{"id":2025,"date":"2013-06-01T12:00:00","date_gmt":"2013-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2025"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/","title":{"rendered":"Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune"},"content":{"rendered":"<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p>Questo breve saggio \u00e8 rivolto ad un pubblico attento e sensibile alle difficolt\u00e0 sociali che hanno colpito\u00a0tante famiglie\u00a0 ed intere nazioni a seguito del diffondersi e prolungarsi dell\u2019attuale crisi economica &#8211; per certi versi senza precedenti &#8211; ma che non si trovano a proprio agio nella lettura dei fatti economico-finanziari.\u00a0 Tra questo pubblico \u00e8 spesso frequente incontrare esponenti della Chiesa che, pur avendo un elevato grado di cultura ed istruzione, oltre che di sensibilit\u00e0 per tutto ci\u00f2 che riguarda e interessa l\u2019uomo,\u00a0 trovano difficolt\u00e0\u00a0 nella comprensione dei fenomeni\u00a0 in atto e del linguaggio utilizzato dai cosiddetti esperti. Allo tempo stesso, questo scritto intende precisare come\u00a0 l\u2019apporto dell\u2019etica cristiana possa essere un elemento essenziale per la ricerca di soluzioni efficaci e duraturi nel tempo.<\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Le crisi finanziario-economiche innescate dai mutui\u00a0<em>subprime<\/em>\u00a0americani e poi trasferitesi in Europa hanno messo in evidenza i limiti e la debolezza delle gestioni finanziarie e degli organi preposti al loro controllo. Pochi avevano previsto una crisi del genere. Nemmeno le tanto rinomate agenzie di rating,\u00a0<em>Moody\u2019s, Standard &amp; Poor\u2019s, Fitch<\/em>\u00a0con la loro spropositata influenza &#8211; non sempre, tra l\u2019altro, sopportata dai fatti-, n\u00e9 l\u2019autorevole economista Alan Greenspan\u00a0 guida\u00a0 per lungo tempo, dal 1987 al 2006, della prestigiosa Federal Reserve americana, ne hanno previsto i sintomi\u00a0 e sono stati colti di sorpresa.\u00a0 Ma ci\u00f2 che preoccupa maggiormente \u00e8 il prolungarsi della crisi oltre ogni previsione e i relativi pesanti effetti sulla vita di tante famiglie e delle comunit\u00e0 nazionali ed internazionali pi\u00f9 in generale. Si pu\u00f2 dire che questa \u00e8 la prima vera crisi della globalizzazione moderna, certamente la pi\u00f9 severa, e per certi versi addirittura pi\u00f9 grave della stessa grande crisi del \u201829-\u201830.<\/p>\n<p>I Mass Media non si sono certo risparmiati nel descrivere la crisi non sempre per\u00f2 facendo chiarezza, anzi a volta incrementando una certa confusione, anche perch\u00e9 sono stati introdotti termini di difficile comprensione per di pi\u00f9 di lingua inglese, poco conosciuti se non agli esperti finanziari, come\u00a0<em>hedge funds, stock options, subprime,\u00a0 credit crunch, junk bonds, , default, credit default swap, outsourcing, rating agencies, credit watch, benchmark<\/em>\u00a0 e, ultimamente, il tanto menzionato\u00a0<em>Spread<\/em>\u00a0(per una\u00a0 semplice e\u00a0 breve descrizione di questi termini vedi in Appendice). E come spesso avviene, la difficolt\u00e0 di essere chiari nasconde un problema pi\u00f9 profondo legato alla incapacit\u00e0 di\u00a0 comprendere, per chi ne scrive o ne parla, i veri termini del problema e\/o alla volont\u00e0 di\u00a0 sviare l\u2019attenzione dalle responsabilit\u00e0 oggettive dei poteri reali.<\/p>\n<p>Di fronte al perdurare e all\u2019 aggravarsi dei problemi sociali derivati dalle crisi finanziario-economiche, la Chiesa ha sentito\u00a0 la necessit\u00e0 di entrare nel merito, secondo i criteri che le sono propri. Non certo per fornire soluzioni tecniche, ma dando una interpretazione etica sulla natura della crisi nonch\u00e9 invitando i\u00a0 cristiani a dare un contributo non solo di solidariet\u00e0 ma di gestione della cosa pubblica, ispirandosi ai principi evangelici.\u00a0\u00a0 Diversi esponenti di rilievo della gerarchia cattolica sono entrati nel merito tramite interventi, articoli e interviste<a name=\"txt1\"><\/a>\u00a0<sup>1<\/sup>. Il Papa stesso [Benedetto XVI] \u00e8 intervenuto pi\u00f9 di una volta sull\u2019argomento: gi\u00e0 con la pubblicazione della sua prima Enciclica sociale \u201c<em>Caritas in Veritate<\/em>\u201d nel 2009 e, recentemente con un inconsueto articolo sul\u00a0<em>Financial Times<\/em><a name=\"txt2\"><\/a>\u00a0<sup>2<\/sup>\u00a0del 20 Dicembre 2012, e un richiamo, seppur breve, nel tradizionale messaggio di inizio d\u2019anno 2013. In particolare, di fronte al perdurare e all\u2019aggravarsi della crisi, il Pontefice ha accettato l\u2019insolito invito di scrivere su di un giornale dell\u2019\u00e9lite finanziaria mondiale.\u00a0 L\u2019argomento \u00e8 stato il possibile ed urgente impegno dei cristiani in politica e nella gestione del sociale pi\u00f9 in generale. Non \u00e8 questo certo un problema nuovo soprattutto per Italia dove la presenza fisica della Santa Sede non pu\u00f2 essere ignorata. Dal ben noto \u201c<em>Non Expedit<\/em>\u201d di Pio IX, all\u2019indomani della presa di Roma e della scomparsa dello Stato Pontificio fino alla pi\u00f9 recente dissoluzione della Democrazia Cristiana, il dibattito sull\u2019impegno pubblico dei cristiani \u00e8 stato di attualit\u00e0.\u00a0 Ma la crisi attuale, pur ricalcando caratteristiche storiche non nuove, ha delle peculiarit\u00e0 di cui \u00e8 necessario conoscere per poterne dare un giudizio illuminato secondo i principi propri della missione della Chiesa. Da qui il contributo delle Scienze Sociali al servizio di una ricerca quanto pi\u00f9 corretta e al tempo stesso comprensibile dei fatti, delle conseguenze e delle cause della crisi stessa.<br \/>\nVediamo dunque nel caso specifico origini e sviluppi di questa crisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0I fatti<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019origine della crisi attuale \u00e8 iniziata con le difficolt\u00e0 derivate dai mutui\u00a0<em>Sub-prime<\/em>\u00a0negli USA che hanno avuto come conseguenza pi\u00f9 eclatante il fallimento nel 2008 della\u00a0<em>\u00a0Lehman &amp; Brothers<\/em>, una delle grandi banche di investimento americane.\u00a0 La\u00a0<em>Lehman &amp; Brothers<\/em>\u00a0era una di quelle societ\u00e0 finanziarie con ramificazioni in tutto il mondo, ritenuta \u201c<em>Too Big to Fail<\/em>\u201d, troppo grande per fallire. Ma l\u2019esposizione debitoria dovuta principalmente appunto ai mutui\u00a0<em>Sub-prime<\/em>, aveva raggiunto proporzioni senza precedenti che impedivano qualsiasi possibilit\u00e0 di recupero. L\u2019unica soluzione possibile sarebbe stato il salvataggio diretto del Governo americano come \u00e8 successivamente avvenuto per le altre banche, trovatesi anch\u2019esse in grossa difficolt\u00e0 per motivi analoghi. L\u2019aggravante per la\u00a0<em>Lehman &amp; Brothers<\/em>\u00a0rispetto alle altre grandi banche americane, \u00e8 che \u00e8 stata la prima ad entrare in crisi.<\/p>\n<p>Ma che cosa sono i mutui\u00a0<em>Sub-prime<\/em>? Non sono altro che dei mutui anomali di cui i consumatori americani hanno fatto ampio ricorso nei tempi\u00a0 pi\u00f9 recenti, con il beneplacito e l\u2019incoraggiamento\u00a0 delle banche stesse, per potersi comprare e finanziare la casa. Siccome un mutuo convenzionale non era accessibile o sufficiente per far fronte all\u2019acquisto e finanziamento della casa per una classe media sempre meno abbiente, il mercato finanziario americano, tramite agenzie apposite, offriva ai consumatori la possibilit\u00e0 di accedere ad un secondo mutuo o un mutuo a condizioni inizialmente vantaggiose per il consumatori, fatta salva la capacit\u00e0 del consumatore stesso di far fronte regolarmente ai pagamenti nei tempi previsti. Se il consumatore non \u00e8 in grado, come spessissimo avviene, di ottemperare ai pagamenti nei tempi dovuti, scattano multe e penali pesanti, con l\u2019ulteriore aggravante che molti consumatori non sono pi\u00f9 in grado di pagare i debiti. Il volume delle insolvenze si \u00e8 di fatto notevolmente incrementato tra gli anni 2006 e 2008, mettendo in difficolt\u00e0, oltre alle famiglie interessate, anche molti istituti finanziari che si sono trovati nell\u2019impossibilit\u00e0 di recuperare i crediti che, di conseguenza, si sono trasformati in debiti. Nel caso della\u00a0<em>Lehman &amp; Brothers<\/em>\u00a0l\u2019esposizione creditizia trasformatasi in debito raggiungeva, nel 2008 la notevole cifra di 613 miliardi di Dollari, il doppio dello stesso pur macroscopico debito nazionale della Grecia a quella data<a name=\"txt3\"><\/a>.\u00a0<sup>3<\/sup><\/p>\n<p>Ben presto anche le altre pi\u00f9 grandi\u00a0 banche americane si sono trovate in seria difficolt\u00e0 dopo il dichiarato fallimento della\u00a0<em>Lehman<\/em>, tra cui\u00a0<em>Bank of America, JP Morgan, Citygroup, Wells Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley<\/em>, praticamente tutto\u00a0 l\u2019apice della Finanza USA. L\u2019intervento massiccio del Governo americano ha impedito il loro fallimento con un finanziamento straordinario che per\u00f2 ha incrementato il gi\u00e0 indebitato Governo Federale. Gli Stati Uniti sono passati da un deficit nazionale pubblico annuale di 10 trilioni di dollari del 2008 pari al 71% del PNL ai 16,4 trilioni di fine 2012 pari al 105% del Prodotto Nazionale Lordo (PNL)<a name=\"txt4\"><\/a>\u00a0<sup>4<\/sup>. Gli Stati Uniti quindi, oltre ad essere il governo in assoluto pi\u00f9 indebitato al mondo, si sono avvicinati, anche in percentuali, ai Paesi considerati debitori cronici come l\u2019Italia (125%). Ma queste cifre espongono solo una parte della vera entit\u00e0 del debito USA. Al debito nazionale si aggiunge infatti quello non indifferente delle autonomie locali. Quasi tutti gli States sono in grave difficolt\u00e0 finanziaria; ma soprattutto quello delle famiglie &#8211; in un certo verso il pi\u00f9 preoccupante, il cosiddetto debito personale &#8211; ammonta a ben 15,7 trilioni di dollari, ossia di pi\u00f9 seppur di poco dello stesso PNL dell\u2019intero Paese. Sommando dunque la totalit\u00e0 dei debiti, gli Usa sono arrivati ad accumulare a fine 2012, l\u2019astronomico\u00a0 debito di 58 trilioni di dollari. Una cifra mai udita fino ad ora e addirittura non di facile lettura numerica.\u00a0 Un punto di forza dell\u2019Italia invece, nonostante che il suo debito nazionale lordo abbia sempre viaggiato al di sopra del 100% negli ultimi decenni, \u00e8 che il debito delle famiglie e delle imprese \u00e8 relativamente contenuto e senz\u2019altro al di sotto della media OCSE<a name=\"txt5\"><\/a>\u00a0<sup>5<\/sup>. Ma di quest\u2019ultimo dato positivo per l\u2019Italia, le soprannominate agenzie di rating, non hanno tenuto molto conto, essendo l\u2019Italia soggetta ad altre aggravanti che vedremo poco pi\u00f9 avanti nel presente articolo.<\/p>\n<p>Successivamente, la crisi finanziaria americana si \u00e8 trasferita a livello internazionale, avendo queste banche interessi pi\u00f9 o meno consistenti nel mondo. Ne \u00e8 derivata una stretta del credito che ha avuto pesanti ripercussioni nell\u2019economia reale, in alcune zone pi\u00f9 che in altre come \u00e8 stato il caso dei Paesi dell\u2019area Euro. Molte imprese ed attivit\u00e0 economiche si sono trovate improvvisamente impossibilitate ad accedere ad un credito facile come era stato nel recente passato. Si sono trovate cos\u00ec nell\u2019impossibilit\u00e0 di continuare la loro attivit\u00e0 economiche e, allo stesso tempo, con il declino della attivit\u00e0 economica stessa e dei relativi minori introiti, non sono pi\u00f9 state in grado di ottemperare agli obblighi contratti. Si \u00e8 avuta quindi una ricaduta negativa sull\u2019occupazione: molte imprese hanno dovuto chiudere o ricorrere al\u00a0<em>Downsizing<\/em>\u00a0(riduzione delle attivit\u00e0 e dell\u2019occupazione). Alcuni Paesi sono stati colpiti pi\u00f9 degli altri. A parte il macroscopico caso della Grecia che aveva occultato per lungo tempo, non senza l\u2019appoggio di prestigiosi istituti di consulenza finanziaria quali la\u00a0<em>Goldman Sachs<\/em>, la propria esposizione debitoria ai mercati e che \u00e8 entrata in una crisi profonda, altri Paesi come la Spagna e l\u2019Irlanda che avevano conosciuto uno spettacolare progresso nel decennio precedente grazie ad un credito generoso, si sono improvvisamente trovati con esposizioni debitorie simili alle banche americane. Si \u00e8 ripetuto cos\u00ec quello che \u00e8 accaduto oltre oceano: per salvare le grandi banche gli Stati si sono indebitati oltre misura. L\u2019aggravante in Europa, e nella zona Euro in particolare, \u00e8 che la crisi finanziaria ha avuto una ripercussione pi\u00f9 pesante nell\u2019economia reale e nella societ\u00e0, anche per via dei maggiori vincoli a cui sono soggette le economie europee rispetto alla ben pi\u00f9 flessibile struttura economico-produttiva degli USA. Gli Stati Uniti inoltre, per salvare le banche, hanno fatto ampio ricorso alla stampa di moneta, cosa che non \u00e8 stata possibile, almeno nella stessa entit\u00e0 americana, per la zona Euro. La facilit\u00e0 di ricorrere alla moneta stampata \u00e8 un rimedio visto con grande sospetto da molti economisti perch\u00e9 mezzo notoriamente generatore di inflazione e che quindi rischia di essere, nel medio-lungo periodo, un rimedio peggiore del male. Se l\u2019esplosione inflattiva non si \u00e8 finora verificata, sostengono tali economisti, \u00e8 perch\u00e9 l\u2019economia mondiale \u00e8 ancora in recessione. Non appena essa si riprender\u00e0 per\u00f2, l\u2019enorme massa di liquidit\u00e0 monetaria emessa in questi ultimi anni, finir\u00e0 inevitabilmente per scatenare un processo inflattivo con conseguenze pesanti. Ma per gli USA il facile ricorso alla stampa di moneta rappresenta un rischio minore rispetto ad altri Paesi in quanto, essendo il dollaro la valuta di gran lunga prevalente nelle transazioni internazionali, gli effetti inflazionistici che da esso derivano vengono diluiti a livello globale, attenuando quindi l\u2019effetto negativo diretto del Paese di emissione, gli USA in questo caso. Non lo stesso si pu\u00f2 dire per la zona Euro, la cui Banca centrale ha fatto un uso limitato o perlomeno molto pi\u00f9 contenuto della stampa di moneta rispetto agli USA, anche per la pressione esercitata dai Paesi forti, specie dalla Germania pi\u00f9 preoccupata del controllo dei deficit prima ancora della crescita dei Paesi con valuta Euro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alcune conseguenze<\/strong><\/p>\n<p>Va da s\u00e9 il rilievo di come la gravit\u00e0 e il perdurare della crisi abbia inciso in modo molto spesso drammatico a danno della qualit\u00e0 della vita di milioni di persone e di famiglie sparse in molte parti del mondo. Non \u00e8 qui il caso di fare un elenco, tra l\u2019altro risaputo o\/e facilmente verificabile, dei numerosi danni sociali provocati dalla crisi. A titolo di esempio basta ricordare alcuni dati: milioni di famiglie in America si sono viste pignorare la propria casa, dopo tanti sacrifici di lavoro. La disoccupazione \u00e8 cresciuta a livello mondiale, anche se non mancano eccezioni tuttavia non comparabili all\u2019entit\u00e0 dei danni provocati. La disoccupazione \u00e8 oscillata negli anni di crisi sia nell\u2019area Euro che negli USA attorno al 10% ma con punte che hanno superato il 25% in Spagna ad esempio, percentuale di disoccupazione raggiunta negli USA solo durante la grande crisi del \u201929-\u201830. Anche l\u2019Italia ha conosciuto un significativo calo dell\u2019occupazione: in quattro anni, dal 2008 al 2012, l\u2019economia italiana ha perso 567mila occupati<a name=\"txt6\"><\/a>\u00a0<sup>6<\/sup>\u00a0nonostante che l\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 lavorativa abbia favorito l\u2019occupazione dei lavoratori sopra i 50 anni, unica categoria che ha visto crescere il proprio livello occupazionale, ma ad ulteriore detrimento della gi\u00e0 compromessa occupazione giovanile.\u00a0\u00a0 Aspetto non meno preoccupante \u00e8 il perdurare dei periodi crescenti di disoccupazione che rischiano di emarginare definitivamente interi ceti un tempo produttivi ed ora inattivi. Ne risulta anche un travisamento delle stesse statistiche che rilevano il tasso di disoccupazione. E\u2019 il caso, ad esempio degli USA il cui\u00a0<em>Labor Office<\/em>\u00a0non conteggia tra i disoccupati i cosiddetti scoraggiati, cio\u00e8 coloro che hanno smesso la ricerca attiva di un posto di lavoro. Al dato ufficiale della disoccupazione formale, oggi a 12,1 milioni di individui pari a circa l\u20198%, in calo dunque rispetto ai mesi peggiori della crisi, bisogna tener conto di altri 10,1 milioni di individui, la cosiddetta disoccupazione informale. Tra disoccupazione formale ed informale gli USA contavano a fine 2012, 22,2 milioni di disoccupati di fatto corrispondenti al 15% della popolazione attiva<a name=\"txt7\"><\/a>\u00a0<sup>7<\/sup>.\u00a0 In alcuni paesi tradizionalmente con mercati del lavoro considerati rigidi come \u00e8 il caso della zona Euro, la disoccupazione giovanile appare oltremodo aggravata:\u00a0 essa oscilla dal 37% in Italia al 50% della Spagna.\u00a0 Il potere di acquisto poi \u00e8 notevolmente calato specie nei Paesi costretti a contenere i deficit di bilancio &#8211; vedi l\u2019area Sud dell\u2019Europa Italia compresa &#8211; sia per le aggravate imposizioni fiscali e sia per il taglio continuo dei servizi sociali. In Grecia in particolare, dopo cinque anni di crisi, la situazione appare al limite della sopportazione: disoccupazione al 21.8 % e quella giovanile ben al di sopra del 50%, le pensioni tagliate del 30%, gli stipendi dei dipendenti pubblici del 20%, centinaia di scuole chiuse e molti servizi pubblici eliminati. In molti Paesi tra cui l\u2019Italia, le difficolt\u00e0 delle famiglie si riflette nel restringimento dei consumi soprattutto dei beni di medio e lungo periodo, mettendo particolarmente in crisi interi settori produttivi come \u00e8 il caso dell\u2019edilizia e dell\u2019industria dell\u2019auto con tutte\u00a0 le ricadute sull\u2019indotto.<br \/>\nConseguenze ancora pi\u00f9 drammatiche si registrano in diversi altri Paesi emergenti\u00a0 le cui economie sono legate al commercio e consumo della zona Euro ora in crisi. Qui esistono eccezioni rilevanti come le economie di alcuni Paesi africani ora economicamente in espansione come Nigeria, Etiopia, Angola\u00a0 ed altri minori,\u00a0 nonostante recenti sanguinosi conflitti di natura etnico-religiosa in alcuni casi tuttora in corso<a name=\"txt8\"><\/a>\u00a0<sup>8<\/sup>. Una ulteriore conseguenza \u00e8 che stanno aumentando le disparit\u00e0 tra Paese e Paese e all\u2019interno degli stessi tra le classi sociali, aggravando la situazione delle fasce pi\u00f9 disagiate della popolazione e\/o creando nuove povert\u00e0 i cui sviluppi sono imprevedibili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le cause<\/strong><\/p>\n<p>Spesso, nel valutare la crisi, si punta il dito contro la gestione di uno o dell\u2019altro governo.\u00a0 In Italia, in particolare, pesantemente influenzata dal dopoguerra in poi da forti ideologie contrapposte in parte spiegabile per la propria storia conflittuale, molti personaggi legati sia alla politica e non, tendono ad identificare le cause dei mali socio-economici\u00a0 prevalentemente al colore di appartenenza della classe politica al potere. Le categorie classiche utilizzate per identificare l\u2019appartenenza politica e la sua gestione sono notoriamente: Destra e Sinistra. Secondo quest\u2019ottica l\u2019origine e il perdurare delle crisi, come quella attuale, vanno esclusivamente o quasi ricercate nella cattiva gestione dell\u2019una e dell\u2019altra parte. Questo approccio si rivela del tutto insufficiente e fuorviante per capire il fenomeno attuale.\u00a0 Piuttosto, la gravit\u00e0 e il prolungarsi della crisi trovano le loro ragioni in una serie di cause sia esterne che interne del sistema Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Le cause esterne internazionali<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Come gi\u00e0 menzionato, la crisi attuale originata negli USA dai mutui\u00a0<em>Sub-prime<\/em>, si \u00e9 presto trasferita alle banche salvate dal governo USA contro gli stessi principi del\u00a0 liberalismo economico classico e quindi\u00a0 si \u00e8 propagata a livello mondiale all\u2019economia reale. Anche in Europa molte banche hanno avuto bisogno dell\u2019aiuto pubblico. Un po\u2019 ovunque gli Stati europei, in primo luogo la Gran Bretagna, hanno salvato le banche in difficolt\u00e0, ma anche altri Paesi considerati forti, come Germania e Francia sono intervenuti a sostegno delle proprie banche<a name=\"txt9\"><\/a>\u00a0<sup>9<\/sup>. La loro esposizione finanziaria a rischio era e rimane, per molte di loro, ancora alta. La maggior parte dei crediti verso la Grecia, ad esempio, \u00e8 detenuta da banche tedesche e francesi con gli alti rischi che ne derivano\u00a0 mentre\u00a0 le banche spagnole si sono troppo compromesse nella bolla edilizia. Anche le banche italiane, inizialmente considerate solide, sono entrate in sofferenza come dimostra il recente caso del Monte dei Paschi di Siena. Ma della situazione del caso Italia parleremo poco pi\u00f9 avanti, dato le sue peculiarit\u00e0 non sempre negative, almeno in questo caso. Il salvataggio delle banche nella zona euro si \u00e8 rivelato pi\u00f9 complicato rispetto agli USA, per via dei meccanismi comunitari e l\u2019opposizione dei governi pi\u00f9 forti a concedere crediti facili. La condizioni di salvataggio sono state di fatto condizionate da severi tagli alle spese, ai salari e all\u2019occupazione\u00a0 che hanno aggravato a loro volta la recessione. Ma anche laddove il salvataggio delle banche \u00e8 riuscito, esso non \u00e8 servito a correggere comportamenti spregiudicati delle banche stesse, considerati\u00a0 dannosi nei confronti dell\u2019economia e dei consumatori.\u00a0 Appena uscita dall\u2019emergenza la maggioranza dei grandi gruppi finanziari ha investito gran parte dei nuovi capitali ricevuti dai Governi, e in definitiva a spese dei contribuenti, non tanto in attivit\u00e0 produttive ma in transazioni speculative tra banca e banca, oltre che attribuire ai propri vertici dirigenziali premi pecuniari sostanziosi. Ne \u00e8 derivata cos\u00ec una nuova bolla speculativa che ha sottratto spesso il credito necessario ad imprese e famiglie e che ha impedito di rilanciare l\u2018economia e i consumi. In pi\u00f9 di una circostanza negli ultimi scorsi mesi un numero di grandi banche tra cui\u00a0<em>UBS, Barclays, Goldman Sachs, Morgan Stanley<\/em><a name=\"txt10\"><\/a>,\u00a0<sup>10<\/sup>\u00a0hanno ammesso di aver manipolato indici finanziari, tra cui\u00a0 il cosiddetto indice Libor, che ha causato aggravio per risparmiatori, investitori e consumatori. Molte famiglie si sono viste pignorare la casa per via della manipolazione di questi indici. Per uscire dall\u2019impasse, le grandi banche hanno preferito e stanno preferendo, per quelle sotto inchiesta, di chiudere il conflittuale conciliando attraverso compensazioni pecuniarie consistenti<a name=\"txt11\"><\/a>\u00a0<sup>11<\/sup>.\u00a0 Ma lo scandalo questa volta \u00e8 talmente alto che le compensazioni non potrebbero essere sufficienti. Dipender\u00e0 dai Governi se sanzionare le banche secondo le loro responsabilit\u00e0 obbiettive o \u201caccontentarsi\u201d principalmente di soluzioni pecuniarie.<\/p>\n<p>Concludendo questo primo paragrafo si pu\u00f2 dire che numerose grandi banche, nonostante siano state letteralmente salvate dai governi e in definitiva dai contribuenti aggravando il bilancio degli stessi governi e delle famiglie,\u00a0 non solo hanno corretto comportamenti a rischio, ma hanno premiato la loro tecnostruttura con generosi premi<a name=\"txt12\"><\/a>\u00a0<sup>12<\/sup>\u00a0e hanno riaperto nuovi giochi speculativi che hanno creato ulteriori difficolt\u00e0. Quando Giovanni Paolo II denunci\u00f2 nel 1987 le cosiddette \u201cstrutture di peccato\u201d nella non sufficientemente pubblicizzata Enciclica \u201c<em>Sollicitudo Rei Socialis<\/em>\u201d si rivolgeva appunto anche ad un sistema\u00a0 finanziario orientato non al servizio del bene comune, ma alla brama di arricchimento<a name=\"txt13\"><\/a>\u00a0<sup>13<\/sup>. Rimangono perenni, a questo\u00a0 proposito, le parole di San Paolo nella II lettera a Timoteo: \u201c<em>l\u2019attaccamento al denaro \u00e8 la radice\u00a0 di tutti i mali<\/em>\u201d<a name=\"txt14\"><\/a>\u00a0<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Le cause interne del sistema Italia<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il caso Italia, come non di rado accade, si presenta per certi versi paradossale. Inizialmente solide le banche italiane sono entrate principalmente in crisi trascinando con s\u00e9 l\u2019economia reale, per via della caduta di credibilit\u00e0 del sistema Italia, oltre che di qualche spregiudicata gestione come ultimamente emerso per\u00a0 la banca Monte Paschi di Siena.\u00a0 Gli investitori internazionali non credono o perlomeno nutrono grossi dubbi che l\u2019Italia sia in grado di ottemperare i propri obblighi nei confronti dei creditori, a causa principalmente del suo alto debito pubblico e della scarsa credibilit\u00e0 politica. Ma che c\u2019entra questo con le banche?\u00a0 Le banche Italiane sono tra le prime a soffrirne perch\u00e9 detengono una grande quantit\u00e0 dei titoli statali regolarmente emessi dall\u2019Italia per far fronte alla enorme spesa pubblica. Finora, dal dopoguerra a prima della crisi, prendere in prestito per l\u2019Italia non \u00e8 stato un vero problema. Ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Visto che l\u2019Italia\u00a0 \u00e8 diventata\u00a0 poco credibile, gli investitori e compratori di titoli esigono ora interessi pi\u00f9 alti e a pi\u00f9 breve termine, altrimenti vanno ad investire altrove, in Germania, ad esempio, che pur offrendo agli investitori titoli ad interessi minori d\u00e0 pi\u00f9 sicurezza. Per l\u2019Italia l\u2019aggravarsi della crisi finanziaria internazionale\u00a0 \u00e8 dovuta principalmente ad una crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche. Le banche sono entrate in sofferenza perch\u00e9, come detto, gran parte dei loro crediti li hanno contratti,\u00a0 tramite l\u2019acquisizione di titoli vari come BTP e CTT con un debitore, lo Stato italiano che ha perduto gran parte della sua credibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 la credibilit\u00e0 del sistema Italia \u00e8 stata compromessa? Per certi aspetti il sistema Italia sembrava al sicuro avendo a suo favore, tra l\u2019altro, un complesso patrimoniale di tutto rispetto\u00a0 tra cui riserve auree tra le prime nel mondo, un patrimonio individuale familiare consistente, un patrimonio immobiliare pubblico grosso modo pari al suo debito e quindi, almeno teoricamente, coperto,\u00a0 nonch\u00e9 una propensione al risparmio privato tra le pi\u00f9 alte dei Paesi Ocse. Le banche erano solide. Diversamente dagli altri Pesi europei, il Governo italiano non \u00e8 dovuto intervenire, se non in minima parte, per salvare le banche. Il caso del MPS rimane un caso circoscritto dovuto ad una imprudente gestione della Direzione, ma il sistema bancario nella sua globalit\u00e0 sembrava al sicuro e virtuoso rispetto alla bolla immobiliare. E allora perch\u00e9 questa caduta di credibilit\u00e0?<\/p>\n<p>Nonostante questi ultimi punti a favore, spesso ignorati dalle agenzie di rating e dai grandi media finanziari mondiali che fanno opinione negli ambienti\u00a0 della grande finanza e degli investitori, \u00e8 indubbio che il sistema Italia soffre di numerose peculiarit\u00e0 negative. Tra queste si possono annoverare:<\/p>\n<ul>\n<li>Un tasso di attivit\u00e0 inferiore del mercato del lavoro rispetto a tutti i maggiori Paesi industrializzati (la percentuale della popolazione attiva sul totale della popolazione \u00e8 tra le pi\u00f9 basse al mondo).<\/li>\n<li>Un costo della politica eccessivo a volte combinato con una corruzione per lungo tempo tollerata tanto da far gridare allo scandalo come hanno dimostrato recenti fatti di cronaca di amministrazioni statali, regionali e locali.<\/li>\n<li>Una giustizia civile e amministrativa tra le pi\u00f9 lente del mondo non solo industrializzato che penalizza la certezza del diritto. Da notare, a questo proposito, che la Corte Europea che comprende 47 Paesi tra cui Turchia, Russia e Ucraina, ha composto una classifica in cui l\u2019Italia, risulta all\u2019ultimo posto della lista dei Paesi con un sistema giudiziario virtuoso<a name=\"txt15\"><\/a>\u00a0<sup>15<\/sup>.<\/li>\n<li>Una insolvenza dei debiti contratti dalle Amministrazioni Pubbliche locali nei confronti di molte imprese di piccola e media entit\u00e0, cosa che non \u00e8 consentita alle stesse imprese n\u00e9 ai privati cittadini. Da notare che molte imprese entrate in difficolt\u00e0 hanno dei crediti inevasi con l\u2019Amministrazione Pubblica! Una delle riforme Monti entrata in vigore dal 1 Gennaio 2013 che recepisce una direttiva CEE, riguarda proprio questo punto. D\u2019ora innanzi la Pubblica Amministrazione ha l\u2019obbligo di pagare i propri creditori entro 30 giorni estendibili, in alcuni casi determinati, a 90 giorni .<\/li>\n<li>Una burocrazia farraginosa e lenta che ostacola, di fatto, investimenti e occupazione<a name=\"txt16\"><\/a>\u00a0<sup>16<\/sup>.<\/li>\n<li>Una previdenza, combinata con la tassazione vera e propria, che pesa in maniera sproporzionata sul costo del lavoro: l\u2019Italia ha un numero maggiore di pensioni rispetto al numero dei lavoratori attivi. Un\u2019anomalia macroscopica che tra l\u2019altro ha come effetto il risultato che. Pur essendo il costo del lavoro in Italia tra i pi\u00f9 elevati tra i Paesi industrializzati a seguito delle tasse e contributi previdenziali, le retribuzioni nette\u00a0 per i lavoratori dipendenti sono tra le pi\u00f9 basse degli stessi Paesi presi a confronto: un\u2019assurdit\u00e0 che penalizza sia le imprese che i lavoratori e le loro famiglie<a name=\"txt17\"><\/a>\u00a0<sup>17<\/sup>.<\/li>\n<li>Una\u00a0 presenza mafiosa che, in diverse localit\u00e0 regionali, controlla attivit\u00e0 di servizi con impatti pesanti sulla corretta ed efficiente gestione delle amministrazioni locali. (vedi il problema dei rifiuti).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste ed altre anomalie negative scoraggiano investitori esteri ad intraprendere nuove attivit\u00e0 in Italia limitandosi ad acquisire aziende gi\u00e0 affermate e spingono molte imprese italiane ad investire all\u2019estero. Tutto questo aggrava la situazione occupazionale specie dei giovani. A questi ultimi va riservata una particolare attenzione. Molte delle difficolt\u00e0 economiche per l\u2019Italia non derivano soltanto dalla crisi attuale, ma sono il risultato di decenni di politiche che hanno elargito con generosit\u00e0 e concessioni a favore di gruppi di interesse, tra cui partiti e sindacati, che non si sono curati troppo del futuro, l\u2019oggi odierno. Un egoismo generazionale che si \u00e8 tradotto nell\u2019enorme debito che l\u2019Italia ha accumulato, ora al 125% del PNL. Ma quest\u2019ultimo dato, pur grave nella sua entit\u00e0, non \u00e8 stato il pi\u00f9 determinante per la caduta di credibilit\u00e0 dell\u2019Italia, visto che lo Stato italiano ha sempre ottemperato\u00a0 dal dopoguerra ad oggi ai propri debiti. Al deterioramento della propria credibilit\u00e0 hanno contribuito anche le vicende personali del gi\u00e0 Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Attaccato e ridicolizzato costantemente dalle opposizioni interne anche per i suoi stravaganti comportamenti oltre che dalle sue vicende giudiziarie, Berlusconi \u00e8 divenuto un personaggio da\u00a0<em>gossip<\/em>\u00a0tenuto sotto osservazione da pressoch\u00e9 tutta la stampa internazionale. Ogni sua mossa \u00e8 stata riportata, non senza una punta di ironia, dai media di tutto il mondo. Ne \u00e8 derivato un aggravio dell\u2019immagine Italia che probabilmente gli oppositori politici italiani non ne avevano sufficientemente tenuto in debito conto. L\u2019attacco mediatico alla persona del Presidente del Consiglio Berlusconi ha indubbiamente contribuito al deterioramento della seriet\u00e0 del sistema Italia giudicato a rischio di\u00a0<em>default<\/em>\u00a0ossia di bancarotta. Il governo tecnico di Monti la cui vigenza \u00e8 durata all\u2019incirca un anno, dal novembre 2011, ha in gran parte recuperato la credibilit\u00e0 perduta.\u00a0 Tuttavia questo recupero di credibilit\u00e0 internazionale si \u00e8 momentaneamente\u00a0 interrotto, a seguito della caduta dello stesso\u00a0 governo Monti e nell\u2019attesa di vedere come il nuovo Governo intender\u00e0 procedere rispetto alle riforme strutturali intraprese dal precedente Governo Monti .<\/p>\n<p>Il dubbio degli osservatori internazionali riguarda principalmente il comportamento dei politici italiani chiamati a guidare il Paese. Sapranno essi far prevalere il bene comune rispetto\u00a0 ad una prassi passata caratterizzata da una cultura vincolata ad un atavico clientelismo tipicamente italico, per di pi\u00f9 aggravato da un provincialismo prevalentemente\u00a0 proiettato a sostenere interessi di parte e\/o di corto respiro, a cui la politica italiana sia di destra che di sinistra ha fatto ampiamente ricorso, fatte salve alcune lodevoli\u00a0 isolate eccezioni?\u00a0 Oppure il nuovo Governo italiano, partendo dalle riforme avviate ma non ancora completate dal precedente Governo Monti, intenda proseguire\u00a0 con determinazione per promuovere una\u00a0 politica economica orientata al bene comune? La sfida \u00e8 tutt\u2019ora aperta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il contributo dell\u2019etica cristiana<\/strong><\/p>\n<p>Pi\u00f9 volte la Chiesa Cattolica, tramite le sue voci pi\u00f9 autorevoli tra cui le Encicliche sociali, ha ribadito di non possedere\u00a0 soluzioni tecniche da proporre n\u00e9 tantomeno vuole sostituirsi o competere con il ruolo dei politici e gestori del sociale per la via di uscita dalla crisi. Questo non significa che l\u2019opinione della Chiesa in materia sia illegittimo o irrilevante. La Chiesa, non solo ha l\u2019opzione di pronunciarsi nel merito delle questioni sociali in quanto istituzione \u201c<em>esperta in umanit\u00e0<\/em>\u201d<a name=\"txt18\"><\/a>\u00a0<sup>18<\/sup>\u00a0grazie alla sua secolare presenza\/esperienza delle vicende umane, ma ha il dovere, per mandato del suo fondatore divino, ad essere \u201dLuce delle Genti\u201d, come chiaramente riaffermato dal Concilio Vaticano II.\u00a0 Nonostante che alcune fonti sia interne che esterne alla Chiesa siano contrarie, per diversi motivi, ad un intervento dei cristiani nel sociale, specie quando si tratta di entrare nel merito di problematiche relazionate all\u2019economia, finanza e politica nonch\u00e9 del loro complicato intreccio, la gerarchia italiana e lo stesso Pontefice non si sono isolati in una silenziosa neutralit\u00e0 ma ne hanno parlato fino dal loro sorgere. Da notare che la stesura della Enciclica Sociale di Benedetto XVI ,\u00a0<em>Caritas in Veritate<\/em>, sub\u00ec un leggero ritardo rispetto alla prevista pubblicazione, proprio per tener conto dello svilupparsi della crisi attuale allora esplosa nel corso del 2009.\u00a0 Diversamente da un certo pensiero laicista che vorrebbe relegare la religione e il cristianesimo in particolare allo stretto ambito privato, la Chiesa non pu\u00f2 non esprimere il proprio punto di vista sulla dimensione sociale, essendo le relazioni sociali un elemento essenziale della realt\u00e0 umana. Ignorarle equivarrebbe a trascurare l\u2019uomo stesso.<\/p>\n<p>Ebbene, la posizione della Chiesa consiste nel sostenere che le cause della crisi attuale, similmente ad analoghe situazioni nel corso della storia dell\u2019uomo \u00e8 dovuta, oltre a cause immediate contingenti, delle quali abbiamo parlato qui sopra, anche a radici pi\u00f9 profonde legate alla interpretazione e visione dell\u2019uomo stesso. Introdurre soluzioni tipicamente tecniche pu\u00f2 risolvere solo parzialmente e quindi in modo insufficiente i problemi e per di pi\u00f9 in modo temporaneo. E\u2019 proprio quello che sembra essere accaduto in questa crisi attuale. Non pochi economisti e presunti esperti<a name=\"txt19\"><\/a>\u00a0<sup>19<\/sup>\u00a0avevano prefigurato il termine della crisi dopo i primi salvataggi delle grandi banche mondiali ma, guarda caso, proprio queste ultime, non appena uscite dalla tempesta, sono ritornate a speculare a spese dell\u2019economia reale e in definitiva a danno dei contribuenti. La storia dovrebbe insegnarci che le buone leggi non bastano, come recita\u00a0 un detto italiano \u201c<em>fatta la legge, trovato l\u2019inganno<\/em>\u201d, se non c\u2019\u00e8 un\u2019integrit\u00e0 morale orientata al bene comune. Dico questo anche perch\u00e9 una delle ragioni dell\u2019esplodere della crisi individuate dagli esperti \u00e8 stata quella che la finanza internazionale non \u00e8 sufficientemente sottoposta a regole. Questo \u00e8 in gran parte vero ma il sottoporla a regole non costituisce di per s\u00e9 una garanzia. Basta considerare come i grandi ordini professionali delle societ\u00e0 finanziarie, di consulenza e di informazione siano dotati di sofisticati codici etici. La gi\u00e0 citata banca\u00a0<em>Barclays<\/em>, a seguito dei recenti scandali che l\u2019hanno coinvolta e che hanno costretto, tra l\u2019altro, alle dimissioni l\u2019amministratore delegato Bob Diamond, ha di recente introdotto un nuovo piano di formazione etica per i propri dirigenti i cui \u201cBonus\u201d saranno in futuro condizionati, almeno nella intenzione dei programmi attuali, dal comportamento etico e non solo ai risultati di bilancio<a name=\"txt20\"><\/a>\u00a0<sup>20<\/sup>.<\/p>\n<p>Ma l\u2019adozione di codici etici, almeno nel recente passato, non \u00e8 stato sufficiente ad evitare la catastrofe originata dalla avidit\u00e0 e irresponsabilit\u00e0 sociale della finanza.\u00a0 Come precisato nella stessa\u00a0<em>Caritas in Veritate<\/em>, i rapporti economici hanno bisogno di un etica, \u201c<em>ma non di qualsiasi etica<\/em>\u201d<a name=\"txt21\"><\/a>\u00a0<sup>21<\/sup>. Ora l\u2019etica cristiana ha il merito di considerare l\u2019uomo nella sua integrit\u00e0 ossia nella sua dimensione materiale e soprannaturale che lo distingue dalle altre creature. Secondo questa visione, l\u2019uomo, ogni uomo ha una dignit\u00e0 che non pu\u00f2 essere sacrificata per nessun motivo, nemmeno dalla logica dei mercati e\/o societari.\u00a0 Non \u00e8 questo l\u2019approccio delle grandi ideologie totalizzanti che hanno caratterizzato la vita politico-economica del passato. Socialismo e Capitalismo, nelle loro varie accezioni, trascurano o\/e negano la dimensione spirituale per cui, in certe situazioni, va da s\u00e9 che l\u2019uomo non possa e debba essere considerato nella sua dignit\u00e0 integrale. La persona umana per queste ideologie quando le condizioni si aggravano, viene sacrificata in forza di logiche considerate superiori, ispirate o all\u2019appartenenza alla classe o all\u2019andamento dei mercati.\u00a0 Capitalismo e Socialismo pur essendo ideologie contrapposte hanno una base comune: il materialismo che giustifica e legittima la subordinazione dell\u2019individuo come persona o alla societ\u00e0 o ai mercati<a name=\"txt22\"><\/a>\u00a0<sup>22<\/sup>.<\/p>\n<p>Non cos\u00ec per la antropologia cristiana che fa della dignit\u00e0 umana una variabile indipendente a cui le altre variabili contingenti devono trovare un adattamento. Cos\u00ec nel citato articolo del\u00a0\u00a0<em>Financial Times<\/em>\u00a0lo stesso Pontefice ha scritto: \u201c<em>E\u2019 nel Vangelo che i cristiani trovano ispirazione per la vita quotidiana e per il loro coinvolgimento negli affari del mondo \u2013 sia che ci\u00f2 avvenga nel Parlamento o nella Borsa. I cristiani non dovrebbero sfuggire il mondo; al contrario, dovrebbero impegnarsi in esso. Ma il loro coinvolgimento nella politica e nell\u2019economia dovrebbe trascendere ogni forma di ideologia<\/em>\u201d<a name=\"txt23\"><\/a>.\u00a0<sup>23<\/sup>\u00a0E l\u2019ideologia prevalente oggi\u00a0 nella sfera privata, sembra esser quella ispirata ad un relativismo che non ammette lezioni da nessuno, la \u201cdittatura non pi\u00f9 del proletariato\u201d, fallita anch\u2019essa, ma \u201cdel relativismo\u201d come pi\u00f9 volte richiamato dallo stesso Pontefice. Insomma se i responsabili della gestione pubblica vogliono veramente mettere fine a crisi come quella attuale, dovrebbero tener conto del contributo prezioso dell\u2019etica cristiana e pi\u00f9 in generale della visione cristiana dell\u2019uomo. Senza una vera etica non c\u2019\u00e8 sviluppo, l\u2019economia stessa ne soffre e con essa l\u2019uomo stesso, i rapporti sociali, relazioni economiche comprese.<br \/>\nLa globalizzazione attuale, tuttavia, per poter applicare principi etici equi e condivisi, indispensabili per una crescita equilibrata, ha bisogno di coordinamenti internazionali capaci di intervenire in tempo qualora le regole del commercio e delle transazioni finanziarie internazionali non vengano rispettate. La gi\u00e0 richiamata enciclica di Benedetto XVI fa un riferimento esplicito in questo senso<a name=\"txt24\"><\/a>\u00a0<sup>24<\/sup>\u00a0facendo seguito, tra l\u2019altro, ad un precedente intervento della Chiesa su questo argomento. Giovanni XXIII nella sua Enciclica\u00a0<em>Pacem in Terris<\/em>\u00a0aveva ribadito gi\u00e0 nei primi anni \u201860, la necessit\u00e0 di dare autorevolezza fattiva ad organismi internazionali guidati da persone capaci e non condizionate da interessi di parte. Messaggi solo teoricamente apprezzati, ma mai veramente tradotti nella realt\u00e0 a causa degli egoismi nazionali e visioni di corto respiro. C\u2019\u00e8 da augurarsi che la crisi internazionale non ancora superata possa servire a correggere \u201cle strutture di peccato\u201d, come richiamato da Giovanni Paolo II ed iniziare un nuovo ordine sociale ispirato al bene comune e non pi\u00f9 all\u2019egoismo individuale e di parte.<\/p>\n<p><strong>Appendice<\/strong><\/p>\n<p><em>Benchmark<\/em>: letteralmente punto di riferimento. Uno strumento di misurazione per operatori di produzione e finanza per valutare processi vari tra cui il livello di rischio dei titoli finanziari.<br \/>\n<em>Credit crunch<\/em>: restringimento o stretta del credito da parte delle banche ad imprese e privati. Ha come effetto la riduzione delle capacit\u00e0 produttive e dei consumi delle famiglie.<br \/>\n<em>Credit default Swap<\/em>: una specie di assicurazione che un soggetto paga con premi periodici per coprirsi dal rischio di insolvenza di titoli in suo possesso. Pi\u00f9 alto \u00e8 il rischio di insolvenza pi\u00f9 il premio \u00e8 alto.<br \/>\n<em>Credit watch<\/em>: osservatorio di credito.\u00a0 Consiste in un avviso di preallarme notificato da un\u2019agenzia di rating che segnala il sopraggiungere di un fattore di rischio relativo ad una societ\u00e0 o Paese emittente di titoli.<br \/>\n<em>Default<\/em>: significa fallimento riferito a qualsiasi soggetto, sia esso un privato, un\u2019 impresa o uno Stato sovrano. Oggi si parla spesso di rischio default per quei paesi, come l\u2019Italia, che, a detta delle agenzie di rating, potrebbero non essere pi\u00f9 in grado di ottemperare i propri impegni finanziari.<br \/>\n<em>Junk bonds<\/em>: letteralmente titoli spazzatura in generei emessi da societ\u00e0 disposte, pur di ottenere denaro, a pagare tassi di interesse elevati. L&#8217;elevato indebitamento della societ\u00e0 emittente comporta per\u00f2 una elevata probabilit\u00e0 di fallimento della stessa e di conseguenza il rischio per il risparmiatore\u00a0 di perdere, in tutto o in parte, il capitale versato.<br \/>\n<em>Hedge funds<\/em>: fondi altamente speculativi riservati ad una clientela scelta di investitori.<br \/>\n<em>Mutui Subprime<\/em>: prestiti concessi ad un soggetto che non pu\u00f2 accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto ha avuto problemi pregressi nella sua storia di debitore.<br \/>\n<em>Outsourcing<\/em>: letteralmente cercare risorse al di fuori. Consiste nello spostamento di attivit\u00e0 con relativa occupazione al di fuori dai siti originari di produzione, spesso in Paesi con manodopera a basso costo.<br \/>\n<em>Rating agencies<\/em>: agenzie specializzate nella valutazione della qualit\u00e0 del debito di un emittente di titoli, sia esso un\u2019impresa o uno Stato sovrano.<br \/>\n<em>Spread<\/em>: letteralmente diffondere, plasmare. Si riferisce al differenziale di rischio che esiste, secondo le valutazioni degli esperti, tra un titolo e un altro. Lo spread finanziario presuppone che un titolo venga preso come punto di riferimento,\u00a0il sopra citato\u00a0<em>benchmark<\/em>, che attualmente sono i\u00a0<em>Bund<\/em>\u00a0tedeschi, con cui si comparano gli altri titoli. Pi\u00f9 il titolo considerato si discosta dal\u00a0<em>benchmark<\/em>, pi\u00f9 lo spread aumenta e con esso gli interessi da pagare.<\/p>\n<p><em>Stock options<\/em>: azioni privilegiate in genere donate ai managers di una societ\u00e0 a titolo di remunerazione.<\/p>\n<p>(Roma 31\/1\/2013)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0Cfr. Cardinal Tarcisio Bertone,\u00a0<em>Mercanti e Frati hanno fatto l\u2019Europa<\/em>, Il Messaggero Romano, 4\/11\/2012.<\/p>\n<p><a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0Benedict XVI,\u00a0<em>A time for Christians to engage with the world<\/em>, Financial Times, Dec. 20<sup>th<\/sup>\u00a02012.<\/p>\n<p><a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0Cfr. The Global Debt Clock on line, secondo cui il debito della Grecia a fine 2008 ammontava a circa 350 MLD di dollari; al termine del 2012 esso \u00e8 salito a pi\u00f9 di $ 400 MLD, The Economist online, Jan. 17\u00a0<sup>th<\/sup>\u00a02013.<\/p>\n<p><a name=\"cit4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0Cfr. National Debt Clock online, US Government Data, January 2013.<\/p>\n<p><a name=\"cit5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0L&#8217;OCSE conta 34 Paesi membri tra cui le maggiori economie mondiali, Italia compresa.<\/p>\n<p><a name=\"cit6\"><\/a><sup>6<\/sup>\u00a0Cfr. \u201c<em>Crisi, l\u2019allarme CISL<\/em>\u201d, Il Sole 24 Ore online, 19 Gennaio 2013.<\/p>\n<p><a name=\"cit7\"><\/a><sup>7<\/sup>\u00a0The Global Debt Clock, op.cit.<\/p>\n<p><a name=\"cit8\"><\/a><sup>8<\/sup>\u00a0<em>Global economic winners: Africa economy booms<\/em>, Popular Science online, Dec. 5<sup>\u00a0th<\/sup>\u00a0 2012<\/p>\n<p><a name=\"cit9\"><\/a><sup>9<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Gli interventi degli Stati nelle banche europee<\/em>, Avvenire p. 4, 30\/1\/2013. In esso risulta che l\u2019Italia \u00e8 intervenuta con 4,1 MLD di capitale a sostegno delle proprie banche contro i 114,5 MLD della Gran Bretagna, i 46,9 MLD della Germania e i 25,3 MLD della Francia.<\/p>\n<p><a name=\"cit10\"><\/a><sup>10<\/sup>\u00a0Cfr. Sacc\u00f2 Pietro,<em>\u00a0Il gioco sporco che ha falsato il pilastro della finanza globale<\/em>, Avvenire online, 8\/1\/2013.<\/p>\n<p><a name=\"cit11\"><\/a><sup>11<\/sup>\u00a0Cfr. USA TO-DAY, Jan. th 17 2013, p. 2B, secondo cui 12 grandi banche tra cui le citate\u00a0 Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno accettato di pagare pi\u00f9 di 9 MLD di dollari per aver manipolato la gestione dei pignoramenti a spese delle famiglie americane.<\/p>\n<p><a name=\"cit12\"><\/a><sup>12<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Goldman Sachs, Lloyd Blankfein pronto a riconquistare la corona del banchiere pi\u00f9 pagato<\/em>, Il Sole 24 Ore online, 20\/1\/2013.<\/p>\n<p><a name=\"cit13\"><\/a><sup>13<\/sup>\u00a0Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica\u00a0<em>Sollicitudo Rei Socialis<\/em>, N. 36, 1987.<\/p>\n<p><a name=\"cit14\"><\/a><sup>14<\/sup>\u00a01 Tim. 6,10 e ss.<\/p>\n<p><a name=\"cit15\"><\/a><sup>15<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Giustizia e Impunit\u00e0<\/em>, Il Fatto online 21\/1\/2013 e\u00a0<em>La Giustizia in Italia: lentezze, ritardi ed errori dei magistrati costano moltissimo<\/em>, Oggi online 21\/1\/2013.<\/p>\n<p><a name=\"cit16\"><\/a><sup>16<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Difficolt\u00e0 ad investire in Italia<\/em>, Il Sole 24 Ore online18\/10\/2012.<\/p>\n<p><a name=\"cit17\"><\/a><sup>17<\/sup>\u00a0Cfr. Trovato Isidoro,\u00a0<em>Riforme<\/em>, Mercati e Professioni, Il Corriere della Sera, 20\/12\/2012, secondo cui per pagare uno stipendio netto di 1236 Euro, un\u2019azienda ne spende 2648, pi\u00f9 del doppio.<\/p>\n<p><a name=\"cit18\"><\/a><sup>18<\/sup>\u00a0<em>Esperta in umanit\u00e0<\/em>, nota definizione che Paolo VI diede della Chiesa nel suo discorso all\u2019Assemblea dell\u2019Onu del 1965, ripresa nella\u00a0<em>Populorum Progressio<\/em>\u00a0del 1967. L\u00ec, Paolo VI diceva: \u201c<em>Esperta in umanit\u00e0&#8230; senza pretendere di intromettersi nella politica&#8230; la Chiesa offre ci\u00f2 che possiede in proprio: una visione globale dell\u2019uomo e dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><a name=\"cit19\"><\/a><sup>19<\/sup>\u00a0Cfr. De Nenoist Alain,\u00a0<em>Debito Pubblico: Come gli Stati sono diventati prigionieri delle Banche<\/em>, Il Sole 24 Ore, 19\/12\/2012.<\/p>\n<p><a name=\"cit20\"><\/a><sup>20<\/sup>\u00a0Cfr. Massaro Fabrizio,\u00a0<em>I banchieri di Barclays vanno a ripetizione di etica<\/em>, Il Corriere della Sera, 18\/1\/2013.<\/p>\n<p><a name=\"cit21\"><\/a><sup>21<\/sup>\u00a0Cfr. Benedetto XVI, Lettera Enciclica<em>\u00a0Caritas in Veritate<\/em>,\u00a0 N. 45, 2009.<\/p>\n<p><a name=\"cit22\"><\/a><sup>22<\/sup>\u00a0Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica\u00a0<em>Centesimus Annus<\/em>,\u00a0 N. 19, 1991.<\/p>\n<p><a name=\"cit23\"><\/a><sup>23<\/sup>\u00a0Cfr. Benedetto XVI, Financial Times, Op Cit.<\/p>\n<p><a name=\"cit24\"><\/a><sup>24<\/sup>\u00a0Cfr. Benedetto XVI, Lettera Enciclica\u00a0<em>Caritas in Veritate<\/em>, N.67, 2009<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[918],"fascicolo":[198],"class_list":["post-2025","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-lorenzo-gallo","fascicolo-giugno-2013"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Lorenzo Gallo, pubblicato nel numero di Giugno 2013. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Lorenzo Gallo, pubblicato nel numero di Giugno 2013. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-12T17:10:41+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"32 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2013\\\/giugno\\\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2013\\\/giugno\\\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2013-06-01T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-12T17:10:41+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Lorenzo Gallo, pubblicato nel numero di Giugno 2013. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2013\\\/giugno\\\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2013\\\/giugno\\\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\\\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2013\\\/giugno\\\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune","description":"Leggi l'articolo a cura di Lorenzo Gallo, pubblicato nel numero di Giugno 2013. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Lorenzo Gallo, pubblicato nel numero di Giugno 2013. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-12T17:10:41+00:00","og_image":[{"width":500,"height":500,"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","type":"image\/png"}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"32 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/","name":"Oikonomia - Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"datePublished":"2013-06-01T10:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-12T17:10:41+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Lorenzo Gallo, pubblicato nel numero di Giugno 2013. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/crisi-finanziario-economica-in-atto-analisi-e-riflessioni-ispirate-al-bene-comune\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Crisi finanziario-economica in atto: analisi e riflessioni ispirate al bene comune"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/2025","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=2025"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=2025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}