{"id":2226,"date":"2016-02-01T12:00:00","date_gmt":"2016-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2226"},"modified":"2026-04-12T22:21:53","modified_gmt":"2026-04-12T20:21:53","slug":"impresa-agricola-e-territorio-al-centro-di-un-nuovo-welfare","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/febbraio\/impresa-agricola-e-territorio-al-centro-di-un-nuovo-welfare\/","title":{"rendered":"Impresa agricola e territorio al centro di un nuovo welfare"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>La lezione \u00e8 stato tenuta da Roberto La lezione \u00e8 stato tenuta da<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>RobertoMoncalvo, Presidente di Coldiretti,<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>inoccasione dell\u2019inaugurazione del XVIIIMaster di Management delle Organizzazionidel Terzo settore<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>e delle Impresesociali il 14 ottobre 2015, presso laFacolt\u00e0 di Scienze Sociali dell\u2019Angelicum.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Alcuni dei molti parametri che regolano la nostra societ\u00e0 sono cos\u00ec presenti, cos\u00ec frequentemente canalizzati, ripresi e rilanciati dai media, da costituire il tessuto di un immaginario collettivo che si traduce in \u2018visione\u2019. Una visione che appare legata alla \u201cpotenza\u201d; alla velocit\u00e0; \u201call\u2019efficienza\u201d in tutti i campi; \u201call\u2019individuo\u201d divenuto centrale, nei consumi, nella vita professionale o nella politica. \u00c8 questo tipo di \u201cvisione\u201d a diventare escludente ed \u00e8 a questo tipo di visione che l\u2019agricoltura sociale pu\u00f2 offrire rimedio: accetta l\u2019inefficienza, si accontenta della \u201clentezza\u201d, non chiede \u201cpotenza\u201d, ricompone l\u2019in\u001fdi\u001fvi\u001fduo (e il peso dell\u2019individualit\u00e0) in una dimensione \u201ccollettiva\u201d; non obbliga a cogliere \u2018tutte le opportunit\u00e0. In breve consente un\u2019altra \u201cvisione\u201d, per alcuni versi \u2018rovesciata\u2019.<\/em><\/p>\n<p><strong>1. Cibo bene comune<\/strong><br \/>\nNello sguardo che anche Expo 2015 ci ha aiutato a rivolgere al futuro, riemergono diversi punti di vista sullo sviluppo dell\u2019economia e della societ\u00e0 a livello globale: da chi \u00e8 fermamente convinto che anche nei paesi maturi ci si avvii verso un progressivo ampliamento delle disuguaglianze sociali ed economiche (e quindi occorre necessariamente cambiare la \u201crotta\u201d); a chi sostiene che sia forse sufficiente resettare il sistema aderendo con pi\u00f9 rigore alle politiche vigenti.<br \/>\nNello spazio ampio tra le diverse posizioni trova per\u00f2 via via emersione anche un \u201cpunto fermo\u201d, allo stesso tempo conseguenza e primo tentativo di risposta sia alla disgregazione sia alla \u201cliquidit\u00e0 sociale\u201d a cui assistiamo, in un contesto di crescente razionalizzazione della spesa pubblica.<br \/>\nEsso va costruendosi attorno alla consapevolezza che l\u2019Italia, l\u2019Europa, il mondo intero hanno bisogno di un nuovo paradigma di sostenibilit\u00e0 incentrato sui beni comuni e orientato a nuove forme di condivisione e sussidiariet\u00e0, attraverso inedite forme di welfare e un \u201crinnovato\u201d rapporto tra citt\u00e0 e campagna.<br \/>\nLa globalizzazione dell\u2019economia ha favorito \u2013 anche per la filiera agroalimentare \u2013 logiche di affermazione e concentrazione della produzione di ricchezza in pochi attori e grandi players di mercato, a vantaggio degli investimenti finanziari e a discapito dello sviluppo dei territori e delle comunit\u00e0.<br \/>\nVale la pena ricordare che nonostante dal 2000 al 2015 ci siano stati importanti progressi per il 40% pi\u00f9 povero dei paesi in via di sviluppo (1 miliardo di persone sono uscite dall\u2019estrema povert\u00e0<sup>1<\/sup>), permane il rischio di un ritorno alla povert\u00e0 (in particolare nei Paesi dove il reddito del 40% pi\u00f9 povero di questi sta declinando).<br \/>\nLa sperequata distribuzione ha vanificato la crescita e gli attesi miglioramenti del reddito globale: la ricchezza delle 80 persone pi\u00f9 ricche al mondo \u00e8 raddoppiata in termini nominali tra il 2009 e il 2014, mentre la ricchezza del 50% pi\u00f9 povero nel 2014 \u00e8 inferiore a quella posseduta nel 2009 (dati Oxfam).<br \/>\nLe stesse contraddizioni e limiti del modello di sviluppo intensivo e globalizzato hanno declassato il cibo a merce di scambio anonima e indifferenziata, minando la sicurezza e sovranit\u00e0 alimentare e alimentando un paradosso inaccettabile: il persistere di spreco alimentare e dell\u2019obesit\u00e0 nei Paesi pi\u00f9 ricchi a fronte di fame e malnutrizione in quelli pi\u00f9 poveri<sup>2<\/sup>.<br \/>\nUn paradosso che ha stretti legami con la ingiustificata sopravalutazione dell\u2019uso delle nuove tecnologie nella lotta alla fame e con la crescente riconversione delle terre in biocarburanti<sup>3<\/sup>; una contraddizione che ha inevitabili ripercussioni sulla diffusione del land e del water grabbing<sup>4<\/sup>\u00a0e sulla difesa \u2013 in particolare nei paesi pi\u00f9 poveri \u2013 del ruolo dell\u2019agricoltura familiare, per l\u2019accesso al cibo delle popolazioni locali.<br \/>\nIl valore del cibo come bene comune \u00e8 l\u2019unico che possa garantire uno sviluppo sostenibile della produzione alimentare e coniugare i principi di sovranit\u00e0 e sicurezza alimentare con quelli di equit\u00e0 e accessibilit\u00e0 per tutti.<\/p>\n<p><strong>2. Verso un nuovo modello di sviluppo dell\u2019agricoltura italiana<\/strong><br \/>\nSi tratta del fondamento valoriale &#8211; la centralit\u00e0 del cibo come bene comune \u2013 con cui da sempre Coldiretti si oppone alle spinte verso una modernit\u00e0 priva di valori e \u201comologante\u201d e su cui ha poggiato il suo Progetto economico della \u201cFiliera Agricola tutta Italiana\u201d.<br \/>\nEssa rappresenta il primo grande tentativo di rendere i produttori agricoli italiani protagonisti nella filiera e raggruppare i produttori di beni agroalimentari 100% made in Italy, offrendo la distintivit\u00e0 italiana sui mercati nazionale e esteri, e garanzia di sicurezza, origine, genuinit\u00e0, qualit\u00e0 per i consumatori italiani.<br \/>\nPer la \u201cpartenza\u201d del Progetto la Coldiretti ha sfruttato un\u2019occasione di successo: la filiera corta, che riconquista un rapporto immediato e la fiducia del consumatore; offre qualit\u00e0 e valorizzazione ai territori; veicola stili di vita sani e modelli di consumo consapevoli e responsabili; realizza minori sprechi, garantendo la freschezza e la durata dei prodotti offerti; rappresenta un trampolino di lancio per esportare i prodotti del vero made in Italy agroalimentare nel mondo.<br \/>\nI mercati della rete di vendita diretta Campagna Amica (la pi\u00f9 estesa in Europa con 10.000 realt\u00e0 fra mercati, fattorie e botteghe) sono cos\u00ec diventati espressione &#8211; nei grandi centri urbani come nei piccoli borghi &#8211; della nuova economia capace di restituire protagonismo alle imprese agricole e di generare occupazione, ma anche di migliorare la qualit\u00e0 della vita e delle relazioni sociali.<br \/>\nIl riferimento del Progetto Coldiretti al territorio come fonte inesauribile di ricchezze (storia, cultura, paesaggio, biodiversit\u00e0) e nella pluralit\u00e0 delle sue espressioni geografiche, esprime il nuovo paradigma di sostenibilit\u00e0 in senso ampio &#8211; nelle sue dimensioni economica, sociale, ambientale \u2013 e traccia una via di sviluppo distintiva e virtuosa del sistema agroalimentare nazionale e del Paese, che arricchisce anzich\u00e9 impoverire le risorse di cui si alimenta.<br \/>\nUn modello di sviluppo in cui soprattutto i giovani agricoltori stanno intravedendo prospettive di futuro, intraprendendo con passione e lungimiranza le loro iniziative imprenditoriali di innovazione, diversificazione produttiva e green economy.<br \/>\nCon il suo Progetto e a fronte &#8211; come sembra evidente &#8211; di un complessivo arretrare delle ragioni e degli interessi generali, Coldiretti ha cercato di mantenere saldo il legame con il patrimonio etico e valoriale del sistema agricolo nazionale e l\u2019 \u201dossatura\u201d contadina del nostro Paese, rafforzando le premesse per un modello di sviluppo agroalimentare in cui crescita sostenibile, legalit\u00e0, vicinanza alla comunit\u00e0 fossero compatibili con la ricerca di un pi\u00f9 adeguato reddito e centralit\u00e0 delle imprese agricole.<br \/>\nLe evidenze empiriche nella societ\u00e0 ci permettono cos\u00ec oggi di raccontare un duplice movimento \u201cmosso\u201d dall\u2019agricoltura: da una parte la riconoscibilit\u00e0 e il protagonismo verso i consumatori da parte delle aziende agricole (come abbiamo visto in modo emblematico nella \u201cfiliera corta\u201d), dall\u2019altra una corrispondente crescente consapevolezza da parte dei consumatori nello scegliere un prodotto o un servizio sulla base di criteri che contemplino il legame con il territorio e i valori di responsabilit\u00e0, e \u201cprossimit\u00e0\u201d.<br \/>\nQuesta riscoperta dei valori di comunit\u00e0 e radicamento territoriale veicolata dal cibo e dal rapporto dell\u2019impresa agricola con il cittadino consumatore esprime un fabbisogno di apertura e non pi\u00f9 di rinserramento \u201clocalistico\u201d: un\u2019apertura alle sfide globali senza paure, alla necessit\u00e0 e opportunit\u00e0 riconosciuta di un diverso modello di crescita economica in grado di preservare i territori e i valori \u2013 come appunto l\u2019identit\u00e0 e tipicit\u00e0 del cibo &#8211; da cui dipende la qualit\u00e0 della vita della societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>3. Agricoltura sociale: punta avanzata della \u201cmodernit\u00e0\u201d agricola<\/strong><br \/>\nLa \u201ctensione\u201d verso la sostenibilit\u00e0 delle imprese agricole trova la sua massima concretizzazione proprio nelle pratiche di agricoltura sociale.<br \/>\nSiamo ancora in una fase embrionale, ma gi\u00e0 oggi il mondo di Coldiretti pu\u00f2 contare su oltre 1.100 realt\u00e0 di agricoltura sociale, che operano in rete sul territorio con enti locali, associazioni di volontariato e realt\u00e0 del terzo settore; e attorno alle quali gravitano decine di migliaia di rifugiati, di detenuti, di disabili e tossicodipendenti.<br \/>\nLe imprese agricole italiane sono state le prime a cogliere le opportunit\u00e0 offerte dall\u2019agricoltura sociale, soprattutto nelle aree pi\u00f9 interne &#8211; che pi\u00f9 di altre stanno registrando, con la crisi, rischi crescenti di tenuta del tessuto sociale (a partire dai fenomeni di deterioramento demografico) e riduzione della qualit\u00e0 della vita.<br \/>\nLa loro risposta \u00e8 stata piena e va affermandosi lungo tre principali dimensioni:<br \/>\nservizi alla persona, uno dei primi settori in cui le imprese agricole italiane sono emerse con l\u2019offerta di strutture educative (asili nido, fattorie didattiche, ecc..) e di accoglienza, in particolare per gli anziani, oppure di valorizzazione urbana (ad esempio con gli orti urbani);<br \/>\ninclusione socio-lavorativa, per l\u2019inserimento e l\u2019integrazione dei soggetti a rischio di disagio o emarginazione: soggetti con problemi di dipendenza (alcool e droga); immigrati, ex-tossicodipendenti, rifugiati politici, minori a rischio, lavoratori disoccupati;<br \/>\nservizi di cura e assistenza terapeutica (ortoterapia, ippoterapia, ecc..), in modo privilegiato attraverso l\u2019attivazione di reti e collaborazioni con altre strutture e spesso garantendo continuit\u00e0 e razionalizzazione dei servizi locali attraverso strutture, spazi e risorse dell\u2019impresa.<br \/>\nSi parte infatti dall\u2019impresa agricola come realt\u00e0 che trova nell\u2019agricoltura sociale \u2013 potremmo dire \u201cfisiologicamente\u201d &#8211; ragioni e prospettive di competitivit\u00e0 economica per se stessa e le economie locali in cui opera; non separate ma, al contrario, incentivanti e premianti rispetto a quelle di utilit\u00e0 e servizio sociale; dando vita alla punta pi\u00f9 avanzata di modernit\u00e0 e multifunzionalit\u00e0 sui territori.<\/p>\n<p><strong>4. Agricoltura sociale e nuovo welfare<\/strong><br \/>\nLa rinnovata e stretta relazione tra bene pubblico e privato rappresenta una dimensione importante perch\u00e9 in essa risiede la chiave di lettura del potenziale di welfare che prende forma dall\u2019agricoltura sociale e in gran parte \u00e8 ancora inespresso:<\/p>\n<ul>\n<li>la possibilit\u00e0 di \u201craggiungere\u201d tutto il territorio nazionale &#8211; grandi centri urbani e aree interne, grazie alla pervasivit\u00e0 e al presidio del tessuto agricolo nazionale;<\/li>\n<li>l\u2019opportunit\u00e0 di garantire recupero di costi ed efficienza;<\/li>\n<li>una stimabile leva per migliorare la qualit\u00e0 dei servizi alle persone e per la comunit\u00e0<sup>5<\/sup><\/li>\n<li>l\u2019opportunit\u00e0 per la promozione e creazione di reti positive sui territori tra le imprese agricole e altri soggetti del settore sociale: cooperative e aggregazioni di imprese, attori istituzionali, sociali, imprenditoriali, strutture pubbliche e private, ecc. Un percorso, quindi, verso un nuovo<em>\u00a0welfare relazionale<\/em>\u00a0e\u00a0<em>sussidiario<\/em>\u00a0in cui la co-produzione di servizi e valore economico introduce logiche proprie dell\u2019<em>economia civile<\/em>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00c8 in tale quadro, infine, che appare premiante il ruolo centrale dell\u2019impresa e dell\u2019attivit\u00e0 agricola che la nuova legislazione nazionale sull\u2019agricoltura sociale ha voluto riconoscere e che ha definito una nuova opportunit\u00e0 di integrazione e sviluppo imprenditoriale di attivit\u00e0 sociali in realt\u00e0 produttive, a vantaggio di sinergie con le altre realt\u00e0 del terzo settore e pubbliche e della qualit\u00e0 dei servizi offerti sui territori.<\/p>\n<p>Sotto il profilo del modello imprenditoriale e del lavoro i tratti qualificanti dell\u2019agricoltura sociale, immediatamente percepibili, sono legati a uno specifico uso del tempo e alla presenza di spazi aperti e meno confinati, al contatto e alla conoscenza dei processi naturali, alla possibilit\u00e0 di facilitare interazioni personali continue e durature improntate sull\u2019accoglienza e sulla disponibilit\u00e0 di quanti si aprono a esperienze di agricoltura sociale.<br \/>\nIl tema della valorizzazione delle proprie risorse, a partire dalle tradizioni alimentari e dal lavoro inteso come\u00a0<em>oikonomia<\/em>\u00a0(<em>governo della casa e relativa capacit\u00e0 di pensare a se stessi<\/em>), unisce i mondi agricoli di tutte le latitudini, in particolare l\u2019agricoltura familiare di tutto il pianeta, e costituisce parte integrante e fondante del \u201cpoliedro\u201d caro a Papa Francesco: identit\u00e0 che dialogano, si incontrano e costruiscono una \u201csola famiglia umana\u201d.<br \/>\nLe potenzialit\u00e0 dell\u2019agricoltura sociale affondano le loro radici nella storia sociale e nelle caratteristiche identitarie dell\u2019agricoltura italiana: dietro l\u2019azienda agricola, dietro l\u2019impresa, quasi sempre c\u2019\u00e8 una famiglia con una connotazione antropologica antica che ha saputo rigenerarsi accogliendo le sfide del tempo e del mercato, ma che resta \u201cinnata\u201d e non di rado educata concretamente dall\u2019amore cristiano, coniugale e familiare.<br \/>\nQuella convinzione per cui i membri della famiglia agricola erano<em>\u00a0braccia<\/em>\u00a0e\u00a0<em>bocche<\/em>\u00a0a cui si trovava un ruolo e che erano tutti da sfamare:\u00a0<em>capaci<\/em>\u00a0ed\u00a0<em>incapaci<\/em>.<br \/>\nCitando il filosofo Galimberti:<em>\u00a0\u201cSpesso sentiamo parlare di famiglia, di difesa della famiglia, di aiuti per la famiglia e nessuno ci avverte che la famiglia \u00e8 incompatibile col modello capitalista, costretto a diventare turbo-capitalista per effetto della concorrenza globale\u201d.<\/em><br \/>\nLe nostre imprese agricole cercano di riconciliare la famiglia con l\u2019economia di mercato, superando l\u2019incompatibilit\u00e0 con l\u2019 \u201deconomia dello scarto\u201d e promuovendo snodi di \u201ceconomia civile\u201d.<br \/>\nPer farlo le nostre famiglie rigenerano una capacit\u00e0 inclusiva del lavoro che ne esemplifica la trasformazione da \u201clavoro come produzione\u201d a \u201clavoro come servizio\u201d; dove si realizzano beni che non sono solo merci, ma cibo, e contemporaneamente si impiega il tempo anche per la relazione, che in se stessa \u00e8 anche cura, nello svolgimento dell\u2019attivit\u00e0 produttiva.<br \/>\nCon questa visione e concretezza del lavoro noi sentiamo vicine le parole della \u201cLaudato S\u00ec\u201d dedicate alla necessit\u00e0 di difendere il lavoro, dove si afferma che\u00a0<em>\u201cl\u2019intervento umano che favorisce il prudente sviluppo del creato \u00e8 il modo pi\u00f9 adeguato di prendersene cura perch\u00e9 implica il porsi come strumento di Dio per aiutare a far emergere le potenzialit\u00e0 che Egli stesso ha scritto nelle cose\u201d<\/em><sup>6<\/sup>.<br \/>\nCome abbiamo visto, nell\u2019attivit\u00e0 agricola il tema della responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa pu\u00f2 incontrare anche la necessit\u00e0 delle comunit\u00e0 locali di continuare ad organizzare reti di servizi, ma anche legami intergenerazionali e continuit\u00e0 di rapporti e trasmissione di valori e conoscenze, in una logica molto vicina alla costruzione di sistemi di welfare municipali e solidali.<br \/>\nLa stagione che apr\u00ec ad una maggiore sensibilit\u00e0 per l\u2019integrazione sociale di soggetti deboli risale ad un\u2019epoca a cavallo tra gli anni \u201870 e \u201980: il costo era direttamente sostenuto dallo Stato e dalle amministrazioni locali; c\u2019era un tessuto sociale pi\u00f9 integro e solidale, alcuni attori, come gli insegnanti, svolsero un ruolo esemplare.<br \/>\nManc\u00f2, allora, un riferimento puntuale e robusto al mondo del lavoro e la responsabilit\u00e0 di dare una risposta venne completamente affidata al \u201cterzo settore\u201d, con costi spesso elevati e con risultati di difficile misurabilit\u00e0.<br \/>\nParadossalmente oggi abbiamo: un tessuto sociale indebolito; una soggettivit\u00e0 professionale (operatori, dipendenti pubblici, insegnanti) un po\u2019 meno trainante di allora perch\u00e9 logorata dal peso della sfida; risorse economiche declinanti e un \u201cterzo settore\u201d se non \u201cdiscusso\u201d, che ha perso \u201cnerbo\u201d.<br \/>\nIn questo quadro la co-produzione di valori economici e servizi sociali realizzabile dall\u2019attivit\u00e0 agricola \u00e8 provvidenzialmente utile, perch\u00e9: a) ci permette di superare il limite degli anni \u201870\/\u201980, cio\u00e8 la mancata valorizzazione del potenziale d\u2019accoglienza del mondo del lavoro, b) l\u2019agricoltura pu\u00f2 e riesce ad integrare i soggetti deboli con minori costi e con una maggiore possibilit\u00e0 di \u201crecupero\u201d.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 ancora una misurazione statisticamente consolidata ed affidabile di questo fenomeno, ma piccole esperienze ce ne offrono una prova empirica convincente.<br \/>\nPerch\u00e9 l\u2019agricoltura pu\u00f2 integrare con minori costi e maggiore efficacia?<br \/>\nIl mondo agricolo nella sua dimensione non \u201cestensiva\u201d, cio\u00e8 non legata agli imperativi dell\u2019industrializzazione dell\u2019agricoltura, sfugge ai modelli produttivi intensivi e performativi classici sia del fordismo\/taylorismo industriale, che del settore terziario.<br \/>\nIl mondo agricolo riesce ad integrare nei suoi processi produttivi la molteplicit\u00e0 delle \u201cnicchie individuali\u201d; inoltre, le dimensioni del \u201ctempo breve\u201d, dell\u2019efficienza riconducibile al \u201crisultato immediato\u201d e del \u201cgiudizio\u201d, sono enormemente attenuate.<br \/>\nInfine, perch\u00e9 vi \u00e8 una corrente valoriale diffusa \u2013 e misurabile &#8211; che individua una chiave etica precisa nell\u2019 \u201daspetto sociale\u201d ed \u00e8 pronta a riconoscergli un valore aggiunto. Ci\u00f2 nell\u2019insieme produce: sia una quota di reddito aggiuntivo per le aziende, che una qualit\u00e0 di inserimento (e sarebbe opportuno misurarla attraverso studi specifici e il mondo della ricerca) superiore, con un costo sociale nettamente inferiore.<\/p>\n<p><strong>5. \u201cTratti\u201d dell\u2019agricoltura sociale<\/strong><br \/>\nLe aziende agricole impegnate nell\u2019agricoltura sociale hanno un elevato grado di diversificazione produttiva; ci\u00f2 \u00e8 funzionale all\u2019ampliamento del set di mansioni praticabili che a sua volta rafforza l\u2019accessibilit\u00e0 e la partecipazione da parte di soggetti svantaggiati coinvolti.<br \/>\nQuesta diversificazione si palesa con la presenza di diverse tipologie di coltivazioni e di allevamenti e di attivit\u00e0 di servizio: agriturismo, ristorazione, attivit\u00e0 didattica per le scuole, punti vendita aziendali.<br \/>\nIn secondo luogo, dalle informazioni disponibili, emerge come la gran parte di queste imprese adotti metodi di produzione biologici, anche se non sempre certificati. La scelta del biologico rappresenta da un lato un\u2019esigenza pratica, ovvero conseguente a ragioni di sicurezza in un contesto caratterizzato dalla presenza di risorse umane \u201cfragili\u201d, dall\u2019altro per\u00f2, esprime un atteggiamento di responsabilit\u00e0 ambientale da parte dell\u2019impresa che viene ritenuto naturalmente affine allo svolgimento di una funzione sociale.<br \/>\nIn terzo luogo queste imprese tendono, pi\u00f9 o meno marcatamente, a privilegiare modalit\u00e0 produttive che puntano sul lavoro delle persone coinvolte nell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019impresa. Ci\u00f2 \u00e8 coerente con l\u2019obiettivo di valorizzare le risorse di lavoro presenti in azienda, di trovare modalit\u00e0 di coinvolgimento per ciascuna di esse e di privilegiare aspetti occupazionali rispetto a quelli reddituali. Tale caratteristica, inoltre, si collega con l\u2019adozione di tecniche di tipo biologico che, com\u2019\u00e8 noto, implicano generalmente un maggior fabbisogno di lavoro per unit\u00e0 di superficie.<br \/>\nA riguardo, una recente indagine dell\u2019ISFOL segnala l\u2019atteggiamento decisamente positivo delle imprese agricole, dove poco meno di un intervistato su tre ritiene che l\u2019inserimento di persone con disabilit\u00e0 psichica non comporti alcuna difficolt\u00e0 per le imprese (27,8% rispetto al 9,5% del campione totale<sup>7<\/sup>\u00a0delle imprese).<br \/>\nMolti ordinamenti produttivi gi\u00e0 oggi \u201caccolgono\u201d pratiche di agricoltura sociale: attivit\u00e0 orticole, frutticole, viticole, olivicole, di culture vivaistiche e floricole. Con riferimento agli allevamenti maggiormente praticati, si segnalano l\u2019apicoltura, gli allevamenti di piccoli animali da cortile, ma anche allevamenti di cavalli e di asini per la loro predisposizione a relazionarsi con le persone.<br \/>\nUn aspetto non meno rilevante, \u00e8 rappresentato dall\u2019elevato grado di apertura di queste imprese nei confronti del territorio. Aprire all\u2019esterno l\u2019impresa offrendo visite didattiche, servizi di ristoro o agrituristici, la vendita al dettaglio delle produzioni aziendali, la realizzazione di iniziative e manifestazioni pubbliche in azienda, \u00e8 un tratto comune e di primaria importanza nelle imprese che attivano percorsi di agricoltura sociale. Questa \u201cosmosi\u201d con l\u2019ambiente esterno contribuisce a sensibilizzare il territorio sull\u2019esperienza in corso, serve a stabilire legami fondamentali per la sostenibilit\u00e0 dell\u2019esperienza stessa e contribuisce alla riduzione dello stigma e dei pregiudizi che gravano su alcune tipologie di svantaggio, quali la disabilit\u00e0 mentale e il disagio psichico. In questi casi si pu\u00f2 sostenere che il territorio, da elemento di vincolo diventa un\u2019opportunit\u00e0 per lo sviluppo del progetto imprenditoriale e sociale.<br \/>\nAttraverso lo scambio dei prodotti ogni impresa costruisce una rete di relazioni che possono rivelarsi di fondamentale importanza per la sostenibilit\u00e0 nel tempo del progetto. La vendita diretta dei prodotti, che ricorre molto sovente in queste imprese, riveste una molteplicit\u00e0 di funzioni nell\u2019ambito dell\u2019agricoltura sociale.<br \/>\nIn primo luogo, \u00e8 utile sottolineare come i prodotti agricoli ottenuti coinvolgendo persone svantaggiate e con limitate abilit\u00e0, non portano in s\u00e9 la traccia dei limiti, mentali, psichici o sociali che siano, del soggetto svantaggiato che ha partecipato al processo produttivo. Da ci\u00f2 consegue un\u2019importante implicazione che riguarda la capacit\u00e0 delle esperienze di agricoltura sociale di produrre prodotti di qualit\u00e0, anche elevata, e di poter cos\u00ec affrontare la difficile, ma importante, sfida del mercato.<br \/>\nL\u2019importanza di tale sfida \u00e8 evidente se si considera che il momento della vendita rappresenta un\u2019occasione di gratificazione e di autostima per i soggetti coinvolti in quanto implica un riconoscimento del valore e del senso del lavoro svolto. Inoltre, anche se non rappresenta la principale motivazione per la vendita diretta dei propri prodotti, non va trascurato il fatto che i prezzi di vendita sono pi\u00f9 remunerativi rispetto ad altre modalit\u00e0.<br \/>\nUn\u2019ultima osservazione concernente la vendita diretta dei prodotti riguarda la presenza in molti casi di prodotti di altre imprese agricole del medesimo territorio, che non necessariamente svolgono attivit\u00e0 sociale. Avviene cos\u00ec che l\u2019impresa agro-sociale mette a disposizione anche di altre realt\u00e0 agricole del territorio la propria rete di relazioni, la propria \u201creputazione\u201d sociale, erogando un servizio, appunto quello di vendita, che altre aziende agricole non sarebbero in grado di organizzare autonomamente. Si sviluppa cosi un soggetto attivo di sviluppo locale capace di generare impatti che vanno ben aldil\u00e0 di quelli sugli individui svantaggiati coinvolti.<br \/>\nDiversificazione delle attivit\u00e0 produttive e loro organizzazione ai fini dell\u2019inclusione, rapporto con la societ\u00e0 e le istituzioni locali, attenzioni di cura, delineano un profilo di attitudini, interessi e competenze articolato che sollecita e sfida la famiglia e la sua impresa agricola nel sapervi fare fronte.<br \/>\nQuesta sfida esalta il ruolo delle donne e dei giovani, proprio nell\u2019attenzione di cura e nella diversificazione, sono loro gli indispensabili protagonisti delle potenzialit\u00e0 dell\u2019agricoltura sociale e, allo stesso tempo, sono loro i protagonisti di una trasformazione della famiglia agricola che rigenera antichi legami in un contesto partecipato e condiviso, favorevole alla valorizzazione \u201cintegrale\u201d di ciascun suo membro.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<sup>1<\/sup>. Meno di 1,90 dollari al giorno (dati Banca Mondiale)<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>. Per ogni persona denutrita ci sono due persone obese o in sovrappeso. Il cibo sprecato \u00e8 1\/3 di quello prodotto ed \u00e8 pari a 4 volte la quantit\u00e0 necessaria per nutrire gli affamati (804 milioni)<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>. Nel 2020 si prevede che la domanda per biocarburanti arriver\u00e0 ad assorbire (con ulteriori 40 milioni di ettari di terreno) il 7,6% della produzione mondiale di cereali.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>. Il Land grabbing descrive i fenomeni di neo-colonialismo che ormai da diversi anni interessano i paesi poveri le cui terre sono oggetto di crescenti investimenti da parte dei paesi pi\u00f9 ricchi. In larga misura il principale driver \u00e8 costituito dai biocombustibili. Secondo alcune stime (Oxfam), nei paesi poveri si compra ogni 4 giorni un&#8217;area di terra pi\u00f9 grande dell&#8217;intera citt\u00e0 di Roma. I paesi nei quali avvengono acquisizioni di terra pi\u00f9 ampie sono accomunati da un sistema debole di protezione dei diritti sulla terra (il che significa canoni bassissimi di concessione in affitto per ettaro). Due terzi degli accordi sulla terra avvengono in paesi che soffrono la fame e pi\u00f9 del 60% degli investitori stranieri intende esportare tutto ci\u00f2 che viene prodotto. L&#8217;Africa \u00e8 la pi\u00f9 colpita: \u00e8 stata acquisita in 10 anni un&#8217;area equivalente alle dimensioni del Kenya. Al land grabbing si accompagna spesso il water grabbing: l\u2019estromissione delle popolazioni dal diritto di utilizzare l&#8217;acqua presente: spesso gli investimenti stranieri sono destinati alla creazione di sistemi di irrigazione ex novo che derivano l\u2019acqua dai fiumi e la popolazione che risiede a valle non ne pu\u00f2 usufruire pi\u00f9.<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>. A titolo esemplificativo, alcuni casi studio consentono di valutare una percentuale di recuperi effettivi nelle nostre aziende a vocazione sociale dei soggetti tossicodipendenti spesso di 8\/9 volte superiore alla media.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>. Papa Francesco, Laudato S\u00ec, punto 124, pag.98, EDB<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>. ISFOL, \u201dLe prospettive di impiego delle persone con disabilit\u00e0 psichica: opportunit\u00e0 e barriere nei contesti aziendali, ottobre 2014; pag.99.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[970],"fascicolo":[233],"class_list":["post-2226","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-roberto-moncalvo","fascicolo-febbraio-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Impresa agricola e territorio al centro di un nuovo welfare<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Roberto Moncalvo, pubblicato nel numero di Febbraio 2016. 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