{"id":2275,"date":"2016-10-01T12:00:00","date_gmt":"2016-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2275"},"modified":"2026-04-12T22:40:57","modified_gmt":"2026-04-12T20:40:57","slug":"habitat-iii-italys-national-report-giugno-2016","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/ottobre\/habitat-iii-italys-national-report-giugno-2016\/","title":{"rendered":"HABITAT III Italy\u2019s National Report (giugno 2016)"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019assemblea generale dell\u2019ONU, con la risoluzione n.67\/216, ha promosso l\u2019iniziativa\u00a0<em>Habitat III on Housing and Sustainable Urban Development,<\/em>\u00a0con l\u2019obiettivo di rinnovare l\u2019impegno politico dei Paesi membri sui temi dello sviluppo\u00a0urbano sostenibile, in particolare nella lotta alla povert\u00e0 e l\u2019accesso all\u2019abi\u001ftazione, e di approvare e attuare una Nuova Agenda Urbana, costruita a partire dall\u2019Agenda Habitat, adottata a Istanbul a conclusione della conferenza Habitat II\u00a0nel 1996.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un-Habitat, l\u2019agenzia dell\u2019ONU preposta agli insediamenti umani, ha pertanto convocato a Quito in Ecuador dal 17 al 21 ottobre 2016 la conferenza internazionale Habitat III. L\u2019iniziativa coinvolge non soltanto gli Stati membri, ma anche gli enti locali, le organizzazioni multilaterali, i privati e la societ\u00e0 civile. I paesi partecipanti sono stati invitati a presentare a Quito un Rapporto Nazionale sullo stato delle politiche urbane nazionali.<\/p>\n<p>Nel novembre 2015, pertanto, il Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme al Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica, ha assunto il coordinamento di un gruppo di lavoro incaricato di redigere il Rapporto Nazionale. Vi hanno partecipato tra gli altri, oltre ai Ministeri interessati, i rappresentanti degli Enti Locali (ANCI e Conferenza delle Regioni), l\u2019Istituto Nazionale di Urbanistica, l\u2019ISTAT e l\u2019associazione Urban@it. Il Rapporto \u00e8 stato reso pubblico alla fine del mese di giugno 2016, \u00e8 suddiviso in 7 parti e consta di 42 sotto-sezioni che affrontano nel dettaglio le diverse tematiche; ciascuna parte si conclude con un paragrafo dedicato alle attivit\u00e0 svolte a livello istituzionale in questi venti anni (1996-2016), alle criticit\u00e0 riscontrate e alle proposte da inserire nella Nuova Agenda Urbana; fa eccezione la settima e ultima parte che riporta gli indicatori individuati da UN-Habitat per l\u2019analisi quantitativa. Conclude il rapporto una appendice sulla cooperazione italiana.<\/p>\n<p>Nel seguito abbiamo cercato di offrire una sintesi ragionata dell\u2019intero rapporto, mettendo in evidenza i temi di maggiore rilevanza e le proposte che l\u2019Italia porter\u00e0 a Quito. Il documento completo \u00e8 disponibile sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, all\u2019indirizzo:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.governo.it\/sites\/governo.it\/files\/UN_HABITAT_III_ITALY_NATIONAL_REPORT_IT.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.governo.it\/<\/a><\/p>\n<p>La I parte del Rapporto accoglie elementi demografici significativi per la Nuova Agenda Urbana: i temi trattati riguardano la popolazione residente e il sistema abitativo, lo stato delle aree agricole, i giovani, gli anziani e la parit\u00e0 di genere.<\/p>\n<p>La popolazione italiana \u00e8 rimasta sostanzialmente stabile tra il 1978 e il 2001 (56 milioni di abitanti), mentre dal 2001 ad oggi i residenti sono arrivati a 60 milioni; circa 5 milioni sono gli stranieri (8,3% della popolazione totale); il saldo naturale \u00e8 negativo dal 1993, attualmente la popolazione \u00e8 in aumento grazie al contributo degli stranieri immigrati; si tratta per la maggior parte di cittadini residenti nel centro-nord dove hanno maggiori opportunit\u00e0 di lavoro: 2,3 milioni sono occupati (pari al 10,3% del totale degli occupati). Il sistema abitativo italiano non \u00e8 flessibile, perch\u00e9 solo il 18% della popolazione vive in affitto. A fronte per\u00f2 di 24,6 milioni di famiglie censite, gli alloggi occupati sono solo 24,1 milioni: il dato evidenzia quindi una carenza abitativa di 470mila alloggi, cui le famiglie suppliscono con forme di coabitazione o con \u201cstrutture improprie\u201d. Il modello urbano italiano, detto di \u201ccitt\u00e0 diffusa\u201d, vede la popolazione distribuita su oltre 60.000 localit\u00e0, con circa il 42% che risiede in comuni con meno di 15.000 abitanti.<\/p>\n<p>Negli ultimi dieci anni, la superficie agricola utilizzata \u00e8 diminuita del 12% e le aziende agricole del 14%. La tutela delle attivit\u00e0 e delle aree agricole \u00e8 pertanto divenuta oggi una priorit\u00e0, anche indirizzata dalla Carta Rurale Europea, dalle Agende 21 locali e dalla carta di Aalborg. Diverse sono le iniziative che si stanno via diffondendo, dalle reti ecologiche, agli orti urbani, alle infrastrutture verdi. Dal 2015 si sta finalmente cominciando a registrare un aumento degli occupati nel settore agricolo.<\/p>\n<p>I giovani (15-34 anni) che non studiano e non lavorano (NEET) sono circa 3,4 milioni. I ragazzi sotto i 14 anni dipendono per gli spostamenti dagli adulti, con sempre minori occasioni di vita all\u2019aria aperta e di uso degli spazi pubblici. Diverse le iniziative intraprese negli ultimi anni: dalla promozione di stili di vita salutari per combattere l\u2019obesit\u00e0 e il sovrap\u001fpeso, ad interventi per favorire l\u2019incontro e l\u2019ag\u001fgre\u001fgazione, in particolare per giovani a rischio di devianza. \u00c8 in forte calo l\u2019imma\u001ftricolazione nelle universit\u00e0 (-19% tra il 2008 e il 2015) ed \u00e8 alta la dispersione delle carriere degli studenti che non completano i corsi di laurea. Preoccupa inoltre il crescente numero dei laureati che lasciano l\u2019Italia (13.000 nel solo 2014, su un totale di 101.297 espatri, di cui il 35,8% tra i giovani).<\/p>\n<p>Continua a crescere la popolazione anziana: l\u2019Italia \u00e8 al secondo posto in Europa per speranza di vita (82 anni nel 2014). L\u2019indice di dipendenza (rapporto tra gli ultra 65enni e la popolazione in et\u00e0 attiva 15-64 anni) \u00e8 oggi pari al 30,0% ma si stima che arriver\u00e0 al 59,7% nei prossimi cinquanta anni. Il 18,5% degli anziani \u00e8 non autosufficiente, le famiglie con un anziano non autosufficiente sono l\u201911% del totale e solo un quinto riceve assistenza pubblica. Le famiglie si trovano quindi a dover mettere in campo risorse proprie, con ripercussioni sulla presenza femminile nel mercato del lavoro. Eppure l\u2019Italia \u00e8 il Paese europeo con la spesa pi\u00f9 alta per gli anziani; tale spesa per\u00f2 non viene utilizzata nell\u2019offerta di servizi specifici, ma viene assorbita in gran parte dal sistema pensionistico e dalle indennit\u00e0. Solo in alcune citt\u00e0 del nord (Torino e Bologna in particolare) sono stati sperimentati modelli abitativi innovativi multigenerazionali.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>parit\u00e0<\/strong>\u00a0di genere \u00e8 stabilita dalla Costituzione, eppure l\u2019indice europeo sull\u2019u\u001fgua\u001fglianza di genere pone l\u2019Italia agli ultimi posti. Persiste il divario retributivo e la pratica delle dimissioni in bianco. Diverse le iniziative intraprese, tra cui il bilancio di genere introdotto da alcune amministrazioni locali e il piano nazionale contro la violenza di genere approvato nel 2010.<\/p>\n<p>Tra le criticit\u00e0 messe in evidenza nel Rapporto vengono individuate quali sfide urgenti: l\u2019accoglienza nelle citt\u00e0, il contrasto all\u2019emarginazione e all\u2019esclusione, le difficolt\u00e0 delle famiglie di una sola persona tuttora in aumento, la crisi del sistema educativo, l\u2019in\u001fquinamento e la congestione del traffico urbano, il disagio abitativo. Il miglioramento della qualit\u00e0 della vita richiede un approccio integrato capace di tenere insieme obiettivi sociali, economici e ambientali, con una offerta di servizi che includa interessi pubblici e privati, individuali e collettivi.<\/p>\n<p>Quali dunque gli obiettivi da inserire nella Nuova Agenda Urbana?<br \/>\nVengono individuati come prioritari: il coinvolgimento dei cittadini nell\u2019azione pubblica, gli investimenti nelle reti infrastrutturali della mobilit\u00e0, la messa in sicurezza dei territori, la riduzioni dei consumi energetici, il sostegno ad attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo per nuove tecnologie. Viene inoltre sottolineata l\u2019impor\u001ftanza dello studio dei contesti e dei soggetti fragili, per azioni di contrasto alla segregazione sociale e spaziale, alla marginalit\u00e0 e all\u2019esclu\u001fsione, il rafforzamento delle relazioni sociali e interpersonali e il superamento dei CIE e di ogni altra tipologia di ghetti di poveri e migranti.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>II<\/strong>\u00a0parte del Rapporto si concentra sulla pianificazione urbana e territoriale: i temi trattati riguardano la pianificazione per lo sviluppo urbano sostenibile, l\u2019edilizia, l\u2019uso degli spazi peri-urbani, la mobilit\u00e0, il decentramento e la partecipazione.<\/p>\n<p>A partire dall\u2019Agenda 21 adottata a Rio de Janeiro nel 1992, l\u2019Italia ha introdotto nel 2000 il Coordinamento italiano delle Agende 21 locali per condividere le buone pratiche. Sono stati intrapresi diversi programmi, quali ad esempio gli URBAN I e II, e introdotte norme e procedure per la valutazione ambientale dei programmi stessi.<\/p>\n<p>La crisi economica ha portato alla contrazione del mercato dell\u2019edilizia: negli ultimi dieci anni (2005-2014) gli occupati nel settore sono diminuiti del 25% e i permessi per costruire sono calati del 70%. Tuttavia, la trasformazione dei suoli da usi agricoli ad antropici \u00e8 ancora di circa 60 ettari al giorno. Il consumo di suolo \u00e8 passato dal 2,7% negli anni cinquanta al 7% del 2014 (di questo, il 41% per infrastrutture stradali e il 30% per nuovi edifici). Nel decennio 2001-2011 il numero di abitazioni \u00e8 aumentato, ma solo il 77% risulta occupato. Inoltre, la domanda abitativa della nuova popolazione richiederebbe abitazioni di tipo sociale e non di edilizia privata. \u00c8 necessario identificare forme di riuso e rigenerazione del patrimonio edilizio esistente e individuare forme di tassazione urbanistica che disincentivino l\u2019urbanizzazione dei suoli liberi.<\/p>\n<p>Tra il 1971 e il 2010 la superficie disponibile per usi agricoli in Italia \u00e8 diminuita del 28% passando da 18 milioni di ettari a quasi 13 milioni (41% della superficie totale del Paese). Oltre all\u2019esigenza di limitare il consumo di suolo c\u2019\u00e8 quella di soddisfare i bisogni alimentari urbani e l\u2019incentivazione di forme di economia circolare. In 10 citt\u00e0 capoluogo esistono parchi agricoli urbani; si sta inoltre diffondendo la pratica degli orti urbani nelle citt\u00e0 (oggi presenti nell\u2019 81% delle citt\u00e0 del nord, nel 65% delle citt\u00e0 del centro, poco diffuse nel sud) e la filosofia del consumo \u201ca chilometro zero\u201d, che privilegia produzioni locali (entro i 70km) con vendita diretta da parte dei produttori.<\/p>\n<p>La domanda di mobilit\u00e0 \u00e8 in crescita, anche a causa dalla dispersione sul territorio delle attivit\u00e0 produttive e delle residenze. Con il decreto 422\/1977 lo Stato aveva trasferito a Regioni ed enti locali le competenze per il trasporto pubblico, puntando sulla concorrenza e la privatizzazione dei servizi: sono oggi pi\u00f9 di 1000 le aziende pubbliche e private in Italia che svolgono servizio di trasporto pubblico urbano ed extraurbano. Di recente sono stati introdotti i Piani Urbani di Mobilit\u00e0 Sostenibile per le 14 Citt\u00e0 Metropolitane e i Comuni con oltre 100.000 abitanti, puntando ad una migliore pianificazione e logistica, alla riduzione degli impatti ambientali, all\u2019introdu\u001fzione di sistemi per la mobilit\u00e0 condivisa.<\/p>\n<p>A partire dagli anni 90 con il primo programma URBAN, fino agli ultimi piani urbani per la mobilit\u00e0, si sono create reti e sinergie tra i diversi territori e tra gli attori coinvolti. In questo senso i programmi URBACT di Cooperazione Territoriale Europea (\u00e8 attualmente operativo il terzo programma URBACT 2014-2020), che promuovono lo sviluppo urbano sostenibile, sono un\u2019ulteriore occasione per ampliare la rete di esperienze e le possibilit\u00e0 di apprendimento di buone pratiche. Rilevanti anche le esperienze di\u00a0<em>sharing economy<\/em>\u00a0e l\u2019utilizzo delle aree peri-urbane per attivit\u00e0 economiche di filiera corta. Tra le sfide future, da porre all\u2019attenzione della Nuova Agenda Urbana, vengono individuate tra le altre: la mancanza di personale qualificato nei territori, la scarsa pianificazione delle attivit\u00e0 che si traduce in danni talvolta irreversibili ai territori, lo scarso coinvolgimento dei cittadini e le difficolt\u00e0 di condividere le informazioni. Molteplici le proposte da inserire nella Nuova Agenda Urbana, secondo il Rapporto: da strumenti per la pianificazione del territorio, alla legge sul contenimento del consumo di suolo, alla definizione di una strategia nazionale per la rigenerazione urbana, alla definizione di indicatori della qualit\u00e0 urbana per consentirne il monitoraggio e la comunicazione, all\u2019accrescimento delle competenze degli amministratori e dei tecnici, al finanziamento di infrastrutture, alla mobilit\u00e0 sostenibile, etc.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>III<\/strong>\u00a0parte del Rapporto si occupa in maniera specifica di questioni ambientali, in particolare su: gestione dei cambiamenti climatici, il rischio di disastri naturali, traffico urbano, inquinamento atmosferico.<br \/>\nNel giugno 2015 \u00e8 stata approvata la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e, in linea con gli accordi di Parigi, verr\u00e0 istituito un Osservatorio Nazionale composto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali. Si sta inoltre dando attuazione al Sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Nel 2013 \u00e8 stata approvata la Strategia Energetica Nazionale. Le citt\u00e0 di Roma e Milano fanno parte della rete C40, citt\u00e0 per i cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la riduzione del rischio da disastri naturali, sono stati aggiornati i Piani per l\u2019assetto idrogeologico degli anni \u201890, cui sono stati affiancati nuovi piani di gestione delle acque e piani di gestione del rischio di alluvioni. Nuovi fondi sono stati dedicati al contrasto del rischio idrogeologico. Pi\u00f9 in generale la nuova strategia nazionale per la riduzione del rischio da catastrofi prevede un maggior coinvolgimento delle autorit\u00e0 locali in tutte le fasi di pianificazione e gestione degli interventi, e strumenti finanziari adeguati.<\/p>\n<p>Sul versante della riduzione del traffico urbano, \u00e8 stato introdotto nel 1998 il\u00a0<em>Mobility Management<\/em>, in anni pi\u00f9 recenti sono stati finanziati diversi interventi in pi\u00f9 di 100 comuni per l\u2019incentivazione della mobilit\u00e0 a basso impatto ambientale e l\u2019introduzione di soluzioni di mobilit\u00e0 condivisa (<em>car sharing, car pooling<\/em>, etc).<\/p>\n<p>Le azioni di contrasto all\u2019inquinamento atmosferico prevedono una integrazione tra le misure nazionali e quelle locali. Nel 2013 \u00e8 stato stipulato un accordo per il risanamento della qualit\u00e0 dell\u2019aria nel bacino padano; pi\u00f9 recentemente nel 2015 \u00e8 stato sottoscritto un protocollo d\u2019intesa tra il Ministero dell\u2019Am\u001fbiente, la Conferenza delle Regioni e l\u2019ANCI per individuare misure omogenee per la tutela della qualit\u00e0 dell\u2019aria e la riduzione delle emissioni di gas climalteranti.<br \/>\nUn\u2019analisi degli ultimi vent\u2019anni evidenzia come una mancata pianificazione abbia portato all\u2019accrescimento del dissesto idrogeologico, con alluvioni, erosione costiera e dei suoli, fenomeni di desertificazione, incendi boschivi; la riduzione delle aree verdi e la prevalenza di aree asfaltate ha inoltre aumentato i danni alluvionali e esposto le aree urbane a rischi maggiori per la salute. Per misurare le azioni intraprese per la mobilit\u00e0 sostenibile \u00e8 stato sviluppato un sistema di monitoraggio degli interventi finanziati in collaborazione con l\u2019ANCI. Nel 2016 \u00e8 stato costituito un Comitato Nazionale per il Capitale Naturale allo scopo di valutare i piani e i progetti in base al valore ambientale.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>IV<\/strong>\u00a0parte del Rapporto tratta delle normative di sostegno in quest\u2019area, in particolare affronta i temi della legislazione sulle tematiche urbanistiche, la decentralizzazione e il sostegno alle autorit\u00e0 locali, la partecipazione dei cittadini e il rispetto dei diritti umani nelle politiche di sviluppo urbano, la sicurezza e la salvaguardia nelle aree urbane, inclusione sociale ed equit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Rapporto evidenzia le criticit\u00e0 in quest\u2019area, in particolare la frammentariet\u00e0 e l\u2019eccessiva articolazione delle competenze amministrative e le difficolt\u00e0 nell\u2019utilizzare e gestire i fondi Strutturali e di Investimento Europei. Sul fronte della partecipazione si evidenzia il diffondersi di iniziative da parte di associazioni e di gruppi organizzati di cittadini e professionisti che operano per il \u201cbenessere urbano\u201d, spesso in maniera conflittuale con le amministrazioni.<\/p>\n<p>La<strong>\u00a0V<\/strong>\u00a0parte del Rapporto affronta le questioni economiche, in particolare: come migliorare l\u2019autonomia finanziaria degli enti locali, come facilitare l\u2019accesso al credito per la domanda abitativa dei cittadini, come supportare lo sviluppo economico locale, come attuare interventi a sostegno dell\u2019occu\u001fpazione e garantire mezzi di sussistenza adeguati e infine come integrare l\u2019economia urbana nelle politiche nazionali per lo sviluppo.<\/p>\n<p>La crisi iniziata nel 2008 ha portato alla perdita del 10% del PIL e di oltre un milione di posti di lavoro, accentuando le disparit\u00e0 nelle diverse aree del Paese. Tra le proposte da inserire nella Nuova Agenda Urbana sono da evidenziare: la messa in campo di risorse e azioni per promuovere innovazione e supporto alle attivit\u00e0 produttive e servizi, secondo gli obiettivi degli SDGs (8); valorizzare le risorse culturali del Paese e promuovere la condivisione di conoscenze innovative attraverso migliori rapporti con e tra Universit\u00e0 e centri di ricerca; potenziare il Piano casa e favorire l\u2019adozione di strumenti quali\u00a0<em>i Social Investments Package<\/em>\u00a0per la cura, l\u2019educazione dell\u2019infanzia e l\u2019inclusione sociale; favorire i rapporti tra amministrazioni e imprese; sviluppare processi per l\u2019integrazione dei lavoratori migranti.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>VI<\/strong>\u00a0parte del Rapporto si focalizza sulle problematiche dell\u2019abitabilit\u00e0 e dei servizi urbani, in particolare sui temi relativi a: superamento e prevenzione di grave disagio abitativo e accesso all\u2019alloggio, accesso all\u2019acqua potabile e ai servizi sanitari, accesso all\u2019energia domestica \u201cpulita\u201d, accesso a mezzi di trasporto sostenibili.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le politiche dell\u2019a\u001fbi\u001ftare il Rapporto evidenzia l\u2019esaurirsi delle risorse dello Stato per gli interventi di edilizia residenziale pubblica (gi\u00e0 ridotti da 90.000 alloggi nel 1984 a soli 12.000 nel 2005, di cui solo 1900 interamente finanziati). Risulta cruciale pertanto operare per la riqualificazione del patrimonio pubblico. Tra le priorit\u00e0 da inserire nella Nuova Agenda Urbana figura quindi al primo posto la questione abitativa, soprattutto per le persone con i redditi pi\u00f9 bassi, con interventi volti a riqualificare parti di citt\u00e0 e a favorire l\u2019inclu\u001fsione sociale e l\u2019integrazione dei cittadini stranieri, garantendo una omogeneit\u00e0 delle politiche nei diversi territori del Paese; sono inoltre all\u2019attenzione: l\u2019adeguamento dei servizi di gestione dei rifiuti e i servizi idrici, l\u2019incremento del trasporto pubblico locale, la mobilit\u00e0 urbana sostenibile, lo sviluppo della logistica e la pianificazione del trasporto delle merci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella\u00a0<strong>VII<\/strong>\u00a0parte il Rapporto fornisce dati quantitativi sulla base degli indicatori definiti da Un-Habitat; \u00e8 sembrato utile riportare questi dati, al fine di fornire ulteriori elementi di riflessione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Grave disagio abitativo nelle aree urbane: pur in assenza di vere e proprie baraccopoli, i dati rivelano purtroppo una crescita del disagio abitativo (nel 2006, 2013 e 2014 si \u00e8 passati rispettivamente dal 8,7% al 9,7% e 10,4% di cittadini, nelle aree densamente popolate, e dal 7,2%, al 8,4% e 8,7% in quelle a densit\u00e0 intermedia). A questi dati va inoltre aggiunto il fenomeno delle persone senza fissa dimora, che nelle 7 citt\u00e0 pi\u00f9 grandi del paese riguardava nel 2014 lo 0,28% della popolazione residente (in totale circa 50.000 persone su 18 milioni).<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Accesso all\u2019acqua potabile e ai servizi sanitari: nel 2011 (ultimo dato disponibile) il 97,7% dei cittadini residenti nelle citt\u00e0 metropolitane e il 98,1% nei capoluoghi di provincia aveva accesso all\u2019acqua potabile; per quanto riguarda l\u2019accesso ai servizi sanitari: il 99,6% dei residenti nelle 14 citt\u00e0 metropolitane (TO, GE, MI, VE, BO, FI, RM, NA, BA, RC, ME, PA, CT, CA).<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Accesso ai servizi di smaltimento dei rifiuti: gi\u00e0 dal 1996 il servizio di raccolta e smaltimento riguarda la totalit\u00e0 (100%) della popolazione italiana; per quanto riguarda la raccolta differenziata si \u00e8 passati dal valore medio del 21,3% (2006) al 35,3% (2013) nelle citt\u00e0 metropolitane, a fronte di valori medi nazionali rispettivamente di 25,8 e 42,3%. .<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Accesso a energia domestica pulita: in base alla Direttiva europea 2009\/28\/CE, l\u2019Italia dovr\u00e0 coprire entro il 2020 almeno il 17% dei consumi di energia mediante fonti rinnovabili. Per quanto riguarda il consumo di energia elettrica i dati mostrano l\u2019incremento della percentuale di energia da fonti rinnovabili che \u00e8 passata dal 14,5% (2006) al 33,7% (2013), al 37,3% (2014).<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Accesso ai trasporti pubblici: gi\u00e0 dal 2006 il 99,9% della popolazione italiana ha accesso a servizi di trasporto pubblico, anche se l\u2019offerta \u00e8 molto differenziata sul territorio; i posti-km per abitante nelle citt\u00e0 del nord e del centro sono pi\u00f9 del doppio che a sud, addirittura la sola citt\u00e0 di Milano presenta un valore di quasi due volte e mezzo la media nazionale (11000 posti-km\/abitante nel 2013 rispetto al valore nazionale di 4482).<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Grado di decentramento per lo sviluppo urbano, misurato sulla base di tre sotto-indicatori (politiche, risorse governative allocate, risorse locali): nessun indicatore \u00e8 presente in relazione alle politiche; la quota di risorse finanziarie che lo Stato trasferisce agli enti locali \u00e8 stata nel 2006 circa il 23% della spesa complessiva (il 19,4% alle Regioni e il 4,3% agli enti locali) mentre nel 2016 \u00e8 rimasta stabile la quota destinata alle Regioni mentre si \u00e8 ridotta al 2,9% la quota per gli enti locali; per quanto riguarda invece la quota di spese delle amministrazioni locali, si nota un aumento dal 35,6% (Regioni) e 32,9% (enti locali) nel 2006 al 46% e 49,3% rispettivamente nel 2013.<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Non sono disponibili dati sull\u2019imple\u001fmentazione di politiche per lo sviluppo locale e il lavoro, n\u00e9 di politiche per la sicurezza e la salvaguardia, da parte delle amministrazioni locali.<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"list-style-type: none;\">\n<ul>\n<li>Per quanto riguarda i piani e progetti per la sostenibilit\u00e0 e la resilienza delle citt\u00e0, in grado di rispondere alla crescita urbana, \u00e8 stato costruito un indicatore specifico per misurare il livello di pianificazione e di progettazione partecipata: l\u2019analisi compiuta su 16 citt\u00e0 metropolitane (alle 14 sono state aggiunte Ragusa e Siracusa) mostra una notevole disparit\u00e0 (alcune citt\u00e0 quali Bologna, Roma e Venezia sono molto avanti, mentre in altre tale processo \u00e8 appena agli inizi).<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>Contributo delle aree urbane al PIL: non essendo disponibili dati disaggregati \u00e8 stato utilizzato il valore aggiunto prodotto nelle 14 citt\u00e0 metropolitane, che \u00e8 passato dal 39,7% (2006) al 40,5% (2013).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Conclude il documento un capitolo sullo stato della cooperazione internazionale italiana in ambito urbano.<br \/>\nDalla lettura del Rapporto emerge con rudezza tutta la complessit\u00e0 e la criticit\u00e0 della situazione del nostro Paese. Molti i dati forniti, anche se spesso di difficile interpretazione perch\u00e9 disomogenei, sia nei contenuti che nei periodi temporali analizzati. Rimane in sottofondo, rilevata ma non affrontata esplicitamente, la disparit\u00e0 tra le diverse aree del Paese, in particolare tra le Regioni pi\u00f9 avanzate e quelle meno sviluppate. Parlando di citt\u00e0 metropolitane, avrebbero forse meritato maggiori approfondimenti le buone pratiche presenti nelle diverse citt\u00e0, mettendo ad esempio in evidenza azioni innovative sviluppate nelle citt\u00e0 del Sud che si trovano a vivere in contesti maggiormente critici, piuttosto che evidenziare le solite eccellenze di Torino, Milano o Bologna.<\/p>\n<p>Il Rapporto fa trasparire in diverse parti lo sforzo politico e comunicativo di presentare il nostro Paese all\u2019altezza delle sfide con cui si sta confrontando in questi anni, con una enfasi sugli strumenti normativi e sui programmi che sono stati definiti o attuati (anche in assenza di esiti definiti o misurabili). D\u2019altra parte l\u2019analisi delle criticit\u00e0, le lezioni apprese e le proposte individuate per l\u2019inserimento nella Nuova Agenda Urbana di Habitat III mostrano un approfondito livello di consapevolezza delle problematiche tuttora aperte e degli scenari per una possibile loro risoluzione, cui tuttavia non sembrano corrispondere nella pratica quotidiana le dichiarazioni e le azioni di molte Amministrazioni locali.<\/p>\n<p>Condividiamo pertanto quanto scrive il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Claudio De Vincenti, nella presentazione del documento: \u201cProblemi e opportunit\u00e0 possono essere ricondotti a tre dimensioni principali: la prima pone al centro le tematiche dello sviluppo economico sostenibile e della qualit\u00e0 ambientale, la seconda \u00e8 legata all\u2019organizzazione dei servizi urbani e di quelli a vantaggio dell\u2019area vasta; la terza riguarda sfide e difficolt\u00e0 sociali che interessano categorie di cittadini, specifici quartieri e particolari aree urbane. Spetta alla politica ed alle classi dirigenti individuare una modalit\u00e0 attraverso cui ridurre le aree di disagio ed assicurare la sostenibilit\u00e0 della crescita degli insediamenti umani, sia che essi si realizzino in piccole comunit\u00e0 rurali, ovvero in realt\u00e0 urbane piccole, medie e metropolitane [\u2026] L\u2019auspicio \u00e8 che, oltre l\u2019appuntamento di Quito, il confronto possa proseguire attraverso la mobilitazione delle comunit\u00e0 e la partecipazione di tutti i livelli istituzionali e culturali per rilanciare in sede nazionale la centralit\u00e0 delle politiche urbane. E questo, in ogni caso, \u00e8 il nostro impegno.\u201d<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[934],"fascicolo":[241],"class_list":["post-2275","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marina-russo","fascicolo-ottobre-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - HABITAT III Italy\u2019s National Report (giugno 2016)<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Marina Russo, pubblicato nel numero di Ottobre 2016. 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