{"id":2243,"date":"2016-06-01T12:00:00","date_gmt":"2016-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2243"},"modified":"2026-04-12T22:06:37","modified_gmt":"2026-04-12T20:06:37","slug":"lambiente-un-sistema-complesso-quanto-inquinamento-siamo-disposti-ad-accettare","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/giugno\/lambiente-un-sistema-complesso-quanto-inquinamento-siamo-disposti-ad-accettare\/","title":{"rendered":"L\u2019ambiente: un sistema complesso. Quanto inquinamento siamo disposti ad accettare?"},"content":{"rendered":"<p>Lo sviluppo delle attivit\u00e0 economiche e la crescita della popolazione mondiale causano problemi ambientali nei sistemi socio-economici. L\u2019ambiente \u00e8 un esempio di sistema di tipo complesso perch\u00e9 al suo interno interagiscono sistemi sociali, sistemi biologici e fisici per i quali \u00e8 difficile prevedere il loro comportamento nel lungo periodo; pertanto lo studio dei temi ambientali richiede conoscenze interdisciplinari.<br \/>\nLa prerogativa di un sistema complesso \u00e8 rappresentata dalle variabili di pi\u00f9 componenti, per le quali al verificarsi di variazioni di piccole quantit\u00e0, possono verificarsi dei cambiamenti radicali che incidono sul comportamento dell\u2019intero sistema. Alcuni fattori che incidono sui sistemi complessi delle politiche ambientali sono ad esempio: la razionalit\u00e0 limitata dei decisori pubblici e\/o privati di accettare un margine seppur minimo di rischio e di soggettivit\u00e0; l\u2019interazione non lineare tra gli elementi costitutivi di un sistema, dando luogo a cicli di retroazione positiva e negativa; l\u2019incertezza sulle cause e gli effetti non correlati nel tempo e nello spazio. A causa della razionalit\u00e0 limitata dei decisori si evincono risposte o azioni che difficilmente possono essere previste e calcolate. Inoltre, anche i fattori di monitoraggio ambientale (es. chimico, biologico, fisico) possono influenzare l\u2019incer\u001ftezza dei processi di valutazione, dando luogo ad ambiguit\u00e0 e risultati imprevisti (Conti e Botr\u00e8 2005).<br \/>\nLa tutela dell\u2019ambiente \u00e8 una questione delicata e nient\u2019affatto pacifica a causa del forte predominio dell\u2019economia capitalistica, la quale \u00e8 imperniata su modelli di produzione e di consumo spesso confliggenti con le esigenze di uno sviluppo sostenibile e con i principi della green economy e dell\u2019economia circolare. Per il concetto di economia circolare si rimanda il lettore agli altri articoli presenti in questo numero.<br \/>\nL\u2019ambiente rappresenta l\u2019oggetto della tutela da parte delle politiche ambientali ed \u00e8 definito, come:<\/p>\n<p>\u201c\u2026l\u2019insieme delle condizioni fisiche (temperatura, pressione, ecc.), chimiche (concentrazioni di sali, ecc.) e biologiche in cui si svolge la vita. L\u2019ambiente \u00e8 un sistema aperto, capace di autoregolarsi e di mantenere un equilibrio dinamico, all\u2019interno del quale si verificano scambi di energia e di informazioni. Esso include elementi non viventi (acqua, aria, minerali, energia) o &#8220;abiotici&#8221; ed elementi viventi o &#8220;biotici&#8221; tra i quali si distinguono organismi produttori (vegetali), consumatori (animali) e decompositori (funghi e batteri).\u201d (ISPRA, 2012).<\/p>\n<p>Le politiche ambientali rappresentano un\u2019azione correttiva alle logiche dell\u2019econo\u001fmia capitalistica basata principalmente sulla crescita e l\u2019uso intensivo delle risorse rinnovabili e non rinnovabili. Le fonti rinnovabili utilizzate per la produzione di energia sono l\u2019acqua, il sole, il vento e il suolo quali alternative al consumo di energia da fonti fossili (come carbone, petrolio e gas naturale che sono fonti di energia non rinnovabili). La differenza tra le fonti di energia rinnovabili e non rinnovabili \u00e8 data dal eccessivo consumo delle risorse naturali che pregiudica la disponibilit\u00e0 per le generazioni future. Se il prelievo delle risorse rinnovabili \u00e8 superiore al tasso di rigenerazione delle risorse, si ha un depauperamento dello stock ambientale.<\/p>\n<p>\u2026\u201cL\u2019osservazione della violenza e dei guasti ambientali ha ben portato molti a riconoscere la fonte di tali guasti nelle \u201cattivit\u00e0 economiche\u201d e produttive e nelle stesse regole \u201cdell\u2019economia\u201d, specialmente dell\u2019e\u001fconomia capitalistica.\u201d\u2026 (Nebbia, 2014).<\/p>\n<p>Alcune delle principali cause dei problemi ambientali sono di carattere economico unito alla produzione, al consumo, alle tecnologie e agli investimenti. Altri problemi possono derivare dall\u2019interpretazione delle normative ambientali, che spesso possono mostrare delle lacune di rilievo. Sono infatti necessari interventi sinergici, di carattere multidisciplinare per risolvere i problemi ambientali. Per esempio, occorrerebbe frenare il rilascio dei sussidi elargiti per lo sfruttamento delle fonti fossili (550 miliardi di dollari nel 2013), che sono peraltro oltre quattro volte rispetto a quelli assegnati alle fonti energetiche rinnovabili (IEA, 2014). Un esubero dei sussidi in favore delle fonti fossili rappresenta un ostacolo per gli investimenti in termini di efficienza energetica e fonti di energia rinnovabile.<br \/>\nLe riforme della politica economica hanno promosso la crescita e la liberalizzazione dei mercati sottovalutando gli effetti degli impatti e del danno ambientale. In particolar modo i conflitti ambientali, che si manifestano tra il potere economico di alcuni paesi e la societ\u00e0 umana causano guerre, violazioni dei diritti umani e il fallimento del tradizionale modello economico.<br \/>\nAlla luce di ci\u00f2, interesse primario dell\u2019economia e del management ambientale quale campo scientifico \u00e8 quello di vigilare e richiamare l\u2019attenzione sui limiti del pianeta, evidenziando i confini all\u2019interno dei quali deve muoversi il nuovo modello economico, basato su un uso sostenibile delle risorse e una riduzione degli impatti ambientali e sociali (per esempio quelli sulla salute umana). L\u2019urgenza di porre dei vincoli allo sfruttamento delle risorse e alla riduzione dell\u2019impatto dell\u2019attivit\u00e0 umana sull\u2019ambiente ci impone dunque di rivedere i modelli economici di sviluppo, adottando politiche e comportamenti responsabili. Questa impostazione, oltre a dover essere sostenuta dalle politiche (nazionali e internazionali), non pu\u00f2 prescindere dal coinvolgimento delle industrie (investimenti tecnologici e responsabilit\u00e0 ambientale) e da tutti gli attori quali i soggetti decisori ed i cittadini tutti. Di qui l\u2019esigenza di rispondere ad alcune domande importanti e di tener conto degli assiomi che consentono la interpretazione dei fenomeni ambientali nel suo complesso e che discutiamo qui di seguito.<\/p>\n<p><strong>Economia ambientale: la questione di fondo<\/strong><br \/>\nQuanto inquinamento siamo disposti ad accettare per il \u201cprogresso\u201d umano? Quando \u00e8 che l\u2019inquinamento diventa troppo? \u00c8 possibile ottenere l\u2019inquinamento zero? Occorre un compromesso tra i costi necessari per la riduzione dell\u2019inquinamento e i benefici che tale riduzione apporterebbe? Le possibili riposte, che possono essere molto critiche, genereranno a loro volta ulteriori quesiti. Per esempio: dobbiamo dare un valore economico alla vita umana? Pu\u00f2 un risarcimento in denaro sopperire alla perdita di un parente deceduto per cause di inquinamento ambientale? Si evidenzia il forte contrasto esistente tra l\u2019economia neoclassica e l\u2019economia ecologica nel considerare le tematiche qui citate. Perch\u00e9 \u00e8 ovvio che la possibile risposta dipende dagli schemi mentali e dal set di valori che guidano il processo decisionale del soggetto chiamato a rispondere.<br \/>\nIn questo contesto, osserviamo che l\u2019ambiente non pu\u00f2 essere considerato come sistema statico, ma deve essere considerato come un fenomeno complesso evolutivo. Tre sono, dunque, gli aspetti di base da considerare in questo ambito:<strong>\u00a0scienza ed evoluzione della scienza; tecnologia ed evoluzione della tecnologia; normativa ed evoluzione della normativa<\/strong>. Questi tre aspetti sono dinamici e fortemente interconnessi tra loro. Da una parte, ad una certa scoperta scientifica o un nuovo avanzamento nel processo di conoscenza ne dovrebbe conseguire, se possibile, un\u2019im\u001fplementazione di essa nelle tecnologie che dovrebbero pertanto avere un minor impatto ambientale ed una miglior tutela della salute delle persone. D\u2019altro canto, le scoperte od avanzamenti scientifici dovrebbero essere recepiti nelle normative ambientali allo scopo di ridurre, per esempio, i livelli di rischio di esposizione ad una sostanza tossica, oppure, ad azioni volte a ridurre l\u2019impatto ambientale (per esempio la riduzione della quantit\u00e0 di rifiuti in discarica).<br \/>\nPurtroppo, per vari motivi, si hanno tempi molto lenti in questo processo complesso di interazione dei tre fattori ambientali evolutivi citati. Un triste esempio di quanto appena scritto \u00e8 costituito dalla storia dell\u2019amianto. Sono decenni che l\u2019Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC \u2013 International Agency for Research on Cancer) dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS), classifica tutte le forme d\u2019amianto come cancerogene per l\u2019uomo. I primi studi nei quali si dimostrava l\u2019azione tossica delle fibre di amianto (che provocano il mesotelioma pleurico, asbestosi, ecc.) risalgono alla fine degli anni \u201940 (Conti e Campanella, 2010). Sono stati necessari circa 40 anni perch\u00e9 la pericolosit\u00e0 dell\u2019amianto per i lavoratori esposti fosse finalmente riconosciuta in Italia (D.Lgs. 277 del 1991, che recepisce diverse direttive europee). Vale a dire, decine di anni nei quali i lavoratori allora esposti costantemente alle fibre d\u2019amianto, non hanno avuto tutela per la loro salute. Tutto ci\u00f2 a beneficio economico delle aziende produttrici di fibre minerali, che hanno salvaguardato il loro profitto indebito, senza investire in nuove tecnologie o ricerche scientifiche. La salute dei lavoratori esposti per anni a queste fibre non \u00e8 stata dunque una priorit\u00e0, anzi, i produttori hanno ottenuto un profitto indebito dato che hanno cos\u00ec \u201crisparmiato\u201d sulla voce di costo \u201csalute\u201d. Il IV rapporto del RENAM (REgistro NAzionale Mesoteliomi) per il periodo 1993-2008 (rilevati dalla rete dei COR \u2013 Centro Operativo Regionale) evidenzia 15.845 casi di mesotelioma maligno, basato sulle analisi individuali delle storie professionali, residenziali e familiari dei soggetti ammalati. La malattia insorge nella pleura nel 93% dei casi; sono presenti 1.017 casi peritoneali (6,4%), 41 e 51 casi rispettivamente a carico del pericardio e della tunica vaginale del testicolo. Nella totalit\u00e0 dei casi con esposizione definita (12.065 soggetti ammalati), il 69,35 % dipende da un\u2019esposizione professionale ad amianto (classificata come certa, probabile e possibile), il 4,4% familiare, il 4,3% ambientale e l\u20191,6% per attivit\u00e0 extra lavorativa di svago o hobby. L\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha stimato che le persone attualmente esposte all\u2019amianto nei luoghi di lavoro sono circa 125 milioni, di cui 90.000 sono i decessi nel mondo ogni anno per mesotelioma, tumore del polmone correlato all\u2019amian\u001fto, e asbestosi (Marinaccio et al., 2012).<br \/>\nL\u2019evidenza degli studi epidemiologici viene spesso poco considerata dalla giurisprudenza, com\u2019\u00e8 accaduto per la nota sentenza \u201cEternit\u201d di Casale Monferrato in Italia. Il processo si \u00e8 recentemente concluso con il parere della Corte di Cassazione che ha dichiarato prescritto il reato ambientale dopo il 1986 (!), data di chiusura dell\u2019impianto; mentre oggi continuano a morire migliaia di persone all\u2019anno a causa delle fibre di amianto. Le vittime causate dall\u2019amianto rappresentano la triste conseguenza di uno dei peggiori disastri ambientali poco considerati dall\u2019istituto giuridico del diritto penale. \u00c9 evidente che il diritto ha aggirato la giustizia, sottovalutando i danni ambientali e i danni alla salute umana cagionati dall\u2019attivit\u00e0 industriale.<br \/>\nLa risposta alla questione di fondo \u00e8 strettamente collegata all\u2019interpretazione delle tematiche ambientali da parte degli economisti neoclassici ed ecologici e dai soggetti decisori in materia ambientale. I neoclassici vedono al centro del sistema economico il capitale creato e il mercato. Il capitale creato \u00e8 uno dei tre fattori produttivi che si somma alle risorse naturali e il lavoro. In sintesi, il capitale creato \u00e8 costituito da beni e servizi che possono essere utilizzati nel processo produttivo. Nella concezione neoclassica viene data minor importanza al capitale naturale, comprende i beni naturali della Terra (il suolo, l\u2019aria, l\u2019acqua, la flora e la fauna) ed ai relativi servizi ecosistemici (cibo, salute, energia, ecc.), che rendono possibile la vita sul nostro pianeta. La nozione di \u201ccapitale\u201d naturale descrive il valore delle risorse e la capacit\u00e0 degli ecosistemi di fornire flussi di beni e servizi (Natural Capital Declaration, 2012). Per i neoclassici il capitale naturale e quello creato (infrastrutture) sono pertanto sostituibili grazie al costante sviluppo delle tecnologie che risolveranno il problema del limite delle risorse (sono infatti chiamati tecnologicamente \u2018ottimisti\u2019). Per gli economisti ecologici il capitale naturale deve essere conservato e non \u00e8 sostituibile con il capitale creato dato che le tecnologie non potranno risolvere il problema del limite naturale delle risorse (tecnologicamente pessimisti).<br \/>\nIn estrema sintesi, trattasi di una lunga battaglia delle idee al fine di tutelare sempre di pi\u00f9 l\u2019ambiente e la salute dei cittadini del mondo sviluppato e di quella parte del mondo molto meno fortunata.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\nConti M.E., Botr\u00e8 F. (Eds.) (2005) On the relevance of uncertainty in the management of environmental and health problems, International Journal of Risk Assessment and Management, vol. 5, 2-4, 2005, 415 pp. ISSN: 1466-8297.<br \/>\nConti, M.E., Campanella, L. (2010). Materiale particellare aerodisperso (MPA). In Campanella, L., Conti, M.E. L\u2019ambiente: Conoscerlo e proteggerlo. Carocci Faber. Pp 53-61. ISBN 978-88-7466-602-7.<br \/>\nIEA (2014). World Energy Outlook 2014. Pp.12. ISBN 978-92-64-20804-9. Disponibile al link:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.worldenergyoutlook.org\/publications\/weo-2014\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.worldenergyoutlook.org<\/a><br \/>\nISPRA (2012). Strategia Nazionale per la Biodiversit\u00e0 2010. In Glossario dinamico per l\u2019Ambiente ed il Paesaggio. ISPRA-CATAP. Manuali e Linee Guida 78\/2012. Pp. 172. ISBN 978-88-448-0534-0.<br \/>\nMarinaccio, A., Binazzi, A., Branchi, C., Corfiati, M., Di Marzio, D., Scarselli, A., Iavicoli, S., Verardo, M., Mirabelli, D., Gennaro, V., Mensi, C., Schallenberg, G., Merler, E., De Zotti, R., Romanelli, A., Chellini, E., Pascussi, C., D\u2019Al\u00f2, D., Forastiere, F., Trafficante, L., Menegozzo, S., Musti, M., Cauzillo, G., Leotta, A., Tumino, R., Melis, M., Gruppo di lavoro ReNaM (2012).Quarto Rapporto. Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi. Pp. 224. ISBN-978-88-7484-281-0.<br \/>\nNatural Capital Declaration (2012). Dichiarazione sul Capitale Naturale. Disponibile al link:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.naturalcapitaldeclaration.org\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/natural_capital_declaration_it.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.naturalcapitaldeclaration.org<\/a><br \/>\nNebbia, G. (2014). Storia dell\u2019economia ecologica e del diritto ambientale. A cura di Luigi Piccioni (ed). Scritti di storia dell\u2019ambiente e dell\u2019ambientalismo 1970-2013. Pp. 394. ISBN 978-88-908717-0-2.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[928],"fascicolo":[237],"class_list":["post-2243","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marcelo-enrique-conti","fascicolo-giugno-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019ambiente: un sistema complesso. 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