{"id":2109,"date":"2014-06-01T12:00:00","date_gmt":"2014-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2109"},"modified":"2026-04-12T17:19:22","modified_gmt":"2026-04-12T15:19:22","slug":"luisa-bonini-economia-sociale-di-mercato-esd-bologna-2012","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/giugno\/luisa-bonini-economia-sociale-di-mercato-esd-bologna-2012\/","title":{"rendered":"Luisa Bonini, Economia sociale di mercato, ESD, Bologna 2012"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 uscito qualche tempo fa, per le Edizioni Domenicane di Bologna, questo agile volume che raccoglie il lavoro di ricerca condotto\u00a0da Luisa Bonini con la supervisione del Prof. Dario Velo, presso la facolt\u00e0 di economia dell\u2019Universit\u00e0 degli studi di Pavia. Lo studio ha come obiettivo un\u2019analisi storica del modello economico dell\u2019economia sociale di mercato, sviluppato nel secolo scorso in area tedesca e dei contributi di alcuni intellettuali\u00a0 europei tra i quali gli italiani Sturzo e Einaudi. La finalit\u00e0 del lavoro \u00e8 quella di recuperare idee ed esperienze utili ad arricchire il bagaglio culturale di coloro che sono oggi chiamati a rispondere in maniera innovativa ed efficace alla crisi economica e culturale che l\u2019Europa sta attraversando. La postfazione di Marco Vitale mette in luce il contributo della Dottrina Sociale della Chiesa.<\/p>\n<p>Il libro fa parte della collana \u201cIl pane quotidiano\u201d, un progetto culturale sui vari aspetti del mondo del lavoro nella societ\u00e0 contemporanea, fortemente voluto da Domenico Gamarro e coordinato da Marco Vitale, economista d\u2019impresa, docente universitario e attualmente vice-presidente del Centro Internazionale di Studi Luigi Sturzo e presidente del Fondo Italiano d\u2019Investimento per le piccole e medie imprese.<br \/>\nNella prefazione Dario Velo presenta sinteticamente il percorso storico del pensiero economico europeo a partire dal XVII secolo (dal mercantilismo, al modello economico statalista di Colbert, all\u2019ordine liberale figlio della rivoluzione industriale), analizzando cos\u00ec l\u2019evolversi dei rapporti tra stato e mercato fino all\u2019alba del XX secolo.<br \/>\nQuindi Velo passa a illustrare come i modelli economico-sociali europeo e statunitense si trasformino grazie ai contributi innovativi del tedesco Walter Rathenau\u00a0 e di F.D. Roosevelt. La crisi del 1929 aveva chiaramente mostrato \u2013 da entrambi i lati dell\u2019oceano \u2013 che la massimizzazione dell\u2019utile non garantisce il miglior utilizzo delle risorse e che tanto meno corrisponde all\u2019interesse generale, come sosteneva il modello liberale classico. A Rathenau va il merito di aver sostituito alla contrapposizione capitalismo\/socialismo il binomio pubblico\/privato, non in ottica conflittuale, ma come componenti di un nuovo ordine condiviso. Dall\u2019altro lato dell\u2019Atlantico, il \u201cnuovo ordine\u201d (New Deal) di Roosevelt nasce in un contesto quanto mai differente, ma giunge a conclusioni comparabili, quando propone un nuovo equilibrio tra centralizzazione e sussidiariet\u00e0 e l\u2019affermazione di un nuovo ruolo dello Stato come ente regolatore, con la responsabilit\u00e0 di garantire il buon funzionamento del mercato.<br \/>\nNella seconda met\u00e0 del XX secolo tuttavia, di fronte ai processi di internazionalizzazione e alla globalizzazione dei mercati, il ruolo regolatore degli stati \u00e8 via via venuto meno, lasciando campo libero agli scambi economici in un mercato privo di istituzioni di riferimento: il liberismo si \u00e8 affermato in tal modo come negazione dei poteri pubblici in economia. E cos\u00ec il XXI secolo si \u00e8 aperto con una nuova crisi internazionale, che mostra ancora una volta la necessit\u00e0 di trovare nuovi equilibri e nuovi rapporti tra governi e mercati. In questo contesto analizzare la nascita e l\u2019affermarsi dell\u2019economia sociale di mercato nella Germania del secondo dopoguerra pu\u00f2 presentare utili contributi alla nuova economia sociale che l\u2019Europa sta faticosamente cercando.<br \/>\nIl saggio della Bonini \u00e8 suddiviso in quattro capitoli: il primo offre un quadro storico dell\u2019economia europea dal XVII secolo fino all\u2019opera di Rathenau; il secondo descrive l\u2019Economia Sociale di Mercato nella Germania della prima met\u00e0 del XX secolo; il terzo affronta la teoria economica di Wilhelm R\u00f6pke; il quarto descrive il neo-liberalismo italiano, in particolare attraverso il pensiero di Luigi Sturzo e Luigi Einaudi. A chiusura del lavoro un breve paragrafo di sintesi e la proposta dell\u2019autrice.<br \/>\nIl primo capitolo ripresenta, con non poche ripetizioni, la sintesi storica gi\u00e0 ampiamente prodotta da Velo nella sua prefazione. Un maggiore coordinamento tra i contributi degli autori, o comunque una redazione pi\u00f9 attenta dell\u2019opera avrebbe probabilmente suggerito di tagliare queste pagine.<br \/>\nIl secondo capitolo affronta la genesi della scuola di Friburgo, con particolare attenzione all\u2019opera dell\u2019economista Walter Eucken e all\u2019ordoliberalismo, la corrente di pensiero da questi sviluppata insieme ai giuristi Franz B\u00f6hm e Hans Grossmann D\u00f6rth, negli anni immediatamente precedenti al secondo conflitto mondiale. Cos\u00ec affermavano i tre autori nel primo volume della rivista \u00abOrdo\u00bb: \u201c<em>Quel che noi cerchiamo di creare \u00e8 un ordine economico e sociale che garantisca al medesimo tempo il buon funzionamento dell\u2019attivit\u00e0 economica e condizioni di vita decenti e umane.<\/em>\u201d Si tratta quindi di una critica sia al collettivismo che al liberalismo classico: una nuova proposta in grado di tenere insieme i princ\u00ecpi di politica economica con quelli di natura giuridica. Un ordine economico in cui l\u2019efficienza del mercato e l\u2019equit\u00e0 sociale sono allo stesso tempo possibili, perch\u00e9 \u00e8 fondato su una concezione della persona umana libera e responsabile. Negli anni quaranta Eucken, di fronte al disastro economico e morale del suo Paese, afferma con decisione l\u2019importanza di principi etici ispiratori: la costruzione dell\u2019ordine economico va fondata sul valore etico della persona umana. Al termine del conflitto, i princ\u00ecpi dell\u2019ordoliberalismo vennero ripresi e attuati nelle politiche di Ludwig Erhard, che fu nominato ministro dell\u2019economia nel 1949 e venne eletto cancelliere della Rep. Federale tedesca nel 1963. Il nuovo ordine auspicato da Eucken divenne per Erhard la realizzazione di uno Stato capace di garantire l\u2019ordine economico, consentendo da un lato la libera e leale concorrenza, ma contemporaneamente assumendo il ruolo di difensore dell\u2019interesse generale. Tra i principali collaboratori di Erhard troviamo Alfred M\u00fcller Armack, allievo di Leopold von Wiese, che port\u00f2 avanti le sue idee di liberalizzazione del mercato e di efficienza economica. Diverse le concezioni dei due, ma analoghe le conclusioni, soprattutto per l\u2019introduzione del criterio di sussidiariet\u00e0.<br \/>\nIl terzo capitolo \u00e8 tutto incentrato sul liberalismo di R\u00f6pke, sulla sua critica al capitalismo e soprattutto al collettivismo, e all\u2019importanza da questi attribuita alla Dottrina Sociale della Chiesa. La terza via propugnata da R\u00f6pke \u00e8 un umanesimo liberale, una economia di mercato basata su propriet\u00e0 privata, liberi prezzi e concorrenza, nell\u2019ambito di una definita cornice etico-sociale (senso di responsabilit\u00e0, iniziativa individuale, solida gerarchia di valori, ecc.) Per R\u00f6pke vi \u00e8 un nesso diretto tra neo-liberalismo e cristianesimo, entrambi fondati sull\u2019integrit\u00e0 della persona.<br \/>\nIl quarto capitolo ha il merito di mettere in luce il pensiero politico economico di due grandi figure italiane del XX secolo, Luigi Sturzo e Luigi Einaudi. Una buona introduzione al capitolo pone le necessarie premesse per meglio cogliere gli aspetti peculiari della situazione economica italiana agli inizi del novecento e gli sviluppi del modello economico del nostro Paese dal dopoguerra alla fine del secolo. Dopo aver illustrato sinteticamente il profilo biografico di Sturzo, l\u2019autrice evidenzia le affinit\u00e0 e la mutua stima tra il sacerdote siciliano e il tedesco R\u00f6pke. Sturzo critic\u00f2 in diverse occasioni lo statalismo italiano: l\u2019indebita ingerenza dello Stato e della burocrazia nell\u2019iniziativa privata e i privilegi monopolistici. Egli auspicava piuttosto un mercato libero e politiche statali di cooperazione con interventi occasionali e concordati. Al centro del pensiero economico di Sturzo \u00e8 la sua concezione di libert\u00e0: la libert\u00e0 \u00e8 individuale e unica (non pu\u00f2 esservi libert\u00e0 politica e culturale senza quella economica); \u00e8 espressione di autodisciplina (rispetto dei diritti e doveri reciproci); \u00e8 garantita dallo Stato, nell\u2019ambito di un sistema di vigilanza dei diritti collettivi e privati (lo Stato \u00e8 arbitro e garante, non parte dell\u2019ordine economico). Dopo questa interessante analisi del pensiero economico sturziano degli anni cinquanta del novecento, l\u2019autrice torna indietro di oltre mezzo secolo per esporre i princ\u00ecpi dell\u2019enciclica Rerum Novarum (1891) e della sua influenza sul pensiero di Sturzo, analizzando le attivit\u00e0, gli scritti e i discorsi del sacerdote, nel periodo storico tra il 1905 e il 1948, soffermandosi in particolare sui princ\u00ecpi fondativi del Partito Popolare Italiano, sul ruolo delle autonomie locali e sull\u2019auspicato federalismo europeo. Segue poi il paragrafo dedicato alla figura di Luigi Einaudi, focalizzato sui suoi contributi all\u2019economia sociale di mercato. L\u2019autrice riporta il pensiero federalista di Einaudi, avviato gi\u00e0 nel 1897, e maturato negli anni successivi come via per un ordine internazionale, capace di sostenere la pace in Europa e favorirne lo sviluppo e l\u2019integrazione economica. Un secondo aspetto affrontato \u00e8 l\u2019importanza di una moneta unica europea, principio esposto chiaramente da Einaudi gi\u00e0 durante l\u2019esilio svizzero negli anni quaranta. Segue poi l\u2019analisi dei rapporti di Einaudi con R\u00f6pke, in particolare negli anni trenta e quaranta del novecento, in cui i due economisti ebbero l\u2019occasione di confrontarsi condividendo in particolare la visione liberale che restringe gli interventi statali in campo economico.<br \/>\nA conclusione del lavoro la Bonini ripercorre sinteticamente il XX secolo e l\u2019affermarsi delle teorie dell\u2019economia sociale di mercato, caratterizzate da una nuova relazione tra economia e diritto, capace di garantire il corretto svolgimento della competizione in un quadro di regole condivise, senza interventi diretti dello Stato volti a pianificare o controllare il processo economico. A fondamento di tale concezione vi \u00e8 un quadro di valori con al centro la dignit\u00e0 della persona umana e in particolare il principio di sussidiariet\u00e0, come definito dalla Dottrina Sociale della Chiesa. La proposta dell\u2019autrice \u00e8 quella di recuperare questi contributi per ispirare il nuovo modello economico europeo.<br \/>\nArricchisce il volume la postfazione di Marco Vitale che mette in correlazione l\u2019economia sociale di mercato di matrice tedesca con la feconda tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa, portando in particolare i contributi delle encicliche\u00a0<em>Gaudium et Spes<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Centesimus Annus<\/em>. Di fronte al grave scenario contemporaneo della speculazione finanziaria, Vitale fa suo il richiamo della Fides et Ratio di mobilitare tutte le risorse della ragione e della fede per superare l\u2019attuale realt\u00e0 e trovare cos\u00ec un\u2019ispirazione pi\u00f9 ampia, con uno sguardo capace di abbracciare i diversi aspetti dell\u2019agire umano.<br \/>\nIl lavoro offre nel suo insieme un interessante resoconto retrospettivo di un importante modello economico, troppo spesso ignorato o sottovalutato, che \u00e8 stato alla base dello sviluppo dell\u2019economia tedesca dal dopoguerra ad oggi e che ha contribuito al rafforzamento del progetto europeo. Tuttavia, se lo scopo del lavoro era quello di (ri)utilizzarne \u2013 almeno in parte \u2013 alcuni contributi, alla luce della attuale situazione politica, economica e sociale, sarebbe stato importante, secondo chi scrive, inserire nella trattazione anche l\u2019analisi di elementi \u201cnuovi\u201d, prodotti dai processi di internazionalizzazione e di globalizzazione, che non potevano essere presi in considerazione da testi di cinquant\u2019anni or sono (o anche pi\u00f9 vecchi), e confrontarsi con essi.<\/p>\n<p>A titolo di esempio, si riportano qui almeno due aspetti:<\/p>\n<p>1. il tema della propriet\u00e0 e gestione dei beni comuni (<em>commons<\/em>), distinti dai beni privati e da quelli pubblici, oggetto di precisi studi economici (cfr. il lavoro della premio Nobel Elinor Ostrom);<br \/>\n2. il tema del multiculturalismo, che impone oggi, in una societ\u00e0 globalizzata, di ripensare alla comunicazione dei valori in un linguaggio che sia accettabile da parte dei credenti di diverse fedi e culture. In questo senso si vedano i contributi offerti dalle ultime encicliche:\u00a0<em>Caritas in veritate\u00a0<\/em>e<em>\u00a0Evangelii Gaudium<\/em>.<\/p>\n<p>Sarebbe stata infine auspicabile una maggiore cura nella redazione dell\u2019opera complessiva: una migliore integrazione tra la prefazione e il primo capitolo; un appropriato raggruppamento dei paragrafi dedicati a Sturzo nel quarto capitolo, sulla scorta di ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto per Einaudi; una pi\u00f9 organica narrazione dell\u2019evoluzione del pensiero sturziano.<br \/>\nCi auguriamo che l\u2019autrice possa proseguire nella sua ricerca arricchendola con nuovi elementi e ampliandone gli scenari:\u00a0al di l\u00e0 infatti dei limiti sopra esposti, rimane l\u2019indubbio valore di una operazione culturale volta a recuperare contributi originali della riflessione del secolo scorso e a gettare ponti tra epoche, nazionalit\u00e0 e culture diverse, eppure unite nel principio della centralit\u00e0 della persona e della sua dignit\u00e0, come base di ogni progetto economico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[934],"fascicolo":[211],"class_list":["post-2109","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marina-russo","fascicolo-giugno-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Luisa Bonini, Economia sociale di mercato, ESD, Bologna 2012<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Marina Russo, pubblicato nel numero di Giugno 2014. 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