{"id":2241,"date":"2016-06-01T12:00:00","date_gmt":"2016-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2241"},"modified":"2026-04-12T22:21:53","modified_gmt":"2026-04-12T20:21:53","slug":"il-sistema-economico-circolare-nel-contesto-normativo-europeo","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/giugno\/il-sistema-economico-circolare-nel-contesto-normativo-europeo\/","title":{"rendered":"Il sistema economico circolare nel contesto normativo europeo"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>1. Introduzione<\/strong><\/em><br \/>\nIl concetto di economia circolare ha una genesi complessa ed eterogenea che ha ricevuto un forte impulso a partire dagli anni settanta del secolo scorso<sup>1<\/sup>.<br \/>\nL\u2019economia circolare \u2013 secondo la definizione della Fondazione Ellen MacArthur &#8211; \u00e8 un termine generico per definire un\u2019economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un\u2019economia circolare i flussi materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera<sup>2<\/sup>. In altri termini, questo modello di produzione \u00e8 programmaticamente rigenerativo nella misura in cui si fonda su un \u201ccircolo virtuoso\u201d in base al quale le merci di oggi saranno le risorse di domani. In particolare, l\u2019economia circolare si basa sull\u2019impiego di fonti energetiche rinnovabili, sull\u2019elimina\u001fzione dell\u2019uso di sostanze tossiche ed infine sull\u2019eliminazione dei rifiuti mediante un\u2019at\u001ftenta progettazione.<\/p>\n<p><em><strong>2. Genesi del quadro normativo europeo sull\u2019economia circolare<\/strong><\/em><br \/>\nIn uno scenario globale caratterizzato dall\u2019aumento della popolazione e da un calo obiettivo delle risorse disponibili, l\u2019Unione Europea ha accolto l\u2019impianto concettuale dell\u2019economia circolare, configurando un modello di\u00a0<em>governace<\/em>\u00a0dell\u2019economia basato sul presupposto della massima riduzione dello spreco al fine di delineare un modello di crescita sostenibile sotto il profilo ambientate ed economico.<br \/>\nAl fine di un corretto approccio ermeneutico al quadro normativo attuale \u00e8 ineludibile il riferimento all\u2019iter seguito dalla Com\u001fmis\u001fsione europea a partire dalla presentazione del primo pacchetto sull\u2019economia avvenuto a settembre del 2014.<br \/>\nLa Commissione Europea nel 2014 aveva presentato la comunicazione \u201cVerso un\u2019e\u001fconomia circolare: programma per un\u2019Europa a zero rifiuti\u201d<sup>3<\/sup>, per promuovere a livello euro\u001fpeo, sulla base di un programma strategico di carattere sistemico, l\u2019affermazione del sistema economico circolare.<br \/>\nNel documento la Commissione prendeva le mosse dalla necessit\u00e0 di superamento del tradizionale modello di consumo lineare, o\u00a0<em>take-make-dispose<\/em>, in quanto non pi\u00f9 sostenibile n\u00e9 dal punto di vista ambientale n\u00e9 economico. Il modello lineare, infatti, fondato sul presupposto della disponibilit\u00e0 potenzialmente illimitata di risorse, \u00e8 entrato progressivamente in crisi a causa dell\u2019impossibilit\u00e0 di far fronte alla domanda sempre pi\u00f9 crescente di risorse il cui approvvigionamento \u00e8 ormai soggetto a limiti significativi.<br \/>\nIl modello lineare cristallizzandosi in un processo di produzione\/consumo\/smaltimen\u001fto, che si reitera costantemente, determina un dispendio copioso di risorse e una produzione ingente di rifiuti. L\u2019economia circolare, invece, \u00e8 progettata per \u201cauto-rigenerarsi\u201d, le risorse, infatti, sono perfettamente integrate in un circolo virtuoso che non ne prevede lo smaltimento, ma la trasformazione in nuovi prodotti. L\u2019adozione del modello circolare si rivela pertanto duplicemente vantaggiosa, poich\u00e9 determina una dissociazione della crescita eco\u001fnomica dall\u2019uso delle risorse, rispondendo in questo modo sia ad una logica ambientale che economica.<br \/>\nL\u2019Esecutivo comunitario nel documento in analisi poneva in evidenza come la transizione verso un\u2019economia circolare presupponesse un cambiamento sistemico e innovativo, non limitato solo al versante tecnologico e finanziario, ma rivolto anche all\u2019organizzazione della societ\u00e0.<br \/>\nLa Commissione si proponeva, pertanto, di delineare un quadro che consentisse l\u2019affer\u001fmazione e il consolidamento dell\u2019economia circolare, tramite l\u2019adozione di specifiche misure volte a consentire una regolamentazione intelligente e tramite il sostegno attivo delle attivit\u00e0 di ricerca e innovazione. In particolare, la Commissione si proponeva di \u201canalizzare le principali carenze del mercato e del sistema di\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0che ostacolano la prevenzione dei rifiuti e il riutilizzo delle materie in essi contenute, tenendo conto dell\u2019eterogeneit\u00e0 dei tipi di materie e del loro impiego, per contribuire a instaurare un quadro strategico che favorisca l\u2019uso efficiente delle risorse\u201d. Nello specifico l\u2019indirizzo strategico della Commissione si articolava in una serie di punti fondamentali.<br \/>\nInnanzitutto, nella comunicazione veniva ribadita la necessit\u00e0 di promuovere la progettazione dei prodotti in armonia con la logica propria dell\u2019economia circolare, ossia mediante la previsione iniziale della loro destinazione al termine del ciclo di vita. Al riguardo, la Commissione poneva l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di un uso moderato e responsabile di materie prime, sull\u2019opportunit\u00e0 di allungamento di vita utile dei prodotti e sull\u2019utilizzo ridotto di energia in fase di produzione, ribadendo anche la centralit\u00e0 della collaborazione attiva dei consumatori.<br \/>\nIn secondo luogo, la Commissione poneva l\u2019accento sulla necessit\u00e0 che l\u2019UE e gli Stati membri incoraggiassero gli investimenti nella ricerca di soluzioni innovative sull\u2019eco\u001fnomia circolare, in particolare nell\u2019ambito della riforma del sistema finanziario auspi\u001fcava la rimozione di eventuali ostacoli che si frapponessero al finanziamento privato di tutte le iniziative volte a favorire un uso efficiente delle risorse. Inoltre, veniva messa in luce l\u2019opportunit\u00e0 di includere ed integrare nelle strategie di finanziamento dell\u2019UE la priorit\u00e0 dell\u2019economia circolare, e di incoraggiare gli Stati membri all\u2019utilizzo dei fondi strutturali e d\u2019investimento europei per finanziare progetti e programmi di economia circolare.<br \/>\nLa Commissione partendo dalla constatazione del ruolo fondamentale delle imprese e dei consumatori nel processo di transizione verso un\u2019economia circolare, poneva l\u2019accen\u001fto sulla necessit\u00e0 di attuare un coordinamento delle decisioni adottate a monte e a valle della catena del valore, affinch\u00e9 tutti gli attori principali della transizione, ossia i produttori, gli investitori, i distributori e gli addetti al riciclaggio potessero ricevere incentivi coerenti, ma anche costi e benefici equamente ripartiti. Infine, la Commissione intendeva sostenere la creazione di posti di lavoro e lo sviluppo di competenze mediante un migliore coordinamento delle politiche, orientando i fondi europei verso tutti qui programmi e progetti che sono volti sostenere la crescita verde.<br \/>\nUn punto essenziale del piano strategico della Commissione riguardava la necessit\u00e0 di modernizzazione della politica in materia di rifiuti. Come premesso, nell\u2019ottica dell\u2019eco\u001fnomia circolare, infatti, il circolo virtuoso si conclude con la trasformazione dei rifiuti in risorse. La Commissione, pur non mancando di sottolineare l\u2019importanza degli obiettivi fissati dalla legislazione europea sui rifiuti, sottolineava come fosse ancora troppo elevato il quantitativo di rifiuti prodotto in media da ogni cittadino europeo rispetto alla percentuale correttamente riciclata, e affermava, pertanto, la necessit\u00e0 di una politica ambiziosa di gestione dei rifiuti, attuata mediante la fissazione di obiettivi quantitativi precisi per il riciclaggio e la semplificazione e una migliore attuazione della legislazione vigente. Inoltre, la Commissione sottolineava l\u2019importanza di individuare strategie specifiche per far fronte ai problemi posti da determinati tipi di rifiuti in termini di perdita di risorse o impatto ambientale. La priorit\u00e0 assoluta in tutte le fasi dell\u2019economia circolare \u00e8 rappresentata, infatti, dalla diminuzione della produzione dei rifiuti. Un altro aspetto fondamentale del piano strategico riguardava la questione dell\u2019au\u001fmento della produttivit\u00e0 e dell\u2019uso efficiente delle risorse. La Commissione prendendo le mosse dal VII Programma d\u2019azione per l\u2019am\u001fbiente<sup>4<\/sup>\u00a0in cui gli Stati membri e il Parlamento europeo avevano convenuto che l\u2019Unione dovesse definire gli obiettivi relativi all\u2019uso efficiente delle risorse, ed in cui era stato individuato come indicatore dell\u2019obiettivo relativo alla produttivit\u00e0 il rapporto tra PIL e consumo di materie prime, affermava l\u2019obiet\u001ftivo realistico di aumentare la produttivit\u00e0 delle risorse fino al 30% in pi\u00f9 tra il 2014 e il 2030. Parte integrante del documento in analisi era costituito dalla proposta di modifica di alcune direttive in materia di rifiuti<sup>5<\/sup>. La proposta prevedeva che si dovesse riciclare il 70% dei rifiuti urbani e l\u201980% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030, e che si dovesse vietare il conferimento in discarica dei rifiuti riciclabili a partire dal 2025. Prima di proce\u001fder all\u2019analisi del nuovo pacchetto sull\u2019eco\u001fnomia circolare presentato dalla Commissione a dicembre 2015, si segnala che sul tema si \u00e8 espresso anche il Parlamento europeo con la risoluzione del 9 luglio 2015 sull\u2019<em>Efficienza delle risorse: transizione verso un\u2019economia circolare<\/em><sup>6<\/sup>. Il Parlamento nel documento in questione ha posto l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di un uso efficiente e responsabile delle risorse disponibili. Per realizzare la transizione verso un\u2019economia circolare \u00e8 ineludibile, infatti, un cambiamento sistemico attuato mediante azioni legislative informative, economiche e di cooperazione. Tra le azioni richieste il Parlamento include il rinnovamento della direttiva sui rifiuti, incentivi fiscali sui prodotti riciclati, ampliamento dell\u2019ambito di applicazione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile; infine, per quanto riguarda il versante economico, sottolinea l\u2019esigenza di utilizzare tutti gli strumenti finanziari, compresi quelli erogati tramite Horizon 2020 e il FEIS.<\/p>\n<p><strong><em>3. Il contesto normativo attuale<\/em><\/strong><br \/>\nNel dicembre 2014 la Commissione Junker, successivamente al suo insediamento, e applicando il principio della discontinuit\u00e0 politica all\u2019interno del primo programma di lavoro, ha deciso di ritirare il \u201cpacchetto\u201d di modifica delle direttive sui rifiuti, annunciando di voler presentare entro la fine del 2015 un nuovo pacchetto che coprisse l\u2019intero ciclo economico e non solo gli obiettivi di riduzione dei rifiuti. Per onere di completezza si sottolinea che nel corso dell\u2019elaborazione del nuovo \u201cpacchetto\u201d sull\u2019economia circolare, nell\u2019estate del 2015 la Commissione europea ha organizzato una consultazione pubblica sul tema di dodici settimane ed un\u2019apposita conferenza a Bruxelles.<br \/>\nIl 2 dicembre del 2015 la Commissione ha presento il nuovo pacchetto sull\u2019economia circolare. Il pacchetto \u00e8 composto dalla comunicazione \u201c<em>L\u2019anello mancante \u2013 Piano d\u2019azio\u001fne dell\u2019Unione europea per l\u2019economia circo\u001flare<\/em><sup>7<\/sup>\u201d e da proposte legislative per la revisione della direttiva europea quadro sui Rifiuti 2008\/98\/EC, della direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio 1994\/62\/EC, della direttiva sui rifiuti da apparecchiature elet\u001ftriche ed elettroniche (direttive 2000\/53\/EC, 200\/66\/EC, 2012\/19\/EU) ed infine della direttiva sulle discariche 1999\/31\/EC. Come premesso, il nuovo pacchetto sull\u2019economia circolare propone un piano d\u2019azione globale, non meramente comprensivo di sole proposte legislative per la revisione delle direttive vigenti in materia di rifiuti, che investe tutte le fasi del ciclo economico. L\u2019obiettivo, infatti, esplicitamente dichiarato dalla Commissione consiste nella concreta trasformazione del sistema economico europeo secondo il modello circolare.<br \/>\nIl piano d\u2019azione prevede, dunque, una serie di misure che \u201cfungono da anello mancante\u201d nell\u2019economia circolare in riferimento a tutte le fasi di vita del prodotto: dalla produzione al consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie. Tra le azioni che la Commissione intende realizzare nel corso del mandato figurano: l\u2019impiego di finanziamenti provenienti sia da Horizon 2020 sia dai fondi strutturali, la previsione di misure nell\u2019ambito del piano di lavoro 2015-17 sulla progetta\u001fzione eco-compatibile per promuovere la riparabilit\u00e0 e longevit\u00e0 dei prodotti, una serie di azioni per ridurre i rifiuti alimentari, lo sviluppo di norme di qualit\u00e0 per le materie prime secondarie, la revisione del regola\u001fmento relativo ai concimi, la previsione di una strategia per le questioni relative alle materie plastiche, con riferimento alla riciclabilit\u00e0 e alla biodegradabilit\u00e0; la riduzione dei rifiuti marini ed infine una serie di azioni in materia di riutilizzo delle acque. Il piano d\u2019azione include anche un certo numero di azioni mirate alle barriere del mercato in specifici settori o flussi di materiali, come la plastica, gli sprechi alimentari, le materie prime, la costruzione, la demolizione, la biomassa e i bioprodotti nonch\u00e9 misure orizzontali come l\u2019innovazione e gli investimenti.<br \/>\nPer quanto concerne le proposte legislative sui rifiuti, la Commissione fissa i nuovi obiettivi in materia di riduzione dei rifiuti e stabilisce un percorso \u2013 definito ambizioso e credibile allo stesso tempo\u2013 per la loro gestione e riciclaggio. Gli elementi chiave della proposta riguardano i nuovi target fissati per il 2030 al 65% del riciclaggio dei rifiuti urbani, al 75% del riciclaggio dei rifiuti da imballaggio (nel vecchio pacchetto il riciclaggio dei rifiuti era al 70% e gli imballaggi all\u201980%) e un obiettivo vincolante per lo stesso anno di un massimo del 10% di rifiuti collocabili in discarica. L\u2019esecutivo comunitario, inoltre, prevede il divieto di collocamento in discarica dei rifiuti della raccolta differenziata; la previsione di metodi armonizzati per il calcolo dei tassi di riciclaggio in tutta l\u2019Unione, nonch\u00e9 la previsione di incentivi economici affinch\u00e9 i produttori facciano giungere prodotti pi\u00f9 ecologici sul mercato ed infine un sostegno ai sistemi di recupero e riciclaggio.<br \/>\nI primi risultati del pacchetto sull\u2019eco\u001fnomia circolare sono stati presentati dalla Commissione il 17 marzo u.s. relativamente alle nuove norme in materia di concimi organici e ricavati dai rifiuti. L\u2019organo esecutivo ha presentato un regolamento finalizzato ad agevolare in maniera significativa l\u2019accesso al mercato unico dell\u2019UE per i concimi organici e ricavati dai rifiuti, al fine di instaurare pari condizioni di concorrenza con i concimi inorganici. Tale proposta si rivela necessaria a fronte dell\u2019inadeguatezza del regolamento in vigore dal 2003 rispetto alle sfide attuali. Il regolamento vigente sui concimi assicura, infatti, la libera circolazione nel mercato unico soprattutto dei concimi inorganici con\u001fven\u001fzionali, di norma ottenuti chimica\u001fmente. Tale regolamento \u00e8 inidoneo \u2013 sottolinea la Commissione \u2013 a rispondere alle sfide ambientali rappresentate dalla contaminazione del suolo, delle acque interne, delle acque marine ed infine degli alimenti provocata dai concimi.<\/p>\n<p><strong><em>4. Considerazioni conclusive<\/em><\/strong><br \/>\nNonostante il nuovo pacchetto sia stato presentato come ambizioso e realistico allo stesso tempo, le reazioni in seno al Parlamento europeo non sono state del tutto entusiastiche<sup>8<\/sup>, soprattutto per ci\u00f2 che concerne il depotenzia\u001fmento di alcuni obiettivi chiave rispetto al pacchetto presentato nel 2014. Come peraltro \u00e8 stato evidenziato nel dossier prodotto dall\u2019<em>Eu\u001fro\u001fpean Parliamentary Re\u001fsearch<\/em><sup>9<\/sup>, no\u001fno\u001fstante la nuova proposta ricalchi per alcuni aspetti quella precedente, alcuni obiettivi, in particolare quelli in materia di gestione dei rifiuti, sono stati ridimensionati mentre altri non figurano affatto. In particolare, gli obiettivi relativi alla gestione dei rifiuti sono stati rivolti al ribasso, ad esempio quello relativo al riciclo dei rifiuti urbani, che era del 70% al 2030 nella prima proposta, \u00e8 stato diminuito al 65%, inoltre \u00e8 stata introdotta una proroga di cinque anni per alcuni Stati membri (Estonia, Grecia, Croazia, Lettonia, Malta, Romania e Slovacchia). Anche l\u2019obiettivo sulla riduzione del conferi\u001fmento in discarica \u00e8 stato abbassato: il documento attuale prevede che possano finire in discarica nel 2030 fino al 10% dei rifiuti domestici, il pacchetto precedente fissava invece solo un massimo del 5% per i rifiuti non pericolosi di origine domestica. Tra le nuove proposte, inoltre, non figurano pi\u00f9 una serie di obiettivi contemplati invece nel 2014, in particolare l\u2019obiettivo di incrementare la produttivit\u00e0 delle risorse del 30% entro il 2030, nonch\u00e9 l\u2019obiettivo di riduzione dei rifiuti alimentari di almeno il 25% entro il 2025. Infine, un aspetto valutato positivamente \u00e8 quello legato alla direttiva Ecodesign, che prevede l\u2019inserimento dei criteri di durevolezza, riciclabilit\u00e0 e riparabilit\u00e0 degli elettrodomestici prodotti e venduti in Europa, cos\u00ec da combattere il fenomeno della obsolescenza programmata.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n\u0002<sup>1<\/sup>. Nel 1976 l\u2019analista industrial Walter Stahel ha presentato alla Commissione europea un Rapporto di ricerca in cui ha proposto la sua visione di economia in<em>\u00a0loop.<\/em>\u00a0Cfr. W. Stahel,<em>\u00a0Jobs for Tomorrow: The Potential for Substituing Manpower for Energy<\/em>, Vintage Press, 1981.<br \/>\n<sup>2<\/sup>. E. MacArthur Foundation,\u00a0<em>Towards the Circular Economy: Economic and business rationale for an accelerated transition<\/em>, Isle of Wight, UK, 2012.<br \/>\n<sup>3<\/sup>. COM(2014)0398<br \/>\n<sup>4<\/sup>. Il VII Programma d\u2019azione per l\u2019ambiente, approvato, dal Parlamento europeo e dal Consiglio con la decisione pubblicata sulla GUUE del 28 dicembre 2013 definisce un quadro generale per le politiche europee da seguire in materia ambientale fino al 2020. Il titolo del programma \u00e8 \u201cVivere bene entro i limiti del nostro pianeta\u201d. Tra i molteplici obiettivi vi sono: proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell\u2019Unione; trasformare l\u2019unione in un\u2019economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell\u2019impiego di risorse verde e competitiva. Il documento \u00e8 consultabile all\u2019indirizzo<br \/>\nhttp:\/\/eur-lex.europa.eu\/legalcontent\/IT\/TXT\/PDF\/?uri=CELEX:32013D1386&#038;from=IT<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>. La proposta di modifica riguarda le direttive2008\/98\/CE relative ai rifiuti, 94\/62\/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, 1999\/31\/CE relativa alle discariche di rifiuti, 2000\/53\/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006\/66\/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012\/19\/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>. Il documento \u00e8 consultabile all\u2019indirizzo:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/sides\/getDoc.do?pubRef=-\/\/EP\/\/TEXT+TA+P8-TA-2015-0266+0+DOC+XML+V0\/\/IT\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.europarl.europa.eu<\/a><br \/>\n<sup>7<\/sup>. COM(2015) 614<br \/>\n<sup>8<\/sup>. \u00c8 possibile consultare la discussione all\u2019indirizzo:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/sides\/getDoc.do?pubRef=-%2f%2fEP%2f%2fTEXT%2bCRE%2b20151202%2bITEM010%2bDOC%2bXML%2bV0%2f%2fIT&amp;language=IT\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.europarl.europa.eu<\/a><br \/>\n<sup>9<\/sup>. Cfr. EPRS,\u00a0<em>Circular economy 1.0 and 2.0: A comparison<\/em>, January 2016\u00a0<a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/ATAG\/2016\/573937\/EPRS_ATA(2016)573937_EN.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.europarl.europa.eu<\/a><\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[990],"fascicolo":[237],"class_list":["post-2241","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-valeria-sala","fascicolo-giugno-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il sistema economico circolare nel contesto normativo europeo<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Valeria Sala, pubblicato nel numero di Giugno 2016. 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