{"id":2019,"date":"2013-06-01T12:00:00","date_gmt":"2013-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=2019"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"turchia-la-piccola-comunita-cristiana-nel-mosaico-di-fedi-e-di-culture","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/giugno\/turchia-la-piccola-comunita-cristiana-nel-mosaico-di-fedi-e-di-culture\/","title":{"rendered":"Turchia: la piccola comunit\u00e0 cristiana nel mosaico di fedi e di culture"},"content":{"rendered":"<p>A venti secoli dalla nascita del cristianesimo e del suo pi\u00f9 grande Apostolo, San Paolo di Tarso, i cristiani di\u00a0Turchia, un tempo l\u2019Asia Minore culla delle prime comunit\u00e0 cristiane e della strutturazione teologico-dogmatica del cristianesimo stesso<a name=\"txt1\"><\/a>\u00a0<sup>1<\/sup>, sono oggi la testimonianza vivente delle pesanti conseguenze non solo dell\u2019espansione islamica ma anche delle divisioni profonde in seno al mondo cristiano.<\/p>\n<p>Fin dal II secolo, le Chiese del Medio Oriente sono gi\u00e0 molto diverse culturalmente. Tre patriarcati (equivalente ecclesiastico del\u00a0<em>patrik<\/em>, governatore della regione) dominano il mondo cristiano orientale, Alessandria, Antiochia e Costantinopoli, riconoscendosi in comunione con Roma. Dopo la divisione dell\u2019Impero Romano, nel 395, Costantinopoli assume una posizione di preminenza, quando si \u00e8 gi\u00e0 entrati in piena epoca di dispute teologiche che segneranno l\u2019Oriente cristiano tratteggiando, in realt\u00e0, oltre a delle divergenze dogmatiche, la complessa geografia degli interessi e delle influenze che si stabiliscono nella regione. Detto altrimenti, le dispute teologiche mal nascondono gli urti tra sensibilit\u00e0 culturali differenti.<\/p>\n<p>La lotta \u00e8 ormai aspra tra l\u2019imperatore, che deve applicare le decisioni dei Concili svoltisi sotto la sua autorit\u00e0 e le province meridionali del suo impero; le persecuzioni condotte contro le popolazioni monofisite favoriranno indirettamente l\u2019avanzata arabo-mussulmana. Questo quadro si complicher\u00e0 ulteriormente nei secoli successivi. Alla pesante situazione imposta dalle crociate bizantine contro le chiese eretiche nestoriane e pre-calcedonesi, seguiranno le crociate latine e l\u2019effimera instaurazione dei principati franchi del Levante. Col fallimento di questo tentativo di re-imporre la latinit\u00e0 in Medio Oriente si passer\u00e0 alla strategia dell\u2019uniatismo, che rispetta teoricamente<\/p>\n<p>le autonomie ecclesiastiche a condizione di raggiungere una comunione dogmatica e la sottomissione al papa. La fioritura dei patriarcati latini nelle principali metropoli \u00e8 una ferita ben pi\u00f9 importante delle reciproche scomuniche del 1054 tra chiesa di Roma e il patriarcato di Costantinopoli. E triste ricordarlo ma le tensioni e la frammentazione che caratterizzano il mondo cristiano medio orientale alla vigilia dell\u2019occupazione ottomana, spiegano il fatto che la penetrazione araba fu spesso accolta con speranza quando non addirittura acclamata con entusiasmo nell\u2019ambito cristiano stesso<a name=\"txt2\"><\/a>\u00a0<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>Questo stato d\u2019animo, unito all\u2019efficacia di una politica militare dotata degli strumenti giuridici della coesistenza confessionale messi in campo dall\u2019islam, spiegano la rapida espansione di questa fede in milieu cristiano. Questi cristiani probabilmente non percepirono neppure una reale rottura rispetto alle loro pratiche religiose precedenti, in quanto la nuova religione sembrava collocarsi nell\u2019alveo del giudaismo e del cristianesimo<a name=\"txt3\"><\/a>\u00a0<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, l\u2019Islam \u00e8 una religione rivelata in una lingua gi\u00e0 familiare alle trib\u00f9 delle steppe dell\u2019Arabia del Nord e ai commercianti delle citt\u00e0 e l\u2019espressione di una cultura araba condivisa<a name=\"txt4\"><\/a>\u00a0<sup>4<\/sup>. Con l\u2019espansione islamica, le popolazioni cristiane dell\u2019Oriente sfuggendo all\u2019autorit\u00e0 del potere bizantino passano sotto la tutela mussulmana. Da sudditi (salvo i nestoriani di Persia) in conflitto con l\u2019Impero Romano d\u2019Oriente, diventano comunit\u00e0 tollerate e protette prima dell\u2019impero musulmano om\u00e0yyade (661-750), poi di quello abb\u00e0side (750-1258). Lo status dei cristiani diviene quello di\u00a0<em>dimmi<\/em>\u00a0(lett. \u00abprotetti\u00bb), vale a dire di individui che beneficiano della protezione fisica dei mussulmani per il fatto di appartenere alla categoria coranica delle \u00ab Genti del Libro \u00bb. I cristiani possono dunque praticare liberamente il loro culto, giovandosi dei frutti di una libera attivit\u00e0 e della protezione delle loro vite e dei loro beni, accordati dall\u2019islam. Tuttavia non partecipano al governo della citt\u00e0 e pagano l\u2019esenzione dal servizio militare con un\u2019imposta di capitazione (<em>jizya<\/em>) e un\u2019imposta fondiaria (<em>kharaj<\/em>). In certi periodi, si metter\u00e0 addirittura un freno alle conversioni all\u2019islam per un motivo puramente economico! In effetti, le conversioni potevano danneggiare l\u2019economia dell\u2019impero dato che i convertiti non dovevano pi\u00f9 pagare i tributi speciali.<\/p>\n<p>Indubbiamente il ruolo e l\u2019influenza dei cristiani decrebbero, a partire dal X secolo, a causa della diminuzione del loro numero: un\u2019erosione senza tregua all\u2019insegna di motivi economici, sociali (soprattutto in riferimento ad un contratto matrimoniale pi\u00f9 elastico dove i frutti di un\u2019unione mista appartengono automaticamente alla parte islamica) e politici (perch\u00e9 tutto ad un tratto si esercita una pressione maggiore, anche se massacri e deportazioni sono statisticamente irrilevanti in questa fase). Insomma, i pi\u00f9 deboli tra i\u00a0<em>dhimmi<\/em>\u00a0passano poco a poco all\u2019islam. Il caso dell\u2019Anatolia \u00e8 particolarmente significativo. Quattro secoli dopo la nascita dell\u2019islam, essa era nella quasi totalit\u00e0 cristiana. Al momento della conquista ottomana di Costantinopoli la cristianit\u00e0 anatolica non conter\u00e0 pi\u00f9 neppure mezzo milione di fedeli. I Seldjukidi, pur non riuscendo ad impadronirsi di Costantinopoli, avevano isolato dal loro faro culturale e spirituale quelle regioni, determinando una progressiva turchizzazione linguistica e religiosa delle popolazioni sempre pi\u00f9 isolate dell\u2019Anatolia. I cristiani si videro abbandonati anche da un clero in ritirata verso Costantinopoli: le chiese del territorio turco erano divenute troppo povere perch\u00e9 il clero ortodosso potesse mantenervi il proprio rango. I Seldjukidi, a pi\u00f9 riprese, invitarono i pastori a ritornare nelle proprie parrocchie dopo che un accordo di pace era stato raggiunto con Bisanzio, ma questi nella maggior parte dei casi declinarono l\u2019offerta. Come se non bastasse, l\u2019Islam proposto agli \u00abinfedeli\u00bb era tollerante. Il sunnismo ufficiale dominava esclusivamente nelle grandi citt\u00e0. Ovunque, altrove, i cristiani praticavano una religione popolare: un misto di sciamanismo, buddismo, manicheismo e pure di cristianesimo nestoriano. Mussulmani e cristiani arrivano a condividere i luoghi di culto, a riconoscere gli stessi santi, a celebrare le stesse feste, a mettere in comune addirittura un rituale del battesimo. Dunque, l\u2019islam progredisce grazie a delle autentiche conversioni ma anche grazie alla debolezza di un cristianesimo molto annacquato.<\/p>\n<p>Gli Ottomani perfezionano il sistema della\u00a0<em>dhimma<\/em>, che struttura i rapporti all\u2019interno del mondo islamico su base religioso-confessionale. Con l\u2019adozione del sistema dei \u00ab\u00a0<em>millet<\/em>\u00a0\u00bb (termine tradotto normalmente\u00a0<em>nazione<\/em>, ma con un pericoloso anacronismo)<a name=\"txt5\"><\/a>\u00a0<sup>5<\/sup>, il sultanato conferisce un riconoscimento giuridico alla composizione multiconfessionale dell\u2019impero e la organizza in modo strutturato all\u2019interno dell\u2019apparato statale. Ma quando il grande puzzle dell\u2019Impero entra in crisi, \u00e8 con la degenerazione del sistema dei\u00a0<em>millet<\/em>\u00a0che questa crisi si diffonde, con la pesante complicit\u00e0 di una politica d\u2019interesse sempre pi\u00f9 invadente delle potenze europee che trasformano i cristiani del mondo arabo e ottomano in \u00abclientele\u00bb da giocare nella lotta egemonica tra le potenze europee. L\u2019obiettivo finale era ovviamente lo smembramento e la spartizione dell\u2019Impero ottomano. Dal 1915, con dissoluzione dell\u2019impero Ottomano e il processo di formazione dei nuovi stati nazionali si definisce anche un nuovo ordine geopolitico nel Medio Oriente. Le comunit\u00e0 cristiane orientali, dal canto loro, si trovano inserite in due dinamiche profondamente diverse. Se in Turchia il processo di costituzione dello stato nazionale porta in definitiva all\u2019esclusione, ahim\u00e9 non indolore, dei cristiani dal nuovo stato, nell\u2019area araba i cristiani sono invece tra i protagonisti, dal punto di vista sia culturale che politico, della \u00ab<em>nahda<\/em>\u00a0\u00bb, il rinascimento o risveglio arabo.<\/p>\n<p>Tornando al caso turco, l\u2019identificazione dell\u2019idea di nazione con l\u2019appartenenza confessionale, come suggeriva il sistema del\u00a0<em>millet<\/em>, porta a collegare l\u2019identit\u00e0 turca esclusivamente al riferimento culturale mussulmano (anche se da un punto di vista politico il nuovo stato voluto da Atat\u00fcrk si definisce laico), tanto pi\u00f9 che le altre\u00a0<em>millet<\/em>\u00a0confessionali erano ormai state fagocitate nei giochi della politica espansionistica delle potenze europee, rispetto alla quale bisognava in qualche modo difendersi per sopravvivere. I cristiani, pedine tradite di un gioco terminato male, pagheranno un dazio carissimo a questa svolta storica. Il risultato \u00e8 statisticamente impressionante: secoli di storia multi-confessionale spazzati in dieci soli anni tra il 1914 e il 1924, data della proclamazione della Repubblica Turca<a name=\"txt6\"><\/a>\u00a0<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<p>Oggi, i cristiani in Turchia stanno lentamente capendo che hanno un futuro solo disinnescando ogni implicazione politico identitaria insita nella legittima richiesta delle Chiese di godere di una personalit\u00e0 giuridica e di condizioni indispensabili alla tutela non solo della professione di fede individuale ma anche comunitaria dei loro membri. La vera sfida \u00e8 quella di contestare una credenza ridotta al servizio di una affermazione identitaria reazionaria: quando il fervore religioso dei membri di una minoranza porta ad una radicalizzazione e fissazione del credo, che non \u00e8 pi\u00f9 fermento costante e liberante di conversione quotidiana ma semplice operatore identitario. In questo ambito, la diversit\u00e0, anche quella che si esprime all\u2019interno del mondo cristiano stesso, diventa una minaccia e non una ricchezza. Il cammino, in questo senso, \u00e8 davvero ancora lungo ma restiamo convinti che oggi, pi\u00f9 che mai, vale la sfida di una presenza in terre dalla storia cristiana cos\u00ec ricca, come la Turchia. \u00c8 una presenza che pu\u00f2 finalmente essere disinteressatamente evangelica, nel senso di nascosta, interrogante e soprattutto capace di condivisione.<\/p>\n<p>Dopo secoli di penetrazione cristiana nel segno della logica coloniale delle capitolazioni, abbiamo la grande chance di rompere definitivamente con questo passato, liberi di incontrare uomini e donne in questo crocevia di popoli e razze, senza dover fare scelte di campo, privilegiando un gruppo piuttosto che un altro, sufficientemente lontani dalle sfere d\u2019influenza di ambasciate e consolati o lobby economiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0Circa una settantina di localit\u00e0 recensite negli scritti neotestamentari si trovano nell\u2019attuale penisola anatolica cos\u00ec come le sedi dei primi grandi Concili Ecumenici: Nicea (attuale Iznik), Costantinopoli, Efeso e Calcedonia (attuale Kadik\u00f6y, un quartiere asiatico della metropoli di Istanbul).<\/p>\n<p><a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0La testimonianza di Michele il Siriano, monaco giacobita (monofisita) della fine del XII secolo che evoca \u00abi figli d\u2019Ismaele venuti dal Sud per la nostra liberazione\u00bb, \u00e8 tutt\u2019altro che un caso isolato, e questo anche molto pi\u00f9 tardi, ad esempio al momento della storica entrata in Costantinopoli di Mehmet II il Conquistatore ottomano (29 maggio 1453).<\/p>\n<p><a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0S. Giovanni Damasceno (652-750), di formazione greca ed araba, anatematizzato post-mortem (754) dal sinodo iconoclasta di Hiereia ma considerato come l\u2019ultimo Padre della Chiesa, nella sua opera principale intitolata \u201cLa Fontana della Scienza\u201d (743) dedica tre capitoli all\u2019Islam definito come \u201cl\u2019eresia degli Ismaeliti\u201d e \u201c<em>Falsa superstizione<\/em>\u201d. Dunque, l\u2019Islam non \u00e8 considerato come una religione a parte ma come un\u2019eresia cristiana da un lato e scisma dall\u2019altro.<\/p>\n<p><a name=\"cit4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0Troppo spesso dimentichiamo che i cristiani del Medio oriente rivendicavano e rivendicano tuttora con fierezza la loro identit\u00e0 araba e il loro contributo all\u2019edificazione della societ\u00e0 e della civilt\u00e0 arabe. Essi conoscendo il greco, il siriaco ed essendo impregnati di cultura greco-ellenistica e bizantina, svolsero un ruolo fondamentale di mediatori di cultura, soprattutto negli studi filosofici e delle scienze, fornendo un apporto indispensabile par la fioritura della nuova sintesi culturale e filosofica islamica.<\/p>\n<p><a name=\"cit5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0Si tratta della versione turca del termine arabo &#8220;milla&#8221; (comunit\u00e0 religiosa), facente riferimento alle comunit\u00e0 che, all\u2019interno dell\u2019Impero, avevano il diritto di regolarsi con leggi sociali ed amministrative proprie.<\/p>\n<p><a name=\"cit6\"><\/a><sup>6<\/sup>\u00a0Due sono gli avvenimenti fondamentali che spiegano un declino cos\u00ec drammatico della presenza cristiana: da un lato il massacro della popolazione Armena, brutalmente deportata tra 1915-16 verso la periferia araba del sud del Paese, con la pesante complicit\u00e0 soprattutto della politica russa; dall\u2019altro lato, l\u2019espulsione voluta dal governo turco dei propri cittadini di confessione greco-ortodossa, in attuazione delle determinazioni prese nel Trattato di Losanna (1923), dopo la vittoria delle truppe guidate da Mustafa Kemal nella guerra turco-greca (1920-22).<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[852],"fascicolo":[198],"class_list":["post-2019","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-claudio-monge","fascicolo-giugno-2013"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Turchia: la piccola comunit\u00e0 cristiana nel mosaico di fedi e di culture<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Claudio Monge, pubblicato nel numero di Giugno 2013. 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