{"id":2103,"date":"2014-06-01T12:00:00","date_gmt":"2014-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2103"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"maternita-e-lavoro-femminile","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/giugno\/maternita-e-lavoro-femminile\/","title":{"rendered":"Maternit\u00e0 e lavoro femminile"},"content":{"rendered":"<p>Un grande impegno umano e sociale ha da sempre caratterizzato la vita della donna, coinvolgendola in numerosi ruoli: figlia, moglie, madre e lavoratrice. Il riconoscimento dei compiti che la donna assolve nella vita familiare e sociale \u00e8 ormai comunemente accettato ed \u00e8 divenuto una ripetitiva e banale constatazione, ma non si afferma ancora come \u201cfatto sociale totale\u201d.\u00a0\u00a0<sup>1<\/sup>\u00a0In realt\u00e0 le donne rappresentano la forza della societ\u00e0 e mantengono vivi due valori fondamentali: la maternit\u00e0 ed il lavoro. \u00c8 proprio sul concetto di valore che vorrei soffermare l\u2019attenzione. La parola valore non ha solo un significato economico ma anche etico perch\u00e9 i valori rispondono ai bisogni e si mantengono nel tempo. Nonostante si sia acceso nel corso degli anni un intenso dibattito teorico sui valori, sulla loro determinazione e resistenza, sulla innovazione e sulla relazionalit\u00e0, sul relativismo e sulla universalit\u00e0 di questi, tuttavia non si pu\u00f2 disconoscere che i valori siano per ogni societ\u00e0 un necessario e costante riferimento. Oggi i valori hanno perduto il loro primato sulla superficialit\u00e0 ed il pensiero di valori assoluti rispecchiati nella religione, nella famiglia, nelle tradizioni pare a volte anacronisticamente superato dalla innovazione, dallo sviluppo, dalla tecnologia che caratterizzano la tarda modernit\u00e0.<br \/>\nMa il valore relativo alla maternit\u00e0 non \u00e8 discutibile n\u00e9 annullabile. Essere madri \u00e8 un compito non facile al quale si adempie pi\u00f9 generalmente seguendo un primario istinto, che nel tempo si trasforma in amore. Questo istinto primario si ritrova anche nelle specie animali che curano i loro piccoli e li guidano verso la loro strada di animali adulti, riaffermando cos\u00ec<\/p>\n<p>il miracolo della natura quotidianamente sotto i nostri occhi.<br \/>\nCos\u00ec come per ogni altra specie vivente, per la donna il sacrificio di avere un figlio non \u00e8 misurabile n\u00e9 quantificabile: fino dall\u2019antichit\u00e0 sono state le donne a gestire la nascita, la crescita, lo sviluppo dei propri figli e, anche se accompagnate da uomini, padri capaci \u2013 e non sempre questo accade \u2013 i compiti legati alla maternit\u00e0 ricadono su di loro. Essere madri significa rivestirsi di un ruolo pesante, ma anche dare il valore alla vita umana con la consapevolezza che contribuire a creare una nuova generazione significa aiutare il mondo a crescere.<br \/>\nIl valore della maternit\u00e0 si accompagna ad un altro valore al quale la donna non si \u00e8 mai sottratta: il lavoro. Il lavoro, nel corso dei millenni, ha visto la donna dapprima esclusivamente legata alla casa: era colei che teneva acceso il focolare, colei che ha raccolto e lavorato i prodotti della terra, che ha cotto le carni ottenute dalla caccia degli uomini; in seguito le \u00e8 stata riconosciuta la capacit\u00e0 di organizzare la vita familiare domestica, la vita sociale e, ogniqualvolta \u00e8 stato necessario, la\u00a0donna ha sostituito il compagno nei tempi della caccia, durante le guerre e le spedizioni, nelle catastrofi naturali e lo ha comunque sempre supportato. La donna ha sempre saputo \u201cinventare il tempo\u201d per adempiere ai suoi tanti compiti. \u00c8 comprensibile dunque che la donna abbia anche lottato per godere degli stessi diritti degli uomini e che abbia rivendicato, dalla lotta per l\u2019istruzione comune al diritto di voto, la possibilit\u00e0 di inserirsi nel mondo del lavoro e di uscire di casa mostrando le proprie capacit\u00e0, per il riconoscimento, almeno sulla carta, della parit\u00e0.<\/p>\n<p>I valori sopraindicati maternit\u00e0 e lavoro si fondono nella figura femminile e diventano la realt\u00e0 quotidiana delle donne madri e lavoratrici che, dimenticando la fatica, vivono in una dimensione sempre pi\u00f9 dinamica la loro esistenza.<br \/>\nLa madre di oggi, e vogliamo considerare in particolare quella che vive nelle societ\u00e0 complesse, ad alto sviluppo economico e tecnologico, \u00e8 una donna cresciuta nella certezza che il lavoro \u00e8 necessario e fa parte della propria vita, rendendo cos\u00ec spesso la cultura del lavoro sostitutiva del valore della famiglia e relegando la cultura domestica ad altri tempi, ad altri modelli sociali. \u00c8 difficile infatti la fusione fra due realt\u00e0 cos\u00ec differenti; difficile cancellare l\u2019istinto naturale che vuole la donna madre e cancellare al tempo stesso la forma culturale che mostra nel lavoro il pieno adempimento di un compito doveroso nei confronti di tutte le donne che hanno lottato per raggiungere la parit\u00e0 dei diritti.<br \/>\nIl mondo \u00e8 sempre stato abitato da popoli diversi che in territori e in ambienti differenti, appartenendo a religioni differenti hanno formato societ\u00e0. Come dice Durkheim, la religione rappresenta la coesione sociale e se \u201cil Dio del clan \u00e8 il clan stesso\u201d allora la religione \u00e8 la societ\u00e0. E le appartenenze religiose sono componenti essenziali della cultura di ogni paese diventando cos\u00ec la base costitutiva dell\u2019organizzazione e della struttura sociale, e anche il principale riferimento valoriale. Per questo, in paesi diversi, le donne sono protagoniste di realt\u00e0 diverse che rispecchiano invece una realt\u00e0 comune: quella della procreazione. Questo evento che sul piano individuale \u00e8 unico, se inserito in contesti differenti assume caratteristiche e componenti strutturalmente diverse sul piano organizzativo e assistenziale. Sono i modelli sociali a guidare i comportamenti delle famiglie e a garantire alla donna possibilit\u00e0 pi\u00f9 o meno dignitose di accudire i propri figli. Anche in questo caso societ\u00e0 diverse indicano soluzioni diverse per garantire alla donna la maternit\u00e0. Non entriamo nel merito delle leggi in materia di procreazione, ma riteniamo che se la procreazione non avviene in forma naturale, ci\u00f2 non implica che la maternit\u00e0 sia sempre un valore irrinunciabile, che si pu\u00f2 esplicare in tanti modi e in tante forme, e che sia opportuno intenderlo come cura, come assistenza, come guida allo sviluppo e alla crescita. Se la maternit\u00e0 rappresenta un fatto universale ci\u00f2 non implica che sia uniforme la cultura di societ\u00e0 diverse, da queste rappresentata e posta in atto tramite normative, leggi e modelli comportamentali. Nello stesso modo non \u00e8 implicito che tutte le societ\u00e0 prevedano la parit\u00e0 di genere ed \u00e8 per questo che il tema del lavoro al femminile, costituito da realt\u00e0 differenti, si compone, non solo sul piano giuridico, ma anche seguendo abitudini e tradizioni. Dall\u2019estremo della interdizione al lavoro, all\u2019accettazione di un lavoro part time svolto possibilmente in ambito domestico, fino al pieno riconoscimento del lavoro femminile, dal lavoro nero al lavoro ufficiale numerose sono le sfaccettature che regolano un mondo variegato nel quale il multiculturalismo e la globalizzazione dettano regole non omologabili per quanto riguarda la donna ed il suo ruolo nell\u2019ambito domestico e sociale.<br \/>\nCome gi\u00e0 indicato il lavoro delle donne \u00e8 un valore che pone un problema relativo al riconoscimento che questo assume nelle diverse parti del mondo. Il caso italiano rispecchia solo in parte la realt\u00e0 occidentale perch\u00e9 la variet\u00e0 culturale che ancora caratterizza le regioni\u00a0italiane gi\u00e0 di per se stessa implica differenze locali. Anche secondo recenti dati Istat (2012),\u00a0poco meno del 50% degli occupati totali, la percentuale scende al centro e nel mezzogiorno si attesta a meno del 30%.<\/p>\n<p>La nostra Carta Costituzionale riconosce gi\u00e0 nei principi fondamentali parit\u00e0 di diritti senza distinzione di sesso e nell\u2019art. 31 nell\u2019agevolare la formazione della famiglia dichiara che la Repubblica \u201c\u2026\u2026\u2026. protegge la maternit\u00e0, l\u2019infanzia e la giovent\u00f9 favorendo gli istituti necessari a tale scopo\u201d. E nell\u2019art. 37 recita: \u201cla donna lavoratrice ha gli stessi diritti e , a parit\u00e0 di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l\u2019adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione\u2026\u2026.\u201d. Cosa di pi\u00f9 chiaro e evidente che lavoro e maternit\u00e0 siano per la donna non solo diritti irrinunciabili, ma diventino anche doveri sociali? Ma ci si pu\u00f2 chiedere allora perch\u00e9 nella nostra societ\u00e0 ancora le donne debbano faticare tanto per ottenere quello che\u00a0le donne lavoratrici, riconosciute come tali a pieno titolo, nel nord d\u2019Italia rappresentano\u00a0dichiara la Costituzione, massima espressione della libert\u00e0 raggiunta dal nostro Paese?<\/p>\n<p>Ancora oggi la donna italiana combatte per ottenere tempo per il proprio figlio, per avere un posto all\u2019asilo e per godere di strutture assistenziali. La burocrazia impone liste di attesa, pagamenti e difficolt\u00e0 tali che fanno si che la donna spesso rinunci al lavoro, certamente alla carriera per adempiere il compito di madre. La dimostrazione di questo \u00e8 che la natalit\u00e0 tende a diminuire e che sempre pi\u00f9 avanzata sia l\u2019et\u00e0 delle donne che mettono al mondo figli.<br \/>\nIn generale si pu\u00f2 pensare che una societ\u00e0 avanzata che ancora non sia in grado di rispondere alle esigenze sopra indicate, garantendo i diritti naturali e quelli riconosciuti come principi fondamentali, rischia di limitare la donna nei propri compiti facendo perdere quella ricchezza che i due valori indicati, maternit\u00e0 e lavoro, offrono non solo a lei personalmente ma anche alla struttura familiare, e soprattutto allo sviluppo della societ\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<sup>1<\/sup>. Il noto antropologo francese, Marcel Mauss individua in questa categoria fenomeni complessi legati agli aspetti della vita che rappresentano la base teorica di un\u2019antropologia sociale ed economica.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[932],"fascicolo":[211],"class_list":["post-2103","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-maria-ruini","fascicolo-giugno-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Maternit\u00e0 e lavoro femminile<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Maria Ruini, pubblicato nel numero di Giugno 2014. 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