporto alle metodologie di comunicazione. Tale dibattito molto spesso appare contrassegnato da un atteggiamento di ripiegamento rinunciatario dovuto, da un lato, dalla presa di coscienza del fallimento dell&#8217;azione educativa tradizionalmente intesa e dall\u2019altro dalla sfiducia nutrita verso il mondo giovanile percepito come inesorabilmente in declino morale. Purtroppo molti genitori non sono in grado di proporre modelli realistici e non sempre trovano aiuto negli altri educatori (gli insegnanti del resto non possono sostituirsi alla famiglia), nei consiglieri spirituali (sempre meno richiesti e spesso senza alcuna preparazione psicopedagogica) e tanto meno nei mass media (che sembrano non far altro che proporre idoli, eroi falsi costruiti su misura per attrarre: falsamente perfetti ed ancora pi\u00f9 falsamente felici). Troppo spesso accade di incontrare adulti non cresciuti che, non possedendo un modello reale (risultato di una corretta conoscenza di s\u00e9 e della realt\u00e0 circostante = scala valori reale), persistono nel confrontare il proprio e 1&#8217;altrui comportamento con un&#8217;immagine ideale (proveniente non dalla conoscenza dell&#8217;esistente, ma di ci\u00f2 che &#8220;dovrebbe essere&#8221;), col risultato di vivere costantemente in uno stato di insoddisfazione e col rischio di giungere al rifiuto di qualsiasi modello, nel vano tentativo di superare tale insoddisfazione. La diretta conseguenza che ne scaturisce \u00e8 vivere solo sulla spinta dei propri desideri, perdendo il senso della vita e dell&#8217;esistenza. Ne conseguiranno due forme di patologia: quella di chi rifiuta di confrontare il proprio comportamento con un modello e vive schiavo degli avvenimenti, ed i cui umori e percezioni seguiranno le alterne fortune della vita; chi invece continua testardamente a non voler crescere, a non superare lo stato adolescenziale, e confronta il proprio e l&#8217;altrui comportamento con un modello ideale (irraggiungibile, in quanto tale), col conseguente rifiuto di se stesso e dell&#8217;altro. La persona psichicamente sana non sar\u00e0 quindi quella libera da modelli di comportamento e che vive del soddisfacimento dei propri desideri, ne&#8217; quella che rifiuta continuamente se stessa o l&#8217;altro perch\u00e9 inadeguati nei confronti del modello ideale; sar\u00e0 invece quella che riconosce ed accetta la propria e l&#8217;altrui limitatezza e nello stesso tempo continua ad amare se stessa e gli altri.<\/p>\n<p>Quando ci si vuole impegnare nell&#8217;educazione non si pu\u00f2 prescindere dal fatto che i valori, in modo pi\u00f9 o meno conscio, orientano le azioni e costituiscono gli elementi base per la costruzione dell\u2019identit\u00e0. Essi sono il mezzo con cui le persone giudicano s\u00e9 stesse, gli altri e il sistema dove sono inserite e quindi rappresentano un fattore essenziale per comprendere e leggere le rappresentazioni, le percezioni che gli attori sociali costruiscono attorno al sistema sociale. A fronte di un progresso talora indiscriminato e alla produzione su scala universale, da pi\u00f9 parti si condivide la necessit\u00e0 di una regolamentazione gerarchizzata dei valori in campo che parta dalla difesa della dignit\u00e0 umana e dei diritti umani. La nuova attenzione alla vera natura umana, insieme alla necessit\u00e0 di una solidariet\u00e0 universale tra tutti gli uomini, pu\u00f2 divenire quel terreno comune capace di guidare la globalizzazione. A questo punto diviene centrale il problema della trasmissione dei contenuti valoriali attraverso l&#8217;attivazione di un processo partecipato e dinamico che parta da quello che possiamo scorgere nel mondo della vita dei giovani e dalla necessit\u00e0 di trovare processi comunicativi adatti. Considerando infatti, il significato di comunicazione, come abilit\u00e0 emotiva, che consiste nel creare negli altri un\u2019esperienza tale da coinvolgerli fin nelle viscere, si deve rilevare l&#8217;insufficienza del modello trasmissivo comunicativo tradizionale di tipo gerarchico-burocratico che si risolve in una mera trasmissione di informazioni e nozioni, per quanto con modalit\u00e0 creative e coinvolgenti (Goleman, 1996). L\u2019apprendimento cosiddetto scolastico-tradizionale, luogo di trasmissione di un patrimonio conoscitivo consolidato alle nuove generazioni su mandato della societ\u00e0, \u00e8 oggi soppiantato in larga parte da un approccio cognitivo di stampo costruttivista dove il soggetto che apprende \u00e8 il reale protagonista di un processo di costruzione della propria conoscenza attraverso un&#8217;attivit\u00e0 cognitiva, contestualizzata e integrata all\u2019interno di attivit\u00e0 che si svolgono nel mondo sociale. La corretta impostazione parte dal presupposto che le radici comunicative dell&#8217;attivit\u00e0 formativa devono essere rilette all&#8217;interno di un modello interazionista comunicativo simbolico che si caratterizza per la creazione e l\u2019interpretazione di significati rispetto alla realt\u00e0 attraverso il rapporto intersoggettivo e l&#8217;interazione reciproca degli attori sociali. Fondamentale appare la centralit\u00e0 del soggetto e la sua capacit\u00e0 di comunicare; soggetto caratterizzato da un&#8217;identit\u00e0 narrativa in grado di reinterpretare e risignificare la realt\u00e0, tradizionalmente data per scontata, cognitivamente, relazionalmente e riflessivamente. Per comunicare non \u00e8 neppure sufficiente l&#8217;abilit\u00e0 tecnica degli strumenti mass-mediatici. S&#8217;impone la necessit\u00e0 di un profondo cambiamento culturale e di prospettiva. Il panorama scientifico ha preso atto della rivoluzione avvenuta nel mondo giovanile con l&#8217;avvento della globalizzazione e della societ\u00e0 post-moderna, nel modo di concepire e costruire la propria vita che ha portato a superare il modello tradizionale lineare a fasi consecutive (formazione, lavoro, pensionamento) con uno scenario caratterizzato dalla discontinuit\u00e0 delle carriere di vita e con un intreccio di esperienze formative e lavorative. Il passaggio da una fase della vita ad un&#8217;altra \u00e8 diventato, per le generazioni giovani caratterizzate da un&#8217;identit\u00e0 fluida (Bauman, 2001, pag. 153), via via meno netto e pi\u00f9 sfumato. Per i giovani si \u00e8 verificato un continuo differimento delle scelte di vita personali, in particolare di quelle che identificano la transizione dalla giovinezza all\u2019et\u00e0 adulta, dovuto anche al prolungamento del percorso scolastico medio, all&#8217;invecchiamento della popolazione e alle difficolt\u00e0 di entrata e stabilizzazione nel mercato del lavoro. Oggi l&#8217;universo giovanile \u00e8 descritto generalmente in una permanente crisi d&#8217;identit\u00e0. Il fatto che i giovani siano i soggetti pi\u00f9 coinvolti in questo repentino e radicale mutamento sociale \u00e8 oggi un dato di fatto; cos\u00ec che le giovani generazioni, complice anche la prolungata crisi economica e occupazionale globale, risultano le pi\u00f9 danneggiate dall&#8217;attuale negativa congiuntura economica. I dati statistici confermano che le giovani generazioni, gi\u00e0 detentrici di minor risorse e posizioni rispetto agli altri attori sociali, per la prima volta non riusciranno a mantenere il tenore di vita raggiunto dai propri genitori.<\/p>\n<p>Parlare di giovani oggi appare questione tutt&#8217;altro che semplice e scontata se si considera come nelle societ\u00e0 preindustriali non vi fosse un tempo per esserlo e il passaggio all&#8217;et\u00e0 adulta avvenisse con il raggiungimento di una determinata et\u00e0 biologica convenzionale. Il concetto di stampo giuridico di &#8220;giovane adulto&#8221; (18-25 anni) risulta essere anch&#8217;esso difficile da definire. Utilizzare una semplice definizione biologica del resto non risulterebbe corretto poich\u00e9 il percorso di maturazione della sfera psicologica e culturale della persona non \u00e8 necessariamente direttamente connesso all\u2019et\u00e0 anagrafica. La letteratura in materia \u00e8 concorde nel considerare la giovinezza come una rappresentazione sociale, dai confini e dai caratteri indefiniti, fluida, sempre relativa e non estrapolabile dal contesto storico e sociale in cui viene essa stessa definita. Essa \u00e8 ben descritta da Levi e Schmitt:\u00a0<em>&#8220;Si colloca all\u2019interno dei margini mobili tra la dipendenza infantile e l\u2019autonomia dell\u2019et\u00e0 adulta, in quel periodo di puro cambiamento e di inquietudine in cui si realizzano le promesse dell\u2019adolescenza, tra l\u2019immaturit\u00e0 sessuale e la maturit\u00e0, tra la mancanza e l\u2019acquisizione di autorit\u00e0 e di potere. In questo senso, nessun limite fisiologico \u00e8 sufficiente a identificare analiticamente una fase della vita riconducibile piuttosto alla determinazione culturale delle societ\u00e0 umane, al modo in cui esse cercano di identificare, di dare ordine e senso a qualcosa che appare tipicamente transitorio, vale a dire caotico e disordinato&#8221;<\/em>\u00a0(1994, 6). L\u2019et\u00e0 giovanile, del resto, \u00e8 generalmente considerata una fase transitoria che segna progressivamente l&#8217;addio dell\u2019adolescenza e la contestuale assunzione delle funzioni e delle caratteristiche del mondo adulto. In Italia le prime indagini facevano rientrare nella categoria dei giovani coloro che avevano un\u2019et\u00e0 compresa tra i 15 e i 24 anni; delimitazione che \u00e8 andata successivamente e progressivamente ampliandosi fino ad arrivare ai nostri giorni addirittura sino ai 34 anni. Se nella prima parte del Ventesimo secolo, la giovinezza individuava una breve fase della vita, nella seconda met\u00e0 la situazione si modifica sensibilmente fino a essere considerata come destinata ad un\u2019infinita estensione. In sostanza, i passaggi pi\u00f9 significativi, dopo la comparsa della giovent\u00f9 negli anni cinquanta, sono caratterizzati dalla caduta della continuit\u00e0 e conformit\u00e0 tipica di quegli anni e dalla successiva ribellione, molte volte collettiva, e il conseguente scontro diretto fra generazioni. Tale contrapposizione \u00e8 andata via via scomparendo lasciando il campo a un crescente rapporto di empatia del mondo giovanile con la realt\u00e0 adulta. Il cosiddetto scarto generazionale, molto evidente negli anni sessanta-settanta, si stempera cos\u00ec a partire dagli anni ottanta, riavvicinando progressivamente le generazioni sotto il profilo degli stili di vita e di consumo, in una sorta di colonizzazione reciproca, dove si evidenzia la tendenza al giovanilismo (quando un adulto si maschera da giovane) negli adulti e per contro all&#8217;adultismo (quando un giovane si maschera da adulto) nei giovani, soprattutto per quanto riguarda l\u2019anticipazione di comportamenti adulti e la richiesta di autonomia nelle scelte e nella libert\u00e0 di movimento. Il ritardo e la reversibilit\u00e0 del superamento del passaggio tra la giovane et\u00e0 e la vita adulta hanno influito fortemente nel rendere la linea di demarcazione sempre meno identificabile, con l&#8217;insorgenza di un processo di confusione tra la condizione giovanile e la condizione adulta.\u00a0 Sino al punto che diventa sempre pi\u00f9 difficile distinguere la maschera (intesa come un mediatore tra l\u2019Io e il mondo esterno) che l&#8217;individuo indossa dalla realt\u00e0 che ad essa sottende. Quindi maschera come necessit\u00e0 per adattarsi alla Societ\u00e0, per essere riconosciuto nel proprio ruolo ed essere accettato come persona; siamo chiaramente in una logica pirandelliana. Il panorama scientifico ha preso atto della rivoluzione avvenuta nel mondo giovanile con l&#8217;avvento della globalizzazione e della societ\u00e0 post-moderna, che hanno portato un radicale cambiamento nel modo di concepire e costruire la propria vita, ci\u00f2 ha portato al superamento del modello tradizionale di tipo lineare a fasi consecutive (formazione, lavoro, pensionamento) con uno scenario caratterizzato dalla discontinuit\u00e0 delle carriere di vita e con un intreccio variegato di esperienze formative e lavorative. I giovani non desiderano essere ingabbiati dentro i binari di una transizione lineare secondo i confini della generazione precedente, in quanto molte delle promesse che l\u2019accompagnano si sono rivelate poco realizzabili e carenti di sicurezze. Il passaggio da una fase della vita ad un&#8217;altra \u00e8 diventato, per le generazioni giovani, caratterizzate da un&#8217;identit\u00e0 fluida (Bauman 2001), via via meno netto e pi\u00f9 sfumato. Si tratta di una fluidit\u00e0 esperienziale, data dalle continue transizioni tra diverse attivit\u00e0 e ruoli sociali, nella ricerca che ogni giovane compie per trovare il proprio posto nel mondo.<\/p>\n<p>Il fatto che i giovani siano i soggetti pi\u00f9 coinvolti in questo repentino e radicale mutamento sociale \u00e8 oggi un dato di fatto, confermato anche da autorevoli ricerche internazionali, dove le giovani generazioni, complice anche la prolungata crisi economica e occupazionale globale, certamente risultano le pi\u00f9 danneggiate dall&#8217;attuale negativa congiuntura economica. Dai dati statistici emerge che quest&#8217;ultime, gi\u00e0 detentrici di minor risorse e posizioni rispetto agli altri attori sociali, per la prima volta non riusciranno a mantenere il tenore di vita raggiunto dai genitori. In generale, ci\u00f2 che forse riguarda maggiormente i giovani e le loro interazioni con le generazioni adulte, \u00e8 il passaggio da un sistema sociale strutturato e prestabilito, caratterizzato da determinate attese sociali e familiari, ad un sistema in cui nulla viene considerato scontato, con un conseguente aumento esponenziale delle possibilit\u00e0 di scelta per l\u2019individuo. Con il processo di secolarizzazione, si \u00e8 infatti assistito alla caduta dei modelli di riferimento tradizionali ed il conseguente imporsi di modalit\u00e0 di interfaccia con l\u2019ambiente a seconda della circostanza. Si \u00e8 passati quindi da una struttura familiare verticale ad un modello orizzontale caratterizzato dalla trasformazione del ruolo della donna, dal progressivo contenimento dei tassi di natalit\u00e0, della compresenza di pi\u00f9 generazioni e dall\u2019irresistibile ascesa della socialit\u00e0 ristretta (famiglia mononucleare). Per i giovani si \u00e8 verificato un continuo differimento delle scelte di vita personali, in particolare di quelle che identificano la transizione dalla giovinezza all&#8217;et\u00e0 adulta, dovuto anche al prolungamento del percorso scolastico medio, all&#8217;invecchiamento della popolazione e alle difficolt\u00e0 di entrata e stabilizzazione nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p>In questo contesto diviene centrale il dibattito sulle condizioni dell\u2019educazione e della trasmissione valoriale alle giovani generazioni in particolare in rapporto alle metodologie di comunicazione. Tale dibattito molto spesso appare contrassegnato da un atteggiamento di ripiegamento rinunciatario dovuto, da un lato, dalla presa di coscienza del fallimento dell&#8217;azione educativa tradizionalmente intesa e dall\u2019altro dalla sfiducia nutrita verso il mondo giovanile percepito come inesorabilmente in declino morale. Ci\u00f2 da cui invece non si pu\u00f2 prescindere \u00e8 il fatto che i valori, in modo pi\u00f9 o meno conscio, orientano le azioni e costituiscono gli elementi base per la costruzione dell\u2019identit\u00e0. Essi sono il mezzo con cui le persone giudicano s\u00e9 stesse, gli altri e il sistema dove sono inserite e quindi rappresentano un fattore essenziale per comprendere e leggere le rappresentazioni, le percezioni che gli attori sociali costruiscono attorno al sistema sociale.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 bisogna integrare il fondamentale aspetto della \u201criconciliazione tra le generazioni\u201d che emerge da indagini empiriche attraverso le domande rivolte dai giovani ai loro adulti di riferimento a cui, anche se prendendo le distanze dalle modalit\u00e0 educative tradizionali, chiedono l\u2019instaurazione di un rapporto di dialogo finalizzato a:<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0essere educati assumendosi rischi e responsabilit\u00e0 attraverso sfide reali con degli adulti di riferimento;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0essere accompagnati nelle scelte con pazienza e ascolto, senza giudizi di valore gi\u00e0 prefabbricati;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0capire le regole e vederle rispettate nella pratica;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0essere affascinati da testimoni che attestino la possibilit\u00e0 di condurre vite autentiche.<\/p>\n<p>Quattro punti che possono essere considerati quasi un codice di regole su come bisognerebbe comportarsi quando si vuole diventare un valido formatore dei giovani. Specie laddove si ci vuole impegnare nella trasmissione di contenuti valoriali di stampo opposto a quelli gi\u00e0 presenti (criminali) nel gruppo di giovani con i quali si vuole lavorare; ci\u00f2 risulta possibile in tanto quanto si pongano in essere idonei processi comunicativi in una prospettiva interazionista, mediata a livello simbolico, che coglie come il giovane costruisce intersoggettivamente la propria identit\u00e0, ruolo sociale e analisi della realt\u00e0 sociale sul palcoscenico della vita quotidiana. Questo risulter\u00e0 realizzabile nella misura del verificarsi di una nuova disponibilit\u00e0 all\u2019ascolto, all&#8217;accompagnamento e alla comunicazione da parte degli educatori (in particolare i conduttori dei gruppi) risultato di una ricerca di strategie comunicative efficaci che dovranno tener conto che gli attori sociali interpretano il mondo come macro-sistema attraverso i riferimenti culturali e linguistici del proprio micro-sistema (il proprio ambiente) esistendo uno stretto rapporto fra cultura di un determinato contesto e percezione\/capacit\u00e0 espressiva.<\/p>\n<p><strong>La Riforma del Sistema Giustizia<\/strong><\/p>\n<p>La legge n. 67 del 28 aprile 2014, costituisce il primo importante tassello di una riforma di tutto il sistema della giustizia, che punta all\u2019individuazione di una giusta proporzione della sanzione penale in relazione al bene violato, alla gravit\u00e0 del comportamento e alla pericolosit\u00e0 sociale del soggetto. La prima parte della legge delega il Governo ad emanare uno o pi\u00f9 decreti legislativi per la riforma del sistema delle pene detentive non carcerarie attuando il principio secondo il quale: &#8220;la detenzione in carcere deve essere considerata come una extrema ratio&#8221;, limitata ai delitti gravi e alla quale ricorrere quando altre sanzioni risultino inefficaci, garantendo, comunque le esigenze di sicurezza sociale. Ci\u00f2 che \u00e8 sotteso a questo principio \u00e8 la sostanziale fiducia (basata sulle ricerche della psicologia moderna, in particolare quella di orientamento cognitivo comportamentale (in particolare Skinneriana) e gli studi di Harlow e Bowlby che: il comportamento dell&#8217;individuo \u00e8 il risultato dei condizionamenti sociali (le sue esperienze di vita) e non della sua natura criminale: il suo carattere innato (come sostenuto da certa psichiatria di un non lontano passato). Ne consegue che l&#8217;individuo che ha commesso crimini non va rinchiuso o terminato (giustiziato tramite ghigliottina o camera a gas) come fosse un&#8217;animale feroce e pericoloso per gli altri esseri umani. Ma, coscienti che qualsiasi essere umano, se messo in determinate condizioni, potrebbe comportarsi come un criminale incallito; va, viceversa: rieducato. Con la conseguenza, quindi, di consolidarsi in una forma di intervento che tende ad avvicinarsi a quei sistemi penali, specialmente anglosassoni, nei quali la pena si modula ogni volta: sulle reali e concrete esigenze rieducative del soggetto, senza mai perdere di vista le valenze retributive e preventive che la pena deve sempre e comunque mantenere.<\/p>\n<p>Accanto all\u2019esigenza di trovare soluzioni deflattive per gli istituti penitenziari, vi \u00e8 anche quella sollecitata dai documenti provenienti dall\u2019Unione europea di individuare istituti alternativi al processo penale, idonei a dare una diversa risposta a determinate categorie di reati. A tale esigenza risponde la seconda parte della legge, che introduce nel nostro ordinamento la sospensione del procedimento con messa alla prova, una forma di probation giudiziale che, lungi dall\u2019essere un istituto clemenziale, permette ai giudici di concentrarsi sui delitti che creano maggiore allarme sociale. Un\u2019esigenza deflattiva per gli uffici giudiziari, in questo caso. Esigenza molto sentita, visto l\u2019elevato numero dei procedimenti penali (basti pensare che quelli con autore noto, avviati in tribunale negli ultimi tempi, hanno superato il milione all\u2019anno) e al senso di incertezza e sfiducia collettiva che ne deriva.<\/p>\n<p>L\u2019istituto della messa alla prova nell\u2019ambito del processo penale degli adulti, pur costituendo l\u2019estensione di uno strumento gi\u00e0 da diversi anni sperimentato nel rito penale minorile, mira ad adeguarsi alle esigenze tipiche del processo penale, in modo da coniugare le finalit\u00e0 risocializzanti con quelle preventive. Esso realizza una rinuncia alla potest\u00e0 punitiva dello Stato, condizionata al buon esito di un periodo di prova controllata ed assistita e trova applicazione per i reati punibili con la reclusione fino a 4 anni (non si applica ai delinquenti e contravventori abituali, professionali o per tendenza). Inoltre, a differenza del probation minorile, nel caso degli adulti l\u2019istituto deve essere richiesto dall\u2019interessato, il quale, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, entro i termini perentori espressamente indicati dalla norma, dovr\u00e0 rivolgersi all&#8217;Ufficio di esecuzione penale esterna territorialmente competente per la definizione di un programma di trattamento, da allegare all&#8217;istanza di sospensione del procedimento con messa alla prova. L&#8217;Ufficio, quindi, trasmette il programma di trattamento che dovr\u00e0 garantire l\u2019organicit\u00e0 dei contenuti, la chiarezza degli impegni e la congruit\u00e0 degli obiettivi, unitamente all&#8217;indagine socio-familiare con le considerazioni che lo sostengono. Dalla formulazione e dai contenuti di detto programma, congiuntamente ad eventuali altre informazioni (acquisibili attraverso gli organi di polizia o altri enti pubblici) il giudice trae gli elementi per valutare la personalit\u00e0 dell\u2019imputato, la sua estrazione sociale, il contesto familiare e la propensione a delinquere e pu\u00f2 decidere se ammetterlo alla prova \u201csentite le parti, nonch\u00e9 la persona offesa\u201d. Considerata l\u2019ampiezza dei benefici cui potrebbe aspirare il soggetto che ha richiesto la misura, ogni atteggiamento lassista \u00e8 da ritenere inaccettabile. Cos\u00ec come inaccettabile \u00e8 la formulazione di un programma di trattamento che non tenga in debito conto le negative ricadute sulla collettivit\u00e0 che ci\u00f2 comporterebbe, anche in termini di credibilit\u00e0 del servizio medesimo e dell\u2019intero sistema della giustizia.<\/p>\n<p>Altra importante novit\u00e0 attiene alla disciplina dei contenuti dell\u2019istituto che sono previsti dal legislatore ex ante e possono essere suddivisi in quattro macro categorie:<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0reinserimento sociale dell\u2019imputato;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0prescrizioni riparatorie;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0affidamento al servizio sociale;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0condotte finalizzate alla promozione della mediazione con la persona offesa.<\/p>\n<p>Con la sospensione del procedimento, l&#8217;imputato viene affidato, con ordinanza, all&#8217;Ufficio di esecuzione penale esterna per lo svolgimento del programma di trattamento ritenuto idoneo dal giudice e, al fine di evitare che l\u2019istituto si trasformi in una sorta di gratuita impunit\u00e0 per l\u2019imputato, durante il periodo di prova, \u00e8 sospeso il corso della prescrizione.<\/p>\n<p>Elemento imprescindibile del programma di trattamento e che costituisce il nocciolo sanzionatorio con componente afflittiva della nuova misura \u00e8: lo svolgimento del lavoro di pubblica utilit\u00e0. Si tratta di un tipo di attivit\u00e0 lavorativa che presenta le seguenti caratteristiche:<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0deve essere una prestazione non retribuita;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0va determinata tenendo conto delle specifiche professionalit\u00e0 e attitudini lavorative dell\u2019imputato;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0deve avere una durata minima di 10 giorni anche non continuativi;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0\u00e8 una prestazione da svolgere in favore della collettivit\u00e0 presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, presso le aziende sanitarie o le organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato, anche internazionali;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0la durata giornaliera non pu\u00f2 superare le 8 ore;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0deve essere svolta con modalit\u00e0 tali da non pregiudicare le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dell\u2019imputato.<\/p>\n<p>L\u2019efficacia dell\u2019istituto \u00e8 strettamente connessa al corretto e serio adempimento dei contenuti del programma di trattamento, infatti, decorso il periodo di sospensione del procedimento con messa alla prova, il giudice, tenuto conto del comportamento dell&#8217;imputato, qualora riterr\u00e0 che la prova abbia avuto esito positivo, dichiarer\u00e0, con sentenza, estinto il reato. Invece, nel caso di esito negativo della prova, per grave e reiterata trasgressione del programma di trattamento o delle prescrizioni, per il rifiuto opposto alla prestazione del lavoro di pubblica utilit\u00e0, per la commissione durante il periodo di prova di un nuovo delitto non colposo o di un reato della stessa indole di quello per cui si procede, il giudice, con ordinanza, dispone la revoca della misura e la ripresa del procedimento. In questo caso, dalla pena da eseguire in caso di condanna, si detrae un periodo corrispondente a quello della prova eseguita, che va calcolato secondo precisi parametri.<\/p>\n<p>Per la piena attuazione della riforma in atto si \u00e8 cercato di implementare e consolidare le connessioni esistenti tra i servizi territoriali di probation, la magistratura ordinaria e il complesso di agenzie pubbliche e private nonch\u00e9 del volontariato presenti nelle comunit\u00e0. Tali sinergie, sono volte al superamento di alcune criticit\u00e0 ancora purtroppo presenti e al miglioramento della qualit\u00e0 degli interventi previsti per far fronte alle sempre pi\u00f9 numerose richieste di messa alla prova, che hanno comportato l\u2019avvio di oltre 25.000 nuovi procedimenti per gli uffici territoriali, gi\u00e0 da tempo in grave sofferenza e per i quali \u00e8 indifferibile che si provveda all\u2019individuazione di soluzioni pi\u00f9 strutturali e definitive.<\/p>\n<p>Al fine di non compromettere ulteriormente la gi\u00e0 precaria credibilit\u00e0 del sistema della giustizia penale italiana, occorre garantire il miglior funzionamento possibile del nuovo istituto. Funzionamento che appare strettamente legato sia agli investimenti che il nostro paese sapr\u00e0 realizzare nel sistema del probation, posto che, oltre all\u2019evoluzione dell\u2019attuale approccio metodologico, organizzativo e procedurale, solo un adeguato numero di professionisti potr\u00e0 realizzare la prospettiva di una pi\u00f9 efficace risocializzazione \u201csul campo\u201d in grado di sostituire del tutto il processo e la sanzione per il reato commesso, sia all\u2019evoluzione culturale di cui sapr\u00e0 rendersi portatrice la stessa comunit\u00e0 laddove sar\u00e0 in grado di costruire una rete integrata di servizi atta a garantire seriet\u00e0, affidabilit\u00e0 e consistenza delle attivit\u00e0 che \u00e8 chiamato a svolgere chi \u00e8 ammesso alla prova (lavori di pubblica utilit\u00e0, attivit\u00e0 di volontariato, di mediazione penale, risarcimento del danno), nonch\u00e9 a fornire una fattiva collaborazione ed un supporto adeguato agli uffici di esecuzione penale esterna e, quindi, in questo modo, contribuire a favorire l\u2019aumento della percezione di sicurezza nella collettivit\u00e0. Se l\u2019istituto non \u00e8 ben costruito e se mancano le necessarie garanzie, rischia di essere applicato in maniera arbitraria, creando nuove ed intollerabili disuguaglianze. Esso costituirebbe un ulteriore privilegio per soggetti socialmente forti e che hanno la fortuna di vivere in zone pi\u00f9 ricche e dotate di un miglior sistema di welfare, mentre ai meno fortunati (emarginati o stranieri) continuerebbe ad applicarsi il \u201cclassico\u201d sistema delle reazioni alla devianza, sovvertendo completamente quelle che sono state le condizioni che hanno favorito, all\u2019inizio del \u2018900, la nascita del probation in Inghilterra, scaturito proprio dalla \u201cmessa a sistema\u201d, del servizio offerto dalle molte associazioni di volontariato di ispirazione cristiana che, motivate dai valori della carit\u00e0 e della misericordia, si preoccupavano di controllare e di favorire il reinserimento sociale dei soggetti devianti pi\u00f9 difficili, pi\u00f9 problematici e, frequentemente, appartenenti alle classi sociali pi\u00f9 marginalizzate e povere, ammessi a sanzioni diverse dalla detenzione e che solo successivamente, \u00e8 stato progressivamente sostituito in tutta Europa da professionisti ed organizzazioni statali.<br \/>\nIn tale direzione si muove il progetto di servizio civile &#8220;INSIEME: per un nuovo modello di giustizia di comunit\u00e0&#8221; sviluppato e progettato dalla Direzione Generale dell&#8217;esecuzione penale esterna e di messa alla prova del Dipartimento della giustizia minorile e di comunit\u00e0 del Ministero della Giustizia, cui partecipano, in partneriato, due Associazioni di Psicologi: l&#8217;Associazione Italiana di Psicologia Giuridica e l&#8217;Associazione Italiana Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Gruppo (vedi allegato).<\/p>\n<p><strong>ALLEGATO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Progetto di servizio civile &#8220;INSIEME: per un nuovo modello di giustizia di comunit\u00e0&#8221;<\/strong><br \/>\ndella Direzione Generale dell&#8217;esecuzione penale esterna e di messa alla prova del Dipartimento della giustizia minorile e di comunit\u00e0 del Ministero della Giustizia (formulato al fine di rispondere al bando per progetti di servizio civile nazionale per l&#8217;anno 2017 del Dipartimento della Giovent\u00f9 e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri). Progetto che di fatto costituirebbe la prima esperienza di impiego di volontari del servizio civile a livello nazionale nei servizi di probation. &#8211; estratto della partecipazione in partneriarato dell&#8217;Ente &#8220;Associazione Italiana Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Gruppo&#8221;:<br \/>\n&#8220;\u2026 \u2026 &#8230; L&#8217;ente &#8220;Associazione Italiana Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Gruppo&#8221; si impegna a fornire il seguente apporto al progetto:<br \/>\nLa motivazione a partecipare al progetto nasce dalla volont\u00e0 di rispondere in particolare a tre esigenze ben conosciute da chi opera in questo campo:<br \/>\n\u2022 Il bisogno di migliorare le attivit\u00e0 connesse con l\u2019indagine socio-familiare come prima conoscenza della persona che ha problemi di giustizia in modo da avere tutti gli elementi per la definizione del programma di trattamento su cui si articoler\u00e0 la misura alternativa o il progetto di messa alla prova.<br \/>\n\u2022 Il bisogno di migliorare gli interventi di supporto per gli imputati in messa alla prova in modo da garantire il buon esito della misura di Comunit\u00e0 e diminuire la recidiva.<br \/>\n\u2022 Il bisogno di sperimentare le occasioni di \u201crinnovamento\u201d del servizio connesse con la nuova misura della messa alla prova che consente l\u2019estinzione del reato e la diminuzione delle persone detenute.<br \/>\nIn Particolare, partendo dall\u2019analisi dei bisogni rilevati e dalla capacit\u00e0 di risposta finora attivate, gli obiettivi generali del progetto saranno quindi:<br \/>\n\u2022 Formare gli operatori del Servizio Civile che parteciperanno al progetto.<br \/>\n\u2022 Migliorare le attivit\u00e0 connesse con le indagini socio-familiari per l\u2019accesso alla messa alla prova.<br \/>\n\u2022 Migliorare gli interventi di supporto per l\u2019esecuzione della messa alla prova.<br \/>\n\u2022 Sviluppo ed evoluzione delle misure di comunit\u00e0.<br \/>\n\u2022 Intervento di counseling psicologico e di psicoterapia (individuale e\/o di gruppo) sulle vittime.<br \/>\nNe consegue che i Beneficiari (destinatari dell&#8217;intervento) saranno, in particolare:<br \/>\n\u2022 I condannati<br \/>\n\u2022 I familiari dei condannati<br \/>\n\u2022 I familiari degli imputati<br \/>\n\u2022 Le vittime per il risarcimento del danno previsto dalla Messa alla prova<br \/>\nGli Strumenti utilizzati a tal fine (da concordare con l&#8217;Ente promotrice) potranno essere:<br \/>\n\u2022 Test, questionari, schede di osservazione e monitoraggi, e altri Strumenti studiati all&#8217;uopo per monitorare la personalit\u00e0 ed il comportamento (specie emotivo e cognitivo) dei partecipanti alla &#8220;messa alla prova&#8221;. Al fine di poter adeguatamente valutare l&#8217;andamento della messa alla prova e poter relazionare ai Magistrati responsabili del procedimento.<br \/>\n\u2022 Gruppi psicoterapeutici su: Ansia, Depressione, Problem Solving motivazionale, Assertivit\u00e0 e Prosocialit\u00e0.<br \/>\n\u2022 Gruppi di Supervisione per gli operatori del Servizio Civile che parteciperanno al progetto.<br \/>\nI professionisti coinvolti saranno Soci dell&#8217;Associazione iscritti all&#8217;Elenco degli Psicoterapeuti di Gruppo Cognitivo Comportamentale. Si tratta di psicoterapeuti con esperienza specifica di intervento sui Gruppi iscritti al rispettivo Ordine di appartenenza (Ordine degli Psicologi o Ordine dei Medici Chirurghi) abilitati all&#8217;esercizio della psicoterapia.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Adler A. 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C) dell\u2019ordinamento penitenziario \u2013 e sospensione del procedimento con messa alla prova \u2013 art. 464 bis c.p.p. \u2013 Avvio della sperimentazione\u201d.<br \/>\nCompagnoni F. (ed.) (2006) &#8220;Etica della Vita&#8221;, ed. San Paolo.<br \/>\nCuny H. (1964) &#8220;Pavlov e la teoria dei riflessi condizionati&#8221;, Ed. Riuniti, Roma.<br \/>\nDi Bonito T., Sciamplicotti G. e Urso A. (1999) \u201cProsocialit\u00e0 e altruismo: una strada da percorrere\u201d, Oikonomia: rivista di etica e scienze sociali, Anno1, n\u00b0 0, 17-22.<br \/>\nEysenck, H. J. (1982). &#8220;Personality, genetics, and behavior: Selected papers&#8221;, New York, NY: Praeger. Chicago<br \/>\nFrankl V.E. (1974) &#8220;Psicoterapia nella pratica medica&#8221;, Giunti-Barbera, Firenze.<br \/>\nFreud S. (1915-17) &#8220;Introduzione alla psicoanalisi&#8221;, in &#8220;Opere di S. 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