{"id":2060,"date":"2014-02-01T12:00:00","date_gmt":"2014-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2060"},"modified":"2026-04-12T16:17:55","modified_gmt":"2026-04-12T14:17:55","slug":"le-principali-migrazioni-mondiali-in-corso","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2014\/febbraio\/le-principali-migrazioni-mondiali-in-corso\/","title":{"rendered":"Le principali migrazioni mondiali in corso"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei fattori che ha consentito all\u2019umanit\u00e0\u00a0 di diffondersi su tutto il pianeta e di sopravvivere per cos\u00ec lungo\u00a0tempo \u00e8 l\u2019attitudine delle popolazioni a spostarsi sul territorio. Tali movimenti hanno contribuito all\u2019evoluzione numerica della popolazione, mentre l\u2019intensit\u00e0 e la composizione dei flussi migratori ha influito sulla dinamica demografica nei paesi di origine e di destinazione.<\/p>\n<p>La mobilit\u00e0 \u00e8 fisiologica perch\u00e9 funzionale all\u2019equilibrio sociale: ci si sposta per\u00a0 motivi economici, affettivi,\u00a0 culturali, politici e di preferenza ambientale; sulle migrazioni influiscono la collocazione geografica, le vicende storiche, le aree linguistiche e la fase congiunturale.<br \/>\nLa migrazione internazionale \u00e8 un fenomeno globale che sta crescendo in dimensione, complessit\u00e0 e impatto sui paesi,\u00a0 sui migranti, sulle loro famiglie e sulle comunit\u00e0;\u00a0 \u00e8 simultaneamente causa ed effetto di processi di sviluppo pi\u00f9 ampi, ed \u00e8 ormai una priorit\u00e0 per la comunit\u00e0 internazionale.<br \/>\nSecondo la loro tipologia potremmo distinguere le migrazioni finalizzate alla ricerca di migliori opportunit\u00e0 per una promozione sociale e professionale sia personale che dell\u2019intero nucleo familiare, da quelle costituite da masse di profughi che\u00a0 fuggono da zone di guerra, carestie, regimi persecutori, ecc..<\/p>\n<p>La migrazione pu\u00f2 essere una forza positiva per lo sviluppo, ma\u00a0 la percezione attuale \u00e8 di un fenomeno vissuto come eccezionale, con le caratteristiche proprie dell\u2019esodo, dell\u2019invasione, determinato dalla sproporzione demografica esistente tra il Sud e il Nord del mondo.<\/p>\n<p><strong>Il numero dei migranti: uno stock in continua crescita<\/strong><\/p>\n<p>Il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali (UN-DESA) ha diffuso nel mese di settembre 2013 gli ultimi dati aggiornati sul fenomeno migratorio a livello mondiale, evidenziando come negli ultimi tredici anni si sia passati dagli iniziali 154 milioni di migranti nel 1990, ai 175 milioni nel 2000, agli attuali 232 milioni (3,2% dell\u2019intera popolazione mondiale). Il tasso di crescita della pressione migratoria mondiale non \u00e8 rimasto costante in questo periodo, ma \u00e8 passato dall\u20191,2% del decennio 1990-2000, al 2,3% del decennio 2000-2010, per poi ridursi all\u20191,6% di questi ultimi tre anni (2010-2013), a causa della grave crisi economica che ha interessato e sta ancora caratterizzando la congiuntura economica dei Paesi avanzati.<br \/>\nCirca il 59% dei migranti vive nelle regioni del Nord del mondo (e la loro incidenza sulla popolazione \u00e8 del 10,8%), mentre il 41% \u00e8 residente nelle regioni in via di sviluppo (di cui rappresentano l\u20191,6%); gli stock attuali di migranti sono il risultato della storia passata, dei tassi di incremento differenziati\u00a0 e della direzione dei flussi che, in questi ultimi anni, hanno visto privilegiare le aree del Sud del mondo (tasso di crescita annuo dell\u20191,8%) rispetto a quelle del Nord (tasso di crescita annuo dell\u20191,5%).(Figura 1)<br \/>\n<em>Fig.1 Tasso medio annuo di variazione dei migranti (dati percentuali) \u2013 anni 2000-2013<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/clip_image004.gif\" alt=\"clip image004\" \/><\/p>\n<p><em>Fonte: Nazioni Unite, Dipartimento di Economia e Affari sociali &#8211; Divisione popolazione (2013)<\/em><\/p>\n<p><strong>Nuove direttrici per i flussi migratori<\/strong><\/p>\n<p>In un mondo segnato dalla diseguale distribuzione della ricchezza, le migrazioni sono un fenomeno inevitabile e, sebbene nei paesi industrializzati si sia osservata una certa flessione dei flussi in entrata a partire dal 2009, questi sono destinati ad aumentare ancora per il permanere di squilibri quantitativi, qualitativi e territoriali nel mercato del lavoro e nelle forze di lavoro dei paesi del Nord del mondo. Inoltre\u00a0 \u00e8 impossibile pensare che l\u2019ulteriore attesa crescita delle popolazioni in et\u00e0 lavorativa potr\u00e0 essere compensata dalla creazione di nuovi posti di lavoro nei paesi del Sud del mondo, quanti ne sarebbero richiesti. La crisi economica, ancora in corso, ha provocato una perdita considerevole di posti di lavoro nelle economie avanzate, anche in conseguenza della delocalizzazione all\u2019estero delle attivit\u00e0 produttive, in parte compensata dall\u2019assunzione di stranieri in settori e mansioni non ambiti; in tale contesto, stanno\u00a0 emergendo nuovi flussi e,\u00a0 in alcuni casi, alcuni paesi sono diventati simultaneamente importanti punti di origine, di transito e di destinazione dei migranti.<\/p>\n<p>Questo fenomeno \u00e8 riscontrabile dall\u2019osservazione che il\u00a0 71% dei migranti del mondo (circa\u00a0 164 dei 232 milioni complessivi) sono originari dei paesi in via di sviluppo, ma di questo stock il 35% \u00e8 residente\u00a0 nei paesi avanzati, meta storica delle migrazioni degli anni passati,\u00a0 e il 36% \u00e8 diretta verso i paesi emergenti. Ci si potrebbe quindi aspettare che nel futuro la maggior parte dei migranti non viaggi pi\u00f9 dal Sud al Nord del mondo, ma che si sposti all\u2019interno dell\u2019emisfero meridionale del pianeta. Si candidano a diventare paesi di immigrazione la Cina, il Giappone, la Tailandia, la Corea del sud. (Figura 2)<\/p>\n<p><em>\u00a0Fig.2 Distribuzione dei migranti per paesi di origine e destinazioni \u2013 anno 2013<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/clip_image006.gif\" alt=\"clip image006\" \/><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazione su dati UNDESA (2013)<\/em><br \/>\n<strong>Le aree emergenti<\/strong><\/p>\n<p>La classifica delle aree con il maggior numero di migranti vedono ai primi due posti l\u2019Europa (72 milioni) e l\u2019Asia (71 milioni), che insieme raggiungono circa i 2\/3 del totale, seguiti dell\u2019America del Nord (53 milioni), dall\u2019Africa (19 milioni), dall\u2019America Latina e Caraibi (9 milioni) e dall\u2019Oceania (8 milioni). Pi\u00f9 della met\u00e0 (51%) di tutti i migranti sono residenti in dieci paesi, primo tra tutti gli Stati Uniti d\u2019America che da solo ne ospita\u00a0 46 milioni, pari a circa il 20% del totale mondiale, valore di quattro volte superiore a quello della Federazione Russa (11 milioni) e della Germania (9,8 milioni), di cinque volte superiore all\u2019Arabia Saudita (9,1 milioni), di sei volte superiore agli Emirati Arabi Uniti e al Regno Unito (7,8 milioni), di circa sette volte superiore a Francia e Canada (7,4\u00a0 milioni) e di quasi otto volte superiore ad Australia e Spagna (6,5 milioni). I dati di Stati Uniti e Francia riflettono l\u2019importanza dei flussi delle migrazioni passate, la Spagna invece \u00e8 un paese di recente migrazione, che ha per\u00f2 registrato forti tassi di crescita in un periodo molto breve.<\/p>\n<p>Le principali direttrici verso gli USA sono le migrazioni dal Messico (13%), Cina, India, Filippine e Porto Rico (2%); quelle verso l\u2019UE sono rappresentate dai flussi dalla Turchia verso la Germania (1,5%), dall\u2019Algeria verso la Francia (1,5%) e poi una quota non trascurabile di migranti si sposta all\u2019interno degli stati appartenenti alla ex Unione Sovietica: dalla Federazione Russa verso l\u2019Ucraina (3,5%) e ritorno (2,9%),\u00a0 dal Kazakistan verso la Federazione Russa (2,5%) e ritorno (2,4%).<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 variegate sono le destinazioni preferite per i flussi diretti verso il Sud del mondo: dal Bangladesh verso l\u2019India (3,2%), dall\u2019India verso gli Emirati Arabi Uniti (2,9%) e verso l\u2019Arabia Saudita (1,8%), dalla Cina verso la regione di Hong Kong (2,3%), dall\u2019Afghanistan verso il Pakistan e la Repubblica Islamica dell\u2019Iran (2,3%), dal Myanmar verso la Tailandia (1,9%), dalla Palestina verso la Giordania (2,1%) e dal Burkina Faso verso la Costa d\u2019Avorio (1,5%).<\/p>\n<p>I Paesi con la maggior incidenza di immigrati sulla popolazione residente sono il Qatar (86%), gli Emirati Arabi Uniti (70%) e il Kuwait (69%); i primi due Paesi hanno anche il tasso annuo di crescita migratoria per 1000 abitanti pi\u00f9 elevato, rispettivamente del\u00a0\u00a0 e del , seguiti dal Bahrein (45 ), da Singapore (20 ) e dal Kuwait (16 ).<\/p>\n<p><strong>La migrazione non \u00e8 prerogativa degli uomini<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra interessante considerazione sul fenomeno migratorio scaturisce dall\u2019osservazione della composizione dei flussi disaggregati per sesso: le donne sono 111 milioni e rappresentano il 48% del totale dei migranti. La loro percentuale \u00e8 del\u00a0 52% nei Paesi avanzati e del 43% nei paesi in via di sviluppo; questo differenziale si giustifica per il forte incremento di manodopera maschile nei paesi produttori di petrolio dell\u2019Asia occidentale. Il tasso di femminilizzazione degli immigrati non \u00e8 dovuto solo al ricongiungimento familiare, infatti, sempre pi\u00f9 spesso, le donne migrano in modo autonomo per motivi di lavoro e di studio; l\u2019innalzamento dei tassi di scolarit\u00e0 e del grado di istruzione, soprattutto delle donne nei paesi di origine dei flussi, potr\u00e0 generare nel futuro maggiori aspettative di realizzazione personale e tradursi quindi in una ulteriore spinta all\u2019emigrazione. Le donne sono maggiormente rappresentate anche nelle aree storiche dei paesi avanzati nei settori di attivit\u00e0 economica di cura e assistenza, a supporto delle famiglie e degli anziani, nel settore agricolo, in quello manifatturiero e nei servizi legati alla ristorazione e al turismo.<\/p>\n<p>La distribuzione per et\u00e0 dei migranti<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 media dei migranti \u00e8 di 38,4 anni, considerevolmente pi\u00f9 alta dell\u2019et\u00e0 media della popolazione totale che \u00e8 di 29,2 anni;\u00a0 ci\u00f2 \u00e8 dovuto soprattutto alla minore incidenza dei bambini e al fatto che in molti paesi i nati all\u2019estero da migranti non sono considerati immigrati. I migranti pi\u00f9 giovani sono residenti in Africa (30 anni di et\u00e0 media), i pi\u00f9 vecchi sono residenti\u00a0 nelle aree dell\u2019Europa e del Nord America (42 anni) e in Oceania (43 anni). (Figura 3)<\/p>\n<p><em>\u00a0Fig. 3 Et\u00e0 media dei migranti e della popolazione totale \u2013 anno 2013<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/clip_image015.gif\" alt=\"clip image015\" \/><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazione su dati UNDESA (2013)<\/em><\/p>\n<p>Nei paesi avanzati l\u2019et\u00e0 media dei migranti (42,2 anni) \u00e8 rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi anni in quanto l\u2019invecchiamento della popolazione migrante \u00e8 mitigata dal costante afflusso di giovani ed \u00e8 compensata, in parte, anche\u00a0 dal ritorno dei migranti nei paesi di provenienza.\u00a0\u00a0 Nei\u00a0\u00a0 paesi\u00a0\u00a0 in\u00a0\u00a0 via\u00a0\u00a0 di\u00a0\u00a0 sviluppo \u00e8 leggermente aumentata, passando dai 32,8 anni ai 33,2 anni negli ultimi tre anni.<\/p>\n<p>Il 15% dei migranti ha un\u2019et\u00e0 inferiore ai 20 anni, il 74% \u00e8 in et\u00e0 lavorativa (tra i 20 e i 64 anni), l\u201911% ha un\u2019et\u00e0 superiore ai 65 anni; le rispettive percentuali nella popolazione mondiale sono 35%, 57% e 8 %. I bambini al di sotto dei 5 anni residenti nel Paesi in via di sviluppo sono il triplo di quelli che vivono nei Paesi avanzati. I giovani hanno una maggiore incidenza nei Paesi del Sud del mondo e rappresentano il 23% della popolazione dei migranti, mentre sono il 10% nei Paesi del Nord; la maggior parte dei migranti, circa 65 milioni (pari al 28% del totale dei migranti),\u00a0 ha un\u2019et\u00e0 compresa tra i 20 e i 34 anni; la quota dei migranti in et\u00e0 di lavoro \u00e8 aumentata del 43% nei Paesi emergenti, di fronte alle economie occidentali in cui \u00e8 aumentata del 37%. Gli anziani sono concentrati per i 2\/3 in questi ultimi, dove \u00e8 pi\u00f9 alta la percentuale delle donne (13%) rispetto agli uomini (9%). (Figura 4)<\/p>\n<p><em>Fig.4 Distribuzione per et\u00e0 dei migranti (dati percentuali) \u2013 anno 2013<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0<\/em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/clip_image017.gif\" alt=\"clip image017\" \/><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazione su dati UNDESA (2013)<\/em><\/p>\n<p><strong>Le migrazioni irregolari<\/strong><\/p>\n<p>Anche i flussi di ritorno, per necessit\u00e0 pi\u00f9 che per\u00a0 scelta, risultano in crescita per effetto della crisi e delle ridotte capacit\u00e0 occupazionali nei Paesi avanzati. La perdita del lavoro e la crescente difficolt\u00e0 a trovarne un altro, possono comportare il mancato rinnovo del permesso di soggiorno, che spesso sancisce l\u2019ingresso nell\u2019illegalit\u00e0. Il fenomeno dell\u2019immigrazione irregolare\u00a0 \u00e8 molto complesso e difficilmente quantificabile. Le leggi dei paesi ospiti sono diventate pi\u00f9 severe, arrivando a considerare le migrazioni non autorizzate un reato. Oggi, chi fugge da situazioni di grande precariet\u00e0, rischia, per il solo fatto di essere un irregolare, di diventare un clandestino o un recluso. Si \u00e8 constatato che l\u2019esposizione degli immigrati a\u00a0 condizioni di marginalit\u00e0 sociale e di irregolarit\u00e0 giuridica incide sulla devianza.<br \/>\n<strong>I rifugiati costituiscono solo\u00a0 il 7% di tutti i migranti<\/strong><\/p>\n<p>Anche se non sempre si traducono in un effettivo superamento collettivo delle frontiere,\u00a0 i flussi di rifugiati si caratterizzano come vere e proprie migrazioni: a volte sono veri e propri esodi,\u00a0 conseguenza frequente di guerre, scontri etnici, fughe da regimi non democratici, da carestie o gravi disastri naturali. Spesso questi enormi flussi, a causa della contiguit\u00e0 geografica, si dirigono in Paesi altrettanto poveri del Sud del mondo, aggravando condizioni economiche gi\u00e0 disagiate.<\/p>\n<p>Nel 2013 Il numero di rifugiati \u00e8 risultato essere di 15,7 milioni di individui, pari al 7% di tutti i migranti. Sono circa 23.000 al giorno, pi\u00f9 del doppio di dieci anni fa. La crisi nell\u2019area mediterranea e mediorientale ha prodotto una nuova crescita di questi flussi e delle domande di protezione. Quasi 9 rifugiati su 10 sono ospitati nei Paesi in via di sviluppo: l\u2019Asia \u00e8 il paese con il maggior numero di rifugiati residenti (10,4 milioni), seguita dall\u2019Africa (2,9 milioni) e dall\u2019Europa (1,5 milioni).<\/p>\n<p>Il Pakistan ha ospitato il maggior numero di rifugiati di tutto il mondo (1,6 milioni), seguita dall\u2019Iran (0,9 milioni), dalla Germania (0,6 milioni) e dal Kenya (0,5 milioni).<br \/>\nPi\u00f9 della met\u00e0 (55%) di tutti i rifugiati del mondo sono provenienti da cinque paesi: Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria e Sudan.<\/p>\n<p>45,2 milioni di persone sono state forzatamente sfollate in tutto il mondo a causa di persecuzioni, conflitti, violenze generalizzate e violazioni dei diritti umani. Quasi un milione sono state le richieste di asilo; di queste circa 70.400 sono state indirizzate agli Stati Uniti d&#8217;America, seguite dalla Germania (64.500), dal Sud Africa (61.500) e dalla Francia (55.100). Circa\u00a0 21.300 domande di asilo sono state presentate in 72 paesi da minori non accompagnati o separati, per lo pi\u00f9 bambini afgani e somali.<\/p>\n<p><strong>Le migrazioni interne<\/strong><\/p>\n<p>Accanto ai flussi internazionali anche le migrazioni interne spostano territorialmente ingenti masse di individui. La continua e fortissima urbanizzazione dei paesi del Sud del mondo potrebbe portare ad un peggioramento delle condizioni di vita delle popolazioni urbane: le superfici edificate e l\u2019inquinamento, aumentano la pressione ambientale sulle terre e sulle acque costiere, determinando un\u2019ulteriore spinta all\u2019emigrazione. Secondo stime delle Nazioni Unite nel 2015 pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione del mondo (53%) sar\u00e0 concentrata nelle aree urbane, mentre il restante 47% sar\u00e0 residente nelle zone rurali. Nei paesi a sviluppo avanzato il tasso di urbanizzazione \u00e8 al 70-80% e si \u00e8 stabilizzato; i paesi che hanno tassi di crescita annuali superiori al 5% sono principalmente localizzati nei paesi poveri dell\u2019Asia e dell\u2019Africa che sono interessati da conflitti o cambiamenti politici. (Figura 5)<\/p>\n<p><em>Fig.5 Distribuzione della popolazione mondiale tra aree urbane e rurali\u00a0 \u2013 stime anno 2015<\/em><br \/>\n<em>\u00a0<\/em><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/clip_image019.gif\" alt=\"clip image019\" \/><br \/>\n<em>Fonte: Elaborazione su dati UNDESA<\/em><\/p>\n<p>Tra il 2015 e il 2020 la popolazione urbana raggiunger\u00e0 quota 4 miliardi pari all\u2019intera popolazione dell\u2019Asia sud-orientale\u00a0 e\u00a0 a met\u00e0 della popolazione mondiale. (Figura 6)<\/p>\n<p><em>Fig.6 Urbanizzazione\u00a0 \u2013 stime anno 2015<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/clip_image021.jpg\" alt=\"clip image021\" \/><\/em><\/p>\n<p><em>Fonte: Elaborazione su dati UNDESA<\/em><\/p>\n<p><strong>Riflessioni conclusive<\/strong><\/p>\n<p>La mobilit\u00e0 umana \u00e8 un fattore chiave per lo sviluppo, amplia le opportunit\u00e0 a disposizione degli individui ed \u00e8 un mezzo fondamentale per consentire l&#8217;accesso alle risorse e la riduzione della povert\u00e0 nel mondo. La comunit\u00e0 internazionale deve riconoscere il ruolo importante che i migranti svolgono in qualit\u00e0 di partner per lo sviluppo dei paesi di origine, di transito e di destinazione.\u00a0 Soprattutto in presenza di flussi migratori continui e in parte incontenibili, occorrerebbe tentare di gestire il fenomeno invece di subirlo, senza per\u00f2 prescindere dall\u2019integrazione degli immigrati. Un approccio globale e condiviso a livello internazionale in materia di migrazione e mobilit\u00e0 dovrebbe\u00a0 rafforzare la cooperazione con i paesi di origine dei flussi, agevolare l\u2019organizzazione della migrazione legale e la mobilit\u00e0 concordata, prevenire l&#8217;immigrazione irregolare e l\u2019eliminazione del traffico di esseri umani.<br \/>\nIn occasione della \u201cGiornata internazionale dei diritti dei migranti\u201d celebrata il 18 dicembre 2013, il Ministro italiano per l\u2019Integrazione C\u00e9cile Kyenge ha cos\u00ec descritto questo fenomeno: \u201c Le migrazioni diventano un problema se vengono vissute come un problema, diventano una risorsa se si affrontano come risorsa. L\u2019approccio emergenziale tratta l\u2019immigrazione come un problema e cos\u00ec produce conseguenze problematiche, l\u2019approccio progettuale e sistemico pu\u00f2 rendere la circolazione delle persone una grande opportunit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti per la consultazione e la ricerca<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.un.org\/en\/development\/desa\/population\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.un.org\/<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.globalmigrationgroup.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.globalmigrationgroup.org\/<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.unhcr.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.unhcr.it\/<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.ined.fr\/fr\/tout_savoir_population\/migration_monde\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ined.fr\/<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/immigration\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/ec.europa.eu\/<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/immigration\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.dossierimmigrazione.it\/<\/a><\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[892],"fascicolo":[207],"class_list":["post-2060","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-grazia-picanza","fascicolo-febbraio-2014"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Le principali migrazioni mondiali in corso<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Grazia Picanza, pubblicato nel numero di Febbraio 2014. 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