{"id":2070,"date":"2014-02-01T12:00:00","date_gmt":"2014-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2070"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"le-nuove-migrazioni-italiane","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/febbraio\/le-nuove-migrazioni-italiane\/","title":{"rendered":"Le nuove migrazioni italiane"},"content":{"rendered":"<p>I flussi migratori provenienti dall\u2019Italia e diretti all\u2019estero hanno attirato nel primo scorcio del XXI secolo\u00a0l\u2019attenzione crescente dell\u2019opinione pubblica e del mondo scientifico. In coincidenza con gli anni della crisi economica internazionale, a partire dal 2007, tali flussi sono stati messi continuamente in relazione all\u2019affaticamento del mercato del lavoro nazionale, ai suoi limiti di assorbimento, alla stagnazione del sistema universitario e della ricerca e, pi\u00f9 in generale, alla difficolt\u00e0 di garantire all\u2019interno dell\u2019Italia uno sbocco occupazionale alle nuove generazioni, compresi i soggetti pi\u00f9 qualificati sul piano della formazione e della specializzazione. Tale attenzione crescente ha generato una generale sovraesposizione mediatica del fenomeno del cosiddetto \u201cbrain drain\u201d, che a ben guardare rappresenta solo una parte della pi\u00f9 recente emigrazione italiana, a scapito di quel flusso consistente formato da lavoratori e lavoratrici, spesso precari e molto giovani, impiegati nei settori pi\u00f9 differenti del mercato del lavoro internazionale, dalla ristorazione ai servizi alla manifattura fino all\u2019agricoltura.<\/p>\n<p>Guardando ai dati forniti dall\u2019Aire (Anagrafe italiani residenti all\u2019estero) e aggiornati al 1 gennaio 2013 i dieci paesi dove si concentra maggiormente la presenza di italiani sono: Argentina (691.481 persone), Germania\u00a0(651.852), Svizzera (558.545), Francia (373.145), Brasile (316.699), Belgio (254.741), Usa\u00a0(223.429), Regno Unito (209.720), Canada (137.045), Australia (133.123). I dati Aire sono in realt\u00e0 capaci di restituire solo una parte dell\u2019attuale esperienza migratoria italiana, perch\u00e9 non tutti coloro che si trasferiscono all\u2019estero si iscrivono<\/p>\n<p>all\u2019anagrafe e perch\u00e9 una parte consistente degli iscritti \u00e8 da annoverare tra i cittadini italiani nati all\u2019estero che hanno acquisito la cittadinanza solo perch\u00e9 discendenti di italiani e quindi non sono computabili nello scenario migratorio propriamente detto rispetto all\u2019ultimo decennio. L\u2019anagrafe dell\u2019Aire \u00e8 comunque in continuo aumento. Nel 2006 contava 3.106.251 iscritti, diventati nel 2007 3.568.532, nel 2008 3.734.428, nel 2009 3.915.767, nel 2010 4.028.370, nel 2011\u00a04.115.23 e infine nel 2012 4.208.977. Una crescita davvero significativa, che in soli 6 anni ha visto un aumento di pi\u00f9 di un milione di unit\u00e0<a name=\"txt1\"><\/a><sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Addentrarci nelle differenti tipologie migratorie che caratterizzano oggi gli italiani non \u00e8 semplice. In sintesi, possiamo individuare 6 gruppi di soggetti che a vario titolo possono essere considerati italiani migranti.<br \/>\nIl primo gruppo \u00e8 quello degli emigranti che potremmo definire \u201cclassici\u201d, lavoratori e lavoratrici che partono dall\u2019Italia in genere con un contratto di lavoro e che sono impegnati nel lavoro dipendente, soprattutto industria e servizi, prevalentemente nei paesi europei.\u00a0Si tratta di persone che spesso tornano nei fine settimana nei rispettivi luoghi di partenza e che mantengono viva una tradizione migratoria di lunga durata, spesso legata a catene migratorie con i luoghi di lavoro di Germania e Svizzera, paesi in cui questa mobilit\u00e0 \u00e8 ancora molto forte.<\/p>\n<p>Il secondo gruppo \u00e8 quello dei giovani, laureati o meno, che partono senza avere necessariamente in mente una precisa destinazione occupazionale e che trovano impiego prevalentemente nel settore del commercio e della ristorazione, avviando esperienze di mobilit\u00e0 che possono durare pochi mesi o protrarsi anche per lunghissimo tempo.\u00a0Anche questa tipologia \u00e8 legata ai paesi europei ma non mancano esperienze tipiche di paesi transoceanici, come l\u2019Australia, dove grazie al particolare visto vacanza-lavoro \u00e8 cresciuto negli ultimi anni il numero di ragazzi italiani impegnati prevalentemente in agricoltura, come primo impiego.<\/p>\n<p>La terza tipologia \u00e8 quella dei lavoratori altamente qualificati, reclutati in ambiti selezionati e diretti verso tutti i tipi di destinazione, sia in Europa che\u00a0fuori dall\u2019Europa. In questa tipologia ritroviamo personale dipendente sia da imprese italiane attive all\u2019estero sia da imprese straniere sia da multinazionali. E\u2019 una fetta di mercato del lavoro ad altissima mobilit\u00e0, che in realt\u00e0 non rappresenta una novit\u00e0 degli ultimi anni ma si pu\u00f2 individuare seppure in forme diverse fin dalla seconda met\u00e0 del Novecento.<\/p>\n<p>La quarta tipologia \u00e8 quella legata alla ricerca e alla formazione. Dagli studenti Erasmus ai dottorandi di ricerca dai ricercatori ai dirigenti di ricerca fino ai professori ordinari. E\u2019 un universo in cui rientrano sia i dipendenti del settore pubblico sia del settore privato e anche questo universo \u00e8 diffuso in tutto il mondo, con punte particolarmente alte in Europa e Nord America. I dati relativi al cosiddetto \u201cbrain drain\u201d o alla \u201cfuga dei cervelli\u201d in realt\u00e0\u00a0non sono semplici da ricavare<a name=\"txt2\"><\/a><sup>2<\/sup>. Un buon punto di partenza relativo \u00e8 una ricerca condotta nel 2010 dall\u2019Istat sui dottori di ricerca che avevano conseguito tale titolo tra il 2004 e il 2006. Secondo tale rilevazione ben il 7% di questi studiosi si \u00e8 trasferito all\u2019estero dopo il conseguimento del titolo. Tendono a spostarsi di pi\u00f9 gli uomini e tendono a spostarsi di pi\u00f9 coloro che vengono da famiglie istruite (con almeno uno dei due genitori laureati) e che conseguono in et\u00e0 giovane (sotto il 32 anni) il dottorato di ricerca. Sembrano peraltro falliti i differenti programmi portati avanti dai governi italiani per facilitare il cosiddetto \u201crientro dei cervelli\u201d. I dati del 2005 raccolti dall\u2019Oecd sui movimenti migratori dei laureati gi\u00e0 segnalavano la tendenza a un saldo negativo dell\u2019Italia<a name=\"txt3\"><\/a><sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>La quinta tipologia \u00e8 strettamente legata alla realt\u00e0 dell\u2019immigrazione straniera. Tra coloro che infatti partono dall\u2019Italia per dirigersi all\u2019estero ci sono numerosi immigrati di nazionalit\u00e0 straniera, che dopo l\u2019arrivo in Italia scelgono altre destinazioni o immigrati di seconda generazione nati in Italia. Le reti internazionali delle tante comunit\u00e0 presenti nel nostro paese, la mobilit\u00e0 determinata dalla recente crisi economica, le potenzialit\u00e0 della libera circolazione europea per i cittadini dei paesi membri dell\u2019Unione Europea hanno incentivato lo sviluppo delle migrazioni internazionali di persone gi\u00e0 immigrate in Italia o figlie di immigrati.<\/p>\n<p>La sesta tipologia \u00e8 legata al pendolarismo, ed \u00e8 tipica di coloro che varcano ogni giorno la frontiera per recarsi a lavorare all\u2019estero e magari alla sera stessa rientrare in Italia. Sono i cosiddetti lavoratori frontalieri, presenti sul confine francese ma soprattutto su quello svizzero. Si calcola che ogni giorno circa sessantamila persone attraversano il confine svizzero per recarsi nel Canton Ticino. Negli anni compresi tra il 2008 e il 2012 in Ticino si sono tra l\u2019altro moltiplicate le campagne politiche improntate alla xenofobia contro i lavoratori frontalieri italiani, tanto che il tema del lavoro migrante degli italiani \u00e8 stato uno dei temi caldi della campagna elettorale del 2011<a name=\"txt4\"><\/a><sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p>Finora ci siamo dedicati all\u2019analisi della mobilit\u00e0 in uscita dall\u2019Italia, ma se pensiamo alle nuove migrazioni italiane dobbiamo anche guardare a chi si muove dentro il paese. Secondo le rilevazioni pi\u00f9 recenti della Svimez<a name=\"txt5\"><\/a><sup>5<\/sup>, negli anni della crisi \u00e8 cresciuto in modo notevole il volume di persone che per ragioni di ricerca di lavoro si spostano dalle regioni meridionali verso le aree centrali e settentrionali del paese. Naturalmente i flussi non solo diretti da sud a nord, ma questa \u00e8 una delle linee principali. La composizione sociale di tali movimenti \u00e8 molto varia: si muovono insegnanti, liberi professionisti, operai, lavoratori stagionali in agricoltura. Un segnale molto chiaro di quanto sia importante questo movimento \u00e8 venuto alla luce nel 2011, ed \u00e8 legato dell\u2019abolizione dei cosiddetti \u201ctreni-notte\u201d, varata da Trenitalia in occasione dell\u2019aggiornamento dell\u2019orario ferroviario introdotto a dicembre 2011. La principale societ\u00e0 di gestione del trasporto ferroviario decise, nell\u2019ambito dei suoi piani di \u201crazionalizzazione\u201d, di sopprimere alcune tratte, in particolare quelle che collegavano direttamente le regioni meridionali con le principali citt\u00e0 del nord e alcune \u2013 quelle notturne \u2013 che collegavano la citt\u00e0 di Roma con Torino.\u00a0Oltre ad avere alcune ripercussioni di tipo occupazionale (riduzione del personale impiegato nei treni notturni), il provvedimento era destinato a incidere in modo determinante sugli orari, le tariffe, i percorsi dei tantissimi lavoratori e studenti che utilizzavano copiosamente tali tratte. Le proteste messe in piedi per ripristinare questi collegamenti (che solo in parte sono stati poi effettivamente riattivati) hanno visto la partecipazione \u2013 oltre al personale ferroviario coinvolto &#8211; di migliaia di persone, utenti di un servizio che ancora nel 2011 risultava essenziale e indispensabile, a dimostrazione di quanto la presenza degli spostamenti interni rappresenti un elemento strutturale nel tessuto economico e sociale del paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTES:<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0Per i dati annuali tratti dall\u2019Aire si veda il\u00a0<em>Rapporto italiani nel mondo<\/em>, pubblicato ogni anno dalla Fondazione Migrantes.<\/p>\n<p><a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0M. C. Brandi,<em>\u00a0Evoluzione degli studi sulle skilled migration: brain drain e mobilit\u00e0<\/em>, in \u00abStudi Emigrazione\u00bb, 141, pp. 75-93; S. Avveduto, M. C. Brandi, Le migrazioni qualificate in Italia, in \u00abStudi Emigrazione\u00bb, 156, pp. 797-827.<\/p>\n<p><a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0i dati sono stati pubblicati in: Lorenzo Beltrame,\u00a0<em>Realt\u00e0 e retorica del Brain drain in Italia. Stime statistiche, definizioni pubbliche e interventi politici<\/em>, Dipartimento di sociologia e ricerca sociale Universit\u00e0 di Trento, quaderno 35, 2007.<\/p>\n<p><a name=\"cit4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0Anna De Bernardi,<em>\u00a0Sul confine del lavoro. I frontalieri italiani in Ticino nel secondo dopoguerra<\/em>, in \u201cStudi Emigrazione\u201d, 180, pp. 812-827; le statistiche svizzere trimestrali sui lavoratori frontalieri sono disponibili sul sito\u00a0<a href=\"http:\/\/www.bfs.admin.ch\/bfs\/portal\/it\/index\/themen\/03\/02\/blank\/key\/erwerbstaetige0\/grenzgaenger.html.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.bfs.admin.ch\/<\/a><\/p>\n<p><a name=\"cit5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0Si veda la pubblicazione annuale\u00a0<em>Rapporto Svimez sull\u2019economia del Mezzogiorno<\/em>\u00a0edita dal Mulino. Per un\u2019analisi sulle migrazioni interne con un taglio interdisciplinare si veda il n. 75-2012 della rivista \u201cMeridiana\u201d, intitolato proprio\u00a0<em>Migrazioni interne<\/em>\u00a0(editore Viella).<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[943],"fascicolo":[207],"class_list":["post-2070","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-michele-colucci","fascicolo-febbraio-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Le nuove migrazioni italiane<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Michele Colucci, pubblicato nel numero di Febbraio 2014. 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