{"id":2230,"date":"2016-02-01T12:00:00","date_gmt":"2016-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2230"},"modified":"2026-04-12T22:28:26","modified_gmt":"2026-04-12T20:28:26","slug":"roberto-mancini-la-nonviolenza-della-fede-umanita-del-cristianesimo-e-misericordia-di-dio-brescia-2015","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/febbraio\/roberto-mancini-la-nonviolenza-della-fede-umanita-del-cristianesimo-e-misericordia-di-dio-brescia-2015\/","title":{"rendered":"Roberto Mancini, La nonviolenza della fede. Umanit\u00e0 del cristianesimo e misericordia di Dio. Brescia 2015"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo lavoro di Roberto Mancini, recentemente pubblicato nel n.381 del Giornale di Teologia, diretto da Rosino Gibellini, offre un prezioso contributo al dibattito contemporaneo sul presunto e sconcertante legame tra religione e violenza, e ci guida a riscoprire il senso pi\u00f9 profondo del cristianesimo vissuto nell\u2019accoglienza fraterna e nella nonviolenza, in un cammino di conversione reso possibile dall\u2019amore misericordioso di Dio.<br \/>\nL\u2019autore, professore ordinario di filosofia teoretica all\u2019Universit\u00e0 di Macerata, riprende e approfondisce qui alcuni elementi gi\u00e0 affrontati nel suo precedente lavoro:<em>\u00a0Il senso della fede<\/em>, auspicando il passaggio dall\u2019adesione ad una religione statica, magari incline al moralismo, disposta all\u2019aiuto pi\u00f9 che alla condivisione, ad una fede liberante perch\u00e9 fondata sull\u2019amore paterno e misericordioso di Dio.<\/p>\n<blockquote><p>\n\u201cil punto non \u00e8 se i credenti amano Dio, ma se amano come Dio\u201d (p.14)<\/p><\/blockquote>\n<p>Il saggio si sviluppa in quattro capitoli, corrispondenti a quattro successivi passaggi del ragionamento. Il primo: \u201cL\u2019umanesimo necessario\u201d, ci conduce alla (ri)scoperta dell\u2019umano, in noi stessi e negli altri, in un percorso di incontro con il Dio vivente, che diviene esperienza di comunione vissuta nella solidariet\u00e0, compassione, cura del bene comune, nell\u2019unit\u00e0 della famiglia umana e del creato. Il secondo: \u201cLa teologia come cura della pace\u201d, analizza i rapporti e le responsabilit\u00e0 delle religioni e delle teologie, al fine di superare l\u2019attuale paradigma della divisione, e propone percorsi di trasformazione dalla violenza alla fedelt\u00e0 a Cristo, alla luce della prospettiva del Vangelo. Il terzo: \u201cLa filialit\u00e0 evangelica\u201d, \u00e8 un invito a riscoprire in ciascuno di noi la dignit\u00e0 dei figli di Dio, per imparare sull\u2019esempio di Ges\u00f9 a divenire uomini e donne nuovi, accogliendo ogni parte della nostra umanit\u00e0 per svilupparla alla luce dell\u2019amore reciproco. Il quarto: \u201cDio nella misericordia\u201d mette in luce l\u2019azione rigeneratrice dell\u2019amore misericordioso, sia a livello personale che sociale, capace di superare le logiche della giustizia retributiva e di ridare speranza e dignit\u00e0.<br \/>\nAffrontiamolo ora con un maggiore dettaglio.<br \/>\nQuando si affronta il rapporto tra bene comune e confessioni di fede, in una societ\u00e0 laica viene talvolta invocato il concetto di \u201creligione civile\u201d nel tentativo di superare le differenze religiose, tutelare il pluralismo e favorire cos\u00ec la convivenza pacifica; esso si basa sui valori fondamentali, le credenze e le regole comuni di una data collettivit\u00e0; tuttavia la loro individuazione comporta \u2013 secondo il nostro autore \u2013 un irrigidimento del senso di appartenenza ad una determinata cultura, e finirebbe cos\u00ec per stabilire il primato di una civilt\u00e0 particolare contro tutto ci\u00f2 che ad essa \u00e8 estraneo, ponendo in tal modo le radici di nuove forme di divisione e di violenza. Pi\u00f9 interessante, secondo Mancini, \u00e8 la prospettiva della \u201cfede nell\u2019umano\u201d, proposta dal filosofo Maurice Bellet: non una visione semplicistica e idealizzata, ma uno sguardo rivolto al possibile compimento della nostra umanit\u00e0, alla dignit\u00e0 dell\u2019uomo intesa come la possibilit\u00e0 di esistere non secondo il potere ma secondo l\u2019amore; la capacit\u00e0 di trasformare il nostro essere, grazie all\u2019amore generativo di Dio che trasfigura le persone dall\u2019interno, aprendole alla relazione e alla reciprocit\u00e0. Per i cristiani ci\u00f2 \u00e8 reso pi\u00f9 facile con la riscoperta e il \u201critorno a Ges\u00f9\u201d, che ci rende capaci di fare i conti con il negativo che ci abita, di superare la tentazione della rassegnazione al male che ci circonda e dell\u2019adesione al potere come dominio, per giungere ad assumere piuttosto la responsa\u001fbilit\u00e0 di un potere che \u00e8 solidariet\u00e0 e sviluppo del bene comune. E\u2019 cos\u00ec possibile superare le dinamiche di competizione, che ci inducono ad affermare noi stessi mediante la sconfitta degli altri, scoprire il seme di umanit\u00e0 che \u00e8 in noi, attingere a questa fonte profonda in cui Dio \u00e8 presente, e aprirci alla comunione.<br \/>\nChe ruolo hanno in tutto questo le religioni? Di fronte ai fondamentalismi religiosi e agli esiti violenti e sconvolgenti che abbiamo dinanzi, la fede nell\u2019umanit\u00e0 e in Dio potrebbe vacillare. Il secondo capitolo si apre con una riflessione dell\u2019autore sul ruolo \u201cambiguo\u201d delle religioni e sul delicato rapporto tra teologia e religione. Se la teologia \u00e8\u00a0<em>\u201cl\u2019attitudine a pensare Dio, radicata nell\u2019apertura umana verso un senso che possa giustificare l\u2019esistenza e il mondo stesso\u201d<\/em>\u00a0(p.63), nel momento in cui essa diviene forma collettiva e condivisa, finisce con il consolidarsi in una religione secondo una determinata cultura. E\u2019 qui che sorge il rischio di un irrigidimento e della perdita dell\u2019apertura teologica che \u00e8 dialogo e ricerca continua: la teologia diviene disciplina e strumento interno al \u201csistema\u201d di una determinata cultura. E se le persone non hanno trovato in s\u00e9 le ragioni e i percorsi verso un\u2019esistenza\u00a0<em>\u201cpacifica, mite, nonviolenta e misericordiosa\u201d<\/em>\u00a0(p.66), finiranno per trasferire nella religione e nell\u2019immagine stessa di Dio gli elementi violenti del proprio quotidiano. E\u2019 necessario un pensiero (auto)critico per portare alla luce il rapporto malato tra religione, teologia e violenza: non sempre tale rapporto assume una forma attiva e diretta (quando una data religione promuove esplicitamente l\u2019uso della violenza nella teoria e nella pratica), ma esiste una pi\u00f9 subdola e diffusa forma ancillare e conservatrice, in cui viene tollerata e giustificata la violenza istituzionalizzata di un dato potere\/sistema politico e\/o economico. La fede in Dio e nella sua trascendenza e libert\u00e0 pu\u00f2 guidarci oltre il sistema e riaprire i nostri orizzonti, ponendoci in una \u201cprospettiva evangelica\u201d. Cristo ci pone dinanzi un modo diverso di vivere il rapporto con Dio: la filialit\u00e0, il dialogo amorevole tra il Padre e il Figlio, che si apre a tutti noi, chiedendoci di vivere come fratelli e sorelle. La novit\u00e0 del suo insegnamento si concretizza nell\u2019esperienza della condivisione e della comunione (le beatitudini), nella misericordia (il perdono, l\u2019amore ai nemici), fino alla croce vissuta non come sacrificio di espiazione, ma come dono di s\u00e9, espressione massima dell\u2019amore fedele. Riprendendo il pensiero di Enzo Bianchi, l\u2019autore evidenzia come la risurrezione \u00e8 liberazione dal male, soprattutto dalla paura che blocca ogni capacit\u00e0 di amore. L\u2019esperienza evangelica ci permette di superare il paradigma della divisione in cui siamo immersi: quello che vede le comunit\u00e0 umane costituite in base a logiche di potere, da individui in lotta gli uni contro gli altri, in una visione negativa dell\u2019uomo, fondata sulla paura, che vede nella lotta per la conquista del potere l\u2019unico modo di difendersi e di proteggere la propria esistenza. Cristo ci pone piuttosto nella logica dell\u2019amore e della comunione fraterna, nella fiducia reciproca di coloro che sono stati liberati dalla paura.<br \/>\nPerch\u00e9 allora l\u2019Occidente cristiano non \u00e8 ancora pervenuto ad una societ\u00e0 pacifica e nonviolenta, perch\u00e9 non ha fatto proprie le istanze dell\u2019insegnamento di Ges\u00f9? Riprendendo e sviluppando il pensiero di Maria Zambrano, l\u2019autore sostiene che l\u2019immagine di Dio come padre misericordioso, amorevole e nonviolento, era troppo distante dalle precedenti concezioni di una divinit\u00e0 sacrale onnipotente e giudice supremo, che erano alla base dell\u2019ordine sociale e del potere organizzato; essa \u00e8 stata quindi via via trasformata sovrapponendo alla misericordia il sacrificio, alla filialit\u00e0 l\u2019obbedienza al potere, e cos\u00ec via. \u00c8 tuttavia possibile, secondo Mancini, riconoscere i tratti salienti presenti nel pensiero teologico e sacrale e trasformarli alla luce di Cristo. Egli ne descrive otto, individuando cos\u00ec altrettanti percorsi: dal sacrificio alla misericordia, dal primato dell\u2019ortodossia alla conversione del cuore, dall\u2019esclusivismo alla fraternit\u00e0 universale, da una missionariet\u00e0 intesa come affermazione del proprio sistema religioso al dialogo fraterno e al desiderio di imparare gli uni dagli altri, dal maschilismo all\u2019accoglienza della femminilit\u00e0 e della maternit\u00e0, dall\u2019obbedienza intesa come sottomissione al volere incomprensibile della divinit\u00e0 alla libert\u00e0 dei figli e alla fiducia nell\u2019amore del Padre, dall\u2019aspirazione al potere al desiderio di modificare pacificamente gli ordinamenti sociali per il bene comune, dall\u2019amnesia storica e sociale alla responsabilit\u00e0 reciproca.<br \/>\nIl terzo capitolo si apre con una considerazione di stampo antropologico: per essere capaci di operare tale trasformazione \u00e8 necessario prima superare la concezione pessimista, che considera gli uomini come esseri indegni, strutturalmente inclini al male. Gli stessi credenti rivelano talvolta un atteggiamento cinico nei confronti delle sofferenze e delle difficolt\u00e0 umane, un senso di impotenza, una visione dualista tra questo mondo dominato dal male e l\u2019aldil\u00e0 dove trionfer\u00e0 il bene. Bisogna tuttavia fare attenzione a non cadere nell\u2019errore contrario, osserva l\u2019autore, in una idealizzazione dell\u2019umano che porterebbe al disprezzo per l\u2019incompletezza dell\u2019umanit\u00e0 che sperimentiamo quotidianamente. La via che Mancini ci propone parte dalla riscoperta di essere figli amati dal Padre, nonostante i nostri errori, figli che devono crescere e imparare giorno dopo giorno ad esercitare la libert\u00e0 che \u00e8 stata loro donata. Cristo \u00e8 venuto a rivelare (e a fondare cos\u00ec la coscienza di) una nuova umanit\u00e0, quella delle figlie e dei figli di Dio. Essere figlio significa crescere, imparando dal genitore, seguendone l\u2019esempio: \u201cassumendo in s\u00e9 il modo d\u2019essere della fonte della sua vita\u201d (p.114). Al centro di questa relazione c\u2019\u00e8 l\u2019amore, non un amore qualsiasi, ma quello che Cristo ci ha mostrato: l\u2019amore \u201ccreativo, generoso, paziente, fedele, misericordioso, liberante\u201d del Padre, un amore che \u00e8 donato in abbondanza a tutte e tutti, per il quale dunque non \u00e8 necessario competere. Una volta che siamo divenuti consapevoli della nostra dignit\u00e0 di figli, che abbiamo scoperto in noi questa capacit\u00e0 di amare come Ges\u00f9, impariamo che \u00e8 possibile spezzare la complicit\u00e0 con il male, aderendo con fiducia all\u2019amore di Dio e volgendoci con la medesima fiducia ai nostri simili. La consapevolezza di essere figli ci deve portare ad imparare a divenire adulti, non secondo le logiche sociali che ci chiedono di abbandonare la spontaneit\u00e0 e la semplicit\u00e0 per adottare solo i comportamenti pi\u00f9 utili e competitivi. Il travisamento di questa relazione filiale \u00e8 ben visibile nella societ\u00e0 occidentale in cui la categoria della fraternit\u00e0, pur enunciata tra i valori fondanti, \u00e8 stata presto abbandonata o al pi\u00f9 interpretata come legame interno in un gruppo chiuso, fino all\u2019attuale concezione antropologica dell\u2019homo oeconomicus, in cui la libert\u00e0 stessa viene stravolta in nome dell\u2019autonomia e dell\u2019interesse individuale. La libert\u00e0 dei figli di Dio \u00e8 proprio la capacit\u00e0 di accogliere ogni parte della nostra umanit\u00e0 per svilupparla nell\u2019amore reciproco. Mai come oggi si sente il bisogno di educatori, in grado di ridare senso alle nuove generazioni, bloccate dal cinismo e dal pessimismo degli adulti, che li vorrebbero competitivi, aggressivi, flessibili, piuttosto che solidali, miti, accoglienti, fedeli alla propria dignit\u00e0.<br \/>\nGiunto a questo punto, l\u2019autore apre il quarto capitolo chiedendosi quale sia la qualit\u00e0 con cui poter esprimere concretamente l\u2019amore di Dio, e la risposta \u00e8: la misericordia. E\u2019 questo un concetto che \u00e8 stato lungamente relegato ad un ambito vicino al sentire femminile, associato alla piet\u00e0, scandalo per chi lo vede contrapposto alla giustizia. Ma a quale concezione di giustizia? Misericordia e giustizia non sono due qualit\u00e0 separate, come dono e retribuzione, eccezione e regola, ci dice Mancini: la misericordia \u00e8 la giustizia dell\u2019amore, quella che sa guardare il volto di ciascuno (altro che giustizia bendata!) per riconoscervi l\u2019immagine di Dio, il valore e le potenzialit\u00e0 al di l\u00e0 della prestazione di un momento, sa accogliere il presente e attendere lo sviluppo futuro di ogni persona. La misericordia \u00e8 la luce che ci permette di vedere la verit\u00e0, che come Ges\u00f9 ci ha detto \u00e8 via ed \u00e8 vita: la verit\u00e0 che possiamo cogliere mettendoci in cammino verso una vita rinnovata. La tradizione pastorale ha individuato una serie di azioni attraverso le quali esercitare la misericordia, l\u2019amore di prossimit\u00e0 verso le miserie corporali e spirituali dei fratelli; ma al di l\u00e0 delle diverse casistiche, vi \u00e8 una caratteristica comune di questo amore: la fedelt\u00e0. L\u2019amore fedele \u00e8 quello che non abbandona l\u2019amato, sia quando \u00e8 vittima, sia quando \u00e8 colpevole del male; \u00e8 l\u2019amore capace di perdono. Perdono che va oltre la ricerca di giustificazioni o di attenuanti, oltre il saper dimenticare: \u00e8 la capacit\u00e0 di spostare l\u2019attenzione da noi stessi e dalle nostre ferite per chinarci ad abbracciare le ferite dell\u2019altro. Ed \u00e8 in questo movimento che si attua la forza guaritrice dell\u2019amore misericordioso, perch\u00e9 esso non \u00e8 solo un sentimento, ma un\u2019azione capace di separare la vittima dal male. La misericordia quindi \u00e8 giustizia, non retributiva ma restitutiva: non si limita a fare del fratello oggetto di piet\u00e0, ma ne fa soggetto d\u2019amore, rimettendolo cos\u00ec in cammino. L\u2019amore misericordioso libera dalla disperazione e dal senso di indegnit\u00e0, restituisce speranza. Citando Etty Hillesum, l\u2019autore osserva che per essere capaci di tale amore dobbiamo esercitare la pazienza e saper sostenere la sofferenza, trovare in noi stessi lo spazio dove accoglierla, integrarla, attingendo con fiducia alla forza dell\u2019amore di Dio, certi che non ne verremo totalmente sommersi. Nella vita sociale, l\u2019apertura alla misericordia comporta la capacit\u00e0 di accogliere i conflitti senza eluderli; \u00e8 l\u2019amore politico che si fa carico delle difficolt\u00e0, cerca di resistere alle iniquit\u00e0 e di contrastarle, pur riconoscendo la dignit\u00e0 umana dell\u2019avversario; \u00e8 la via della nonviolenza. L\u2019amore misericordioso riesce ad ispirare azioni concrete nella cura del bene comune, restituisce speranza ai miseri e li rende partecipi del loro riscatto, fino a realizzare \u201cstrutture di misericordia\u201d, come ha scritto Moltmann, ossia istituzioni in cui sia possibile crescere nella reciprocit\u00e0 e nella responsabilit\u00e0. E\u2019 oggi pi\u00f9 che mai necessario per noi cristiani riscoprire il valore dell\u2019amore misericordioso e imparare ad attuarlo nei diversi ambiti dell\u2019esistenza personale e della vita sociale. Per fare questo dovremo per\u00f2 lottare contro la tentazione dello sconforto e del pessimismo, e coltivare la speranza nella felicit\u00e0 e nella salvezza promesse da Dio.<br \/>\nUn saggio intenso, ricco di spunti, complesso e a tratti controverso, che ha il merito di entrare nell\u2019attualit\u00e0 del dibattito sul rapporto tra fede, religione e nonviolenza, apportando un punto di vista originale sul ruolo sociale dell\u2019amore misericordioso, che, come afferma il Papa Francesco, nella bolla di indizione del giubileo straordinario della misericordia:\u00a0<em>\u201cnon \u00e8 un\u2019idea astratta, ma si incarna nel volto di una persona: Ges\u00f9 Cristo. E\u2019 lui che rende evidente l\u2019amore del Padre, e nelle sue parole e nei suoi gesti manifesta la vera rivoluzione che il Vangelo \u00e8 in grado di compiere [\u2026] la misericordia \u00e8 l\u2019essenza della rivelazione\u201d\u00a0<\/em><sup>1<\/sup>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>NOTA<\/strong><br \/>\n\u0002<a id=\"ctc1\"><\/a>\u00a0<sup>1<\/sup>.Papa Francesco. 2015. Misericordiae Vultus. Citt\u00e0 del Vaticano: LEV.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[934],"fascicolo":[233],"class_list":["post-2230","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marina-russo","fascicolo-febbraio-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Roberto Mancini, La nonviolenza della fede. Umanit\u00e0 del cristianesimo e misericordia di Dio. 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