{"id":2209,"date":"2016-02-01T12:00:00","date_gmt":"2016-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2209"},"modified":"2026-04-12T21:42:49","modified_gmt":"2026-04-12T19:42:49","slug":"i-comportamenti-aggressivi-nelle-relazioni-internazionali","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/febbraio\/i-comportamenti-aggressivi-nelle-relazioni-internazionali\/","title":{"rendered":"I comportamenti aggressivi nelle relazioni internazionali"},"content":{"rendered":"<p>Per generale condivisione, si ritiene che ad ogni singolo essere umano e alla specie nel suo complesso, appartenga un certo livello di aggressivit\u00e0<sup>1<\/sup>. Al tempo stesso si opina che l\u2019organizzazione umana detta \u201cstato\u201d esprima un tasso di aggressivit\u00e0 anche pi\u00f9 elevato di quello delle persone e delle comunit\u00e0 umane non statali.<\/p>\n<p>L\u2019affermazione \u00e8 sostenuta da talune constatazioni. Diversamente da altre organizzazioni \u201cnaturali\u201d come la famiglia o la comunit\u00e0 di appartenenza, lo stato \u00e8 generato da dinamiche che esprimono per lo pi\u00f9 imposizioni e sopraffazione, bench\u00e9 non manchi poi di evocare a proprio fondamento finalit\u00e0 etiche. Fenomeno artificiale, artefatto creato nella storia e che nella storia si trasforma e perisce, lo stato viene dall\u2019aggressivit\u00e0 di \u00e9lite, gruppi di potere o d\u2019interesse<sup>2<\/sup>\u00a0<sup>3<\/sup>. Si pensi al mito della nascita di Roma, e a come Romolo uccida Remo perch\u00e9 rifiuta la proibizione a valicare il primo\u00a0<em>limes<\/em>\u00a0romano. I processi che hanno originato gli stati sono in larghissima parte impregnati di ostilit\u00e0 e guerre. Repubbliche, regni, imperi, sono nati dal confluire, nel progetto di idee e\/o interessi tesi a costituirsi in stato, di un\u2019aggressivit\u00e0 capace di vincere su chi si fosse opposto. Successivamente, gli sviluppi interni alla politica e alla conduzione degli stati costituiti, si sono inevitabilmente tradotti in continuo scontro tra pretendenti al vertice, la cosiddetta lotta per il potere, fenomeno alimentato dalla reciproca aggressivit\u00e0 dei contendenti.<br \/>\nLo stato, in quanto detentore unico, attraverso polizia e forze armate, dell\u2019uso legale della violenza, esprime questa funzione con modalit\u00e0 pi\u00f9 o meno democratiche a seconda del regime che lo legittima, sempre e comunque proponendosi come portatore di aggressivit\u00e0, sia essa benevola o malevola<sup>4<\/sup>, impossibilitato a uscire dalla propria condizione, come Sisifo dalla sua fatica. Nessuno meglio di Simone Weil, che chiama a sostegno Marx, si \u00e8 probabilmente espresso con tanta nettezza sulla difficolt\u00e0 dello stato di uscire dalla\u00a0<em>propriet\u00e0<\/em>\u00a0di aggressivit\u00e0 e violenza che gli \u00e8 endemica. La pensatrice ebrea francese aveva solo 25 anni quando, riflettendo sulla forza, e il collegamento di questa con la struttura stato, scrisse:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cLa forza e l\u2019oppressione sono cose distinte; ma occorre capire innanzitutto che non \u00e8 il modo in cui una forza qualsiasi viene usata, ma la sua natura stessa a determinare se essa \u00e8 o non \u00e8 oppressiva. Marx lo ha colto chiaramente per quanto concerne lo Stato; egli ha capito che questa macchina per stritolare gli uomini non pu\u00f2 smettere di stritolare finch\u00e9 \u00e8 in funzione, nelle mani di chiunque essa si trovi\u201d<sup>5<\/sup>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Trattasi di una fattispecie interna che gli stati proietteranno all\u2019esterno, nelle azioni di politica internazionale, plasmando con la loro aggressivit\u00e0 il sistema internazionale. Pur essendo capaci di azioni cooperative, in particolare quando il loro governo \u00e8 espresso da un regime democratico, gli stati devono da un lato difendere il territorio e la popolazione che amministrano, dall\u2019altro espandere la sfera di influenza per garantirsi risorse economiche e di sicurezza. Senza una certa dose di aggressivit\u00e0 le due azioni minime di autotutela, basilari per perpetuarsi e garantirsi consenso interno e rispetto esterno, non godrebbero di efficacia. A tal proposito occorre richiamare che le maggiori dottrine di relazioni internazionali, l\u2019idealistica e la realistica, anche nelle versioni pi\u00f9 aggiornate, attribuiscono allo stato l\u2019onere di praticare questa sua capacit\u00e0. Se l\u2019affermazione appare ovvia per il realismo, che affida agli stati il dovere di armarsi per opporre la propria aggressivit\u00e0 all\u2019aggressivit\u00e0 altrui, non deve risultare sorprendente che lo sia anche per l\u2019idealismo.<br \/>\nIl quarto dei 14 punti che il presidente Wilson presenta al senato degli Stati Uniti nel gennaio 1918<sup>6<\/sup>\u00a0prevede: \u201cScambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna\u201d. Sulla base di quel precetto, lo statuto della Societ\u00e0 delle Nazioni, SdN, e successivamente il patto denominato Briand-Kellog<sup>7<\/sup>, punteranno a togliere agli stati il diritto all\u2019uso delle armi nell\u2019arena internazionale, riservandolo ad un\u2019autorit\u00e0 universal\u001fmente condivisa. Alla luce della storia e degli orribili conflitti del ventennio che termina con la seconda guerra mondiale, si capir\u00e0 negli anni di guerra fredda che la regolazione della produzione e del commercio degli armamenti avrebbe prodotto risultati migliori della pretesa dell\u2019idealismo alla cancellazione del diritto all\u2019uso delle armi da parte degli stati.<br \/>\nSi aggiunga che mentre quella degli stati \u00e8 aggressivit\u00e0 regolata dal diritto interno e internazionale, quindi una sorta di aggressivit\u00e0 ammansita, quella di soggetti di relazioni internazionali esterni agli stati, i gruppi di insorti per ragioni ideologiche etniche o religiose, gli insorgenti per ragioni socio-economiche, i fronti di liberazione nazionale, esprimono aggressivit\u00e0 fuori da ogni controllo che scaturisca da accordo pattizio. Il terrorismo islamista contemporaneo agisce in quest\u2019ambito concettuale.<\/p>\n<p><strong>Dare opportunit\u00e0 all\u2019aggressivit\u00e0 positiva<\/strong><\/p>\n<p>Se si parte dall\u2019ineliminabilit\u00e0 dell\u2019ag\u001fgressivit\u00e0 nei comportamenti degli stati, allora la questione \u00e8 non solo come imbrigliarla perch\u00e9 non generi conflitti e guerre, ma come incanalarla verso azioni positive di giustizia. e contro l\u2019ingiustizia. Si pensi agli interventi di cosiddetta \u201cingerenza umanitaria\u201d, alle azioni di\u00a0<em>peace keeping<\/em>\u00a0e<em>\u00a0peace enforcing<\/em>. In questo caso gli stati e le loro organizzazioni internazionali incanalano nel sistema internazionale dosi di aggressivit\u00e0 positiva finalizzata a risultati anche di spessore etico, oltre che di tutela di interessi. L\u2019azione Nato del 1999 che ha posto fine all\u2019aggressione serba contro la popolazione albanese del Kosovo, pu\u00f2 certamente essere ascritta in quest\u2019ambito.<br \/>\nNon casualmente la disciplina accademica che studia le Relazioni internazionali nasce, alla fine della prima guerra mondiale, per offrire un contributo, su basi scientifiche, alla pacificazione dei rapporti tra stati sino ad allora basati quasi esclusivamente sull\u2019aggres\u001fsivit\u00e0 reciproca, economica politica e milita\u001fre<sup>8<\/sup>. La carneficina bellica aveva convinto della necessit\u00e0 di edificare una \u201cscienza della pacificazione\u201d da mettere a disposizione degli stati, per spingerli a comportamenti cooperativi e amichevoli. Vi era consapevolezza che lo stato nasce sul principio di esclusione. \u00c9 inclusivo per i propri cittadini e, in parte, per chi reputa alleato. \u00c8 escludente verso ogni altro stato e popolazione. Ci\u00f2 ha certamente a che vedere con le necessit\u00e0 di sicurezza, sempre in cima alle priorit\u00e0 degli stati, ma al tempo stesso ha una radice irrazionale di paura che merita attenzione. \u00c8 la sfiducia verso l\u2019 \u201daltro\u201d, verso chi lo stato non \u00e8 in grado di controllare come pu\u00f2 controllare i propri cittadini. Il confine, il<em>\u00a0limes<\/em>, la porta di ingresso e di uscita delle citt\u00e0 di un tempo, possono essere assunti come simbolo di questo atteggiamento<sup>9<\/sup>: ci\u00f2 che \u00e8 \u201cdentro\u201d il limite, e ci\u00f2 che \u00e8 \u201cfuori\u201d dal limite assumono quali\u001fficazione opposta. Il primo \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0, il secondo un rischio, un pericolo. La prova di quanto si afferma pu\u00f2 essere ritrovata nell\u2019atteggiamento che gli stati, in particolare quelli non democratici, assumono verso apolidi e nomadi, nei casi estremi verso i rifugiati. Questi non sono espressione n\u00e9 di inimicizia n\u00e9 di aggressione, eppure sono interpretati come un pericolo e ricevono\u00a0<em>status<\/em>\u00a0e trattamenti specifici per lo pi\u00f9 fondati sulla sfiducia.<br \/>\nLa versione \u201cnazionalista\u201d della politica internazionale, con l\u2019esasperazione della prio\u001frit\u00e0 dell\u2019interesse nazionale rispetto ad ogni altra esigenza, inclusa quella dei diritti umani, \u00e8 il vero avversario della politica inclusiva. Ed \u00e8 nel nazionalismo, con le sue declinazioni nel tempo e nei luoghi pi\u00f9 diversi, che l\u2019aggres\u001fsivit\u00e0 trova le migliori opportunit\u00e0 per tramutarsi in conflitto e guerra. Lo ha detto con sapienza il presidente Mitterrand nel suo ultimo discorso al Parlamento europeo il 17 gennaio 1995:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abJe dis cela\u2026 pour faire comprendre que chacun a vu le monde de l\u2019endroit o\u00f9 il se trouvait, et ce point de vue \u00e9tait g\u00e9n\u00e9ralement d\u00e9formant. Il faut vaincre ses pr\u00e9jug\u00e9s. Ce que je vous demande l\u00e0 est presque impossible, car il faut vaincre notre histoire et pourtant si on ne la vainc pas, il faut savoir qu\u2019une r\u00e8gle s\u2019imposera, Mesdames et Messieurs: le nationalisme, c\u2019est la guerre! La guerre ce n\u2019est pas seulement le pass\u00e9, cela peut \u00eatre notre avenir\u2026\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Raccogliere l\u2019esortazione del vecchio militante socialista ed europeista ad aggredire le condizioni che rendono infido il sistema internazionale significa aderire al precetto di Hobbes che indica agli uomini il dovere della pacificazione, ovvero dell\u2019eliminazione dello stato di conflitto generale tra gli uomini dove ogni umano \u00e8 lupo all\u2019altro umano. Scrive nel Leviathan: \u201cCercare di conseguire la pace \u00e8 la prima legge di natura\u201d<sup>10<\/sup>. Occorre, a questo fine, muovere dalla consapevolezza delle tante forze che si battono per l\u2019obiettivo contrario, a cominciare da molti stati e regimi politici che, nella presente stagione, tornano ai vecchi mantra del nazionalismo e della protezione armata dal nemico. Serva, a questo proposito, la lezione che viene da Vladimir Volkoff<sup>11<\/sup>, con l\u2019appello alla vigilanza contro le manipolazioni del potere e la sua forte capacit\u00e0 di propaganda:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abL\u2019\u00c9tat, quelle que soit la classe au pouvoir, repose sur deux baleines: la force et le consentement \u2026 D\u2019apr\u00e8s Gramsci, le pouvoir de la classe dominante se fonde non seulement sur la violence mais aussi sur l\u2019acquiescement. Le m\u00e9canisme du pouvoir, ce n\u2019est pas que la contrainte, c\u2019est aussi la persuasion\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>E ancora, nel paragone tra manipolazione della coscienza e violenza, come attivit\u00e0 dello stato:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abEn effet, remarque Kara-Mourza, quand, pour remplacer la force, le moyen principal du pouvoir est devenu la manipulation de la conscience, les gens au pouvoir ont \u00e9prouv\u00e9 le besoin de disposer d\u2019une parole totalement affranchie, le besoin de transformer la parole en un instrument inanim\u00e9, sans personnalit\u00e9\u2026 Le mot poss\u00e8de une force magique et donner un faux nom est aussi important dans la manipulation de la conscience qu\u2019\u00e0 la guerre de fournir des bons papiers d\u2019identit\u00e9 et l\u2019uniforme de l\u2019adver\u001fsaire est un espion\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Isaac Singer, istigando la nostra aggressivit\u00e0 positiva a vedersela con le contraddizioni in cui si dibatte, avvertirebbe<sup>12<\/sup>:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cIl problema \u00e8 che la gente tranquilla e paziente \u00e8 passiva, e quelli che hanno il potere, i manigoldi, sono aggressivi. Se una maggioranza rispettabile decidesse una volta per tutte di prendere in mano il potere, probabilmente ci sarebbe la pace\u201d. \u201cNon prenderanno mai una decisione e non conquisteranno mai il potere\u201d, dissi. \u201cIl potere e la passivit\u00e0 non vanno d\u2019accordo\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<hr \/>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>. Il termine \u00e8 qui utilizzato nell\u2019accezione \u201cneutra\u201d generalmente impiegata in psicologia e pedagogia. Aggressivit\u00e0 va intesa come una delle potenzialit\u00e0 a disposizione dell\u2019essere umano, che pu\u00f2 declinarla in \u201cpositivo\u201d o in \u201cnegativo\u201d. L\u2019atleta potr\u00e0 vincere la sua medaglia solo se ha a disposizione, tra gli altri requisiti, aggressivit\u00e0 positiva che lo faccia allenare e concorrere con grinta e volont\u00e0 per prevalere. Se ostacola in modo illecito l\u2019avversario o mette in atto altri comportamenti banditi dalle regole sportive, esprimer\u00e0, per\u00f2, aggressi\u001fvit\u00e0 negativa. Pu\u00f2 pertanto definirsi l\u2019aggressivit\u00e0 come energia competitiva, attivabile per il raggiungi\u001fmento di un obiettivo anche attraverso un\u2019offensiva strategica.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>. Michael Walzer afferma: \u201cGli stati non sono mai stati moralmente sovrani ma soltanto legalmente sovrani\u201d, in \u201cGuerre ingiuste e ingiuste, Liguori ed., 1990, pag. 378.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>. Gli interessi sono espressi dal gruppo etnico o nazionale, da \u00e9lite religiose o militari. Possono essere relativi alla tutela di esigenze di sicurezza, economiche, culturali, politiche.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>. Se il linguaggio \u00e8 rappresentativo di una realt\u00e0, non \u00e8 irrilevante che la funzione fiscale dello stato venga detta in gergo \u201cpercussione fiscale\u201d, le disposizioni amministrative assumano la qualifica di \u201cintimazioni\u201d o \u201cingiunzioni\u201d. Il carcere, fondato sul principio di \u201cdetenzione\u201d, d\u00e0 evidenza alla pratica dell\u2019aggressivit\u00e0 statale, che si espande, nei regimi meno democratici, sino alla tortura e alla pena capitale. Il regime dispotico e totalitario realizza il massimo livello possibile di aggressivit\u00e0 statale interna trasformando i cittadini in detenuti a piede libero, privi di habeas corpus.<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>. Da \u201cRiflessioni sulle cause della libert\u00e0 e dell\u2019oppressione sociale\u201d (1934), edizioni Adelphi, 1983, pag. 42.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>. Woodrow Wilson \u00e8 considerato il primo grande politico che adotti la teoria dell\u2019idealismo e lo trasformi in modello di politica. Al tavolo di Versailles, il Covenant che d\u00e0 vita alla Societ\u00e0 delle Nazioni riprende i contenuti dei 14 punti dell\u20198 gennaio 1918. Non si nega l\u2019aggressivit\u00e0 degli stati, ma si prova a sterilizzarla, affidando all\u2019SdN il diritto esclusivo all\u2019uso della forza. Il succedersi di aggressioni e violazioni (Occupazioni di Ruhr, Corf\u00f9, territori turchi; invasione di Manciuria ed Etiopia; guerra civile spagnola; poi le aggressioni del Reich) documenter\u00e0 l\u2019impraticabilit\u00e0 dello schema.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>. Il 27 agosto 1927 a Parigi 15 nazioni firmano il patto Briand-Kellog, ministri degli esteri rispettivamente di Francia e Usa, successivamente premi Nobel per la pace. C\u2019\u00e8 l\u2019impegno a bandire la guerra come strumento di politica internazionale. Entro la fine di quell\u2019anno aderiranno al patto altri 39 stati. Meno di due anni dopo, il 5 settembre 1929, Briand, ora presidente del consiglio francese, chiede, nel corso della 10a Assemblea generale della SdN a Ginevra, che si vada a \u201cuna specie di legame federale\u201d tra i popoli d\u2019Europa. Esattamente dieci anni dopo, il 3 settembre Francia e Inghilterra dichiarano guerra alla Germania che due giorni prima ha invaso la Polonia. E\u2019 la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>. La prima cattedra di Relazioni internazionali, intitolata a Woodrow Wilson, inizia la propria attivit\u00e0 nel 1919 ad Aberystwyth, University College of Wales, ed \u00e8 retta da Alfred Zimmern, in futuro alla SdN.<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>. \u201cL\u2019uomo \u00e8 forse la creatura pi\u00f9 timorosa che ci sia, poich\u00e9 alla paura elementare dei predatori e dei membri ostili della sua stessa specie, si aggiungono le paure esistenziali portate dal suo stesso intelletto\u201d. Christa S\u00fctterlin con Ir\u00e4neus Eibl-Eibesfeldt, Fear, Defense and Aggression in Animals and Man: some Ethological Perspectives, in P.F. Brain, D. Parmigiani, R. Blanchard, D. Mainardi (Eds.) Fear and Defense, Harwood Ac. Publ., 1990, pagg. 381-408.<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>. Leviathan I, 14.<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>. Vladimir Volkoff, La D\u00e9sinformation vue de l\u2019Est, \u00e9ditions du Rocher, 2007, pag. 38. L\u2019altra citazione \u00e8 a pag. 46.<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>. Isaac B. Singer, Ombre sull\u2019Hudson, ed. it. Longanesi, 2000, pag. 90.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[924],"fascicolo":[233],"class_list":["post-2209","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luigi-troiani","fascicolo-febbraio-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - I comportamenti aggressivi nelle relazioni internazionali<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luigi Troiani, pubblicato nel numero di Febbraio 2016. 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