{"id":2282,"date":"2017-02-01T12:00:00","date_gmt":"2017-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2282"},"modified":"2026-04-13T00:51:53","modified_gmt":"2026-04-12T22:51:53","slug":"cosa-dice-davvero-lart-27-della-costituzione-italiana","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2017\/febbraio\/cosa-dice-davvero-lart-27-della-costituzione-italiana\/","title":{"rendered":"Cosa Dice Davvero L\u2019art. 27 Della Costituzione Italiana ?"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso della mia vita professionale, sono stato tra l\u2019altro per molti anni giudice di sorveglianza del Tribunale per i minorenni. Cerco di raccontare cosa ho potuto vedere e sperimentare quando abbiamo richiesto ai giovani che avevano commesso reati ed erano stati perci\u00f2 condannati o sottoposti a misure di sicurezza di diventare responsabili della loro rieducazione perch\u00e9 la societ\u00e0 ne aveva bisogno per poter sperare di progredire.<\/p>\n<p>Il primo passo, impostando il lavoro come giudice, \u00e8 stato di tipo giuridico, ma questa \u00e8 stata solo la scintilla iniziale.<\/p>\n<p>Molti sanno che l\u2019art.\u00a027 della Costituzione prescrive tra l\u2019altro che \u201cle pene \u2026 devono tendere alla rieducazione del condannato\u201d. A quasi tutti sembra una bella prospettiva; ma immaginano che questo impegno riguardi solo il sistema carcerario che deve organizzarsi per puntare alla risocializzazione e alla crescita umana dei detenuti che in questo modo sono visti solo come soggetti che necessitano di assistenza.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 vero, ma rappresenta una verit\u00e0 parziale e, come tutte le verit\u00e0 parziali, rischia di essere controproducente rispetto al risultato finale che si vuole raggiungere.<\/p>\n<p>Il percorso che mi \u00e8 capitato di sperimentare ha cercato di valorizzare un significato pi\u00f9 profondo e completo di quella norma, partendo da quelli che la Costituzione definisce i \u201cprincipi fondamentali\u201d. Quelli che, nel corso dell\u2019Assemblea Costituente, sono stati definiti \u201cil volto della Repubblica\u201d, perch\u00e9 il volto \u00e8 quella parte di noi che manifesta in modo significativo la nostra personalit\u00e0 a chi incontriamo. Questi principi servono anche per capire e interpretare al meglio tutta la Costituzione.<\/p>\n<p>Basta ricordarne qui due: \u201cla Repubblica \u2013 si dice nell\u2019art. 2 \u2013 riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell\u2019uomo e\u201d \u2013 attenzione \u2013 \u201crichiede l\u2019adempimento dei doveri inderogabili di solidariet\u00e0 politica economica e sociale\u201d. Si capisce subito che, definendoli inderogabili, si pensa che nessuno, in nessuna situazione possa sottrarsi a questi doveri di solidariet\u00e0, che perci\u00f2 interessano e coinvolgono anche chi sia per avventura, in un certo momento della vita, detenuto. Inoltre \u201cogni cittadino \u2013 si dice nell\u2019art.\u00a04 \u2013 ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilit\u00e0 e la propria scelta, un\u2019attivit\u00e0 o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societ\u00e0\u201d. Ed \u00e8 evidente che anche questo appello all\u2019impegno, intelligentemente proporzionato alle proprie possibilit\u00e0, riguarda tutti, nessuno escluso.<\/p>\n<p>Si capisce da queste norme (e se ne potrebbero a questo scopo citare molte altre) che i Costituenti erano convinti che, per poter far progredire la societ\u00e0 e garantire una vera democrazia, non fosse sufficiente costruire buone istituzioni, ma fosse necessario coinvolgere tutti in un progetto basato su una responsabilit\u00e0 comune.<\/p>\n<p>Insomma, che non esiste una \u201cparte sana\u201d della nazione che possa fare a meno della parte in difficolt\u00e0. In qualche modo una visione analoga a quella immaginata dal poeta-filosofo Khalil Gibran quando, pensando al fatto che il genere umano era formato da uomini e donne, diceva che l\u2019umanit\u00e0 era come un uccello che non poteva volare con una sola ala ma aveva bisogno di entrambe. La societ\u00e0 non pu\u00f2 volare scartando qualcuno e credendo di poter fare a meno di lui.<\/p>\n<p>Allora, la rieducazione di cui parla l\u2019art.\u00a027 della Costituzione da una parte \u00e8 un impegno per chi in quel momento si trova ad essere nella parte ritenuta \u201cnormale\u201d della nazione, affinch\u00e9 si apra, dia fiducia ed aiuto a chi in quel momento \u00e8 invece in difficolt\u00e0, per esempio per aver commesso dei reati, ma dall\u2019altra rappresenta anche un forte appello a chi \u00e8 stato condannato, perch\u00e9 capisca che si deve scuotere perch\u00e9 senza il suo impegno, le sue doti ed i suoi sacrifici, rivolti a fini costruttivi, la comunit\u00e0 nazionale non pu\u00f2 progredire.<\/p>\n<p>Se ci si pensa bene, la Costituzione propone una rivoluzione (che gli eruditi definirebbero copernicana): non pi\u00f9 solo \u201ci buoni cittadini\u201d chiamati ad aprirsi ed aiutare \u201ci cattivi\u201d, sia pure \u201cbenignamente\u201d considerati capaci di un positivo reinserimento sociale, ma questi ultimi chiamati a dare una mano agli altri perch\u00e9 quelli da soli non ce la possono fare. Perch\u00e9 la societ\u00e0 \u00e8 di tutti e veramente c\u2019\u00e8 bisogno di tutti. \u00c8 proprio quello che pensavano i costituenti. Ognuno pu\u00f2 divenire in certi momenti un problema per la societ\u00e0, ma contemporaneamente ognuno pu\u00f2 essere una gran risorsa quando serve di rimettere le cose a posto.<\/p>\n<p>Questa impostazione \u00e8 risultata rapidamente convincente per tutti gli operatori, professionali e volontari, ma soprattutto ha fatto breccia nell\u2019atteggiamento dei giovani detenuti.<\/p>\n<p>Si sono sentiti investiti non tanto di progetti assistenziali, ma di responsabilit\u00e0 (parola che viene dalla stessa radice del verbo rispondere: significa quindi dare una risposta ad una richiesta). Credo abbiano capito che si aveva vera fiducia in loro, proprio perch\u00e9 non si manifestavano atteggiamenti permissivi e lassisti nei loro confronti. C\u2019erano progetti da realizzare e cose da fare e si capiva che ci si aspettava da loro un contributo serio, senza il quale quelle imprese non sarebbe comunque riuscite. Il messaggio era di comprensione e benevolenza per le debolezze e le difficolt\u00e0, ma di seriet\u00e0 e rigore rispetto agli impegni attuali e futuri. Non era bene cedere ad un buonismo deresponsabilizzante in caso di scarso impegno, perch\u00e9 questo faceva male a tutti e non ce lo si pu\u00f2 permettere di fronte ai traguardi da raggiungere. Si organizzavano ad esempio spettacoli, impegnando chi frequentava la scuola media (per recuperare gli anni persi) per la preparazione dei testi e chi frequentava i corsi professionali (elettricisti e falegnami) per la realizzazione di palchi con strutture quasi imprevedibili ed impianti luci innovativi.<\/p>\n<p>Sceglievamo poi per l\u2019inserimento dei giovani per licenze e simili, solo comunit\u00e0 che richiedessero impegni seri e concreti. E cos\u00ec via per tutte le cose che si facevano.<\/p>\n<p>Non \u00e8 ovviamente possibile dire quali risultati di lungo respiro vi siano effettivamente stati, perch\u00e9 i risultati pi\u00f9 profondi in educazione non sono misurabili, ma posso testimoniare che il clima era veramente costruttivo e che si sono tangibilmente verificati almeno due fenomeni: da una parte una forte diminuzione delle tensioni dei detenuti tra loro e con il personale di custodia ed educativo, dall\u2019altra una caduta verticale delle trasgressioni rispetto ai termini di rientro in istituto al termine di permessi, licenze e simili ed agli impegni da affrontare all\u2019esterno.<\/p>\n<p>Anche gli psicologi riferivano come alcuni dei ragazzi con maggiori difficolt\u00e0 e problemi apprezzassero che \u201cli si prendesse sul serio\u201d e non si guardasse loro come casi clinici e soggetti deboli e perci\u00f2 non abbastanza affidabili, ma come persone a cui si chiedeva aiuto e che per questo dovevano attrezzarsi e crescere per riuscire ad essere utili e fare la loro parte. L\u2019essenziale credo fosse riuscire a far sentire \u2013 che \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 rispetto al solo capire \u2013 che, almeno per alcuni aspetti e particolari, nelle cose che si facevano non erano sostituibili e il loro contributo era atteso dagli altri come essenziale. E d\u2019altra parte questo era vero anche per tutti quelli che avevano, o per lavoro o per impegno volontario, un ruolo in quel processo di rieducazione. Tutti da questo punto di vista si sentivano alla pari, semplicemente perch\u00e9 lo erano davvero rispetto ad un impegno comune.<\/p>\n<p>Naturalmente non si deve cadere in ottimismi eccessivi e credere che tutto fosse risolto e semplice, perch\u00e9 al contrario nulla \u00e8 stato mai facile e risolutivo. Si dovrebbe per\u00f2 riflettere sul fatto che l\u2019importante non era la grandiosit\u00e0 del risultato da perseguire, ma l\u2019attenzione posta nel riuscire a far sentire il pi\u00f9 possibile ciascuna persona coinvolta come importante rispetto al traguardo da raggiungere. Sottolineando di nuovo che ci\u00f2 si ottiene semplicemente perch\u00e9 deve essere vero. \u00c8 inutile \u2013 anzi dannoso \u2013 credere di raggirare le persone sul piano della verit\u00e0 educativa. L\u2019obiettivo era far comprendere a ciascuno che aveva doni e capacit\u00e0 personali che egli per primo sottovalutava e poi che solo lui poteva fare la sua parte, per piccola che apparisse. Anche oggi, solo seguendo un percorso del genere si pu\u00f2 arrivare alla responsabilit\u00e0 verso una cittadinanza attiva di tutti, senza la quale la societ\u00e0 non potr\u00e0 risolvere i suoi problemi. Oggi \u00e8 difficile comprenderlo, perch\u00e9 viviamo in societ\u00e0 vastissime e complesse, ma rimane vero.<\/p>\n<p>Forse si pu\u00f2 concludere ricordando la riflessione di un saggio \u201cmaestro\u201d ebreo che in punto di morte si racconta abbia detto: nel mondo futuro non mi si chieder\u00e0: \u2018perch\u00e9 non sei stato Mos\u00e8?\u2019; mi si chieder\u00e0 invece: \u2018perch\u00e9 non sei stato te\u00a0stesso\u2019<a href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/index.php\/it\/2017\/febbraio-2017\/459-cosa-dice-davvero-l-art-27-della-costituzione-italiana#cit01\" rel=\"alternate\">1<\/a>? E la nostra Costituzione sottolinea che, per trovare s\u00e9 stessi, la via \u00e8 quella di saper assumere le responsabilit\u00e0 che ci spettano verso gli altri. Credo sia di grande stimolo per chiunque cerchi di reinserirsi positivamente nella vita propria e della societ\u00e0 sapere che si ha bisogno del suo impegno positivo e totale, perch\u00e9 senza di questo non solo lui, ma anche tutti gli altri non ce la possono fare.<\/p>\n<p>&#8212;<br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Dal libro \u201cIl cammino dell\u2019uomo\u201d di Martin Buber, importante filosofo, teologo e pedagogista austriaco del \u2018900.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[939],"fascicolo":[246],"class_list":["post-2282","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-maurizio-millo","fascicolo-febbraio-2017"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Cosa Dice Davvero L\u2019art. 27 Della Costituzione Italiana ?<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Maurizio Millo, pubblicato nel numero di Febbraio 2017. 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