{"id":2049,"date":"2013-10-01T12:00:00","date_gmt":"2013-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2049"},"modified":"2026-04-12T19:22:23","modified_gmt":"2026-04-12T17:22:23","slug":"stato-sociale-e-terzo-settore","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/ottobre\/stato-sociale-e-terzo-settore\/","title":{"rendered":"Stato sociale e Terzo settore"},"content":{"rendered":"<p>Le crescenti diseguaglianze di reddito e pi\u00f9 in generale di chances di vita sono, ad un tempo, effetto e causa\u00a0della crisi che sta devastando il mondo occidentale. Per contro, l\u2019uguaglianza \u00e8 fattore primo di sviluppo economico e sociale. Nel giro di breve tempo siamo passati da una crisi finanziaria a una crisi economico produttiva che si \u00e8 trasformata in crisi occupazionale. Questa \u00e8 diventata crisi umana e sociale in grado di incidere pesantemente sui fondamenti stessi della vita civile. Charles Kupchan, docente alla Georgetown University e gi\u00e0 collaboratore di Clinton, ha affermato in una intervista al Corriere della Sera: \u201cLa crisi del 2008 \u00e8 stata essenzialmente economico finanziaria. Quella di oggi nasce dai problemi irrisolti di allora, ma \u00e8 una crisi essenzialmente politica. Se non viene arginata rischia di mettere in pericolo la stabilit\u00e0 delle democrazie occidentali.\u201d<\/p>\n<p>Il capitalismo finanziario e speculativo, finalizzato ad un profitto di breve e brevissimo termine -anzi, finalizzato all\u2019aumento del valore di borsa delle azioni -, plasma e condiziona i processi economici a scala globale e nazionale, sottraendoli ad ogni forma di controllo nell\u2019interesse collettivo. Alla crescita delle disuguaglianze e della povert\u00e0 ha contribuito il convincimento, di stampo neo-liberistico, che per guadagnare in competitivit\u00e0, in un quadro di globalizzazione, le cose pi\u00f9 importanti da fare fossero sacrificare il welfare attraverso il taglio della spesa pubblica, contenere drasticamente il costo del lavoro e, in particolare, non tassare i ricchi grazie a sistemi impositivi sempre pi\u00f9 regressivi.\u00a0<sup>1<\/sup><\/p>\n<p>L\u2019economia reale, la sola in grado di produrre benessere, occupazione e sviluppo, che sono le precondizioni necessarie per una maggiore equit\u00e0, risulta bloccata. Il gioco perverso della moltiplicazione artificiosa di una ricchezza che non cresce sta giungendo al capolinea e sta trascinando con s\u00e9 banche, stati, istituzioni e in modo particolare la vita di miliardi di persone.\u00a0 Il sistema capitalista, lo ha ricordato Fitoussi qualche tempo fa, non pu\u00f2 sopravvivere in un contesto con grandi sperequazioni. L\u2019esperienza dimostra che i paesi a pi\u00f9 alto indice di eguaglianza sono quelli che, coniugando rigore, equit\u00e0 e sviluppo, stanno superando meglio la crisi. E\u2019 il caso dei paesi del nord Europa. A sua volta un\u2019indagine della World Bank evidenzia che i paesi pi\u00f9 ricchi per prodotto interno lordo pro-capite sono anche i paesi con minori squilibri al loro interno.<\/p>\n<p>La crisi del lavoro \u00e8 la cartina di tornasole di tutto ci\u00f2. \u00c8 agevole constatare che tra lavoro &#8211; che non c\u2019\u00e8; che \u00e8 aleatorio; che si perde &#8211; ed esperienze di vita dei diversi soggetti si stanno producendo fratture preoccupanti, quasi di tipo ontologico. Per molte famiglie il lavoro non \u00e8 tale da garantire un\u2019esistenza dignitosa. Ci\u00f2 fa diminuire l\u2019integrazione sociale nel mentre si sviluppano fenomeni di frantumazione e isolamento. Come gi\u00e0 evidenziava von Hayek, all\u2019inizio degli anni \u201960, il lavoro a rischio genera anche una \u201cperdita o razionamento di libert\u00e0\u201d. Chi non ha pi\u00f9 il lavoro o teme di perderlo soffre sotto il profilo sociopsicologico e la sofferenza si ricollega non soltanto alla perdita di reddito, ma piuttosto alla perdita di status, di capacit\u00e0 di fare, di apprendere. Tra non lavoro e esclusione i confini diventano sempre pi\u00f9 labili.<\/p>\n<p>L\u2019esclusione \u00e8 oggi un grande dramma e una grande paura. Essa \u00e8 forse pi\u00f9 grave delle tradizionali forme di sfruttamento proprie delle societ\u00e0 industriali. Lo sfruttamento presuppone pur sempre un rapporto sociale di tipo oppositivo, intorno al quale sono sorte le diverse organizzazioni del movimento operaio e sindacale. Questo rapporto non esiste nell\u2019area dell\u2019esclusione. Qui troviamo soltanto degli individui, dispersi, praticamente invisibili, senza espressione propria, senza mezzi di appoggio e di lotta. Gli esclusi non possono prendere parola, non possono cooperare, non hanno parte nello scambio sociale.\u00a0<sup>2<\/sup><br \/>\nI \u201cnumeri\u201d hanno finito per prendere il posto degli uomini, specie dei pi\u00f9 deboli e quindi pi\u00f9 bisognosi di stato sociale, ma questo \u2013 come dianzi osservato \u2013 ha subito pesanti ridimensionamenti. Alla compassione nei confronti di coloro che si trovano in difficolt\u00e0 &#8211; e oggi sono sempre di pi\u00f9 &#8211; si \u00e8 sostituito l\u2019assillo del riequilibrio contabile, del pareggio di bilancio, della riduzione dell\u2019indebitamento pubblico.<\/p>\n<p>La \u201csalvezza\u201d non cade dall\u2019alto, non \u00e8 benevolmente concessa, va \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 conquistata o meglio costruita muovendo dal basso, laddove la gente vive, soffre, spera in qualcosa di diverso. Qualsivoglia discorso in tema di solidariet\u00e0 non pu\u00f2 che partire da l\u00ec. Solidariet\u00e0 \u00e8 una parola largamente usata e anche abusata. Non si pu\u00f2 fare di ogni erba un fascio. C\u2019\u00e8 solidariet\u00e0 e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una solidariet\u00e0 meramente compassionevole, assistenziale, passiva. Riconosce l\u2019esistenza di situazioni di disagio, di povert\u00e0, di squilibrio. Cerca in qualche modo di addolcirle, di mitigarle con erogazioni private o pubbliche, senza per\u00f2 mettere in discussione le cause di tali situazioni. Non si crea un rapporto di fiducia con l\u2019altro, questo rimane uno sconosciuto, senza un volto da guardare. C\u2019\u00e8 invece una solidariet\u00e0 attiva, partecipativa.\u00a0 Essa \u00e8 il prodotto di azioni personali e collettive finalizzate alla rimozione delle diseguaglianze, all\u2019aumento della democrazia a livello politico, economico, sociale, all\u2019allargamento degli spazi non solo di autodeterminazione ma anche di autorealizzazione.<\/p>\n<p>In tale ordine di idee si collocano i fondamenti di un nuovo welfare. Un welfare che, come osserva Amartya Sen, non assiste ma abilita, un welfare \u2013 e qui il riferimento \u00e8 a Martha Nussbaum \u2013 innanzi tutto attraverso l\u2019eliminazione degli ostacoli che impediscono agli individui &#8211; singoli, isolati, esclusi &#8211; di diventare persone.\u00a0<sup>3<\/sup>\u00a0Su questi snodi e su questi passaggi si gioca la partita del bene comune. Il bene comune \u00e8 di tutti e di ciascuno e quindi \u00e8 indivisibile perch\u00e9 soltanto assieme \u00e8 possibile raggiungerlo, accrescerlo, custodirlo in vista del futuro. Con altre parole, il welfare \u2013 basato sul bene comune \u2013 non \u00e8 dato semplicemente dalla massimizzazione dei progetti individuali che possono essere perseguiti senza interferire l\u2019uno con l\u2019altro nella assolutizzazione del principio della libert\u00e0 di scelta individuale, bens\u00ec dall\u2019impegno dei vari soggetti in opere comuni, costruendo e rinsaldando rapporti solidali di comunit\u00e0.\u00a0<sup>4<\/sup><\/p>\n<p>Occorre pensare a una economia e a un welfare innestati nella societ\u00e0 civile, in grado al tempo stesso di esercitare un\u2019azione di pressione e di contaminazione nei confronti tanto dello stato quanto del mercato.\u00a0 Con altre parole, l\u2019inclusione sociale, la \u201cvita buona\u201d non sono competenza esclusiva della dimensione pubblica n\u00e9 tanto meno possono essere vendute e acquistate pagando il prezzo relativo. Sono viceversa una funzione sociale diffusa, trasversale che chiama in causa diversi attori e diversi ambiti in cui essi operano, ciascuno con i propri ruoli, valori, specificit\u00e0, accomunati dalla ricerca di complementariet\u00e0 e sinergie sul terreno della relazionalit\u00e0, reciprocit\u00e0, creativit\u00e0.\u00a0<sup>5<\/sup><\/p>\n<p>La societ\u00e0 civile \u2013 qualora non venga assunta in termini vaghi e indistinti \u2013 diventa laboratorio di innovazione sociale, capace di indurre trasformazioni pi\u00f9 generali. La societ\u00e0 civile pu\u00f2 essere infatti luogo di solidariet\u00e0 concreta cos\u00ec come si esprime nei rapporti comunitari di tipo diretto, nel\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 riconoscimento, nella solidariet\u00e0; condizione\u00a0 per la costruzione della proprie identit\u00e0 personali e collettive; momento di regolazione sociale; fattore di creativit\u00e0, di imprenditorialit\u00e0 tanto sul fronte del mercato (si pensi allo sviluppo delle piccole e medie imprese) quanto sul fronte del privato-sociale;<\/p>\n<p>Il rapporto tra societ\u00e0 civile e terzo settore \u00e8 di piena evidenza. Questo non si pone in termini di mera supplenza o riparatori nei confronti delle insufficienze di stato e mercato, ma si caratterizza per il di pi\u00f9 di beni e servizi meritori che produce o meglio per il contributo che pu\u00f2 fornire per la costruzione di una societ\u00e0 nella quale sviluppo equilibrato e decente qualit\u00e0 di vita per tutti sono strettamente connessi, una societ\u00e0 con costi umani meno elevati degli attuali, capace di riprodursi creativamente, ma anche di rispondere alle domande di partecipazione attiva delle persone, singole e associate.<\/p>\n<p>Il terzo settore pu\u00f2 contribuire a far emergere e consolidare i due grandi valori che dovrebbero caratterizzare la societ\u00e0 civile. Il valore della libert\u00e0, una libert\u00e0 radicata in un tessuto di relazioni autentiche in grado di contrapporsi alle odierne tendenze omologanti e massificanti; il valore della solidariet\u00e0 praticato nella sussidiariet\u00e0 nel senso che ciascuno \u00e8 responsabile di s\u00e9 e degli altri, che i bisogni dei pi\u00f9 deboli sono diritti che vanno riconosciuti, che tutti devono avere la possibilit\u00e0 di essere protagonisti, secondo le proprie capacit\u00e0 e ruoli, nell\u2019impresa, nella citt\u00e0, nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>Le esperienze del mondo cooperativo, delle fondazioni, delle imprese sociali, del volontariato, del commercio equo e solidale, del microcredito, ma anche delle imprese profit impegnate in progetti di responsabilit\u00e0 sociale e di welfare aziendale ci dicono che le frontiere dell\u2019economia e del mercato possono essere allargate nella prospettiva del bene comune. Trattasi di esperienze che rovesciano la prospettiva del \u201cdo ut des\u201d, dello scambio che non guarda alle persone, che evita il coinvolgimento.\u00a0\u00a0 In luogo di situazioni ove i pi\u00f9 forti sfruttano a proprio vantaggio le posizioni di debolezza di chi ha di meno, di chi non ha voce, non ha potere di mercato emergono relazioni di cura (darsi carico) attraverso le quali consumatori, lavoratori, risparmiatori, produttori si impegnano per offrire pari opportunit\u00e0, costruire le capacit\u00e0 e promuovere inclusione per coloro che sono rimasti incagliati nella trappola della povert\u00e0.\u00a0<sup>6<\/sup><\/p>\n<p>In definitiva attraverso il terzo settore passa la possibilit\u00e0 di una &#8220;riconciliazione&#8221; tra le diverse dimensioni del vivere associato. Riconciliazione tra:<\/p>\n<ul>\n<li>socialit\u00e0 ed economicit\u00e0 superando l&#8217;impostazione per cui la prima \u00e8 considerata esclusivamente come un costo o un vincolo da minimizzare e la seconda come unica espressione di efficienza ed efficacia imprenditoriale;<\/li>\n<li>sviluppo della produttivit\u00e0 e possibilit\u00e0 di aumento delle opportunit\u00e0 di lavoro perseguibili attraverso una diversa distribuzione del tempo di lavoro e il finanziamento di attivit\u00e0 di utilit\u00e0 sociale;<\/li>\n<li>flessibilit\u00e0 per far fronte al cambiamento, all\u2019innovazione e salvaguardia di valori fondamentali delle persone e delle famiglie che non possono essere strumentalizzati e precarizzati;<\/li>\n<li>uguaglianza irrinunciabile dei soggetti e valorizzazione delle responsabilit\u00e0 e delle competenze tanto nell&#8217;ambito produttivo quanto nell&#8217;ambito delle relazioni sociali;<\/li>\n<li>la razionalit\u00e0 dei sentimenti, della reciprocit\u00e0, della condivisione, del dono e la razionalit\u00e0 strumentale dell&#8217;impresa e delle istituzioni. La razionalit\u00e0 strumentale o burocratico-centralistica poggia su ipotesi che contrastano nettamente con una visione dell\u2019uomo dotato di spirito di iniziativa, di autoresponsabilit\u00e0, animato da valori morali e sociali, portato a cooperare e per il quale le motivazioni altruistiche sono altrettanto legittime di quelle ispirate al proprio tornaconto. Nell\u2019ambito del terzo settore \u00e8 possibile rinvenire un nuovo terreno di sperimentazione per sviluppare le energie che le persone sono disposte a mettere in campo quando vanno alla ricerca del senso da dare alle proprie capacit\u00e0 e conoscenze, in definitiva al proprio essere. Sebbene vitali in questo momento \u2013 osserva Fabio Folgheraiter \u2013 i soldi non sono l\u2019essenziale. La libert\u00e0 delle persone e delle formazioni sociali di impegnarsi e perseguire seriamente il proprio bene, e da qui il bene comune, \u00e8 il fattore sul quale conviene meditare pi\u00f9 a fondo. Da un nuovo senso del vivere insieme potrebbero discendere tranquillit\u00e0 e perfino felicit\u00e0 inaspettate.\u00a0<sup>7<\/sup><\/li>\n<\/ul>\n<p>Nella realt\u00e0 del nostro Paese, il terzo settore, il mondo del non profit, dell\u2019imprenditorialit\u00e0 sociale presentano punti di debolezza e punti di forza. Tra i primi possiamo fare riferimento a:<\/p>\n<ul>\n<li>livelli di professionalit\u00e0 e competenza degli operatori &#8211; soci, volontari, personale retribuito &#8211; mediamente non elevati;<\/li>\n<li>carenza di cultura organizzativa e gestionale con conseguente incapacit\u00e0 a cogliere le opportunit\u00e0 di sviluppo, a leggere con attenzione i bisogni cui rispondere innovando, se del caso, nelle prassi operative;<\/li>\n<li>eccessive frammentazioni, scarsa attitudine alla cooperazione, al coordinamento, alla realizzazione di progetti integrati;<\/li>\n<li>dipendenza e subalternit\u00e0 rispetto ai finanziamenti e alle logiche di contracting out della\u00a0\u00a0 pubblica amministrazione.<\/li>\n<li>Tra i non pochi punti di forza del terzo settore sui quali far leva evidenziamo:<\/li>\n<li>che esso \u00e8 una realt\u00e0 dinamica e in espansione fino a poco tempo fa, capace di attivare relazioni significative a livello di societ\u00e0 civile e di territorio in cui \u00e8 radicato. Anche se il dato medio di qualificazione \u00e8 tutto sommato modesto, specie con riferimento alle piccole iniziative, non mancano realt\u00e0 di eccellenza;<\/li>\n<li>che in molti casi \u00e8 stato capace di cogliere la domanda di servizi e di protezione sociale dei soggetti a maggior disagio ovvero di quelli posti ai margini dei tradizionali meccanismi di inclusione e di protezione sociale;<\/li>\n<li>la crescita di consapevolezza &#8211; per convinzione, necessit\u00e0 o convenienza &#8211; a livello nazionale e a livello europeo del ruolo che il terzo settore pu\u00f2 assolvere per produrre coesione, creare occupazione, rafforzare i sistemi di welfare;<\/li>\n<li>la funzione che assolvono le fondazioni di origine bancaria nella promozione e nel sostegno delle iniziative nonprofit in rilevanti ambiti di attivit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Affinch\u00e9 il terzo settore possa pienamente assolvere al proprio ruolo si rende pertanto necessaria la elaborazione di una politica di sostegno e di promozione a scala nazionale e, soprattutto locale. Deve per\u00f2 trattarsi di una politica, non gi\u00e0 omologante, bens\u00ec plurale. Plurale quanto a soggetti coinvolti, contenuti, metodologie, ambiti di intervento. All&#8217;autorit\u00e0 pubblica si richiede la predisposizione di sistemi di regolazione piuttosto che di regolamentazione. Occorrono pianificazioni non calate dall&#8217;alto ma partecipate sia in fase di impostazione (conoscenza e valutazione dei bisogni) sia in fase di attuazione (creando spazi per le iniziative che maturano dal basso) sia in fase di verifica dei risultati raggiunti. Nell&#8217;ambito di un quadro ordinamentale nazionale, le connessioni tra regioni, autonomie locali, societ\u00e0 civile sviluppano e moltiplicano le potenzialit\u00e0 esistenti, ne favoriscono il sorgere di nuove.<\/p>\n<p>Il territorio, nelle sue molteplici dimensioni, non \u00e8 un contenitore neutrale di processi e attivit\u00e0 differenziate, bens\u00ec soggetto di sviluppo, risorsa fondamentale per la promozione di vita buona per tutti. Muovendo dal territorio \u00e8 possibile operare per l\u2019allargamento della base sociale ed economica del Paese, superando i limiti di politiche pubbliche di tipo aggregato e congiunturale. A livello locale \u00e8 poi possibile l\u2019esplicitazione e l\u2019arricchimento dei progetti decisi centralmente, facendo s\u00ec che essi assolvano a un ruolo trainante e promozionale rispetto alle specifiche potenzialit\u00e0. Risulta del pari fattibile la ricomposizione della molteplicit\u00e0 di leggi, di strumentazioni e di risorse sovente frammentate ed eterogenee.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una domanda di welfare, o meglio, di vita buona che deve essere valorizzata, trasformata da virtuale in effettiva. Nel contempo occorre assicurare la pluralit\u00e0 dei soggetti di offerta dei servizi evitando la formazione di posizioni di rendita e garantendo una reale libert\u00e0 di scelta da parte dei cittadini. L\u2019ente pubblico a scala locale (comune e regione) \u00e8 fattore costitutivo e rafforzativo della coesione sociale. La coesione del territorio \u00e8 elemento strategico sia per il welfare della comunit\u00e0 che vi risiede sia per il suo sviluppo economico. In questa ottica, molteplici sono le sinergie possibili tra sviluppo economico e sviluppo sociale, tra competitivit\u00e0 e giustizia, tra diritti e crescita. Gli istituti della cittadinanza sociale potenziano la produttivit\u00e0 complessiva del Paese, migliorandone la collocazione nella divisione internazionale del lavoro. Amartya Sen non parla di sviluppo economico\u00a0ma di sviluppo umano.\u00a0<sup>8<\/sup>\u00a0L\u2019approccio dello sviluppo umano poggia su una visione molto ricca della persona, assunta nella sua complessit\u00e0 multidimensionale e multirelazionale, strutturata nei requisiti di libert\u00e0, uguaglianza, solidariet\u00e0, nella prospettiva di una sorta di umanesimo radicale o integrale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTES:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0J.Stiglitz,\u00a0<em>Il prezzo della diseguaglianza<\/em>, Einaudi, Torino, 2013<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0L. Caselli,\u00a0<em>La vita buona nell\u2019economia e nella societ\u00e0<\/em>, Edizioni Lavoro, Roma, 2012<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0M. Nussbaum,\u00a0<em>Giustizia sociale e dignit\u00e0 umana. Da individui a persone<\/em>,il Mulino, Bologna, 2002<\/p>\n<p><sup>4\u00a0<\/sup>L. Bruni, S. Zamagni (a cura di),\u00a0<em>Dizionario di economia civile<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 2009<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0M. Magatti,\u00a0<em>Il potere istituente della societ\u00e0 civile<\/em>, Laterza, Roma \u2013 Bari, 2005<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0L. Becchetti,\u00a0<em>La transizione dal Welfare State alla Welfare Society<\/em>, in Paradoxa, 3, 2010.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0F. Folgheraiter,\u00a0<em>Quale libert\u00e0 e quale felicit\u00e0 in una economia senza lavoro<\/em>, Festival Biblico, Vicenza, 2013<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0A. Sen,\u00a0<em>La ricchezza della ragione. Denaro, valori, identit\u00e0<\/em>\u00a0il Mulino, Bologna, 2000.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[917],"fascicolo":[202],"class_list":["post-2049","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-lorenzo-caselli","fascicolo-ottobre-2013"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Stato sociale e Terzo settore<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Lorenzo Caselli, pubblicato nel numero di Ottobre 2013. 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