{"id":2265,"date":"2016-10-01T12:00:00","date_gmt":"2016-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2265"},"modified":"2026-04-12T22:34:45","modified_gmt":"2026-04-12T20:34:45","slug":"a-cosa-serve-la-biourbanistica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/ottobre\/a-cosa-serve-la-biourbanistica\/","title":{"rendered":"A cosa serve la biourbanistica"},"content":{"rendered":"<p>La progettazione \u00e8 un fenomeno tipico della nostra specie. Esso richiama la struttura intenzionale dell\u2019essere umano, la sua capacit\u00e0 di relazionarsi in modo cosciente e responsabile con il mondo.<br \/>\nGli oggetti e gli ambienti costruiti, frutto della cultura e del processo di civilizzazione, assumono in s\u00e9 stessi il lascito dinamico dell\u2019intenzionalit\u00e0 del progettista. Il modo di vedere, considerare e avere cura del mondo, degli esseri umani e delle loro relazioni \u2013 siano esse politiche, economiche, sociali \u2013 \u00e8 scritto negli oggetti e nell\u2019organizzazione dello spazio che la mano dell\u2019uomo ha posto in esistenza.<br \/>\nCi\u00f2 significa che una volta lanciato, un progetto diviene a sua volta autonomo attore di intenzionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Nella prima fase della progettazione l\u2019oggetto, lo spazio, il servizio ricevono, per cos\u00ec dire, una formalizzazione che deriva da scopi, interessi, regole, calcoli, ideologie pi\u00f9 o meno consapevoli, e da essi vengono plasmati nei limiti determinati dalle leggi della fisica e dalla fattibilit\u00e0 tecnica, economica e sociopolitica. Dal momento in cui sono stati realizzati, tuttavia, incorporando l\u2019intenzione dell\u2019au\u001ftore, la sua consapevolezza, la sua cura, la sua capacit\u00e0 o incapacit\u00e0 di discernimento, diven\u001fgono essi stessi elementi causali, interferendo sul contesto, l\u2019ambiente, la societ\u00e0.\u00a0<sup>1<\/sup>\u00a0Il proget\u001fto di una via di trasporto che colleghi il luogo A con il luogo B passando per il luogo C, piuttosto che per il luogo D o E o F, una volta posto in essere determiner\u00e0 una coazione dei flussi di traffico che inevitabilmente influen\u001fzer\u00e0, gerarchizzandola in termini socio-poli\u001ftico-economici (per non parlare degli effetti sul sistema ecologico), un\u2019intera area geogra\u001ffica. Ad es. la costruzione della stazione transiberiana di Novosibirsk, produsse sul finire dell\u2019Ottocento il declino economico, lo spopolamento, ed eventualmente l\u2019accentua\u001fzione del ruolo di citt\u00e0 di confino della vicina Tomsk, il cui porto fluviale perdette ogni rilevanza per i commerci che ne avevano sostenuto l\u2019economia e la vita sociale.\u00a0<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>Come la polvere di un vecchio tappeto che venga sbattuto, a seguito dell\u2019annuncio dato dall\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite un paio di anni fa, si \u00e8 levata e continua a depositarsi molta retorica sul fatto che per la prima volta nella storia la quantit\u00e0 della popolazione urbanizzata mondiale ha superato quella rurale.\u00a0<sup>3<\/sup>\u00a0In realt\u00e0 il processo di trasformazione dell\u2019ambiente naturale a immagine e somiglianza dell\u2019uomo ha di gran lunga e da molto tempo raggiunto, come un innalzamento dei mari\u00a0<em>ante Global Warming<\/em>, la grandissima parte del pianeta ancora non urbanizzata. Non ce ne accorgiamo perch\u00e9 tendiamo a ricadere nell\u2019illuministica visione del mondo \u2013 ampiamente ripresa dall\u2019Idealismo, del quale siamo figli \u2013 secondo la quale natura e cultura sarebbero reami che non si compenetrano, ma anzi si contrappongono in una lotta che vede i filosofi e la mentalit\u00e0 popolare sostenere alternativamente la bont\u00e0 dell\u2019uno contro l\u2019altro. Si pensi al mito proto-borghese dello \u201cstato di natura\u201d in Thomas Hobbes, John Locke e Jean Jacques Rousseau; alla gelida Natura nel famoso \u201cDialogo della Natura e di un Islandese\u201d di Giacomo Leopardi;\u00a0<sup>4<\/sup>\u00a0e,\u00a0<em>mutatis mutandis<\/em>, all\u2019ecolo\u001fgismo contemporaneo che sostanzialmente giunge a considerare la civilt\u00e0\u00a0<em>per se<\/em>\u00a0come un virus pernicioso il quale affliggerebbe l\u2019incantevole, verde e incolpevole Gaja.\u00a0<sup>5<\/sup><\/p>\n<p>In realt\u00e0 risulta difficile \u2013 anche senza essere un evoluzionista convinto \u2013 sostenere che l\u2019uomo sia apparso nel mondo naturale come Atena armata dalla testa di Giove, o negare che la maggior parte di ci\u00f2 che consideriamo \u201cnatura\u201d conosca profondamente l\u2019intenzione umana nel suo stesso corpo di terra, verzure ed ecosistemi. Persino la\u00a0<em>Wilderness<\/em>, oggetto di un importante principio giuridico di protezione federale negli Stati Uniti,\u00a0<sup>6<\/sup>\u00a0pu\u00f2 oramai esistere unicamente in quanto circoscritta e gestita da un complesso apparato culturale, normativo e organizzativo.<\/p>\n<p>La profonda analogia morfologica che \u00e8 stata riscontrata in tutti i linguaggi umani \u2013 dallo Arabela degli Indios peruviani, al Cinese antico, all\u2019Italiano \u2013 dimostra che proprio l\u00e0 dove la specificit\u00e0 culturale \u00e8 pi\u00f9 evidente essa \u00e8 correlata a una specifica struttura naturale, il nostro buon vecchio cervello.\u00a0<sup>7<\/sup><\/p>\n<p>D\u2019altro canto i meravigliosi paesaggi toscani, tanto cari ai turisti occidentali ed occidentalizzanti in cerca di ambienti naturali, la forma dei loro colli, la selezione di piante e, di conseguenza, insetti e animali, derivano da secoli di lavoro umano. Non a caso una delle esperienze pi\u00f9 gradite dai viaggiatori stranieri in terra toscana \u00e8 quella enogastronomica, dove le propriet\u00e0 \u201cnaturali\u201d dei prodotti della terra e le arti culinarie e vinicole compongono un continuum selettivo, derivato da un\u2019intera\u001fzione dinamica fra popolo e ambiente che si dispiega da tempi immemorabili.<\/p>\n<p>Se il segno della progettualit\u00e0 umana si trova perci\u00f2 quasi ovunque sul pianeta, non vi \u00e8 tuttavia dubbio che esso sia esposto al massimo grado dai processi urbanistici, per ovvie ragioni di scala e di complessit\u00e0. La densit\u00e0, l\u2019economia, l\u2019accumulo tecnocratico e il ritmo velocissimo della citt\u00e0 esprimono la potenza causale della progettazione su un livello pressoch\u00e9 totalitario.<\/p>\n<p>Anche lo spazio naturale \u00e8 sempre performativo, giacch\u00e9 la sua organizzazione determina i modi e i tempi di interazione dei corpi. Lo spazio urbano ha tuttavia una ulteriore dimensione, che definiremo politica in senso generale (ma che pi\u00f9 precisamente \u00e8 pre-politica e bio-politica). Essa infatti deriva da ed \u00e8 effettuale su una comunit\u00e0 concentrata e connessa che di principio possiede la potenzialit\u00e0 di cambiare e anche sovvertire l\u2019ordine sociale delle cose. Da qui l\u2019ossessione moderna per l\u2019urbanistica del controllo e dell\u2019ordine pubblico, dai boulevard alle telecamere stradali ad alta definizione, brillantemente analizzato nelle sue fasi trasformative dal famoso saggio di Michel Foucault\u00a0<em>Sorvegliare e punire<\/em>.\u00a0<sup>8<\/sup><\/p>\n<p>Tale valore politico dello spazio si declinava nella bidimensionalit\u00e0 dell\u2019agor\u00e0 e dell\u2019acropoli ai tempi della\u00a0<em>polis<\/em>\u00a0greca, la quale contava poche migliaia di cittadini titolari (con l\u2019eccezione straordinaria di Atene che comunque non raggiunse mai un\u2019effettivit\u00e0 di aventi diritto al voto superiore a 60000 persone), per poi oscillare fra il foro e le macchine urbane del teatro e dello stadio in epoca romana, e tornare alla dinamica piazza\/palazzo\/curia fin dall\u2019inizio dell\u2019era cittadina dell\u2019XI secolo. Fu in epoca moderna, con l\u2019accelerazione che l\u2019industrialismo diede allo sviluppo dell\u2019inurbata classe borghese uscita vittoriosa dalla fine dell<em>\u2019Ancien R\u00e9gime<\/em>\u00a0che si accentu\u00f2 l\u2019esigenza di vigilare sulla popolazione, divenuta ormai concentrazione di \u201cfolle\u201d. Come Haussmann aveva ben compreso nei suoi radicali interventi di trasformazione urbanistica di Parigi (1853-1870), chi controlla lo spazio urbano attraverso la sua progettazione ne controlla le masse che lo abitano;\u00a0<sup>9<\/sup>\u00a0ma anche concerta la ricchezza della citt\u00e0, la sua economia, ad es. mediante la manipolazione della rendita dei terreni, il favore verso una determinata parte della popolazione anzich\u00e9 un\u2019altra, e non ultimo, la creazione di mimetici desideri generali a diffusione velocissima, o mode, ovvero la progettazione delle misure delle relazioni fra persone, prodotti e servizi mediante la comunicazione di massa.\u00a0<sup>10<\/sup><\/p>\n<p>Tale ultimo aspetto del controllo tramite progettazione di rapporti \u2013 fenomeno cittadino per eccellenza, soprattutto oggi, quando la condizione urbana riguarda il nostro abitare l\u2019infosfera adimensionale e globale piuttosto che un luogo geografico \u2013 riporta alle macchine spettacolari dell<em>\u2019urbs<\/em>\u00a0latina. I luoghi del circo, dei gladiatori e delle corse sui carri, solitamente costruiti nelle vicinanze dei palazzi del potere, sopravvissero al declino del foro, cio\u00e8 all\u2019ultimo spazio deputato alla politica pubblica, nel loro ruolo di amministrazione delle energie delle folle almeno fino alla caduta di Costantinopoli, per poi riemergere in epoca moderna e contemporanea in forma di giornali, radio, cinema, televisione e infine Internet, cio\u00e8 i media che modulano il totalitarismo capitalistico delle relazioni sociali \u2013lo \u201cspettacolare\u201d di Guy Debord.\u00a0<sup>11<\/sup><\/p>\n<p>\u00c8 stata la riduzione della citt\u00e0 a spazio meramente economico, produttivo e di consumo a uccidere la politica, poich\u00e9 non v\u2019\u00e8 politica senza\u00a0<em>polis<\/em>, la comunit\u00e0 dialettica dei valori che muovono i desideri condivisi. La civilt\u00e0 contemporanea individualista, liquida, apolide rivela molto bene la propria inimicizia alla politica con la propria refrattariet\u00e0 ai luoghi. La strutturano iper-connessioni virtuali la cui gerarchia si determina dalla concentrazione di nodi simbolici in uno spazio e in un tempo azzerati. Il panorama della societ\u00e0 globale \u00e8 quello della Rete, e il suo paradossale rovescio urbano si distende nelle regioni orientali del pianeta che al ritmo accelerato del capitale finanziario hanno ammassato in pochi anni decine di milioni di abitanti in periferie informi e sconfinate. L\u2019immaterialit\u00e0 finanziaria disloca e destruttura culture, risorse e mezzi di produzione sullo scacchiere mondiale con velocit\u00e0 nuova e soffocante.<\/p>\n<p>\u00c8 perci\u00f2 la citta contemporanea, molto pi\u00f9 di quella moderna, a distinguersi dal proprio contesto rurale sia in termini fisici che simbolici. Nell\u2019immaginario collettivo la citt\u00e0 bandisce la terra \u2013 lo \u201csporco\u201d secondo l\u2019omonimia della lingua inglese fra \u201csuolo\u201d e \u201csporcare\u201d (<em>soil<\/em>\u00a0<em>\/ to soil<\/em>). La neo-citt\u00e0 ad altissima espansione orizzontale, verticale ed iperspaziale \u2013 la cosiddetta\u00a0<em>smart city<\/em>\u00a0\u2013 addirittura si dematerializza\u00a0<sup>12<\/sup>\u00a0(viviamo immersi in un\u2019estetica della dematerializzazione di cui il primo a parlare seriamente fu Jean Baudrillard)\u00a0<sup>13<\/sup>\u00a0e la sua relazione con la necessaria sussistenza biologica \u2013 dalla produzione di cibo alla gestione degli scarti \u2013 passa attraverso un processo di distanziamento che porta alle estreme conseguenze ci\u00f2 che Norbert Elias aveva osservato a riguardo del \u201cprocesso di civilizzazione\u201d.\u00a0<sup>14<\/sup>\u00a0Le immense quantit\u00e0 di cibo e materiali che entrano nelle citt\u00e0 convogliate da continui flussi energetici sono oggetto di studio del cosiddetto metabolismo urbano,\u00a0<sup>15<\/sup>\u00a0ma sono occultate in forma ed origine non meno di quanto lo siano gli scarti nel sistema fognario e le loro destinazioni. Da qui le fantasie dei bambini che credono che il latte e le uova siano prodotti in fabbrica, o addirittura la proibizione per legge di rivelare al pubblico immagini dei processi industrializzati di macellazione che avvengono all\u2019interno dei mattatoi in Iowa e in Florida.\u00a0<sup>16<\/sup>\u00a0Nell\u2019immaginario collettivo nulla esiste n\u00e9 deve esistere al di fuori dell\u2019urbano \u2013 e l\u2019urbano, si badi, coincide con l\u2019orizzonte capitalistico, oggi iperreale, oltre il quale\u00a0<em>sunt leones<\/em>.\u00a0<sup>17<\/sup><\/p>\n<p>In epoca moderna furono proprio Marx e Engels a denunciare la bruttezza della citt\u00e0. Le osservazioni di Engels su Londra, macchina capitalistica che spezza le relazioni umane secondo la logica di una fabbrica allargata,\u00a0<sup>18<\/sup>\u00a0indicano chiaramente che l\u2019assenza di bellezza nella citt\u00e0 moderna \u00e8 il sintomo di un brutto sociale.\u00a0<sup>19<\/sup>\u00a0La nostalgia romantica per l\u2019estetica urbana che ancora oggi vige \u2013 sebbene su basi funzionalistiche e con valide osservazioni tecniche di ingegneria sociale dei servizi \u2013 ad es. nel movimento del New<em>\u00a0Urbanism<\/em>\u00a0<sup>20<\/sup>\u00a0\u00e8 gi\u00e0 smascherata come sovrastrutturale o ingenua da queste prime osservazioni. Naturalmente la stessa accusa \u00e8 ancor pi\u00f9 azzeccata a riguardo dei vari movimenti modernisti che hanno devastato le periferie europee e in particolare italiane negli ultimi settant\u2019anni, giustificandosi con ideologie pseudo-socialistiche che uniscono il puzzo dell\u2019ipocrisia a un\u2019orrida idolatria per l\u2019ego di troppi incapaci.\u00a0<sup>21<\/sup>\u00a0Non \u00e8 possibile rammendare (o \u201cricucire\u201d, come ha usato dire Renzo Piano delle periferie italiane) un tessuto sociale lacerato usando il filo dell\u2019estetica e della forma degli edifici. Il problema riguarda la\u00a0<em>polis<\/em>\u00a0(i viventi e le loro relazioni all\u2019interno della citt\u00e0), non l<em>\u2019urbs<\/em>\u00a0(il corpo delle infrastrutture fisiche della citt\u00e0), sebbene il modo in cui la\u00a0<em>urbs<\/em>\u00a0\u00e8 costruita sia senz\u2019altro un efficiente strumento e una concausa della neutralizzazione della\u00a0<em>polis<\/em>. Occorre intervenire sull\u2019organismo sociale, e quindi sul valore di realt\u00e0 che a tale organismo d\u00e0 vita, perch\u00e9 eventualmente la cattiva urbanistica (e la cattiva architettura che ne \u00e8 il continuo) perdano il proprio piedistallo ideologico.\u00a0<sup>22<\/sup><br \/>\nMolteplici forme di resistenza al modello di citt\u00e0 capitalistica e alle sue diverse declinazioni quali la citt\u00e0 mercantile, la citt\u00e0 industriale, e la citt\u00e0 \u201cintelligente\u201d vanno tuttavia sorgendo, defilate dal piano dello spettacolare e della rappresentanza. Nulla di pi\u00f9 lontano dalle idee di architetti e pianificatori urbani alla rincorsa della propria carriera. Esse crescono come erbe selvatiche nelle crepe del sistema, ai margini del mondo, nelle immense periferie di un urbano senza pi\u00f9 centro n\u00e9 nazionalit\u00e0.\u00a0<sup>23<\/sup>\u00a0Studiando tali fenomeni si ha come l\u2019impressione che un umile e inavvertito processo di \u201cruralizzazione delle citt\u00e0\u201d (quella che Marx negava potesse esistere ai tempi della prima industrializzazione)\u00a0<sup>24<\/sup>\u00a0abbia negli ultimi decenni cominciato a corrodere l\u2019urbano svuotato della politica, aprendo la strada alla \u201ccitt\u00e0 di terza generazione\u201d, dove il vivente torna ad abitare lo spazio col suo corpo autonomo dalle false segnaletiche di valore.\u00a0<sup>25<\/sup><\/p>\n<p>La biourbanistica si appella a un modo di progettare che dissolva la distanza fra il segno e il vivente. Il segno vivente \u2013 l\u2019equivalente progettuale della verit\u00e0 teorica e dell\u2019autentico morale \u2013 \u00e8 il corpo di chi vive o vivr\u00e0 lo spazio che viene realizzandosi. Christopher Alexander ha definito \u201cun modo di costruire al di l\u00e0 del tempo\u201d la capacit\u00e0 di includere nei propri edifici una \u201cqualit\u00e0 senza nome\u201d.\u00a0<sup>26<\/sup>\u00a0Tale inesprimibile qualit\u00e0 produce nei fruitori e nell\u2019ambiente un senso di bellezza e pace che muove di pari passo con una duttile funzionalit\u00e0.\u00a0<sup>27<\/sup>\u00a0Il dilemma del rapporto tra forma e contenuto, dell\u2019opposizione fra natura e cultura, viene risolto riferendosi a un\u00a0<em>tertium quid<\/em>\u00a0dal quale bellezza ed efficacia derivano inscindibili. In termini fisici si tratta di propriet\u00e0 emergenti di un oggetto complesso, di una complessit\u00e0 particolarmente fine, tale da potersi definire \u201corganica\u201d e \u201cviva\u201d, fondata su sub-codici leganti e centripeti. Alexander \u2013 che ha dedicato l\u2019intera sua vita a studiare tale caratteristica dello spazio costruito \u2013 ha analizzato e categorizzato quindici caratteri del design \u201cvivo\u201d, e soprattutto un metodo che permetta di \u201cdispiegare\u201d l\u2019embriologia del costruire per proseguire l\u2019opera della Creazione, piuttosto che per cercare di riscriverla e insultarla. La sua opera, volutamente controcorrente rispetto alle scuole di architettura ed urbanistica moderne, \u00e8 assai pi\u00f9 simile, soprattutto nella logica giuridica, a quella che Besim Hakim ha definito \u201curbanistica mediterranea\u201d, cio\u00e8 l\u2019insieme di norme scritte e orali che hanno generato nel corso di oltre 1500 anni il fascino e la meravigliosa funzionalit\u00e0 degli insediamenti umani attorno al bacino mediterraneo, fino all\u2019avvento della modernit\u00e0 e della Carta di Atene.\u00a0<sup>28<\/sup><\/p>\n<p>La definizione della disciplina biourbanistica \u00e8 stata redatta nel 2010 dal sottoscritto e dal biostatistico ed esperto di sistemi complessi Alessandro Giuliani con l\u2019architetto Antonio Caperna e il matematico e studioso di urbanistica Nikos A. Salingaros.\u00a0<sup>29<\/sup>\u00a0Essa determina l\u2019oggetto e il metodo di una nuova disciplina che vede la citt\u00e0 come un organismo, intendendo tuttavia per \u201corganismo\u201d qualcosa di totalmente diverso dalla visione ad es. di Patrick Geddes\u00a0<sup>30<\/sup>\u00a0il quale, coerentemente con la fisica del proprio tempo (i cui strascichi continuano a lambirci), riteneva \u201cl\u2019organismo\u201d essere una sorta di complicata macchina a struttura lineare. La biourbanistica osserva invece la complessit\u00e0 integrata dell\u2019organismo urbano come un carattere intrinseco della sua morfologia, e si concentra sulle dinamiche e sugli effetti emergenti. Ma soprattutto, la biologia \u2013 e con essa la progettazione organica \u2013 viene da essa ricondotta nell\u2019alveo della continuit\u00e0 con la fisica e la chimica e con lo studio delle forme, secondo l\u2019insegnamento del grande Lima-de-Faria\u00a0<sup>31<\/sup>\u00a0e la scoperta della legge costruttale di Adrian Bejan.\u00a0<sup>32<\/sup><\/p>\n<p>La vita come criterio di progettazione biourbanistica ha una duplice valenza: metodologica, poich\u00e9 la progettazione biourbanistica si ispira alle scienze della vita nel trattare il proprio oggetto dall\u2019ottica della complessit\u00e0, sia analizzandolo, sia costruendolo;\u00a0<sup>33<\/sup>\u00a0e contenutistica, in quanto rileva a diverse scale di definizione misurate in termini fisiologici, neurologici, sociologici ed ecologici i processi capaci di produrre efficienza sistemica e qualit\u00e0 di vita degli abitanti.<br \/>\nIl riferimento al<em>\u00a0bios<\/em>\u00a0ha naturalmente \u2013 come si sar\u00e0 compreso dalla trattazione sopra esposta \u2013 anche una forte valenza politica ed esistenziale. La dimensione del corpo vivente (quella che Jaap Dawson definisce \u201canima e corpo\u201d)\u00a0<sup>34<\/sup>\u00a0\u00e8 compresa come l\u2019ultima frontiera di resistenza alla sussunzione capitalistica e alla desertificazione di senso della nostra vita come specie sociale, e come punto di appoggio sul quale far leva per ridisegnare uno spazio che aiuti a creare un mondo pi\u00f9 bello, giusto e felice perch\u00e9 pi\u00f9 autentico e connesso al centro o al cuore.\u00a0<sup>35<\/sup>\u00a0\u201cUna struttura con un cuore ci definisce mentre costruiamo e pensiamo\u2026 ci pone in contatto con il nostro proprio cuore: i nostri mondi interiori, i mondi che ci han donato la vita con la quale cominciare, i mondi che ci donano la vita adesso.\u201d\u00a0<sup>36<\/sup><\/p>\n<p>Il vivente diviene il principio epistemologico del fare progettazione, con verifica oggettiva negli indici fisiologici, sociali ed economici dei risultati (da cui la stretta connessione della biourbanistica con la neuroergonomia, lo\u00a0<em>evidence based design<\/em>, e la sociologia urbana), e con verifica intersoggettiva nel benessere percepito e comunicato dai fruitori\/attori dell\u2019opera costruttiva.\u00a0<sup>37<\/sup><\/p>\n<p>\u00c8 importante sottolineare che le figure del progettista e del pianificatore urbano proposte dalla biourbanistica sottostanno a una decostruzione radicale: da figure al servizio del mercato (decoratori del sistema, amo definirli) a facilitatori di un processo dal basso che vede gli stessi cittadini assumere la responsabilit\u00e0 di definire la forma del proprio spazio con una progettazione pari-a-pari (<em>P2P Urbanism<\/em>) intrinsecamente refrattaria alle leggi di mercato, all\u2019immaterialit\u00e0 simbolica e al controllo biopolitico esattamente perch\u00e9 basata sul corpo vivo, sulle sensazioni primarie e sui bisogni concreti espressi senza l\u2019interfaccia rappresentativa del tecnico o dell\u2019amministratore.\u00a0<sup>38<\/sup>\u00a0Ci\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 avvenuto (per questo durante un recente convegno Sergio Los ha definito i centri storici italiani \u201cincompatibili al sistema\u201d)\u00a0<sup>39<\/sup>\u00a0e avviene \u2013 e la biourbanistica non fa che riprendere tale aderenza all\u2019<em>humus<\/em>\u00a0\u2013 in innumerevoli contesti di margine quali gli\u00a0<em>slum<\/em>\u00a0sudamericani, le periferie delle megalopoli cinesi, e gli antichi borghi mediterranei abbandonati, dove la figura del pianificatore o dell\u2019architetto \u00e8 provvidenzialmente assente.<\/p>\n<p>In particolare l\u2019uso di un criterio epistemico \u201cforte\u201d si oppone all\u2019opinione ideologica quale fondamento nichilista del fare architettura e urbanistica, come ad es. molto chiaramente espresso da Rem Koolhaas.\u00a0<sup>40<\/sup>\u00a0Si badi che Koolhaas ha colto esattamente il punto: l\u2019opinione dell\u2019artista architetto non \u00e8 nichilistica perch\u00e9 nichilistica \u00e8 la sua ideologia, ma perch\u00e9 opinione.<\/p>\n<p>Se l\u2019obiettivo scientifico della biourbanistica \u00e8 quello di fornire uno spazio reale all\u2019Ecologia profonda,\u00a0<sup>41<\/sup>\u00a0migliorare l\u2019ecosi\u001fstema e comprendere meglio il modo in cui i fattori culturali e fisici nella realt\u00e0 urbanistica (sociogeometria, studio dei flussi e delle reti, ecc.) interagiscono influenzando il benessere dei cittadini, il suo fine politico \u00e8 quello di ricondurre la progettualit\u00e0 umana al centro di una nuova fioritura della civilt\u00e0 nel suo senso primigenio, mai come oggi in pericolo di estinguersi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Ho trattato questi argomenti nel corso delle mie\u00a0<em>Lectures on Epistemology of Design<\/em>\u00a0presso il Dipartimento di Architettura del Paesaggio, Facolt\u00e0 di Biotecnologia dell\u2019Universit\u00e0 di Lubliana, Settembre 2014, offrendo un parallello storico fra il concetto di progettazione e quello medievale di intenzionalit\u00e0 che interpreto come esito di un processo astrattivo e razionalizzante del principio di proiezione proprio del pensiero magico.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Dmitri Afonin, \u201c\u0422\u043e\u043c\u0441\u043a \u0438 \u0422\u0440\u0430\u043d\u0441\u0441\u0438\u0431\u201d, in: Sergey Sigachev (a cura di),\u00a0<em>\u0422\u0440\u0430\u043d\u0441\u0441\u0438\u0431\u0438\u0440\u0441\u043a\u0430\u044f \u041c\u0430\u0433\u0438\u0441\u0442\u0440\u0430\u043b\u044c Web-\u042d\u043d\u0446\u0438\u043a\u043b\u043e\u043f\u0435\u0434\u0438\u044f<\/em>, 1998-2015,<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.transsib.ru\/Article\/article-af01.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.transsib.ru\/<\/a>\u00a0(consultato il 12\/08\/2016). Si veda anche la seconda parte di AAVV,\u00a0<em>\u0418\u0441\u0442\u043e\u0440\u0438\u044f \u0436\u0435\u043b\u0435\u0437\u043d\u043e\u0434\u043e\u0440\u043e\u0436\u043d\u043e\u0433\u043e \u0442\u0440\u0430\u043d\u0441\u043f\u043e\u0440\u0442\u0430 \u0420\u043e\u0441\u0441\u0438\u0438<\/em>. \u0422. I: 1836\u20141917 \u0433\u0433., Sankt Petersburg, 1994.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Department of Economic and Social Affairs, Population Division,\u00a0<em>World Urbanization Prospects. The 2014 Revision<\/em>. United Nations, New York, 2015,\u00a0<a href=\"https:\/\/esa.un.org\/unpd\/wup\/Publications\/Files\/WUP2014-Report.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/esa.un.org\/<\/a>\u00a0(consultato il 10\/08\/2016).<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Giacomo Leopardi,\u00a0<em>Operette morali<\/em>, edizione critica a cura di F. Moroncini, Bologna, 1928.<br \/>\n<sup>5\u00a0<\/sup>Vedasi l\u2019ultimo libro di Edward O. Wilson,<em>\u00a0Half-Earth: Our Planet&#8217;s Fight for Life<\/em>, Liveright, New York, 2016 che propone di lasciare a se stesso met\u00e0 del pianeta, concentrando gli esseri umani nell\u2019altra met\u00e0. Uno\u00a0<em>zoning<\/em>\u00a0ambientalista.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0\u00a0Cfr.\u00a0<em>Wilderness Act<\/em>, Legge Pubblica nr. 88-577 (16 U.S. C. 1131-1136) emanata dall\u201988\u00b0 Congresso degli Stati Uniti d\u2019America il 3 Settembre 1964\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wilderness.net\/NWPS\/documents\/\/publiclaws\/PDF\/16_USC_1131-1136.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.wilderness.net\/<\/a>\u00a0(consultato il 10 Agosto 2016). La legge contiene una breve e interessante definizione di regione naturale selvaggia: \u201cA wilderness, in contrast with those areas where man and his own works dominate the landscape, is hereby recognized as an area where the earth and its community of life are untrammeled by man, where man himself is a visitor who does not remain. An area of wilderness is further defined to mean in this Act an area of undeveloped Federal land retaining its primeval character and influence, without permanent improvements or human habitation, which is protected and managed so as to preserve its natural conditions and which (1) generally appears to have been affected primarily by the forces of nature, with the imprint of man&#8217;s work substantially unnoticeable (\u2026)\u201d, Ibidem.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Massimo Piattelli-Palmarini, Juan Uriagereka, \u201cStill a bridge too far? Biolinguistic questions for grounding language on brains\u201d, in\u00a0<em>Physics of Life Reviews<\/em>, 5 (2008) pp. 207-224.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Michel Foucault,\u00a0<em>Sorvegliare e punire: la nascita della prigione<\/em>, traduz. italiana, Einaudi Torino, 1976. Vedi anche Giorgio Agamben,\u00a0<em>Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita<\/em>, Einaudi, Torino, 1995.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Chris Butler,\u00a0<em>Henri Lefebvre: Spatial Politics, Everyday Life and the Right to the City<\/em>, Routledge, London, 2012, p. 51<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Da qui, ad es., l\u2019importanza tributata da Haussmann al \u201cdecoro\u201d. Il nuovo decoro \u00e8 oggi ben rappresentato dal design thinking, spacciato da una parte importante del mondo della progettazione come una modalit\u00e0 euristica. In realt\u00e0 si tratta di uno strumento di marketing funzionale a intercettare le potenzialit\u00e0 del desiderio di massa, nonch\u00e9 una procedura per plasmare la propensione al consumo, vera merce primaria della societ\u00e0 post-industriale. Si legga con occhio critico Tim Brown,\u00a0<em>Change by Design<\/em>, Harper &amp; Collins, New York, 2009. Quando usato\u00a0<em>cum grano salis<\/em>\u00a0e, soprattutto, senza la pressione pi\u00f9 o meno gentile di un\u2019azienda, il\u00a0<em>design thinking<\/em>\u00a0pu\u00f2 tuttavia servire il bene di una comunit\u00e0, cfr. Isabella T. Steffan, Angelica Fortuzzi, Stefano Serafini, \u201cSEGNISEED. A service design experiment implemented in the urban context\u201d, in: Isabella Tiziana Steffan (a cura di),\u00a0<em>Design for all. The project for everyone. Methods, tools, application<\/em>, Vol. 1, Maggioli, Milano, 2014, pp. 212-222.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Guy Debord,\u00a0<em>La Societ\u00e9 du Spectacle<\/em>, Paris, Lebovici, 1967. Per una disamina dal punto di vista biourbanistico cfr. Stefano Serafini, \u201cLiberazione partecipata dello spazio dall\u2019iperreale. L\u2019Italia come esperimento biourbanistico\u201d, in:\u00a0<em>XIV Conferenza della Societ\u00e0 Italiana degli Urbanisti (SIU): Abitare l\u2019Italia. Territori, economie, diseguaglianze, Planum Journal of Urbanism<\/em>, 2011.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0\u00a0Carlo Ratti, Matthew Claudel,\u00a0<em>The City of Tomorrow: Sensors, Networks, Hackers, and the Future of Urban Life<\/em>, 2016 Yale University Press, New Heaven, 2016. Antonio Caperna, Stefano Serafini, \u201cBiourbanism as a new framework for smart cities studies\u201d, in: T. M. Vinod Kumar (a cura di),\u00a0<em>Geographic Information System for Smart Cities<\/em>, Copal, New Delhi, 2014, pp. 250-287. Massimo Marra, \u201cThe city is a bitch. The dematerialization of the urban\u201d, in<em>\u00a0Journal of Biourbanism\u00a0<\/em>IV (2015) 1&amp;2, pp. 83-90.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0\u00a0Jean Baudrillard,\u00a0<em>L\u2019\u00e9change symbolique et la mort<\/em>, Paris, Gallimard, 1976. Il concetto di \u201ciperreale\u201d introdotto dal pensatore francese in effetti fagocita la categoria stessa di estetica, sostituendola in quanto \u201cmodello\u201d iperuranio e desiderabile di ogni dimensione esistenziale.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0\u00a0Norbert Elias,\u00a0<em>Il processo di civilizzazione<\/em>, traduz. italiana Il Mulino, Bologna, 1988; Timothy Pachirat,\u00a0<em>Every Twelve Seconds : Industrialized Slaughter and the Politics of Sight<\/em>, Yale University Press, New Heaven, 2013.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0\u00a0Christopher Kennedy, John Cuddihy, Joshua Engel-Yan, \u201cThe changing metabolism of cities\u201d,\u00a0<em>Journal of Industrial Ecology<\/em>, 11 (2007) 2, pp. 43-59.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0\u00a0Timothy Pachirat, op. cit. pp. 5-8.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0\u00a0Cfr. Sara Bissen, \u201cEditor\u2019s Note\u201d, in\u00a0<em>Journal of Biourbanism<\/em>, IV (2015) 1&amp;2, pp. 7-11. In tal senso il noto saggetto di Francis Fukuyama,\u00a0<em>The End of History<\/em>\u00a0(trad. Italiana\u00a0<em>La fine della storia e l&#8217;ultimo uomo<\/em>, Milano, Rizzoli, 1992) pu\u00f2 ben essere inteso come il primo sostanziale trattato di urbanistica post-moderna.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0\u00a0Friedrick Engels,\u00a0<em>The Condition of the Working Class in England in 1844<\/em>, Panther Edition, 1969, capitolo \u201cGreat Towns\u201d.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0\u00a0Karl Marx,\u00a0<em>La Sacra Famiglia<\/em>, in\u00a0<em>Opere complete di Marx ed Engels<\/em>, vol. IV, Roma, Editori Riuniti, 1972; Friedrich Engels,\u00a0<em>La questione delle abitazioni<\/em>, Roma, Editori Riuniti, 1971.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0\u00a0Gabriele Tagliaventi,\u00a0<em>New Urbanism<\/em>, Firenze, Alinea, 2002.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0\u00a0Stefano Serafini, \u201cTotalitarismo del brutto. No alle archistar\u201d,\u00a0<em>Bioarchitettura<\/em>, 59 (2009), pp. 4-11; Stefano Serafini, \u201cAbbattere Corviale \u00e8 di destra o di sinistra?\u201d,\u00a0<em>Studi Cattolici<\/em>, 592, Giugno 2010, pp. 434-435; Stefano Serafini, \u201cIl nichilismo visibile\u201d,<em>\u00a0Radici Cristiane<\/em>, 57 (2010), pp. 78-80<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0\u00a0Stefano Serafini, \u201cSostenibilit\u00e0 strutturale. Sergio Los e Mario Cucinella: analisi bio-urbanistica\u201d,\u00a0<em>Bioarchitettura<\/em>, 67 (2011), pp. 60-63.<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0\u00a0Stefano Serafini, \u201cProgetto Artena in Puglia, e altre consonanze\u201d, Novembre 2013\u00a0<a href=\"http:\/\/biourbanistica.com\/en\/blog\/2013\/11\/19\/progetto-artena-puglia-e-altre-consonanze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/biourbanistica.com\/<\/a><br \/>\n<sup>24\u00a0<\/sup>\u00a0Karl Marx,\u00a0<em>Grundrisse<\/em>, traduz. inglese, Penguin Books, London, 1973, Capitolo sul Capitale, p. 479.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0\u00a0Marco Casagrande,\u00a0<em>Biourban Acupuncture. Treasure Hill of Taipei to Artena<\/em>, International Society of Biourbanism, Roma, 2013.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0\u00a0Christopher Alexander,\u00a0<em>The Timeless Way of Building<\/em>, Oxford, Oxford University Press, 1979.<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0\u00a0Christopher Alexander,<em>\u00a0The Nature of Order<\/em>, 4 voll., Berkeley, Ca., Center for Environmental Structure, 2002-2005.<br \/>\n<sup>28<\/sup>\u00a0\u00a0Besim Hakim,\u00a0<em>Mediterranean Urbanism. Historic Urban \/ Building Rules and Processes<\/em>, Springer, New York, 2005.<br \/>\n<sup>29<\/sup>\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/www.biourbanism.org\/biourbanism-definition\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.biourbanism.org\/<\/a><br \/>\n<sup>30<\/sup>\u00a0\u00a0Michael Batty, Stephen Marshall, \u201cGeddes at UCL: There was something more in town planning than met the eye!\u201d,\u00a0<em>CASA Working Paper<\/em>\u00a0138, Centre for Advanced Spatial Analysis, University College London, 2008.<br \/>\n<sup>31<\/sup>\u00a0\u00a0Antonio Lima-de-Faria,<em>\u00a0Evoluzione senza selezione. Autoevoluzione di Forme e Funzione<\/em>, traduz. italiana, Genova, Nova Scripta, 2003.<br \/>\n<sup>32\u00a0<\/sup>\u00a0Adrian Bejan, Sylvie Lorente, \u201cThe constructal law and the evolution of design in nature\u201d,\u00a0<em>Philosophical Transactions B<\/em>, 365 (2010) 1545.<br \/>\n<sup>33<\/sup>\u00a0\u00a0Il metodo della \u201cagopuntura biourbana\u201d si basa esattamente sul concetto di fisica del caos o dell\u2019ubiquit\u00e0 sottesa al modo di funzionare e dunque alla possibilit\u00e0 di influenzare i sistemi complessi. Cfr. Marco Casagrande,\u00a0<em>Biourban Acupuncture<\/em>, op. cit.<br \/>\n<sup>34\u00a0<\/sup>\u00a0Jaap Dawson, \u201cBuilding to sustain body and soul\u201d,<em>\u00a0Journal of Biourbanism<\/em>, III (2014) 1&amp;2, pp. 49-59.<br \/>\n<sup>35<\/sup>\u00a0\u00a0Stefano Serafini, \u201cLiberazione partecipata dello spazio dall\u2019iperreale\u201d, op.cit.<br \/>\n<sup>36<\/sup>\u00a0\u00a0Jaap Dawson, \u201cPatterns with a heart\u201d,\u00a0<em>Journal of Biourbanism<\/em>, II (2012) 1, pp. 97-106: 105.<br \/>\n<sup>37<\/sup>\u00a0\u00a0Antonio Caperna, Stefano Serafini, \u201cBiourbanism as new epistemological perspective between Science, Design and Nature\u201d, in: Ahmed Z. Khan and Karen Allacker (a cura di)\u00a0<em>Architecture and Sustainability: Critical Perspectives for Integrated Design. Generating Sustainability concepts from Architectural Perspectives<\/em>, Leueven: KU Leuven, 2014.<br \/>\n<sup>38<\/sup>\u00a0\u00a0Nikos Salingaros, Antonio Caperna, Michael Mehaffy, Geeta Mehta, Federico Mena-Quintero, Agatino Rizzo, Stefano Serafini, Emanuele Strano, \u201cA Definition of P2P (Peer-To-Peer) Urbanism\u201d,<br \/>\n<a href=\"https:\/\/wiki.p2pfoundation.net\/images\/P2PUrbanism_definition.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/wiki.p2pfoundation.net\/<\/a>\u00a0(2010). Stefano Serafini, \u201cP2P (peer to peer) Urbanism and Biourbanism\u201d, in: \u041c\u0415\u0416\u0414\u0423\u2013\u041d\u0410\u0420\u041e\u0414\u041d\u0410\u042f \u041d\u0410\u0423\u0427\u041d\u0410\u042f \u0428\u041a\u041e\u041b\u0410,\u00a0<em>\u041f\u0435\u0440\u0441\u043f\u0435\u043a\u0442\u0438\u0432\u043d\u044b\u0435 \u043d\u0430\u043f\u0440\u0430\u0432\u043b\u0435\u043d\u0438\u044f \u0444\u0438\u0437\u0438\u043a\u043e-\u0445\u0438\u043c\u0438\u0447\u0435\u0441\u043a\u043e\u0439 \u0431\u0438\u043e\u043b\u043e\u0433\u0438\u0438 \u0438 \u0431\u0438\u043e\u2013\u0442\u0435\u0445\u043d\u043e\u043b\u043e\u0433\u0438\u0438\u201d<\/em>\u00a0<em>(\u0442\u0435\u0437\u0438\u0441\u044b \u0434\u043e\u043a\u043b\u0430\u0434\u043e\u0432)<\/em>, Tomsk State University, Tomsk, 2011, pp. 11-15<br \/>\n<sup>39<\/sup>\u00a0\u00a0Il convegno organizzato dall\u2019Istituto Nazionale di Bioarchitettura \u201cRitrovare il bene comune: recuperare qualit\u00e0 urbana e natura incompresa\u201d, Verona, 20 Maggio 2016 ha visto gli interventi di Giovanni Sasso, Sergio Los, Stefano Serafini e Antonino Galloni.<br \/>\n<sup>40<\/sup>\u00a0\u00a0Rem Koolhaas,<em>\u00a0Junkspace. Per un ripensamento radicale dello spazio urbano<\/em>, traduz. italiana Quodlibet, Macerata, 2006.<br \/>\n<sup>41<\/sup>\u00a0\u00a0Cfr. Gregory Bateson,\u00a0<em>Mente e natura<\/em>, traduz. italiana, Milano, Adelphi, 1984.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[981],"fascicolo":[241],"class_list":["post-2265","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-stefano-serafini","fascicolo-ottobre-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - A cosa serve la biourbanistica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Stefano Serafini, pubblicato nel numero di Ottobre 2016. 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