{"id":2155,"date":"2015-02-01T12:00:00","date_gmt":"2015-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2155"},"modified":"2026-04-12T18:18:27","modified_gmt":"2026-04-12T16:18:27","slug":"della-ragion-di-stato-1589","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2015\/febbraio\/della-ragion-di-stato-1589\/","title":{"rendered":"Della ragion di stato (1589)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Della religione<\/strong><br \/>\nEgli e\u0300 cosa certissima, che ne\u2019 tempi eroici i prencipi avevano cura delle cose sacre, come insegna Aristotele, non perche\u0301 essi sacrificassero (benche\u0301 Matusalem era insieme, e re e sacerdote) ma affinche\u0301 con l\u2019aiuto loro i sacrificii fossero celebrati magnificamente, e\u2019l medesimo Aristotele dice, ch\u2019egli e\u0300 cosa conveniente a\u2019 supremi magistrati il sacrificare alla grande e con magnificenza. I Romani non trattavano d\u2019impresa ne\u0301 di negotionissunopublico, che prima non deliberassero della procuratione de\u2019 prodigii e del placar l\u2019ira degli dei, o di conciliarsi la lor gratia, o di ringratiarli de\u2019 beneficii; tenevano finalmente la religione per un capo principale del lor governo ne\u0301 comportavano che in modo alcuno fosse alterata, nonche\u0301 violata. Diotimo scrive esser necessarie al re tre cose: pieta\u0300, giustitia e militia; la prima, per la perfettione di se stesso, la seconda, per contener in ufficio i suoi, la terza, per tener lontani i nemici; et Aristotele conseglia anco il tiranno a fare ogni cosa per esser stimato religioso e pio: prima, perche\u0301 i sudditi, tenendolo in tal concetto, non averanno paura d\u2019essere iniquamente trattati da quel ch\u2019essi stimano riverir gli dei, appresso, perche\u0301 si guardaranno di sollevarsi e di dar disturbo a colui, ch\u2019essi pensano esser caro agli dei. Ma egli e\u0300 difficile, che chi non e\u0300 veramente religioso, sia stimato tale, poiche\u0301 non e\u0300 cosa, che manco duri, che la simulatione. Deve dunque il prencipe, di tutto cuore, umiliarsi innanzi la Divina Maesta\u0300, e da lei riconoscere il regno e l\u2019obedienza de\u2019 popoli, e quanto egli e\u0300 collocato in piu\u0300 sublime grado sopra gli altri, tanto deve abbassarsi maggiormente nel cospetto di Dio, non metter mano a negotio, non tentar impresa, non cosa nissuna, ch\u2019egli non sia sicuro esser conforme alla legge di Dio. Il perche\u0301 l\u2019istesso Dio commanda al re, che abbia presso di se\u0301 copia della sua santa legge, e che l\u2019osservi sollecitamente, con parole che, per esser di somma importanza, non mi sara\u0300 cosa grave il metterle qui. Dice dunque,<em>\u00a0Postquam autem sederit in solio Regni sui, describet sibi Deuteronomium legis huius in volumine, accipiens exemplum a sacerdotibus Leviticae Tribus; et habebit secum, leget-que illud omnibus diebus vitae suae, ut discat timere Dominum Deum suum, et custodire verba et ceremonias eius, quae in lege precepta sunt, ne elevetur cor eius in superbiam super fratres suos, neque declinet in partem dexteram, vel sinistram, ut longo tempore regnet ipse, et filius suus super Israel.<\/em><\/p>\n<blockquote><p><strong>Della ragioni di stato<\/strong><br \/>\nlibri dieci<br \/>\ndi\u00a0<strong>Giovanni Botero<\/strong>\u00a0benese<br \/>\nin Venetia, appresso i Gioliti<br \/>\nM. D. LXXXIX (1589)<\/p><\/blockquote>\n<p>Per lo che sarebbe necessario, che il prencipe non mettesse cosa nissuna in deliberatione nel conseglio di Stato, che non fosse prima ventillata in un conseglio di conscienza, nel quale intervenissero dottori eccellenti in teologia et in ragione canonica, perche\u0301 altramentecaricara\u0300 la conscienza sua, e fara\u0300 delle cose che bisognera\u0300 poi disfare, se non vorra\u0300 dannare l\u2019anima sua e de\u2019 successori. Ne\u0301 cio\u0300 deve parer cosa strana, perche\u0301, se i Romani non tentavano cosa veruna senza il parere e l\u2019approbatione degli auspici e degli auguri, se il Turco non si muove a far guerra, ne\u0301 altra cosa d\u2019importanza, senza consultarla col Mutfli et averne il suo giudicio in iscritto, perche\u0301 deve il prencipe cristiano chiuder la porta del suo conseglio secreto all\u2019Evangelio et a Cristo? E drizzare una ragione di Stato contraria alla legge di Dio, quasi altare contra altare? O come puo\u0300 sperare, che le cose li debbano succeder felicemente, se le ha consultate senza rispetto alcuno verso l\u2019autore della felicita\u0300? Chi fu mai, o piu\u0300 religioso, o piu\u0300 felice nelle guerre, di Constantino Magno, che metteva ogni sua fidanza nella croce? Di Teodosio (scrive Niceforo) ch\u2019egli ottenne molte vittorie piu\u0300 presto coi fervore dell\u2019oratione, che col valore de\u2019 soldati. La grandezza de\u2019 prencipi d\u2019Austria non e\u0300 nata altronde, che dalla loro eccellente pieta\u0300; con cio\u0300 sia che si legge che, essendo a caccia con una gran pioggia, Rodolfo conte d\u2019Auspurg s\u2019incontro\u0300 in un sacerdote, che per cola\u0300 solo caminava, et avendo richiesto dove andasse, e qual fosse la cagione di viaggio si\u0300 importuno, rispose che se ne andava a portare il santissimo viatico ad un infermo: smonto\u0300 incontanente Rodolfo et adorando umilmente Gesu\u0300 Cristo nascosto sotto la spetie e la forma del pane, mise il suo ferarolo su le spalle al sacerdote, accio\u0300 che la pioggia non lo gravasse tanto, e con maggior decenza portasse l\u2019ostia sacrosanta. Il buon sacerdote, ammirando, e la cortesia e la pieta\u0300 del conte, gli rese gratie immortali e supplico\u0300 Sua Divina Maesta\u0300, che ne\u2019l remeritasse con l\u2019abbondanza delle gratie sue: (cosa mirabile) fra poco tempo Rodolfo di conte divenne imperatore, i suoi successori arciduchi d\u2019Austria, prencipi de\u2019 Paesi Bassi, regi di Spagna con la monarchia del Mondo Nuovo, signori d\u2019infiniti stati e di paesi im- mensi. I Carleschi acquistarono il regno di Francia con la prottettione e col favore prestato alla religione et al vicario di Cristo. I Chiappetteschi ottennero il medesimo regno con l\u2019istesso mezo della pieta\u0300. La religione e\u0300 fondamento d\u2019ogni prencipato, perche\u0301, venendo da Dio ogni podesta\u0300, e non si acquistando la gratia e\u2019l favor di Dio altramente, che con la religione, ogni altro fondamento sara\u0300 rovinoso. La religione rende il prencipe caro a Dio; e di che cosa puo\u0300 temer chi ha Dio dalla sua? E la bonta\u0300 d\u2019un prencipe e\u0300 spesse volte cagione delle prosperita\u0300 de\u2019 popoli.<br \/>\nMa perche\u0301 bene spesso Dio permette, e le disdette e le morti de\u2019 prencipi, e le rivolutioni degli Stati, e le rovine delle citta\u0300 per li peccati de\u2019 popoli, e perche\u0301 cosi\u0300 conviene per la gloria, e\u2019lservitio di Sua Maesta\u0300, deve il re usare ogni studio, e diligenza per introdurre la religione e la pieta\u0300 e per accrescerla nel suo Stato. A questo effetto Guglielmo duca di Normandia, avendo acquistato il regno d\u2019Inghilterra, per stabilirvisi, e fermarvi bene il piede fece ragunare in Vintona, con l\u2019autorita\u0300 di Alessandro II, un gran sinodo. Quivi procuro\u0300 egli, che fossero riformati, con ottime leggi, i costumi guasti del clero e del popolo, e messo buonissimo ordine alle cose della religione e del culto divino. [Fece il medesimo Arrigo secondo nella citta\u0300 di Castel per riordinare l\u2019Irlanda da lui acquistata.] Ne\u2019 tempi di Arnolfo imperatore e ne\u2019 seguenti anni, mancata, e per lo mal essempio e per colpa degl\u2019imperatori, ch\u2019erano insolentissimi verso la Chiesa, la religione, manco\u0300 insieme ogni virtu\u0300 e l\u2019Italia fu depredata da\u2019 Saraceni e rovinata finalmente da\u2019 barbari, sino a tanto, che Sergio II, che fu di vita santissima e d\u2019animo religiosissimo, et Enrico II imperatore, che fu di gran valore in guerra e di non minor pieta\u0300 in ogni parte della vita, rallumarono il mondo e ridussero la Chiesa nel suo antico splendore: perche\u0301 la religione e\u0300 quasi madre d\u2019ogni virtu\u0300, rende i sudditi obedienti al suo prencipe, coraggiosi nell\u2019imprese, arditi ne\u2019 pericoli, larghi ne\u2019 bisogni, pronti in ogni necessita\u0300 della republica, con cio\u0300 sia che sanno, che, servendo il prencipe, fanno servitio a Dio, di cui egli tiene il luogo.<\/p>\n<p><strong>Modi di propagar la religione<\/strong><br \/>\nE\u0300 di tanta forza la religione ne\u2019 governi, che senza essa ogni altro fondamento di Stato vacilla: cosi\u0300 tutti quelli quasi, che hanno voluto fondare nuovi imperii, hanno anco introdotto nuove sette o innovato le vecchie, come ne fan fede Ismaelle re di Persia, e\u2019lSeriffo re di Marocco, Luigi prencipe di Conde, Gaspar da Colligniarmiraglio di Francia, e Guglielmo di Nassau, che per via d\u2019eresie hanno messo scandalo nella fede e perturbato la cristianit\u00e0\u0300.<br \/>\nMa, tra tutte le leggi, non ve n\u2019e\u0300 alcuna piu\u0300 favorevole a prencipi, che la cristiana, perche\u0301 questa sottomette loro non solamente i corpi e le facolta\u0300 de\u2019 sudditi, dove conviene, ma gli animi ancora e le conscienze, e lega non solamente le mani, ma gli affetti ancora et i pensieri, e vuole, che si obediscaa\u2019prencipi discoli, no che a\u2019 moderati, e che si patisca ogni cosa per non perturbar la pace: e non e\u0300 cosa alcuna, nella quale disoblighi il suddito dall\u2019obedienza debita al prencipe, se non e\u0300 contra la legge della natura o di Dio; et in questi casi vuole, che si faccia ogni cosa, prima che si venga a rottura manifesta, di che diedero grande essempio i cristiani nella primitiva Chiesa, con cio\u0300 sia che, se bene erano perseguitati e con ogni crudelta\u0300 tormentati, nondimeno non si legge, che si ribellassero mai dall\u2019imperio o si rivoltassero contra i lor prencipi: pativano le ruote, e\u2019l ferro e\u2019l fuoco, l\u2019immanita\u0300 e la rabbia, e de\u2019 tiranni e de\u2019 carnefici, per la pace publica. Ne\u0301 si deve stimare, che cio\u0300 avvenisse, perche\u0301 non avessero forze, con cio\u0300 sia che le legioni intiere gettavano l\u2019armi e si lasciavano crudelmente stratiare, e, quel che e\u0300 di non minor meraviglia, con tutto cio\u0300 pregavano cotidianamente Dio per la conservatione dell\u2019imperio romano. E ne\u2019 tempi nostri noi veggiamo, che i cattolici sono stati per tutto oppressi dagli eretici in Scotia, in Inghilterra, in Francia, in Fiandra et in molte parti d\u2019Allemagna, il che e\u0300 inditio della verita\u0300 della fede cattolica, che rende i sudditi obedienti al prencipe, e lega loro la conscienza, e li fa desiderosi di pace, e nemici di rumore e di scandali. Ma Lutero, e Calvino, e gli altri, allontanandosi dalla verita\u0300 evangelica, seminano per tutto zizanie e revolutioni di Stati e rovine di regni. Ora, essendo tanta l\u2019importanza della religione per lo felice governo e per la quiete degli Stati, deve il prencipe favorirla, e con ogni suo studio dilatarla. E prima conviene, ch\u2019egli schivi gli estremi, che sono la simulatione e la superstitione: quella, perche\u0301 (come ho gia\u0300 detto) non puo\u0300 durare e, scoperta, discredita affatto il simulatore, questa, per- che\u0301 porta seco disprezzo: sia sodamente religioso contra la fittione e saviamente pio contra la superstitione. Dio e\u0300 verita\u0300, e vuol essere con verita\u0300 e con schiettezza d\u2019animo adorato.<br \/>\nSupposto questo fondamento, presti il debito onore al vicario di Cristo et a\u2019 ministri delle cose sacre, e ne dia essempio agli altri, persuadendosi, che non e\u0300 cosa piu\u0300 sciocca, ne\u0301 che arguisca maggior vilta\u0300 d\u2019animo, che l\u2019attaccarsi co\u2019 pontefici e con le persone religiose; con cio\u0300 sia che, se tu gli onori per rispetto di Dio (di cui tengono il luogo) sei empio, se non cedi loro, se non gli onori per rispetto di Dio, ma per qualche loro qualita\u0300, sei scempio. Non si puo\u0300 in questa parte a bastanza lodare Ferrante Cortese, conquistatore della nuova Spagna, perche\u0301 questo eccellentissimo personaggio, con l\u2019incredibile riverenza ch\u2019egli portava a\u2019 sacerdoti et a\u2019 religiosi, mise in sommo credito e pregio la fede e la religione cristiana in quei paesi, e l\u2019essempio suo ha avuto tanta forza, che sin al di\u0300 d\u2019oggi non e\u0300 luogo al mondo dove il clero sia piu\u0300 rispettato, e le persone religiose piu\u0300 riverite, che nella nuova Spagna. E non e\u0300 possibile, che stimi la religione, chi non fa conto de\u2019 religiosi, perche\u0301 come potrai onorare la religione, che tu non vedi, se non fai stima de\u2019 religiosi, che tu hai innanzi gl\u2019occhi?<br \/>\nFaccia scelta delle persone religiose d\u2019eccellente dottrina e virtu\u0300, e mettale in tutto quel credito appresso il popolo, ch\u2019egli potra\u0300, con udirli spesso, se sono predicatori, col valersi della lor prudenza se son persone di gran pratica, col intervenire a\u2019 divini officii nelle chiese i cui ministri sono di buon essempio, con onorarli talora della sua tavola, col domandare il loro avviso sopra qualche cosa, col rimetter loro qualche sorte di memoriali o di suppliche pertenenti alla conscienza o a l\u2019a-iuto de\u2019 poveri o di qualche altra opera pia, col dar loro finalmente materia et occasione d\u2019essercitare a beneficio commune i loro talen\u001fti.<br \/>\nE perche\u0301 grandissima parte dell\u2019aiuto spirituale de\u2019 popoli depende da\u2019 predicatori, procuri sollecitamente d\u2019averne copia e di mettere in credito, non quei che con una certa forma di parlar fiorita e vaga, ma infruttuosa e vana, fanno ufficio di trattenitori anziche\u0301 di predicatori, ma quelli che, sprezzando cotale maniera di dire pomposa e quasi sfacciata, spi- rano nella loro predicatione, e quasi infondono negli animi degli uditori spirito e verita\u0300, riprendono i vitii, detestano i peccati, infiammano gli animi d\u2019amor di Dio, predicano final- mente non se stessi, ma Gesu\u0300 Cristo<em>\u00a0et hunccrucifixum<\/em>.<br \/>\nNon permetta, che le persone ecclesiastiche siano per la lor mendicita\u0300 disprezzabili, perche\u0301 non e\u0300 cosa, che avvilisca piu\u0300 la religione e\u2019l culto di Dio presso al volgo, che la necessita\u0300 e la miseria de\u2019 ministri di lei.<br \/>\nUsi magnificenza nelle fabriche delle chiese e stimi cosa piu\u0300 degna d\u2019un prencipe cristiano il ristorar le chiese antiche, che il fabricar le nuove: perche\u0301 la riparationesara\u0300 sempre opera di pieta\u0300, ma nelle fabriche nuove si nasconde spesso e si annida la vanagloria.<br \/>\nAiuti finalmente il culto del suo creatore in tutti quei modi che potra\u0300. David, in mezo delle guerre, apparecchio\u0300 tutto il necessario per la fabrica di un tempio magnificentissimo, procuro\u0300, che si riducesse a miglior forma il servitio del tabernacolo, miglioro\u0300 et accrebbe d\u2019istrumenti e di numero di voci l\u2019officio divino. Carlo Magno condusse, per gli officii sacri, musici eccellenti sin da Roma, il medesimo diede ordine, che si cercassero diligentemente i sermoni de\u2019 Santi Padri, e le vite degli antichi martiri, e si divolgassero, egli diede commodita\u0300 a Paolo Diacono di scrivere i gesti de\u2019 santi et ad Isuardo di far il suo<em>\u00a0Martirologio<\/em>, e Constantino Magno, per illustrare la religione, diede ordine, che a spese sue si raccogliessero i libri dispersi per le persecutioni passate e si facessero copiosissime librarie.<br \/>\nMa, quanto al reggimento, lasci liberalmente a\u2019 prelati il giudicio della dottrina e l\u2019indrizzo de\u2019 costumi e tutta quella giurisdittione, che\u2019l buon governo dell\u2019anime ricerca, et i canoni e le leggi loro concedono; e ne promuova egli per ogni via l\u2019essecutione, or con l\u2019autorita\u0300, or con la potesta\u0300, or col denaro, or con l\u2019opera: perche\u0301, quanto i sudditi saranno piu\u0300 costumati e piu\u0300 ferventi nella via di Dio, tanto si mostrarannopiu\u0300 trattabili et ubidienti al suo prencipe.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Nota esplicativa di Luigi Firpo<\/strong><br \/>\nSviluppando l&#8217;abbozzo delineato sei anni prima con il\u00a0<em>De regia sapientia<\/em>, l&#8217;opera tentava di dare una risposta al problema politico centrale della Controriforma, la crisi aperta dal machiavellismo con il dissociare la politica dalla morale e con il ridurre la religione a strumento del potere. Tesi centrale \u00e8 la restaurazione dei trascendenti valori dell&#8217;etica rivelata, con preminenza assoluta sulle istanze della politica; ma, per dare maggiore efficacia ai suoi richiami alla pura coscienza e al timor di Dio, il B. finisce con l&#8217;asserire che solo la rettitudine e la religiosit\u00e0 assicurano il dominio felice, degradando cos\u00ec sul piano del contingente vantaggio quei valori che la coscienza contemporanea rivendicava soltanto in astratto, quasi succube del fascino esercitato dal Machiavelli, ma in realt\u00e0 dominata dalle ferree istanze della volont\u00e0 di potenza e dei conflitti dinastici e confessionali. Tuttavia il successo della\u00a0<em>Ragion di Stato<\/em>, che dilag\u00f2 per decenni con frequenti ristampe italiane e reiterate versioni in spagnolo (1593), francese (1599), latino (1602) e tedesco (1657), non fu dovuto alle poche e fragili pagine dottrinali, bens\u00ec alla vasta e sistematica esposizione, che ad esse si affianca, di tutta la nuova problematica che lo Stato moderno sorgente portava con s\u00e9: esazione fiscale, organizzazione militare, commercio, industria, amministrazione della giustizia, annona, urba-nistica; meglio di qualsiasi altra opera di quell&#8217;et\u00e0, il libro del B. documenta il tipico trapasso, che allora si operava, dallo Stato patrimoniale di impronta feudale e tirannica allo Stato di &#8220;polit\u00eca&#8221;, fondato sull&#8217;amministrazione oculata, la centralizzazione livellatrice, la gerarchia burocratica, l&#8217;estinzione progressiva delle cariche ereditarie o venali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il testo \u00e8 ripreso da<br \/>\nhttp:\/\/sciencepoparis8.hautetfort.com\/medi<br \/>\na\/02\/01\/1597175066.pdf<\/p>\n<p>Nota esplicativa da:<br \/>\nhttp:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giovan<br \/>\nni-botero_(Dizionario-Biografico)\/<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[886],"fascicolo":[220],"class_list":["post-2155","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-giovanni-botero","fascicolo-febbraio-2015"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Della ragion di stato (1589)<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Giovanni Botero, pubblicato nel numero di Febbraio 2015. 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