{"id":2123,"date":"2014-10-01T12:00:00","date_gmt":"2014-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2123"},"modified":"2026-04-12T17:55:05","modified_gmt":"2026-04-12T15:55:05","slug":"linvecchiamento-psicologico-il-mantenimento-della-qualita-della-vita-qdv-e-il-modello-proactive-aging","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/ottobre\/linvecchiamento-psicologico-il-mantenimento-della-qualita-della-vita-qdv-e-il-modello-proactive-aging\/","title":{"rendered":"L\u2019invecchiamento psicologico. Il mantenimento della Qualit\u00e0 della vita (QdV) e il modello \u2018Proactive Aging\u2019"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso degli anni l\u2019aspettativa di vita media \u00e8 aumentata in modo significativo in tutte le nazioni occidentali: se nel 2000 la popolazione mondiale che superava i 60 anni d\u2019et\u00e0 si aggirava intorno ai 650 milioni di individui, si stima che tale cifra si attester\u00e0 sui 2 miliardi di persone nel 2050 (WHO, 2012).<\/p>\n<p>Come sottolinea la stessa Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, questo drastico incremento della durata di vita rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 ma anche una sfida. Gli aspetti positivi risiedono nel patrimonio di conoscenze, di memorie e di competenze rappresentato da questa fascia della popolazione, ma anche nelle risorse informali che pu\u00f2 mobilitare all\u2019interno di reti di supporto formali ed informali. Al contempo, per\u00f2, l\u2019avanzamento d\u2019et\u00e0 pone anche delle sfide significative a livello sociale, legate soprattutto all\u2019aumento di incidenza di disabilit\u00e0 e di malattie croniche (Freedman et al., 2014), con evidenti ripercussioni sia sul piano del benessere individuale sia su quello dei costi economici e sociali\u00a0 (Thompson, Zack, Krahn, Andresen &amp; Barile, 2012).<\/p>\n<p>La QdV: prospettive e limiti<br \/>\nTali considerazioni hanno spostato progressivamente l\u2019attenzione dal tema dell\u2019invecchiamento a quello della Qualit\u00e0 della Vita, ossia le condizioni che rendono soddisfacente l\u2019et\u00e0 avanzata. In realt\u00e0, il paradigma della QdV ha costituito una prospettiva di ricerca tanto promettente quanto complessa, dando luogo a numerosi modelli descrittivi ed esplicativi, spesso non integrabili. Fondamentalmente, il campo \u00e8 stato segnato da due profonde dicotomie (Cottini &amp; Fedeli, 2008):<\/p>\n<p>\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0oggettivo vs. soggettivo: la prima ha riguardato la contrapposizione tra studi di impianto medico o sociologico, che hanno concentrato l\u2019attenzione su variabili cosiddette \u2018hard\u2019 (ad esempio, lo stato di salute oggettivabile in parametri biologici o il livello di reddito), e approcci di tipo psicologico, che invece hanno privilegiato variabili \u2018soft\u2019, a partire dalla percezione soggettiva che il soggetto ha della propria condizione di vita;<br \/>\n\u2022\u00a0\u00a0 \u00a0ambiti vs. dimensioni: la seconda dicotomia si \u00e8 concretizzata tra quanti hanno individuato una serie di ambiti in cui si articola la QdV (ad esempio, la salute fisica e quella psicologica, le relazioni sociali, la funzionalit\u00e0 di ruolo, ecc.)\u00a0 e quanti invece hanno privilegiato l\u2019analisi di dimensioni trasversali ai differenti ambiti (ad esempio, il livello di controllo o di continuit\u00e0 che la persona avverte in ambito familiare e sociale, nella gestione della salute, ecc.) .<\/p>\n<p>Nel caso delle persone anziane si aggiungono due ulteriori questioni problematiche di non semplice soluzione. Innanzitutto, il cosiddetto \u2018<em>disability paradox<\/em>\u2019. Alcune ricerche hanno infatti evidenziato come talvolta all\u2019incremento di compromissioni motorie e cognitive legate all\u2019invecchiamento, non corrisponda una prevedibile riduzione del benessere soggettivamente percepito (Yorkston, McMullan, Molton &amp; Jensen, 2010). Il meccanismo chiamato in causa per spiegare tale paradosso rimanda allo \u2018slittamento degli standard di riferimento\u2019: in altre parole, con l\u2019aumentare dell\u2019et\u00e0 alcune persone tenderebbero ad abbassare le aspettative relative alla propria funzionalit\u00e0 quotidiana e alla possibilit\u00e0 di partecipazione sociale, ritendendosi pertanto soddisfatte anche in presenza di condizioni di vita oggettivamente limitate (Thompson, Zack, Krahn, Andresen &amp; Barile, 2012).<\/p>\n<p>Il secondo rischio metodologico \u00e8 noto come \u2018<em>stereotype threat<\/em>\u2019: le persone cio\u00e8 tenderebbero ad abbassare inconsapevolmente la propria performance cognitiva e comportamentale, in base ad alcuni stereotipi che gravano sulla loro condizione (Horton, 2010). Nello specifico, a due gruppi di persone anziane, cui erano state precedentemente fornite delle informazioni volutamente enfatizzate sul decadimento cognitivo connesso all\u2019invecchiamento, veniva presentato il medesimo compito cognitivo: in un gruppo, per\u00f2, veniva indotta l\u2019aspettativa che la prova valutasse funzioni tipicamente preservate in et\u00e0 avanzata (come ad esempio il possesso di conoscenze semantiche), mentre nel gruppo sperimentale il compito veniva collegato a funzioni fluide maggiormente compromesse col passare degli anni (ad esempio, la velocit\u00e0 di elaborazione delle informazioni o la memoria di lavoro visuospaziale ). I dati, relativi ad una performance significativamente peggiore da parte del secondo gruppo, evidenziano il peso degli stereotipi connessi all\u2019invecchiamento.<\/p>\n<p>Il modello del \u2018Pro-active Aging\u2019<br \/>\nNel 2002 l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 introduce il concetto di \u2018active aging\u2019, definendolo come\u00a0<em>il processo tramite cui vengono ottimizzate le opportunit\u00e0 per promuovere la salute, la partecipazione e la sicurezza delle persone che avanzano con gli anni<\/em>. Riprendendo il lavoro anche di altri studiosi sul tema del \u2018successful aging\u2019, potremmo definire un invecchiamento di qualit\u00e0 come il mantenimento di strategie di \u2018coping\u2019 e di un senso di controllo in presenza degli eventi connessi con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0 (Baltes &amp; Baltes, 1990).<\/p>\n<p>In entrambi i casi,\u00a0 viene sottolineato come l\u2019invecchiamento non possa consistere nel semplice prolungamento della vita media e nel contenimento degli eventi morbosi, quanto nel sostenere un approccio pro-attivo da parte dell\u2019individuo nei confronti della propria vita.<\/p>\n<p>A tal proposito, allora, \u00e8 possibile riprendere ed adattare il \u2018<em>Proactive Model of Successful Aging<\/em>\u2019 (Kahana, Kelley-Moore &amp; Kahana, 2012), in base al quale la QdV delle persone anziane sarebbe correlata alla loro capacit\u00e0 di utilizzare le risorse interne ed esterne per prevedere ed affrontare in modo proattive le sfide connesse all\u2019invecchiamento. Tale modello, allora, pu\u00f2 essere articolato in tre parole-chiave: 1)\u00a0<em>pianificazione<\/em>, 2)\u00a0<em>agency<\/em>\u00a0e 3)\u00a0<em>significato<\/em>.<\/p>\n<p>In primo luogo, si \u00e8 rilevato come durante l\u2019invecchiamento la QdV \u00e8 fortemente correlata alla pianificazione, ossia alla capacit\u00e0 di prevedere e di\u00a0 gestire in modo proattivo i cambiamenti (positivi e negativi) dovuti al passare degli anni, senza subirli in modo passivo: la capacit\u00e0 di formulare progetti in et\u00e0 avanzata, soprattutto nel momento in cui vengono meno altri impegni lavorativi e familiari, rappresenta uno dei fattori di maggior protezione del benessere emotivo e fisico individuale. Questa competenza \u00e8 strettamente intrecciata con due altre dimensioni psicologiche: la prima \u00e8 la memoria di lavoro. Pianificare, infatti, implica la capacit\u00e0 di mantenere attive in memora una serie di informazioni relative all\u2019ambiente, nonch\u00e9 i piani per affrontare eventuali sfide di adattamento: eventuali deficit mnestici, in tal senso, determinano comportamenti caotici e sregolati. Numerose ricerche evidenziano a tal proposito una correlazione altamente positiva tra efficienza in prove di working memory e QdV in et\u00e0 avanzata (Stephan, Caudroit &amp; Chalabaev, 2011).<\/p>\n<p>Il tema della pianificazione si collega per\u00f2 anche all\u2019orientamento temporale, ossia alla capacit\u00e0 del soggetto di percepirsi in una traiettoria che ha un passato, un presente ma anche un futuro. In tale direzione si pone un significativo studio di Palgi e Shmotkin (2010), che in un campione di 164 persone ultra-ottantenni hanno rilevato quattro tipiche traiettorie temporali:<\/p>\n<p><em>equilibrata<\/em>, in cui cio\u00e8 la soddisfazione per il passato \u00e8 del tutto in linea con le aspettative per il proprio futuro;<br \/>\n<em>ascendente<\/em>, in cui la persona si aspetta un futuro di maggior benessere rispetto a quanto non sia stato il proprio passato;<br \/>\n<em>discendente,<\/em>\u00a0in cui invece si ritiene il passato come maggiormente soddisfacente rispetto a quanto non riservino ormai gli anni a venire;<br \/>\n<em>assente<\/em>, in cui cio\u00e8 il soggetto non \u00e8 in grado di descrivere alcuna traiettoria (sia essa stabile, ascendente o discendente) per la propria esistenza.<\/p>\n<p>I risultati della ricerca mostrano che la traiettoria equilibrata \u00e8 quella associata al maggior grado di benessere , ma soprattutto evidenziano come l\u2019assenza di una traiettoria esistenziale sa connessa al massimo grado di disadattamento e di malessere individuale.<\/p>\n<p>La seconda componente del modello \u00e8 rappresentata dal senso di \u2018agency\u2019, ossia dalla percezione del soggetto di essere agente attivo nella propria vita e nel proprio ambiente, e non semplice ricettore dell\u2019assistenza e della cura altrui, per quanto di qualit\u00e0. Numerosi studi mostrano come il senso di controllo e un adeguato livello di autoefficacia, ossia la convinzione di aver mantenuto le abilit\u00e0 necessarie per adattarsi all\u2019ambiente, si correlino con la QdV soggettivamente esperito molto pi\u00f9 di quanto non facciano variabili hard, come ad esempio lo stato di saluto oggettivamente rilevato, il reddito individuale, la qualit\u00e0 e la quantit\u00e0 di cure mediche ricevute, ecc. (Layte, Sexton &amp; Savva, 2013).<\/p>\n<p>Terza ed ultima componente \u00e8 costituita al significato personale. Nel corso dell\u2019invecchiamento, infatti, la persona affronta, e spesso subisce, una serie di cambiamenti spesso involutivi, dal pensionamento alla perdita di persone care, dalla riduzione dell\u2019efficienza fisica alla necessit\u00e0 di inserimento in strutture protette, ecc. Tutto ci\u00f2 inevitabilmente impatta l\u2019immagine che il soggetto ha sviluppato di s\u00e9 nel corso degli anni, nonch\u00e9 il significato che ha attribuito alla propria esistenza. Viceversa, ai fini del mantenimento della QdV e del benessere soggettivamente percepito gioca un ruolo di primo piano la capacit\u00e0 dell\u2019individuo di mantenere una forte\u00a0<em>coerenza<\/em>\u00a0nel significato della propria vita, anche a fronte dei cambiamenti numerosi, improvvisi e talvolta negativi (Trentini et al., 2012).<\/p>\n<p>Un aspetto collegato al tema del significato \u00e8 sicuramente quello della pratica religiosa (o spirituale in senso pi\u00f9 ampio) che, secondo alcuni studi, aumenterebbe la resilienza individuale (Vahia et al., 2011), tramite due meccanismi d\u2019azione: da un lato, dotando di senso anche eventi stressanti esperiti dalla persona anziana (come l\u2019insorgenza di malattie croniche o il verificarsi di lutti), dall\u2019altro lato mantenendo e talvolta rafforzando la rete di rapporti sociali emotivamente coinvolgenti e reciprocamente supportivi (Park &amp; Roh, 2013)<\/p>\n<p><strong>Conclusioni:<\/strong><br \/>\nNuove prospettive per l\u2019invecchiamento<br \/>\nI contributi della ricerca psicologica e delle neuroscienze ai processi di invecchiamento sono stati numerosi, soprattutto nel corso degli ultimi anni, spaziando dalle dimensioni strettamente neurofisiologiche a quelle relazionali: cos\u00ec, di volta in volta \u00e8 stata focalizzata l\u2019attenzione sul ruolo protettivo del supporto sociale, dell\u2019autoefficacia, dell\u2019efficienza fisica, ecc., considerate variabili in grado di preservare un sufficiente livello di benessere psicofisico nonostante gli eventi avversi tipici dell\u2019invecchiamento: malattie, lutti, perdita di autonomia, ecc.<\/p>\n<p>Una diversa prospettiva viene invece offerta da alcuni studi sul concetto di \u2018<em>self-compassion<\/em>\u2019, un atteggiamento compassionevole verso se stessi, un senso di apertura nei confronti della globalit\u00e0 della propria esistenza (compresi gli eventi dolorosi), sperimentando sentimenti di cura per la propria persona, assumendo un atteggiamento non giudicante verso le proprie difficolt\u00e0 e infine percependo la propria esperienza come parte di una comune esperienza umana (Allen,\u00a0Goldwasser &amp; Leary, 2012).<\/p>\n<p>Si tratta di una prospettiva di sicuro interesse, che richieder\u00e0 un approfondimento delle determinanti psicologiche ma anche dei possibili substrati neuropsicologici, in quanto consente di riconcettualizzare l\u2019invecchiamento di qualit\u00e0 non come fuga da possibili eventi avversi, ma piuttosto come possibilit\u00e0 di ricomprendere in modo proattivo tali eventi all\u2019interno di un significato personale.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Allen A.B., Goldwasser E.R. &amp; Leary M.R. (2012). Self-compassion and well-being among older adults. Self and Identity, 11, 428-453.<br \/>\nAnderson W.L., Armour B.S., Finkelstein E.A. &amp; Wiener J.M. (2010). Estimates of state-level health-care expenditures associated with disability. Public Health Report, 125, 1, 44-51.<br \/>\nBaltes P. B. &amp; Baltes M. M. (1990). Successful aging: Perspectives from the behavioral sciences. New York: Cambridge University Press.Cottini L. &amp; Fedeli D. (2008). Qualit\u00e0 della Vita in et\u00e0 avanzata per la persona con disabilit\u00e0. In Cottini L. (Ed.), Disabilit\u00e0 mentale e avanzamento d\u2019et\u00e0: prospettive per una vita di qualit\u00e0. Milano: Franco Angeli.<br \/>\nFreedman V.A., Kasper J.D., Spillman B.C., Agree E.M., Mor V., Wallace R.B. &amp; Wolf D.A. (2014). Behavioral adaptation and late-life disability: a new spectrum for assessing public health impacts. American Journal of Public Health, 104, 2, 88-94.<br \/>\nHorton S. (2010). Immunity to popular stereotypes of aging? Seniors and stereotype threat. Educational Gerontology, 36, 353-371.<br \/>\nKahana E., Kelley-Moore J. &amp; Kahana B. (2012), Proactive aging: A longitudinal study of stress, resources, agency, and well-being in late life. Aging &amp; Mental Health, 16, 4, 438-451.<br \/>\nLayte R., Sexton E. &amp; Savva G. (2013). Quality of Life in older age: Evidence from an Irish cohort study. Journal of the American Geriatrics Society, 61, 299-305.<br \/>\nO\u2019Luanaigh C., O\u2019Connell H., Chin A.V., Hamilton F., Coen R., Walsh C., Walsh J.B., Caokley D., Cunningham C. &amp; Lawlor B.A. (2012). Loneliness and cognition in older people: The Dublin Healthy Ageing study. Aging &amp; Mental Health, 16, 3, 347\u2013352.<br \/>\nPalgi Y. &amp; Shmotkin D. (2010). The predicament of time near the end of life: Time perspective trajectories of life satisfaction among the old-old. Aging &amp; Mental Health, 14, 5, 577-586.<br \/>\nPark J. &amp; Roh S. (2013). Daily spiritual experiences, social support, and depression among elderly Korean immigrants. Aging &amp; Mental Health, 17, 1, 102-108.<br \/>\nStephan Y., Caudroit J. &amp; Chalabaev A. (2011). Subjective health and memory self-efficacy as mediators in the relation between subjective age and life satisfaction among older adults. Aging &amp; Mental Health, 15, 4, 428-436.<br \/>\nThompson W.W., Zack M.M., Krahn G.L. Andresen E.M. &amp; Barile J.P. (2012). Health-Related Quality of Life among older adults with and without functional limitations. American Journal of Public Health, 102, 3, 496-502.<br \/>\nVahia I.V., Depp C.A., Palmer B.W., Fellows I., Golshan S., Thompson W., Allison M. &amp; Jeste D.V. (2011). Correlates of spirituality in older women. Aging &amp; Mental Health, 15, 1, 97-102.<br \/>\nYorkston K.M., McMullan K.A., Molton I. &amp; Jensen M.P. (2010). Pathways of change experienced by people aging with disability: a focus group study. Disability and Rehabilitation, 32, 20, 1697\u20131704.<br \/>\nWorld Health Organization. (2002). Active ageing: A policy framework. Geneva: World Health Organization.<br \/>\nWorld Health Organization (2012). Ageing and life course. Interesting facts about ageing.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.who.int\/ageing\/about\/facts\/en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.who.int\/ageing\/about\/facts\/en<\/a>\u00a0(consultato nel luglio 2014).<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1140],"fascicolo":[215],"class_list":["post-2123","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-daniele-fedeli","fascicolo-ottobre-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019invecchiamento psicologico. 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