{"id":2239,"date":"2016-06-01T12:00:00","date_gmt":"2016-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2239"},"modified":"2026-04-12T22:04:05","modified_gmt":"2026-04-12T20:04:05","slug":"riflessioni-etiche-sullenciclica-laudato-si","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/giugno\/riflessioni-etiche-sullenciclica-laudato-si\/","title":{"rendered":"Riflessioni etiche sull\u2019enciclica \u201cLAUDATO SI\u2019 \u201c"},"content":{"rendered":"<p>La<em>\u00a0Laudato si\u2019<\/em>\u00a0fornisce motivazioni etiche alle azioni per uno sviluppo sostenibile, rilevanti in s\u00e9, ma spesso assenti nella riflessione generale sulla economia circolare.<br \/>\nIn realt\u00e0 quando si parla di economia circolare, di sviluppo sostenibile, si \u00e8 necessariamente vicini alla riflessione etica. Infatti tale tipo di riflessione parte dall\u2019esperienza negativa che colpisce le persone: ad es. di fenomeni di inquinamento, di rifiuti invasivi, di energie non rinnovabili, di sviluppo a spese dell\u2019ambiente biologico.<br \/>\nOra, al centro della riflessione etica c\u2019\u00e8 sempre la persona, anzi tutte le persone. Attorno ad esse, e per esse, l\u2019ambiente della vita \u00e8 essenziale: senza la pi\u00f9 vasta biosfera, per definizione, neppure quella umana \u00e8 pensabile.<br \/>\nNella riflessione di etica cristiana la persona \u00e8 al culmine della creazione, ma quest\u2019ultima nel suo insieme non \u00e8 \u2018materiale inert\u00c8 a totale disposizione dell\u2019uomo, pur essendo a disposizione per il suo sviluppo integrale &#8211; materiale e spirituale &#8211; e di quello di tutta l\u2019umanit\u00e0, presente e futura. A questo punto siamo gi\u00e0 evidentemente nel contesto di richiamo alla responsabilit\u00e0 umana, individuale e collettiva. Questo significa che la persona ha per missione non solo di vivere, ma di sviluppare le proprie potenzialit\u00e0 in vista dello sviluppo del bene umano integrale. Ci\u00f2 pu\u00f2 avvenire attraverso la realizzazione delle sue tendenze naturali fondamentali: verso la sopravvivenza, la comunit\u00e0 famigliare, la comunit\u00e0 politica e la conoscenza di Dio.<br \/>\nRiflettiamo ora sul fatto incontrovertibile che quanto affermato fin qui circa la missione dell\u2019uomo di realizzare la propria natura, \u00e8 oggi altamente controverso. Qual \u00e8 la natura dell\u2019uomo, quella creata da Dio come in uno stampo di metallo oppure quella di non aver natura, di totale libert\u00e0 individuale e collettiva nello scegliere le proprie finalit\u00e0 di sviluppo? Siamo di fronte, insomma, quella che si usa chiamare la questione antropologica.<br \/>\nGrave questione, irrisolta sul piano sociale empirico, nel senso che divergenti soluzioni politiche riguardo ad essa sono presenti da quanto le civilt\u00e0 registrano la questione stessa.<br \/>\nPapa Francesco ha scelto opportunamente il tema della cura della casa dell\u2019uomo per la sua enciclica<em>\u00a0Laudato si\u2019<\/em>\u00a0perch\u00e9 qui siamo davanti a limiti oggettivi, materiali, percepibile e misurabili della natura che ci circonda.<br \/>\nMa se prendiamo \u2018natura\u2019 nel senso della casa comune, siamo di fronte a dei limiti nel loro insieme incontrovertibili: se continuiamo a bruciare carbone e petrolio con la attuale intensit\u00e0 il surriscaldamento globale \u00e8 assicurato, e via denunciando&#8230;<br \/>\nAnche tra i cristiani delle varie confessioni il tema ecologico \u00e8 quello sul quale si incontrano le maggior convergenze. Anzi, probabilmente \u00e8 l\u2019unico tema etico sul quale si trova un\u2019ampia convergenza di interesse e di soluzioni.<br \/>\nMa veniamo al testo della<em>\u00a0Laudato si\u2019<\/em>.<br \/>\nIl n. 22 recita<\/p>\n<p>22. Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata. Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali \u00e8 esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimen\u001ftano gli erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantit\u00e0 di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacit\u00e0 di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si \u00e8 ancora riusciti ad adottare\u00a0<strong>un modello circolare di produzione<\/strong>\u00a0che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l\u2019uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l\u2019efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi.<\/p>\n<p>Questo paragrafo \u00e8 preso dal Cap.1: Quello che sta accadendo nella nostra casa; \u00a7 1. Inquinamenti e cambiamenti climatici; Capoverso: Inquinamenti, rifiuti e cultura dello scarto. La sua collocazione semplifica di molta la sua comprensione.<br \/>\nPer il nostro scopo \u00e8 comunque centrale la seguente affermazione:<\/p>\n<p>Non si \u00e8 ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l\u2019uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l\u2019efficienza dello sfrut\u001fta\u001fmento, riutilizzare e riciclare.<\/p>\n<p>Dal punto di vista filosofico &#8211; cio\u00e8 di riflessione generale &#8211; troviamo qui tutte le parole chiavi del tema Economia Circolare. Si tratta delle risorse vitali sia per noi tutti oggi viventi che per le generazioni prossime venture. Per preservarle \u00e8 necessario adottare misure che abbiano come risultato la limitazione sostanziale del consumo delle energie non rinnovabili, la moderazione dei consumi in genere, l\u2019efficienza dello sfruttamento delle risorse che vanno riutilizzate il pi\u00f9 possibile e quindi entrare nel riciclo.<br \/>\nLe conseguenze anche sull\u2019uomo sono evidenti, anche al di l\u00e0 dei fattori strettamente biologici.<\/p>\n<p>43. Se teniamo conto del fatto che anche l\u2019essere umano \u00e8 una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignit\u00e0, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell\u2019attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone.<\/p>\n<p>E pi\u00f9 concretamente e dettagliatamente:<\/p>\n<p>46. Tra le componenti sociali del cambiamento globale si includono gli effetti occupazionali di alcune innovazioni tecnologiche, l\u2019esclusione sociale, la disuguaglianza nella disponibilit\u00e0 e nel consumo dell\u2019energia e di altri servizi, la frammentazione sociale, l\u2019aumento della violenza e il sorgere di nuove forme di aggressivit\u00e0 sociale, il narcotraffico e il consumo crescente di droghe fra i pi\u00f9 giovani, la perdita di identit\u00e0. Sono segni, tra gli altri, che mostrano come la crescita degli ultimi due secoli non ha significato in tutti i suoi aspetti un vero progresso integrale e un miglioramento della qualit\u00e0 della vita. Alcuni di questi segni sono allo stesso tempo sintomi di un vero degrado sociale, di una silenziosa rottura dei legami di integrazione e di comunione sociale.<\/p>\n<p>La conclusione etica la troviamo al n. 45:<em>\u00a0Cos\u00ec si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi<\/em>.<br \/>\nMa non basta:<\/p>\n<p>59 \u2026 Se guardiamo in modo superficiale, al di l\u00e0 di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. \u00c8 il modo in cui l\u2019essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse.<\/p>\n<p>Dal punto di vista delle considerazioni strettamente morali ci si potrebbe fermare qui.<br \/>\nInfatti dal punto di vista dei fini umani ultimi, che altro si potrebbe o dovrebbe dire?<br \/>\nIl discorso di Papa Bergoglio \u00e8 per\u00f2 tutt\u2019altro che finito qui, e non si arresta al livello dell\u2019etica generale. In questo senso \u00e8 significativo che il termine\u00a0<em>economia\/econo\u001fmico<\/em>\u00a0sia usato ben 94 volte nel testo. Per questo \u00e8 possibile sottoporre il testo ad una ampia disamina critica.<br \/>\nSi potrebbe quindi iniziare dicendo che la situazione ambientale non \u00e8 cos\u00ec catastrofica e che l\u2019analisi si basa su dati non realistici.<br \/>\nE si potrebbe anche obiettare che sono i paesi sviluppati che ci hanno portato a questo punto critico e che quindi ad essi aspetta per primi fare sacrifici per permettere agli altri di raggiungere se non il benessere dei paesi con PIL individuale superiore a 30.000 $, almeno un livello di vita decente. 20.000 $ per es. \u00c8 stata la grande questione al COP 21 di Parigi nel dicembre 2015, dove si \u00e8 tenuta la 21\u00aa sessione annuale della conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 1992 e la 11\u00aa sessione della riunione delle parti del\u00a0protocollo di Kyoto del 1997.<br \/>\nMa si potrebbero anche avanzare riserve di altro tipo. Bene i principi e le finalit\u00e0 da raggiungere, ma come arrivarci? Chi deve limitarsi nella cultura dello scarto? E questa domanda va riferita non solo alla contesa tra nazioni, ma a quella tra regioni o classi sociali all\u2019interno dello stesso paese.<br \/>\nE proseguire nella critica: dal momento che esistono tra gli stati, e dentro gli stati, anche \u2018i furbi\u2019 meglio chiamati \u2018i criminali\u2019, come controllare, prevenire e punire, i contravventori?<br \/>\nPapa Bergoglio non si atteggia certo a \u2018poliziotto ecologico\u2019, ma avanza delle riflessioni per individuare le cause profonde che ci hanno portato a questa situazione generalizzata.<\/p>\n<p>109.<strong>\u00a0Il paradigma tecnocratico<\/strong>\u00a0tende ad esercitare il proprio dominio anche sull\u2019e\u001fco\u001fno\u001fmia e sulla politica. L\u2019economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l\u2019essere umano. La finanza soffoca l\u2019economia reale.<br \/>\n115.\u00a0<strong>L\u2019antropocentrismo moderno<\/strong>, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realt\u00e0, perch\u00e9 questo essere umano \u00abnon sente pi\u00f9 la natura n\u00e9 come norma valida, n\u00e9 come vivente rifugio. La vede senza ipotesi, obiettivamente, come spazio e materia in cui realizzare un\u2019opera nella quale gettarsi tutto, e non importa che cosa ne risulter\u00e0\u00bb.<br \/>\n119. La critica all\u2019antropocentrismo deviato non dovrebbe nemmeno collocare in secondo piano\u00a0<strong>il valore delle relazioni tra le persone<\/strong>. Se la crisi ecologica \u00e8 un emergere o una manifestazione esterna della crisi etica, culturale e spirituale della modernit\u00e0, non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l\u2019ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali.<\/p>\n<p>E con questo siamo arrivati ad indicare un punto centrale della riflessione etica.<\/p>\n<p><em><strong>Il relativismo pratico<\/strong><\/em><\/p>\n<p>122. Un antropocentrismo deviato d\u00e0 luogo a uno stile di vita deviato. Nell\u2019Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho fatto riferimento al relativismo pratico che caratterizza la nostra epoca, e che \u00e8 \u00abancora pi\u00f9 pericoloso di quello dottrinale\u00bb. Quando l\u2019essere umano pone s\u00e9 stesso al centro, finisce per dare priorit\u00e0 assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo. Perci\u00f2 non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all\u2019onnipresenza del paradigma tecnocratico e all\u2019adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati. Vi \u00e8 in questo una logica che permette di comprendere come si alimentino a vicenda diversi atteggiamenti che provocano al tempo stesso il degrado ambientale e il degrado sociale.<\/p>\n<p>Naturalmente nessuno vuole assumersi la responsabilit\u00e0, per non dire la colpa, del disastro ambientale.<\/p>\n<p>198. La politica e l\u2019economia tendono a incolparsi reciprocamente per quanto riguarda la povert\u00e0 e il degrado ambientale. Ma quello che ci si attende \u00e8 che riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune. Mentre gli uni si affannano solo per l\u2019utile economico e gli altri sono ossessionati solo dal conservare o accrescere il potere, quello che ci resta sono guerre o accordi ambigui dove ci\u00f2 che meno interessa alle due parti \u00e8 preservare l\u2019ambiente e avere cura dei pi\u00f9 deboli. Anche qui vale il principio che \u00abl\u2019unit\u00e0 \u00e8 superiore al conflitto\u00bb.<\/p>\n<p>Ma che cosa ha a che fare la religione con tutto questo? O meglio: quale pu\u00f2 essere il contributo delle religioni al superamento dell\u2019attuale crisi ecologica ed economica?<\/p>\n<p>201. La maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti, e questo dovrebbe spingere le religioni ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternit\u00e0. \u00c8 indispensabile anche un dialogo tra le stesse scienze, dato che ognuna \u00e8 solita chiudersi nei limiti del proprio linguaggio, e la specializzazione tende a diventare isolamento e assolutizzazione del proprio sapere. Questo impedisce di affrontare in modo adeguato i problemi dell\u2019ambiente. Ugualmente si rende necessario un dialogo aperto e rispettoso tra i diversi movimenti ecologisti, fra i quali non mancano le lotte ideologiche. La gravit\u00e0 della crisi ecologica esige da noi tutti di pensare al bene comune e di andare avanti sulla via del dialogo che richiede pazienza, ascesi e generosit\u00e0, ricordando sempre che \u00abla realt\u00e0 \u00e8 superiore all\u2019idea\u00bb.<\/p>\n<p>Il discorso si ferma qui, ma per lasciare spazio all\u2019azione.<br \/>\nAll\u2019attuazione delle norme applicative di questa \u2018revisione di vita\u2019 e alla elaborazione delle motivazioni concrete all\u2019agire. Non \u00e8 pi\u00f9 tempo di discussioni e dispute teoretiche o retoriche. \u00c9 il momento di operare.<br \/>\nAdesso o mai pi\u00f9? Probabilmente no, per i ricchi individui e le ricche nazioni, ma probabilmente s\u00ec, per le persone povere e le popolazioni povere dell\u2019intero pianeta.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[237],"class_list":["post-2239","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-giugno-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Riflessioni etiche sull\u2019enciclica \u201cLAUDATO SI\u2019 \u201c<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Giugno 2016. 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