{"id":2021,"date":"2013-06-01T12:00:00","date_gmt":"2013-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2021"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"lunione-europea-di-fronte-alla-crisi-mediorientale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/lunione-europea-di-fronte-alla-crisi-mediorientale\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione Europea di fronte alla crisi mediorientale"},"content":{"rendered":"<p>Le crisi<a name=\"txt1\"><\/a>\u00a0<sup>1<\/sup>\u00a0 sviluppatesi nell\u2019Oriente medio e nella regione confinaria<a name=\"txt2\"><\/a>\u00a0<sup>2<\/sup> nel corso di questo decennio, si vanno manifestando attraverso i seguenti fenomeni:<\/p>\n<ul>\n<li>\u00a0\u00a0\u00a0 espansione dell\u2019influenza dell\u2019islam militante sui regimi politici<a name=\"txt3\"><\/a>\u00a0<sup>3<\/sup><\/li>\n<li>\u00a0\u00a0\u00a0 perdurare dei fattori di arretratezza sociale, economica, e culturale<\/li>\n<li>\u00a0\u00a0\u00a0 crescenti dosi di violenza nei conflitti interni, con numeri elevati di vittime<a name=\"txt4\"><\/a>\u00a0<sup>4<\/sup>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Lo scatenarsi delle tensioni attraverso scontri violenti in Egitto e la guerra in Siria, si \u00e8 innestato sulla cosiddetta primavera araba<a name=\"txt5\"><\/a>\u00a0<sup>5<\/sup>\u00a0in un contesto che, gi\u00e0 scosso dalla lunga instabilit\u00e0 irakena, ha sullo sfondo lo stallo delle questioni libanese e palestinese. A preoccupare sono quattro fattori:<\/p>\n<ul>\n<li>i conflitti rinviano la soluzione delle arretratezze culturali, sociali ed economiche della regione<\/li>\n<li>l\u2019uso della forza, in particolare in Siria ed Egitto, generer\u00e0 ulteriore violenza e forse l\u2019indurimento dei regimi politici verso forme ancora pi\u00f9 autoritarie<\/li>\n<li>l\u2019esplodere di guerre e conflitti civili, come nel caso siriano, pu\u00f2 generare interventi internazionali e ipotecare per decenni l\u2019autonomia politica dei governi della regione<\/li>\n<li>il fondamentalismo religioso e l\u2019estremismo politico che esso \u00e8 in grado di generare possono trovare ulteriore spazio di espansione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Non viene dimenticato, in questo scenario, il convitato di pietra al tavolo della sicurezza regionale, l\u2019ordigno nucleare che\u00a0l\u2019Iran starebbe approntando per la sperimentazione entro il 2014.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le relazioni euro-mediterranee<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante si sia nel frattempo dotata del meccanismo Pesc, politica estera e di sicurezza comune, e abbia proceduto all\u2019attivazione della figura di Vice presidente della Commissione e Alto rappresentante Ue per la Pesc nella persona di Catherine Ashton, l\u2019Ue, verso il quadro mediorientale e mediterraneo, continua a giocare di rimessa come in passato. L\u2019Ue continua anche a mescolare l\u2019azione multilaterale con quelle bilaterali che taluni governi assumono in proprio. Anzi, codificando nel trattato di Lisbona il ruolo della cooperazione intergovernativa, istituzionalizza un dualismo di competenze e ruoli che rende complessa la\u00a0<em>reductio ad unum<\/em>\u00a0dell\u2019azione Ue, soprattutto nella percezione dei paesi terzi. Peraltro, nel 2008 su precisa volont\u00e0 della presidenza francese del Consiglio, nasce, come cooperazione intergovernativa con paesi del Mediterraneo meridionale, l\u2019\u201dUnione per il Mediterraneo\u201d, UpM, stabilendone il segretariato a Barcellona<a name=\"txt6\"><\/a>\u00a0<sup>6<\/sup>. E\u2019 il tentativo di mitigare l\u2019abbandono europeo della politica mediterranea, che va a confluire nella generica politica di \u201cvicinato\u201d. L\u2019UpM rester\u00e0 carente di capacit\u00e0 istituzionale e di fondi per agire, e sar\u00e0 vissuta dal sistema Ue come una sorta di imposizione alla Commissione da parte del Consiglio o meglio della cooperazione intergovernativa dei 27 al tempo della presidenza Sarkozy.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, bench\u00e9 Ue e paesi mediterranei costituiscano un insieme di 39 stati con pi\u00f9 di 750 milioni d\u2019abitanti e una ricchezza annua prodotta che supera i 10.000 miliardi di euro, bench\u00e9 la regione sia area di primaria rilevanza per l\u2019economia e la sicurezza mondiale e in\u00a0 particolare europea, in quanto terminale di produzioni di gas e petrolio e di molte voci commerciali in particolare agricole<a name=\"txt7\"><\/a>\u00a0<sup>7<\/sup>, n\u00e9 le istituzioni di Bruxelles n\u00e9 la gran parte degli stati membri hanno inteso far progredire un processo politico che suonasse come un\u2019alleanza, almeno sul piano economico e sociale tra le due sponde del Mediterraneo. E questo nonostante la zona si presenti come la culla dei tre grandi monoteismi, documenti fecondi intrecci culturali economici e politici, esprima attraverso le correnti migratorie il\u00a0<em>melting<\/em>\u00a0euro-mediterraneo di scambi umani e famigliari. Se gli ancora esistenti o appena dissolti legami coloniali consigliano alla nascente Comunit\u00e0 europea degli anni \u201950 e \u201960 di mantenere relazioni privilegiate con i paesi mediterranei di nuova indipendenza, il tentativo di transitare ad una politica multi-bilaterale a carattere \u201cglobale\u201d<a name=\"txt8\"><\/a>\u00a0<sup>8<\/sup>, si scontra con la questione israeliana e si arresta. Si potr\u00e0 procedere su certi dossier, energia e commercio ad esempio, e alla conseguente sottoscrizione di accordi preferenziali bilaterali, ma non alla politica euro-mediterranea multi-bilaterale, sollecitata da molte voci, particolarmente in Francia, Spagna e Italia, come carta anche politica che le istituzioni dovrebbero giocare per stabilizzare la tormentata regione del suo sud. L\u2019accordo di Schengen<a name=\"txt9\"><\/a>\u00a0<sup>9<\/sup>\u00a0del 1985, bench\u00e9 estraneo in senso stretto alla questione mediterranea dell\u2019Europa, offre intanto qualche soluzione al problema della libera circolazione dei lavoratori arabi migranti in territorio comunitario.<\/p>\n<p>La politica disegnata dalla Carta di Barcellona<a name=\"txt10\"><\/a>\u00a0<sup>10<\/sup>\u00a0segna il punto pi\u00f9 alto della vicenda, pur risultando negli anni scarsa di risultati, sull\u2019esempio delle iniziative che l\u2019avevano preceduta. Barcellona punta allo sviluppo socio-economico del sud del Mediterraneo attraverso progetti di partenariato, tali da ridurre gli eccessi di differenze tra nord e sud, ed elevare stabilit\u00e0 e sicurezza nell\u2019intera regione.<\/p>\n<p>Il segnale evidente della rinuncia al progetto di Barcellona viene dal varo, dopo l\u2019ampliamento del 2004 a diversi Peco, Paesi dell\u2019Europa centro orientale, della Politica di Vicinato, PdV, che ha come risultato non solo la scelta dell\u2019opzione bilaterale rispetto alla multilaterale, ma la diluizione della specificit\u00e0 euro-mediterranea nel calderone delle politiche verso gli stati di confine. La \u201cComunicazione su un&#8217;Europa pi\u00f9ampia\u201d, del marzo 2003, stabilisce che la politica di vicinato garantisca la strutturale stabilit\u00e0 dell&#8217;area a ridosso delle nuove frontiere offrendo ai paesi confinanti &#8220;la prospettiva di una partecipazione al mercato interno dell&#8217;Ue, nonch\u00e9 un&#8217;ulteriore integrazione e liberalizzazione per favorire la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali&#8221;, a condizione che partano con successo riforme politiche, sociali ed economiche. Destinatari dieci partner mediterranei (Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Israele<a name=\"txt11\"><\/a>\u00a0<sup>11<\/sup>, Autorit\u00e0 Palestinese, Giordania, Libano, Siria e Turchia, e possibile inserimento di Libia e Mauritania), sei tra Peco e caucasici (Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Armenia, Azerbaijan, Georgia).<\/p>\n<p>Nel maggio 2004, la Commissione pubblica il\u00a0<em>Documento di strategia<\/em>, sulle politiche di vicinato. L\u2019Enp, European Neighbourhood Policy, avrebbe operato attraverso Piani d&#8217;azione, articolati su tre livelli: riforme politiche, diritti umani e scambi culturali, sicurezza e integrazione economico-commerciale.<\/p>\n<p>La PdV viene rivista nel 2011<a name=\"txt12\"><\/a>\u00a0<sup>12<\/sup>, stabilendo strumenti che provvedano maggiore appoggio ai paesi partner che stanno costruendo sistemi democratici sostenibili, anche attraverso lo sviluppo economico. Una buona pratica che viene stabilita dal meccanismo di cooperazione rafforzata tra \u201cvicini\u201d \u00e8 quella del \u201cmore for more\u201d, che rende implicitamente praticabile anche il contrario \u201cless for less\u201d. Maggiori sono i progressi di un paese sul piano della democrazia, dell\u2019equit\u00e0, delle riforme di struttura, maggiori diventano gli aiuti finanziari, sotto forma di prestiti o sovvenzioni, che l\u2019Ue\u00a0 si impegna ad erogare<a name=\"txt13\"><\/a>\u00a0<sup>13<\/sup>. Al tempo stesso la cooperazione regredisce quando regrediscono i tassi di democrazia e di rispetto della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Nel rapporto sulla politica di vicinato per il 2012 che Commissione e Alto rappresentante dell\u2019Ue per la Pesc presentano il 20 marzo 2013 a Parlamento europeo, Pe, e Consiglio<a name=\"txt14\"><\/a>\u00a0<sup>14<\/sup>, risaltano i limiti della PdV<a name=\"txt15\"><\/a>\u00a0<sup>15<\/sup>. L\u2019Ue si propone come osservatore esterno non come attore interessato, e l\u2019approccio caso per caso \u00e8 la norma: \u201cI rapporti che illustrano i diversi paesi forniscono un\u2019immagine contrastata dei progressi del vicinato meridionale in materia di riforme democratiche.<a name=\"txt16\"><\/a>\u201d\u00a0<sup>16<\/sup>. Altrettanto distaccato il commento sulle repressioni di cui soffrono organizzazioni non governative, Ong che agiscono a favore della crescita della societ\u00e0 civile e dell\u2019opinione pubblica: \u201d\u2026 in certi paesi partner, le Ong continuano a soffrire l\u2019ingerenza delle autorit\u00e0. L\u2019Ue continua a sostenerle attraverso il suo meccanismo in favore della societ\u00e0 civile\u201d. Non una parola sulla repressione di talune identit\u00e0 religiose, segnatamente quelle cristiane documentate nella fase di cambiamento politico in tutti i paesi del vicinato meridionale. Esemplare, in quest\u2019ambito, la dichiarazione rilasciata dal commissario responsabile dell\u2019allargamento e del vicinato, \u0160tefan F\u00fcle: \u201cAttribuisco grande importanza al partenariato con la societ\u00e0 civile\u2026 Conseguentemente, \u00e8 con dispiacere che noto \u2026 ostacoli alla libert\u00e0 di movimento, azioni giudiziarie contro i responsabili Ong, pesantezza delle procedure amministrative, accettazione di sostegno finanziario dietro autorizzazione, etc.\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 con tale retroterra che l\u2019Ue arriva ai giorni della cosiddetta primavera araba, con la cacciata di Ben Ali in Tunisia, la presa del potere in Egitto dei Fratelli Musulmani, l\u2019<em>affirmative action<\/em>\u00a0della Turchia verso i vicini, le guerre libica e siriana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le risposte europee alle crisi mediorie<\/strong><\/p>\n<p>Il dibattito al Parlamento europeo nel marzo 2013 su Egitto e Siria, fornisce un riferimento aggiornato su risultati e limiti dell\u2019Ue in Medio Oriente. Le posizioni della baronessa Ashton e del commissario F\u00fcle,\u00a0 appaiono distanti dall\u2019urgenza manifestata dai parlamentari<a name=\"txt17\"><\/a>\u00a0<sup>17<\/sup>. F\u00fcle giunge ad esaltare il ruolo Ue nella crisi siriana, perch\u00e9 l\u2019ha resa \u201cmanageable\u201d<a name=\"txt18\"><\/a>\u00a0<sup>18<\/sup>.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che, il \u201cdiritto\/dovere a proteggere\u201d le popolazioni civili, si scontra con il timore di favorire il militantismo islamista. La considerazione porta al cuore della questione: il rapporto tra fondamentalismo islamico e nuovi assetti di potere regionale. Due annotazioni sul tema.<\/p>\n<p>La prima riguarda la percezione esterna del modello europeo, che sta subendo un consistente slittamento non tanto per la sua crisi finanziaria quanto per i limiti che gli \u201cEuropean values\u201d documentano. Nei limiti, popolazioni religiose come le arabe, includono la caduta del senso religioso in Europa. Scrive Benoit Vitkine: \u201cAbbiamo creduto che i nuovi poteri nati nei paesi delle \u2018primavere arabe\u2019, avrebbero guardato a un modello democratico vicino agli standard europei. Su questo capitolo, il 2012 ha marcato una disillusione. Lo charme appare cos\u00ec ben frantumato che non opera pi\u00f9 all\u2019andatura del continente. La Turchia non fa neppure pi\u00f9 finta di battersi per la sua adesione\u2026L\u2019Europa non attira pi\u00f9.<a name=\"txt19\"><\/a>\u201d\u00a0<sup>19<\/sup>. A sentire Vivien Pertusot, responsabile a Bruxelles d\u2019Ifri (Institut fran\u00e7ais des relations internationales): \u201cLa politica estera dell\u2019Ue \u00e8 in crisi. L\u2019Europa si smilitarizza e dipende dalla Nato quando deve condurre operazioni di rilievo. In termini di\u00a0<em>soft power<\/em>\u00a0l\u2019Ue ha perso la sua aura, una cosa che \u00e8 diventata evidente osservando la Primavera araba<a name=\"txt20\"><\/a>\u201d\u00a0<sup>20<\/sup>. Se il 48% degli intervistati dalla BBC in 22 paesi\u00a0<em>target<\/em>\u00a0giudica positivamente la Ue, va notato che un anno prima lo stesso gruppo di intervistati offriva il 56% di giudizi positivi.<\/p>\n<p>La seconda riguarda il fatto che la questione arabo-islamica diviene interna all\u2019Ue. L\u2019Europa aveva quasi 30 milioni di musulmani nel 1990, 4,1% della popolazione, cresciuto a 44,1 milioni nel 2010, 6% del totale<a name=\"txt21\"><\/a>\u00a0<sup>21<\/sup>.\u00a0Si prevede che per il 2030 gli islamici supereranno in Europa 58 milioni, l\u20198% della popolazione. Circa il 42% avr\u00e0 meno di 30 anni, generando un forte impatto su cultura e\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0europei. Su come gestirlo il dibattito \u00e8 aperto. Resta il fatto che, dal prossimo decennio, la politica mediorientale dell\u2019Ue e pi\u00f9 in generale quella per il mondo islamico ed arabo, passer\u00e0 anche per vie interne. Costituir\u00e0 un\u00a0<em>issue<\/em>\u00a0di politica interna e non pi\u00f9 solo di politica estera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0Il termine \u00e8 utilizzato nel significato di periodi di passaggio di un assetto di potere politico tra l\u2019una e l\u2019altra posizione di equilibrio. Include fenomeni come anomalo uso della forza, instabilit\u00e0, dosi di anarchia, conflitti interni, catastrofi umanitarie. La crisi termina quando un potere ristabilisce il controllo pieno e acquisisce l\u2019uso esclusivo della forza legale.<\/p>\n<p><a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0L\u2019Oriente Medio qui include: Egitto, Siria, Israele, Giordania, Territori palestinesi, Libano. Territori viciniori considerati, perch\u00e9 coinvolti nelle dinamiche regionali considerate: Turchia, Iraq, Iran. Estraneo all\u2019analisi qui condotta, il termine \u201cgrande Medio-Oriente\u201d, dal significato fluido e indefinito, utilizzato dagli Stati Uniti nel tentativo di stabilizzare la grande infiltrazione quaedista del dopo 11 settembre. In quell\u2019ambito concettuale essenzialmente geostrategico (in quanto legato al teatro delle guerre contro l\u2019insorgenza islamica estrema) sono stati inclusi, con l\u2019Oriente Medio storico, Afghanistan, Corno d\u2019Africa, Pakistan, e financo il Maghreb sino all\u2019Atlantico.<\/p>\n<p><a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0Con le differenziazioni del caso, movimenti politici che, nella conduzione degli affari pubblici si richiamano\u00a0 alla tradizione e alla legge islamica sono al potere in Turchia, Egitto, Iran, e sono protagoniste del confronto di potere in Tunisia, Algeria, Palestina, Libano. Nella guerra civile siriana, gruppi di insorti sono fondamentalisti islamici. In Iraq il governo \u00e8 di ispirazione sciita e guarda con simpatia alla teocrazia islamica iraniana.<\/p>\n<p><a name=\"cit4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0In Irak da marzo 2003 a dicembre 2011 si contano 117.000 uccisioni. In Siria da marzo 2011 a marzo 2013, 60.000. Ma in Siria il conflitto ha fatto 2.500 morti al mese mentre in Irak 1.114. Nemmeno nelle guerra nella ex Jugoslavia, tra marzo 1991 e novembre 1995, e quindi tra febbraio 1998 e giugno 1999, si \u00e8 raggiunto un tasso cos\u00ec elevato di mortalit\u00e0: nonostante il totale di 140.000 uccisioni, si sono avute 1.972 vittime al mese.\u00a0 Dati da: Syrianshuhada, Ocha, Le Monde.<\/p>\n<p><a name=\"cit5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0Tra dicembre 2010 e febbraio 2011, sommosse e scontri di piazza, con repressione armata disposta dai governi, avvengono in Tunisia, Algeria, Egitto. Il 17 febbraio inizia la rivolta contro Gheddafi in Libia. Il 15 marzo iniziano in Siria le manifestazioni contro Bashar el Assad. In Tunisia, Egitto e Libia, attraverso vicende totalmente diverse, il potere passa di mano. Commentatori chiamano quella stagione politica \u201cprimavera araba\u201d.<\/p>\n<p><a name=\"cit6\"><\/a><sup>6<\/sup>\u00a0V. Gilles Mentr\u00e9, L\u2019Union\u00a0 pour la M\u00e9diterran\u00e9e, une proposition de la France \u00e0 l\u2019Europe, in Troiani L. (a cura), A Sud dell\u2019Europa: dalla carta di Barcellona all\u2019Unione per il Mediterraneo, Agrilavoro ed., 2011, pagg. 24-26.<\/p>\n<p><a name=\"cit7\"><\/a><sup>7<\/sup>\u00a0Nel 2011 l\u2019interscambio tra oriente arabo-mediterraneo (Mashreq) e Ue\u00a0 era l\u20191,19% del commercio totale Ue, e l\u2019interscambio tra Ue e l\u2019insieme arabo-mediterraneo era il 4,32%.<\/p>\n<p><a name=\"cit8\"><\/a><sup>8<\/sup>\u00a0Lanciata nel 1976, questa politica \u00e8 frutto delle grandi difficolt\u00e0 patite dal 1973 sul fronte dei costi energetici da parte dei paesi membri. L\u2019uso politico delle risorse petrolifere da parte dei paesi arabi aveva costretto i paesi membri a ricercare contromisure efficaci. La politica \u201cglobale\u201d verso il Mediterraneo, guardava in particolare agli aspetti commerciali ed economici del rapporto nord sud nel Mediterraneo, come preparazione a soluzioni politiche.<\/p>\n<p><a name=\"cit9\"><\/a><sup>9<\/sup>\u00a0A Schengen viene firmata la Convenzione intergovernativa che fissa le regole che consentiranno la libera circolazione nei paesi dell\u2019accordo, una volta effettuato positivamente, in uno dei paesi aderenti il controllo del passaporto.<\/p>\n<p><a name=\"cit10\"><\/a><sup>10<\/sup>\u00a0A Barcellona, nel novembre 1995, viene stabilito il Partenariato euro-mediterraneo, con una dichiarazione che guarda non solo agli aspetti economici e commerciali, ma anche a quelli degli scambi umani e culturali.<\/p>\n<p><a name=\"cit11\"><\/a><sup>11<\/sup>\u00a0Si \u00e8 detto di come Israele costituisca\u00a0<em>de facto<\/em>\u00a0un caso a s\u00e9 nella complessa ragnatela del rapporto tra Europa e Mediterraneo, specie quando esso ambisca a caratterizzazioni \u201cglobali\u201d. Nel Rapporto 2013 sulla Pdv, che sar\u00e0 esaminato avanti, si scrive di Israele: \u201cLa maggior parte delle raccomandazioni chiave ancora abbisognano di essere attuate. Nessun significativo cambiamento \u00e8 stato osservato nelle aree di preoccupazione\u201d. Commissione e rappresentante Pesc, Comunicazione congiunta del 20 marzo 2013, JOIN(2013) 4 final, pag. 4. Originale inglese.<\/p>\n<p><a name=\"cit12\"><\/a><sup>12<\/sup>\u00a0Com (2011) 303 del 25 maggio 2011.<\/p>\n<p><a name=\"cit13\"><\/a><sup>13<\/sup>\u00a0Si tratta di 6,5 miliardi di euro totali, comprensivi degli aggiornamenti del 2012 di quasi 1 miliardo, per il triennio 2011-2013. Vanno a finanziarie progetti di sviluppo sociale, culturale ed economico che possono dare risultati anche sotto il profilo territoriale e settoriale. La PdV nel 2012 ha accordato 3.250 borse di studio e di ricerca; ha finanziato progetti di sicurezza stradale, gestione dell\u2019acqua, energie durevoli, sostenibilit\u00e0 ambientale. Nel 2012, con provvedimento finanziario aggiuntivo superiore al mezzo miliardo di euro \u00e8 stato lanciato il programma Spring, Support for Partnership Reform and Inclusive Growth, tutto rivolto al fianco meridionale. Prestiti sono anche resi disponibili presso la Banca europea, Bei, e la Banca europea per la ricostruzione e sviluppo, Bers.<\/p>\n<p><a name=\"cit14\"><\/a><sup>14<\/sup>\u00a0European Commission, High Representative of the European Union for Foreign Affairs and Security Policy,\u00a0 \u201cJoint Communication to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions\u201d, Brussels 20.3.2013, JOIN(2013) 4 final.<\/p>\n<p><a name=\"cit15\"><\/a><sup>15<\/sup>\u00a0Basti guardare al titolo \u201cdifensivo\u201d del comunicato stampa che in medesima data viene rilasciato dalla Commissione: \u201cLa politica europea di vicinato nel 2012: mantenimento dell\u2019impegno a favore d\u2019una cooperazione rafforzata con i paesi vicini a dispetto dell\u2019instabilit\u00e0 politica ed economica\u201d.<\/p>\n<p><a name=\"cit16\"><\/a><sup>16<\/sup>\u00a0Qui e successiva: Commissione europea, Comunicato stampa, Bruxelles 20 marzo 2013, IP\/13\/245, pag. 2-4. Originale francese.<\/p>\n<p><a name=\"cit17\"><\/a><sup>17<\/sup>\u00a0La risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013, 2013\/2542(RSP, \u201cinvita le autorit\u00e0 egiziane a garantire il pieno rispetto dei diritti umani\u2026 comprese\u2026la libert\u00e0 di religione, di coscienza e di pensiero\u201d, \u201ccomunica la sua inquietudine per ci\u00f2 che riguarda le restrizioni imposte alla libert\u00e0 di fede, di coscienza e di religione; saluta, in detto contesto, la creazione il 18 febbraio 2013, d\u2019un consiglio egiziano delle Chiese, composto dalle cinque pi\u00f9 importanti comunit\u00e0 cristiane del paese e incaricato specialmente di promuovere il dialogo tra musulmani e cristiani; stima che sforzi dovrebbero essere dispiegati al fine di invertire la tendenza per quanto riguarda l\u2019emigrazione dei cristiani dall\u2019Egitto, che non soltanto minaccia l\u2019esistenza di una delle pi\u00f9 antiche comunit\u00e0 dell\u2019Egitto ma al tempo stesso nuoce all\u2019economia egiziana, atteso che lasciano il paese professionisti qualificati\u201d.<br \/>\nAnche nel testo adottato il 17 gennaio sull\u2019accordo di partenariato e di cooperazione Ue-Iraq, il Parlamento guarda \u201calla difesa dei diritti di tutte le minoranze religiose ed etniche&#8230;\u201d e \u201cresta nel frattempo particolarmente inquieto degli atti di violenza continui che hanno come bersaglio la popolazione civile, gruppi vulnerabili e tutte le comunit\u00e0 religiose, tra le quali le minoranze cristiane, e che instillano nella popolazione paura e incertezza profonde quanto al loro avvenire e a quello del loro paese\u2026\u201d. PE, P7 TA-PROV(2013)0022 e B7-0006\/2013.<br \/>\nNel dibattito sulla Siria, che ha luogo nell\u2019emiciclo di Strasburgo il 13 marzo, la Ashton definisce raccapricciante (\u201cappalling\u201d) la situazione in Siria, ma non offre ricette risolutive e non soddisfa il Parlamento.<\/p>\n<p><a name=\"cit18\"><\/a><sup>18<\/sup>\u00a0Alla data la Siria ha 4 milioni di rifugiati, il 70% del patrimonio immobiliare distrutto, nessun soluzione\u00a0\u00a0 all\u2019orizzonte, il rischio di un futuro regime islamico.<\/p>\n<p><a name=\"cit19\"><\/a><sup>19<\/sup>\u00a0B. Vitkine, La fin du r\u00eave europ\u00e9en, Bilan G\u00e9ostrat\u00e9gie, \u00e9dition 2013, Le Monde, pagina 102.<\/p>\n<p><a name=\"cit20\"><\/a><sup>20<\/sup>\u00a0V. Pertusot, When the Crisis Threatens the Foreign Policy of the EU, in \u201cPolitique \u00e9trang\u00e8re\u201d, 77, 2, summer 2012.<\/p>\n<p><a name=\"cit21\"><\/a><sup>21<\/sup>\u00a0Nel 2011 il totale dei visti Schengen rilasciati dai paesi membri include i 249.640 emessi per immigrati e visitatori provenienti dal Mashreq (1,93% del totale), contro i 687.523 (5,3% del totale) emessi per gli arabi dell\u2019Occidente mediterraneo (Maghreb). Ad eccezione di Algeria e Libano, tutti i paesi arabi sud mediterranei manifestano la tendenza a rallentare la richiesta di visti verso l\u2019Europa di Schengen. Il Maghreb registra -0,14% tra il 2003 e il 2011, e -0,23% tra il 2009 e il 2011. Il Mashreq rispettivamente +20% e +5%.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[924],"fascicolo":[198],"class_list":["post-2021","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luigi-troiani","fascicolo-giugno-2013"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019Unione Europea di fronte alla crisi mediorientale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luigi Troiani, pubblicato nel numero di Giugno 2013. 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