{"id":2099,"date":"2014-06-01T12:00:00","date_gmt":"2014-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2099"},"modified":"2026-04-22T11:17:00","modified_gmt":"2026-04-22T09:17:00","slug":"il-lavoro-femminile-in-italia-nel-secondo-dopoguerra","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/giugno\/il-lavoro-femminile-in-italia-nel-secondo-dopoguerra\/","title":{"rendered":"Il lavoro femminile in Italia nel secondo dopoguerra"},"content":{"rendered":"<p>Le donne italiane avevano sempre lavorato nelle campagne, ma solo l\u00e0 dove le fattorie si trovavano in mezzo ai campi coltivati e dunque non nel Mezzogiorno, dove invece, a causa della malaria e della localizzazione dei paesi in cima ai poggi, i campi erano distanti dall\u2019abitazione. Esse avevano sempre lavorato come domestiche delle famiglie abbienti, come maestre ed inservienti, come operaie nelle filande e in altre fabbriche, l\u00e0 dove c\u2019erano, ma in generale solo prima del matrimonio. Le remunerazioni che queste donne riuscivano ad ottenere erano in generale pari alla met\u00e0 di quelle ottenute dagli uomini in simili attivit\u00e0. L\u2019entrata delle donne nel mondo delle professioni fu invece lenta e difficile, in primo luogo perch\u00e9 solo dalla fine dell\u2019Ottocento le donne arrivarono all\u2019universit\u00e0 e in secondo luogo per la resistenza opposta dagli ordini professionali. Fu la prima guerra mondiale che permise l\u2019entrata di molte donne in attivit\u00e0 mai esercitate prima (tramviere, impiegate, telefoniste, infermiere, medici) per sostituire uomini inviati al fronte. Fu cos\u00ec che nel dopoguerra non si pot\u00e9 pi\u00f9 disconoscere il diritto delle donne di esercitare le professioni e una legge del 1919 apr\u00ec loro le porte, con qualche esclusione, come quella della magistratura, che rimase proibita alle donne fino al 1963. Si pensi che oggi, a distanza di appena 50 anni da quella fatidica data, il 40% dei magistrati italiani \u00e8 donna!<br \/>\nNel secondo dopoguerra, la nostra Costituzione garant\u00ec alle donne pari diritti, in generale con l\u2019articolo 3, e in particolare come diritto ad uguale paga per uguale lavoro con l\u2019articolo 37. Come capit\u00f2 con altri articoli della<\/p>\n<p>nostra Costituzione, questi diritti vennero a lungo disattesi. Fu solo alla met\u00e0 del decennio 1970 che le cose cambiarono, con la legge del 1975, che parificava la posizione di marito e moglie all\u2019interno della famiglia, e con la legge del 1977, che riconobbe la parit\u00e0 di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro (assunzioni, retribuzioni e carriere). Nella pratica, tuttavia, quest\u2019ultima legge non risulta interamente applicata nemmeno oggi, non solo in Italia, a dispetto delle numerose direttive emanate in merito dall\u2019Unione Europea.<br \/>\nMa ci\u00f2 che \u00e8 ancora pi\u00f9 rilevante \u00e8 notare che fino agli anni \u201970 l\u2019occupazione femminile si \u00e8 contratta, soprattutto per la grande caduta dell\u2019occupazione in agricoltura, solo parzialmente sostituita dall\u2019occupazione nell\u2019industria (o dall\u2019emigrazione, che continu\u00f2 ad essere prevalentemente maschile). Fu cos\u00ec che alla fine degli anni \u201970 il tasso di attivit\u00e0 femminile si attestava solo al 37%, contro l\u201980% del tasso di attivit\u00e0 maschile, ma il tasso di occupazione era ancora pi\u00f9 basso, al 33% (contro il 77% della popolazione maschile). Questa caduta del lavoro femminile negli anni \u201950 e \u201960 non trova confronto all\u2019estero, dove la contrazione si era verificata in precedenza e gi\u00e0 in tali decenni si assisteva ad un incremento.<br \/>\nIl ritardo italiano nel reinserimento della donna nel mercato del lavoro non\u00a0 si \u00e8 ancora colmato oggi. Infatti, a partire dagli anni 1980, il tasso di attivit\u00e0 femminile \u00e8 s\u00ec aumentato, al 44% nel 1990, 48% nel 2000 e 51% nel 2010, ma il divario con gli altri paesi avanzati rimane assai consistente: si pensi che oggi la media OCSE \u00e8 pari al 60%, ma nei paesi nordici si aggira attorno al 75%, in Gran Bretagna e Stati Uniti \u00e8 del 70% e in Germania, Francia e Austria si attesta attorno al 65%. Quali le cause di una posizione cos\u00ec arretrata dell\u2019Italia? Qualcuno potrebbe pensare che sia una scelta a favore della famiglia, ma questo \u00e8 escluso dal fatto che l\u2019Italia, insieme a Giappone e pochi altri paesi, \u00e8 in fondo alle classifiche di natalit\u00e0, con 1,4 figli per donna. D\u2019altra parte, \u00e8 ormai chiarito da analisi empiriche che i paesi avanzati che hanno un pi\u00f9 elevato livello di natalit\u00e0 sono quelli dove le donne lavorano di pi\u00f9, e non di meno. Magari lavorano part-time, come in Olanda, ma lavorano. Un\u2019altra possibile spiegazione da scartare \u00e8 che le donne siano meno qualificate dei maschi e dunque trovino meno lavoro in una societ\u00e0 come quella attuale definita \u201cdella conoscenza\u201d. Infatti, se la percentuale di laureati sulla classe d\u2019et\u00e0 di 25 anni era nel 1951 del 3,3% per i maschi e dell\u20191,7% per le femmine, nel 2010 il rapporto si \u00e8 pi\u00f9 che invertito, con il 33,2% per i maschi e il 51,5% per le femmine. Inoltre, le votazioni di laurea (come quelle di maturit\u00e0) sono in generale pi\u00f9 elevate per le femmine.<br \/>\nIn realt\u00e0 dobbiamo ricorrere ad altri tipi di cause, soprattutto la carenza di servizi e i divari regionali. Sulla prima questione, va ricordato che la spesa pubblica italiana \u00e8 \u201cnemica\u201d della donna, in quanto dedica troppo poche risorse alle famiglie: poco pi\u00f9 dell\u20191% del Pil, a fronte del 3,5% della Danimarca e del Lussemburgo e del 3% di Francia, Germania, Austria, Svezia. I divari regionali, inoltre, spiegano molto. Infatti, il tasso di attivit\u00e0 femminile del Centro-Nord del paese \u00e8 attualmente del 60% (pari alla media OCSE), mentre quello di Sud e Isole \u00e8 al 36%: l\u2019Emilia-Romagna \u00e8 in testa con oltre il 65% e la Calabria in coda\u00a0 con il 35%. Questo ci dice che la nostra media nazionale nasconde profonde differenze regionali: una situazione vicina alla media degli altri paesi avanzati nel centro-Nord e una situazione di grave sofferenza nel Sud, dove manca il lavoro e quel poco che c\u2019\u00e8 viene riservato prevalentemente agli uomini.<br \/>\nCome fattori concorrenti, se ne possono citare altri tre: il basso livello di occupazione part-time in Italia, le incombenze familiari squilibrate e la scarsa remunerazione dei lavori non qualificati. L\u2019Italia ha solo un 25% di occupazione femminile part-time, a fronte del 75% in Olanda, 44% in Germania e 42% in Gran Bretagna; inoltre, il riequilibrio delle incombenze familiari non si \u00e8 ancora realizzato (le donne spendono il doppio dei tempi degli uomini in lavori familiari anche quando lavorano) e ci\u00f2 sfavorisce la resistenza al lavoro esterno delle donne con figli (l\u2019abbandono del lavoro da parte di donne dopo il primo figlio e soprattutto dopo il secondo \u00e8 molto elevato). Infine, la scarsa remunerazione delle qualifiche basse fa s\u00ec che solo il 16% delle donne con licenza elementare lavorino, mentre lavora ben il 74% delle donne con laurea.<br \/>\nDa ultimo, resta da dire sulle professioni e i guadagni delle donne. Per quanto riguarda i guadagni, bench\u00e9 non ci sia pi\u00f9 una discriminazione di remunerazione contrattuale per pari lavoro, le donne finiscono comunque per guadagnare un 20-25% in meno dei loro colleghi maschi, a causa delle minori ore di straordinario e di minori benefici aggiuntivi. Osservando in quali settori le donne sono presenti pi\u00f9 degli uomini, si trovano i servizi domestici (quasi l\u201980% dell\u2019occupazione totale), l\u2019istruzione (75%), la sanit\u00e0 e assistenza (62%), l\u2019industria tessile e dell\u2019abbigliamento (60%), il commercio al dettaglio e altri servizi. La presenza lavorativa delle donne \u00e8 particolarmente scarsa (meno del 30%) nell\u2019industria chimica, dei mobili, della carta, metalmeccanica, trasporti, pesca, petrolio, gas, energia, mentre nelle costruzioni \u00e8 quasi nulla (6%).<br \/>\nMa quello che viene pi\u00f9 lamentato \u00e8 il famoso \u201ctetto di cristallo\u201d, ossia la scarsa ascesa delle donne nelle posizioni dirigenziali: le donne managers sono oggi solo il 20% del totale, ma solo il 10% si trova in posizioni apicali. Per tentare di correggere questa situazione, come \u00e8 avvenuto in altri paesi, il 29 giugno 2011 \u00e8 stata approvata una legge che impone che almeno 1\/3 dei consiglieri di amministrazione delle imprese quotate in borsa sia donna. Si tratta delle \u201cquote rosa\u201d, gi\u00e0 imposte nella pubblica amministrazione, che possono servire a rompere un\u2019abitudine ormai consolidata di nominare uomini in posti di responsabilit\u00e0, abitudine che non corrisponde pi\u00f9, come abbiamo visto sopra, ad una minore preparazione femminile. Nel 2014, finalmente \u00e8 venuta allo scoperto anche la necessit\u00e0 che ci sia parit\u00e0 fra uomini e donne nell\u00a0 rappresentanza politica.<br \/>\nMa la strada sar\u00e0 ancora lunga. Se \u00e8 infatti vero che oggi le donne in Italia sono mediamente pi\u00f9 istruite degli uomini, la loro dimestichezza con il \u201cpotere\u201d economico, come con il potere politico, \u00e8 bassa, non avendo secoli di amministrazione di tali poteri alle spalle, come gli uomini. Da un certo punto di vista, questo \u00e8 positivo, perch\u00e9 le donne, come molte inchieste hanno ormai chiarito, portano approcci nuovi al potere: meno competitivit\u00e0, meno corruzione, una migliore attitudine al lavoro di gruppo, una maggiore flessibilit\u00e0 e simpatia nella trattazione di casi concreti. Ma bisogna anche dire che la figura femminile \u00e8 ancora piena di compromessi con il passato, quando solo la bellezza e la disponibilit\u00e0 ad essere \u201cconquistate\u201d dall\u2019uomo contava, come la pubblicit\u00e0, i concorsi di bellezza e il mondo dello spettacolo tendono ancora pervicacemente ad accreditare.<br \/>\nIl ritorno della donna nel mondo del lavoro \u00e8 tuttavia ormai una tendenza irreversibile. Gli scorsi millenni hanno potuto contare sul sacrificio che le donne facevano dei loro talenti allo scopo di assicurare con elevati tassi di natalit\u00e0 la sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0, a causa dell\u2019incapacit\u00e0 scientifico-tecnica di abbassare i tassi di mortalit\u00e0. Ora che questo non \u00e8 pi\u00f9 vero, stiamo attraversando un periodo di difficile transizione, in cui le identit\u00e0 di uomini e donne si devono ridefinire, come pure si deve ripensare l\u2019organizzazione della famiglia, non pi\u00f9 con funzioni specializzate (la donna \u201cangelo\u201d della casa e l\u2019uomo \u201cbreadwinner\u201d), ma con un approccio multitasking. Qualcuno \u00e8 portato a pensare che la nuova \u201cautonomia\u201d economica acquisita dalle donne porti alla fine della famiglia. La mia opinione \u00e8 invece che oggi la famiglia pu\u00f2 affermarsi come una condivisione di vita veramente integrale e felicitante, perch\u00e9 marito e moglie possono sostenersi reciprocamente sia nelle incombenze familiari sia nelle attivit\u00e0 lavorative, come avveniva prima che la rivoluzione industriale esternalizzasse il lavoro dalla casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Indicazioni Bibliografiche:<\/strong><br \/>\nP. Ungari, Storia del diritto di famiglia in Italia, Bologna, Il Mulino, 2002<br \/>\nM. Naldini, C. Saraceno, Conciliare famiglia e lavoro. Vecchi e nuovi patti tra sessi e generazioni, Bologna, Il Mulino, 2011<br \/>\nS. e V. Zamagni, Famiglia e lavoro. Opposizione o armonia?, Milano, Ed. San Paolo, 2012<br \/>\nScherer S. e Reyneri E, &#8220;Come \u00e8 cresciuta l&#8217;occupazione femminile in Italia: fattori strutturali e culturali a confronto&#8221;, in Stato e Mercato, 2008, agosto, n. 2<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1055],"fascicolo":[211],"class_list":["post-2099","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-vera-zamagni","fascicolo-giugno-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il lavoro femminile in Italia nel secondo dopoguerra<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Vera Zamagni, pubblicato nel numero di Giugno 2014. 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