{"id":2135,"date":"2014-10-01T12:00:00","date_gmt":"2014-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2135"},"modified":"2026-04-12T19:10:40","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:40","slug":"linternational-catholic-rural-association-icra-e-lagricoltura-familiare","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/ottobre\/linternational-catholic-rural-association-icra-e-lagricoltura-familiare\/","title":{"rendered":"L\u2019International Catholic Rural Association (ICRA) e l\u2019agricoltura familiare"},"content":{"rendered":"<p>Nei primi anni novanta c\u2019era la convinzione che il destino delle imprese agricole familiari italiane di piccole e medie dimensioni fosse segnato:\u00a0<em>sarebbero scomparse<\/em>. In un\u2019importante trasmissione televisiva, \u201cIl tempo delle scelte\u201d (1992), parlando dell\u2019agricoltura Romano Prodi present\u00f2 un\u2019azienda che la Ferruzzi S.p.a. stava costruendo in Russia: era un\u2019azienda cerealicola di 4.000 ettari con l\u2019impianto di stoccaggio dei cereali; chiaramente non rientrava negli standard della nostra agricoltura.<\/p>\n<p>A met\u00e0 degli anni novanta non era difficile ascoltare un esperto Nord Americano dell\u2019agroalimentare spiegare che con la liberalizzazione dei mercati (globalizzazione) si era messo in moto un processo che avrebbe portato ad una\u00a0<em>nuova divisione internazionale del lavoro<\/em>\u00a0dove l\u2019agricoltura non sarebbe spettata all\u2019Europa; ovviamente l\u2019agricoltura di cui parlava era quella delle \u201cbulk commodities\u201d per il mercato internazionale.<\/p>\n<p>Una \u201cnuova divisione internazionale del lavoro\u201d che avrebbe colpito i nostri agricoltori ma, ci veniva detto, stava facendo entrare nei mercati internazionali popoli prima esclusi (cinesi e indiani) con una grande crescita del PIL globale. Infine, ricordando qualcosa della teoria dei \u201cvantaggi comparati\u201d (D. Ricardo), essa aveva una razionalit\u00e0 che la legittimava.<\/p>\n<p>In breve, eravamo le vittime sacrificali di un percorso che avrebbe portato ad un \u201cbene maggiore\u201d, per\u00f2 qualche dubbio sulle sfaccettature di questo \u201cbene maggiore\u201d era legittimo: nei presupposti di Ricardo solo le merci viaggiavano, lavoro e capitale rimanevano nel paese d\u2019origine. Ora, invece, viaggia tutto: dei capitali sappiamo, ma viaggia anche il lavoro e chi ha potere pu\u00f2 infischiarsene di vincoli e conseguenze; ha un preoccupante potere di far sorgere \u201cquasi dal nulla\u201d, \u201c<em>ex nihilo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Con questo orizzonte, quali erano gli aspetti qualificanti della presenza dei \u201cfedeli laici\u201d nell\u2019agricoltura e nella cooperazione internazionale allo sviluppo ?<\/p>\n<p>Sulla scia delle politiche neokeynesiane di intervento dello Stato<a name=\"txt1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0e della loro egemonia nella cultura politica internazionale, si confidava sul \u201cprimato della politica\u201d per raggiungere obiettivi \u201credistributivi\u201d. Se l\u2019attivismo sociopolitico ostruiva i vasi comunicanti tra fede e presenza sociale, si correva il rischio dell\u2019appiattimento sui \u201cmiti\u201d problematici di un certo sociologismo politico. Nel caso dell\u2019associazionismo agricolo ci\u00f2 sfociava in una subalternit\u00e0 al movimento internazionale contadino di La Via Campesina; il quale aveva l\u2019indubbio merito di aver portato all\u2019attenzione internazionale le masse contadine dei Pvs, ma lo faceva, in particolare allora, con posizioni antagonisticamente ideologizzate. All\u2019opposto, tra i funzionari delle istituzioni, nonostante esempi di una competenza appassionata e perseverante, prevaleva un realismo politico che di fronte alle contraddizioni della realt\u00e0 assomigliava ad una tomba della speranza politica.<\/p>\n<p>Nell\u2019area istituzionale era molto debole una concezione adeguata del \u201cruolo della societ\u00e0 civile\u201d, cos\u00ec come si stava configurando nella Dottrina Sociale della Chiesa<a name=\"txt2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0(DSC); ma, un po\u2019 in tutti mancava una reale convinzione dell\u2019importanza della \u201csussidiariet\u00e0\u201d, come non c\u2019era una visione \u201cpoliarchica\u201d dello sviluppo della societ\u00e0; carenze che richiedevano un \u201cnuovo pensiero\u201d ma, anche e contemporaneamente una conversione continua del cuore che ci aiutasse a rinnovare i nostri schemi mentali.<\/p>\n<p>Sulla sicurezza alimentare, per i volontari della cooperazione internazionale la Focsiv\/CIDSE si muoveva con una visione d\u2019insieme e volont\u00e0 di dialogare; invece dall\u2019associazionismo agricolo internazionale non giungeva nessuna voce paragonabile.<br \/>\nLa Federazione Internazionale dei Produttori Agricoli (FIPA) fall\u00ec economicamente poco dopo il 2000; da tempo era paralizzata dalla contrapposizione tra le associazioni degli agricoltori dei paesi esportatori e quelle dell\u2019Ue. Anche le associazioni degli agricoltori si erano appiattite su una visione delle relazioni internazionali come esclusiva ricerca di sbocchi commerciali, in quest\u2019ottica la solidariet\u00e0 internazionale diventava solo un\u2019occasione per piazzare eccedenze produttive.<\/p>\n<p>L\u2019ICRA, dopo la crisi della fine della collaborazione internazionale legata alla \u201crivoluzione verde\u201d, cerc\u00f2 di reagire, se non altro dal punto di vista della volont\u00e0 dei suoi protagonisti di confrontarsi su quanto stava avvenendo; spronata, a Roma, dalla nuova strategia della Coldiretti per la valorizzazione della rete territoriale delle imprese agricole familiari nel contesto di un rapporto \u201cresponsabile\u201d con i consumatori.<\/p>\n<p>Fuori da queste aree pi\u00f9 strutturate c\u2019era una pluralit\u00e0 di iniziative di singole associazioni cristiane: esperienze generose ma senza una progettualit\u00e0 politica complessiva e senza la premura di volerla promuovere; esposte all\u2019accusa del mercimonio. Non ero a conoscenza di rapporti di vertice di qualche associazione con dirigenti FAO, rapporti che possono servire a preparare il terreno, ma se non hanno una ricaduta nel confronto dentro la societ\u00e0 civile non sono all\u2019altezza del compito di una \u201cforza sociale\u201d; non si pu\u00f2 prescindere \u201cdall\u2019odore delle pecore e dallo stare tra le pecore\u201d. Un\u00a0<em>advocacy<\/em>\u00a0di vertice (segreta) pu\u00f2 essere efficace per imporre un interesse economico-finanziario, ma se si tratta di qualcosa che investe visibilmente la vita della societ\u00e0, anche il \u201cprivate sector\u201d sa che ha bisogno di una legittimazione ampia da ricercare con il confronto continuo, oppure con offensive mediatiche vaste anche se periodiche; tra i due metodi pu\u00f2 esserci una differenza etica discriminante.<\/p>\n<p>Per chi ha grandi mezzi c\u2019\u00e8 sempre la tentazione del \u201cgi\u00e0 fatto, \u00e8 troppo tardi per tornare indietro\u201d. Ad esempio: si introducono gli organismi geneticamente modificati (ogm) in sordina, dicendo ai produttori agricoli che \u00e8 una scelta imprenditoriale e non riguarda i consumatori; poi, quando piovono le critiche, si fa presente che ormai la frittata \u00e8 fatta e non si pu\u00f2 tornare indietro; questa \u00e8 la versione\u00a0<em>soft<\/em>\u00a0dell\u2019<em>azzardo morale (too big, to fail)<\/em>\u00a0praticato da grandi gruppi finanziari durante la crisi delle borse.<\/p>\n<p>La presenza alla FAO non \u00e8 una cosa semplice: sul versante positivo c\u2019\u00e8 l\u2019obiettivo, combattere la fame e il sottosviluppo agricolo-rurale; quindi c\u2019\u00e8 la dimensione globale che richiede conoscenze dal punto di vista del bene comune dell\u2019\u201dunica famiglia umana\u201d o, perlomeno, di un\u2019integrazione collaborativa ed equa tra i popoli.<\/p>\n<p>Sul versante negativo c\u2019\u00e8 il fatto che la buona volont\u00e0 delle persone che rappresentano gli Stati, si scontra con la subalternit\u00e0 delle relazioni internazionali alla competizione commerciale tra sistemi paese e fra grandi gruppi transnazionali. C\u2019\u00e8 una distanza disarmante tra un \u201cdovere essere\u201d sempre pi\u00f9 evidente (diritto al cibo), nonostante le contraddizioni del percorso dei \u201cdiritti umani\u201d nella cultura contemporanea, e una \u201crealt\u00e0\u201d che ne tiene conto solo dopo aver lasciato il terreno ai rapporti di forza della guerra economico-commerciale, con l\u2019ombra di un\u2019enorme deformazione del principio secondo cui \u201cciascuno \u00e8 responsabile a casa sua\u201d, nella misura in cui favorisce un rimbalzo di responsabilit\u00e0 che inibisce la collaborazione fra paesi.<\/p>\n<p>La crescente consapevolezza degli agricoltori e dell\u2019agricoltura familiare a livello internazionale, i fallimenti dell\u2019evoluzione globalizzata del \u201cmodello classico\u201d dello sviluppo agricolo sul piano economico e sociale, su quello ambientale e su quello nutrizionale, stanno cambiando la capacit\u00e0 di discernimento dell\u2019opinione pubblica internazionale.<\/p>\n<p>Nell\u2019assemblea del Commettee on World Food Security (CFS-NU\/FAO) che introdusse il 2014 come Anno Internazionale dell\u2019Agricoltura Familiare, la \u201cbattaglia delle idee\u201d ha vissuto un momento importante con il Report, \u201cInvesting in smallholder agriculture for food security\u201d, dove si \u00e8 affermato che il \u201cmodello classico\u201d di trasformazione dell\u2019agricoltura non pu\u00f2 essere \u201cone size fits all\u201d, che esistono gi\u00e0 vie ibride e modelli diversi in cui l\u2019agricoltura familiare rinnova il suo ruolo; oltre ad essere la base produttiva portante che sfama i popoli.<\/p>\n<p>Il consenso sociale del \u201cmodello classico\u201d si basava su una condizione: \u201cl\u2019aumento della domanda di lavoro nei settori extra agricoli supera quello della popolazione attiva\u201d, una condizione che oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ovunque; la generale mancanza di lavoro incrina il consenso di un modello che distrugge lavoro.<br \/>\nI problemi ambientali causati dalle grandi monocolture e allevamenti intensivi sono abbastanza noti all\u2019opinione pubblica, come certe conseguenze negative sull\u2019alimentazione umana. Colpisce leggere che la grande agricoltura californiana, un esempio della vittoria della volont\u00e0 dell\u2019uomo sulla natura, sia alle porte di \u201cuna guerra dell\u2019acqua<a name=\"txt3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u201d contesa tra i suoi diversi usi. Contemporaneamente l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS) lancia l\u2019allarme della resistenza dei batteri agli antibiotici, naturalmente sotto accusa ci sono quegli allevamenti zootecnici intensivi dove si usano gli antibiotici in chiave preventiva.<\/p>\n<p>Nell\u2019ICRA c\u2019\u00e8 la testimonianza degli statunitensi del National Catholic Rural Life Conference (NCRLC), che nella nazione con l\u2019agricoltura industrializzata pi\u00f9 proiettata su scala globale, rinnova la volont\u00e0 di fare agricoltura con uno spirito diverso; fa le denunce pi\u00f9 approfondite sulle conseguenze delle integrazioni verticali e gerarchiche delle filiere agroalimentari su scala globale, dove l\u2019agricoltore scompare in quanto produttore di cibo. C\u2019\u00e8 la grande sensibilit\u00e0 culturale dei membri asiatici per il ruolo delle comunit\u00e0 locali, del loro associazionismo e dei saperi tradizionali traghettati nella modernit\u00e0; come nell\u2019Istituto Searsolin del Sudest Asiatico, la scuola costruita (1963) dai gesuiti nelle Filippine. Ci sono le speranze di ungheresi, romeni e russi, di costruire un moderno tessuto di imprese agricole familiari, dopo che il collettivismo di Stato si \u00e8 travasato nella grande impresa privata continuando nello stesso dispregio per l\u2019agricoltura familiare. Ci sono le urgenze delle realt\u00e0 africane, spesso individuabili in iniziative concrete da apportare dentro le comunit\u00e0 rurali locali, che non devono rimanere isolate e vanno integrate nella costruzione di reti, associazioni, mercati locali e societ\u00e0 civile; per una capacit\u00e0 di crescere anche autopropulsiva. C\u2019\u00e8 la vecchia Europa con il suo bisogno\/opportunit\u00e0 di rigenerare un modello di sviluppo che coniughi in termini nuovi alimentazione, agricoltura, consumo e ambiente. A riguardo ci sono le riserve di spiritualit\u00e0 dei francesi, le intuizioni e i percorsi rigenerativi messi in campo dagli italiani; ma \u00e8 anche la realt\u00e0 che deve andare oltre gli schemi mentali del recente passato, quella che pi\u00f9 di ogni altro ha bisogno di profezia sociale e rinnovamento del cuore.<\/p>\n<p>Nei paesi ad agricoltura arretrata si tratta di mettere in piedi politiche che partano dall\u2019agricoltura familiare, dalle sue risorse endogene e carenze, per avviarla nel \u201csuo\u201d percorso di sviluppo; dal locale al regionale, o subregionale.<\/p>\n<p>Nei paesi ad agricoltura matura, si pu\u00f2 iniziare a rigenerarla partendo da una diversa visione del rapporto con il cibo, di conseguenza, del ruolo dell\u2019agricoltura e del rapporto tra la rete delle imprese agricole famigliari e i consumatori, i cittadini.<\/p>\n<p>In questa ottica vanno letti percorsi come quelli che hanno portato degli agricoltori a trasformare in azienda e a vendere direttamente i loro prodotti, per continuare ad essere produttori di cibo. Andando oltre l\u2019azienda, li hanno portati a riqualificare i mercati locali (farmer\u2019s market, direttamente dal maso, mercati contadini, ecc\u2026), a riprogettare le \u201cfiliere corte\u201d e a valorizzare il consumo a \u201ckm zero\u201d all\u2019interno di un rapporto con i consumatori<a name=\"txt4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0 centrato sullo sviluppo, da entrambe le parti, di una produzione e un consumo \u201cresponsabili\u201d. Con la produzione c\u2019\u00e8 il ruolo multifunzionale dell\u2019azienda agricola, della rete delle aziende agricole familiari nel compiere servizi ambientali e per i beni comuni, fino a comprendere l\u2019educazione (fattorie didattiche, agriasilo) e l\u2019integrazione sociale (l\u2019agricoltura sociale), la cura alla persona (percorsi terapeutici); senza dimenticare le energie alternative a quella fossile su piccola scala, le produzioni non destinate all\u2019alimentazione per prodotti artigianali (cosmesi, tessile, ecc..).<\/p>\n<p>Sono esperienze che, in forme diverse, stanno avvenendo un po\u2019 ovunque. In Italia vi abbiamo aggiunto battaglie come quella dell\u2019indicazione dell\u2019origine della materia prima agricola, contro gli ogm, per la filiera agricola<br \/>\ntutta italiana, contro una segretezza delle importazioni agricole funzionale allo svuotamento sottobanco del \u201cmade in Italy\u201d; una fuga in avanti mortale per un agroalimentare nazionale che ha nella tipicit\u00e0 e qualit\u00e0 distintiva non solo punti di forza per competere, ma la possibilit\u00e0 di dare il \u201csuo, pi\u00f9 vero ed originale\u201d contributo all\u2019\u201dunica famiglia umana\u201d.<\/p>\n<p>Non si tratta di visioni e modelli\u00a0<em>sic et simpliciter<\/em>\u00a0alternativi, anzi, nell\u2019immediato e per l\u2019insieme della societ\u00e0, l\u2019aspetto alternativo dal punto di vista economico non \u00e8 cos\u00ec importante:\u00a0<em>la dimensione pi\u00f9 importante e che questi esempi concreti e la cultura che attorno ad essi si rafforza, costringeranno tutto il sistema a rivedere se stesso e il suo funzionamento<\/em>. Mc Donald che dice di usare \u201ccarne nazionale\u201d, prepara men\u00f9 che si richiamano a tradizioni regionali usando prodotti tipici, \u00e8\u00a0un cambiamento da non sottovalutare; anche se allevatori e lavoratori dei suoi fast food non ne vedono vantaggi.<\/p>\n<p>Insieme, consumatori (il voto con il portafoglio) e produttori agricoli, stanno condizionando quello che sembrava un potere illimitato di determinare il consumo da parte dell\u2019offerta dei grandi leaders globali. E\u2019 una battaglia che non \u00e8 mai<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>chiusa, aperta sulle tre dimensioni pi\u00f9 consolidate della sostenibilit\u00e0 (ambientale, sociale ed economica) a cui si aggiunge quella istituzionale (nazionale e internazionale) e oggi si parla della necessit\u00e0 che la politica, senza le presunzioni del passato, intervenga per la sicurezza alimentare. Nell\u2019ICRA inquadriamo queste sfide nella questione culturale e antropologica indicata dalla DSC, siamo consapevoli che tra agricoltura, ambiente e cibo si giocano aspetti importanti di un\u2019economia diversa, pi\u00f9 civile, a cui non deve mancare il contributo dei cattolici.<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0L\u2019et\u00e0 dell\u2019oro delle democrazie occidentali, vedi Ralph Dahrendorf in \u201cQuadrare il cerchio\u201d (1995-2009).<br \/>\n<a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0 Vedi \u201cCompendio della Dottrina Sociale della Chiesa\u201d, pag.227, punti 417,\u00a0 418, 419, 420.<br \/>\n<a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0 Enrico Deaglio, La prima guerra dell\u2019acqua, Il Foglio 14 aprile 2014.<br \/>\n<a name=\"cit4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0 Nel 2000 la Coldiretti and\u00f2 sulle piazze italiane per far sottoscrivere il \u201cPatto con il consumatore\u201d che comprende la \u201cCarta dei doveri e dei diritti dell\u2019impresa agricola\u201d.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[930],"fascicolo":[215],"class_list":["post-2135","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marco-foschini","fascicolo-ottobre-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019International Catholic Rural Association (ICRA) e l\u2019agricoltura familiare<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Marco Foschini, pubblicato nel numero di Ottobre 2014. 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