{"id":2053,"date":"2013-10-01T12:00:00","date_gmt":"2013-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2053"},"modified":"2026-04-12T16:03:29","modified_gmt":"2026-04-12T14:03:29","slug":"per-il-lavoro-rapporto-proposta-sulla-situazione-italiana","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/ottobre\/per-il-lavoro-rapporto-proposta-sulla-situazione-italiana\/","title":{"rendered":"Per il lavoro. Rapporto-proposta sulla situazione italiana"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>a cura del Comitato per il progetto culturale della CEI, Laterza, 2013<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana ci regala un nuovo studio:\u00a0<em>Per il lavoro: rapporto-proposta sulla situazione italiana<\/em>, che fa seguito ai due rapporti precedenti:<em>\u00a0La sfida educativa<\/em>\u00a0(2010) e\u00a0<em>Il cambiamento demografico<\/em>\u00a0(2011), tutti pubblicati da Laterza. Il volume, scritto a pi\u00f9 mani e frutto del lavoro congiunto e multidisciplinare di esponenti del mondo della cultura cattolica italiana, si propone di portare alla luce elementi per comprendere e strumenti per affrontare la difficile realt\u00e0 che stiamo vivendo. Come ben anticipato nella Prefazione dal cardinal Ruini, scopriremo che questo nuovo ambito di ricerca &#8211; il lavoro &#8211; \u00e8 strettamente collegato e interconnesso con i primi due &#8211; la sfida educativa e il cambiamento demografico &#8211; e che la complessit\u00e0 e i paradossi della situazione italiana possono essere colti efficacemente solo \u00abponendo nella dimensione antropologica la chiave interpretativa\u00bb di tutta l\u2019indagine. Il rapporto si inserisce a pieno titolo nel solco della tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa, che, a partire dall\u2019enciclica\u00a0<em>Rerum Novarum<\/em>\u00a0(1891) fino alla pi\u00f9 recente\u00a0<em>Caritas in Veritate<\/em>\u00a0(2009), pone al centro della propria attenzione il bene integrale dell\u2019uomo, soggetto \u00abconcepito non in termini astrattamente individualistici, ma piuttosto come strutturalmente relazionale: come colui, dunque che si realizza in costante interdipendenza con gli altri soggetti e con l\u2019intero ambiente in cui vive\u00bb.<\/p>\n<p>Il volume si compone di quattro capitoli. Il primo affronta: \u201cLa dimensione antropologica del lavoro\u201d, fondamentale per comprendere la metodologia e la prospettiva in cui si muove l\u2019intero studio. Il secondo \u00e8 dedicato a: \u201cIl lavoro nell\u2019Italia di oggi\u201d e ha il merito di offrire un confronto tra l\u2019evoluzione del mercato del lavoro in Italia e quanto avviene negli altri paesi europei; i dati, da fonti Eurostat 2000-2010 e Istat 2011-2012, consentono di cogliere alcuni tratti peculiari del nostro paese e di rileggere i cambiamenti in atto da diverse prospettive, mettendo in rilievo i nodi e le criticit\u00e0 del sistema. Il terzo capitolo, dal titolo: \u201cAttori e problemi del mondo del lavoro\u201d, mette a fuoco cinque aree cruciali: il mondo dell\u2019impresa e dell\u2019artigianato nella globalizzazione, il lavoro intellettuale tra ricerca pubblica e privata, il lavoro immigrato e l\u2019integrazione, il lavoro femminile tra mercato e cura familiare, l\u2019occupazione giovanile e la transizione scuola-lavoro. Il quarto capitolo: \u201cQuale lavoro per quale futuro?\u201d, a partire dagli scenari evolutivi e dalle sfide emergenti nel mondo del lavoro e del\u00a0<em>welfare<\/em>, evidenzia il ruolo dei mezzi di comunicazione nella diffusione dei modelli di riferimento e nella percezione dei problemi, e porta un contributo originale alla costruzione e diffusione di una nuova cultura del lavoro, non pi\u00f9 come mera prestazione funzionale, ma come relazione sociale.<\/p>\n<p>Nel seguito proponiamo una selezione di alcuni tra i temi trattati, come stimolo al confronto e alla riflessione, rimandando alla lettura dell\u2019intero volume \u2013 di facile e scorrevole lettura, arricchito da schede e agili bibliografie di riferimento \u2013 per approfondire i tanti e diversi elementi che permettono di cogliere e affrontare le sfide del nostro tempo.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 attuale sperimenta una crisi di senso del lavoro e il contemporaneo impoverirsi della vita civile; si riscontra altres\u00ec la scissione dell\u2019agire umano \u2013 e di conseguenza della persona e dei suoi valori \u2013 tra il lavoro come aspetto puramente strumentale e funzionale alla sussistenza e tutte le altre forme di scambio sociale. Se tuttavia guardiamo al lavoro come a quell\u2019attivit\u00e0 del soggetto umano, volta a trasformare la realt\u00e0, al fine di realizzare un bene personale, esso si rivela anche come luogo di collaborazione, di riconoscimento sociale, di utilit\u00e0 comune: possiamo definirlo come relazione sociale. In questa dimensione relazionale emerge un carattere disinteressato, non utilitario di ogni attivit\u00e0 umana, che reca in s\u00e9 un aspetto di gratuit\u00e0, di un valore non calcolabile e quindi extra-economico, centrale per la dignit\u00e0 della persona e per il suo orizzonte di senso (si pensi alle varie forme artistiche, alla festa, ai rapporti di cura). \u00c8 dalla cultura del dono, ancor pi\u00f9 che dall\u2019incentivo monetario, che pu\u00f2 scaturire efficienza lavorativa ed efficacia economica, perch\u00e9 \u00e8 qui che l\u2019uomo ritrova la motivazione al suo agire. Un secondo effetto di una cultura relazionale del lavoro \u00e8 la sua universalit\u00e0, perch\u00e9 esso diviene luogo di incontro e di comunicazione pratica, al di l\u00e0 delle differenze e dei patrimoni culturali di ciascuno. Una cultura della \u00abgratuit\u00e0 e universalit\u00e0 del lavoro\u00bb reca in s\u00e9 un ulteriore elemento, quello della continuit\u00e0 nel tempo e dell\u2019apertura ad una dimensione trascendente, che valorizza la produzione di beni e servizi durevoli &#8211; che rimangono fruibili per generazioni &#8211; e contribuisce alla costruzione e valorizzazione di luoghi e storie comuni: una \u00abecologia del lavoro\u00bb. La crisi finanziaria dei paesi avanzati e i suoi esiti sulle economie nazionali ha messo in rilievo la pre-esistente crisi della dimensione soggettiva e transitiva del lavoro: il declino economico pu\u00f2 anche essere interpretato come \u00abla conseguenza inevitabile di una societ\u00e0 senza speranza, che, avendo paura del futuro, \u00e8 tutta appiattita sull\u2019effimero\u00bb.<\/p>\n<p>Il modello italiano della piccola e media impresa \u00e8 oggi oggetto di critica da parte di molti osservatori: per competere sui mercati internazionali servirebbero dimensioni e volumi ben superiori. Eppure gli ultimi dati sulle esportazioni rivelano che le PMI italiane \u00abrappresentano il 30% del valore delle merci vendute all\u2019estero\u00bb e mostrano la capacit\u00e0 di inserirsi con efficacia nelle filiere internazionali \u00abgrazie alla declinazione del fattore qualit\u00e0 nella specificit\u00e0 della propria attivit\u00e0\u00bb, affermando una \u00abnuova dimensione artigianale\u00bb del lavoro moderno. Ma perch\u00e9 questo fattore di successo si trasformi in modello, \u00e8 necessaria una cultura del lavoro &#8211; da sostenere e diffondere nei percorsi educativi e formativi &#8211; che restituisca dignit\u00e0 al lavoro a tutti i livelli, superando \u00abil pregiudizio costruito attorno alle identit\u00e0 lavoro manuale uguale sfruttamento e lavoro intellettuale uguale prestigio\u00bb.<\/p>\n<p>Affrontando il tema del lavoro intellettuale, gli autori fanno propria un\u2019osservazione dell\u2019economista Paul Baran, che distingue tra\u00a0<em>intellectual workers e intellectuals<\/em>: i primi sono coloro che utilizzano le facolt\u00e0 intellettuali per guadagnarsi da vivere e ottenere riconoscimenti sociali, mentre i secondi operano mantenendo la connessione tra i diversi aspetti dell\u2019esistenza umana (attivit\u00e0 e conoscenze), aperti alla comunicazione e al confronto. La tesi \u00e8 che gli sviluppi scientifici, tecnologici e culturali possono avere effetti positivi sull\u2019intero corpo sociale a patto che sempre pi\u00f9\u00a0<em>intellectual workers<\/em>\u00a0si trasformino in<em>\u00a0intellectuals<\/em>. L\u2019investimento in ricerca \u00abnon \u00e8 una crescita della conoscenza sganciata dalla societ\u00e0 e limitata alla soddisfazione di pochi intellettuali\u00bb, ma il modo in cui un paese realizza la propria crescita culturale e porta benessere a sempre pi\u00f9 ampie parti della popolazione. A fronte di un numero esiguo di ricercatori, l\u2019Italia mantiene un\u2019ottima produttivit\u00e0 scientifica a livello mondiale, ma \u00e8 debole per gli esigui investimenti, soprattutto da parte delle imprese, e cresce il fenomeno della fuga dei cervelli. La tutela e valorizzazione del nostro patrimonio artistico, paesaggistico e culturale \u00e8 un\u2019area che potrebbe giocare un ruolo importante nel ridare nuova dignit\u00e0 al lavoro e alla produzione culturale.<\/p>\n<p>Per ci\u00f2 che riguarda il lavoro immigrato, un importante contributo del rapporto \u00e8 la riflessione sul modello di integrazione: \u00absegregazione, discriminazione, dequalificazione, etnicizzazione dei rapporti di impiego\u00bb sono un \u00abesito coerente coi processi di costruzione sociale e istituzionale dei migranti\u00bb, lavoratori destinati a \u00abricoprire ruoli complementari, disdegnati dagli autoctoni\u00bb. La legittimazione dell\u2019immigrato attraverso il ruolo lavorativo ha alimentato una concezione parziale e distorta dell\u2019appartenenza sociale, minando alla base il principio delle pari opportunit\u00e0. Prendere atto della trasformazione multietnica della societ\u00e0 italiana significa creare le condizioni per far s\u00ec che ciascuno si senta membro a pieno titolo del corpo sociale, nella consapevolezza dei propri diritti e doveri di cittadino. Le politiche migratorie dovrebbero quindi essere affiancate alle politiche della formazione e a quelle occupazionali, al fine di superare le attuali rigidit\u00e0 della domanda e offerta di lavoro.<\/p>\n<p>Il tema del lavoro femminile viene affrontato da diversi punti di vista: identitario, culturale, economico, sociale, ed \u00e8 supportato da interessanti dati di profilazione costruiti su fonti ISTAT 2009-2011. Tra gli aspetti di rilievo dell\u2019analisi \u00e8, a nostro parere, il confronto tra lavoro retribuito e lavoro familiare, in termini di tempi spesi, valore economico e valori sociali coinvolti. Il lavoro familiare non retribuito rappresenta circa un quarto del PIL, eppure nelle attuali politiche \u00e8 assente ogni \u00abdiscorso sul significato economico svolto dalla cura familiare\u00bb. Contestualmente permane una cultura del lavoro \u00abimprontata su modelli rigidi, basati sul presenzialismo\u00bb e su \u00abuna tipologia di leadership prettamente maschile\u00bb che penalizza l\u2019apporto lavorativo delle donne e il riconoscimento dei loro talenti.<\/p>\n<p>In merito al difficile inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, dopo aver prodotto diversi dati a supporto dell\u2019analisi, lo studio evidenzia che \u00abin una prospettiva antropologica e relazionale\u00bb esistono ambiti di intervento prioritario che non si esauriscono nella riforma del mercato del lavoro in termini di assunzioni e licenziamenti. Anche l\u2019auspicata adozione \u00abdi un efficiente sistema duale di apprendistato, quale percorso di integrazione tra scuola e lavoro\u00bb, diventa efficace solo se capace di interagire con altri fattori, ponendo al centro \u00abil giovane come persona in fase di formazione e crescita umana e non solo professionale\u00bb. La qualit\u00e0 del sistema educativo e formativo, cos\u00ec come del sistema delle relazioni industriali, delle istituzioni del mercato del lavoro e delle reti di relazioni (formali e informali) pu\u00f2 essere ricostruito solo nella cooperazione e nella sussidiariet\u00e0.<\/p>\n<p>Una delle sfide per superare la \u00abposizione di ritardo e grave difficolt\u00e0 rispetto al resto d\u2019Europa\u00bb \u00e8 quella di riuscire a \u00abprogettare e portare a definitivo compimento un\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0positivo\u00bb, \u00abcapace di intervenire in anticipo sui bisogni\u00bb, \u00abstimolando, al tempo stesso, comportamenti e stili di vita orientati al bene comune\u00bb. In questo orizzonte si pone il contributo della Dottrina Sociale della Chiesa, ricordando che \u00abi paradigmi dello sviluppo economico e quelli dello sviluppo sociale non solo non risultano necessariamente in conflitto, ma anzi possono positivamente evolversi e convergere nella piena valorizzazione della persona\u00bb. Ci\u00f2 \u00e8 possibile superando una concezione puramente economicistica e ricostruendo una nuova stabilit\u00e0 del lavoro, basata su meccanismi di reciprocit\u00e0, piuttosto che su \u00abformalistiche imposizioni di legge che alimentano un imponente contenzioso (individuale e collettivo) e che nulla valgono quando un posto di lavoro si consuma\u00bb.<\/p>\n<p>Come guardano i mezzi di comunicazione al mondo del lavoro e quale ruolo essi giocano nella crisi in atto? Emerge dall\u2019analisi che \u00abla cornice prevalente entro cui i media si occupano del lavoro \u00e8 quella della negativit\u00e0, del conflitto e del dramma personale\u00bb. Il lavoro \u00e8: \u00abassente\u00bb, \u00abrifiutato\u00bb (e quindi lasciato ai lavoratori immigrati), \u00abinutile\u00bb (inefficiente e scarsamente produttivo), \u00absprecato\u00bb (capacit\u00e0 e risorse giovanili inespresse e frustrate), \u00abalienato\u00bb (con il peggioramento delle condizioni di lavoro, l\u2019acuirsi della concorrenza e l\u2019indebolirsi della solidariet\u00e0). Le rare notizie positive sono spesso accompagnate dalle retoriche del \u00abtalento\u00bb, dell\u2019\u00abinnovazione tecnologica\u00bb o della \u00abriscoperta delle origini\u00bb: appaiono cos\u00ec un \u00abespediente consolatorio o, ancor peggio, ideologico, per nascondere i problemi e le contraddizioni\u00bb. L\u2019invito rivolto agli operatori dei media \u00e8 quello di riprendere con responsabilit\u00e0 la propria funzione di informatori e mediatori sociali: \u00abin quanto costruttori primari dell\u2019ambiente simbolico\u00bb, essi possono svolgere un ruolo decisivo nel sostenere e diffondere i valori della solidariet\u00e0 e della cooperazione, piuttosto che riprodurre e legittimare quelli dominanti del successo e della riuscita sociale ad ogni costo.<\/p>\n<p>\u00abIn quanto riferimento simbolico, il lavoro \u00e8 ricerca di senso\u00bb, in quanto legame sociale, \u00e8 \u00abil vincolo e la risorsa strutturale che costituisce la trama che connette i soggetti agenti in un sistema di aspettative e regole comuni\u00bb, \u00e8 \u00abbase essenziale della coesione sociale\u00bb. Una nuova cultura del lavoro \u00e8 pi\u00f9 che mai necessaria per affrontare le trasformazioni in atto e passare dalla concezione del lavoro come rapporto di sfruttamento delle risorse a \u00abrelazione di scambio complesso tra persone\u00bb, \u00abin vista della produzione di un bene da cui dipendono insieme, per la loro vita, produttori e consumatori\u00bb. Un lavoro a dimensione umana \u00e8 quello che \u00absi assume le responsabilit\u00e0 sociali verso la comunit\u00e0 locale in cui opera\u00bb, che \u00abcrea legami e solidariet\u00e0, capitale sociale e capitale civile, diciamo pure bene comune\u00bb.<\/p>\n<p>Al termine del volume troviamo dieci pagine di \u201cOsservazioni conclusive\u201d, che riassumono efficacemente gli obiettivi, il metodo e i contenuti dello studio. Sono uno strumento prezioso per fare sintesi tra le tante sollecitazioni proposte e un ottimo punto di partenza per l\u2019azione personale.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[934],"fascicolo":[202],"class_list":["post-2053","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-marina-russo","fascicolo-ottobre-2013"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Per il lavoro. Rapporto-proposta sulla situazione italiana<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Marina Russo, pubblicato nel numero di Ottobre 2013. 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