{"id":2129,"date":"2014-10-01T12:00:00","date_gmt":"2014-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2129"},"modified":"2026-04-12T19:10:40","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:40","slug":"la-cura-della-persona-anziana-morente","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/ottobre\/la-cura-della-persona-anziana-morente\/","title":{"rendered":"La cura della persona anziana morente"},"content":{"rendered":"<p>1. Gli atteggiamenti verso la morte della persona anziana<\/p>\n<p>Per la persona anziana<a name=\"txt1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0l\u2019imminenza della morte \u00e8 percezione avvalorata anche dalla morte del coniuge<a name=\"txt2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0e dei suoi coetanei. Ci\u00f2 contribuisce a determinare quell\u2019atteggiamento di \u201cdistacco\u201d che caratterizza le persone pi\u00f9 anziane e le porta a vivere proiettate non verso il futuro, ma prevalentemente verso il passato. Questo processo di \u201dreminiscenza\u201d \u00e8 inoltre fondamentale per continuare ad affermare il proprio valore di persona in situazioni di emarginazione e di malattia.<\/p>\n<p>La principale speranza per la persona anziana \u00e8 quella di stare bene in salute, la paura fondamentale quella di perdere l\u2019autosufficienza; la persona anziana vede nella malattia il primo nemico, avverte dolorosamente di esservi pi\u00f9 esposta che in qualunque altro periodo della vita, anzi, con il passare del tempo finisce per considerare la malattia come parte integrante di se stessa.<\/p>\n<p>In tale ambito una questione fondamentale da porsi \u00e8 che cosa l\u2019anziano crede o pensa dell\u2019evento morte. Un dato sembra certo: molti anziani sono disposti a parlare della morte pi\u00f9 liberamente di quanto si creda e mostrano di non temere questo evento presentando un sentimento di paura della morte apparentemente meno evidente che nel giovane<a name=\"txt3\"><\/a><sup>3<\/sup>. Si pu\u00f2 dire che le concezioni sulla morte vanno dal vederla come nemica, straniera, come un fallimento, ad una riunione a parenti gi\u00e0 defunti, una concezione questa molto diffusa.<\/p>\n<p>La persona molto anziana prepara la sua morte, essa \u00e8 sempre presente nella sua testa; racconta quella degli altri, tenta di addomesticare la sua, ne parla indirettamente (la sua solitudine, le sue sofferenze) o in termini generali, impersonali che esprimono il tentativo di \u201cporre a distanza\u201d la morte, ma allo stesso tempo il riconoscerne la fatalit\u00e0.<\/p>\n<p>A volte poi non \u00e8 tanto l\u2019evento morte che preoccupa, quanto piuttosto la paura collegata al processo del morire nel dolore, nella solitudine, nella perdita del controllo del proprio corpo. Per questo molti anziani affermano che \u00e8 preferibile morire piuttosto che vivere una lenta, dolorosa agonia solitaria.<\/p>\n<p>Le persone anziane poi ricoverate in istituzioni geriatriche possono assumere spesso atteggiamenti di tanatofilia: l\u2019anziano molto vecchio, solo, prostrato dagli anni, sembra invocare con frequenza la morte, che viene anticipata e quasi cullata in tanti attimi di vuoto esistenziale. Sono, queste, affermazioni molto importanti, perch\u00e9 possono esprimere il desiderio di parlare della morte, di condividere con altri le proprie paure, ma molte volte, sono appelli inascoltati.<\/p>\n<p>In conclusione, le necessit\u00e0 peculiari della persona anziana morente nascono da un triplice ordine di fattori:<\/p>\n<p>\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0le persone anziane sono pi\u00f9 soggette a cause di morte derivanti da patologie croniche, specialmente cardiovascolari e malattie oncologiche;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0particolare \u00e8 lo stesso supporto familiare affettivo che l\u2019anziano pu\u00f2 ricevere: per gli uomini \u00e8 affidato prevalentemente alle mogli; per le donne, spesso gi\u00e0 vedove, \u00e8 affidato ai figli gi\u00e0 adulti;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0gli anziani tendono a vedere la morte imminente come un qualcosa che \u00e8 stato anticipato, in molte separazioni, lungo tutto l\u2019arco della vita.<\/p>\n<p>2. Il luogo della morte<br \/>\nOggi si muore molto in ospedale, si va spesso a morire in ospedale. Ci si pu\u00f2 chiedere dove gli ultimi giorni della vita dovrebbero essere trascorsi: in ospedale, in una istituzione geriatrica, a casa propria ? E\u2019 una domanda che non pu\u00f2 avere una risposta univoca. Si devono considerare le condizioni cliniche, le necessit\u00e0 assistenziali, la dignit\u00e0, il conforto, i desideri, la tranquillit\u00e0 del morente. Se queste condizioni possono essere ottenute in casa, questo sicuramente \u00e8 il posto nel quale morire e nel quale la persona anziana vuol morire.<\/p>\n<p>Una persona su quattro di et\u00e0 superiore ai 65 anni ha la probabilit\u00e0 di passare una parte della sua vita in una situazione di assistenza continuativa che, se nel mondo anglosassone \u00e8 la Nursing Home, in Italia \u00e8 la Casa di Riposo o, nel caso di disabilit\u00e0 fisica o cognitiva, la Residenza Sanitaria Assistenziale, ove l\u2019obiettivo prioritario \u00e8 il raggiungimento o il mantenimento del miglior livello possibile di qualit\u00e0 di vita. Ma un corretto concetto si salute non pu\u00f2 limitarsi alla dimensione biofisica. La salute della persona, ed in particolare quella dell\u2019anziano, \u00e8 caratterizzata infatti da fattori ben pi\u00f9 complessi che non la sola assenza di malattia, include affetti, amore, stima di s\u00e9 e degli altri, bisogno di contatti interpersonali, ruolo, senso di autonomia, spiritualit\u00e0 e religiosit\u00e0..<\/p>\n<p>Certo la morte \u00e8 un visitatore peculiare nelle istituzioni geriatriche, ma spesso nessuno ne parla. La morte resta a livello del non detto, in una illusoria preoccupazione di protezione della persona anziana ma anche degli operatori sanitari.<\/p>\n<p>3. Il processo assistenziale<br \/>\nParlare degli aspetti etici di questa assistenza significa primariamente evocare tre principi. Il primo \u00e8 che l\u2019anziano morente \u00e8 una persona che deve essere aiutata ad affrontare un momento drammatico della vita, nella convinzione che la vita umana conserva integralmente il suo valore anche quando le condizioni fisiche tendono a deteriorarsi. In questo cammino il paziente \u00e8 ancora vivo, soffre, esperisce emozioni e paure, ha bisogni reali, materiali, relazionali, religiosi. Il secondo principio \u00e8 la formazione professionale degli operatori sanitari. Le facolt\u00e0 mediche e tutte le altre scuole per operatori professionali destinati ad operare in ambito sanitario danno ancora oggi limitata importanza alla necessit\u00e0 di preparare i loro studenti ad un lavoro assistenziale a contatto quotidiano con la sofferenza e la morte. Il terzo principio \u00e8 che le stesse cure assistenziali e terapeutiche possono presentare degli aspetti ambivalenti, ricordando che gi\u00e0 la domanda della scienza medica di fronte alla morte rimane segnata anch\u2019essa dal limite.<\/p>\n<p>Rispettare l\u2019uomo nella sua fase finale vuol dire rispettare l\u2019incontro dell\u2019uomo con Dio, \u201cnel suo ritorno a casa\u201d sia escludendo ogni altro potere da parte dell\u2019uomo di anticipare questa morte (eutanasia), sia escludendo il potere di impedire questo incontro con una forma di tirannia biologica (accanimento terapeutico)<a name=\"txt4\"><\/a><sup>4<\/sup>. Infatti, consapevole di non essere n\u00e9 il \u201cSignore della vita, n\u00e9 il conquistatore della morte\u201d l\u2019operatore sanitario, nella valutazione dei mezzi terapeutici, deve fare le opportune scelte, cio\u00e8 rapportarsi al paziente e lasciarsi determinare dalle sue reali condizioni cliniche<a name=\"txt5\"><\/a><sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 dunque un diritto a morire con dignit\u00e0. E tale diritto va inteso nel senso che devono essere evitate tutte quelle situazioni che impediscono ad una persona di morire con serenit\u00e0, senza essere sottoposta a trattamenti troppo dolorosi o troppo umilianti che, con lo scopo di prolungare per qualche tempo la vita, portano a gravi mutilazioni o a cure estremamente dolorose, oppure riducono il corpo a una \u201ccosa\u201d, o pi\u00f9 precisamente, ad una selva di tubi e fili. Il malato ha il diritto di morire in un clima di serenit\u00e0 e di raccoglimento, circondato dalle persone che lo amano e non segregato da esse, a motivo di trattamenti eccezionali e sproporzionati che esigono un isolamento assoluto<a name=\"txt6\"><\/a><sup>6<\/sup>.<br \/>\nLa dignit\u00e0 del morire \u00e8 allora il vero obiettivo terapeutico nell\u2019ambito del malato nella fase terminale della malattia, una fase che vedr\u00e0 un progressivo e inarrestabile declino delle funzioni fisiologiche.<\/p>\n<p>E\u2019 poi importante che il paziente e i suoi familiari partecipino al processo di cura e per questo \u00e8 necessario, per quanto possibile, che ricevano adeguate informazioni. E\u2019 questo il concetto di consenso informato: \u00e8 necessario informare del trattamento programmato, dei suoi effetti, garantendo che non sar\u00e0 iniziato senza il consenso del paziente.<\/p>\n<p>La maggior parte dei morenti sente l\u2019approssimarsi della morte. Il malato lo avverte dai segnali che gli vengono dal corpo e dalle fonti informative che sono intorno a lui, alle quali chiede, in assenza di una corretta informazione, la conferma dei suoi dubbi e delle sue angosce.<\/p>\n<p>Ma il dire la verit\u00e0 al malato interessa anche la sfera emotiva di chi sta accanto al morente, poich\u00e9\u00a0 rivelare la verit\u00e0 al morente che la chiede \u00e8 l\u2019atto pi\u00f9 ingrato, quello che esige pi\u00f9 speranza nella vita; la stessa consapevolezza delle propria morte deve dettare i sentimenti di compassione, di comprensione, di partecipazione, che sono il presupposto di una relazione di aiuto.<\/p>\n<p>Propedeutica ad ogni intervento assistenziale, \u00e8 la lotta al dolore fisico. Tra le cure da somministrare vanno annoverate quelle analgesiche, che favorendo un decorso meno drammatico, concorrono all\u2019umanizzazione e all\u2019accettazione della morte.<\/p>\n<p>E\u2019 stato il crescere sempre pi\u00f9 aggressivo e manifesto della patologia oncologica a esigere una vera e propria terapia del dolore; nessuna altra patologia si era conquistata cos\u00ec tanti motivi per rivendicare, con una funzione terapeutica, un presidio sistematico alla sofferenza fisica e, di conseguenza, anche psicologica e religiosa. E la patologia oncologica \u00e8 frequente nella persona anziana.<\/p>\n<p>Nella Lettera\u00a0<em>Enciclica Evangelium Vitae<\/em>\u00a0si afferma che \u201cse infatti pu\u00f2 essere considerato degno di lode chi accetta volontariamente di soffrire rinunciando a interventi antidolorifici per conservare la pien\u0430 lucidit\u00e0 e partecipare, se credente, in maniera consapevole alla passione del Signore, tale comportamento \u201ceroico\u201d non pu\u00f2 essere ritenuto doveroso per tutti\u201d (n. 65).<\/p>\n<p>In tale ambito nella medicina moderna vanno acquistando rilievo particolare le cosiddette \u201ccure palliative\u201d. Nel linguaggio comune quando si parla di palliativo si intende \u201cun rimedio che attenua il male senza guarirlo\u201d, ma le cure palliative hanno la loro etimologia nel latino pallium, letteralmente mantello, e vogliono evocare l\u2019immagine di un mantello che avvolge, a simbolizzare un senso di protezione totale della persona morente. Infatti l\u2019assistenza \u00e8 finalizzata al controllo di tutti i sintomi dolorosi sia quelli fisici (dolore, nausea, vomito, dispnea, ecc.) sia quelli psicologici e spirituali (solitudine, ansia, depressione, paura della morte) e religiosi.<\/p>\n<p>Un elemento che \u00e8 interessante ricordare \u00e8 il riconoscimento nelle cure palliative di molti elementi affini, dal punto di vista culturale e assistenziale, alla geriatria. Infatti, la valutazione multidimensionale del paziente, il lavoro di \u00e8quipe, il riconoscimento del ruolo paritario intra-\u00e9quipe di alcune figure professionali non sanitarie (quali l\u2019assistente sociale, l\u2019assistente spirituale, il coordinatore del gruppo di volontari), il considerare la famiglia come oggetto di possibili obiettivi terapeutici e educazionali e come insostituibile risorsa per il paziente, il bilancio continuo tra i vantaggi e gli svantaggi delle opzioni terapeutiche nell\u2019ottica del miglioramento della qualit\u00e0 di vita del paziente, la elevata flessibilit\u00e0 degli interventi e la rimodulazione dei piani di cura anche attraverso l\u2019adozione sistematica di\u00a0 strumenti di valutazione, sono altrettanti elementi che contraddistinguono sia l\u2019attivit\u00e0 assistenziale in ambito geriatrico che nelle cure palliative.<\/p>\n<p>Comprendere che viene il momento nel quale il malato non pu\u00f2 pi\u00f9 essere guarito dalla scienza medica, significa rispettare i limiti della sua realt\u00e0 fisica, ma allo stesso tempo, permettere alla persona di esprimere i suoi valori spirituali e religiosi sulla vita e sulla morte. Solo cos\u00ec la cura medica da intervento utilitaristico e meccanicistico diventa preoccupazione globale della persona.<\/p>\n<p>Nel 1999 Giovanni Paolo II ha scritto una\u00a0<em>Lettera agli anziani<\/em>, nella quale ha affermato che la morte \u00e8 sullo sfondo della vita umana e nella vecchiaia, attraverso la fragilit\u00e0 della vita fattasi ormai trasparente, si intravede gi\u00e0 la vita trasfigurata, della quale il passaggio in Dio, \u00e8 la soglia obbligata. Un compimento, un passaggio \u2013 egli afferma \u2013 che presenta, \u201cnella condizione umana segnata dal peccato, una dimensione di oscurit\u00e0 che necessariamente ci intristisce e ci mette paura\u201d. Un compimento che allora possiamo definire abbandono alla speranza, una speranza fondata sulla fede: \u201cSe cos\u00ec misurata e fragile \u00e8 l\u2019esistenza di ciascuno di noi, ci conforta il pensiero che, in forza dell\u2019anima spirituale, sopravviviamo alla morte stessa\u201d. La fede apre ad una speranza che non delude (cfr. Rm 5,5)<a name=\"txt7\"><\/a><sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Kertes Weaver N., The Theology of Suffering and Death. An Introduction for Caregivers, Routledge, Abingdon 2013<br \/>\nLoperfido A., Tienimi per mano. La relazione con il paziente terminale nell\u2019esperienza di un hospice, EDB, Bologna 2014<br \/>\nMongardi M., L\u2019assistenza all\u2019anziano Ospedale, territorio, domicilio, McGraw Hill, Milano 2011<br \/>\nPetrini M., Pastorale dei morenti e Escatologia, in Petrini M,.Salvati G.M., Sapori E., Sgreccia P., Lineamenti di Teologia Pastorale della Salute, Camilliane, Torino 2013, pp. 361-378<br \/>\nPetrini M., La cura alla fine della vita Linee assistenziali etiche pastorali, Aracne\/Centro di Promozione e Sviluppo dell\u2019Assistenza Geriatrica dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, Roma 2004<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTE:<\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0La \u201cnascita sociale\u201d della condizione anziana, cio\u00e8 la sua identificazione quale categoria sociale separata dall\u2019et\u00e0 adulta, \u00e8 essenzialmente ancorata alla fuoriuscita della persona dal sistema produttivo, e questo anche se il processo di invecchiamento inizia all\u2019atto del concepimento. Pi\u00f9 realisticamente, si dovrebbe parlare di anzianit\u00e0 della persona a partire dai settantacinque anni di et\u00e0 quando questo processo si accentua. Quando poi si parla di anziani occorre considerare che non si parla di una classe omogenea, poich\u00e9 al suo interno dobbiamo distinguere almeno quattro fasce di et\u00e0 (65-75anni, 85-94, 85-94, 95 e pi\u00f9) che naturalmente hanno diversi bisogni e diverse risposte assistenziali.<br \/>\n<a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0Poich\u00e9 la donna vive generalmente pi\u00f9 dell\u2019uomo, dal punto di vista assistenziale si deve considerare, nelle et\u00e0 pi\u00f9 elevate, una popolazione largamente femminile.<br \/>\n<a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0Per una rassegna delle ricerche sugli atteggiamenti della persona anziana verso l\u2019evento morte si rimanda a M. Petrini, F. Caretta, L. Antico, R. Bernabei,\u00a0<em>L\u2019accompagnamento della persona anziana morente<\/em>, CEPSAG\/Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, Roma 1994, pp.17-42; F. Caretta,\u00a0<em>Il concetto di morte nelle case di riposo<\/em>, in G. Lauro Sacchetti, a cura,\u00a0<em>Residenze Sanitario-Assistenziale<\/em>, F.Angeli, Milano 1997, pp. 63-69.<br \/>\n<a name=\"cit4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0cfr.Sgreccia E.,\u00a0<em>Bioetica<\/em>.\u00a0<em>Manuale per medici e biologi<\/em>, Vita e Pensiero, Milano 2012, pp. 363-364.<br \/>\n<a name=\"cit5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0Pontificio Consiglio della\u00a0 Pastorale degli Operatori Sanitari,\u00a0<em>Carta degli Operatori Sanitari<\/em>, Citt\u00e0 dsel Vaticano 1994, n. 120, p.93.<br \/>\n<a name=\"cit6\"><\/a><sup>6<\/sup>\u00a0<em>Morte umana, morte cristiana<\/em>, \u201cCivilt\u00e0 Cattolica\u201d 3282(1987, pp. 521-533.<br \/>\n<a name=\"cit7\"><\/a><sup>7<\/sup>\u00a0Cfr. Giovanni Paolo II,\u00a0<em>Lettera agli anziani<\/em>, nn. 14. 2.10.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[935],"fascicolo":[215],"class_list":["post-2129","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-massimo-petrini","fascicolo-ottobre-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La cura della persona anziana morente<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Massimo Petrini, pubblicato nel numero di Ottobre 2014. 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