{"id":2290,"date":"2017-02-01T12:00:00","date_gmt":"2017-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2290"},"modified":"2026-04-12T23:32:12","modified_gmt":"2026-04-12T21:32:12","slug":"progetto-cec-comunita-educante-con-i-carcerati","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2017\/febbraio\/progetto-cec-comunita-educante-con-i-carcerati\/","title":{"rendered":"Progetto CEC: Comunit\u00e0 Educante con i Carcerati"},"content":{"rendered":"<p>La Comunit\u00e0 Papa Giovanni XXIII opera nel mondo carcerario sin dai primi anni \u201990.<br \/>\nIn Italia oggi:<br \/>\n290 detenuti ed ex detenuti comuni seguono un percorso educativo personalizzato<br \/>\n40 carceri sono visitate ogni settimana dai nostri operatori, per offrire sostegno morale e religioso ai detenuti, in particolare quelli che espiano pene lunghe.<\/p>\n<p>Solo l\u20198% di coloro che portano a termine il programma di recupero dell\u2019Associazione torna a delinquere a fronte di una media nazionale del 70%.<\/p>\n<p><strong>Le nostre esperienze-pilota di alternativa al carcere<\/strong><\/p>\n<p>La Casa \u201cMadre del Perdono\u201d e la Casa \u201cMadre della riconciliazione\u201d :\u00a0<em>l\u2019uomo non \u00e8 il suo errore<\/em><\/p>\n<p>Il progetto nasce nel 2004, per offrire ai detenuti (per noi \u2018recuperandi\u2019) un percorso educativo in una dimensione di casa e di famiglia. Nella casa si offre una formazione umana e una formazione valoriale-religiosa. Attraverso la valorizzazione del merito viene valutato il cammino di ogni recuperando nel comportamento e nello svolgimento delle mansioni assegnate. Si organizzano corsi di professionalizzazione e formazione al lavoro sia all\u2019interno che all\u2019esterno della struttura, in particolare presso il laboratorio \u201cLa Pietra Scartata\u201d, dove, a fianco di ragazzi disabili, si trasformano e producono prodotti provenienti da agricoltura biologica. In particolare adiacente alla casa madre della riconciliazione,\u00a0 c\u2019\u00e8 la coop. Agricola \u201cCieli e terra nuova\u201d ove sono attivi corsi di professionalizzazione al lavoro in laboratori specifici: gestione della stalla con circa 120 capi di bestiame, caseificio per produzione di formaggio fresco, macelleria, colture biologiche.<\/p>\n<p>Il territorio \u00e8 coinvolto nel progetto educativo attraverso la presenza di numerosi volontari, appositamente formati, che instaurano relazioni di amicizia e dialogo in un rapporto individuale con i singoli detenuti e organizzano per loro attivit\u00e0 educative e ricreative.<br \/>\nDalla sua apertura sono stati accolti nella casa 490 detenuti: oggi vi scontano la pena<br \/>\ncirca 40 recuperandi. Nella sola provincia di Rimini, nella rete della comunit\u00e0 sono accolte<br \/>\n65 persone.<\/p>\n<p>Il Pungiglione \u2013 Villaggio dell\u2019accoglienza:<em>\u00a0dalla dinamite al miele, dalla preparazione della guerra ad un laboratorio di pace<\/em><\/p>\n<p>In Lunigiana, in Provincia di Massa Carrara, nei locali abbandonati di un ex dinamitificio di fine \u2018800 \u00e8 nata la cooperativa \u201cil Pungiglione\u201d. La scommessa da cui si \u00e8 partiti era quella di fare dell&#8217;apicoltura un mezzo di reinserimento sociale, una terapia e un lavoro per le persone in difficolt\u00e0, in particolare per i detenuti gi\u00e0 accolti presso le case famiglia della zona. Oggi qui si producono mieli di castagno e di acacia con riconoscimento DOP (Denominazione di origine protetta). Oltre alla mieleria e alla cereria per la lavorazione del miele e dei prodotti derivati, ci sono anche una falegnameria, un ostello e una bottega che offre prodotti biologici a filiera corta. Il villaggio nel suo insieme costituisce una solida rete di relazioni umane entro le quali si sviluppa il percorso educativo per i recuperandi, con particolare attenzione alla formazione al lavoro. Sono stati accolti nel Villaggio circa\u00a0<strong>350<\/strong>\u00a0detenuti, di cui 70 \u00a0stranieri.<\/p>\n<p>Da circa 2 anni \u00a0abbiamo aperto un CEC in Puglia, presso Copertino ed un altra bella realt\u00e0 a Piasco in provincia di Cuneo.<\/p>\n<p>Il carcere ha una recidiva del 75 %. Significa che ogni giorno escono dalle carceri Italiane 900 detenuti di cui 600 tornano a delinquere. Il 60 % della popolazione carceraria \u00e8 fatta di recidivi. E\u2019 una guerra silenziosa, ma reale. La polizia penitenziaria, i direttori delle carceri, educatori, sono degli eroi, ma il sistema \u00e8 fallimentare !<br \/>\nPer questo sistema spendiamo per ogni detenuto 200 \u20ac al giorno.<\/p>\n<p>Allora che fare ?<br \/>\nDiceva lo psicologo Andreoli: il carcere \u00e8 una costosa inutilit\u00e0! S\u00ec, perch\u00e9 le persone in questo sistema invece di elaborare la colpa continua a sentirsi vittima.<br \/>\nDiceva don Oreste: dobbiamo passare dalla certezza della pena alla certezza del recupero, perch\u00e9 un uomo recuperato non \u00e8 pi\u00f9 pericoloso.<\/p>\n<p>La metodologia su cui si basano entrambe le esperienze \u00e8 ispirata al metodo APAC (Associazione per la Protezione e Assistenza ai condannati) nato in Brasile negli anni \u201870. Alcuni membri del servizio carcere della Comunit\u00e0 Papa Giovanni XXIII nell\u2019anno 2008 hanno visitato il carcere di Itauna nello stato del Minas Gerais gestito con il metodo APAC. L\u2019ONU riconosce l\u2019APAC come il miglior metodo educativo al mondo. La conferenza episcopale Brasiliana dichiara che laddove c\u2019\u00e8 l\u2019APAC, questa sostituisce tutta la pastorale carceraria. Il metodo funziona senza la presenza di guardie e con un forte coinvolgimento del territorio. Nello stato del Minas Gerais \u00a0lo stato dismette le carceri tradizionali e ha costruito 80 carceri a metodo APAC con un risparmio nella gestione del 65%. Nel mondo ci sono 180 APAC. Tale esperienza ha stimolato la ricerca e lo studio di un metodo educativo alternativo al carcere da realizzare in Italia: il\u00a0<strong>CEC<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>CEC Comunit\u00e0 Educante con i Carcerati<\/strong><\/p>\n<p>Comunit\u00e0 fatta di carcerati, ma anche di volontari: insieme ci si aiuta, si lavora, si cercano soluzioni nuove per affrontare i problemi che si incontrano nel cammino di recupero.<br \/>\n<strong>Educante<\/strong>\u00a0per scoprire le potenzialit\u00e0 di ognuno valorizzandole.<br \/>\nCon i Carcerati, e non per i carcerati, perch\u00e9 il carcerato \u00e8 solo apparentemente il diretto interessato; tutta la comunit\u00e0 locale, attraverso i volontari, si educa alla solidariet\u00e0 e ai valori di una nuova umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Come funziona?<\/p>\n<p>Si tratta di un percorso progressivo suddiviso in 3 fasi:<\/p>\n<p><em>Prima fase<\/em><br \/>\nIl recuperando conosce la proposta nel dettaglio e firma un \u201ccontratto\u201d in cui esprime la sua adesione al progetto educativo. In questa fase l\u2019attivit\u00e0 principale \u00e8 costituita dal lavoro-terapia, da momenti formativi e da momenti di riflessione per approfondire i valori rispettosi dei diritti e della legalit\u00e0. Si riducono al minimo i contatti con l\u2019esterno per favorire un tempo di riflessione, in cui si rafforza la scelta verso il cambiamento.<\/p>\n<p><em>Seconda fase<\/em><br \/>\nIl lavoro non \u00e8 pi\u00f9 solo creativo-terapeutico ma diventa professionalizzante, attraverso l\u2019attivazione di piccoli laboratori per imparare un mestiere con la possibilit\u00e0 di svolgere tirocini formativi in cooperative e aziende esterne. Aumenta il tempo dedicato alle visite dei famigliari. In questa fase pu\u00f2 cominciare il percorso di avvicinamento alle vittime del reato e si progetta un possibile risarcimento.<\/p>\n<p><em>Terza fase<\/em><br \/>\n\u00c8 il momento della prova: il recuperando viene inserito a tutti gli effetti nel mondo del lavoro, mantiene i contatti con i famigliari pi\u00f9 autonomamente e si riducono i momenti formativi ed educativi. La notte rientra presso i presidi. A discrezione del giudice, come gi\u00e0 avviene, la parte finale della pena pu\u00f2 essere svolta nelle case-famiglia o in altre realt\u00e0 di accoglienza dell\u2019Associazione.<\/p>\n<p>La durata di ogni singola fase dipender\u00e0 dalla tipologia di reato e dalla persona.<br \/>\nIl buon coinvolgimento del recuperando nel percorso garantisce, in base alle norme vigenti, la riduzione della pena e l\u2019avanzamento delle fasi. In caso di comportamenti contrari al rispetto delle regole \u00e8 prevista una retrocessione delle fasi e in casi gravi un rientro coatto in carcere.<\/p>\n<p>Cosa serve per farlo funzionare?<\/p>\n<p><em>Forte coinvolgimento della societ\u00e0 civile locale attraverso volontari formati e motivati<\/em><br \/>\nSi chiede ai cittadini di partecipare gratuitamente al progetto. I volontari sono veri apostoli di carit\u00e0 proprio grazie alla gratuit\u00e0 del loro servizio. Il rapporto volontari-detenuti \u00e8 di uno a uno. I volontari sono formati con corsi specifici che svolgono separatamente e\/o insieme ai recuperandi. Sono previsti anche figure professionali (psicologi, psichiatri) che possono collaborare con operatori e volontari.<\/p>\n<p><em>Recuperando aiuta recuperando (auto mutuo aiuto)<\/em><br \/>\nI recuperandi sono direttamente coinvolti a vario grado anche nell\u2019aspetto educativo. Ci\u00f2 permette loro di sentirsi protagonisti e di schierarsi sempre pi\u00f9 nella via del bene e della legalit\u00e0. Alcuni compiti sono affidati esclusivamente a loro con la supervisione degli operatori responsabili. Partecipano a corsi di approfondimento tematici insieme ai volontari.<\/p>\n<p><em>Coinvolgimento della famiglia d\u2019origine del recuperando<\/em><br \/>\nLa dove \u00e8 possibile la pacificazione con le famiglie \u00e8 essenziale, soprattutto nella fase di rientro.<\/p>\n<p><em>Ergo terapia<\/em><br \/>\nLa professionalizzazione e l\u2019orientamento al lavoro sono elementi importanti per costruire il proprio futuro. L\u2019impegno nelle attivit\u00e0 ergoterapiche misura anche il grado di pentimento del soggetto, pertanto ha un valore educativo e risarcitorio nei confronti delle vittime e della societ\u00e0. Spesso per la realizzazione di queste attivit\u00e0 sono coinvolti centri in cui sono inserite persone disabili.<\/p>\n<p><em>Formazione umana e spirituale<\/em><br \/>\nSi manifesta attraverso i corsi di alfabetizzazione per i recuperandi stranieri, i corsi di informatica, di canto, l\u2019ascolto di testimonianze positive di vita e, soprattutto, attraverso incontri quotidiani individuali e di gruppo. Infine attraverso il metodo della\u00a0<em>valorizzazione del merito<\/em>\u00a0in cui il cammino di ogni recuperando viene giudicato, in maniera partecipata da tutti (recuperandi, volontari, operatori), attraverso una tabella con votazioni sul comportamento e sullo svolgimento delle mansioni assegnate. Un altro strumento importante \u00e8 il resoconto scritto fatto quotidianamente da ogni recuperando, uno spazio personale di riflessione da condividere poi con il gruppo.<br \/>\nLa formazione valoriale-religiosa offre l\u2019occasione di mettere in crisi i principi che orientano alla vita delinquenziale per sostituirli con principi pi\u00f9 sani.<br \/>\nQuesta attivit\u00e0 avviene attraverso il confronto con la parola di Dio. La Parola di Dio suscita il confronto sui valori che orientano la vita. Spesso la parola di Dio mette in discussione falsi valori.<br \/>\nPer chi crede sono previsti momenti specifici di culto e di supporto spirituale.<br \/>\nLa dimensione spirituale, proposta con fede e determinazione non \u00e8 selettiva poich\u00e9 \u00e8 svolta soprattutto con l\u2019esempio di operatori e volontari. Sono previsti settimanalmente \u201cCatechismi dialogati\u201d ed una eucaristia comunitaria.<br \/>\n\u201cNon sono venuto per i sani, ma per i malati, non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori\u201d. Le leggi a favore di questi detenuti non vengono fatte anche perch\u00e9 manca una cultura che riconosca nella via del perdono la vera giustizia. Il cittadino medio, influenzato da una informazione distorta, malsana e complice del male, preferisce una giustizia vendicativa e non educativa. Davanti la casa madre del perdono c\u2019\u00e8 questa scritta che richiama un messaggio di Giovanni Paolo II: Non c\u2019\u00e8 sicurezza senza giustizia, non c\u2019\u00e8 giustizia senza perdono.<\/p>\n<p>E\u2019 attiva una scuola di perdono attraverso seminari specifici. Infatti le persone che commettono crimini, prima di essere persone che compiono violenza sono persone che l\u2019hanno subita. Tali corsi sul perdono frequentati dalla cittadinanza hanno un grosso valore culturale . \u201cUn modo nobile di amare i nemici \u00e8 amare i carcerati\u201d dice il vescovo di Rimini F. Lambiasi. Attraverso la condivisione con i detenuti si scoprono le contraddizioni presenti nella nostra societ\u00e0. Il germe del male cresce nelle ferite del cuore dell\u2019uomo. Condividendo con loro si guarisce l\u2019intera societ\u00e0 che \u00e8 infettata dal virus del male<\/p>\n<p>E\u2019 il tempo di passare da una giustizia vendicativa ad una giustizia educativa. Il progetto CEC non solo permette un grossissimo risparmio economico, ma segna l\u2019inizio di un nuovo modo di trattare con l\u2019uomo che sbaglia e traccia le linee di una nuova umanit\u00e0.<br \/>\nLo studio di volontariato e partecipazione dichiara che se ci fosse una retta di 30\/40\u20ac al giorno per detenuto, da domani avremmo 10.000 posti presso comunit\u00e0 con un risparmio di 258 milioni di euro all\u2019anno, 577.000 \u20ac al giorno. Chi ci guadagna a lasciare le cose cos\u00ec come sono ?<\/p>\n<p>Il 24 febbraio 2016 siamo andati dal Papa e abbiamo consegnato nelle sue mani il formaggio del perdono, raccontandogli quello che facciamo. Questo incontro \u00e8 stato preceduto da una lettera che gli abbiamo scritto. Ci ha sussurrato queste parole : Ricordati non c\u2019\u00e8 santo senza passato, non c\u2019\u00e8 peccatore senza futuro!<br \/>\nEcco: noi crediamo che il futuro possa essere scritto insieme anche ai detenuti.<br \/>\nLa stessa chiesa, anche grazie alle leggi sulle pene alternative \u00e8 sempre pi\u00f9 chiamata non solo a condividere con i carcerati la loro sofferenza in carcere, ma a suscitare e promuovere la speranza attraverso opere di giustizia e di perdono esterne al carcere.<\/p>\n<p>Don Oreste a proposito della Misericordia ci diceva : La vendetta \u00e8 l\u2019opposto della Misericordia e l\u2019opposto della misericordia \u00e8 l\u2019indifferenza. Quanta indifferenza uccide la speranza. Diceva Martin Luther King: \u201cNon ho paura della cattiveria dei malvagi, ma dell\u2019indifferenza dei buoni.\u201d<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[884],"fascicolo":[246],"class_list":["post-2290","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giorgio-pieri","fascicolo-febbraio-2017"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Progetto CEC: Comunit\u00e0 Educante con i Carcerati<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giorgio Pieri, pubblicato nel numero di Febbraio 2017. 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