{"id":2166,"date":"2015-06-01T12:00:00","date_gmt":"2015-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2166"},"modified":"2026-04-12T18:26:29","modified_gmt":"2026-04-12T16:26:29","slug":"welfare-e-religioni","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2015\/giugno\/welfare-e-religioni\/","title":{"rendered":"Welfare e religioni"},"content":{"rendered":"<p>Lo scopo del presente articolo \u00e8 analizzare come le diverse religioni possono influire sui diversi modelli di stato assistenziale.<br \/>\nOccorre premettere una osservazione: a prima vista, non sembra che sia cos\u00ec determinante la componente derivante dalle varie fedi per spiegare le diverse forme di welfare state, oggi. Ad esempio, la cattolica Italia e la cattolica, certamente pi\u00f9 secola-rizzata, Francia hanno modelli assistenziali profondamente diversi, sia qualitativamente che quantitativamente. Stesso risultato lo possiamo avere confrontando gli USA e il Canada, dove le tradizioni religiose originarie non sono cos\u00ec dissimili, ma dove, ad esempio, i modelli sanitari e universitari sono lonta-nissimi tra di loro. Ancora pi\u00f9 marcate sono le differenze nei paesi dove esiste una maggio-ranza islamica nella popolazione.<br \/>\nSenza contare come, all&#8217;interno di un medesimo Stato, le situazioni riscontrabili sono spesso lontanissime tra di loro.<br \/>\nI fattori che differenziano, quindi, i vari modelli possono essere pi\u00f9 facilmente riscontrabili nella concreta storia del paese, nella sua evoluzione politica, nello specifico pensiero costituzionale1, nel modo in cui si sono vissuti determinati shock economici, politici e di superamento o inasprimento delle diseguaglianze.<br \/>\nIn ogni caso, \u00e8 interessante far emergere le dimensioni tendenziali attraverso cui si pu\u00f2 declinare il rapporto tra religioni e sistema di sicurezza sociale, studiare come le confessioni religiose influenzino la definizione e l&#8217;implementazione delle politiche sociali. Andrea Bassi propone cinque punti di analisi:<br \/>\n1. i principi e le norme (precetti) morali della dottrina religiosa<br \/>\n2. le opere e i servizi, gestiti direttamente da istituzioni religiose<br \/>\n3. i partiti politici di ispirazione religiosa<br \/>\n4. l&#8217;opinione pubblica della popolazione (cittadinanza)<br \/>\n5. i rapporti tra la chiesa e le istituzioni statali<br \/>\nIn questo contributo mi propongo di presentare alcune linee riguardanti il cristianesimo e l&#8217;islam, soprattutto per ampliare il primo dei cinque punti proposti.<\/p>\n<p><strong>Il cristianesimo e il welfare<\/strong><br \/>\nCosa dice il Vangelo per delineare le linee guida per il welfare?<br \/>\nTre pagine sono altamente significative nei detti di Ges\u00f9 per rispondere a tale domanda. La prima \u00e8 Matteo 20,1-16, la parabola degli operai inviati a lavorare nella vigna. Ci sono moltissimi elementi da tenere profondamente monitorati, leggendo nel vignaiolo una rappresentazione dello stato:<br \/>\na) il vignaiolo \u00e8 come ossessionato nell\u2019offrire a tutti coloro che incontra la possibilit\u00e0 di lavorare nella sua vigna.<br \/>\nb) Il suo agire ha, quindi, come finalit\u00e0 il coinvolgimento del pi\u00f9 alto numero possibili di persone nella sua attivit\u00e0 per una vita dignitosa.<br \/>\nc) A tutti \u00e8 dato un denaro, cifra sufficiente e necessaria per una vita lontana dalla povert\u00e0, indipendente-mente dal numero di ore lavorate.<br \/>\nd) Il dipendente, che ha lavorato tutta la giornata e va a ricevere la paga, ha il problema di non capire la felicit\u00e0 che si \u00e8 creata. Non riesce a condividere il bene ed \u00e8 roso dall\u2019invidia.<br \/>\ne) E cos\u00ec non capisce la bont\u00e0 del padrone, il bene che il padrone crea e desidera creare.<br \/>\nLa seconda pagina \u00e8 Lc 16, 1-13, intitolata spesso come\u00a0<em>La parabola del manager disonesto<\/em>. Questi versetti hanno avuto moltissime letture; il loro nucleo interpretativo \u00e8 da cercare nel motivo per cui il padrone loda il suo amministratore: approva la prudenza con cui fa uso dei beni che amministrava per far fronte al suo futuro, nel quale si sta aprendo una gravissima crisi, cio\u00e8 il restare senza lavoro con l\u2019incapacit\u00e0 di trovarne altri. L\u2019amministratore insegna ai cristiani che \u00e8 una grazia poter gestire dei beni, perch\u00e9 consente di garantirsi il futuro, il pieno rapporto con Dio. Questa parabola ci mostra che il fine delle ricchezze non \u00e8 la loro crescita, ma il loro essere a servizio della felicit\u00e0 pi\u00f9 piena dell\u2019uomo e dei pi\u00f9 poveri.<br \/>\nLa terza pagina \u00e8 ancora in Luca, in 16,19-31, la celeberrima parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone. Uno dei temi centrali della parabola \u00e8 la conversione, la\u00a0<em>metanoia<\/em>. La dannazione dei ricchi non \u00e8 inevitabile. Occorre un cambiamento di vita, possibile grazie all\u2019ascolto della Parola rivelata, compiutasi nella persona di Ges\u00f9. Il contesto di tutto il capitolo 16 ci porta a capire che la vera conversione non sta solo nello sbarazzarsi dei beni, ma nel non avere amore per il denaro, come i farisei. Occorre amare, occorre praticare la carit\u00e0, nel desiderio di mitigare le sofferenze dei poveri. Occorre farseli amici, perch\u00e9 essi introducano altri nelle dimore eterne. Qui ha fallito il ricco, ora escluso dall\u2019abbraccio di Abramo. Occorre tener insieme, nella vita presente, l\u2019ascolto di Dio, la prospettiva finale della nostra vita e la presenza dei poveri come persone da amare. Il fine delle ricchezze appare, in questi versetti evangelici, come il poter mostrare che davvero la comunit\u00e0 dei credenti in Ges\u00f9 \u00e8 la comunit\u00e0 escatologica, quella della fine dei tempi: l\u2019Antico Testamento, infatti, aveva profetizzato che, all\u2019arrivo del Messia, non ci sarebbero stati pi\u00f9 i poveri e che tutti si sarebbero riconosciuti figli di Abramo, cio\u00e8 fratelli amati da Dio.<br \/>\nE\u2019 il senso di pagine molto significative che troviamo in Atti che parlano dell&#8217;uso delle ricchezze e dell&#8217;assenza dei poveri: in particolare i sommari dei capitoli 2 e 4 non sono esposizione di un ideale o di una utopia, ma il desiderio di annunciare il compimento di alcune promesse bibliche.<br \/>\nIl ruolo, quindi, che pu\u00f2 giocare la Chiesa nel mondo \u00e8 ricordare che ogni potere non pu\u00f2 mai assolutizzare se stesso perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un unico Signore che ha vinto tutte le potest\u00e0 e le potenze del mondo e che chiede di ricordarsi dei poveri.<br \/>\nIn particolare in ambito cattolico, \u201cl\u2019opera e l\u2019annuncio del vangelo, che nella liturgia eucaristica pretendono di avere piena attualit\u00e0, confortano, ampliano o inseriscono senza sconti nella forma della citt\u00e0 una dinamica che sconfigge le pretese assolute di ciascun potere. L\u2019opera e la parola che prorompono nella celebrazione eucaristica radicalizzano e pretendono di conferire forza ulteriore e incommensurabile a un carattere \u2013 pluriforme o meglio ancora: poliarchico ed eterarchico \u2013 che Agostino aveva gi\u00e0 colto presente nella\u00a0<em>civitas romana<\/em>\u00a0e, concretamente, in Roma\u201d.<\/p>\n<p><strong>Islam e welfare<\/strong><br \/>\nNella rivelazione islamica l&#8217;elemosina costituisce uno dei pilastri della vita di fede. \u201cNel sistema ridistributivo proposto dall&#8217;Islam, la zak\u00e2t, gestita a livello statale o di associazioni caritative locali, \u00e8 considerata da sempre come il principale strumento operativo. L&#8217;Islam considera la societ\u00e0 un sistema cooperativo in cui l&#8217;individuo, agente responsabile, una volta soddisfatti i propri bisogni, si prende cura di quelli degli altri, secondo le proprie capacit\u00e0. Storicamente istituti come la zak\u00e2t (elemosina legale), la sadaqa (elemosina volontaria), il waqf (fondazione pia) hanno contribuito in maniera considerevole alla conservazione della religione e al benessere economico della comunit\u00e0\u201d.<br \/>\nI testi del Corano che parlano di elemosina sono molti e gli studiosi amano ordinarli secondo la loro datazione cronologica (ipotetica). Li elencher\u00f2, invece, secondo l&#8217;ordine in cui compaiono nel testo rivelato.<br \/>\nII, 219 E ti chiedono: \u201ccosa dobbiamo dare in elemosina?\u201d D\u00ec: \u201cIl sovrappi\u00f9\u201d.<br \/>\nII, 271 Se lasciate vedere le vostre elargizioni, \u00e8 un bene; ma \u00e8 ancora meglio per voi se segretamente date ai bisognosi; ci\u00f2 espier\u00e0 una parte dei vostri peccati.<br \/>\nIX, 60 Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per la lotta sul sentiero di Allah e per il viandante.<br \/>\nXIII, 22 coloro che perseverano nella ricerca del Volto del loro Signore, assolvono l&#8217;orazione, danno pubblicamente o in segreto di ci\u00f2 di cui li abbiamo provvisti e respingono il male col bene.<br \/>\nXVI, 75 loda l&#8217;uomo con notevoli risorse che fa elemosine in pubblico o in privato (cos\u00ec come XXXV, 29).<br \/>\nXXII, 41 Essi sono coloro che quando diamo loro potere sulla terra, assolvono l&#8217;orazione, versano la decima, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ci\u00f2 che \u00e8 riprovevole.<br \/>\nXCIII, 6-11 si spinge i fedeli a donare ai poveri, agli orfani e ai derelitti.<br \/>\nLa valutazione di questi brani del Corano non pu\u00f2 che avvenire dentro una cornice complessiva che tenga conto della cosiddetta economia islamica. L&#8217;Islam racchiude principi economici in grado di influenzare la vita degli individui e degli stati, anche se al suo interno non vi sono che principi generici. \u201cEssi vietano ogni tipo di guadagno smodato, l&#8217;usura, raccomandano di consacrare parte del gettito fiscale raccolto al soccorso degli indigenti, al riscatto dei prigionieri e ad\u00a0altri fini caritatevoli. L&#8217;ideale di giustizia sociale proposto non contempla affatto l&#8217;eliminazione delle differenze sociali, percepite come naturali e volute da Dio. Si tratta di reciproci aiuti all&#8217;interno della comunit\u00e0 a cui ciascuno contribuisce in proporzione al proprio reddito. Nei testi dell&#8217;Islam classico il massimo esempio di giustizia sociale aveva le caratteristiche di uno stato diretto dai principi rivelati da Dio, in cui i pi\u00f9 fortunati donavano parte dei propri beni a beneficio dei pi\u00f9 poveri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Piccola conclusione<\/strong><br \/>\nIl contributo che le religioni possono dare allo Stato e al welfare \u00e8 l&#8217;attenzione alla persona, in particolare ai pi\u00f9 poveri, suscitando strutture concrete e responsabilit\u00e0 sia individuale che collettiva, smascherando i poteri che soggiogano e tengono schiavi.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[937],"fascicolo":[224],"class_list":["post-2166","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-matteo-prodi","fascicolo-giugno-2015"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Welfare e religioni<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Matteo Prodi, pubblicato nel numero di Giugno 2015. 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