{"id":2141,"date":"2015-02-01T12:00:00","date_gmt":"2015-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2141"},"modified":"2026-04-12T18:11:47","modified_gmt":"2026-04-12T16:11:47","slug":"gli-interessi-nazionali-e-la-nazione","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2015\/febbraio\/gli-interessi-nazionali-e-la-nazione\/","title":{"rendered":"Gli interessi nazionali e la nazione"},"content":{"rendered":"<p>1. Putin sostiene che in Ucraina difende gli interessi nazionali russi di fronte alla Nato e all\u2019UE. Per lo stesso motivo ha annesso la Crimea. La Germania di Angela Merkel fa comprendere che non rigetta a priori questo punto di vista. Si potrebbe allora parlare di Realpolitik? Comunque ci troviamo di fronte a situazioni storiche che difficilmente sono \u2018accettabili\u2019 per i teorici dei diritti umani e del diritto pubblico internazionale.<br \/>\nChi scrive \u00e8 professionalmente un etico, anche se si \u00e8 occupato pi\u00f9 volte ed a lungo di etica applicata. Questa sua posizione di par-tenza implica per\u00f2 che comunque ha poca tendenza ad analizzare i dettagli di una situa-zione concreta, oppure, possiamo dire, non ha consuetudine costante con l\u2019analisi di casestudies.<br \/>\nEppure gli \u2018interessi nazionali\u2019 sono quanto di pi\u00f9 contingente si possa immaginare ed in realt\u00e0 anche le nazioni non sono entit\u00e0 soprastoriche. In Europa molti la pensavano nel XIX e XX secolo, la nazione come entit\u00e0 \u2018metastorica\u2019, ma oggi vediamo bene che stiamo andando verso uno sgretolamento della sovranit\u00e0 nazionale, sia attraverso i trattati internazionali che attraverso la nascita di associazioni politiche di stati.<br \/>\nQueste entit\u00e0 sovranazionali nascono a causa di necessit\u00e0 che gli stati nazionali non riescono ad affrontare. Cos\u00ec a causa della guerra\/pace \u00e8 nata l\u2019Onu, in favore della salute mondiale l\u2019OMS, o di interessi pi\u00f9 estesi come l\u2019Unione Europea. Lo statuto giuridico di questa sovranazionalit\u00e0 \u00e8 molto diverso: si va dalla limitazione minima imposta da un trattato internazionale specifico a vere integrazioni politiche con un diritto comune ed una giurisdizione obbligante (l\u2019UE \u00e8 il miglior modello disponibile attualmente).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2. Ma se vogliamo andare alle radice del fenomeno \u2018nazione\u2019 (senza interessarci solo degli aspetti giuridici, pur evidentemente rilevanti) dovremmo concentrarci su di esso con estrema accuratezza. Oggi \u00e8 in voga la dottrina dell\u2019etnonazionalismo. Secondo questa dottrina l\u2019etnicit\u00e0 costituisce il criterio fondante della nazione. Il termine\u00a0<em>nativo<\/em>, ci dicono, \u00e8 la parola dalla quale deriva etimo-logicamente il termine stesso di\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nazione\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nazione<\/a>.<br \/>\nIl termine Etnia indica una comunit\u00e0 caratterizzata da omogeneit\u00e0 di<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lingua_(linguistica)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00a0lingua<\/a>, cultura, tradizioni e memorie storiche, stanziata tradizionalmente su un determinato territorio (F. Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino 2008)<br \/>\nSe dunque il concetto di etnia \u00e8 un insieme di persone che condividono in modo omogeneo la stessa cultura, lingua e tradizioni, nazione ha invece una caratterizzazione maggiormente politica.<br \/>\nLa differenza principale fra il concetto di etnia e quello di\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Razza\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">razza<\/a>\u00a0\u00e8 che l\u2019etnia si basa sulla<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Storia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00a0storia<\/a>\u00a0comune di una determinata po-polazione, resa pi\u00f9 forte dall\u2019avere una stessa religione, una stessa lingua e cultura, mentre le catalogazioni razziali sostengono di basarsi su comuni tratti fisici e genetici. Il fatto che tutte le \u2018razze\u2019 umane siano interfeconde e generino discendenza feconda \u00e8 un segno della irrilevanza delle \u2018razze\u2019 umane per un discorso globale.<br \/>\nL\u2019etnia ha spesso a che fare anche con la razza, o meglio con un insieme di caratteri razziali, cio\u00e8 ereditariamente biologici. Ma questi stessi sono il frutto di avvenimenti storici. Fondamentalmente dell\u2019isolamento di una popolazione, la quale costruisce anche la propria cultura particolare, la lingua in primo piano. Se questo processo dura a lungo abbiamo le grandi culture, come quella han\/cinese, grande sia per numero di individui (attualmente quasi il 20% della popolazione mondiale), di durata nel tempo e per costruzione di un identit\u00e0 storica forte.<\/p>\n<p>3. L\u2019organizzazione di societ\u00e0 sempre pi\u00f9 complesse \u2013 a causa di sempre maggiori interessi e necessit\u00e0 comuni \u2013 necessita di simboli che attirino le convergenze dei suoi membri e dei suoi sottogruppi. Si sacralizza la persona del capo e ancor pi\u00f9 si crea una figura collettiva che \u00e8 molto pi\u00f9 astratta della trib\u00f9. Quest\u2019ultima ha spesso origine dalla grande famiglia allargata, o si rif\u00e0 comunque ad un antenato comune, il totem. Non di rado la struttura di comando (essenzialmente funzione organizzativa) \u00e8 supportata da quella religiosa. Quanto pi\u00f9 la societ\u00e0 si organizza e si estende tanto pi\u00f9 prendono piede le ritualizzazioni e le forme giuridiche.<br \/>\nMa da un punto di vista antropologico che senso hanno queste \u2018sovrastrutture\u2019? L\u2019in-dividuo ha bisogno degli altri, i quali gli possono fornire bene e servizi all\u2019infinito, ma egli gode anche di una naturale socialit\u00e0. Testimoniano per quest\u2019ultima l\u2019alto valore morale presso i popoli primitivi ed antichi dell\u2019ospitalit\u00e0 ed anche in tutte le culture dell\u2019amicizia.<br \/>\nOra \u00e8 chiaro che gli interessi di un gruppo possono venir a collidere con quelli di un altro gruppo. E nasce la lotta, spesso continua, e quella forma di lotta collettiva organizzata che \u00e8 la guerra. Anche questa figura di interazione sociale, la guerra, \u00e8 radicata in una profonda tendenza naturale dell\u2019individuo: la protezione della propria vita, della quale fa parte l\u2019identit\u00e0 culturale. Da qui, dal fatto che l\u2019identit\u00e0 culturale \u00e8 collettiva, si giunge facilmente alla difesa della identit\u00e0 nazionale od etnica.<br \/>\nLa dipendenza dagli altri, l\u2019apertura ad essi, come la difesa da eccessi altrui nei nostri confronti sono tendenze giustificate dalle strutture bio-fisiche dell\u2019uomo. Ma, quanto pi\u00f9 ci si allontana dall\u2019istintualit\u00e0 prima (quella quasi automatica e reattiva, che esiste pur sempre anche nell\u2019uomo pi\u00f9 civilizzato) tanto pi\u00f9 \u00e8 necessaria una regolazione di tutte queste azioni che, tra l\u2019altro spesso si intrecciano. Tale regolazione non pu\u00f2 essere solo giuridica, cio\u00e8 in definitiva convenzionale e funzionale ad interessi e poteri magari contingenti. Deve essere anche morale.<br \/>\nAnche l\u2019aspetto giuridico, almeno nella mentalit\u00e0 del cittadino comune ed in quella di non pochi filosofi del diritto, deve avere una qualche base morale.<br \/>\nQuando noi per\u00f2 parliamo e di nazione e di interessi nazionali oggi siamo molto lontani dalle nozioni di base di una qualsiasi antropologia sia esse filosofica che culturale. La storia millenaria delle civilt\u00e0 complesse e la diversificazione delle civilt\u00e0 complicano infatti enormemente i fenomeni collettivi attuali.<br \/>\nSi potrebbe ipotizzare allora, che se nel passato recente, gli ultimi da due secoli, la nazione ha rappresentato almeno parzialmente il superamento degli egoismi privati, di trib\u00f9, locali, aprendo la collettivit\u00e0 ad interessi pi\u00f9 vasti, oggi invece la nazione della \u2018sovranit\u00e0 nazionale\u2019, degli \u2018interessi nazionali\u2019 \u00e8 una struttura che troppo spesso copre egoismi divenuti locali di fronte all\u2019interesse generale globalizzato.<\/p>\n<p>4. Nel suo contributo J. Ellul afferma significativamente:<\/p>\n<p><em>Also, it is ironic that the fervour for nationalism that arose in Europe in the aftermath of the 1789 and 1848 revolutions was transmitted through Western colonialism to the Arab World. The First World War triggered the Arab revolt against the Otto-man Empire and laid the foundations for the establishment of Arab identity and Arab nationalism.<\/em><br \/>\n<em>However, another more recent theory proposed by Adeed Dawisha contends among other things that the Arab revolt against the Ottomans was not inspired by nationalism, but by Islam.<\/em><\/p>\n<p>Questo ci permette di vedere almeno in un caso la nascita dei nazionalismi che sono ancor oggi operanti e che si combinano con una rinascita dell\u2019Islam, diremmo, politico.<br \/>\nGabriella Colao, che lavora in una grande organizzazione internazionale, \u00e8 esplicita nella sua analisi storica:<\/p>\n<p><em>The main role of military power is to protect a state\u2019s territory, citizens, and institutions within the constitutional mandate of the armed forces. However, states also use military power beyond its natural scope of defence and security. The notion of defence and security has changed and its sphere of influence and action has expanded.<\/em><br \/>\n<em>Though the protection of national interests and security is mostly legitimate, when it operates in opposition to inter-national or common interests it contradicts the principles set out by the UN Charter and by all the norms of international law derived from it.<\/em><br \/>\n<em>Morgenthau assumed that at the very heart of foreign policy each state pursues its national interests and acts in terms of power.<\/em><br \/>\n<em>Over the XVI and XVII centuries some drastic changes took place in the paradigm of universality. New seeds of individualism, rationalism and liberalism, products of the French Revolution and of Enlightenment theories, started to take root in political and social life. God was no longer the centre of this universe; Reason was rather the new source and test of knowledge. The \u201cpolitics of Reason\u201d was developed within utilitarianism, secularism and anticlericalism. This break from metaphysical universalism was reflected in a new ideological paradigm and framework which legitimized individual empowerment.<\/em><br \/>\n<em>This was indeed a Copernican revolution. While in the past the individual was at the service of the community, in this new paradigm the community was meant to serve and advance the individual<\/em><br \/>\n<em>At the beginning of the XVIII century for the first time Adam Smith wrote of the individual interest as the engine to improve not only the personal conditions of life but also those of the nation as well. Smith gave precedence to the egoistical interest of each individual as the driving force for progress, but his level of analysis was the state, the wealth of the nation.<\/em><\/p>\n<p>Luigi Troiani, docente di relazioni internazionali, arriva ad una sintesi, politica ma anche etica:<\/p>\n<p><em>E\u2019 nella natura dello stato perseguire, nelle azioni di politica estera e di difesa, l\u2019interesse nazionale. Che questo possa contrastare con l\u2019interesse di altri stati o del sistema internazionale, risulta irrilevante nella visione classica dello stato. Si ritiene che i governi siano espressione di una constituency nazionale: ad essa rispondono e nel suo esclusivo interesse devono operare. La teoria sistemica contesta una posizione cos\u00ec radicale, obiettando che uno stato \u00e8 parte del sistema di rapporti interstatuali che generano l\u2019interesse sistemico (ad esempio alla sopravvivenza del pianeta) e che l\u2019interesse sistemico pu\u00f2 coincidere con l\u2019interesse nazionale.<\/em><\/p>\n<p>Il contributo di Girolamo Rossi illustra chiaramente le radici e le strutture di quel-l\u2019aspetto imprescindibile della comunicazione per i nazionalismi:<\/p>\n<p><em>Del resto la cultura letteraria e lo stesso sistema d\u2019istruzione scolastica e universitaria hanno funzionato come una leva potente per costruire prima l\u2019idea di nazione e poi l\u2019ideologia nazionalista. La rappresentazione di un popolo, delle sue radici mitologiche e delle sue aspirazioni, del territorio in cui vive con le caratteristiche e i confini suoi \u201cnaturali\u201d, era congeniale a un certo romanticismo germanico, e a quel decadentismo estetizzante italiano che ha come grande protagonista Gabriele D\u2019Annunzio.<\/em><br \/>\n<em>Nella Germania di Hitler sar\u00e0 Karl Haushofer, un geografo di formazione mili-tare svincolato dalle metodiche del mondo accademico, a sviluppare la visione geo-politica del regime intorno al concetto dello \u201cspazio vitale\u201d. Ma tutto questo sar\u00e0 possibile solo mediante una rappresentazione convincente e suggestiva della nazione e del suo destino, una grande costruzione simbolica che possa rendere il concetto visibile e corposo.<\/em><\/p>\n<p>Infine Matteo de Bellis, che lavora a Londra per Amnesty International, attraverso alcuni esempi significativi presenta l\u2019equi-valenza tra interessi nazionali e diritti umani. O meglio, presenta la suggestiva tesi che la difesa degli interessi nazionali si identifica con al difesa dei diritti umani ali vello globale. Il che equivale ad affermare che eticamente sono accettabili solo gli interessi nazionali che sono compatibile con i diritti umani anche in altri stati.<\/p>\n<p>5. La convinzione profonda di chi scrive \u00e8 quella che nei \u201cPromessi Sposi\u201d di Alessan-dro Manzoni fr\u00e0 Cristoforo sostiene davanti a Don Rodrigo ed ai suoi invitati a proposito di codici cavallereschi e dei relativi atti di violenza. Ricordate?<\/p>\n<p>\u201c<em>Quand\u2019\u00e8 cos\u00ec \u2013 riprese il frate \u2013 il mio debole parere \u00e8 che non vi fossero n\u00e9 sfide, n\u00e9 portatori, n\u00e9 bastonate. I commensali si guardarono l\u2019un con l\u2019altro maravigliati. Oh questa \u00e8 grossa \u2013 disse il conte Attilio \u2013 Mi perdoni padre, ma \u00e8 grossa. Si vede che lei non conosce il mondo<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Certo che bisogna conoscere \u2018il mondo\u2019 per poter orientarsi anche eticamente in esso. Ma qui sta la difficolt\u00e0 della conoscenza: nel distinguere ci\u00f2 che \u00e8 naturale (come l\u2019ag-gressit\u00e0 umana innata) inevitabile, da ci\u00f2 che non lo \u00e8 (come l\u2019educazione e l\u2019orientamento a tale aggressivit\u00e0). Inoltre la visione antro-pologica complessiva che soggiace ai sistemi etici influenzano ulteriormente il nostro giu-dizio attraverso la gerarchia dei valori che si ritiene da dover perseguire perch\u00e9 buoni.<br \/>\nMa ci\u00f2 che \u00e8 condivisibile da tutti \u00e8 comunque una solidariet\u00e0 internazionale che parte proprio dalla non violenza di fondo, di principio, per poter avviare processi di dia-logo ragionevoli con lo scopo di arrivare a soluzioni il pi\u00f9 possibile condivise. Qui ci viene certo in aiuto sia la Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948 che gli Statuti stessi delle Nazioni Unite.<br \/>\nLa via del dialogo\/compromesso non va comunque trascurata proprio perch\u00e9 la via da percorrere per giungere a realizzare la convivenza pacifica e giusta passa attraverso l\u2019appropriazione progressiva da parte di intere comunit\u00e0 umane di valori sociali di condi-visione, rispetto, giustizia sociale ed anche di generosit\u00e0.<br \/>\nIn questo senso le scienze sociali ci possono aiutare seriamente, attraverso lo studio dei fenomeni singoli e storici e la progettazione di soluzioni, magari parziali e transitorie, ma pur sempre utili per il rispetto delle persone comunque coinvolto.<br \/>\nIl testo storico (XVI secolo) di Giovanni Botero sulla Ragion di Stato e la Religione vuol essere una preziosa pezza d\u2019appoggio a questa nostra posizione: si pu\u00f2 essere anti-machiavellici eppure avere il senso della concretezza storica. Leggere per credere!<\/p>\n<p>6. La tesi che, a livello ipotetico, emerge dagli studi che presentiamo \u00e8 che oggi il nazionalismo, la \u2018nazione sovrana\u2019 classica, deve essere gradualmente superata in favore e sotto la spinta di aggregazioni comunitarie pi\u00f9 ampie, come l\u2019Unione Europea. Ma pu\u00f2 anche essere \u2018limitata\u2019 ed integrata attraverso accordi multilaterali di tipi economico, giuridico, culturale, militare. L\u2019ONU, pur con tutte le sue difficolt\u00e0 ed in tutte le sue diverse ramificazioni, \u00e8 un esempio di questo prevedibile futuro.<br \/>\nQuesto non significa rinunciare alla patria, all\u2019Heimat, alla propria tradizione \u2018etnica\u2019. Tutto questo si pu\u00f2 mantenere attraverso il riconoscimento di autonomie regionali, sul piano linguistico, culturale, religioso, semplicemente storico-culturale.<br \/>\nQuesta nuova, nascente e multiforme, aggregazione, sia eventualmente continentale che globale, ha certamente carattere utopico, o meglio ideale. Come le finalit\u00e0 delle Nazioni Unite, per esempio. Le finalit\u00e0 sono quelle indicate dai Diritti Umani, non pi\u00f9 a livello solo interstatale, ma anche intrastatale.<br \/>\nSu questa via le ONG, grandi e piccole, specialmente quelle indirizzare alla coope-razione internazionale, hanno una funzione di apripista insostituibile.<br \/>\nCome anche indubbiamente le grandi religioni, in modo particolare quelle monoteistiche che tendenzialmente non sono tribali.<br \/>\nQuello comunque che i movimenti internazionalisti, di volontariato che religiosi, debbono evitare \u00e8 di farsi strumentalizzare dai nazionalismi particolaristi.<br \/>\nUltima osservazione. Come i nazionalismo storici erano spesso solo delle \u00e9lites, e come solo esse ne approfittavano, lo stesso deve accuratamente essere evitato nel movimento verso una nazionalit\u00e0 globale. Non possiamo diventare preda di una nuova \u00e9lite multinazionale, spesso economica. Od almeno cerchiamo di limitare i danni in questa direzione, dal momento che le strutture sociali e giuridiche possono incanalare (nel bene come nel male) le tendenze umane profonde.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[220],"class_list":["post-2141","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-febbraio-2015"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Gli interessi nazionali e la nazione<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Febbraio 2015. 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