{"id":2193,"date":"2015-10-01T12:00:00","date_gmt":"2015-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2193"},"modified":"2026-04-12T19:10:40","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:40","slug":"mondo-digitale-ed-educazione-famigliare","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2015\/ottobre\/mondo-digitale-ed-educazione-famigliare\/","title":{"rendered":"Mondo digitale ed educazione famigliare"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>\u201cBasta perdere tempo su internet!\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Potrebbe essere il \u201cgrido di guerra\u201d dei genitori preoccupati per i loro figli \u201clobotomizzati\u201d, di mogli stanche di preparare i pasti e vederli mangiare freddi perch\u00e9 si \u201cdeve\u201d rispondere a qualche messaggio su WhatsApp.<\/p>\n<p>Invece, questa frase \u00e8 una delle forme di azione educativa pi\u00f9 comuni di genitori, mogli o mariti, preoccupati giustamente per la precariet\u00e0 (e la sempre pi\u00f9 maggiore fuggevolezza) delle loro relazioni interpersonali: tanto legittima \u2013 verrebbe da dire \u2013 la preoccupazione, tanto sbagliata (e per nulla educativa) la forma dell\u2019intervento.<\/p>\n<p>Cosa c\u2019\u00e8 di sbagliato in questa frase? Direi: tutto. Soprattutto ci\u00f2 che a livello di \u201cmetodo educativo\u201d essa di fatto trasmette. Dire al proprio figlio di non perdere tempo su internet di fatto equivale a definire questo luogo, nel quale lui realizza gran parte delle sue relazioni (e che ormai non \u00e8 pi\u00f9 considerato qualche cosa di virtuale separato dalla realt\u00e0), come un luogo tendenzialmente inutile, fuori da qualsiasi concretezza dal punto di vista sociale, e quindi \u2013 di fatto \u2013 nel quale qualsiasi presenza ed intervento educativo risultano inutili (o neppure considerati).<\/p>\n<p>Se l\u2019oggetto \u00e8 posto di fronte a noi come qualcosa che \u201cfa perdere tempo\u201d, \u00e8 chiaro che nel momento stesso in cui lo definiamo tale, ne stiamo anche dichiarando l\u2019ineducabilit\u00e0; lo stiamo di fatto escludendo dai luoghi che meritano non solo un nostro singolo intervento educativo (spesso quanto mai necessario) ma di essere considerati, quali essi di fatto invece sono, luoghi educativi.<sup>1<\/sup><\/p>\n<p>Ecco quindi la prima e fondamentale urgenza che dovremmo sentire nel momento in cui riflettiamo sul rapporto tra mondo digitale ed educazione famigliare.<\/p>\n<p>Scongiurato il primo pericolo, avendo cos\u00ec riportato l\u2019oggetto \u201cmondo digitale\u201d tra i luoghi che meritano (meglio che necessitano) di essere vissuti in modo \u201ceducato\u201d, occorre compiere un secondo fondamentale passo. Spesso noi consideriamo il mondo digitale come una serie di strumenti attraverso i quali si \u201cfanno cose\u201d, si compiono azioni utili a raggiungere risultati specifici. Di fatto non \u00e8 cos\u00ec. E ce ne accorgiamo benissimo come educatori in ambito famigliare nel momento in cui la nostra percezione \u00e8 proprio quella della \u201cperdita di tempo\u201d, della inconsistenza di ci\u00f2 che di fatto stiamo compiendo attraverso i media digitali.<\/p>\n<p>I media digitali non sono semplici strumenti atti a compiere azioni o a produrre un determinato effetto quantificabile, razionalizzabile. Essi, al contrario sono luoghi, all\u2019interno dei quali si realizzano esperienze di relazione, si vivono percorsi di esperienza e di conoscenza, si sperimentano emozioni, coinvolgimento\u2026 sentimenti.<\/p>\n<p>In ambito famigliare e di coppia, paradossalmente, \u00e8 proprio il non accorgersi di questa realt\u00e0 di fatto (e di conseguenza il sottovalutarla), che porta al considerare irrilevanti le relazioni affettive che hanno nel web il loro spazio di incubazione: esse sono invece totalmente \u201cnella\u201d realt\u00e0 (e non virtuali come spesso le si considera) e di fatto ri-definiscono i confini della nostra affettivit\u00e0 e a volte della nostra coppia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che avviene perci\u00f2 attraverso i media digitali, in effetti avviene \u201cnei\u201d media digitali, in luoghi che non sono \u201caltro mondo\u201d rispetto alle nostre relazioni ed alla nostra famiglia. I media digitali sono costituiti certamente in luoghi specifici, con linguaggi e dinamiche di relazione proprie, ma non possono essere considerati un mondo a parte: essi fanno parte del nostro mondo complesso, fatto di relazioni, di luoghi abitati, nei quali occorre essere \u201cviventi responsabili\u201d.<\/p>\n<p>Anche internet richiede questa stessa responsabilit\u00e0; Richiede una nostra presenza viva, vera e quindi consapevole dello spessore delle relazioni (e quindi anche della loro significativit\u00e0) a livello affettivo e famigliare che nei \u201csuoi\u201d luoghi si sperimenta.<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>Considerati questi due momenti fondamentali della nostra comprensione dei mondi digitali, sui quali invito a procedere in una vostra riflessione personale, quali possono essere le urgenze educative che si impongono? Quali le azioni da compiere (o non compiere)?<\/p>\n<p>Fare educativamente di questi mondi, il nostro mondo: la fondamentale emergenza educativa.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo mio volume sull\u2019utilizzo dei social network in ambito di formazione religiosa,<sup>3<\/sup>\u00a0parlavo del rischio di considerare internet come la \u201cterra di nessuno\u201d dell\u2019educazione.<\/p>\n<p>I luoghi di internet, i cosiddetti mondi digitali, non appaiono nei fatti e ad nostro studio come luoghi disabitati. Al contrario essi si definiscono come luoghi nei quali avvengono comunicazioni significative in contesti altrettanto significativi nei quali si realizza non solo un passaggio di informazione, bens\u00ec una esperienza di comunicazione e di relazione.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 ci\u00f2 che avviene nei mondi digitali, appare chiaro come essi si configurino quindi come luoghi significativi anche per la nostra esperienza famigliare ed affettiva, come nostri luoghi abitati da noi stessi e dalle nostre relazioni.<\/p>\n<p>Essendo tali, essi necessariamente contribuiscono a plasmare necessariamente anche la nostra qualit\u00e0 relazionale, attraverso ci\u00f2 che li contraddistingue in termini di linguaggi e di dinamiche comunicative.<\/p>\n<p>In essi noi passiamo tempo, viviamo il nostro spazio di relazione, modificandone essenzialmente la fisionomia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come in ogni altro luogo sociale, ci\u00f2 che si scrive all\u2019interno dei social network in particolare e dei mondi digitali in generale, crea un suo peculiare spazio comunicativo e si realizza attraverso e \u201cdentro\u201d un tempo specifico. Spazio e tempo non sono semplici coordinate all\u2019interno delle quali si colloca la comunicazione, ma vere e proprie \u201cdimensioni esperienziali\u201d; esse sono l\u2019<em>humus<\/em>, l\u2019ambiente vitale, della comunicazione, anzi, a ben guardare, la comunicazione stessa.<\/p>\n<p>Quella che si vive all\u2019interno dello spazio e del tempo &#8211; che diventano cos\u00ec luoghi comunicativi &#8211; \u00e8 una vera e propria esperienza, di cui gli utenti fanno parte, nella quale vivono.<\/p>\n<p>Anche qui occorre fare ribadire una precisazione; quando parliamo di esperienza in riferimento ai mondi digitali (come per qualsiasi altro mezzo di comunicazione) non intendiamo dire semplicemente che in essa si \u201cfa qualcosa\u201d. Se portassimo avanti questo \u2013 per altro banale \u2013 pensiero cadremmo in diversi errori. Sicuramente in un primo (quasi\u2026primordiale) errore di metodo: l\u2019errore del considerare i mondi digitali come strumenti che servono per comunicare dei dati, per navigare su internet, per scaricare una determinata applicazione mobile.<\/p>\n<p>Appare ovvio come, considerando i mondi digitali in questo modo, venga tradito il principio teorico-pratico fondamentale che dovrebbe regolare ogni nostro corretto agire educativo separando la dimensione teorica (le cose che si devono trasmettere nella comunicazione) da quella pratica (lo strumento utile per comunicare).<\/p>\n<p>Oltre a questi due \u201cpeccati originali\u201d, ne possiamo individuare un terzo: quello di con- siderare la comunicazione che avviene nei mondi digitali come un semplice passaggio di informazioni attraverso un canale.<\/p>\n<p>Appare scontato come questa interpretazione della comunicazione abbia fatto decisamente il suo tempo, e che molto oltre venga a trovarsi attualmente la discussione in merito alla concezione della comunicazione stessa. Non essendo la comunicazione semplice passaggio di informazioni, appare chiaro che, al contrario, essa realizzi all\u2019interno di uno strumento specifico un vero incontro tra persone che attivavo processi comunicativi; processi attraverso i quali non solo vengono trasmessi dei dati contenutistici ma, soprattutto, viene creata una situazione di \u201ccomunicazione-comunione\u201d.<\/p>\n<p>Permettetemi una ultima considerazione. Quello che appare chiaro da quello che abbiamo fin qui espresso, e che non dobbiamo sottovalutare, \u00e8 che quando viviamo in un luogo nuovo, necessariamente il nostro \u201ccorpo sociale\u201d assume un carattere differente, peculiare, in qualche modo modificato (anche se non deterministicamente) dalle strutture, dai livelli di interazione, dalla fisionomia reticolare della comunicazione, tipica dei luoghi stessi.<\/p>\n<p>Per concretizzare ulteriormente possiamo dire che una famiglia che non vive anche su internet, \u00e8 diversa (in termini di realizzazione delle relazioni e della socialit\u00e0) dalla stessa famiglia che utilizza internet come luogo di esperienza sociale.<\/p>\n<p>Definire i mondi digitali come luoghi di esperienza sociale, ha chiaramente conseguenze importanti, soprattutto in termini pedagogici. Come punto di partenza ci basti lasciarci sollecitare dall\u2019imperativo categorico di \u201cesserci con responsabilit\u00e0\u201d che deriva dalla consapevolezza dello spessore sociale e relazionale dei mondi digitali.<\/p>\n<p>Esserci con responsabilit\u00e0 poi richiede particolari attenzioni, alcune condivisibili con altri ambiti educativi (ad esempio quello scolastico), altre peculiari all\u2019ambiente famigliare.<br \/>\nNon potendo soffermarci su tutti i dettagli (per i quali vi rimando a letture ed approfondimenti specifici) ci basti ribadire la necessit\u00e0 del fondamento educativo sul quale dobbiamo poggiare tutte la nostra vita famigliare, vita vissuta sia \u201coff\u201d che \u201con line\u201d.<\/p>\n<p>In questi spazi vitali, che abbiamo delineato \u201cluogo dell\u2019esistenza\u201d pi\u00f9 che come luogo di comunicazione, i soggetti comunicativi ritrovano una possibilit\u00e0 di crescita personale e sociale. Essi diventano cos\u00ec luoghi pedagoghi, capace di specifiche potenzialit\u00e0 educative anche all\u2019interno del contesto famigliare.<\/p>\n<p>Non solo nel senso della palese emergenza educative che questi nuovi mondi digitali richiedono nei confronti dell\u2019educazione dei figli, ma anche \u2013 e soprattutto \u2013in riferimento alla \u201cvita educate\u201d, matura dal punto di vista umano e religioso che ogni famiglia \u00e8 chiamata a sperimentare.<\/p>\n<p>Volenti o nolenti, tale vita non \u00e8 separate dalle sue espressioni digitali all\u2019interno dei mondi neomediali, ma \u00e8 la stessa vita. Una vita che chiede di essere vissuta in modo significativo, pedagogicamente \u201cpesante\u201d e soprattutto consapevole delle nuove frontiere nelle quali si trova a sperimentare la \u201cgioia\u201d della vita umana, anche quella religiosa.<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>. \u00abIn questo mondo, i media possono aiutare a farci\u00a0sentire pi\u00f9 prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unit\u00e0 della famiglia umana che\u00a0spinge alla solidariet\u00e0 e all\u2019impegno serio per una vita\u00a0pi\u00f9 dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere pi\u00f9\u00a0vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere pi\u00f9\u00a0uniti. I muri che ci dividono possono essere superati<\/p>\n<p>solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare\u00a0gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le\u00a0differenze attraverso forme di dialogo che ci\u00a0permettano di crescere nella comprensione e nel\u00a0rispetto. La cultura dell\u2019incontro richiede che siamo<\/p>\n<p>disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli\u00a0altri. I media possono aiutarci in questo,\u00a0particolarmente oggi, quando le reti della\u00a0comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi\u00a0inauditi. In particolare internet pu\u00f2 offrire maggiori\u00a0possibilit\u00e0 di incontro e di solidariet\u00e0 tra tutti, e questa\u00a0\u00e8 una cosa buona, \u00e8 un dono di Dio.\u00bb (Francesco, 48\u00b0\u00a0G.M. delle Comunicazioni Sociali, 24.1.2014).<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>.\u00a0\u00abOggi i media pi\u00f9 moderni, che soprattutto per i\u00a0pi\u00f9 giovani sono ormai irrinunciabili, possono sia\u00a0ostacolare che aiutare la comunicazione in famiglia e tra\u00a0famiglie. La possono ostacolare se diventano un modo\u00a0di sottrarsi all\u2019ascolto, di isolarsi dalla compresenza\u00a0fisica, con la saturazione di ogni momento di silenzio e\u00a0di attesa disimparando che \u00abil silenzio \u00e8 parte integrante<\/p>\n<p>della comunicazione e senza di esso non esistono parole\u00a0dense di contenuto\u00bb (Benedetto XVI, Messaggio per la\u00a046\u00aa G.M. delle Comunicazioni Sociali, 24.1.2012). La\u00a0possono favorire se aiutano a raccontare e condividere,\u00a0a restare in contatto con i lontani, a ringraziare e\u00a0chiedere perdono, a rendere sempre di nuovo possibile\u00a0l\u2019incontro. Riscoprendo quotidianamente questo centro\u00a0vitale che \u00e8 l\u2019incontro, questo \u201cinizio vivo\u201d, noi\u00a0sapremo orientare il nostro rapporto con le tecnologie,\u00a0invece che farci guidare da esse. Anche in questo\u00a0campo, i genitori sono i primi educatori. Ma non vanno\u00a0lasciati soli; la comunit\u00e0 cristiana \u00e8 chiamata ad\u00a0affiancarli perch\u00e9 sappiano insegnare ai figli a vivere\u00a0nell\u2019ambiente comunicativo secondo i criteri della\u00a0dignit\u00e0 della persona umana e del bene comune.\u00bb (Francesco, Messaggio per la 49\u00b0 G.M. delle\u00a0Comunicazioni Sociali, 23.1.2015).<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>.\u00a0Social network e formazione religiosa. Una guida\u00a0pratica, San Paolo ed, 2014.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[954],"fascicolo":[228],"class_list":["post-2193","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-paolo-padrini","fascicolo-ottobre-2015"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Mondo digitale ed educazione famigliare<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Paolo Padrini, pubblicato nel numero di Ottobre 2015. 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