{"id":2207,"date":"2016-02-01T12:00:00","date_gmt":"2016-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2207"},"modified":"2026-04-12T21:40:26","modified_gmt":"2026-04-12T19:40:26","slug":"laggressivita-umana-individuale-e-collettiva","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2016\/febbraio\/laggressivita-umana-individuale-e-collettiva\/","title":{"rendered":"L&#8217;aggressivit\u00e0 umana, individuale e collettiva"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso della storia recente, e dai pi\u00f9 disparati punti di vista, sono state date molte definizioni dell\u2019aggressivit\u00e0 umana. Una definizione, anche solo descrittiva, influenza il modo di affrontare il fenomeno come tema di riflessione, e conseguentemente influenzer\u00e0 anche l\u2019eventuale azione conseguente.<\/p>\n<p>Ai nostri fini \u2013 la presentazione di questo quaderno di OIKONOMIA \u2013 possiamo limitarci di considerare l\u2019aggressivit\u00e0 un atteggiamento o comportamento intenzionalmente dannoso\/nocivo per gli altri. Cos\u00ec definita, si vede immediatamente che possiamo avere aggressivit\u00e0 tese all\u2019autodifesa, e normalmente accettate socialmente, ed altre finalizzate all\u2019estensione del nostro benessere o potere. Quest\u2019ultime non sono generalmente accettate con eguale frequenza.<\/p>\n<p>L\u2019opposto dell\u2019aggressivit\u00e0 negativa \u00e8 la mitezza, o meglio la benevolenza interiore che diventa beneficienza, nel senso della pro-socialit\u00e0. Mentre l\u2019equivalente della aggressivit\u00e0 positiva \u00e8 la virt\u00f9 umana del coraggio. Il suo opposto \u00e8 la codardia, il timore, la pusillanimit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019origine stessa dell\u2019aggressivit\u00e0 umana \u00e8 molto discussa. Da sempre. Forse per il motivo che attraverso una sua scelta si determina anche la definizione di aggressivit\u00e0. Si pu\u00f2 vedere un elenco delle moderne posizioni in Wikipedia: \u201cAggression\u201d, in de.wikipedia.org, dove le risposte sono utilmente classificate secondo le diverse scienze che la prendono in considerazione.<\/p>\n<p>Ma anche dall\u2019esperienza personale possiamo trarre notizie utili. Sia a livello della aggressivit\u00e0 individuale che sperimentiamo quotidianamente nelle nostre citt\u00e0 sotto forma di microcriminalit\u00e0, che nelle relazioni giornalistiche delle numerose guerre tuttora in corso nelle pi\u00f9 disparate parti del mondo.<\/p>\n<p>La pace, la tranquillit\u00e0 nell\u2019ordine, \u00e8 lo scopo primo di quell\u2019embrione di governo mondiale che \u00e8 l\u2019ONU, e la pace \u00e8 anche lo scopo di tutti i governi che vogliono proteggere il benessere delle proprie nazioni e le proprie economie. O meglio: normalmente gli operatori economici sono per la pace, in quanto senza di essa l\u2019economia e il commercio non funzionano bene. A meno che non si tratti di commercio di armi che evidentemente trae profitto delle situazioni di conflitto aperto. Si veda per avere un\u2019idea quantitativa della produzione e commercio di armi il\u00a0<em>SIPRI Yearbook 2015<\/em>, o anche il sito sipri.org dell\u2019Istituto svedese di ricerche sulla pace.<\/p>\n<p><strong>A<\/strong>nche nella ideazione e costruzione di questo quaderno dedicato all\u2019aggressivit\u00e0 umana individuale o collettiva ci siamo resi conto di quanto sia complesso il tema. Forse perch\u00e9 \u00e8 una delle caratteristiche di base dell\u2019esperienza umana e della stessa vita umana.<\/p>\n<p>Seguiamo questo tema da decenni nell\u2019insegnamento universitario. Personalmente riteniamo che la base dell\u2019aggressivit\u00e0 umana sia istintuale, nel senso presentato da Konrad Lorenz e del suo discepolo Ir\u00e4neus Eibl-Eibesfeldt. Cio\u00e8 una spinta biologicamente ancorata per la sopravvivenza individuale e del gruppo. Ma tale istintualit\u00e0 non \u00e8 da comprendersi come una forza determinata o indeterminabile. Al contrario: essa \u00e8 solo la capacit\u00e0 ad apprendere i comportamenti corrispondenti. Un po\u2019 come la capacit\u00e0 ad apprendere una lingua madre.<\/p>\n<p>Scrive Eibl-Eibesfeldt in\u00a0<em>\u201cEtologia Umana\u201d<\/em>\u00a0(originale tedesco 1984): \u201cGli etologi usano il concetto di \u2018innato\u2019 come sinonimo di \u2018adattato filogeneticamente\u2019, e tale concetto si riferisce sempre a un adattamento specifico e dimostrabile\u201d. \u201cAncora una volta bisogna sot\u001ftolineare che non esiste una prospettiva \u2018innatista\u2019 estrema e monodimensionale, che non prenda in considerazione l\u2019importanza del contributo dato dall\u2019apprendimento\u201d.<\/p>\n<p>\u00c9 estremamente duttile, ed \u00e8 soprattutto attivo e \u2018ragionevole\u2019 nei contatti diretti tra poche persone, mentre nei grandi gruppi pu\u00f2 prendere forme distruttive ed in definitiva contrarie alla sua finalit\u00e0 di difesa e sopravvivenza. Questo \u00e8 il motivo per il quale la crescita della popolazione mondiale e la urbanizzazione hanno fatto incrementare l\u2019aggressivit\u00e0, sia mini che maxi.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi pressante rendersi conto della sua pericolosit\u00e0, non minore, su altri piani, di quella del riscaldamento globale o dell\u2019inquinamento atmosferico.<\/p>\n<p>Recentemente abbiamo a disposizione anche interessanti strumenti che, sulla scia degli indici economici, cercano di misurare la violenza e la pace. Si veda ad es. il\u00a0<em>Global Peace Index 2015 &#8211; Measuring Peace, Its Causes and its Economic Value<\/em>\u00a0, scaricabile dal sito de Institute for Economics &amp; Peace, economicsandpeace.org. Sullostessositosono a disposizionediversiindiciattinentiall\u2019aggressivit\u00e0, come il\u00a0<em>Positive Peace Report 2015 \u2013 Conceptualising and Measuring the Attitudes, Institution and Structures that Build a More Peaceful Society<\/em>. I metodi di misurazione dipendono evidentemente dagli indicatori che vengono presi in considerazione per i rilevamenti, ma al di l\u00e0 di ogni critica i risultati si rivelano utili almeno per un primo orientamento globale. Non va neppure dimenticato che a tali indici collabora la\u00a0<em>Economist Intelligence Unity\u00a0<\/em>e la sua collocazione presso il celebre settimanale londinese.<\/p>\n<p><strong>I<\/strong>l nostro docente di Relazioni Internazionali, Luigi Troiani, ce ne presenta un quadro di estrema concretezza e realismo. Quasi si pu\u00f2 dire che il tema aggressivit\u00e0 si identifica con la sua disciplina stessa, in quanto le relazioni tra stati pendolano sempre sul quadrante di guerra o pace. Di quanto sia complesso questo campo ci si pu\u00f2 rendere conto confrontando la storia sia dei 14 punti del Presidente Wilson (gennaio 1918) che dell\u2019appello contro la inutile strage (agosto 1917) di Benedetto XVI.<\/p>\n<p>Sulle reazioni a quest\u2019ultimo da parte dei diversi stati (compreso quello di Wilson) si veda J.F. Pollard,<em>\u00a0Il papa sconosciuto: Benedetto XV (1914-1922) e la ricerca della pace<\/em>\u00a0(2001).<\/p>\n<p>Segue un contributo di Girolamo Rossi sul ruolo anche simbolico dell\u2019aggressivit\u00e0 nel gioco politico. Esperto del settore specifico, simbologia nella storia dei partiti politici, il suo contributo rafforza la nostra conoscenza dei meccanismi dell\u2019aggressivit\u00e0 collettiva. Cosa si muove in una piazza piena, durante un corteo di protesta, nel profondo dell\u2019animo dei presenti?<\/p>\n<p>Anche lo psicologo Daniele Fedeli, ci propone uno spaccato realistico della nostra esperienza quotidiana: il mobbing scolastico, o bullismo. La scuola, luogo per eccellenza della formazione del cittadino di domani, \u00e8 estremamente importante per vedere gli orientamenti gi\u00e0 presenti nei giovani alunni e per impostare programmi pedagogici che influenzino positivamente la loro futura socialit\u00e0.<\/p>\n<p>Negli ultimi quindici anni \u2013 dimostra Fedeli &#8211; \u00e8 aumentata in maniera significativa l\u2019attenzione ai comportamenti aggressivi in et\u00e0 evolutiva e soprattutto in ambito scolastico: a tal proposito, si \u00e8 parlato di vera e propria \u2018emergenza bullismo\u2019, che starebbe attualmente trasferendosi anche nel cyberspazio. Al di l\u00e0 dei dati epidemiologici, che non sempre confermano queste impostazioni allarmistiche, il presente articolo analizza tre importanti cambiamenti di prospettiva nello studio delle condotte aggressive in et\u00e0 evolutiva, con specifica attenzione anche alle ricadute in ambito educativo.<\/p>\n<p>Il neurologo Simone Pomati, che dirige un\u2019unit\u00e0 operativa sulle demenze a Milano, presenta invece la base fisica, cerebrale, dell\u2019aggressivit\u00e0, con i suoi movimenti fisiologici. La loro interpretazione \u00e8 basata sul senso antropologico che si da ad essi, al loro possibile finalismo globale all\u2019interno della vita umana.<\/p>\n<p>Passando poi agli aspetti pi\u00f9 storici abbiamo il contributo di Jean Jacques P\u00e9renn\u00e8s, che da decenni vive ed opera nel Mondo Arabo, dall\u2019Algeria all\u2019Egitto. Egli \u00e8 stato il compagno per anni del vescovo domenicano Pierre Claverie assassinato in Orano nel 1996. Il punto centrale della sua esposizione di analisi storica consiste nell\u2019individuare la responsabilit\u00e0 dei paesi occidentali nella divisione arbitraria dei territori dell\u2019Impero Ottomano dopo la prima guerra mondiale. Inoltre la loro responsabilit\u00e0 si estende anche al fatto di aver appoggiato per decenni dittature in diversi paesi medio orientali per mantenere tali divisioni. Improprie in quanto mai accettate dai gruppi umani residenti.<\/p>\n<p>Adraa Raffo, \u00e8 una suora domenicana irachena che fa parte di queste popolazioni martoriate a diverso titolo nel Medio Oriente. Ha studiato alcuni anni a Roma presso la Facolt\u00e0 di Scienze Sociali dell\u2019Angelicum ed \u00e8 ritornata a lavorare nel campo dell\u2019edu\u001fcazione nel suo paese. Il contributo si presenta linguisticamente come un discorso semplice, ma solo perch\u00e9 \u00e8 stato scritto da lei (di lingua araba) direttamente in italiano. Esso \u00e8 per\u00f2 sommamente significativo per comprendere come pensa un\u2019intellettuale del Medio Oriente: vediamo quanto peso abbia la tradizione, frutto di civilt\u00e0 antiche e recenti, di fronte al piglio innovativo del mondo occidentale. Vi si scopre anche la sofferenza di un popolo che da sempre ha sopportato guerre e drammi continui e massicci. Prima sotto i turchi, poi l\u2019imperialismo occidentale (il petrolio\u2026), ed ora non si sa pi\u00f9 bene di chi. Questo contributo conferma \u2018dal basso\u2019 quanto analizzato da P\u00e9renn\u00e9s.<\/p>\n<p>Il contributo di Geraldine Smyth, anch\u2019essa suora domenicana, sulla Riconciliazione in Nord Irlanda \u00e8 invece il racconto di un contributo ad una terapia dal basso dell\u2019aggressione tra gruppi umani. Pu\u00f2 sembrare una piccola cosa, non viabile per grandi masse, ma se vogliamo rispettare la responsabilit\u00e0 individuale dei nostri comportamenti, \u00e8 dai cuori, dalle menti, dalle situazioni esistenziali dei singoli individui che dobbiamo cominciare. Possiamo chiedere ai governi di ridurre la produzione e il commercio di armi, ma se le rispettive popolazioni non sono disposte, individualmente, ad accettare le penalizzazioni che ci\u00f2 comporta per il proprio stile di vita, come calcolare fin dove i governanti possono spingersi mantenendo la legittimazione democratica?<\/p>\n<p>Il testo \u00e8 una parte del contributo di Geraldine Smith al volume PreachingJustice II, dedicato all\u2019opera delle suore domenicane nel campo sociale nel XX secolo, e che apparir\u00e0 in primavera presso Dominican Publications di Dublino.<\/p>\n<p>La Pagina Classica \u00e8 una ripresa molto breve del pensiero di Gaston Bouthoul, il propositore nella seconda met\u00e0 del XX secolo della Polemologia, a suo tempo molto nota e discussa soprattutto nel mondo francofono. Nel mondo anglofono si denominano simili studi piuttosto come\u00a0<em>Peace and Conflict Studies<\/em>. Autore brillante, la sua tesi di fondo, semplificando, \u00e8 che i giovani di un popolo generano guerre e che queste con la loro morte contribuiscono a riequilibrare le relazioni interne ed internazionali. Lo chiama \u201cInfanticidio differito\u201d. Se la sua ipotesi fosse totalmente vera, noi europei, con la popolazione sempre pi\u00f9 vecchia, possiamo aspettarci un futuro di relativa pace. A meno che i popoli giovani del Terzo Mondo non decidano di verificare la \u2018legge Bouthoul\u2019. Oppure che Putin decida di smentirla, nonostante l\u2019et\u00e0 media della popolazione russa.<\/p>\n<p><strong>C<\/strong>i si pu\u00f2 chiedere dell\u2019influenza delle religioni all\u2019interno dell\u2019agone ove si combattono guerra e pace. Si possono in proposito elaborare teorie e racconti storici complessi, ma non si dimentichi che le stesse comunit\u00e0 religiose sono piene di aggressivit\u00e0. Divisioni, eresie, scomuniche, guerre sante e persecuzioni vi sono all\u2019ordine del giorno. Oltre che predicare la pace, le religioni dovrebbero dare l\u2019esempio di comunit\u00e0 pacifiche, anche se non sempre concordi. Si pu\u00f2 essere di opinioni e camminare su strade diverse, senza aggredirsi n\u00e9 verbalmente n\u00e9 fisicamente.<\/p>\n<p>Resta per\u00f2 intatto il ruolo delle religioni per la pace. Le religioni generalmente si muovono a livello dei fini ultimi della vita umana, del suo senso ultimo ed ascondito. Il perseguire a questo livello la pace \u00e8 una componente essenziale anche all\u2019interno di una societ\u00e0 secolarizzata, ma questa forma sociale \u00e8 tendenzialmente disgregante, sebbene si ammanti di liberalismo democratico. Se solo la tolleranza totale \u00e8 il terreno comune, sar\u00e0 molto difficile che una societ\u00e0 trovi degli ideali comuni, sui quali costruire un futuro pacifico. Da qui il ruolo sociale altamente positivo per le religioni anche nelle societ\u00e0 contemporanee che si vogliono \u2018laiche\u2019.<\/p>\n<p>La recensione del libro di Roberto Mancini indica un possibile percorso pacificatore che parte dall\u2019interno della comunit\u00e0 cristiana. Un discorso che cerca un passaggio tra l\u2019analisi della situazione sociale del cristianesimo ed una modalit\u00e0 di contributo alla pace globale. Sarebbe interessante se Mancini, sulla stessa linea di pensiero, potesse esaminare anche le conseguenze strutturali per la comunit\u00e0 cristiana che adottasse tutte le sue categorie di misericordia: quale sarebbe l\u2019impatto sulla identit\u00e0 cristiana e sulla consistenza sociale di tali attitudini? Una comunit\u00e0 grande come sono le grandi chiese hanno le stesse caratteristiche sociali di piccole comunit\u00e0 indipendenti, come per esempio le chiese libere all\u2019interno del protestantesimo?<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[233],"class_list":["post-2207","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-febbraio-2016"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L&#039;aggressivit\u00e0 umana, individuale e collettiva<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Febbraio 2016. 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