{"id":2080,"date":"2014-02-01T12:00:00","date_gmt":"2014-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2080"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"la-democrazia-sul-web","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/febbraio\/la-democrazia-sul-web\/","title":{"rendered":"La democrazia sul WEB"},"content":{"rendered":"<p>Il momento storico che stiamo vivendo pone domande profondissime sulla qualit\u00e0 della vita che gli uomini di oggi stanno vivendo. La crisi che attanaglia il mondo occidentale dal 2007, la globalizzazione, la difficolt\u00e0 delle democrazie, pongono interrogativi veramente profondi a tutti coloro che hanno veramente a cuore il progresso, lo sviluppo dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019impostazione sempre pi\u00f9 individualistica delle nostre esistenze allontani la possibilit\u00e0 di trovare vere e concrete soluzioni. In particolare, la gestione del potere, inteso come la possibilit\u00e0 di gestire le diverse variabili per ottenerne un vantaggio, \u00e8 uno dei punti cruciali. Chi, ad esempio, pu\u00f2 decidere sul mondo della finanza? Non certamente gli stati nazionali; difficilmente anche l\u2019Unione Europea, cos\u00ec divisa al suo interno da egoismi e particolarismi.<\/p>\n<p>In Italia una difficolt\u00e0 ulteriore \u00e8 data dalla presenza di conflitti di interesse che vedono intrecciarsi il mondo della finanza, la politica e i mezzi di comunicazione.<\/p>\n<p>In un paese come Cuba il potere detenuto dai fratelli Castro e dai militari, capace di controllare l\u2019economia, la distribuzione delle ricchezze, l\u2019istruzione e, di fatto, la capacit\u00e0 di pensare, ha determinato un vuoto antropologico incredibile che solo alcuni dissidenti e la Chiesa cattolica cercano di arginare.<\/p>\n<p>Un mondo nuovo \u00e8 possibile? Pensatori come Jeremy Rifkin ritengono di s\u00ec, a patto che realmente \u201cla tradizionale organizzazione verticistica della societ\u00e0, che ha caratterizzato gran parte della vita economica, sociale e politica delle rivoluzioni industriali basate sui combustibili fossili, stia cedendo il passo a relazioni distribuite e collaborative nell\u2019emergente era industriale verde\u201d<a name=\"txt1\"><\/a><sup>1<\/sup>. Il potere deve diventare un potere laterale, condiviso, distribuito, accessibile a tutti, in ogni parte del mondo. In tutto questo, certamente, Internet pu\u00f2 e deve giocare un ruolo decisivo. \u00c8 possibile? In Italia le ultime elezioni politiche hanno fatto sorgere molte domande; \u00e8 un potere laterale, condiviso, il fatto che 40.000 persone determinino il cammino politico di un intero paese? Le primavere in paesi arabi sono state possibili grazie alla rete; come mai non hanno ottenuto tutto quello che il mondo si aspettava?<br \/>\nVale la pena, quindi, aprire una riflessione sul mondo plasmato da Internet.<\/p>\n<p>La grande rivoluzione digitale resa possibile da Internet, la rete che collega miliardi di computer nel mondo, comincia a fare paura. I cittadini sentono per la prima volta davvero minacciati i propri diritti fondamentali. Le rivelazioni di Edward Snowden stanno facendo cambiare la percezione di quale sia l&#8217;impatto delle nuove tecnologie sulla vita di ognuno di noi. Negli ultimi anni si \u00e8 diffusa la convinzione che Internet attraverso il suo sevizio pi\u00f9 diffuso, il World Wide Web \u2013 meglio conosciuto come WEB -, costituisca uno strumento in grado di migliorare la qualit\u00e0 delle nostre democrazie. Addirittura rendere democratici gli Stati che non lo sono. Le primavere arabe degli anni scorsi non sarebbero state possibili senza Internet.\u00a0Ora, invece, ci si chiede se Internet non renda in qualche modo pi\u00f9 facile il compito di controllare i cittadini e limitarne i diritti fondamentali. Qual \u00e8 la vera natura di Internet?<br \/>\nInternet \u00e8 un&#8217;infrastruttura di rete basata su una tecnologia che ha le sue radici negli anni sessanta con lo scopo di connettere computer remoti. Il web, la posta elettronica, lo scambio di file, le reti peer-to-peer, i social network, le telefonate, le chat, ecc., sono tutti servizi che utilizzano Internet. Una delle caratteristiche tecniche che ne hanno contraddistinto la sua architettura fin dall&#8217;inizio \u00e8 quella della sua robustezza anche in presenza di eventi distruttivi capaci di mettere fuori uso parte della sua infrastruttura. La rete nasce quindi come un sistema progettato per resistere ad attacchi, anche deliberati, attraverso la creazione di molteplici connessioni tra gli utilizzatori, con collegamenti fisici che possono cambiare nel tempo<a name=\"txt2\"><\/a><sup>2<\/sup>. In questo modo non solo \u00e8 possibile assicurare che terminali remoti siano sempre in grado di comunicare, ma anche che essi possano sfuggire ad un controllo centralizzato delle comunicazioni. La natura costitutiva di Internet \u00e8 quella, quindi, di un&#8217;infrastruttura robusta, con controllo non centralizzato e capace di cambiare la propria topologia all&#8217;occorrenza. Negli ultimi vent&#8217;anni si \u00e8 assistito ad uno sviluppo esponenziale di Internet e, soprattutto dei suoi servizi come il WEB , passando quindi da una infrastruttura a disposizione di pochi specialisti a mezzo di comunicazione a disposizione delle masse.<\/p>\n<p>Si \u00e8 diffusa allora l\u2019idea che Internet, attraverso il WEB, sia di per se stesso uno strumento che favorisce la partecipazione democratica dei popoli e l&#8217;espressione di quelli che sono ritenuti diritti fondamentali delle democrazie occidentali, come la libert\u00e0 di espressione, la partecipazione al governo degli stati, l&#8217;accesso a tutte le informazioni per i cittadini. In realt\u00e0 ultimamente ci si \u00e8 interrogati su quanto il WEB costituisca davvero uno strumento migliore di partecipazione democratica dei cittadini e ridurre il potere, a volte autoritario, dei governanti. Infatti, l&#8217;evoluzione del web degli ultimi anni ha mostrato che queste espressioni di libert\u00e0 democratiche possono essere limitate.<br \/>\nLa Rete \u00e8 sembrata fin dall&#8217;inizio uno spazio libero, trasparente, aperto, senza confini geografici in cui chiunque potesse esprimere senza paure di controlli o censure il proprio pensiero. Una sorta di pubblica piazza in cui fosse possibile per tutti partecipare. Ecco l&#8217;idea di un nuovo luogo di democrazia. Pi\u00f9 efficace delle piazze tradizionali perch\u00e9 in grado di coinvolgere le persone senza il limite fisico dello spazio (non devo recarmi in piazza) e del tempo (non devo interagire con gli altri necessariamente allo stesso tempo), in una adunanza virtuale permanente.<\/p>\n<p>Strumenti come il blog sono apparsi fin da subito moderni megafoni virtuali, attraverso i quali chiunque pu\u00f2 esprimere le proprie idee, ottenendo dai visitatori del proprio sito un commento. Il blog, insieme ad altri forme tipiche del WEB come ad esempio i forum e i gruppi di discussione, ha costituito una delle forme di maggior successo di comunicazione e partecipazione e forse proprio per questo successo di massa ha cominciato a fare paura. Allo stesso tempo ha creato l&#8217;idea che si potesse fare a meno di intermediazione tra le persone ed il governo.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che uno vale uno, seppur sostenuta dalla possibilit\u00e0 tecnica per ognuno di esprimere la propria opinione e addirittura di votare, si scontra con la difficolt\u00e0 pratica di gestire numeri elevati e garantire in sicurezza (informatica) la partecipazione di tutti. Ad esempio, i commenti di un blog, come quello di Beppe Grillo, possono facilmente superare il migliaio in un giorno. Nessuno pu\u00f2 materialmente seguire il ritmo leggendo tutti i commenti. Il WEB ed Internet producono grandi numeri che in questo momento sembrano di difficile gestione. \u00c8 lo stesso problema di governo gi\u00e0 risolto dagli Stati nazionali con la rappresentanza parlamentare. Il rischio \u00e8 che &#8220;uno vale uno&#8221; si riduca a &#8220;uno non vale niente&#8221; perch\u00e9 nessuno lo ascolta. Non c&#8217;\u00e8 solo il rischio di avere adunanze in cui tutti parlano e nessuno ascolta. Il voto elettronico, seppur sperimentato in recenti occasioni come le &#8220;parlamentarie&#8221; del Movimento Cinque Stelle, non offre ancora garanzie contro la manipolazione del voto e anche dei risultati.\u00a0Il problema qui \u00e8 dal lato tecnico, poich\u00e9 non si \u00e8 ancora in grado di garantire sicurezza al voto elettronico su Internet, almeno non si pu\u00f2 garantire protezione dalla manipolazione dei risultati, che potrebbe non lasciare traccia. Ma anche dal punto di vista di rappresentanza, il chi vota che cosa \u00e8 un problema che non pu\u00f2 essere risolto da quello che \u00e8 in definitiva solo uno strumento. Anche in questo caso il WEB mostra limiti dovuti da un lato ad un&#8217;illusione che il mezzo da solo garantisca democrazia, dall&#8217;altro pensando che qualsiasi forma assuma il WEB esso possa garantire di per s\u00e9 democrazia. Si pensi alla recente esplosione di applicazioni WEB di tipo social. I social network si sono sviluppati a partire dalla met\u00e0 degli anni 2000 ed hanno avuto un enorme successo basato soprattutto sulla semplicit\u00e0 di utilizzo che ha consentito a tante persone di comunicare attraverso, ad esempio, Facebook, Twitter, Google+. C&#8217;\u00e8 sicuramente pi\u00f9 partecipazione con i social network, ma \u00e8 tutto da dimostrare che questo vada a beneficio della qualit\u00e0 della democrazia. La natura del servizio, infatti, \u00e8 completamente centralizzato. In realt\u00e0 Facebook, Google+, Twitter e molti altri servizi resi disponibili attraverso il WEB sono riusciti ad imporre una infrastruttura virtuale centralizzata su una reale decentralizzata. I social network, in definitiva, contrariamente allo spirito originario di Internet fanno in modo di concentrare tutte le informazioni nei cosiddetti data center, luoghi dove sono conservati in migliaia di computer tutte le informazioni sugli utenti che utilizzano i servizi social. Con un grande vantaggio rispetto ai sistemi tradizionali: tutte le informazioni vengono &#8220;volontariamente&#8221; fornite al gestore del servizio. E come i recenti fatti dimostrano, anche ai servizi di sicurezza degli Stati. In effetti, pur essendosi sviluppato su una infrastruttura decentralizzata, il WEB non ne ha assimilato del tutto la natura, assumendo sempre di pi\u00f9 un\u2019architettura centralizzata.<\/p>\n<p>La centralizzazione dell&#8217;informazione non \u00e8 una necessit\u00e0 tecnica per lo sviluppo di Internet e dei servizi connessi. Nella storia di Internet si registrano la nascita e lo sviluppo (a volte la scomparsa) di servizi a natura decentralizzata per cui \u00e8 pi\u00f9 difficile intercettare e conservare le informazioni scambiate dagli utilizzatori di Internet. Basti solo citare il caso delle reti peer-to-peer, costituite da connessioni dirette tra utenti senza necessit\u00e0 di passare attraverso data center, divenute famose per lo scambio illegale di file, e per questo criminalizzate, ma dal punto di vista tecnico un&#8217;ottima soluzione per lo scambio decentralizzato di dati.<\/p>\n<p>Il WEB in ogni caso ha un ruolo importante per migliorare la qualit\u00e0 della nostra democrazia. Non \u00e8 uno strumento che pu\u00f2 cancellare forme ritenute pi\u00f9 tradizionali e pi\u00f9 collaudate di esercizio della democrazia. Non \u00e8 il nuovo che cancella il vecchio. \u00c8 il nuovo che pu\u00f2 far funzionare meglio il &#8220;vecchio&#8221; che \u00e8 comunque il risultato di tanto lavoro e riflessione. Almeno per ora.<\/p>\n<p>Il WEB \u00e8 uno strumento che pu\u00f2 favorire una partecipazione consapevole dei cittadini attraverso una maggiore trasparenza, informazione, accesso alle fonti, creando un meccanismo di controllo sul potere che non sia delegato solo, ad esempio, al giornalismo. Il WEB pu\u00f2 certamente essere uno strumento che favorisce maggiore partecipazione, in forme, per\u00f2, che devono essere ancora perfezionate e sperimentate. Ad esempio tra i modelli partecipativi sul WEB che hanno avuto maggior successo c&#8217;\u00e8 Wikipedia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo questione di servizi. Anche le scelte tecniche e politiche sullo sviluppo dell&#8217;infrastruttura di rete hanno un ruolo importante per favorire l&#8217;espressione democratica attraverso Internet. Le scelte anche tecniche sullo sviluppo infrastrutturale della rete Internet possono avere un&#8217;influenza notevole sulla possibilit\u00e0 di avere sotto controllo o meno la rete stessa. Ad esempio, alcuni collegamenti possono evitare di passare attraverso alcuni Stati. Non solo \u00e8 importante avere una rete sviluppata che copra il territorio con prestazioni tali da assicurare servizi evoluti attraverso il WEB (si pensi al video, ad esempio), ma \u00e8 altrettanto importante non determinare delle barriere all&#8217;ingresso per la connettivit\u00e0 ad Internet stesso. Il dibattito sulla Wi-Fi libero assume un connotato importante pi\u00f9 che dal punto di vista tecnico dal punto di vista dei diritti del cittadino ad un accesso senza limitazione ad Internet. Negare o rendere complesso l&#8217;accesso adducendo motivi di sicurezza, ad esempio nei confronti del terrorismo, limitano fortemente la libert\u00e0 di espressione dei cittadini.<\/p>\n<p>Sembra chiaro, quindi, che il Web \u00e8 solo uno strumento; deve essere sempre presente davanti ai nostri occhi che il fine \u00e8 l\u2019uomo, la sua felicit\u00e0, la sua pienezza. Sicuramente l\u2019umanit\u00e0 intera ha molto da guadagnare nel passaggio da un potere gestito gerarchicamente, a vantaggio di pochi<a name=\"txt3\"><\/a><sup>3<\/sup>, ad un potere laterale condiviso, verso un mondo pi\u00f9 solidale al cui centro si trovino i diritti, i doveri e le responsabilit\u00e0 di ogni uomo.<br \/>\nInternet e tutte le tecnologie digitali possono aiutarci, ma devono essere sempre e solo uno strumento che deve essere controllato. Rischia di finire, come il caso Snowden ci\u00a0ha insegnato, nelle mani di chi ha gi\u00e0 il potere per consolidarlo.<\/p>\n<p>Abbiamo, quindi, bisogno che la rete ci aiuti a ridisegnare il mondo della politica, della finanza, del lavoro, della ricerca\u00a0e della scuola<a name=\"txt4\"><\/a><sup>4<\/sup>, soprattutto per recuperare il ruolo dell\u2019altro nella nostra vita, affinch\u00e9 il prossimo che incontriamo non sia un concorrente per la felicit\u00e0\u00a0personale ma un compagno di viaggio verso l\u2019uomo realmente e concretamente nuovo che tante rivoluzioni hanno sognato. Si tratta di entrare in un gioco profondo che \u00e8 \u201cil modo in cui sperimentiamo l\u2019altro, trascendiamo da noi stessi e ci mettiamo in connessione con le vaste e sempre pi\u00f9 inclusive comunit\u00e0 di esseri viventi, nella comune ricerca di universalit\u00e0\u201d.<a name=\"txt5\"><\/a><sup>5<\/sup><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0J. RIFKIN,\u00a0<em>La terza rivoluzione industriale. Come il potere laterale sta trasformando l\u2019energia, l\u2019economia e il mondo<\/em>, Mondadori, Milano, 2011, pag. 46.<\/p>\n<p><a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.newmedia.org\/history-of-the-internet.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.newmedia.org\/<\/a><\/p>\n<p><a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0Non per niente le diseguaglianze stanno crescendo sempre di pi\u00f9. Cfr, ad esempio, J. E. STIGLITZ,\u00a0<em>Il prezzo della diseguaglianza. Come la societ\u00e0 divisa di oggi minaccia il nostro futuro<\/em>, Einaudi, Torino, 2013 e Z. BAUMAN, La ricchezza di pochi avvantaggia tutti. Falso!, Laterza, Roma-Bari, 2013.<\/p>\n<p><a name=\"cit4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0Insegnare ad usare Internet significa insegnare anche un metodo per la ricerca della verit\u00e0. Gli studenti negli anni \u201970 avevano, se erano fortunati, a disposizione una enciclopedia, tendenzialmente capace di presentare un unico pensiero; ora, Internet mette a disposizione, per ogni tema, decine di migliaia di contatti. Quale porta davvero a intraprendere una strada vera?<\/p>\n<p><a name=\"cit5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0J. RIFKIN, op. cit., pag. 304.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[881,937],"fascicolo":[207],"class_list":["post-2080","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-gianmarco-romano","autori-matteo-prodi","fascicolo-febbraio-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La democrazia sul WEB<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Gianmarco Romano, Matteo Prodi, pubblicato nel numero di Febbraio 2014. 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