{"id":2256,"date":"2016-06-01T12:00:00","date_gmt":"2016-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2256"},"modified":"2026-04-12T22:21:53","modified_gmt":"2026-04-12T20:21:53","slug":"gael-giraud-transizione-ecologica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/giugno\/gael-giraud-transizione-ecologica\/","title":{"rendered":"Gael Giraud, Transizione ecologica."},"content":{"rendered":"<p><strong>La finanza a servizio della nuova frontiera dell\u2019economia.<\/strong><br \/>\nPrefazione di Mauro Magatti, EMI, Bologna, 2015, 288 pp.<\/p>\n<p>Questo saggio, pubblicato in Francia nel 2012, esce finalmente nell\u2019edizione italiana, aggiornato e riveduto per l\u2019occasione, con l\u2019aggiunta di riferimenti specifici alla situazione italiana, evidenziando le connessioni con le politiche francesi ed europee. In questi tre anni molti avvenimenti si sono succeduti, tra questi l\u2019esperienza (il \u201cmartirio\u201d) della Grecia. Come afferma l\u2019autore (45enne, economista, ex banchiere, oggi gesuita e membro di importanti centri di ricerca economica): \u201c<em>a otto anni dallo scoppio della pi\u00f9 grave crisi finanziaria che l\u2019umanit\u00e0 abbia conosciuto, l\u2019economia mondiale non ha ritrovato una situazione di equilibrio\u201d\u00a0<\/em>e la<em>\u00a0\u201cpretesa crisi del debito pubblico<\/em>\u201d potrebbe essere in realt\u00e0 un pretesto per imporre all\u2019Europa il vecchio programma neoliberista di privatizzazione assoluta della societ\u00e0. Anche il Portogallo e la Spagna potrebbero trovarsi in analoghe difficolt\u00e0, ma dopo l\u2019esito della crisi greca probabilmente nessuno oser\u00e0 opporsi all\u2019\u201c<em>ordoliberalismo<\/em>\u201d europeo; Italia e Francia tuttavia potrebbero trovare le forze (e le risorse) per opporsi alla \u201c<em>vassallizzazione<\/em>\u201d.<br \/>\nLa tesi del libro \u00e8 che la transizione ecologica pu\u00f2 essere il grande progetto economico, sociale, culturale e spirituale, capace di ispirare a italiani e francesi il coraggio di dire no a quest\u2019Europa, proponendo e mettendo in atto alternative concrete. Che esistano altre vie lo ha ben chiaro Papa Francesco che, a partire dall\u2019enciclica Laudato Si\u2019 e poi con i successivi discorsi, continua ad invitare i cattolici, in unit\u00e0 con le donne e gli uomini di buona volont\u00e0, a far fronte comune per un\u2019Europa \u201c<em>pioniera di una societ\u00e0 decarbonizzata e attenta ai pi\u00f9 poveri<\/em>\u201d.<br \/>\nL\u2019autore sviluppa la sua tesi in un\u2019introduzione e undici capitoli, partendo dalla crisi finanziaria del 2007: sono passati quasi dieci anni, eppure in molti paesi europei stiamo ancora sperimentando il progressivo smantellamento dello stato sociale, l\u2019aumento della disoccupazione e la perdita di molti diritti che si pensavano acquisiti. Il saggio si pone due obiettivi: capire come siamo arrivati a questo punto, cercando di formulare una diagnosi multidimensionale e capire come uscire dall\u2019impasse, individuando le azioni e definendo le priorit\u00e0 di intervento, \u201c<em>distinguendo ci\u00f2 che \u00e8 urgente da ci\u00f2 che \u00e8 prioritario<\/em>\u201d.<br \/>\nIl primo capitolo descrive la bolla finanziaria dei crediti subprime del 2007, portando alla luce i meccanismi e gli esiti nefasti del cosiddetto \u201cschema Ponzi\u201d (simile alla \u201ccatena di Sant\u2019Antonio\u201d) e mette in rilievo gli effetti culturali e mediatici dell\u2019aver trasformato nel senso comune persino beni rifugio, quali la casa, in strumenti d\u2019azzardo (<em>jackpot<\/em>).<br \/>\nIl secondo capitolo parte dalla narrazione del fallimento di Lehman Brothers nel 2008, per spiegare il funzionamento dei CDS (<em>credit default swap<\/em>) e il loro effetto sui debiti sovrani e sui rapporti tra Banche e Istituzioni.<br \/>\nIl terzo capitolo affronta e spiega gli scenari e gli effetti del panico finanziario, i cosiddetti \u201c<em>sunspot<\/em>\u201d (letteralmente macchie solari): Stiglitz gi\u00e0 nel 1982 aveva affermato che tale fenomeno \u00e8 il risultato dell\u2019ineffica\u001fcia dei mercati finanziari non regolati e incompleti, nell\u2019allocazione di risorse rare, del capitale e del rischio; Milton Friedman, d\u2019altronde, sosteneva che nel lungo periodo i mercati sono efficienti perch\u00e9 vi sopravvivono solo coloro che sono in grado di anticipare correttamente i parametri dell\u2019eco\u001fnomia sottoposti a rischi.<br \/>\nMa cosa ne \u00e8 degli altri? Possiamo accettare questa sorta di darwinismo sociale?<br \/>\nLo scenario si complica ulteriormente nel quarto capitolo quando vengono presentati alcuni dati e analisi dell\u2019IPCC (l\u2019ente intergovernativo per lo studio dei cambiamenti climatici) e di altri enti di ricerca sulla crescita del consumo mondiale di energia e sull\u2019aumento delle emissioni di biossido di azoto. Comincia cos\u00ec a emergere la necessit\u00e0, o almeno l\u2019opportunit\u00e0, di un progetto alternativo, di transizione ecologica. Di fronte alle problematiche sociali ed ecologiche siamo ancora in grado di accogliere e attuare l\u2019invito delle Scritture a \u201c<em>prenderci cura del creato<\/em>\u201d?<br \/>\nSi fa presente qui l\u2019interessante approccio dell\u2019autore che nel suo saggio accosta a dati e informazioni tecnico-finanziarie e alle analisi politiche l\u2019insegnamento delle Scritture e della Dottrina sociale della Chiesa.<br \/>\n\u201c<em>Di quale progetto di societ\u00e0 disponiamo adesso, in grado di mobilitare le energie collettive, di tracciare l\u2019orizzonte di un avvenire comune?<\/em>\u201d La transizione ecologica pu\u00f2 rappresentare una possibile risposta. L\u2019autore fornisce alcune ipotesi di lavoro: il rinnovamento termico degli edifici (per ridurre i consumi di energia), soluzioni di mobilit\u00e0 sostenibile (privilegiando treni e trasporti collettivi, pianificando l\u2019urbanizzazione e le reti dei trasporti), nuove modalit\u00e0 di produzione energetica. In Francia \u00e8 al lavoro un gruppo che riunisce una cinquantina di esperti (il Consiglio nazionale del dibattito sulla transizione ecologica) che, dopo aver coinvolto i cittadini delle diverse regioni in dibattiti e analisi condivise, ha individuato quattro obiettivi d\u2019intervento: la riduzione del 2% annuo del consumo di energia, la diversificazione del mix energetico con crescita delle energie da fonti rinnovabili, il coinvolgimento dei territori nei progetti locali, la messa a punto di finanziamenti innovativi per il sostegno alle operazioni di medio-lungo termine. La principale obiezione alla possibilit\u00e0 di realizzarli \u00e8 tuttavia la difficolt\u00e0 a trovare le risorse per finanziare le azioni necessarie. Una possibile risposta la troveremo pi\u00f9 avanti, nell\u2019ottavo capitolo.<br \/>\nNel quinto capitolo l\u2019autore introduce il tema della creazione di moneta e del ruolo delle banche; nel sesto analizza la questione della credibilit\u00e0 delle banche centrali e i rapporti tra queste, le Istituzioni e le banche private. Dall\u2019analisi condotta fin qui scaturisce l\u2019affermazione che bisognerebbe porre fine ai piani di aggiustamento strutturale e iniziare ad avviare le negoziazioni per la ristrutturazione dei debiti pubblici dei paesi dell\u2019eurozona.<br \/>\nIl settimo capitolo introduce il secondo fondamentale elemento del progetto di alternativa: i beni comuni (<em>commons<\/em>). A fianco dei beni privati (rivali ed esclusivi\u00a0<sup>1<\/sup>\u00a0e dei beni pubblici (non rivali e non esclusivi) esistono infatti altri beni \u201cibridi\u201d: non rivali ed esclusivi (es. autostrade, spettacoli e produzioni artistiche) e beni rivali non esclusivi (es. zone di pesca, pascoli). Come dimostra il lavoro di Elinor Ostrom, non dobbiamo considerarli come dei beni soltanto, ma anche come sistemi di regole che ne permettono la gestione, regole che le comunit\u00e0 umane sono sempre state in grado di progettare e mettere in atto. In questa categoria rientrano l\u2019accesso all\u2019acqua, all\u2019e\u001fnergia, alle infrastrutture&#8230; E la moneta? Nella sua accezione come liquidit\u00e0, anche la moneta \u00e8 un bene comune, perch\u00e8 rivale e non esclusivo, nel senso che qualunque cittadino dovrebbe potervi accedere, proprio come nel caso di una zona di pesca, in cui la comunit\u00e0 dovrebbe vigilare perch\u00e9 rimanga un buon equilibrio nella fauna che la popola. Al contrario abbiamo visto come nei momenti di crisi finanziaria venga meno proprio la liquidit\u00e0 monetaria.<br \/>\nIl capitolo ottavo torna al cuore del problema: con quali strumenti \u00e8 possibile finanziare i progetti di transizione ecologica? Il mercato delle quote di CO2 aveva una finalit\u00e0 simile, ma si \u00e8 rivelato debole: l\u2019autore propone di attuare la creazione di moneta interna da parte di una BCE posta sotto il controllo della politica europea. Dovrebbe trattarsi di prestiti di lungo termine (almeno dieci anni), ad un tasso reale dell\u20191% (cos\u00ec \u00e8 stato ad esempio per i prestiti concessi alle banche commerciali europee nel 2012), aventi come collaterali obbligazioni di progetto (<em>project bonds<\/em>) collegati ai progetti di transizione ecologica da finanziare.<br \/>\nMa come \u00e8 possibile governare il processo di transizione ? &#8211; si chiede l\u2019autore nel capitolo nono. I mercati si occupano solo di beni privati, gli Stati solo di beni pubblici: \u00e8 necessario costruire e attivare in Europa un sistema &#8211; fatto di regole condivise come ci insegna la Ostrom &#8211; in grado di governare i beni comuni. Un bene comune infatti non pu\u00f2 essere semplicemente considerato \u201cnaturale\u201d e lasciato a se stesso: senza regole e controlli collettivi finir\u00e0 per diventare privato. Ma perch\u00e8 il processo possa effettivamente attivarsi \u00e8 necessario inserire nel quadro alcuni principi. Primo fra tutti la reciprocit\u00e0, che va riscoperta e coltivata, per evitare sia il pericolo di accaparramenti che, dall\u2019altro lato, la passivit\u00e0 di utenti poco coinvolti. Se guardiamo all\u2019Europa di questi ultimi anni, vediamo come progressivamente, \u201c<em>ritirando dalle mani dei pubblici poteri nazionali la governance dei beni comuni, le istituzioni hanno dato vita a beni privati extraterrito\u001friali<\/em>\u201d, allontanandosi cos\u00ec dall\u2019ideale originario di costruzione di beni collettivi e istituzionalizzandone la privatizzazione. Il secondo principio chiave \u00e8 quello della sussidiariet\u00e0: in un contesto complesso, come quello europeo, tutte le decisioni che possono esserlo, dovrebbero essere delegate dai livelli superiori a quelli pi\u00f9 vicini ai cittadini. Con le radici nel pensiero sociale cristiano, gi\u00e0 a partire da S.Tommaso d\u2019Aquino, tale principio \u00e8 stato riaffermato dalla Ostrom, perch\u00e9 svolge \u201c<em>un ruolo decisivo nella preservazione dei beni comuni<\/em>\u201d. E in termini di efficacia? Ebbene, \u00e8 stato dimostrato (dagli studi di Raener degli anni novanta fino ai pi\u00f9 recenti modelli della teoria dei giochi) che la logica di reciprocit\u00e0 supera in efficacia quella della ricerca dell\u2019interesse egoistico dei singoli.<br \/>\nCome potremo dunque \u201c<em>riorganizzare il nostro rapporto collettivo con il lavoro, con la terra e con la moneta, attribuendo ad essi lo statuto di beni comuni?<\/em>\u201d Per il lavoro significa attuare seriamente la Responsabilit\u00e0 Sociale d\u2019Impresa, mettendo in evidenza l\u2019utilit\u00e0 sociale delle imprese e definendo nuove modalit\u00e0 di contabilit\u00e0 e di rendicontazione. Per la terra si potrebbe ampliare la \u201cdelega di servizio pubblico\u201d che, secondo la definizione fornita dall\u2019ANCI (l\u2019associazione dei comuni italiani), prevede la delega di gestione a privati, sotto il controllo della collettivit\u00e0 locale. Per la moneta si potrebbe dare vita ad una autorit\u00e0 europea, ad esempio una Camera dei deputati delle commissioni finanza e affari sociali dei parlamenti nazionali e dell\u2019europarlamento, con il compito di gestire i beni comuni monetari e finanziari.<br \/>\nQuali sono le priorit\u00e0 di questo percorso e quali i cantieri comuni da avviare? La risposta la troviamo nel decimo capitolo, in cui l\u2019autore avanza alcune proposte:<br \/>\nla regolazione anticiclica dei mercati finanziari (adottando misure specifiche, sull\u2019esempio di Basilea III);<br \/>\nla separazione dei mestieri bancari (ossia ridisegnare i contorni delle banche, differenziando le banche di deposito e di credito dalle banche di mercato e di investimento);<br \/>\nla regolamentazione a livello europeo del settore finanziario (oltre cio\u00e8 il perimetro nazionale), per costringere gli istituti finanziari a detenere presso le banche centrali riserve pari al 100% dei conti correnti (attualmente siamo al 1%): questo consentirebbe alla BCE di controllare le masse monetarie in circolazione,<br \/>\ntrasformare l\u2019euro da \u201cmoneta unica\u201d a \u201cmoneta comune\u201d, al fine di riuscire a riequilibrare le asimmetrie economiche tra i diversi paesi dell\u2019eurozona. Negli USA, ad esempio, ben il 4% del PIL \u00e8 dedicato a trasferimenti dallo stato federale ai singoli stati a tale fine. Una possibile soluzione europea potrebbe essere quella di utilizzare monete nazionali, tra loro convertibili in seno alla BCE sulla base di negoziazioni politiche, sui mercati interni, e l\u2019euro per le transazioni esterne all\u2019eurozona. Questo permetterebbe tra l\u2019altro alle banche nazionali di finanziare i propri progetti di transizione senza doverli negoziare a livello europeo.<br \/>\nQuale cultura e quali valori condivisi possono muovere i cittadini e i governi in questa direzione? A questo tema \u00e8 dedicato l\u2019undicesimo e ultimo capitolo del saggio. L\u2019aumento delle ineguaglianze sociali va di pari passo con la perdita della capacit\u00e0 di dialogare. Dalla met\u00e0 degli anni novanta, osserva l\u2019autore, \u00e8 considerevolmente aumentata in Europa la quantit\u00e0 di giovani che accedono a studi superiori (oltre un quarto del totale) e che, in virt\u00f9 del loro numero, tendono a perdere la consapevolezza dell\u2019esistenza di altri, meno fortunati, e sono pertanto sempre meno capaci di comprenderne i punti di vista e li percepiscono come una minaccia, o al massimo come possibili concorrenti. Come entrare allora in relazione? Come fare societ\u00e0? Come imparare a fidarsi? Prendersi cura dei beni comuni, come cittadini, significa prendere atto di quello che abbiamo ricevuto in dono (comune viene da:\u00a0<em>cum munus<\/em>). Da parte delle istituzioni governare i beni comuni richiede politiche capaci di porsi perpendicolarmente tra la propriet\u00e0 privata e il collettivismo, capaci di riscoprire e fare propria la categoria dell\u2019uso rispetto a quella della propriet\u00e0, come insegnavano i francescani gi\u00e0 nel tredicesimo secolo: \u201c<em>non \u00e8 infatti la propriet\u00e0 degli alimenti e dei vestiti a conservare la natura, ma l\u2019uso; pertanto \u00e8 possibile sempre e dovunque rinunciare alla propriet\u00e0, all\u2019uso mai e in nessun luogo<\/em>\u201d (Ugo di Digne).<br \/>\nNon \u00e8 pi\u00f9 sufficiente quindi una morale dell\u2019onest\u00e0 individuale: bisogna \u201c<em>reimporre la dimensione collettiva dell\u2019esigenza etica<\/em>\u201d; non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente rispettare le regole del gioco, dobbiamo imparare a riscriverle quando sono palesemente ingiuste. Compito delle autorit\u00e0 sar\u00e0 quindi di avviare, attraverso meccanismi di concertazione e di negoziazione, quei programmi di transizione ecologica che permetteranno ai nostri paesi di sfuggire da una parte alla deflazione, conseguente ai piani di austerit\u00e0, e dall\u2019altra alle demagogie populiste supportate dalla disperazione degli esclusi.<br \/>\nSiamo di fronte a un libro complesso, per i temi affrontati e per il linguaggio specialistico, eppure l\u2019autore riesce a condurre per mano anche i lettori meno esperti. Vengono gradualmente messi a nudo i diversi meccanismi finanziari e il loro ruolo, emergono pagina dopo pagina le diverse interconnessioni e le responsabilit\u00e0 di questa crisi, che \u00e8 soprattutto una crisi di valori e di fiducia reciproca. Al termine della lettura, per quanto faticosa, non possiamo che essere grati all\u2019autore che ci ha permesso di comprendere meglio il nostro tempo, offrendoci una lettura a 360 gradi dei fattori di fondo che sottostanno alla crisi che stiamo vivendo. E\u2019 una interpretazione personale, certo, ma estremamente qualificata, che ha l\u2019ulteriore merito di offrire delle piste di lavoro che ci coinvolgono tutti, ad ogni livello. Siamo tutti coinvolti e corresponsabili: ciascuno di noi pu\u00f2 perci\u00f2 riscoprire le diverse modalit\u00e0 per collaborare all\u2019attivazione dei processi di cambiamento e di transizione \u201cecologica\u201d, ossia verso una societ\u00e0 che sappia riconoscere e gestire i beni comuni, usare il credito e la finanza come strumenti a supporto di un\u2019economia pi\u00f9 attenta alle necessit\u00e0 dei pi\u00f9 deboli e pi\u00f9 rispettosa del pianeta che ci sostiene.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>NOTA<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>.\u00a0Un bene viene detto rivale quando il suo consumo da parte di un attore riduce le possibilit\u00e0 di consumo da parte di altri, ed \u00e8 esclusivo (o escludibile) se \u00e8 possibile escludere dal suo utilizzo (o dai suoi benefici) coloro che non hanno pagato per averlo o per accedervi.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[934],"fascicolo":[237],"class_list":["post-2256","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marina-russo","fascicolo-giugno-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Gael Giraud, Transizione ecologica.<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Marina Russo, pubblicato nel numero di Giugno 2016. 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